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Full text of "Sacra istoria di Bergamo"

rr^^^r 







9ZZ 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/sacraistoriadibeOOmuti 



SACRA 

ISTORIA 

DI BERGAMO 

DI MARIO MVTIC: 



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SACRA 

ISTORIA 

DI BERGAMO 

DI MARIO MVTIO 

DIVISA IN TRE' PARTI. 

Nella Prima Parre fi contengono le Vite de Santi: 

Nella Seconda le Vite de Beati: 

Nella Terza le Reliquie Infigni di eGTa Città , e DiocefL 

DEDICATA AL MERITO 

DELL'ILLUSTRISI, E REVERENDISS. SIG. 

IL SIG. CONTE 

GIACOMO FRANCESCO 

BENAGLIO BAGNATI 

ARCHIDIACONO DELLA CATEDRALE. 




Nella Stampa di Francefco Vigorie, e fratelli 
Con licenza de 1 Superiori * 



; 



ILL M0 . E REV M0 SIG 



RE 




girano per «fa' tutti i Santi, ma pi» quelli, che a 
fono (lati della noflra Patria per la (uà nafcita ,o 
hanno onorato la fleffa Patria con diflinzjonc di af- 
fetto , fta faticando in ejfa per la [alme del Popolo, 
allorché vìffero in terra; fta lanciandomela le /i*e_» 
preziofe 7(eliquie , dopo effer [dite le di lorMime al 
Cielo. Atanto gliobbligalacarità,chene>fuoigradihaunbctt ordine, 
e pi» (ì diffonde, ove fcorge pia flrettele fanalai, ocelli attmen- 

l'raobbligati ad avere piUdivozione verfo di quefli, che per effere^ 
Santinofiricon prerogativa [pedale , fono altresì conmatrgior efficacia 
noflri fpeciali Avvocati. Ma come che la vera divozione ah Santi 
\dprincipalmenteneirimitarli ,e l'imitazione prefupponelefemmo 



e»n 

«ve 

alt 



Ùendo io attorno per una parte tanti Libri , che trattano delle Vite ded, 
mriSanti;edoffervando perl'altra effer difficile oggidì atrovarfi un 
Libro delle Vite de Santi dì "Bergamo , quali fi adorano^ fenza quaji man- 
the faperfi chi fiano ; ho creduto di far co fa glorio fa a Dio , e grata alU 
Santi, e profittevole alle Anime , in dare à nuova luce gì imitabili efem- 
pi di «A noflri meliti Eroi. Persio ho [celta la Sacrai/Iona del 
V 1 '. ..' . ~ • .„..: 'j:..^ *L* **l* • p **/>/ mentre che 



tcldil»?Xome,e più utile [otto la dilm Protezione poiché tra imo 

a a Fa ' 



Iti 



i 7 I 7483 



ratrizj di cospicua qualità , che mifprefentareno ali 9 idea y mi fece nel? 
c.nimo una sì forte imprepone il merito [ingoiare dìV.S. Il ujìrifs. , che 
(ubitomi conobbitcnuto ad umigliarle con i mici ruoti quc/ìa fenfibilt^ 
I tcva de' mici rifpetti. E dcnjodire , che Quand'anche il mio arbitrio 
ut effe anuuto una intiera libertà di fcegliere il Protettore di tjuefto Libro ^ 
la prudenza non mi donjenja confidar e altrimenti] perche contenendo/! 
in effo ifafti de' noftri Santi , altri de' quali fi fantifearono nel mini fiero 
de' [acri Altari , altri nella \ e colar e amminiftr azione di unaCinjil Foli- 
zja 5 non poteva meglio fregiar fi la di lui fronte , che con un germe 2(eU- 
giofo dell a Mobile Stirpe "BAGNATI; concorrendo lacircofìanza dtef- 
fere cofìituita F.S.Mufìrij s.nella Dignità di Arcidiacono, che e laprimS 
del Clero nella Catedrale, e tronjarftanco appunto il Conte LUDOVICO 
Fratello nella dignità di Abbate ^ che è la prima del fé colo nellaCittà. 
Ali fi aggiugne j che n.tno andofle 2\eliqute più infgni degl'ijìejfi S anti 
nel Duomo 9 alla di cui nuonja fai brica fino da fondamenti diede tant 
opera colla fua generofa , e indefefsa afflenza il Canonico PIFT2(Q 
FAG*NAT I dtleiZio \ era il doruere dar fi l'onore di proteggere il ragua- 
glio delle Vite loro al degno nipote di chi anjenja tanto cooperato a loro 
eriggere il Tempio . A'à il motivo per me più obbligante egli è fiato , cho 
^volendo fu f citar dall'oblìo le Vite di cjuefìi Santi , per fa IczirucC-* 
nella memoria de' Fri [enti, e de' Fofìeri , ho petti odi faAenjiajere con 
decoro \ e perciò mi abl i fognavano le Virtù di V.S.Iilu'b ifs.tiet confegutre 
ilmiofne. Io non tanto confiderò nella di lei Per fona quella Dignità , 
che nell'ordine de' Canonici e la prima ,f la niu importanti f quanto il 
rzederfi la Dignità da lei fofìenuta con tal njallna dì armo , che nulla 
sfugge alla di lei prenjidenzA 5 e penetracene , e rnn tutte quelle doti piti 
egregie } che alla dignità ^uonno accrefeere ilpefo , e lo (plendore . Del fuo 
carattere ella conofee perfettamente i doveri ,e con (a^vta fedeltà gli 
adempifee . Tutto "Bergamo e tefìimonio , ed ammiratore di quefìe fode 
rv;rtù) che formano un Archi diacono sì aspirato A fuo mimfìero^ si 
eletto nelle [uè funzioni , sì zelante dell' Immunità della Chirfa, si efem- 
plire ne' fuoi co/lumi , sì ^vigilante à e f aminar la njna de Cherici , si af- 
fiiuo agli efercizj della pietà , e sì conjumaio negli fiudj } chi non nji e ne 

mi- 



mìfteroinTeoUgìa ,ne regolamento ne' Canoni , né dwenimento netta 
(aera Ifioria , che fa à lui (cono fiuto : Un Arcidiacono , dijji , deliaca 
frimitinjaChiefa ,* degno di quella Mitra, che e fiata altrenjolte il 
fr gio della Cafa TiAG^NÀTL Dico in rifiretto le njirtà (uè acqui fite 9 
e tralafcio le ereditate dagli Anj oli, come il Valore ,e la Giuflizja , las 
Prudenza , 'Beneficenza , e Magnanimità de* due [mi $J£%7 OL/'NI, 
di un "BONOMO, di un LUIGI, di un GIACO AIO ,ed altri, tutti 
BAGNATI, che furono la gloria di quattro f ecoli , e puonno dare un 
ricco ornamento au If or ia . E benché io (appia di certa , che con una lode 
fol così paffaggiera , ed in ombra , do pena alla di lei umiltà , quale non^s 
mggradifee il fumo di altro incenfo , che di quello fi abbmecìa m gli Al" 
tari al Dio njero , e non gode di ruedeve ne il fuo 'Nome , ne il regi (irò di 
fue njirtu in altro Libro , che in quello de 3 nj'injenti all'ttet n'ita \ (apendo 
fero io ancora dì far piacere bili Santi col mettere qui nel prof petto il di 
Lei merito , che non può fenonejfere alle di lor Vite un contorno maefiofi 
di onore ; Ella denje (offrirmi nella fafìidiofa congiuntura di una ne- 
cejfità , che mi aftrigne di mancare alla mia offerì anza, più toflo chei^ 
mancare alla 2\eligione , alla Verità , alla G milizia ; Ed U dtnjo con- 
tentarmi fa da Lei benignamente accolta quefì^Opera , che le prefinto^ 
degna incero del fuo gradimento , fé non per altro , per il folo titolo di 
Sacra Iftoria , in che mi fé narrano tanti Eroifmi di Santità', ritenendo 
dentro dime il mio contento di render publico per una dimo frazione efie* 
riore , che nonpoffa cancellar fi dal tempo , quel fentimento di filma ^ chi 
tengo ,e che mi daunalibtrtà riferente per dirmi 



DiV.S.Hl ma y e^-v: 



"Bergami io. De cembrt 1719. 



ma 



Div™, obbliga, offeq™ fera;*' 
Antonio Ar rigotti. 



2Tonh JuM MDCCXIX. 
REIMPRIMATUR 

T.Jofepb Maria Ftlix FerrariniOrd. Pr*d. Sac.Tbeoiogi* Magi* 
Jier^ acCommiJJàrius S. Offici* Medio/ani, 

Caro/m FranciCcus Curioms prò EmincfiftCs..& Reverendìfs. 
D.D.Card.Arcbiep. J J 

^ Ce fa tu s prò ExceUcntij. . Senato . 



PRQE- 




PROEMIO. 

E cotanto è l'utile che porgono, e'1 piacere; 
Criftiano Lettore, quanto prova ciafcuno, 
chen'hàgurto,le profane Iftorie, che pur con- 
tengono accidenti umani tolamente,& tal or 
anco bugiardi, & poco oncfti: quanto, Dio 
buono, ne recaranno le Sacre à fuoi divoti, che 
con tanta verità , & finccrità , i fatti memorandi , & efemplan 
raccontano de favoriti Cortigiani del Sommo Imperatore 
IddS S valorofi,& trionfanti Guerrieri diCnuo, quanto 

«ore, fé inerti (iati faranno per (angue, o patrio Ciel con- 
lunt ,pe?ciochelìcomeigenero(iFig',,qualoro!eggono o 

pur odono Hìluiìri prove, & gloriole impiele raccontar de 
Fuoi maggiori fatte óin P ace,ó in guerra parendo Uo che 
coarta gloria ridondi, come del paterno plcndor eredi, in pre- 
So d'effi fentono gaudio immeniorcosi quelli, che da Santi 

& at^ 
oparticolarpro P riodiletto,partjc,pando dell immorta ter 

fcmmo onore, per i cui menti, & fatiche, fono figliuoli di 
K coeredi fatti dell'irtela gloria ,,come ranco allanortra 
CirràdiBergamo,perfingolarfavordelCiel e avvenuto ap- 
punto, la quale avendo già al (ecolo per (angue molti Santi , & 
Beat; Figliuoli generati , la rigenerarono eglino pofc.a .con la 
telette dottrina al vero Iddio.per grazia Laonde fi come 
per divina bontà è rtata fatta degna Madre e Nudr.ce ^ .à 
Soriofi Figi), che le furono polcia ottimi Maeftn,e Padri, 
Sta noi anco appartiene (penalmente & goder ^«co- 
lare dell'onore , e gloria ch'or godono erti su ne Cielo , & ono- 
rare & riverire (Linamente le Sacre Reliquie , & veneran- 
de lor memorie infieme , & più d'ogn'altro , i fanti efemp, & 
eroiche lorovtrtàineficttoièguirconogniafirtco: la Canta, 



la Fedeltà, la Temperanza, la Prudenza, Se fa Vigilanza 
d'ottimo Prelaro, in Narno, Viatore,Projetticio, Giacoma, 
e Giovanni, fingolare: la norma, e'1 fpecchio di Cri (Ma no reg- 
gimento in Lupo, Alle da. Grata, Se Efteria, oltre l'efem pio 
dilollecita cura d'un buon Padre, & Madre di famiglia, Se 
d'ubb'dienza ,& riverenza altresì de figlj verfoi (uoi progeni- 
tori , de fanti coflumi di vera Vedova , Se Crii Ha na Matrona , 
eGentildonna:un fervor fanto, Se infuocato zelo dell'amor, 
Se del Tonor di Crifìo , in Domneone , Doninone , Se Eulebia ; 
Se in Fermo , Se Ruftico amantifTimi Cugini , un vero, 8e fan- 
to amor fraterno , un' invitta pa tienza , Se colianza ne'' tra va- 
glia un'ardente brama di patir, & di morir per Crifìo am- 
mirare, Se imitare parimente, Se altretantoardore,& fanto 
ardire in AlefTandro gloriofonoftro Padre, Se Protettore, Se 
altri illuft ri, & chiarirmi efempj di Cristiane virtù, Se perfe- 
zioni nel buon Se B.Adalberto, in ambiduo gl'innamorati di 
Critìo Alberti: ne' fedeli, Se prudenti fervi del Signore Guai- 
la, Pinamonte, Pagano, Venturino, Daniele, Martino, Ce- 
donio,Giu!Hniano,e in tutti gli altri già noftri Cittadini, Se 
or del Cielo: affine che imitando noi le lor fantidìme pedate 
fiamoquà giù de fuoi molti meriti, Se ardenti prieghi fatti de- 
gni , Se dell'eterna gloria loro partecipi su nel Cielo . Così ila • 



TA 



T A V O LA 



De Santi 

Aleffandro 

Allei da 

Amando 

Antonino 

Barnaba Apo (loto 

Domneone 

Vomnone 

Efieria 

Eufebia 

Fermo, e Rufiìcà 

Grata 

Giacomo 

Giovanni , 

Lupo 

Martiri Bergamafibì 

Narno 

Projettìzio 

Romulo 

Viatore 

Figlio 

De Beati 

Adalberto 
Alberto Abate 
Alberto Agricoltore 



pag. 41 

87 

196 

204 

2. 6 

116 

106 

i 4 i 

91 

187 

?95 
81 

1 

29 

17 

195 



207 
209 
211 



Bartolomeo Minore 
Bartolomeo Servita 
Bartolomeo Minore 
Bernardo 
Cherubino 
Cedonio 
Crifloffòro 
Domenico 
Damiano 
Daniele 

Fr ance fio Tertiarh 
Guai la 
Gherardo 
Giufliniano 
Giovanni Teatino 
Gio. Andrea Gefuita 
Luigi 
Martino 
Pagano 
Pietro 
Pinamonte 
Tboperga 
Tomajò 
Venturino 
Venuta de SS. Domenico , & 
Fr ance fio 215 

Venuta di S. Bernardino 23 1 



*34 

238 

249 

250 

*34 

240 

225 
242 
232 

229 

216 

*3S 

*43 
248 

249 

225 

236 

219 

226 

3lS 
2IO 

239 
221 



Jfr 



Autori feguiti nelt Operai 



AchileMutio. 
Adone Vzfc. di Vienna . 
Adone Vefc. di Treveri . 
Agoftino Carnai. 
Agoftino Fivizani Erem. 
Antonio Meli Agoft. 
Afcanio Martinengo. 
Annali delle Relig. 
Battifta Platina. 
Ballottino Servita. 
FrancefcoBellafino. 
Francefco Corna. 
Gio. Antonio Guarnerio • 
Gto Filippo Ncva refe* 
Gio. Griiòftomo Zanco . 



Giacomo Filippo Agoft. 
Giacomo Tirabof co . 
Guglielmo Baldefano. 
Luca Camaldoleufe. 
MoisèMutio. 
M. Antonio Benaglio. 
Michel Servita. 
Michel Pio. 
Ottavio Rolli. 
Pinamonte. 
Pietro Natale* 
Paolo Diacono. 
Teatro di Bergamo; 
Vigna di Bergamo. 




>*,■ 



L VITA 




VITA 

DI S NARNO 

PRIMO VESCOVO DI BERGAMO. 

Ran fatto in vero, & molto gforiofa imprefa fa 
per se ftefla quella, che fi legge nel libro de'Mac - 
cabei,ovefi racconta, che dovendoli far gior- 
nata fràilpotentiflìmo efercito dell'empio An- 
tioco , & quello di Giuda , all'apparir del chiaro 
giorno,mentreilucidiffimi feudi d'oro de' po- 
derosi, e fedeli foldati di Giuda, fono da' bei 
nafeenti raggi del Sole ripercofli, riverberò il ìuminofo Splen- 
dore ne gli oppofti ivi vicini monti di Betfura , in guifa , che fem- 
bravano tanti Ethne ardenti, & tanti fiammeggianti Mongibellis: 
OndePefèrcito nimico attonito, & atterrito perPimprovifo, e 
rnaravigliofolume,nonfapendodisìnovo fplendore la cagio- 
ne, parte (ìmife in fugace parte rimafe atterrato, e vinto. Ma 
chi con Pocchio della fpeculazione andrà penetrando il'fenfo 
niiftìco, e morale di queftalftoria, vedrà chiaramente efler fen- 
za paragone molto più alto, e di gran lunga più eccellente ilmi- 
fìerio ivinafcofto,che mirabile il fatto medefimo palefe: per- 
ciochequeifortiflìmi campioni, & invitti Eroi, i quali- con de- 
gno titolo fono detti Meflàggieri della verità, & A portoli di 
Crifto, avendo con la eelcfte dottrina, & maravigliofè imprefe 
foggiogato dolcemente il mondo:ci fi rapprefentano nobilmen^ 
te Scudi d'oro di sì fina tempra, che impenetrabili, & inefpu- 
gnabili fi refero ad ogni prova , i quali da Vivi , & et ledi raggi def 
vero fole diGiufiizia divinamente nel giorno della Pentecofle 
illuftrati, fecero sì, che in loro oprando la divina virtù gran 
maraviglie , reftarono gli alti monti de' popoli idolatri illumina- 
ti, ,& la pofTanza de' fieri Tiranni -confala, & vinta. Et ecco fra 
millealtriilkiftrielempj di ciò Barnaba, il quale a guifa appunto 
di rilucente, & ben temperato feudo d'oro, dopo ricevuti nel 

A fc. 



a VITA 

ftcrato petto i doni dello Spirito Santo, indi riflettendo mira- 
bilmente i celefti raggi ne' cuori delle genti , fra i popoli, che refe 
con la fua dottrina luminofi , e chiari ,& conforme al fùo bel no- 
me confolati,eiieti, furono molte Città di Lombardia, & fra 
quefte anco la noftra Città di Bergamo ,pcr alta fua ventura : on- 
de gran parte de'noftri Cittadini, lungi ingombrando da' gene- 
ro!! petti Pinfernali tenebre dell'idolatria, non pure riceverono 
il chiaro lume della Criftiana verità, ma di più anco l'immortal 
gloria, e fplendore su nel Cielo :& fra quelli fu uno per nome 
detto Narno , Gentiluomo , e per ogni civile qualità nobiìiffimo 
di Bergamo, & per le fue rare,& onorate maniere da Barnaba 
digniffimoPaftore giudicato della novella Chiefa di Bergamo. 
Fu Barnaba uno de 1 fettantadue Difcepoli del Signore , per altro 
nome detto GiofefFo, di nazione Cipriotto, di Tribù Levitica, 
& Sacerdotale, come atteftano tutti quelli, che di lui hanno fcrit- 
to: nella predicazione dell'Evangelio così autorevole compa- 
gno di S. Paolo, che fé quefti per la fua divina eloquenza da' 
Licaoni, Mercurio, Barnaba per la fua molta gravità ,& fanti co- 
fiumi era chiamato Giove. Quefti adunque, dopo aver parte 
feminata,& parteampliata la Fede, & la Religione Criftiana in 
Antiochia, ove i fedeli, &feguaci diCrifto la prima volta furo- 
no Criftiani nominati; & indi in Cipro fua patria, divifo da 
Paolo, & da Giovanni, che fu poi detto Marco, d'ordine del 
Principe dell) Apoftoli S.Pietro, & per divina difpenfàzione fé 
ne venne in compagnia di Anatalone Greco, & di Gaio Romano 
nella Liguria, ove primiero convertì la Città di Genova alla 
Fede. Indipaflando nella Lombardia, pofe in Milano, in Ber- 
gamo^ in Brefcia i primi fondamenti della vera Religione, & 
v'inftituì ottimi Paftori. Percioche al governo della Chiefa di 
Milano , dopo averla egli fantiftìmamentc retta fette anni , lafciò 
S. Gaio, & di quella di Brefcia S. Anatalone, & della noftra di Ber- 
gamo S, Narno . BERGAMO, ò pure, fecondo le antiche 
ieri mire Pergamo, per valor d'arme, per ferirti , per traffichi , & 
negozi ormai noto appo quali tutte le nazioni del Mondo, è 
antica, & illuflrc Città della Galiia Cifalpina, oggi detta Lom- 
bardia. Quefta edificata già 1400. anni avanti il nafeimento di 
Crifto;&Ó5o,avantiRoma,daCidnofigliuolo diLiguro, che 
diede il nome alla Liguria, pronipote di Noè, dal quale traflcro 

ori- 



D I $. N A R NO. 3 

origine gli Orobj, altramente detti Cenomani. Fu chiamata 
con quefto nome , per lignificare la fua prima origine , & princi- 
pio . Percioche BERGOMON, fecondo Gio.Crifoftomo Zan- 
co,è parola Ebrea, comporta di quefte tré dizioni appunto. 
Beradim,chegli Affirj,& Babiloni dicono GaIlim,c\ot Inun- 
dati, & fuperfìites fludlibus. Gon, cioè Regia, & Mon, cioè 
Difefa ; quali voleflero dire i primi fondatori di efla ; Gli Orobj, 
ò Cenomani, gente folita ad abitare foprai Monti, avanzata all' 
onde del Diluvio , avendo intefo da Cidno loro Duce , dover ve- 
nirun'ahro univerfal Diluvio, non fapendo eglino diftinguere, 
di che Diluvio egli parlafle,ò d'acque, òdi fuoco, hanno quefta 
Regia Città per loro difefa, e riparo qui fopra quefti colli apri- 
chi fabricata; & perciò Bergamo chiamata. Or quefta Città 
dunque(come dalPantiche Medaglie chiaramentefi comprende) 
fu da principio a volti fopra fette colli edificata : Se per eflere ella 
verfo Tramontana, &verfo Occidente per la maggior parte àsf 
Monti, come (per dir così) da feudo riparata; quindi avviene 9 
che non può da fieri venti nocivi efler offefa : per il che gli abita- 
tori di efla godono per Io più sì temperato Cielo , e sì falubre cli- 
ma, che ne fentono aprova fingoiariflimo beneficio: ne pera 
mancano anco daquefte parte fruttifere colline, &: bei giardini^ 
che delicati vini,& faporitiflimi frutti producono in gran copia; 
anzi gli ftefli alpeftri Monti ancora non folo a' terrazzani, ma 
vC foraff ieri eziandio compartonoi loro frutti 5 & doni . Percio- 
che altri producono faporite cafìagne, altri ben temprato ac- 
ciaio ; altri bei marmi bianchi ,neri , vermigli , e varj ; anzi di più, 
vene d'argento ye d'oro. Duefaluberrimi Fiumi cingono,e fe- 
condano la Città , e il Territorio , Quinci verfo Oriente il Serio., 
verfo Occidente il Erembo, che di faporki pefei abbondanoam- 
bidue, Quefta, fra PQglio,e PAdda, Fiumi farnofi 5 & Illuftri 
fuoi confini, s'apre a mezzo giorno ampia, & fertiliflima pianu- 
ra, di vaga, & terminata vifta:& infommaqueftopaefetaìe,che 
a prò, & ufo de gli abitanti produce quanto aìvivereumano^& 
civile è neceflario . Et ancorché fia quefta Città per artificiofi 
ripari, e per nuoue mura forti(fima,&: invitta, Tìfteflo (ito non- 
dimeno gtoriofa,& inefpugnabile la rende, per il che pare uom 
dall'arte, & induftria umana, ma da Palma natura ifteffa fabricata; 
la quale fi come è fiata liberalifiima difpenfiera de'celefti doni 

A % air 



4 . VITA 

all'aria , all'acqua , & al terreno , & Tane parimente all'erto , e di- 
rupatofnohà felicemente acconfentito; così all'ingegno, & 
qualità de gli abitatori delle fue grazie non è (lata avara! Onde la 
noftra Città , come è oggi mai noto a tutti , ha ella tèmpre , qual 
feconda, e lieta Madre, partoriti in tutti i tempi figliuoli in ogni 
piùonorata profeflione,e facoltà eccellenti, & chiari:& l'arte 
pofcia a guifà apponto d'acurata nudrice , col latte delio ftudio , 
&dell'induftria allevati, econdotti alla perfezione, Percioche 
quinci fono ufciti, & pure tuttavia efcono ancora ,& fiorifcono 
nobiliffiiui foggetti ; i quali , altri con lo ftudio della Divina , del- 
la Morale , & naturai Filofofia^ altri con le faenze Matematiche; 
altri con la Poefia ; altri con l'eloquenza, & arte dei ben dire ; altri 
conia Ragion Canonica, eCivile: con la Medicina, con litto- 
ria, con laMuiìca, con la Pittura, &Scultura:& altri con altre 
nobili, & onorate profeflìoni;& orapiùchemai col valor dell' 
arme,& arte militare al pari d'ogn'altra Città nobilitata, hanno 
la fua patria reià chiara, famofà,&illuftre. E' Bergamo periìn- 
golar giuftizia , prudenza, e vigilanza de' fuoi Illuftriffimi Signo- 
ri^ buoni Cittadini cosi ben retta, provifla,e governata, che 
può a molte altre Città efiere d'ottimo reggimento illuftre cicm^ 
pio, e norma; ,mà quello, che fopra modo la fa appo Iddio, & 
appo gli uomini d'immortal gloria degna è il zelo dell'onore, e 
culto della vera RdtgTòue , ficura bafè , & faldo fondamento del- 
le Republiche, e Città ; <& la collante, e inviolata fede, che ha mai 
femprc al fuo Sereniflimo Principe di Venezia confervata, e 
mantenuta illefà,e ialva. Màperche lodar la miaPatria none 
qui mio penhero , tralafcio per ora la pietà , l'ofpitalità , la nobil- 
tà , la generofìtà , la pudicizia , l'affabilità , Pinduftria , l'acutezza 
dell'ingegno , la lealtà , la fedeltà ,& mille altre fegnalate fùe virtù 
Politiche, e Crifìiane: le quali, & altre ottime qualità di lei più 
particolari ancora, legga chi brama di faper più minutamente 
FrancefcoEellafino dell'origine, e Signorie della noftra Città, 
con l'aggiunta di Marcantonio Micheli Nobile Veneziano, 
Gio. Crifoftomo Zanco dell'origine degli Orobj , il Teatro d'A- 
chille Mutio, mio Padre, il Pergameno di Mosè Mutio,pofto nel 
line d^eflo Teatro ; la Vigna di Bergamo del Pellegrino, e l'opera 
di Giacomo Tiraboico ; i quali difiufamente, & eccellentemente 
banno della nobiltà, del fito, & altre qualità di Bergamo trattato,- 

ol- 



D I S. N A R N O. 5 

oltra quello, che n'hanno onoratiffimamente fcritto il B.Adal- 
berto Vefcovo di Bergamo , il B. Pinamonte , Bartolomeo Offa , 
Michel Carrara, Torquato Taflb, Gerolamo Mutio, Agoftina 
Soardo,Gio. Andrea Roberto, Giorgio Menila, Paolo Diaco- 
no, Fr. Leandro delle Donne illuftri, Giacomo Filippo nel ilio 
Supplemento delle Croniche arricchito dal Sanfovino f Cartello 
de' Cartelli, Criftofforo da Soldo, & altri autorevoli Scrittori, 
che per brevità fi tralafciano. Ma fé le predette coie rendono 
quefta Città chiara, & illuftre,moltopiùilluftre,e chiara, fenza 
paragone la rende la Santità di molti Cittadini, de' quali altri con 
la dottrina , altri col fangue fparfo per amor di Crifto hanno me- 
ritato d'eflere fatti degni Cittadini del Cielo . Per il che facendo 
ioal mio intento principale, ritorno dico, che lì come lanoftra 
Città,per la qualità,& natura del fito eminente oppofto all'Orien- 
te, all'apparir del chiaro giorno rimane da' primi raggi Solari lu- 
mino^, chiara ; così , ma di gran lunga, & in più eccellente modo 
ella non fu dell'ultime ad efiere dopoilmaravigiiofo formontac 
di Crifto al Cielo , da' celefti raggi del vero Sole di giuftizia iliu- 
minata, & a ricever la luce del iàcro Evangelo , e della verità Cri- 
fliana .. Percioche il glorioso Apoftolo S. Barnaba , eflendo ( co- 
me accennaflìmo di fopra) per divina. providenza,& noftra alta 
ventura capitato aBergamo Tanno quarantèiimo ottavo, ò fe- 
condo il Cardinale Baronio, il cinquantelìmo quinto: fi mife 
con tanta cari tà,& ardente zelo dell'onore, e culto del vero, e 
folo Iddio, & della falute de' Popoli, a predicare perle Città, & 
contorni l'Evangelica dottrina, che in breve operando in lui la 
divina grazia a prò de' popoli maraviglioiecofe^gombratode' 
petti de'noftri maggiori, l'infernali , e folte tenebre de gli errori , 
& orrori dell'idolatria , vlntrodufie feiice,& facilmente la chiara 
luce delia verità, e Criftiana Religione. Laonde doppo Iddio, 
d'ogni ben prima cagione , e fonte, il benefìcio dell'eterna falute 
da cotcfto gloriofo Celefte Mefiàggiero riconosciamo fenza 
dubbio ; & quindi è , che i noftri antichi ricordevoli del ricevuto 
divino beneficio gli ereflero per decreto publico,ad eterna, & 
grata memoria della cofa, una Statua nobiliffima di marmo , con 
una Croce in mano, per denotare, che qnefto fìì il primo, che'l 
trionfante , e falutifero Stendardo di Crifto , & del nome Criftia- 
110 portò , e fpiegò quivi fra noi : la quale pur anche fi vede tutta- 
via 



é VITA 

vìa pofta ne! primo ordine al Iato deliro di quella Equeftre di 
S. Aleflandro fopra la Porta maeftra della Chiefa di S. Maria 
Maggiore verfo la Piazza vecchia . Evvi anco a gloriofa memo- 
ria di ciò un' onorata Chiefà, e divota Compagnia de Barutti, 
eretta, & indi tuita ad onore di S.Barnaba, e di S.Lorenzo pari- 
mente. Or fra i molti de noftri Cittadini,! quali alle divine pre- 
dicazioni di S. Barnaba, lafciato il vano, e facrìlego culto delli 
Dei, s^aceoftarono a quello del vero, vivo, e folo Iddio: fu, co- 
me dicemmo avanti , Narno nobile , e de principali Cittadini di 
Bergamo , il quale (per quello fi dice) traflè antica origine da Vil- 
la d'Ogna, Terra aliai onorata della Valle Serianafuperiore,così 
chiamata dalli Unni, che la diftruflero. Quefto adunque, dopo 
kfuaconverfione,e{Tendoftato a prova beniffimo conofciuto 
dall' Apoftolo, uomo di molta integrità, autorità, edottrina., & 
di quelle virtù , e qualità ornato appunto , che ad ottimo prelato 
convengono , fu propofto alla Ci ttà per dio Paftore ; ma Narno, 
ancorché avefle nella Criftianadifcipiina fatto ottimo progref- 
fo,&avefle di già imparato a frenare, con la temperanza, ladi- 
fordinatepaflionideiranimo,&foggettare il fenfo ribelle alla ra- 
gione, tuttavia confiderando egli l'importanza della cofa, che 
gli era da Barnaba propofta,& il grave pefo, che dovea pigliar 
fopralefpalle,&lequafiinfiniteimportanti difficoltà, che nell 1 
ufficio , e carico paftorale ( & maffime in novella infti tuzione , & 
inftruzione de popoli non ancor ben {labili nella Fede ) fogliono 
quelli adognipaflb incontrare, che fono e dell'onor di Dio, e 
della falute delle loro commefle pecore, gelofi: con molta mo- 
deftia,e gravità ricusò lungamente il grado Epifi:opale,mà la 
dove l'umiliffimo Narno fi chiamava di tanto ufficio indegno, 
& adduceva per fuafcufa gl'inganni, & infidie delcommun ne- 
mico, & airincontro la debolezza delle proprie forze; Pancor 
novello fuo fiato nella Fede, l'aver egli anzi bifogno di ricevere 
il latte della Criffiana Dottrina, che di porgerlo altrui; la poca* 
& debole cognizione delle cofe in così importante negozio ne" 
ceffata ; le molte moleftie, & difgufìi ; e che fa di meftieri ad otti- 
mo Prelato or divorare le perfecuzioni de' nemici del nome Co- 
diano ; ora fchifare, e tollerare le falfe calunnie de 1 maligni: ora 
gli efempjfegiiire de migliori, finalmente mill'altre gravi diffi- 
coltà fuperare ; il Santo , e faggio Apoftolo gli proponeva all'in- 
contro 



D I S. N A R 2V r O. y 

contro iì differente modo, e la molto diverfa maniera, con cui 
da' Pallori dell'anime, la Chiefadi Dio, e da 1 Principi del Mon- 
do iMagiftratifecolari fi governano: percioche ne 1 maneggi di 
quelli l'accortezza, e la prudenza umana vale aflaifllmo; nella 
cura, e governo di quella l'alta virtù, e providenza del fommo 
Pallore Iddio opera ogni colà ,e largamente fomminiflra, e por- 
ge gli opportuni rimedi, e necetìarj ajuti a luogo, e tempo: gli 
riduceva alla memoria la triplicata interrogazione del Signore a 
S.Petro, fé Pamava ; per convincerlo a pafcere il lùo gregge quali 
che chiaro fiafegno d'amore, quand'ha il buon lervitor fido, e 
prudente , della Famiglia del Signor la cura : aggiungeva appret- 
to , che la Prelatura porgeva mille occafioni de meriti , e di coro- 
ne su nel Cielo, le quali non fiponno acquiftar lenza travagli: 
che non conviene contriftar lo Spinto Santo, e men opporli al 
gran voler di Dio : che Mosè parimente da limili cagioni addot- 
to avea più volte il governo del popolo Israelitico ricufato, ma 
cono! cima la volontà di Dio , s'era alla fine umiliato, e difpofto a 
far l'alto fuo volere: e che in fomma quello folo chiamar ben 
puoflì degno della Prelatura, che dall'ubbidienza ad entrarvi era 
fol Ipinto, la qual è la madre , e la guard ia di tutte l'altre virtù, più 
care a Dio, di quallì voglia accetto facrificio. Era la travagliata 
mente del buon Narno aguilà appunto d'afflitta Navicella fin* 
alPora fiata da contrari venti combattuta, quando fopragiun- 
gendo l'onda dell'ubbidienza fanta , la fpinfe finalmente in porto 
alla gagliarda, onde il buon Gentiluomo per non fare allavoca- 
zion di Dio rcliflenza , mofio dal zelo dell'onor del fuo Signore , 
e della fallite de' lùoi cari Cittadini, umilmente l'ufficio Paftorale 
accettò perubbidienza: Narno adunque conlàcrato Vefcovo 
di Bergamo fu dall'Apoftolo di molte colè intorno il buon go- 
verno della Chiefa avvertito , e maffime della indefeffa follecitu- 
dine, e vigilanza fopra Pancor tenero gregge, affinchè non reftaf- 
fé da rapaci lupi , inimici di Crifto , divorato ò almen fmarrito : e 
gli ricordò , che a quell'effetto era neceflaria l'ubbidienza , la pa- 
ce, la carità, e la concordia nel popolo: la frequenza del Sacra- 
mento della Penitenza , e della Sacra Communione , il frequente 
miniiteno della parola di Dio , che è il pane quotidiano de'fedeli, 
e il cibo dell'anima , e che fé bene pochi ci follerò , che lo gufiaf- 
fero, e molti ancora, che lo iprezzaiTero, non dover con tutto 

ciò 



g r i t a 

ciò tralafciare il buon Padre delia famiglia di Crifto , che fòvente 
non lo fpezzi,e lo comparta a 1 fuoi figliuoli: poiché neanche le 
vene dell'acque reftano difcaturire, ancorché non vada alcuno 
ivi a lavarli : nei fonti , ancorché niuno vada a cavarne acqua , di 
mandarla per le bocche fuori: ne finalmente i fiumi, ancorché 
non ne beva alcuno , di correre (ì rimangono : & raccordogli pa- 
rimente, ch'egli non folamente era fiato da Dio conili tuito Pa- 
llore , e Padre , perche con paterno amore , e carità pafcefle la fua 
greggia , e famiglia , con Pefempio , con la dottrina, con li Sacra- 
menti ,e coi foccorfo temporale ancora : ma Principe , perche ei 
fofle riverito , e ubbidito , ma Giudice , perche giudicafle le cau- 
iè fra Dio , e l'uomo ; ma Medico , perche porgefle i rimedi per le 
infirmità fpirituali ; ma Capitano , perche fé 'n giffe avanti a* fuoi 
Popoli , foldati di Crifto , e grinfegnaffe l'arte di combattere va- 
lorofamente contrai tré nemici, il mondo, la carne, e il demo- 
nio: che il buon Prelato è parimente guida de paflaggieri, po- 
fciache deve faper egli prima ben la buona, e la ficura ftrada 
d'andaraDio,epoimoftrarla,&infegnarla altrui, anzi inviarli 
avanti, e inanimar ch'il (ègue: E Nocchiero, che nella Navi- 
cella di Pietro va per il te mpeftofo mare di quefto Mondo fchi- 
fando i perigliofrfcogli de gl'errori , e le fallaci Sirene de' piace- 
ri, conducendo i fuoi naviganti fani, e falvi finalmente a fìcuro 
porto di falute, Quefti, & molti altri limili falutevoli ricordi 
diede il B. Apoftolo al fuo diletto Difcepolo S.Narno, per l'otti- 
mo reggimento delia fua Chiefa : ma e (Tendo egli fiato mandato, 
perche feminafie il falutifero grano della Dottrina Evangelica 
anco in altre Città ;& infiando il tempo della fua partenza, fece 
tmpublico,& afTettuofo ragionamento al Popolo, raccoman- 
dandoli l'ofiervanza delia divina legge , l'amore , l'ubbidienza, e 
la ri verenza verfo il fuo Pallore, e Padre: l'unione, la pace, e la 
carità fra loro: la cofianza, la perfeveranza nella fede: la foffe- 
renza nelle cofe avvede; la pazienza, e la fortezza nelle perfecu- 
&ioni de' tiranni : la cura , e la follecitudine intorno le colè al cul- 
to del vero Iddio appartinenti, e la frequenza de' Santi Sacra- 
menti , & altre cofe tali al ben vivere , e morire necefiarie . Quin- 
di non molto dopo il gìoriofox^poftolo accompagnato da fe- 
deli, s'inviò alla volta di Brefcia, e quivi con non minor frutto, 
che in Bergamo fparfe i primi femi della CrifHana religione , ove 

la- 



D I S. 2? A R N O. y 

lafcrò Faftore Anatalone , il cui facrato Corpo ripofa nella Chie^ 
faCatedrale,& Gaio mandò in fua vece a Milano. Etfrà le illu- 
da, & fante memorie, che fi ritrovano pur tuttavia in Brefcia 
della felice venuta r e molto profitto^ i qjueito gioriofo Apoftolo,. 
evvi nel chioftro di S. Pietro in Olivero , fopra il Monte Chineo , 
L'Altare , e la Capella , ove il Santo celebrò la prima MeiTa , luogo 
di molta riverenza, e divozione. Or ridotta finalmente anche 
quella Città in gran parte al vero culto ; Barnaba indi fe ne ritor- 
nò alla fua Patria in Cipro, ove dopò molti figliuoli partoriti a 
Crifto,meritò alla fine la felice corona del martirio atti i i.di Giu- 
gno, il cui venerabiltefchio dalle voraci fiamme confervato, fùr 
dopòmolti lnflri,per fingolar favor divino, in Endenna Terra 
della Valle Brembana di lòtto r territorio di Bergamo, da certi 
divoti mercanti trasferito , ove fi ritrova ancora , come a pieno* 
diraffi nella terza parte delle fègnalate Reliquie de Santi. Ma il 
Beato Narno,per ritornar r ove partimmo r fi come con incredi- 
bile allegrezza de fedeli, ( foto per ubbidire al fuo Maeffro)aveva 
il grado Epifcopale accettato, cosi non fi può a baftanza dire 
con quanta follecitudine, e carità s'impiegafie tutto nella dili- 
gente efecuzione dell'ufficio fuo r ande a guifa di prudente agri- 
coltore andava con bella r e deftra maniera purgando il campo* 
della fua Chiefa dai triboli degl'errori , & a guifa di faggio pelea- 
tore, con la rete della predicazione Evangelica facendo ogni 
giorno nuova prefa: percioche , non oflante il molto frutto di 
S.Barnaba, e la conversione de molti Cittadini erano pur tutta- 
via rimale alcune fuperftizioni,& falli riti nel Popolose certe 
erronee opinioni in alcuni , che non fi potevano r fe non con lon- 
ghezza di tempore molta difficoltà levare : per il che il buon Pre- 
lato, tenendo i falutiferi ricordi del fuo Maeftro fcolpiti nella 
mente , non perdonava a qual fi voleffe fatica di giorno ,.e di not- 
te , per ridurre finalmente tutta la fua Cittàa fiato di falute , laon- 
de fé bene a Namo non^ mancavano vari linifiri incontri di ru- 
belli , e contumaci idolatri ,.i quali con diaboliche infidie , e ftra- 
tagemmi andavano gli ottimi fuoi penfieri,e iànte inftituzionl 
attraverfando , non tralafciava egli perciò punto la cura , e la fol- 
lecitudine Pastorale, anzi ivi ^affaticava maggiormente, ove 
maggiore il bifogno dell'opera , e dell'ufficio fuo feorgeva :• ora 
con publìche 5 ora conprivatepaterne clonazioni ammaeftratv 

/ R do 



io VITA 

do la firn diletta Greggia : infegnando, quando palefe, quando 
fegretamente le regole, & i precetti della Criftiana difciplina, e 
con gran fervore di fpirito, e carità fcoprendo la vera , e la ììcura 
via della falute: orai tepidi infiammando, e rincorando ipuiilla- 
nimi,ora atterrendo, & atterrando l'orgoglio de'iuperbi;ora 
facendo loro vedere i Teveri caftighi della giurtiflima ira di Dio: 
ora magnificando l'infinita fiia pietà, e mifericordia? ora (pa- 
ventando gli odinati con le minaccie delle orribili, & eterne pe- 
ne dell'Inferno; ora confortando i penitenti con le promeile 
de Ile perpetue felicità del Paradifò,& infomma convarie, edi- 
verfe maniere de medicamenti, tutte piene di carità, e di pru- 
denza,, applicando, fecondo il bifogno,le falutifere medicine, 
ora dolci, & or amare anco tal volta. Etàquefto effetto appun- 
to fece fàbricare alcuni Oratori fotto terra , ove per fchivare l'in- 
fidie.,& idifturbi de' maligni, & pertinaci idolatri, fi riduceva 
il buon Narno , fovente anco di notte, con le fedeli fue Pecorelle 
a far l'ufficio di vero,, e buon Paftore* Fra quali il più celebre, e 
il più frequente fu quello, che fu pofciaal Principe degli Apo- 
stoli Sj, Pietro confecrato vicino alla Chiefa maggiore dì S. Alef- 
fandro^ ove il Santo Vefcovo con l'amato fuo gregge fi ricove- 
rava ogni giorno ad offerire a Dio il fantiflimo Sacrificio della 
Mefla;adifcorreredelle cole al culto, & all'onor di Dio, & alla 
fallite, e profitto deiranimaappartenenti:& amminUlxare il Sa- 
cramento della Penitenza, e della Santifiima Communione: Se 
quivi anco fi congregavano i fideli fpeffe volte a trattare fra loro 
de imifterj della Criftiana fede, e religione, delPoflervanza de* 
divini commandamenti , e dell'opere della pietà Criftiana : per la 
qual cofa s'andava il numero de'fedeli aumentando,^ il progref- 
iò nella Criftiana difciplina facendofi maggiore, di modo, che la 
noftra Città così bene inftrutta, & incaminata per molti anni do- 

So, ha goduto il beneficio dell'ottima educazione di quefto 
uon Padre, il quale nel tempo del fuo feliciffimo governo fi 
può ragionevolmente credere , ch'egli , come ottimo, & vigilan- 
l iffimo Paftore , più volte vifitafle la fua cara Dioceli ; fabricafle, 
e confecraffè Chiefe al vero Iddio: ordinatfe molti Sacerdoti , &: 
altri Miniftri perii Divino culto, & facefle faluberrime confti- 
tuzioni per il fùo diletto Clero , e Popolo di Bergamo , e che per 
lì nome di Gesù Crifto,& per le fue Pecorelle, foftenefte molte 

perle- 



DI S. 2T A R N O. ir 

perfecuzioni de tiranni, che all'ora appunto contra la povera na- 
icente Chiefa , fono Tempio Nerone, erano fiere : delle quali co- 
fé , e per la longhezza,e calamità de" tempi,,e per le molte rovine^ 
egraviincendidellaCittà,rionèreffata àpofferi memoria. Or 
Narno di già fatto vecchio ^ancorché occupatiffimo ne'publici 
ufficj,& curePaftorali, non tralafciò però giamai gli ordinar} 
fuoi privati eferebj, l'orazione , la lezione, & if digiuno: anzi a 
queftlaggiunfe anco quello della peregrinazione di molti luo- 
ghi per fàntitàfamofi^frà quali fi fa memoria- di quello della (a- 
era tomba di S. Giacomo Apofìolo in Compoftella.. Or quefto 
fra gli altri celebre, & fanto luogo, fi compiacque il buon Narno 
vifitare : e quindialfuo pio ,e fanto defiderio degnamente fodis- 
fatto , fece al fuo diletto Gregge buon ritorno . Et fu in vero alta 
providenza di Dio ,e della noftra Città grazia fingolariflirm, eh' 
egli fano ,e falvo ritornafle a noi, affine che quella Città, la quale 
gìieraftatacaraMadre,eNudrice,gli fofle ancoMaufolèOjdi 
quello di Artemifia affai più degno, e quella Greggia, la quale 
era fiata degna della fedele felice euftodia; di si buon Pallore 
fofle altresì del fuofacrataCorpofivoritav&r onorata guardia r 
per i cui merita, e preghiere ella* ricevefTe da Dio molte grazie .. 
Ritornato adunque iifruon vecchio dalla lunga peregrinazione, 
e ricevuto dal (ho diletto popolo con gran fetta; non* fu certo* 
gran maraviglia, ch r egfi , e per l'età fenile, e per glMncommodi 
del viaggio in grave infermità cadefle , la quale conofeendo egli 
quafi divinamente dover effer l'ultima, levando urrgiorno gl'oc- 
chi al Cielove if cuore a Dio , con molto fpirito cosidifle : Ren- 
dotiinfinite grazie GesàCriffo,Sigt>or , e Diamio ,ilquale nora 
contento d'avermi con tanta pietà liberato dalla fervimdelde- 
monio,& cavato^ dalle tenebre dell'infedeltà, & condotto aliai 
luce della verità, & graziatila, per opera dd tuo Apofìolo fan- 
tiflìmo,edi nemico fatto tuo figliuolo, & erede dell'eterno pa- 
trimonio; ti fei di più anco fol per tua bontà Tenza alcun mio» 
merito, compiacciuto chiamarmi al governo -, e cufìodia di que- 
fta a te sì cara Greggia ,fa quale dovendo io fra poco r come tu 
fai ,& io ancor preitènto , venir mene a te mio vero , e fómmo be- 
ne umilmente ti raccomando : affine che di tal Fattore tuia pro- 
vegga,^ degni , qnale tu foto ben conof cieffere alpreferrte ,& aì 
futuro fuo bifogno, per riparare da i rapaci lupi,neceflariov 



12 VITA 

Fammi grazia Signore, di veder prima chlo quindi parta, il mio 
da te eletto fucceflore, non abbandonare ti prego, pietofo Pa- 
dre, non abbandonar <juefti*uoi novelli figty,che coiaio pre- 
zioso fangue hai regenerati. Mentre il buon Vefcovo va con 
quelle, & altre fimili affettuose preghiere, la fallite delle fue dilet- 
te pecorelle a Dioraccomandando : Ecco fé ne viene ratto cor- 
rendo alla camera di Narno uno de'f uoi famigliari, e gliela nuo- 
va eflerc ad ora ad ora per viiitarlo, giunto il Vefcovo di Brefda ? 
Viatore(Prelatoin vero, come diraflì nella fua iftoria quivi ap- 
preflb, di gran bontà,e valore, & al tanto Vecchio molto in amor 
congiunto) N-arno con incredibile giubilo di cuore , gli fa inten- 
dere , che venga : e quivi in tanto inalza la mente a Dio , e di nuo- 
vo lo firpp4ica , che fé quefti è quegli , che l'ha per fucceflore elet- 
to , gli tocchi il cuor di modo , e lo difponga , che all'aito Ilio vo- 
lt r ai fin conferita. Entratoadunque Viatore in camera, e fatti a 
vicenda i (oliti falliti, Narno levatoli almeglio,che poteva dal 
letto alquanto , con indicibile carità abbracciò l'amato fiso col- 
lega, e dopò alcuni brevi, civili, e Cciftiani compimenti, gli 
chiefe con molta inftanza,e umiltà il celefte Viatico, e la facra 
ultima Unzione, quale ricevè con lomma divozione, indi con 
lieto afpetto difle: ò benedetto fia tempre Iddio , Padre di Gesù 
Crifto Signor noftro , Padre delletnif eri cordie , e Dio delle con - 
Colazioni ,il quale raccontala i iuoi fervi nelle tabulazioni , & af- 
fanni^ porge in tempo opportuno il tuo foccorfo. Et bene- 
detto tu ancoraché a tempo vieni nelfuofanto nome, percio- 
che dovendo io fra breve fpazio d'ore ufeir finalmente da quello 
nojoiò carcere, &efilio,& andarmene fpero, alla ftlice,ebeata 
patria del€ielo,reftaf blo, che per compimento di quella ineffa- 
bile allegrezza, che di già godo con l'animo qui interralo fap- 
pia tale dovermi fuccedere dopò morte, che ben vaglia quefta 
pur anco travagliata Navicella governare, & a ficuro porto con- 
durre intiera , e fai va ; laonde io mi perluado, che a quello effetto 
appunto quei Signore, e Dio, che con mirabile providenza ve- 
de^ regge il tutto, e con paterna foavitàdifpone ogni cofa,te 
dolciffimo fratello, abbiaderò, affine che & la mente mia per 
fua infinita pietà in ini s'acquieti, &quefla afflitta Greggia per 
te refli confòlata. Cosìdifìe il buon vecchio, e poi fi tacque. 
Alle quali parole rimate Viatore tutto fofpelo , e ftupefatto , non 

(a- 



DI S. N A R NO. %% 

fèpendo egli quafi che rifpondere , alla fine traendo dal profon- 
do petto un gran fofpiro , così difse : fappi Narno, Padre, e Mae- 
ftro mio dolciffimo, che dolore incredibile ho fentito per la 
nuova della perigliofà tua infermità, laonde per fodisfar in parte 
al dovuto ufficio della Criftiana pietà , e fraterna carità , e per e(- 
(èr fatto degno, e partecipe della tua celefte benedizione, e di 
qualche tuo laluberrimo ricordo mi fono qui trasferte. Laon* 
de in che modo alla cura, e governo di quefta tua Chiefa di Ber- 
gamo il Signore ora mi chiami, io non intendo , pofeiache il go- 
verno di due Chiefe, e di due popoli ambi novelli nella fede, & 
molto numeroii riefee in vero imprefa troppo difficile , e d'altre, 
chedellemieforzepiùgagliarde;làdove, anco d^unfoioè (co- 
me tu ben già fai per prò va ) molto malagevole , e l'abbandonare 
una, per pigliarne un' altra, non veggio come fi pofsa far fenza 
periglio -.percioche l'entrare a nuovi governi, e nuove cure de 
popoli è per il più pericolofa imprefa . Però fa buon animo , e ili 
ikuro, Narno, che fé piacerà ai Signore di chiamarti in Cielo, a 
ricevere l'eterno premio delle tue fatiche, quel celefte, e pietofo 
Padre,ilqualeditehàproviftoacotefta fua cara famiglia, otti- 
mamente non la lafcierà orfana in eterno . Non pretendo aman- 
tiffimoViatore, ripigliò Narno, la voce rinfrancando, che tu 
lafci perciò la tua Navicella diBrefcia lenza alcun Nocchiero, 
la qua! potrà, con la divina grazia il tuo buon faggio Latino reg- 
gere in mar tranquillo agevolmente , ma ti fupplico nel nome del 
Signore (& ciò diise con molte lagrime il buon vecchio) che di 
quefta di Bergamo , che in turbato mar anco tuttavia fiero Aqui- 
lon percuote, prendi la cura, affine che da' venti isbattuta,e ra- 
pita, mifera irà Tonde tempeftofe delle perfecuzioni non affon. 
di. Rammentati fratello v che tu fei non pure alla tua diBrefcia, 
ma a tutta la Chieia di Crifto debitore , e che anco Piftefso Prin? 
cipedegli Apoftoli S.Pietro, confederando ch'egli andando a 
'Roma,farebbe fiato a tutta la congregazione univerlàle de'fideli 
digrandiffimo giovamento accommodate,& ordinate le cofe 
della Chicfà d' Antiochia, alli giorni pafsati Ih ne ritornò a fare 
la fua refìdenza in Roma, ne fu bacante a rimoverlo da sìfanto 
penderò, ogni gran cofa: e quefto sì illufire, ed ancor novello 
eiempio ti deve muovere, anzi per così dir, isforzare ad entrare 
animolamente al governo di quella afflitta Navieclkupercioche, 

quan- 



14 VITA 

quanto farà maggiore il numero de pefci , per tua induftria ac- 
colti nella rete Evangelica r tanto anco maggiore farà il premia 
delle tue fatiche sùnel Cielo • In oltre quelli tempi, e quefto po- 
polo richiede , e tale agricoltore appunto r che polla il formento 
mondare dalla zizania, e talpaftore, che fappia tener le volpi dal- 
le vigne ,& i lupi dalle pecore lontani i il che fi come tu hai di già 
inBrefciaefequito ottimamente, così potrai, anco in Bergamo 
operareparimente. Et ciò farà ,& a quefto popolo falute , e a te 
di maggior merito, e maggior gloria ,& a me (cui appunto in 
quefto eftremo punto è l'animo prefago, che quefto fia alto voler 
diDio)graziafingolare,echequeft'alma faccia quinci alta par- 
tita, alta cagione. Guardati dunque, amantiffimo fratello, di 
non far al decreto divino refiftenza . Quivi il buon Viatore fen- 
tendofì intenerir per gran pietade il cuore, alzata la mente, e gli 
occhi al Cielo raccomandandofi, e riflegnandoft perciò tutto 
in tutto alfol voler di Dio, così difiei Di gran cola in vero, ò 
Karno ora mi prieghi,a grande,, e diffìcile certo imprefa ora 
m'eforti, e di Pietro folamenteimprefa appunto, ma tuttavia il 
negare a te, chiamo, & oflèrvo fommamentecofa,chetanto,e 
all'onordiCrifto,& alla falute importa de'fuoifìglj,& maflìme 
chiedendo tu ciòanomefuo, parmi amantiflìmo Padre empia 
ripulfa* Poiché adunque quefto è il tuo defiderio:ecco m'ar- 
rendo al gran voler di Dio,e fon per adempirlo alfa fin difpofto,e 
pronto * Onde rallegrati, poiché felicemente trafcorfa or mai la 
tua lunga ,e tempeftofa navigazione, in breve arrivarai a quel 
beato , a quel fìcuro porto , che naufragio ò procella nulla teme , 
ove delle tue molte fatiche, & illuftri meriti riceverai dal Signo- 
re, l'eterno premio^e Timmortal corona delta gloria : e quivi rac- 
cordati pregar per la lai vezza di quefto a tè sì caro gregge, e per 
meanco tuo indegno fucceffore. A quefta fommamente bra- 
mata rifpofta cangiando Narno le pìetofe lagrime di paterno af- 
fetto in pianto di gaudio indicibile, e d'allegrezza, refe a Dio 
prima, &pofcìa a Viatore fomme grazie, & mentre ambidue fi 
vanno confortando queftr ad entrare coraggiofamente alla cu- 
flodia del novello Ovile, e quegli a far di qui lieto pa(faggio;moì- 
ti de' fedeli, che s'erano quivi ritrovati prefenti alle fante conte- 
fe, per vifitare il moribondo fuo caro Paftore, e Padre, non po- 
terò a sì affettuofe parole di Narno, e di Viatore contener il 

pian- 



DI S. N A R NO. 15 

pianto, che riempì tutto il Palazzo di pietofi gridi, onde con- 
coderò tutti gli altri fedeli per ricevere l'ultima benedizione dal 
fuo fanto Pallore, acquali con quel poco di fpirito gli avanzava : 
Non piangete figliuoli, difle, non piangete, ma rallegratevi, e 
confolatevi piùtofto nei Signore, che dovendo io Fra poco da 
voi partire , egli per fua infinita pietà or v'ha d'altro, e tale Pallo- 
re provifto, che fé farete voi (come (pero) buone Pecorelle, vi 
potrà felice , e facilmente a i lieti pafcoli condurre del Paradif ò f 
&mollrando loro con la manoViatore, eccovi foggiongeva* 
figliuoli , eccovi , quello è il caro vollro Pallore , e il dolce vollro 
Padre , a quello prellate la dovuta riverenza , & ubbidienza : egli 
d'otti mo capo l'ufficio efequirà , & voi di pronte membra , onde 
uniti infieme col vincolo di pace, e dilettione, non temerete 
quallìvoglia fiero affalto de nemici : la pace adunque vi lafcio del 
Signore, che ièmpre fia con voi : e benedetti fiate, (e quivi alzan- 
do al meglio, che potea la debilmano glibenedì) nel nome del 
Padre , e del Figliuolo , & dello Spirito Santo : & dati loro alcuni 
brevi, ma fantiflimi ricordi, per il ben vivere, e morire, licen- 
tiolIi;&diIìapoco,mentr'egli con paterno affetto raccoman- 
da e lo fpirito, e lo fuo popolo al Signore, lieto fé ne volò Beato 
inParadifoalliay.d'Agollo l'annodi noftra fallite (ettantelimo 
quinto , avendo tantamente governata la Chiefa di Bergamo cir- 
ca anni ventìfette, altri vogliono meno,& eccellentemente e£ 
prefle prima nella fua vita innocentiflima , e pofeia nell'ufficio , e 
dignità Pastorale quelle divine virtù , che di già fcrifle l'Apoflo- 
lo nelle fue Epiflofé a Timoteo , & a Tito effere ad un'ottimo Pre- 
lato fommamenteneceflarie. Orafparfaiì la trilla novella perla 
Città della morte di Narno, s'udirono da ogni parte voci di la- 
menti , onde altri il chiamano Padre de 1 poveri , di vedove , & de 
pupilli , altri degno Pallore d'immortal pregio , altri forte , & in- 
vitto Capitano, & altri con altri onorati titoli di lui degni. Et 
quivi , dopo l'inconfolabil pianto de' fedeli , fu con dovute efle- 
quie,e pietofe lagrime accompagnato da tutta la Città alla fè- 
poltura,la quale egli ricordevole della morte nella da luifabri- 
cataChielà di S.Pietro s'aveva di gìàmolt'anni eletta, & appa- 
recchiata . Et di qui pofeia nella Chiefa di S* Aleflandro a quella 
contigua trasferito , e finalmente per la rovina delia Chiefa nella 
Catedrale di S. Vincenzo trafpof tato : ma il benigno Viatore ve- 
dendo 



r6 VITA DI S. KARNO. 

dcndo il flto novello Gregge per la morte dell'amantiffimò fuo 
Paftore tutto immerfo nel pianto , falito un giorno il pulpito , lo 
racconfolò mirabilmente , come diraffi nella Tua Iftoria quivi ap- 
prettò . Ma quanta fòffe la fantità , e quanto cari a Dio i meriti di 
Karno , volle ina Divina Maeftà , e come r 8c quando le piacque r 
con chiari, &illuftri legni dimoitrare^ onde non molto dopò la 
foa deposizione , fu ileoperta nell'Avello di marmo un 1 acqua di 
maravigliofa virtù, e chiarezza, che dalle facre Offa del Santo 
divinamente fcaturiva, né (per quanta fènetraeffe) veniva mai 
meno rquefia bevuta conviva fede,& lincerà divozione, ope- 
rava mediante la divina grazia, & i meriti, e l'interceflion del 
Santo a prò de febricitanti, indeboliti, indemoniati, attratti, 
ciechi , & altri mali affetti , maravigliofe cofe come fi potè va dai 
molti voti quivi appefì comprendere chiaramente, fra' quali fi 
narra d'una Donna cieca della Città di Crema, fa quale inteli i 
miracololì effetti di quell'acqua, fi le condurre a Bergamo, e 
quivi avanti l'Arca del Santo, latte prima umilpreghiere aDio, 
& al Beato Narno, bevuta con molta divozione, e riverenza un 
tantino di queft 'acqua, e lavatotene gli occhi con gran fede, ri- 
cuperò di fubito la vifta. Etmoltevolte aperto per publicobi- 
fogno,il facro Avello ha benignamente conceffo Iddio, a pre- 
ghiere di quefto fuo fervo fedele, e lieta ferenitàfrà importuna 
pioggia, e fra nociva liceità pioggia falubre. Altri illuftri, e 
quafi infiniti miracoli raccontano del Santo, & di quell'acqua 
Caftello di Gattelli nel fuo memoriale, & Michele Carrara Ifto- 
rico fedele nell'ultimo libro delii annali d'Italia, & nella prima 
parte del fuo Teatro, mio Padre. Or mentre quell'ottimo no- 
firo,& Cittadino, & Padre gode su nel Cielo de' chiari meriti 
fuoi l'immortal Corona, noi col divin favore, isforziamofi 
d'imitar qua giù ifuoi Santi vefiigj, affine che liamo finalmente 
fatti degni di goder feco gli e terni, e lieti pafcoli di gloria» Et 
così fia. 



VITA 




*7 

VITA 

DI S VIATORE 

SECONDO VESCOVO DI BERGAMO. 

E per degnamente entrare nel facro Ovile di Criftoy 
e lodevolmente falire a gli onorile Prelature fa di 
meftieri eflcr da Dio chiamata, come Aronne, & 
paflare per la porta, che ci ha inoltrata Crifto con 
lefempk) di feftelìo, di carità, d'umiltà, di manfue- 
t ttdine, & ubbidienza : il Beato Viatore , di cui abbiamo qui prò- 
pollala vita, fra milPaltri r & avanti,^ dopò luiiantiffimi Prelati, 
Solamente per ubbidire a Dio , che lo chiamò , prima al governo 
della Ghiefadi Brefcia, di poi a quella di Bergamo, mollò dal ze- 
lo dell'ondr di Griffo , e della falute de'popoli, con grancTumiltà 
accettò, e con indicibile carità efèrcitò l'ufficio Epifcopale, a 
ragione merita il pregio ,& l'onore di vero ,& ottimo Pallore, e 
d'dTere dall'una ,,& l'altra fua Chiek con eelefti canti , & divine 
lodi celebrato qua giù in terra, e di bel diadema di gloria dall' 
eterno,& fornmo Pallore Iddio incoronato su rn-Giclo; della 
cuifingolar fantità,& eccellenti virtù abbiamo parte nella vita 
di Santo Narno accennato, & parte quìda fcrittori amorevoli 
raccolto fedelmente . Erefciaè Città della Gallia Cifalpina, mol- 
to certo,& perranticafuanobiltà,&perilvalorede'fuoi Citta- 
dini, eperle moltericchezze, per tutto ilMondo celebre, e fa- 
mola: ma affai più celebre, & illuftre perla (ingoiar integrità, & 
fantità de molti già fuoi Cittadini ora del Cielo, de' quali altri 
con la criftiana, & celefte filofofia, altri con Pinclito , & gloriofo 
martirio, & a fé lleffi,& alla fua diletta Patria hanno acqniftato 
immortai gloria . Ora fra quelli, che per forama benignità di 
Dio, con la Criftiana difciplina, con l'innocenza, & purità de' 
coftumi,e con l'efempio di mille altre fante virtù l'hanno illu- 
fìrata , & con glorioft meriti fatta molto cara a Dio , è annoverai 
to Viatore, Quello nato in Brefcia dinobiliffima,& onoratiffi- 
ma famiglia, fu da 1 fuoi progenitori con molta cura, & diligen- 
za nell'amor, & ftudio delle virtù nudrito,& allevato , & aliai per 

C tem- 



18 VITA 

tempo all'efercizio delle buone arti applicato; onde, e per l'in- 
genua iua natura, & perfpicace ingegnose per la buona educa- 
zione de' parenti ,& diligente difciplinade'Maeftri, aggiungen- 
do egli ancori induftria , & la fai ica , fece in breve f & nelle feien- 
ze liberalità ne' buoni coftumi così ottimo progreiìò , che fi re- 
fe a tutta Brefcia di Criftiana,&civHconvedazione chiariffimo 
efèmpio. Quindi dalle umane fcienze,& inferiori, fé ne paisà 
■felice, & facilmente alle più gravi , politiche ,& civili, nelle qua- 
li s'acqui (io in poco tempo tanta cognizione, e lode, che fi fece 
agevole la ftradaa*' primi, & più onorati iiftìcj, e gradi della fua 
Città. Ft a quello modo il buon Viatore avanzandoli di virtù 
in virtù, afeeie finalmente al grado non folo d'Ottimo Cittadino, 
Hià eziandio di vero , & Criftiano Gentiluomo . Riluceva mara- 
vigliofamentein Viatore una efemplare continenza, & tempe- 
ranza nel vi vere : una civile, & onefta maniera rfel veftire ; una fin- 
golare prudenza , & modeiiia neifagionare^ nel praticare con fu- 
periori una tal riverenza, un tal decoro: con gli uguali tanta fin- 
cerità; & sì grave piacevolezza con gPinferiori,che lo rendevano 
a tutti amabile,& graziofo : ma quello,che via più riguardevole il 
faceva, e caro ad ognuno, era la pietà, & l'amore verfo i bifo- 
gnofi incredibile : onde veniva chiamato Padre de'poveri , tuto- 
re de'pupilli ; difenfore delle vedove, & avvocato de gli oppreffi* 
Mài pietofo Iddio , che con ineffabile foa vita difpone ogni cofa 
a miglior fine volendo quindi chiamare quefto buon Gentiluo- 
mo a più perfetto, & iùblime fiato, gl'infpirò (ànto penfiero 
d'abbandonare il Mondo, e le fuevane fcienze,e darfi tutto in 
tutto al ferviggio di Dio , & al ftudio della vera ,& Criftiana filo- 
fofia. Laonde il faggio Viatore, mentre un giorno fequeftrato 
dalle curedomeftiche,e civili, va fra fé fieflo confiderando la 
varietà , & inflabilità delle cofe qua giù frali , e fugaci le mille im- 
perfettioni della natura umana; l'infinite miferie,& calamità di 
quefla vita , ch'altro non ha di bene fé non la morte , che da ogni 
malcifciolge,edaognipena: che gli onori, e le ricchezze, e le 
grandezze del Mondo non fono altro, che vanità, & afflittone 
di fpirito , che ò non fi ottengono , ò con difficoltà almeno s'ac- 
quiflano , & con gran tema di perderle fi poffeggono , & alla fine 
con infinito cordoglio lìlafciano periamone: quefte,e molte 
altre sì fatte confiderazioni facendo Viatore intorno a! mifèro 

fiato 



D l S* V I AT O R B\ \y 

Itato dell'uomo , fi riffbivè perciò far ricorfo a Dio * affine che fi 
degnatfc, in quel miglior niodo, che piacefle a Sua Di vinaMae- 
ftà fargli fàpere il fuo alto volere . Ha la Città di Brefciaun r ame- 
no coìle fra gli altri, che 1 monte Chineo fi chiama, nella cui 
fommità fu da principio verfo'l Cartello , la Città da'Cenomani 
fabricata,equivi dalla cieca Gentilità edificato a Giove Mafii- 
mo unfontuofaTempio; il quale (eilendo fiata fa Città dall' Apo» 
ftolo San Barnaba come s'è detto , convertita ) diftrutto l'Idolo , 
& purificato* il Tempio, fu alSalvator del Monda, & pofcia al 
Principe degli A poftbli confacrata r ch'orafi chiama San Pietro 
inOliveto. Qiii vi era f olito il buon Viatore, per ilpiù ritrovarli 
ad udire là parola di Dio,là MefTa, & altri divini ufficj rOr'avven- 
ne , per divina difpofi&ione y che egli un giorno , quivi udì reci- 
tarfi nella San ta MefTa-, quelle parole dell' Apofiolo a gli Ebrei; 
Non babemus hìc civitatem permanentem^fed futuram ìnquiri* 
musw Non abbiamo m queftb Mondò permanente, e ferma, e 
fìojira (Danza -, ma come Pellegrini n'andiamo unt'attra in Cielo 
immutabile^ perpetua procacciando. Le efficacie fante parole 
ebbero , per divina virtù, nel petto del buon Viatore tanta forza,, 
che riputandogli coteftadivino oracolo eflere- a lui per bocca 
di quel Sacerdote-, da Diamandìato, affine che fciolto da' fallaci,, 
&infidiofi làcci diqueffaMbn^ 

tà di fpirito , all'Eterno* Signore r deliberò^ allora appunto fer- 
mamente nell'animo fuo d'abbandonare con l'affetto* queftb fai-- 
làce , & vanoMondov^r feguir ficuramente Gesù Griffo- fuo Si- 
gnore, St vero 'Iddio v Etrafciando>Ia vialarga^checonduce gli 
uomini airercrn^a diannazionf* , caminar per fa ftretta T che ficuri 
ci guida all'eterna gloriai Percioche confiderand'er egli lèparo- 
le deirApoftolòv andava fra fé fiefib crìftiana, 8t di votamente 
filofofandb in queftb* modo t Deb (ciocco \ e mifero Viatore , a* 
che dunque t'affanni , ,e perdi intorno a quelle cofe qua giù, che 
fé ne porrà ilicmpo via volandb ? che giova aver tefori; onori, &: 
agi 1 , che pafiano \ e non durano un momento ? che diletti cercar 
fallaci , e brevi : perche nondèbbo io dunque procacciarmi quel 
fommo, e quelVero bene più toftb , che su nel Cieì lì gode eter- 
namente?:^ facendo animo a fé fietfb, su su dunque , Viatore ^; 
diceva, verfo la Pàtria del Cielo prendi 'l camino ,-sù sù\ che que- 
Savitaèunbreveofpitiodimiferiepieno. Et a quelle coratnu- 

C x ni* 



so VITA 

ni, & generali cònfiderazioni aggiungeva anco quella del fuò 
proprio-nome, & diceva : tua te i nomi fono flati importi a gli ani- 
mali irragionevoli perfignificare lanatura,& qualità loro: chi 
potrà dubitare, che! grande Iddio non abbia voluto, che le 
creatura capaci di ragione, della divina grazia, & dell'eterna glo- 
ria non liana chiamate con nomi lignificanti gli uffici, & i collu- 
tti i loro? percioche volle,che Abraamo foife chiamato con que- 
llo nome appunto , perch'egli dovea eiìcre Padre di molte genti; 
Mosè, perche doveva condurre per l'acque de! Mare il fuopo- 
polo liberato dall'Egitto : Giòfuè, perche voleva il Signore per 
fuo mczzoliberare i figliuoli d'Ilhide dàlie mani de'iiioi nemici : 
e Gedeone ancor per quello: e Davide,, perche voleva, folle 'I 
luo caro ,e'l dio diletto : Giovanni , e Pietro a noflri tempi ; per- 
che uno dovea elìer di grazia pieno, & l'altro pietra fondamen- 
tale, lopra Ja quale voleva Iddio edificare la fuaChiefa,& altri 
molti così del vecchio , come del nuovo Teftamemo , i qualiriu- 
feirono poi tali appunto, qual' il nome da Dio, per atta Tua inef- 
fabile providenza, loro impollo dinotava. Laonde chi sa, anzi 
mi giova credere fermamente ch'abbia voluto Iddio,che Viatore 
io folli detto appunto, per farmi intendere chiaramente: ch'io 
era inqueflavia,che li chiama vita viandante, & pellegrino; & 
che come foretìiero io non m'affettionafii a quelle colè qua gin 
caduche, e vane:anzi collocali!, e ftabilifli tutto 1 mio cuore, e 
ogni mio peniiero in Dio, ultimo noftro fine,& fommo bene: 
fiè mi perdeffi in quella valle di miferie , in quello efilio , ma ch'io 
affret talli i palli innanzi , né qua! li voglia cofa,prolpera,od aver- 
lo m'impedì Ile, ò ritardale il corfo alla patria del Cielo beata 
eterna. Or con quelle, & altre fimili fruttuofe cònfiderazioni 
andava Viatore facendofianimo da le lieflb, al diipreggio delle 
vanità del mondo, & rincorandoli al fervore dell'amor di Dio. 
Onde fottraendofi a poco a poco dalle cure, & da i negozi fecu- 
lari,& anco dalle compagnie, & pratiche de' mondani, inco- 
minciò con gran fpirito darli alle mortificazioni, a' digiuni, all' 
aftinenze , alle vigilie , alle orazioni , & meditazioni : alla frequen- 
za de'Santi Sacramenti : & in particolare li dilettava (& certo con 
gran fua lode, & frutto) del (Indio , & contemplazione delle di vi- 
ne cofe, & dell'efercizio dell'opere di pietà mirabilmente: di mo- 
do che la vita di quello nobilmente nato, era a tutta la fua Città 

un 



D I S. V I ATO RE. ai 

un chìariflìmo efetnpio d'ogni virtù, &Criftiana perfezione. 
Governava allora Narno kChiefa di Bergamo, e quella diEre- 
fcia Anataìone ,ambidnecari difeepoli di San Barnaba, come s'è 
detto ; ambidue Prelati di molta fantità , e dottrina , & ambidue 
fra loro con llrettiflìmo,&iantiffimo nodo d'amore, & carità 
Fegati : Onde erano (oliti vifìtarfi t'un l'altrofpelfe volte: &per 
mezzo de'(ùoi amici , & famigliari fovente falutarìì iSc di Viato- 
re, Anataflone, che per le Criftiane,& onorate fue qualità egli 
amava, come dilettiamo figliuolo da lui già partorito a Crifto 
fommamente,peril più a quefto effetto appunto lì ferviva: di 
maniera , che per la frequente ,e dolce converlazione di Narno 9 
aveva Viatoretlrettiff)ma,ecariflìma amiiià contratta feco: per 
ilcheognivotta,che anomedi Anatalonefene veniva a Berga- 
mo a vietarlo con dotti, & divoti ragionamenti dell'un,& l'altro 
degni, non come oggidì per il più li coftuma d'accrefeere l'en- 
trate, d'avanzare, eaccumular danari, di falir a maggior grado f 
non d'uccellar la grazia de maggiori, ò d'altri vani, e mondani 
fimili difeorfi; ma del progreflo delle Criftiane virtù, dell'au- 
mento delle Divine grazie , & doni fpirituali , della fomma, & ve- 
ra felicità dei Criftiano; dell'amore, & delPonor di Dio; dell' 
opere di pietà, & carità Cristiana; della coftanza ne'travaglj, della 
ferma,& (labile perfèveranza nel ben operare lìn al fine; & d'altre 
cofe tali con maravigliofo gufto, & profitto fi trattava . Or men- 
tre fi va ogni dì più avvanzando nelle virtù Criftiane Viatore; 
Anatslone dopò aver per fpaziodi tredici anni con (ingoiar fan- 
tità, & prudenza retta, & ampliata la fùa Ghiefà di Brefcia, da 
gl'anni, dalle fatiche, e dalle macerazioni attenuatole ne pafla 
Beato a vera vita: &in (uà vece vien eletto Elateo,& fecondo 
altri Clateo, parimente Cittadino onoratiflimo di Brefcia, e que- 
fti dopò aver altresì ottimamente governato , & arricchito il fuo 
gregge de fanti efemp;, fu per la Chiefa diCnfto dal Prefetto 
Anolino , il terzo anno del fuo Pontificato uccifo . Per il che la 
Città di Brefcia, ancorché avelfe di già a mille illuftn prove be- 
niflìmo conofeiuto Viatore degniffimodi tale, & maggior gra- 
do, tuttavia per offervar l'antico, & lodevole coftume, ordinò^ 
per Pelezzione di tal Pallore , che folle & al Divin volere , & ai bi- 
fogno dell'ancor tenero gregge atto, & conforme , (blenni, e pu- 
bliche orazioni ; & Iddio , die molto prima di loro avea eoa 

fom- 



sa R r T A 

lemma pietà,& infinita previdenza diporto dioperare,coi;me^ 
ssodi Viatore,la falutedi due fue care famiglie, diBrefcia', cioè, 
& di Bergamo, volle ,& fece, che cotefto fuohtion fervo foffe^ 
per commun confenio ,anzi per Divi eia vocazione „con publica 
applàufo,&;allegrezza deTedeli etetto \Tef cova della fua Patria : 
tanno del Signore (èflantefimo ottavo i nel- cuiuffieiocon quan- 
to zelo delPonor di Dia, & della fallite delle a lui commeflè pe- 
corelle : con quanta carità , e pazienza , con quantacura ,& vigi» 
lanza s v adoprafle: quindi puoffi comprendere agevolmente*. 
Era la Città di Brefcia non ottante le molte fatiche ,fudori ; , & di- 
ligenze deTuoi primi Paflori, non ancor ben purgata dall' abo* 
minevol feccia dell' infedeltà,, onde da alcuni protervi ,& opi- 
nati idolatri,erano i feguaci di Crifto fieramente perfeguitatiy 
& oppreflr, di modo che non ofavano, per tema de r fupplicj r 
far troppo palefè profeffione della Fede , il che veggendo il 
buon Vefcovo r fpefie volte fottraeva dagl'infulti , & aflàkii de' 
rapaci lupi la fua diletta greggia ,.& in (ccreto la conduceva 
fèco or' in quefta , or r in queir altra più ficura parte , ove me- 
glio potefle confermar i (labili ', & inanimire i deboli nella Fede ; 
racconfolar gli afflitti , & confortarli alla perfeveranza,& alla 
pazienza ne r travaglj ; ma per il più fi ricoverava nella Ctìiefa 
di San Pietro in Oliveto ,ov'egli appunto' aveva (come s'è 
detto) avuto il Divin'oracolo della fua converfione : e quivi 
€on ferventi, e frequenti orazioni ,& efortazioni,e col Sami£ 
fimo Siacrificio , & Sacramento dell'Altare nudriva, riftorava, 
& rinforzava le lue care pecorelle ^infiammandole con paterne 
ammonizioni nelPamor di Dio, & confortandole al difpregio* 
del Mondo, & della vita fteffa per la Fede, & onor del vero iddio.. 
Valeva aflaiffimo in vero ad accendere i cuori di quel popolo 
nonancor ben radicato nella Fede,&Crifliana religione,la dolce,, 
& molto defira maniera di Viatore nel riprendere,^ efortare:ave- 
va altresì gran forza là divina fua. dottrina ,& eloquenza nel pro- 
porre, e perfuadere : ma Tefempio , che a tutta la fua Città di Bre- 
fcia era chiariffimo della vita fua fantiffima,&innocentiflTma,del- 
h pietà, della giuffizia, della carità, della temperanza, dell'umiltà,, 
della coffanza, della prudenza , della vigilànzia , della pazienza, & 
di milPaltre Criftiane virtù, che dall'onorata pratica, e fama con- 
icrfazione di Anatalone,& di Narno aveva apprefe, pareva, che a 

viva 



DI S. V I ATO RE. a j 

viva forza,come con catene d'oro appunto traheffe gli animi art* 
co de'più olìinati alla ricognizione de loro fteffi,& alla cogiiizìo* 
ne del vero Dìo : & di più avveniva anco talora, che ciò , che que* 
fio S.Prelato facevamo diceva, Iddio con qualche miracolo con- 
fermava: di maniera,che la Città di Brefcia,per graziadi Dio,& 
per diligenza del fùo buon Paftore, in poco tempo Fece maravi- 
gliofo profitto nella Fede, & Criftiana difciplina. Or mentre 
adunque fé ne va il buon Viatore a guifadi faggio, e diligente 
agricoltore felicemente coltivando il fertiliflimo campo della 
fua Chiefa : ecco , intende che Narno , fuo oflervantifTimo Mae* 
ftro, e come Padre di già fatto vecchio, è in grave, & mortale in- 
firmità caduto; laonde fenza induggio,mà non lènza infinito 
cordoglio, fé ne viene a Bergamo volando. Bramava il buon 
Narno incredibilmente, e per fua confolazione,& anco per be- 
neficio del fuo popolo vedere il fuo caro Viatore prima, che par- 
tile di quefta vita: percioche fi perfuadeva che s'avefle la fua 
greggia a quel buon Vefcovo raccomandata , ella averebbe al 
ficuro fatto d'un' ottimo Paftore, e Padre notabiliflìmo acqui* 
fio. (pianto cara fofle al Santo vecchio la defiata venuta di Via- 
tore , chiunque il penfi , che non è meno dell'altrui } che della fua 
propria fàlute molto gelofo^ Era Narno già vicino al paflar di 
quella vita, quando giunfea Bergamo Viatore, & qui vi entrata 
incamera del moribondo vecchio, dopò mille fanti baci: dop6 
mille cortefi falliti, e rifàluti: & dopò mille care, & vicendevoli 
dimoftrazioni d'amore, e riverenza , gli amminiftrò, fecondo 
l'iftituto,il SS, Viatico, & l'eftrema Unzione : ìndi mentre egli 
s'apparecchia per ritornartene a Brefcia, venne da Narno (come 
s'è detto nella fua Iftoria) con sì afFettuofè preghiere f upplicato $ 
& con sì efficaci ragioni costretto ad effergli dopò morte fiiccefc 
fore,che giudicò Viatore efler meglio reftar dalle preghiere, e 
lagrime del buonvecchio fuperato,& vinto, che rimanetegli^ 
con danno della Chiefa dì Dio , vincitore , e fare allo Spìrito San- 
to refiftenza. Pattato dunque Narno a miglior vita, tutto lieto, 
e contento , per aver raccomandato le fue dilette pecorelle a così 
buon Pallore: Viatore con buona grazia della fua Città, in fuo 
luogo elefle Flavio della famiglia de'Latini,nobiliffimo Citta- 
dino di Frelcia , & or del Cielo , & con molto appìanfo delta no* 
ftra Città entrò alla cura 5 & governo della Chiefa di Bergamo. 

Fu 



*4 VITA 

Fu in vero l'acquifto del novello Paftore a noftrì maggiori di (in- 
goiar contento; tuttavia l'affenzadi Narno cagionava a tutti i 
buoni Cittadini infinito rammarico, & cordoglio: il che veg- 
gendo Viatore, falito un giorno il pulpito , eosìdifle : Et non 
averanno le lagrime,& i fofpiri un giorno fine ? confolatevi, con- 
solatevi ora mai figliuoli , & fratelli dilettiffimi nel Signore : con- 
ciatevi , perciocbe sì come è piacciuto alla Divina pietà , & pre- 
videnza, ch'io fia (fuori d'ogni mio merito,e penderò) venuto 
al governo diqueftaChiefa,così è flato parimente alto voler di 
Dio , che Narno , voftro buon Paftore , fé ne fia gloriofo , e trion- 
fante falito al Cielo, a ricevere l'eterno premio delle fue fatiche. 
Laonde non vi crediatc r che v'abbia egli perciò abbandonati, per 
non raccordarli più di voi i anzi (è n'èpaffatodiquì,efe n'è ito 
avanti, per giungere quanto prima, & avvicinarli, più che poÉ 
fibil foffe,colà prefio al fuo Signore, & voftro, ove dal Padre 
delle mifericordie,& d'ogni vera conlòlazione, più facilmente 
v'ottenefievia maggior grazie, & doni, che impetrati forfè qua 
giù ei non v'averebbe. Et chi può a ragione dubitare , chc'l 
Beato Narno,or tutto accefo di caritàperfetta,non interceda 
perla falutevoftra in Paradifo, della quale,ancoquàgiù tra noi 
debole , & infermo per natura , egli fu di maniera follecito ,e ge- 
lofo? ne crediate, fratelli, ch'io biafmi le lagrime , e'1 pianto 
affatto foprai morti ,fapendo io effer atto di pietà, & di natura, 
ufficio di carità Criftiana, teftimonio delle virtù de'defonti,& 
argomento del buon affetto dc'viventi : Per il che anco Davidde 
piante la morte del fuo Gionata fedele : il popolo d'Ifraele la 
morte di M osé, & Samuele fuoi forti Capitani , & Tifteflb Signor 
jioftro del fuo amico Lazaro sì caro : ma li riprende l'immodera- 
to pianto, e fenza fine, come quello, che della refurrezzione de 1 
corpi, che crediamo, è di dubbia fperanza chiaro indizio . Tem- 
prate adunque le lagrime , ripenfando, che affai più giufta cagio- 
ne abbiamo di feco rallegrarli del fuo felice flato, che di pianger 
oltre modo la fu a aflenza: e che a voi fia molto più giovevole 
l'efequire i fuoi fanti ricordi , & imitar delle fue divine virtù i bei 
veftigj , che a lui accetta la foverchia doglia . Levatevi, figliuoli, 
dall'animo quella nebbia di triftezza , e da gli occhi quelfofcuro 
velo di pianto , che non vi lafcia la felicità di quella Beata A nima 
vedere , che ora fi gode in Cielo , & goderà in eterno * A cqueta- 

tevt 



VIS. VIATORE. 2 $ 

tevi airimmutabil legge di natura; conformatevi con l'alta di- 
(pofizione,& gran voler di Dio; contentatevi, contentatevi, & 
godete del fuo bene , che certo egli partì di qui contento , e lieto: 
ne fate, che 'n vece di moftrarvigli pietoli,e grati, v'ifcoprite 
più tofto crudeli , ed invidiofi ; dolendovi , che dall'efilio alla pa- 
tria; dalle miierie alla fomma feliatà; & dal procellofo mare di 
quefta vita ha finalmente pervenuto al ficuro porto di falute. 
Con quefte , & limili altri maniere di dire piene di paterno affetto 
andava il buon Viatore racconciando la tua diletta Città, & cara 
greggia : or fé ben grande , & onorata fu l'opinione, che della fila 
bontà, & valore concetta avevano tutti i noftri Cittadini ; con gli 
effetti nondimeno la vinfe, e fuperòsè fteffo: perciochenell'in- 
greflb del fuo Pontificato con ardentiflimo fervore di fpirito, 
di carità, e prudenza andava diligentemente oflervando,&efa- 
minando la natura , e i coftumi del fuo popolo per ben cono! ce- 
re , come avvifa il Savio , il iembiante del fuo gregge , 8c per fape- 
re quali foflero le pecorelle lafci ve; quali le timide; quali le ru- 
berie; e quali l'obbedienti; quali le fané ;& quali le infette; onde 
tu Tavrefìi veduto andare con una certa indicibile carità, e pru- 
dera il fuo popolo ammaeftrando,& correggendo; altri con 
molta pazienza rifanando ; altri con bella, & deftra maniera com- 
patendo: altri confortando, & inanimando; & altri minaccian- 
do^ mortificando, anzi caftigando con paterno affetto anco 
talora: fpefle volte, e con molto frutto pafeeva col pane della 
predicazione, & dell'Altare il fuo gregge : & tanto s'adoprò que- 
fto faggio Agricoltore nel campo della novella Chiefa di Berga- 
mo, che 'n pochi dì, a mal grado del feminator delle zizanie,la 
refe molto fertile, e feconda: tal che non minor fu il frutto, che 
traife Viatore dalla noftra Città , e 1 merito, che quello, che dalla 
fua Patria propria raccolte . Percioche quelli,che dopala morte 
di Narno, nella loro pertinacia eran rimali, riduife finalmente 
alla cognizione della verità, & confeflione della Criftiana Fede. 
Aveva il buon Vefcovo fantamente di già retta, &cuftodita la 
Chiefa di Bergamo tredici anni, & certo con fommafua lode, 
& altrui profitto; quando'l Signore,volendolo chiamare a godec 
la copiola mercede delle fue fatiche , & il condegno premio delle 
fue virtù , permife eh' egli in grave , & mortale infermità cadelfe; 
affine, che fofle quefta l'ultima prova della fua coftanza: il che 

D pre- 



26 r I T A 

prevedendo per Divina grazia il buon Viatore, prima fi preparò, 
& fortificò con i Santiflìmi Sacramenti della Chiefa, contra gli 
afialti del commun nimico: indi congregato il fuo diletto, Se 
addolorato Clero nella camera, gli fece fapere, che dovendoli 
egli partir da loro, & in breve, non fi fmarrilfero perciò, od attri- 
ftafiero; ma faceflèro buon'animo, & fi confidaflero nel Signo- 
re , che gli averebbe torto d'altro Pallore ottimo provifto : & gli 
raccordò , che , fecondo il detto di Crifto , erano la luce del mon- 
do: il Sale della terra,&i tralci di Crifto vera vite; gli Angeli del 
Signore , la bafe , le colonne , le fìneftre , i giumenti , & le mafcellc 
della Chiefa,le mammelle della Spofa di Crifto, i maeftri delle 
genti, le guide, e gli occhi de' ciechi, e i piedi de' zoppi, i me- 
dici dell'anime, i mezzani tra Dio , e gli uomini , gli operar} 
della mefle di Crifto , le pietre del Santuario , i muri di Sion: 
& Pincenfo , che manda grato odore. Et che perciò toccava 
loro edere mortificati in sé fteffi , e pietofi verfo gli altri , ze- 
lanti dell' onor di Dio , pronti nel fuo fanto ferviggio , fedeli 
nel minifterio, & nell'ufficio loro : prudenti , e cauti nel con- 
verfare , fpreggiatori delle ricchezze terrene, & amatori delle 
celefti ; ftudiofi della Divina fapienza : cafti, e mondi nell'in- 
terno del cuore , efemplari nell'opere , & parole ; & in forn- 
irla diligenti efecutori de' precetti di Dio , e de' Prelati : affi- 
ne, che non fofle detto di loro quello, che dal Patriarca Ifaac 
fu detto di Giacobbe fuo figliuolo, cioè che la voce era certo 
la voce di Giacobbe , ma le mani erano le mani di Efau ; ma 
che la vita loro fofie conforme alla dottrina , eh' infegnava- 
no, feguendo in ciò l'efempio di G esù Crifto, il quale ìnco- 
m\nc\ò priùs facere-.& poftea docere\ Se altre cole tali, alla pro- 
feflione, grado, & ufficio della Ecdefiaftica disciplina apparte- 
nenti raccordando; & il giorno feguente fece i capi,& princi- 
pali della Città , & altri maggiori del popolo chiamare, Se con pa- 
terno zelo gliefortò aperfeverare,e confervarfi in quella Fede 
ftabili,& cottami, ch'avevano prima dall' Apoftolo S.Barnaba, 
indi da Narno,& pofeia anco da lui ricevuta, & apprefa:& fi 
difponeflero con la divina grazia, anco a morir per quella, Info- 
gnando. Et quivi ai capi, & governatori raccomandò la giusti- 
zia, la vigilanza, e la clemenza :ai vecchi la prudenza, la fobrie- 
fà 5 &buonefempio; a igiovani l'amor della virtù , la modeftia, 

Se 



D T S. V I ATO RE. *? 

&lamemoriadellamorte:ai Padri di famiglia la buona educa» 
zione , la corcettione de'coftumi , e l'ammaeftramcnto de' fi- 
gliuoli: alli figliuoli l'onore, l'obbedienza,e l'amore veri o i padri 
loro : a i ricchi la carità , l'umiltà , la temperanza : a i poveri la pa- 
zienza , & ferma confidanza in Dio : & a tutti finalmente il timo- 
re , l'onore , & l'amor verfo Iddio , & la dilettione verfo il fuo fra- 
tello : il diipreggio del Mondo , la frequenza de' Santi Sacramen- 
ti , l'onore, la riverenza , & l'ubidienza verfo i fuoi Prelati , & Su- 
periori: la pace interiore, &efteriorc;& l'ofiervanza in fomma 
de' Santi commandamenti, & l'efercizio delle opere della Cri- 
fliana pietà . Et quindi , refe infinite grazie a Dio del fuo gover- 
no, con molto affetto raccomandò prima fefteflb,di poi la (uà 
cara greggia, e infieme la (uà patria al Padre Eterno ;& da lì a 
poco refe la felice anima al fuo Signore alli quattordici di De- 
cembre, gli anni della venuta di Crifto ottantotto. Or quale, & 
quanto fofle la doglia, quali, & quante le lagrime, & i fofpiri di 
tutta la noftra Città per la morte delfuofantiflimo,& amantiffi- 
mo Padre,e Paftore,penfi og-n 'uno piamente per fé (leflo , Infini- 
to era l'amore ; indicibile la riverenza ; promiffima l'obedienza, 
che gli avevano portato in vita tutti i buoni Cittadini; onde 
grandiffimo fu parimente il dolore, & ini menfo il pianto di tut- 
ta la Città, per Sa fua partita , & morte. Fu il Santo Vefcovo, co- 
me conveniva, da' Fedeli con moka pietà, & onorcvolezza ac- 
compagnato alla fepoitura,& quivi, ove giaceva parimente il 
corpo di S.Narno, dopò le folenni, & lolite cerimonie, non fènza 
molti, &fegnalati teftimonj delia fùa fan tità, riporto nella detta 
Chieià di San Pietro/ ove {ietterò le preziose loro Reliquie gran 
tempo occulte, incuitefinchedal Beato Adalberto Vefcovo di 
Bergamo , furono nella Chiefadi S. Ateflandro ivi contigua iran- 
no del Signore 903. quinci trasferiti . Et perla rovina delia Chie- 
fa, indi poiane© , con gli altri Corpi Santi, nella Cattedrale di 
Santo Vincenzo con gran folennità , & nuova teftimonianza del- 
la fanti tà, & gloria d'elfi Santi , trafportato L'anno 1 561 ., ove pur 
tuttavia , come caro , & preziofo teforo vien degnamente riveri- 
to, &confervato. Il Roflifcrittoreaccuratiflimodellelftoriedi 
Brefcia fua Patria: rifferifee che'lgloriofoS.Viatore rifiifcitòla 
moglie di Vincenzo Maggio: di cui fi legge in un faffb in S. A ga- 
ia : & che fabricò una Capella in onor di S, Pietro nel Monte Ur- 

D % bana 



n8 riTA DT S. FIATO RE. 

banofopraSerli. Di quefti dueSantiffimi Paftori fcrifle già Ana- 
ftaiìo à Carlo Terzo quello breve sì , ma illuftre Elogio : Namus r 
& ViSlor primi Bergomenfes Lpifcopi : Piri mir# fahttitatisfue- 
runt\ quorum [aera pignora Bergomi in Cathe arali Ecclejia mira- 
cu/is darà quiefeunt. Et d'ambidue altresì vien da mio Padre, 
nella prima parte del fuo Teatro la memoria altamente celebrata. 
I quali sì come in ogni tempo hannoci su nel Ciel impetrate mol- 
te grazie:& falciato qua giù àfuoi iucceilori chiarilììmo efem- 
pio de buoni Padri, & ottimi Pafton: così devonii da noi con 
particolare (ingoiar affetto riverire, invocare,& imitare de* 
guarnente. 




VITA 




so 

VITA 

DI S ROMVLO 

VESCOVO, ET MARTIRE. 

Ovendo la vigna di Bergamo, di già dalPApoftoIo 
S. Barnaba piantata, & con molta diligenza, & frutto 
daNarno,& daViatore coltivata, reftare per qual- 
che tempo iènz' agricoltore, volle il pietofo Iddio 
provederle d'uno fra tanto, che di maniera la for- 
tificale , & ftabilifle , che gl'impetuofi venti delle fiere perfe- 
cuzioni pofeia non temefie: & quefti fu SanRomulo,uno de 5 
cari diftepoli di S.Pietro, il quale , capitando per alta provi- 
denzadiDio,&gran noftra ventura a Bergamo l'anno feguente 
dopò'l gloriofo tranfito di S.Viatore; cacciò in quel poco di 
tempo, che quivi fi trattenne, così falde, & alte le radici della 
Fede, & Criftianadifciplina ne'petti de'noftri maggiori , che per 
molti anni,& fra molti fieri accidenti ella fi mantenne, & con- 
ferve nel fuo felice, & fertile vigore. Come fi raccoglie dalla 
feguente Iftoria. Fu Romulo nobiliflìmo Cittadino Romano, 
il quale datoli, dopò la morte de'lùoi progenitori, a feguir il 
Principe degli Apoftoli, fu prima dalui regenerato con l'acqua 
del Santo Battefimo , dipoi dato a GiuOino Sacerdote di fantiffi- 
ma vita, affine che l'ammaeftraffe nelle cofe della Fede, nel che 
fece Romulo in breve tal progrefib,che molti fé ne venivano a 
lui per ricever altri l'acqua del Battefimo,& altri la fanità del cor- 
po : Ira' quali fi racconta di due figliuoli d'un certo Carifio Ro- 
mano , i quali furono l'uno da fetenti ulcere, l'altro da fieri (piriti 
liberato, &fciolto: perii che ricevè Carifio, con tutta laiuafa- 
miglia, l'acqua del Battefimo . Il che veggendo San Pietro, s'av- 
visò , che fé quefto Santo Giovine fi fofle adoperato intorno alla 
fallite de'popoli , n'averebbe fenza dubbio abbondantiflìmp 
frutto riportato; per la qual cofa ordinatolo Sacerdote, deliberò 
inviarlo iniieme conCariflìmo,&Marchitiano a Sutri. Quivi 
adunque arrivato Romulo co'compagni , fu voler di Dio , ch'al- 
loggiaifero in cafa d'un ceno infedele chiamato Pergamo per 

nome, 



5d VITA 

nome, dal quale ricercati i Santi, chi eglino fu(Tero,& a che far 
venuti aSutri: intendendo come effi erano Criftiani quivi man- 
dati dal Principe degli Apoftòli ad annunciare il vero , e fola 
Iddio ; ricercò loro di molti Mifterj della Criftiana Fede, & maf- 
Urne dell'immortalità dell'anima , & della refurrezzion de'eorpi . 
Della cui verità ,& realtà , & dalle vive, & inconvincibili ragioni, 
& efempj rimafe afficurato , & da mirabili , & illuftri prodigi Per- 
gamo convinto : percioche la vefte,che di poco prezzo Perga- 
mo avea d'intorno, cangioflì in unfubitoin un ricchiffimo,& 
nobiliflìmo drappo: la bacchetta, ch'egli avea in mano, fi con- 
vertì in un feettro Regale , & un certo vafo di terra divenne una 
preziofa gioia : con i quali miracolofi fegni volle Iddio raoftrarc 
chiaramente, che '1 noftro corpo fragile, & corruttibile caden- 
do , riforgerebbe gloriofo, & immortale : per il che Pergamo 
tutto attonito , & ftupefatto , confefsò l'immortalità dell'anima , 
e la trattabile refurrezzione de'corpi , & con tutta la fua famiglia, 
che fu al numero di quaranta perfone, fi convertì aCrifto:in 
oltre fi fa mentione anco d'una nobii Matrona, detta Charifia, 
di cui dicefi tanta efier fiata la Fede,che impetrò da Dio la loque- 
la ad una fua figliuola muta, per la qua! grazia ella difiribuì la 
metà delle fuefacultà(ch erano molte) a'poveridiCrifto. Il che 
intendendo il Prefetto, comandò che li Santi fu fiero precipito- 
fàmente cacciati non pur da Sturi, ma ancor da tutto il territo- 
rio: onde sforzati a partire, fé n'andarono, per commiflìone di 
S« Pietro, a Fiefule Città della Tofcana: già per valor d'arme, & 
di lettere afiaifamoft; ma al premènte dal tempo disfatta, & per 
le guerre rimafia un picciol Borgo , ove fi dice , che folevano an- 
ticamente abitare gli auguri, che dal canto, & dal volo de gli 
ticcelli, predicevano ie cole a venire, come fi può chiaramente 
comprendere da quel vedo di Silvio Italico , che dice : Et facris 
interpyes fulminiti a/is Fefuia* Quefta fu edificata, fecondo 
Angelo Politianoda Atalame Rè delia Mauritania , in memoria 
d^una delle fue figliuole, Fieftile chiamata: overo (come piace 
ad Annione , fiioicommentari)daErcoled'Egitto,edalui così 
chiamata dalle paludi, che fi padano per iàlir ii colle, fopra'l qua- 
le fu da principio fàbrìcata: & iù giàuna delle dodici colonie de* 
Romani, & or de" Fiorentini t eariffioic delizie: a Fiefuleè vi ci- 
bo un Cafidto detto Yoiteoraqiitvi giamo Rotaulo ,& i compa- 
gni 



D1S. ROMULO. 3r 

gniintefero, come alcuni altri della medefima Criftiana profèk 
f ione , per aver eglino parimente voluto predicar la Fede di Cri* 
fio , erano flati malamente trattati , & a furor di popolo non folo 
da Volterra, ma da tutto H territorio diFiefole cacciatili quali 
conobbero eflcre Dolciflìmo , & Crefcentio fuoi colleghi , man* 
dati pochi giorni avanti dal Principe San Pietro a predicare qui- 
vi VE vangeiio. Grave certo fu a RomuIo,& ai compagni que- 
lla nuova , ma non per quefto punto fi fmarrirono, anzi fatti per- 
ciò delPonor di Crifto , e della fallite de' popoli più gelofi , fi die- 
dero con ogni diligenza là per quei luoghi intorno a ricercarli,! 
quali ( quando finalmente piacque a Dio) ritrovarono in una fpe- 
iunca, afcoli, macerati ? & afflitti :& quivi confortatifi a vicen- 
da, fi rifolfero far tutti inliemeanimofamente ritorno a Volter- 
ra , & effettuare la fanta imprefa incominciata ; mentre adunque 
ragionando delle cole alla Criftiana Religione appartenenti, lì 
vanno a Volterra avicinando : ecco s'incontrano in un principa- 
le di Volterra, Vittimo chiamatoci quale s'andava per un fìio 
moribondo figlinolo ramaricando eftrcmamente,che per non 
vederlo fpirar ì 'ultimo fiato , era allora ufeito di cafa , accompa- 
gnato da molti cari fuoi parenti, & amici: a cuiRomulo acco- 
llatoli , & intefa di tanto pianto la cagione gli promette nel nome 
di Crifto Crocififfb, che s'ei vuoleabbandonare il colto delli 
Dei, & abbracciar la vera Fede, & Religione Criftiana, farà to- 
rto , & vi vo , e (ano il fuo figliuolo : Vittimo , a cui la vita dei fi- 
gliuolo era della fua propria affai più cara , promette al Santo di 
fare prontamente, purche'l figlio non muoja,ogni gran cofa; 
perilche racconciato Vittimo alquanto; méntre i Santi porgo- 
no aftettuofiprieghi a Dio per lafàlvezza del figliuolo, e per la 
fallite anco del Padre, ecco , vienfene un meffb a Vittimo volan- 
do , che'l già moribondo figliuolo è fatto ( e non fi sa in che mo- 
do, con gran ftupor de tutti ) & vivo , e fano : per il qual ftupend© 
miracolo , & favor divino , non folamente Vittimo , & il figliuo- 
lo , ma tutta la famiglia, & altri ancora fpregiati i falli Dei, fi con- 
vertirono a Crifto, e furono dal fanto ofpite battezzati: e con 
quefta opportuniffima occafione Romulo co' compagni, li trat- 
tenne , & non fènza molto frutto, in Volterra , molti giorni . Ma 
dovendo eglino quindi per Fiefule partire, ov'erano principal- 
mente deftinati , intefa Iacrudelftrage,che quivi de'feguaci di 

Crifto 



32 ri T A 

Crifto fi faceva, per divina infpirazione fi rifolfèro differire la 
corumifiìone di Pietro in altro miglior , e più opportuno tempo. 
Laonde , fatta orazione , deliberarono drizzar il lor camino, ove 
Io Spirito Santo li guidaflè: & avendo eglino con molto frutto 
trafcorfe molte Città di Lombardia, capitarono finalmente a 
Brefcia, ove refero la vita ad un figliuolo d'una Vedova, & a mol- 
ti altri la fanità delPanima, & del corpo . Et indi a Bergamo al fin 
fi trasferirono circa Panno ottantefimonono, fecondol compu- 
to de gPanni, che governarono la noftra Chiefa li fuoi antecef- 
fori : ma fofle come altri vogliono, ò prima, ò dopo , fu la venuta 
del Beato Romulo così opportuna, & a tempo, che parve ap- 
punto mandato come altro Abacuch da Dio a Daniello. Per- 
cioche effendo, per la morte di Viatore,la Navicella della Chie- 
fa di Bergamo rimala fenza governatore, incominciava, non 
ottante la molta cura di sì fedel Nocchiero, rallentare il corfo 
della felice fua navigazione , & il fervore della Criftiana Religio- 
ne intepidirli. Giunto adunque Romulo co' compagni nella 
noftra Città, e rifufeitò due morti, e rifanò anco molt'in fermi; 
fra' quali fi fa menzione di Vifcardo Terzo , di Petretto Scantio , 
d'Achille Advocati, e di Zerbino Scalvi , i quali pofeia nella per- 
fecuzione d'Adriano Imperatore per la Fede di Crifto furono 
martirizati a Brefcia, le cui fant'Ofla ripofano infieme con altri 
Santi Bergamafchi nei facro Pozzo nella Chiefa de 1 Santi Faufti- 
no , e Giovita ad Sanguinem , che ora fi chiama la Chiefa di Sani' 
Afra,ò San Salvatore. Or fu così benigno, e sì prudente Ro- 
mulo nella converfazione , che per la fingolar fua integrità,& bei 
coftumi , la noftra Città fé PeleflTe per fuo Padre, e Paftore, che fu 
appunto il Terzo Vefcovo di Bergamo; nel cui felice governo 
egli fi portò sì deliramente, che ogn'uno bramava, ch'egli con 
noi vivefie longa vita : & egli parimente, & per la bontà dell'aria , 
e del paefe , & per la buona natura, e q uali tà de'Cittadini fi fareb- 
be eletto di negoziar quivi i fuoi talenti volontieri, quando non 
avelie di lui il fommo Iddio difpofto altramente. Percioche 
avendo il buon Romulo con molta prudenza, & diligenza go- 
vernatala Chiefa di Bergamo un'anno e mezzo , onde 1 culto dei 
vero Iddio, & la Criftiana difciplina aveva fatto meravigliofo 
acqtiifto; una nofte gl'apparve l'Angelo del Signore, & gli co- 
mandò da parte di Dio , che fenza indugio fé ne ritornarle a Fie- 

fole 



DI S. ROMULO. 33 

fole co' compagni ad efequir la commiffion di Pietro. Per la 
qual celefte ambafciata accertato Romulo dell'alto voler di Dio, 
con publico , & affettuofo ragionamento il giorno feguente fece 
fapere al fuo diletto popolo la neceflità del fuo partire: dimo- 
ftrando da una parte quanto gPincrefeeva abbandonare cotanto 
amata Greggia , & dall'altra quanto importava l'ubbidir pronto 
a Dio; Spiacque fenza dubbio fommamente a tutta la noftra 
Città quella nuova; ma conformandoli al Divin voleremo fup- 
plicò,che dovendo egli di neceflità partire, &reftarefla metta 
lenza Padre , non lafciaife la fua cara famiglia fenz' alcun gover- 
no: onde fi legge, che '1 Santo indimi una reìigiofa,& nobile 
Congregazione d'ottimi Cittadini, i quali foflero (per così dire) 
tutori, & curatori de'figliuoli novellamente partoriti a Grillo, 
fra i quali furono anco quei quattro , come chiariflimi teflimonj 
della verità Criftiana di (opra nominati ; & lafciò loro molti falu- 
tiferi ricordi, & paterni avvilì circa il mantenimento, &accre- 
feimento della vera Religione, & divozione; arrivato Romulo 
co'compagni a Fiefule, fu da uno chiamato per nome Adriano, 
cortefemente ricevuto, & alloggiato, & intefa la cagione della 
venuta loro, a tutto fuo potere ìì sforzò perfuadergli, che in al- 
cun modo non (ì metteflero ad imprefa di predicare,& infegnare 
a Fiefule altra dottrina, che quella, che già molti anni avevano 
da'fuoi antichi apprefa: perciò che altramente farebbono flati 
trattati malamente , come poco fa erano flati alcuni altri feguaci 
di Criflo per quefla cagione tncdefima appunto : cui rifpofe Ro- 
mulo, che sì come per Divino volere erano a Fiefule venuti a 
predicar la verità, & infegnare la via della falute , così ancora non 
erano, lenza particolar celefte avvifo, quindi per partire; e che 
non iolamente non gli {paventavano minacele ,ò violenze de 1 ti- 
ranni, aia ben a gran ventura, e gloria lì riputavano Pe fiere per 
la Fede , & nome di Criflo perfeguitati , & uccilì . Il che udendo 
Adriano, reftò molto maravigliato, ed infieme anco incredibil- 
mente edificato del gran zelo , che qaefti Santi dimoflravano ; 
verfo il loro Dio, e la fua religione, e delPin vitto animo loro nelP 
efporficosì arditamente a'pericoli manifefli de fupplicj, e mor- 
te: onde non prima da lui partirno, che ammaeflrato ne'princi- 
pali Miflerj della Fede, lo battezzorno infiemecon tutta la fua 
famiglia, moglie, figliuoli, e fervi. Quindi predicando libera- 

E niente, 



34 ■ VITA 

mente , & intrepidamente Romulo per la Città il nome di Griffo, 
un certo per nome Celfo , che dal Santo era flato dal demonio li- 
berato,infiemecon moki altri, che alla miracolofa liberazione 
s'erano ritrovatila! numero di nonanta fi convertirono a Gesù 
Crifto. Onde Romulo, da'fedeli di Fiefule eletto loroPaftore, 
jnftituì molti Sacerdoti,& altri Miniftri,e confacrò molte Chiefe 
al culto del vero Iddio , & ridufle gran parte della Città di Fiefu- 
le al Criftianefimo . Il che intendendo Kepertiano Pretore , fece 
da'fuoi miniftri intendere a Romulo, e fuoi compagni, che tra- 
lafciaflero di predicare ii nome di Crifto , e che fi rifol veflero od 
afàcrificare a'Dei della patria, ò partir della Città, & dal terri- 
torio di Fiefulefenza indugio: acquali rifpofero animofamentc 
i Santi, che né adorare fimolacri d'uomini rei,anzidemonj,nè 
partir a modo alcuno da quellaCittà effi dovevano,pcr la cui fata- 
te erano flati mandati da Dio loro Signore : per il che Repertiano 
d'ira tutto infiammato,e di furore,comanda,che tofto fiano prefi, 
e con verghe prima battuti crudelmente, pofeia sù'l tardi (forfè 
per fchifar qualche tumulto)cacciati dalla Città precipitofamen- 
te:& che alle ben chiufè porte iiano porti di più forti ripari; mài 
Santi fatti anco per ciò più animofi,la feguente notte fé ne vengo- 
no di nuovo alla volta della Città :& ecco s'aprono loro miraco- 
lofamente le porte perse fteflTe, & all'apparir del giorno incomin- 
ciano di nuovo fenza alcun timore a predicare per la Città il vero 
Iddio: per il che Vienna,gentildonna principale di Fiefule,fi con- 
verte alla Fede di Criflo,&per i meriti, & intercefiioni di Ro- 
mulo impetra da Dio la fanità adunfuo unico figliuolo, ch'era 
per fpirar l'anima fra poco, per ilqual mirabil fatto, molti, la- 
nciato il culto de' falfi Dei , fi diedero a fegnir Crifto ; ma Reper- 
tiano di fiero fdegno perciò inviperito fa di nuovo i Santi im- 
prigionare, vietando fotto pena della fuadifgrazia, che non fia 
loro da alcuno dato da mangiare : & ciò a difegno , che a quefto 
modo fé ne rinfanghino dalla fame, e dal difagio miferamentc 
cftinti a poco a poco; ma vano gli riufeì anco quefto fuo penfie- 
ro : percioche apparendo loro fovente Gesù Crifto , reftavano di 
modo contenti , e confolati , che non fenti vano alcun difagio , ò 
pena; anzi gioia infinita; onde erano fatti a tolerare ogni gran 
male ogn'or più forti. Oreflendo pattato di già tanto fpazio di 
tempo, che fi poteva probabilmente credere, che i corpi de* 

Santi 



D1S. ROMULO. 35 

Santi prigioni fuflero dalla fame , & eftrema neceflità , & miferia 
confummati, il crudel Repertiano difle a'fuoi feguaci: andia- 
mo^ facciamo ormai cavar di prigione quei federati fpregia- 
toride'noftri Dei. Ma fi come Tempio Repertiano con lungi 
diverfopenfiero fé n'andò per Romulo alla prigione, di quella 
che fece già il Rè Nabucodonofor per Daniello al Iago dc'leoni, 
così volle il Signore , che Nabucodonofor per la faivezza di Da- 
niello reftafleconfolato,& Repertiano all'incontro perlavita t 
&coftanza de' Santi confufo,& arrabbiato. Laonde imaginan- 
dofi egli, che alcuno contra l'ordine fuo avefleloro portato da 
mangiare, diede molti pugni, & calci a' Guardiani, minaccian- 
do loro anco di peggio: indi commandò, che Romulo infieme 
co' compagni, di nuovo battuti, & lacerati, fuflero fuor della 
Città decapitati :& mentre fono i Santi condotti al luogo del 
martirio: ecco fi rinuova l'infelice memoria della prima piaga 
dell'Egitto contra Poftinato Faraone : percioche il pozzo, onde 
aveva cavata l'acqua quella inumana donna , che all'afiTetato 
Santo n'avea negato un forfo,difubito fi convertì, per giufto 
giudizio di Dio, miracolofamente in fangue, per il qual fatto 
maravigliofo , là dove i miniftri dell'impietà dovevano prendere 
occafione di riconofeere l'error fuo, divenuti, per non poter 
cavarfi la fete dell'acqua del pozzo , del fangue de' Santi Martiri 
pur anco fitibondi , diedero molte pugnalate al Santo Vefcovo 9 
onde cadendo a terra moribondo , poco dopò fpirò l'anima bea* 
ta in grembo al fuo Signore, che infieme con quelle de'compa- 
gni allifei di Luglio, fu incoronata d'immortal diadema, i cui 
facrati corpi furono la feguente notte da' fedeli, poco lungi dal 
3uogo del fupplicio , quanto più onorevolmente fu loro poflibi- 
le, fepelliti: ove fu pofeia daFiefulani la Chiefa Cattedrale ad 
onordel loro primo Vefcovo nobilmente edificata, il quale, fi 
come fu altresì qua giù noftro caroPaftore,e Padre: così pari- 
mente ci farà, imitando noi le fue divine virtù, pietofo intercet 
fòreinParadifo* 



«*§§fr «OSSO» 



E % NAR- 




2<* 

NARRAZIONE 

D'ALCUNI SANTI MARTIRI 

BERGAMASCHI, 

Sepolti nella Torto Chiefa di Sant'Afra 
in Brefcia . 

Corfero dalla partenza del B. S. Romulo , al felicifli- 
mo arrivo di S. Aleflandro quali ducent'anni: nel 
qual calamitofo tempo, & dopò ancora molti de' 
noftri Cittadini, & terrazani, infieme con infinito 
quafi numero d'altri fedeli di Crifto fotto lacrude- 
liffima perfecuzione di Trajano, d'Adriano, & d'Aureliano, & 
d'altri empj tiranni ancora furono perla fede, & nome di Gesù 
Crifto nella Città di Brefcia fieramente in divertì tempi, & varj 
modi uccifi:ove tratti altri dalla fama della fingolarfantità, & 
gloriofeimprefe de' nobiliflìmi fratelli Fauftino,&Giovita; al- 
tri dal defiderio del martirio : & altri ancora per altri fuoi negozj 
s'eran ridotti . Si ritrovava a quel tempo il B. Apollonio fantifli- 
mo,& vigilantiflimoPaftore di Brefcia, il quale avendo fabri- 
cato un picciolo Oratorio fuori delle mura della Città , preflb la 
via Cremonefè , quivi fuggendo la fiera perfecuzione d'infedeli , 
fi riduceva fovente ad offerire ilfacrolanto fàcrificio della Mef- 
fa,& fortificare i fedeli di Crifto col celefte pane,& confortarli 
con paterne ammonizioni,& dar fepoltura a quelli, che per amor 
di Crifto erano flati uccifi. Era quivi vicino un certo Pozzo 
afciutto , di cui il S.Paftore fi ferviva a quefto effetto . E Tufo de' 
pozzi afciutti per riporvi Corpi Santi antichiffimo nella Chiefà , 
ritrovato per fepellire gran moltitudine de Martiri, più occulta, 
& più ficuramente,& acciò anco fuflero con maggior divozio- 
neriveriti . Molti di quefti Santi Pozzi eretti ,ò tifati a quefto fine 
fono celebri in Italia , in RjOma , in Santa^Praffede , nel quale Pa- 
pa Pafchaleripofe molti Corpi de Santi Martiri tolti da diverfi 
Cimiteri, & maflime dalCimiterio diS.Prifcilla, Ava materna 
di S, Pràflède, &Potenziana. £vvi in S.Potenziana appunto 

quello, 



D'ALCUNI SANTI MARTIRI. 37 

quello, nel quale le dette S.Vergini riponevano il fangue decanti 
Martiri da loro raccolto in vafi con fponghe , acciò non ne pcri£ 
fé goccia. In S. Paolo quello, ove fu ritrovata la Tetta di elio 
Santo. Nelle Catacumbe a S.Sebaftiano quello, nel quale giac- 
quero gran tempo i Corpi de'glorioti Principi del mondo Pie- 
tro , e Paolo . Apprefl b S. Califto , vicino a S. Maria Traftevere , 
quello, ove fu gettato appunto il detto Santo . In Sant' Apoftolo 
appaiono i veftigj d'uno, ove ripofarono le Sacre Reliquie de' 
Santi Giacomo, e Filippo un tempo. In Ravenna in San Vitale 
è quello, ne! quale fìì il detto Santo vivo fepellito: nella medefima 
Città un 1 altro in mezzo la Chiefa di Santo Apollinare di Gaffi, 
ripieno, come dicono, di fangue de Martiri. In Padova, nella 
Chiefa di S. Giuftina uno pur celebre fi trova . In Cafal di Mon- 
ferrato , nella Cattedrale di S. Evàfio fu ritrovata una pietra con 
quette lettere fcolpite , PUTEUS MARTYRUM, (otto la qua- 
le fu ritrovato un gran vafo di criftallo pieno d'otta, che fi ere 
dono eflere di que'Santi Martiri , che furono per il nome di Cri- 
fio da gli Arriani infume con S. Evafio ticcifi , che fu decapitato 
appunto in quel luogo , ove fi vede quel pezzo di colonna in pie- 
di avanti l'Altare d'etto Santo, & altri ancora fi veggono altrove. 
Ora in cotefto facro Pozzo di S. Afra , e intorno effo fu ben fenza 
pompa sì, ma non fenza gran fpirito di pietà dal detto S. Apollo- 
nio un quafi infinito numero di Santi Martiri riporto, i quali in- 
ficine con gl'invitti campioni di Crifto,Fauftino,&Giovita, 
iòtto Tempio Aureliano, & pofeia ancora fopportando volen- 
tieri , & animofamente la morte per amor , & onor di Gesù Cri- 
fio s 'acquietarono la gloriofa , & immortai corona della vita , co- 
me racconta S. Filaflrio Vef covo di Brefcia nella vita di etti San- 
ti, così dicendo : Commandò Aureliano , che i gloriofi Santi 
Fauftino,e Giovita follerò condotti fuori della Città, & infieme 
con quel popolo, ch'avea (eguita la fua fede, fo fiero decollati , & 
rifletto dice un'antica Ifloria ferina a mano. Il Capriolo nelfe- 
condolibro così fcrive. Dopo quette cofe il medefimo Aure- 
liano fece uccidere nell'ifteflb luogo,cioè poco fuori della Città,, 
nella via Cremoncfe , nel Borgo , che fu poi detto S. Fauftino ad 
f anguinem , molti di quelli, che avevano creduto : & il Malvezzo 
ieri ve aver Aureliano in quel luogo , & tempo uccifo sì gran nu- 
mero de Criftiani , che Sant'Apollonio , con moki altri fedeli di 

Cri- 



38 NARRAZIONE 

Crifto ebbero che fare una lunga notte a fepcllirli . Il Nazaro , & 
il Maggio quafi raccontano i'ifteflb. L'antichiflìma tradizione 
ha riportato il medefimo,nonfolo per relazione delle età patta- 
te , ma eziandio per l'antica , & di vota pittura nella Capella mag- 
giore di S. Fauftino ad fanguinem,già fabricata dal B.Gualla, 
come diradi nella fualftoria, intorno la quale fi vedeva un quafi 
innumerabile efercito de Martiri decollati. Don Bonifacio,Don 
Paolo de Borclli, Don ArchangelodaCurno, Cittadini di Bre- 
scia , & ultimamente il P. D. Afcanio Martinengo , A bbate rneri- 
tiflìmo di S. Afra, oggi S. Salvatore, e'I Sig. Ottavio Roffi affer- 
mano, che infieme co 1 SS. Fauftino ,e Giovita furono decapitati 
al numero di cinquantatrè fedeli, oltra i dodici millia, che furo- 
no martirizati avanti: ma d'altri poi uccifi in altri tempi, narra- 
no, che inunaftragefola furono per il nome di Crifto martiri- 
zati tre milla,ducento, e nonanta Criftiani,& che il lor fangue 
corfe per un'ottavo di miglio in gran copia, fino ad un certo 
luogo, detto Forca de cani, per effèrc fiati ivi appiccati alcuni 
cani, ch'avevano leccato il predetto fangue. Anzi di più afferma- 
no quefli ifteffì autorevoli Scrittore ritrovarfi nel contorno della 
detta ChiefadiS. Afra nove mila, novecento, e fettantatrè facri 
Corpi de Martiri. Quinci riferifee Gio.FilippoNovarefe nel ter- 
zo libro della fua Cronica dell'Ordine de'Canonici Regolari,che 
PapaUrbano avendo intefo ritrovarli quivi gran moltitudine de 
Corpi de Santi Martiri, bramofofommamente difàperne il ve- 
ro, fcrifle al P.D. Paolo da Bologna, che allora eraPrevoftodi 
cotefta Chiefà , che gli mandafle diftintamente il numero , e i no- 
mi loro : per il che il buon Padre tutto attonito , e confufo , non 
fàpendo in che maniera darne al Sommo Pontefice ragguaglio, 
attefà Pinnumerabiie quantità loro, oltra che molti ancora di 
quefti erano lenza nome: dopovarjdifcorfi,ricorfe finalmente 
a Dio , fupplicando con ogni affetto d'umiltà , & confidanza Sua 
Divina Maeftà , che fi degnafle fargli fapere il modo, onde refta£ 
le il £uo Vicario del fuo fanto defiderio contento : & ne fu tofto il 
buon Padre efaudito; percioche prefi, così appunto infpirato 
da Dio, tre pugni di fabbia dell'Oratorio di S. Fauftino, ove d 
ritrovavano i facri Corpi, gii mi(è inuncandidiffimo facciolct- 
to,&mandoilo a Sua Santità. II Sommo Pontefice ricevutolo t 
fpiegotto , & per entro vi trovò i non già minuta arena , ma ( cofa 

in 



D'ALCUNI SANTI MARTIRI. 39 

in vero di gran meraviglia) innumerabili bollettini, ne' quali i 
nomi de' Santi Martiri erano fcritti con color difangue.*per il 
che il Santo Padre tutto pieno di ftupore, & allegrezza, comman- 
dò che i nomi di effi Martiri foflero nel Catalogo de' Santi regi- 
ftrati,&imiracolofi bollettini tenuti in riverenza. Et gl'infiniti 
quali Voti , che in cotefta Veneranda Chiefa , od Oratorio fi veg- 
gono tuttavia,fono chiariffimi teftimonj della grazia,& della glo- 
ria di cotefti Santi apprefib Iddio, & della (ingoiar riverenza, & 
devozione de'popoli verfo iBeati lor Compatriotti,che quivi ap- 
punto Panno mille cinquecento vint'otto furono trovati : & i no- 
mi^ cognomi de'noftri cavati fedelmete dallaTavoletta,che tut- 
tavia fi vede appefa nella detta lotto Chiefa , fono li feguenti, cioè 



Achille degli Advocatì 

Pe fretto Scantio 

Vifcardo Terzo 

Zerbino Scalvi 

Ce far e, & Celfo fratelli de Mar- 

tìnenghi 
Marino, e Stefano de Marini 
Corrado , Ducco , Pellegrino, & 

Ugozone fratelli de Ducchi 
Beniamino de Bianzani 
Leonardo de Griffi 
Jorio da Galcinato 
Gioannino de Medici 
Nicolò degli Anfelmi 
Ottaviano Montanino 
Nit olino , & Angelo de Mazoli 
Cornino da San Gervafo 
More/co, &Orieldo d'Ari goni 
Pietro de Roffi 
Filippo de RoJJi 
Giovanni de Gorlago 
Balde far , & Lorenzo , & An- 
drea de Boni 
Federico Cucco 
Cornino de Bonetti 



J Nicolò Goatero 
I CrifìonoGuainari 

Pietro Paolo da Piano 

Pietro, & Belafo de B elafi 

Nicolò Fenarolo 

Ugero de Vigani 

Tonino de Allegri 

Benvenuto da Soldo 

Arnaldo da Comenduno 

Zanolino da Seriate 

Carlo de Baroni 

Filippo de Ro fé ni 

Giovanni da Bolgaro 

Aliotto de Corte/i 

Pietro de Lotti 

Giovanni de Roberti 

Pezino da Sarnego 

Fenarolo da Tav emola 

BattiftadeCeni 

Bertazzolo Goito 

Azino , Cornino , & GìufiinianQ 
Raineri 
m Pezino de Bonvìcini 

I" Giuliano de More f chi 
Giofejfo de Bofti 

Mar* 



4 o NARRAZIONE D'ALCUNI SS. MART. 



Marco fino Pezìnello 
Azino degli Addatati 
Filippo de Lodi 
Ugozone de Conti 
Innocenzìo da Hafle 



Ni co lino da Valfafna 
Aliprando Azari 
Giulio, &> Camillo Nazari 
Jacomino Pezzoli . 



Et non deve parer poco credibile ad alcuno, che quefti Santi fia- 
no di Famiglie, che fra noi fiorifcono anco tuttavia: perciochè 
in altre Città ancora fono molte Profapie, le quali fiorirono in 
quei fecoli, che i lor cognomi mantengono anco tuttavia , come 
in Roma i Maffimi , & i Cornei] in Venezia , & il Galefino nel Ca- 
talogo de gli Arcivefcovi di Milano , mette molti cognomi a gli 
Arcivefcovi di quei tempi , di Famiglie ch'or tuttavia fono cele- 
bri , & illuftri : fra quali de'noftri fu il Beato Anfelmo Rota . Et 
il Malvezzo, Iftorico fede!e,diftinguendo le Famiglie nobili del- 
la Città di Brefcia, ne riferii ce molte di quei tempi: come la no- 
biliflìma Famiglia Pedrocca, di cui Nicolò, &Jeronimo cugini, 
fatti degni della gloriofa corona del martirio Tanno del Signore 
cento e trentatrè,al primo di Luglio fotto x\driano,furono ono- 
randomi germogli : l'illuftre Famiglia de'Pregnacehi , onde trai- 
fero origine, come fi crede, quei due gran Cavaglieri di Grillo, 
Fauftino , & Giovita ; & altre ancora , & fra le noftre di Bergamo 
Corifee pur anche tuttavia la Famigliade'Claudi, volgarmente 
detta de'Zoppi,& quella dc'Crotti,amendueantichi{Ikne,& il- 
luftri: l'una delle quali ci produffe Domno, Domneone,& Eu- 
febia : l'altra Fermo , & Ruftico , gloriofi Martiri di Gesù Criito, 
& ottimi noftri Cittadini, come diradi nelle iftorie loro: il che 
cflendo chiariflimo di quelle Fumigìie,non fi deve dell'altre qui- 
vi appofte dubitare . Anzi ammirare,& immitare più tofto fo al- 
mamente l'invitta pazienza, & l'eroica virtù di quefti gran Cava- 
glieri,& intrepidi Soldati diCrifto: i quali accefi dal zelo dell 1 
onor del vero Iddio , della falute loro , & altrui con infuocato ar- 
dore fervor di fpirito,non temerono efporfi per di fé fa della 
vera fede,& Criftiana Religione, à volontaria, & ben gloriola 
morte : onde feguendo noi gl'illuftri loro eiempj , iìamo fatti de- 
gni de fuoi merti, e prieghi qua giù in terra, & partecipi della fua 
gloriasti nel Cielo: ove vivono, &viveranno con Dio in (empi- 
terno • La folenni tà de quali fi celebra alli lètte di Agofto . 

VITA 




4« 

VITA 

DEL GLORIOSO MARTIRE 

S- ALESSANDRO 

TUTELARE, E PROTETTORE DI BERGAMO. 

Ogliono quelli , che s'hanno in fteccato appreièntare 
per combattere, due cofe fpecialmente con gran 
ftudio procacciarti , arme, cioè di finiflìma tempra , 
& fedeli, & ben 1 efercitati Padrini, in fimili duelli, 
quelle non pure per diffenderfi , & ripararli da i col- 
pi deiravverfario, ma per ferirlo , & atterrarlo ancora : quefti pec 
entrar coraggiofamente con Tajuto del faggio, & fedel configlio 
loro nel perigliofo arringo, & valorofamente combattendo 
trionfar gloriofamente. Egli è tutta la vita noftra (& Pattefta 
Gi obbe) una fiera , & continua battaglia fopra la terra : onde ci è 
necefiario,pernonreftarconfufi,e vinti, provederfi di queftc 
due cofe, &d'arme,& depadrini appunto: Quinci PApoftolo, 
che in fé fteflb quefta battaglia avea provato, ci provide già della 
co razza della giuftizia , dell'elmo della fperanza della falute , del- 
lo feudo della fede, della fpada della parola di Dio , arme ( per dir 
così) fatali, & ottime a mille iliuftri prove conofeiute, con le 
quali noi poffiamo animofamente,& ficuramente combattere» 
& abbattere l'inimico . Et la Chiefa , come faggia, & pietofa ma- 
dre , conofeendo la debolezza de' fuoi ( di fpirito pronti , ma nel 
refto infermi ) figli militanti , ci ha di così fedeli , di così pruden- 
ti, & d i così ben efercitati Padrini provifto , che altro più non ci 
refta,checonrefempio,& col configlio loro fantiflimo entrare 
( come eflì già) intrepidamente incampo, & legitimamente, & 
valorofamente combattendo contro il Mondo, la Carne, & il 
Demonio , fieriflìmi ,& communi noftri nimici ,riportarnerim- 
mortal corona della gloria . Or a quefto effetto , fra mille altri fa- 
mofi campioni, & forti Cavaglieli di Crifto,ci offerifee Tefem- 
pio d' Alefiandro, nobiliffimo Alfiere della fedeliffima , & felici!- 
lima Legione Tebea, non pure nell'arte della milizia fecolare, 

F ma 



4* VITA 

ma nelle battaglie fpirituali ancora efercitatilfimo,& invittiffi- 
mo foldato , il quale a mille illuftri prove diede chiariffimi légni , 
& del molto valor fuo nella profcflìone dell'armi, & deli'onora- 
trtfimofuoprogreffb nella Criftiana difciplina; onde egli meri- 
tò efiere fra M candidato efèrcito d'invitti Martiri diCrifto an- 
noverato, e in Cielo fra Beati d'immortal gloria, & onore inco- 
ronato. Tal che fé armati delle trionfanti arme dell' Àpoftolo, 
quelli nelle fpirituali battaglie, ci pigliaremo per Padrino, & 
Protettore, potremo con Pajuto della divina grazia la vittoriola 

J)alma,& la felice vittoria fperare contragli ninnici: il che anco 
'ifteflb nome del Santo ci promette ; percioche Alefiandro altra 
che virile Aufiliatore appunto non dinota, il quale perche(comc 
noi abbiam detto, & affermano anco tutti gli Autori, ch'hanno 
di cotefto gloriofo Santo fatta menzione ) fu Alfiere della invitta 
Legione Tebea, prima che veniamo alla narrazione delle eroi- 
che , & divine lue virtù , e imprele , farà bene , a gloria di così illu- 
ftre Legione, & aconfolazione del divoto Lettore, dire breve- 
mente, che cofa fufle apprcfib Romani Legione , perche Tebea 
fi chiamafle , come e per qual cagione venifle in Italia : e toccare 
alcuni altri più notabili particolari, e queftafacralftoria appar- 
tenenti, che molti giovaranno per intender meglio quello, che 
fpiegare nella prefente vita, con la divina grazia, pretendiamo. 
L'Imperio Romano , che già fu Padrone , e Signore del mondo , 
era inSenato, Popolo, & Milizia compartito: la Milizia era di- 
vifa inEferciti,inPrefidj,& Guarnigioni. Gli Eferciti in Le- 
gioni , Cohorti , & Manipoli , overo in Centurie, come fcrivono 
altri . Ma fufle , come meglio piace ; batta che Legione era parte 
principaliflimadell'Efercito,& eraunafoldatefca,& un reggi- 
mento de loldati , che fotto il governo d'un Capitano Generale , 
& di molti Colonelli, conteneva dieci Cofyorti: ma quanti fol- 
dati entraflero in ogni Cohorte , ò ciafcut* de' Manipoli , varia è 
l'opinione descrittori: ma perche quello poco importa al no- 
ftro propofito, veniamo al particolare della Legion Tebea. Que- 
fta adunque, ( come fcrivono ambi gli Adoni ) fu di fei mila , tei 
cento feffantafei loldati :& ancorché altri dicano eflèr fiata al- 
quanto più numerofa, nondimeno fi può fenza dubbio tener 
l'opinione di cotefti due Ecclefiaftici Scrittori , per efiere eglino 
flati l'uno Arcivef covo di Vienna , Città pofta nel Delfinat o , vi- 

cino 



dt s. Alessandro: m 4? 

cino al quale feguì il general Martirio di quella (anta Legione, & 
l'altro Arcivefcovo diTreveri, nella qual Città fu martirizato 
S.Tirfo Tebeo, inlìeme con una numerofà fquadra de foldati 
della medefima Legione, Né altro, Legione, che fcielta de ibi* 
dati, vuol lignificare: perche in cotefto compartito, & reggi- 
mento militare erano con particolare, & diligente fcielta,i mi- 
gliori di coloro , che al foldo , & alla milizia s'offerivano , fcritti, 
& arrollati ; come fi può credere, che fufle quella ifteffa appunto 
aflbldata della più forbita, & più fiorita gente, che foffe in tutta 
la Città di Tebe ; anzi in tutta la Provincia dell'Egitto . Laonde, 
fi come da Marte , la Legione Martefe , over Martiale , & la Meli- 
tena , da Milite , era nomata , & altre da altri luoghi , & Personag- 
gi; così cotefta dalla nobiliflìma,& antichiflìma Città diTebe, 
onde ella per la maggior parte traeva l'origine, era Tebea chia- 
matale tutto che molte altre Città abbiano portato il nome di 
Tebe, come quella d'Arabia, di Beotia, di Cilicia, della Teffa- 
glia , dell' A frica, della Corfica, della Paleftina, & quella già dlta- 
lia,niuna di quelle però diede l'illuftre nome a cotefta Legione, 
di cui ora parliamo, fé non quella d'Egitto nell'Oriente, che fu 
fabricatadaOfirj.* onde a differenza dell'altre Tebi fopradette, 
viene Tebe Egizia nominatala quale, ancor che fufle daCam- 
bife figlio di Ciro diftrutta,fù nondimeno tofto da' fuoi Citta* 
dini , ne' generofi petti de' quali rimafe vivo, come virtù, & feme 
patrimoniale, & ereditario l'antico valore, &fplendor militare: 
onde di tempo in tempo continuò mai fempre quella illuftre Cit- 
tà di Tebe con maraviglilo ardore, & ardire ne'maneggi mili- 
tari :& qui, fono la guida d'Amalteo, ricuperò infieme con le 
altre Città dell'Egitto, l'antica libertà, cacciandone i Peniani, 
& dopò la Signoria de' Greci fotto Aleffandro il Magno , renne 
finalmente fono la poteftà dell'Imperio Romano, al tempo 
d'Auguftote dopo ricevè il lume della Fede,& Religion Cri- 
diana da S.Giacomo minore . Ebbe adunque cotefta Illuftre Le- 
gione, origine da quefta fiobiliffirna Città ;la quale emula delP 
onorate i mprefe de'fiioi maggiori, attefe tempre con fomma fua 
gloria a gli efercizj , & ftudj militari ; di modo che l'Imperio Ro- 
mano, che per le foggette Provincie teneva ordinarie guarni- 
gioni , non aveva in tutto l'Egitto foldati più de' Tebei (limati; 
i quali, fé bene dimoftrarono fempre in tutte Pimprefe,& occa- 

F 2 fiorii 



44. VITA 

fiorii il nativo fuo valore , & l'antica fua fedeltà verfo PImperio : 
nel tumulto nondimeno, & ribellione, che un certo Achille 
chiamato , follevò in Egitto contro l'Imperio , fi diportarono di 
modo , che meritarono elfer fra le più care , & onorate Legioni , 
che Palatine chiamavanfi, annoverata. Quefta, eflèndo fiata 
dopo l' Apoftolo, da Zambda Vefcovo fantiflìmo di Gerufalem- 
me , nelle cofe della fede , & Religione Criftiana ottimamente in- 
ftrutta, fece così gran profitto, che fu di frutto mirabile alla 
ChiefadiDio. Laonde fi legge, che eflendofi ella dopo acque- 
tato il tumulto d'Achille, data con granfervordilpirito a gli 
efcrcizj,&ufficj della vera pietà Criftiana, & a convertir anime 
al vero Iddio in quei contornici veterani foldati dell'Imperio 
de'Romani, divennero novelli Predicatori del nome diCrifto. 
Ma mentre le cofe della Criftiana Religione paflano nella Pale- 
ftina,& pertutto l'Egitto, con feliciffimo,& ottimo fucceflb, 
ecco nafeeoccafione a Diocletiano Imperatore di chiamar con 
molta inftanza quefta Legione a Roma : Onde fu forzata per ubi- 
dire al ftretto commandamento dell'Imperatore , al cui f òldo el- 
la era ftipendiata, abbandonar la- lama imprefa, & fu appunto 
quefta la cagione . L'anno di noftra fallite ducento nonantafette, 
governando Marcellino Sommo, & fantiflìmo Pontefice, la 
Chiefa , circa l'anno fecondo del fuo Pontificato , alcuni villani , 
che fi facevano chiamar Bagaudi, overo (come altri dicono)Bac- 
caridi, fotto la guida di due ribelli dell'Imperio Amando, & 
Eliano , commofiero nella Francia di là dall'Alpi una pericolofa 
fedizione , & importante tumulto , contra l'obedienza de gl'Im- 
peratori, con tanto furore, & pericolo, che fé non vi folle flato 
tofto, & ben provifto, ne averebbe al certo fentito PImperio 
molto danno '.laonde gl'Imperatori, che a quel tempo ii trova- 
vano nelle parti Orientala sfogar con gran crudeltà, Podio loro 
capitalismo contra gl'innocenti Criftiani, intefa la mala nuova 
di quello tumulto, & temendo anco di peggio, fenza frametter 
tempo, fi rifòlfe Diocletiano, detto il Giovio, Capo, ^Princi- 
pe dell'Imperio , che Marco Valerio M affi mia no, che fi chiama- 
va l'Erculeo, il qual poco avanti fi aveva eletto Collega nell'Im- 
perio , ò per dir meglio , miniflro della fua fierezza , fé ne andafle 
a far Timprefa nella Francia , & rintuzzar l'orgoglio de'Bagaudi, 
ch'egli fé ne farebbe ritornato a Roma a dar ordine alle cofè dell' 

Im- 



DI S. ALESSANDRO. 45 

Imperio , Se inviar gli eferciti all'imprefa . Or mentre Puno verfo 
la Francia, & l'altro s'invia verfo Roma, Diocletiano fpedifee 
tofto a' Capitani delle guarnigioni meflaggieri , che fenza dimo- 
ra , alla fua prefenza a Roma , per cofa molto importante alla Re- 
publica, fi ritrovino. Per il che Maurizio, ch'aveva la fuavalo- 
rofaTebea Legione nella Paleftina in guarnigione, ricevuta, & 
letta a' llioi Capitani la lettera Imperiale, ordinò che fufle con- 
gregata tutta la Legione , alla quale da un' alto poggio parlando , 
così diffe: Sappiate, valoroii fòldati,e diletti fratelli di Gesù 
Crifto, come or' ora abbiamo ricevuto lettere da gli Imperatori, 
nelle quali ci vien commandato, che (libito lette le lettere, fi met- 
tiamo in ordine, & fenza dimoras'incaminiamo per importante 
bifògno dell'Imperio verfo Roma, ove Diocletiano ci afpetta, 
per informarci d'ogni cola: onde a noi, che agliftipendj della 
Republica fiamo alprefente in arme, none lecito difubidire a 
gl'Imperatori : ma ben quivi è da confiderare , che partito abbia- 
mo da pigliare , in cafo , che da loro, come nirnici capitali del no- 
me Criftiano, ci iia comandato colà, la quale diretta, ò indiret- 
tamente ripugni , & contradica a quella fede , & legge, la quale in 
Gerufalemme abbiamo con feflata,& proteftata nelBattelimo, 
& della quale facciamo anco tuttavia palefe , & intrepida profef- 
iìone. Alle quali parole, la genero fa, & invitta Legione, che te- 
neva fiflb,& (colpito nel cuore, quanto in materia della difefa 
dell'onor di Dio,& della oflervanza de'fuoi fanti Precetti, gli 
aveva il buon Pallore Gerofolimitano con paterno affetto iniì- 
nuato , ard itamente rifpofè con alta , & unita voce, Crifto,Crifto, 
andiamo, andiamo: eccoci pronti a feguitar te fèmpre noftro 
Invitto Duce. Fu al gran Maurizio di fòmmo contento quefta 
si pronta , & degna rif polla ; onde non perdendofi tempo, fattoli 
l'apparecchio neceflario di vit tovaglie, e d'armi, tutta la Criftia- 
na milizia preie unitamente con bel ordine vedo la Città d'Alef- 
landria torto il camino, nel nome del Signore, ogni compagnia 
fottolafuaguida,e propiia infegna,e nel porto d'efia Città ri- 
trovò molte Navi, che ivi erano appunto per levarla in punto; 
lòpra le quali falita la Legione, di nuovo con grande umiltà, e 
confidanza, raccomandandoli al Signore, fecero in Italia vela 
felice verfo Roma . Ma noi qui , interrompendo alquanto il cor- 
fo dell'iftoria , mentre la reìigiofa , & invitta Legione ; fé ne pafTa 

nel 



46 r I T A 

nel nome del Signore animofa,& felicemente il mare, intrapor- 
remo alcuni particolari di eflTa Legione, a gloria di quefta illuftre 
milizia , & a confolazione de' lettori . Et prima diraffi del nume- 
ro de' faldati Tebei , ò almeno per Tebei tenutile de' nomi loro 
fin 1 ora conofeiuti: indi, de gli ordini, ufficj,& gradi loro, 8c 
d'altre cofe ancora degne da f aperti. Quantoadunque al nume- 
ro de' foldati appartiene , accennamo di (òpra , la Legion Tebea, 
fecondo gli Adoni, & fecondo EucherioVefcovo di Lione; e 
come riferifee il Cardinal Baronio ne' fuoi Annali, efler ftata di 
fèi mila feicento , e feda nta fei foldati , tra pedoni , e Cavaglieri , 
ancor che littoria de 1 Santi A more , & Viatore, appunto Martiri 
Tebei,dicaeffèrftatafolamentedifeimila,ecentofanti,e fette 
cento trenta Cavaglieri , quando fi moifero della Paleftina; ma 
accrefciutapofcia per il viaggio fino al predetto numero com- 
pito, Perciocheognifoldato,& Criftiano Cavigliere ftimavafi 
molto favorito reflereincosìvalorofa,& illutire foldatcfca ar- 
rollato. Ma di quelli, che fono riveriti come Martiri di quefta 
feliciffima Legione non fi ritrova fin' al dld'oggi il nome fé non 
di novantafette,da Monfign.BaldefTano nella fua facralftoria 
Tebea così aduno ad uno nominati, cioè Maurizio, Secondo, 
Efuperio, Candido, Tirfo, Bonifacio, Gereone, Aleflandro, Vit- 
tore , Mailofo, Solutore, Adventore , Ottavio , Amore , Viatore , 
Orlo, Vittore, Caffio, Fiorenzo, Innocenzo, Licinio, Caflio , Se- 
baftiano, Severino Secondo, Tiberio, Vitale, Fortunato, Achil- 
le, Alverio, Antonio, Benigno, Felice , Jaffredo , over Teofredo, 
Grifogono, Ciriaco, Ciro , Cucufate , Giovanni, Giorgio, Mau- 
rizio , Teodoro , Vittore, Mombo , over Mombotto, Valeriano, 
Marchefe , Ifidoro , Beffo, Tegolo, Martiniano , Giuliano , Bifu- 
tio , Deffendente , Candido , Quirico , Valerio , Dalmazio , Defi- 
clerio, Ponzio, Vittore, Mauro, Fiorenzo, Jorio, Maurizio, 
Giuvenale, Gindolfo, Abondio, Afterio, Vittore, Maurizio, 
Efluperio, Magno, Coftantino, Maflìmo, Alefiandro,Tibur- 
tio, Cofmo, Damiano, Amore, Felice, Innocenzo, Luciano, 
Stefiàno, Vittore, Eventio, Albano, Giglio, Longino, Cefario, 
Deffendente, Demetrio , Menna, Etolo , & fecondo altri , Mau- 
rizio di Porto Morifio, Cofmeo, & Matteo di Gravedona. I 
Capi, e i graduati poi della Legione, oltre gli altri non conofeiu- 
ti ancora, erano quefti: li Capitano Generale, & primo Duce 

era 



DI S. ALESSANDRO. 47 

era Maurizio, dal quale, come da Capo, & Imperatore, tutta la 
Legione, e tutti gli altri Capi dipendevano. Secondo fu fuo 
Luogotenente Generale, già Cortigiano di Diocleziano. Gli 
Alfieri furono fra gli altri Aleffàndro il noftro , Efluperio , Inno- 
cenzo, &Coftanzo, nel cuifepolcro fu ritrovato parte del fuo 
Stendardo : Candido era Auditore di campo , & fupremo Giu- 
dice delle controverse militari, chiamato daEucherio il Sena- 
tore. TirfofùgranColonello,& con lui Bonifacio parimente, 
Gereone, Vittore, Mallofo, Solutore, Adventore, & Ottavio ave- 
vano ciafeheduno di loro nel fecondo ordine della Legione gra- 
do di Capitano di centinaja di fòldati . Un'altro Vittore, & Orfò 
erano Caporali. Et quefto è quanto fin' ora fi è potuto fapere 
dalilftoria del predetto B.Eucherio, & da altri, & antichi, & 
moderni Scrittori dell'Ordine, governo, & flato della Legion 
Tebea. Ma quanto al refto poi è da credere , ch'ella fufle tale, 
quale aduna compita, & ben' ordinata Legione conveniva. 
Quanto alllnfegna, fé ben tutte le Compagnie avevano le loro 
Infegne particolare, & ogni Alfiere lafua: nondimeno il Gene- 
rale Stendardo di tutta quefta Milizia rapprefentava il Velo 
d'oro, cioè una pelle di Montone con la lana d'oro, col quale 
Geroglifico, sì come gli antichi Egizi volevano fignificare la 
grandezza del fornaio Giove loro Dio: così la pia Legione Te- 
bea il vero,& foloDio della falute loro, Crifto Salvatore, nel 
Montone, che fu da Abraamo invece del proprio Figlio Ifaac 
uccifo,& offerto, od'anconei Velo di Gedeone altamente figu- 
rato. Etera quefto Velo, e quefta pelle di Montone con la lana 
d'oro, per dinotare la fapienza,& rardentiflìma carità, con la 
quale volle Gesù Crifto immaculato, & manfueto Agnello, fal- 
care con lafua morte, &fàngue tutto il mondo. Laqual nobi- 
lita ma, &glcniofa infegna bàpofeia per fuo onorato fregio pre- 
fa l'Ordine Uluftriffimo de' Cavaglieri , che fi chiama ora del To- 
fonc. Quefta dunque era la univerfàle, & generale infegna del 
gran Stendardo di tutta la Legione , ma ogni fquadra ( come ab- 
biamo detto ) & ogni Compagnia aveva la fua particolare ; come 
la Compagnia di S.Innocenzo Alfiere portava nella fua infegna 
una Croce bianca: la Compagnia di S.Mombo,ò Mombotto, 
fimilmente Alfiere , un Toro :&. la Compagnia del noftro S. Ale£ 
fandro , un Giglio parimente bianco , come dalle antiche , & dai* 

le 



4 8 VITA 

le moderne pitture fi vede chiaramente . L'abito militare poi de* 
principali della Legione era, come lì vide chiaro nell'Invenzione 
di S. Cereone (uno de' primi Capitani di efla ) molto vago , & ric- 
co :perciochequefto Santo Martire fu ritrovato in Colonia nel- 
la fua propria Chiefaveftito in quefto modo appunto: Aveva 
egli una fopravefte, che arrivava lino al ginocchio, di feta; di 
finiflimo color cremeiè: un'altra fotto, di nobiliflìma porpora, 
fino a mezza gamba : la terza, vicina alla carne, di feta candidis- 
sima, che rofieggiava alquanto, fòtto ad ambedue, con la fiia 
fpada alla cintura appefa .- Aveva in oltre (opra il petto una Cro- 
ce d'oro granito , un dito larga, & un buon palmo lunga , che tut- 
tavia pur lampeggiava . Le calze erano intiere , ricamate a fiori , 
che raflembravano occhi di Pavone, & tale (ìpuò credere folle 
anco l'abito , e'1 guarnimento del gloriofo noftro S. Alelfandro , 
& de gli altri graduati parimente. Ma egli è tempo, che andia- 
mo ad incontrare quefta feliciflìma Legione ; la quale giunta , & 
fmontata inltalia lana, & falva, s'incamina a gran paffi verfo 
Roma, per apprefentarfi fecondo l'ordine Imperiale a Diocle- 
ziano , il quale (come s'è detto ) era ritornato a Roma , per racco- 
gliere la foldatefca,& di mano in mano inviaria nella Gallia Subal- 
pina, ora detta il Piemonte: ma giudicarono (&faggiamente) i 
Capi della Legione eflerbene far prima la dovuta riverenza al 
gran Vicario di Crifto Marcellino , che allora fantamente gover- 
nava (come s'è detto) la Chiefa Apoftolica Romana , il quale con 
indicibile giubilo di cuore accolfe la Legione, & fentì fornaio 
contento, in vedendo (maflìme inqueicalamitofi tempi) così 
numerofa , & onorata fchiera de foldati Criftiani , i quali furono 
dal Santo Paftorc con paterno affetto ftabiliti , & confermati nel- 
la fede, &confefiìone del nome di Crifto ;& d'indi ricordò loro 
l'obligo,&laprofdTìone della milizia Criftiana, nella quale era- 
no flati nel Sacramento delBattefimo afcritti,& feoperfe loro 
gli aguati, & le infidie del Demonio, & gli avvisò delle aftuzie, in- 
ganni, & arti de gl'Imperatori, i quali or conpromefTe, or con 
minaccie , or con lufinghe, & ora con tormenti fi sforzavano in- 
durre ifeiocchi al fuo volere :& quivi la generofa Legione così 
benammaeftrata,& ri n corata, prefa dal Santo Padre la benedi- 
zione , s'inviò con bella ordinanza alla volta del Palaggio di Dio- 
cleziano, il quale con lieto fembiante i'accolfe, & brevemente 



DI S. ALESSANDRO. 49 

gli efpotè l'importante cagione, per la quale Pavea con tanta in- 
ftanza chiamata in Italia : laonde gli commandò , che fenza indù* 
gio s'inviaflero verfo il Piemonte , che quivi appunto in Torino 
gliafpettavainfieme con l'altre Compagnie llmperator Mafli- 
miano fuo Collega, per paifarfene pofeia con tutto l'Efercito 
oltrai Monti, come farebbono eglino da lui meglio informati, 
cui il faggio Maurizio a nome di tutta la Legione, con molta ri- 
verenza^ gravità rifpotè; che fubito avute le lettere, & gli or- 
dini Imperiali, s'erano polli in viaggio, per venir a ricevere da 
Sua Maeftà l'ordine , & la commifllone di quanto efli fare , & efe- 
quir doveano . Percioche , come foldati fedeli all'Imperio , & a 
Ipefe della Repub. Rom. ftipendiati , non potevano , né doveva- 
no mancar d'ubidire , & fervire ne' bifogni in fua diffefa pronta- 
mente. Laqualrifporta moftrò d aggradire l'Imperatore fom- 
mamente, & licentiolli : ma la divota Legione non prima , che di 
nuovo dal Santo Padre Marcellino ribenedetta , s'incarnino ver- 
fo il Piemonte, ove ritrovò Maffimiano , che con gran defiderio 
l'afpettava:ilcui molto valore egli aveva un pezzo fa per fama 
intefo : onde fperava anco vedere illudri i mprefe in quefto fatto. 
Giunta adunque la generofa Legione in Torino, s'apprefentò 
con ordine mirabile a Maflimiano, il quale con lieto vifo l'acca- 
rezzò , & accolie : & lodò fommamente gli arneii , & l'ordinanza; 
indi il giorno f eguente alla prefenza di molti Capitani , & Conlì- 
glieri , così da un 1 alto , & fuperbo Trono , ove eraaffifo , rivolto 
a Maurizio, & a gli altri Capi della Legione, incominciò a par- 
lare: La facra,& foprema Maeftà dell'onnipotente, & invitto 
noftro Imperio , e 'ha di già ormai domato ,& foggiogato tutto 
il mondo , fentendofi ora da feiocco , & troppo temerario ardire 
di vile , & mal configliata gente qui vicina , (otto la feorta di certi 
noftri ribelli, & fèdiziofi, gravemente offefa, per abbaflar, & 
rintuzzar l'orgoglio di coftoro,& caftigar la gran temerità, & 
contumacia de'feguaci loro, & anco per riparare a forfi maggior 
male, ha non pure dalla PalcftinalaTebea Legione, ma da molte 
altre Provincie ancora sì numerofa , & valorofa foldatefca come 
vedere , in Italia ora chiamata , & qui raccolta , per paflar pofeia 
in breve nella Francia, oltra i monti, a vendicar altamente l'in- 
giuria del Romano Imperio, & acquetar il runico furore. Per 
ilchedoveràanqftronome ognuno di voi inanimire, & rinco- 

G rare 



$o VITA 

fare ifuoi faldati, a dimoftrarfi anco in quefta imprefà quei fé* 
deli, &valoro fi guerrieri, che fi fono fempre in tutte l'altre, per 
l'adietro, per la diffefa dell'onore, & Stato della medefnna Repu- 
blica (coperti; affinchè riportandone la fperata vittoria, ne re- 
fiino e gl'immortali eccelli noftriDei da noi con vittime, & fa- 
crifizj ringraziati, & il Romano Imperio da tutto il mondo mag- 
giormente temuto, & obedito, & gli animofi combattenti da 
noi premiati , & onorati degnamente . À0e quali parole rifpofè 
allora con grave,& riverente maniera, a nome de gli altri Capi- 
tani,e di tutta la Legione Secondo, in cotal modo: Sappi, ò 
potentiflìmo Imperatore, che dalla tua Sacra Maeftà or tienfi , & 
terraffi anco per l'avenire mai fempre altamente favorita laTe- 
bea tua fèdeliffima Legione , armarli ad un minimo de' tuoi cen- 
ni d'impenetrabil ferro il petto, cingerfi di ben'arrotato brando 
il fianco , che d'intrepido cuor farà tempre armato alla diffefa di 
quella Repub. , & Imperio , all'onorato foldo , & ftipendio di cui 
dia mil ita , e ftà ttitt 'ora pronta in arme già molt'anni • Onde co- 
tefte armate noflre deftre,& de commilitoni tutti faranno nel 
nome del Signore, dell'ingiufte offefe contra la Maeftà di sì po- 
tente Imperio alta vendetta: ma fappi ancora, o Grande Impe- 
ratore, che nona coteftiSimolacri de fcelerati rei, più tofto che 
facrati Dei , ma fclo al folo vero , & vivo Iddio , il quale a maravi- 
glia grande, ne' luoi Santi, & lènza paragone eccelfofopra tutti 
i Dei , dà la virtù , & la fortezza alla fua plebe fedele , & arnmaeftra 
lenoftremani,& le noflre dita per combattere contro i rubelli 
del fuo Santo nome , per la vittoria ,che attendiamo , Oflie , Voti 
dovranli ,e facrifizj dilode , e di giuftizia ; nel refto poi fiamo , & 
faremo mai fempre a' tuoi cennf armati, e pronti. Or conofeo 
io ben chiaro, Secondo, la poca tua prudenza , rifpofe Maflimia- 
no, che potendo tu efler uno de'primi dell'Imperiai noftro Pa- 
leggio, hai voluto piùtofto feguir il Nazareno; però a più op- 
portuno tempo mi riferbo a ragionar teco di ciò, & d'altro an- 
cora, fra tanto tu dovrai qui trattenerti in Corte, fin ch'io fpe- 
difea altri più gravi affari . Et quindi licenziati gli altri Capi , il 
giorno feguente l'Imperatore fece chiamar Secondo,& con mil- 
le diabolici ftratagemmi , & artifizi tentò più volte perfuadergli , 
cheritornalfealcultodélliDeitmà riufcmdo all'Imperatore il 
tutto vano, lo fece incarcerare; il che- fu a Secondo diforomo 

con- 



DI S. ALESSANDRO. 51 

contento : ma alla Legione d'incredibil doglia, indi alli 26* 
d' Agofto decollare . Or mentre quefte cofe panano in tal modo, 
fi leva nclPefercito per la morte di Secondo un gran fcompiglio , 
del che ben torto avifato Maflìmiano, il qual di già paflati i Mon- 
ti di S. Bernardo s'era con tutta la malfa dell'efercito accampato 
nella fpaziofà, & amena campagna d'Ottodoro, che oggidì è 
chiamata Martinach; terra polla tra Pantica Città deSeduni,or 
detta Sion, &Tarantafia, dubitando egli perciò di qualche di- 
sordine , & ftratagemma , commandò una moftra generale , & un 
folenne, e publico facrificio,al quale veniflero tutti i Capitani 
delPefercito, con le lorfquadre armate: quivi fopra ilfacro Al- 
tare ad offerir Vittime, Incenfi, e Voti, per impetrar da' Sommi 
Dei contro inimici la vittoria, & preftare il giuramento milita- 
re, che così appunto era flato anco da' Tribuni deioldati confi- 
gliato, affinchè ilTirannovenifle quindi in chiara cognizione, 
guanti , & quali fuflero nelPefercito i feguaci della Reiigion Cri- 
iana,i quali per la morte di Secondo aveffero il tumulto nei 
Campo fufeitato. Dato Pordine, fu fènza indugio l'Imperiai 
decreto a fuon di trombe con publico proclama a tutto Peferci- 
to intimato . Or mentre i Capitani con le lor fquadre,& Compa- 
gnie fi mettono in ordine per la moftra, la faggia,& Tebea Le- 
gione, la quale era ftatabeniffimo informata dell'arte, & aftuzia 
diabolica di Maffimiano, dubitando queftaefler una invenzione 
dell'Imperatore per ridurli a qualche ftretto paflb , fi rifolfe riti- 
rarli alquanto dall'Efercito:& trattare quello fi doveva fare in 
queftocafo: nella qual dieta fu da Maurizia colcon(ènfo,& pa- 
rere di tutti i capi , dopo van difeorfi , & affettuosi prieghi a Dio, 
faggiamente conchiufo , & ftabilito, che trattandofi quivi & del- 
la obedienza degl'Imperatori, e delPinterefife della Criftiana re- 
ligione , non fi poteva fenza fofpetto d 'infedeltà , & codardia ri- 
fiutare la moftra Generale, & il facramerito militare, nel modo 
però , che loro come Criftiani conveniva , ma che ritrovarli pre- 
lenti , anzi ne anco vicini al publico fàcrificio , non era lecito per 
la legge Criftiana (feguifle ciò che volefte, anco la morte) a modo 
alcuno . Fatta adunque quefta generofa , prudente , & ferma de- 
liberazione, fé ne ritornò la zelante Legione al fuo luogo, tutta 
in tutto rifoluta di lafciarvi la vita più tofto, che un minimo ime- 
refledelPonordiGesùCrifto; laonde venuto il giorno prefifTo 

G 2 della 



fr V I T A 

della moftra, ellainfieme con tutta la malfa deirEfercito com- 
parve in vero tanto nobilmente , ch'ebbe a dire Mafiimiano ( che 
aquefta moftra prelènteritrovar fi volle) che l'Imperio Romano 
ben poteva di così fiorita, & ben 1 armata, & ben'inftrutta mili- 
zia gloriarlì,& per lei prometterli illuftri vittorie f & fegnalate im- 
prele ; percioche fi può credere al li curo, che quella nobiliffima 
Legione fufle nell'arte, e dilciplina militare eièrcitatifftma, & 
nell'ordine mirabile, & ne gli arnefi guarnita egregiamente. 
Fornita con molta fodisfazione dell'Imperatore la moftra gè- 
nerale,fù intimato per il feguente giorno il fagrifizio,cui do- 
vea immediatamente feguir il giuramento da predarli invio- 
labilmente da foldati. Ma fra tantoché fi va il folenne facnfi- 
zio apparecchiando, la Tebea Legione ricoverata al fuo quar- 
tiero, fu da Maurizio con tali affettuofe parole efortata a riti- 
rarli dall'Efercito lontana, per non contaminarli nell'abomi- 
nevole facrifizio . Eccoci , valorofi foldati, diceva , anzi diletti^ 
fimi figliuoli^ giunti finalmente acjuel termine, che di già il fan- 
tHrimoPadreMarceIlino,quafidivin'Oracolo,aRoma ci pre- 
dille, nel quale Iddio, iti altra maniera, che l'Imperatore Maffi- 
miano ha da fare della noftra fedeltà, & obedieraa, illuftre pro- 
va : Eccoci ora condotti lungi da' noftri paterni lidi , fra quefte 
afpre alte montagne, in poter d'un crudele, & empio tiranno, il 
quale , non contento d'aver dato la morte al fedel noftro Luogo- 
tenente, ha per l'ineftingui^ilfete dell'innocente fangue deCri- 
fìiani, con diabolico ftratagemma commandato folenne facrifi- 
zio, a difegno ò d 'indurci all'empio fuo volere , ò far di noi, 
crudel, l'ultimo feempìo: per il che farà bene, che noi, sì come 
col penderò fiamo da cotefti abominevoli, & diabolici facrifizj 
lontani affatto, così fiamo,&fimoftriamocon leperfone ede- 
re in effetto, per non contaminare né gli occhi col vedere, né 
l'orecchie coll'udire tanta abominazione, & iacrilegio . Scortia- 
moci dunque quinci, & ritiriamoci in difparte quanto prima, 
affine che all'orazione attendere più liberamente, &difporci a 
far l'alto voler di Dio polliamo aliai più degnamente, che con 
noi farà fempre l'ajuto del Signore , che i fedeli fervi fuoi non ab- 
bandona. Piacque cotal parere a tutti i Capitani fommamente; 
onde la Legione, full' imbrunir del giorno ,poftafi in orazione, 
& raccomandatali umilmente a Dio, levofli tutta animofamente, 

Se 



DI S. ALESSANDRO. Sì 

&prefo il cammino più a dentro nella Gallia, arrivò in Agauno, 
luogo da Ottodoro difcofto circa otto miglia , che ora dal marti- 
rio del Santo fi chiama San Maurizio , & quivi fermata, vaffilse f 
&diftefe i padiglioni. Ma non apparve prima il giorno, che le 
fpie dell'Etèrcito fecero fapere all'imperatore, come Maurizio 
con tuttala Legione Tebea, s'era in Agatino ritirato; per il che 
Maflimiano di fiero fdegno accefo, mandò lubito gl'Araldi, i 
quali intimandole l'Imperiai Editto, la richiamaflero al di già 
preparato facrificio,& folenne giuramento in Ottodoro : Giunti 
ì melfiin Agauno, & fatta a'Capitani la intimazione, ebbero dal 
Generale a nome di tutta la Legione tal rifpofta . Ha l'Imperato- 
re (come beniflimo intendemmo) con publico decreto, & bando 
in Ottodoro tré cole comandato, la moftra generale, un caftrenfc 
facrificio,& il militare Sacramento; or ad una di quelle tré inti- 
mazioni abbiamo con ogni prontezza ubbidito: percioche alla 
moftra fiamo inlìeme con gli altri (come egli fletto sa beniflimo) 
comparfi: & al giuramento fiamo tutti ora apparecchiati,pronti, 
& ben difpofti : ma in quel modo, cioè, che à foldati,di profeflìo- 
neCriftiani, è lecito la fedeltà giurare al fuo Signore: ma ritro- 
varli prefenti,nc pur vicini à cotefti deteftabili voftrifacrifizj, 
ne'quali quell'onore, che folo al folo vero, & vivo Iddio dar con- 
viene, à fimolacri d'uomini rei, anzi à Demoni s'offerifce, quefto 
né dobbiamo, né polliamo, né vogliamfare in modo alcuno: 
pofciache, le come foldati, & ftipendiati dalla Republica Roma- 
na, fiamo prontiflìmi à fervida con l'arme, & valor noftro con- 
tro i nemici, i ribelli dell'Imperio, come fin'ora fatto abbiamo 
fempre ; poiché in fua di fefa , e ferviggio non abbiamo né fatica, 
né langue , né pur la vita ftefla rifparmìato , per qual cagione non 
doveremo noi, come foldati di GesùCrifto,&profeflbri della 
fua vera Fede, & fama Legge, mantenere ad ogni noftro potere 
quella leal fedeltà, & obbedienza, la quale con folenne promeffà, 
& profetinone abbiamo fatta nel Battelìmo a Gesù Crino ? Laon- 
de riferirete pure a nome di tuttala Tebea legione all'Imperato- 
re, chea preftare il dovuto giuramento militare, & a combattere 
valorofamentecontra li nemici dell'Imperio fiamo pronti: ma 
che in Ottodoro all'empio facrifieionoi non fiamo per far già- 
mai ritorno : faccia egli di noi ciò , che gli pare, che ci farà il mo- 
rir per Crifto immortai gloria ; iVlàqual folle il Sacramento, ò 

giù- 



54 VITA 

giuramento militare da foldati Criftiani a preftarfi confueto, 
e con qual forma di parole fi efprimefle,lodimoftra Vegetio, 
quando dice : Jurant per Deum Chriftum , & Sandìum Spiritum, 
fepermaeftatem Imperatoris, qua (ecundum Deum generi huma* 
no diligenda eft, & colenda ; Jurant autem omnia , quapraceperif 
Jmperatorflrenue,fe fatluros,nec mi liti am unquam dejerturos, 
nec mortem ipfamplanepro Romana Republica recufaturos : cioè 
giurano per Dio , per Crifto , & per lo Spirito Santo , & per la Cal- 
vezza dell'Imperiai Maeftà, la quale doppo Iddio deve eflere da 
gli uomini amata , & riverita , di efequire ad ogni poter loro 
quanto gli verrà dall'Imperatore commandato, che il campo 
non abbandoneranno già mai ; che per interefle della Republica 
non ricuferanno riè pur i'iftefla morte: & che in (òmma milite- 
ranno , & ferviranno al loraPrincipe fedel , & lealmente . Quefta 
era la forma del giuramento militare, che ufàvanoi foldati Cri- 
stiani, al quale s'offerfe pronta anco la legione Tebca in quefto 
cafo. Or con quefta poco grata ri fpofta di Maurizio ritornaro- 
no gl'Araldi a Maffimiano in Ottodoro , il quale perciò tutto 
dira infiammato, & di furore, commandò, che fufle di nuovo 
intimato alla Legione l'Imperiai decreto , & richiamata in Otto- 
doro al facrificio, & non volendo ella obbedire , foffe come con- 
tumace decimata, cioè, che per ogni dieci foldati, un fofleucci- 
fo, la qual forte di caftigo ufavano i Romani contra la difobbe- 
dienza de foldati . Ma il buon Maurizio fra tanto, a guifa d'altro 
novello, e forte Macabeo, non perdeva tempo in andar rinco- 
rando la Legione, inanimandola alla coftanza,& fortezza Cri- 
fliana , fin al fine , con la fperanza della immortai corona . Or eb- 
be appena Maffimiano pronunciata la crudel fentenza contra 
l'innocentiffima Legione, che fpiccatafi dal lato del Tiranno una 
banda de'foldati , cui toccava d'efequir l'ingiuftiffima fentenza, 
lenza indugio fé ne venne in Agauno, volando alla volta della 
Criftianiffima Legione, la quale, pofta in orazione, fé ne flava 
conardentiffimodefiderio afpettando doverfi d'ora in ora offe- 
rire al fuo Signore in facrificio : & ecco giunti quivi i Cefariani , 
gl'inumano di nuovo l'empio Editto : & non volendo ella obbe- 
dire la capitale fentenza della decimazione : mala valorofa Le- 
gione poco dimando llmperial commandamento, e nulla anco 
la morte, s'offerfepronta alla corona del martirio per amore, & 

ono- 



DI S. ALESSANDRO, 55 

onore del fuo Signore, per il che i fieri minifìri della empietà di 
Cefare,aguifa di affamati lupi, fi mifèro fenza pietà a ferire per 
ogni dieci uno,altri nella gola,altri nel petto con mortai percofla: 
nella qual decimazione, afpettava , anzi defiderava ogn'uno , che 
gli toccafle la felice forte . Or decimata la beata Legione,di nuo- 
vo gl'inumano lo Imperiai decreto, il quale anco più animofa- 
mente , che prima rifiutato , i Cefàriani ftupendo di sì gran cuore 
deTebei,riferirnodi nuovo a Maffimiano, che la Legione non 
folo per Tefequita (uà temenza s'era piegata all'obbedienza dell* 
editto, ma per la morte de'compagni divenuta anco più forte, 
e ardita, & che doveva allora far Tempio Tiranno per isfogar 
contraTebei il fero fdegno? mandarla fenza indugio tutta a fil 
difpada; ma egli anco per allora l'impeto del furore fofpenden- 
do (percioche gli rincrefeeva fommamenté, che il Romano Im- 
pero di così efèrcitati,&valorofifo!dati rimanefle privo) com- 
mandò, che di nuovo la forte decimata un'altra volta, dandofi 
follemente a credere, che la Legione a quefta feconda decima- 
zione, alla fua obbedienza fi rendefle. Ma la gloriofa Milizia, 
che altro più non afpettava , che Pultima prova del crudel Tiran- 
no, offerendoli umilmente al fuo Signore,^ ne andava alla degna 
corona del martino difponendo ,& preparando con ardente 
affetto; quando furono ritornati ifoldati Imperiali con nuove 
protette , & intimazioni , tentano (ma fempre in damo) Tinvinci- 
bil coftanzade'Tebei: onde ritrovandoli più che mai cortami, 
e forti, gli fono fenz'altro dir fubito adoflb,nel chei valorofi, 
& invitti CavaglieridiCrifto con fanta emulazione contenden- 
do fra di loro, andavano procacciando di efler nel numero di 
que(V altra almen beata forte. Quivi Efluperio, della Legione 
Alfiere Generale, percioche Maurizio era flato uno di quelli, cui 

Eer alta lua ventura , di ricevere a quefta feconda decimazione la 
ramata corona del martirio era toccato,diede a crudeli miniftri 
di Celare sì generofa,& intrepida rifpofta, che intefa dalTiran- 
no, non fi potè più contenere, che tutto d'ira avàmpando,e fie- 
ro ldegno , non comàndafie che all'ora all'ora fofie fenza dimora 
il rimanente della Tebea Legione come rubelle non più decima- 
ta, ma tutta tagliata crudelmente a pezzi, & infinédiftrutta: ma 
perche , non ottante la partenza di Tirfò , di Gereone , di Caffio , 
di Fiorenzo , di Mallofo , & di Vittore , con le condotte loro , & 

com- 



56 VITA 

compagnie;& n5 ottante anco la prima , & feconda decimationc, 
era pur tuttavia anco numerofa rimafta la legi($ne,fù bifogno,chc 
Maflìmianomandalfelà tutto l'Efercito armato: s'erano di già 
corraggiofifoldati di Crifto, depofte Tarmi della milizia terre- 
na, armati delle Celefti, & fatti forti; dati altri alle Orazioni; 
altri a confortarfi l'un l'altro allaconftanza;& altri a dar a 1 cor- 
pi de' felici compagni fepoltura : quando fopragiunti dall'Efer- 
cito crudele fumo fenza pietà, ò ritegno con arrabbiato impe- 
to, e furore, a guifa de manfucti Agnelli da ferociffimi Leoni 
aflaliti , & afferrati in mezzo , & quivi di fubito , appena intimata 
loro la fentenza, cacciatifi gli empj Cefariani a furia dentro là 
Legione, né fecero così fpietata , & fanguinofa ftrage , che del fa- 
crato,& innocente fangue ne reftòper molto tempo, non pur 
molle il terreno Agaunefe; ma tinti ancora i fuoi vicini fiumi; 
ond'era in vero pietofo fpettacolo, & maravigliofò infieme il 
vedere quella fpaciofafpiaggia tutta coperta de'Sacrati corpi, 
che fembravano appunto tanti purpurei, & odorofì fiori; fo- 
flennero con indicibil eonftanza,& fortezza d'animo gl'invit- 
ti Cavaglieri di Crifto il ferociffimo impeto; & crudeliflìmo 
aflalto col feudo della Fede; con la fpada dellpirito,& con l'el- 
mo della falute armati; & perciò con nuova maniera di com- 
battere fatti vincitori furono per l'afferrata impietà del Tiran- 
no, & perlaconfcrvatafede di Gesù Crifto in Cielo d'eterni, & 
trionfanti allori incoronati. Quefto fu appunto il beato fine del 
gloriofo certame della felice LegionTebea, le cui preziofè Co- 
rone, vittoriofe palme, illuftri trofei, & Celefti trionfi, da quel 
tempo fin al dì d'oggi non ha mai la Santa Chiefa tralasciato di 
celebrare con gran (blenni tà ogn'anno. Or eflequita in cotal 
modo la crudel,& inaudita ftrage de'Tebei,chefèguì appunto 
il ventefimofècondo di Settembre Tanno di noftra falute ducen- 
to novanta fétte , gli empj carnefici ftanchi più di ferire , che fazj 
di fpogliare i facri corpi, le ne ritornarono carichi di ricchi arne- 
fiinOttodoro. Ma quindi acquetata felice, e facilmente dedi- 
zione,^ tumulto de'Bagaudi,& bene aflicurata la Francia de 
prefidj , & monizioni , avendo Maffimiano intefo , che alcuni de* 
Soldati Tebei dal general macello fcampati, fé ne andavano per 
le Città, intrepidamente il nome di Crifto predicando, fi diede 
con maggior rabbia, che mai a perfeguitarli; Ma Iddio, che 

que* 



DI S. ALESSANDRO. 57 

cjuefti pochi aveva per all'ora falvati dalla ftrage,aceioche folle- 
rò della fallite de molti popoli cooperatori, & ottimi teftimonj 
della verità Criftiana in diverfe parti, non volle che fé non qual- 
che tempo dopo Puniverfal mortalità, la gloriola Corona del 
martirio ri ce vertero ; affine che non folo la Francia Tranfalpina, 
ma la Cifalpina , e Subalpina ancora, & molte Città dltalia , & di 
Lombardia follerò delle preziofe, & facre Reliquie de* Beati 
Martiri Tebei nobilitate, arricchite, & fantificate, per i meriti, 
& interceflìoni de' quali , & operaffe Iddio grandi meraviglie , & 
concedefleà molti molte, & illuftri grazie ;& quindi è, che per 
mezzo del gloriofo martirio di Orfo , & di Vittore , infieme coti 
la loro felice compagnia di fetfantafei (òldati Tebei, fu la Città 
di Solodoro ( che ora fi chiama la Città di Solodurno ) nell'Elve- 
zia , paefe de' Suizzeri , illuftrata ; ove , fecondo alcuni , ripofano 
ancora i Corpi de' Santi Martiri Felice , Cofmo , & Damiano , te- 
nuti per Tebei. Treveri antichiffima,e nobiliffima Città della 
Francia, reftò col fangue, e col martirio non folamente di Tir- 
io , e di Bonifacio , & di tutta la loro Compagnia conlàcrata ; ma 
ancora di tuttala Città, per la fede,& confeffione dei nome di 
Crifto , mandati da Retto varo a fil di fpada . La Città di Piacen- 
za da Antonio (dal volgo malamente chiamato Antulino) ono- 
ratiffimoibldato dicotefta facra Legione, dopo Iddio ricono- 
fee la fua fallite, & gran parte ancora della (uà nobiltà, & gran- 
dezza^ quefti non folo dalla Città di Piacenza, ma dalla noftra 
di Bergamo ancora è tenuto in (omnia riverenza : non lungi dal- 
la quale èfabricata una onorata Chiefa adonor fuo nella Terra 
di Locate, forfè in memoria di qualche (ègnalatp miracolo, ò 
beneficio ivi fatto dal Santo, come appunto accenna, & canta 
mio Padre nel fuo Teatro . Gereone Capitano mife con Tillufire 
fuo martirio, & con quello parimente di trecento dieciotto de* 
fuoi foldati la Città di Colonia in gran riputazione , & al prefcnte 
con fegnalate fue Reliquie nobilita la noftra Chiefa di S. Alefian- 
dro dalla Croce . Cafiìo , & Fiorenzo infieme con molti altri fol- 
dati Te bei, di cui non haflì il nome, hanno illuftrata la Città di 
Verona, ora detta Buona: Vittore, Secondo, & Mallofo, con 
le loro compagnie, una Città nella Franconia, ò Sicambria, 
chiamata Xanto : Tantichifii ma , & llluftriflìma Città di Torino , 
leggio nobiliffimo de Sereniffitni Duchi diSavoja gode oltraiS 

H pre- 



$3 V I T A 

|>reziofoteforo del facrato Corpo dell'invitto Maurizio, le fa« 
crate Reliquie de Santi, Adventore, Ottavio, & Solutore, in 
onor de 1 quali fi vede fabricata una pompofa Chieià,& eretta 
una ricca Abbazia, che dal nome del principal di quefti Capi- 
tani, fi chiama Santo Solutore* Et quelle altresì di S. Martinia- 
no, Giuliano , Bifutio,& Conftamio , & fecondo altri anco d'Ili- 
doro ,& di Benigno* Tiberio, un'altro Maurizio, con Grego- 
rio iiluftranocdn i loro facri corpi Pinarolo Città del Piemonte* 
Conftanzo, Teodoro, & un 1 altro Vittore, Magno, Ponzio, De- 
iìderio, con Dalmazio., H Marchefato diSakizzo. Teofredo,ò 
Jaffred© ^ifteffo Marchefato. Alverio, & Sehaftiano Foflano 
Città pure del Piemonte* Valeriano la Valle di Sufa , ove iù mar- 
drizzata, Nansì Città in Lorena onora il corpo di S. Eventio 
ibmmamente^ Quello di Candidò., di Quirico, di Deffendente, 
& di Valerio., à Monferrato, ove appunto furono martirizzati, 
&uccliL laureaglielo di Tegolo, e di Beflb. Marchete è tenu- 
to iRgrandiflima venerazione da Altefiani poco lungi da Tori- 
fio. L'atvno 1235: fiù con gran folennità da Agauno in Valenza- 
no trasportato , un'altro Vittore pur Tebeo . Pavia fi gloria d'un 
ferzo Maurizio, & d%n' altro Eifuperio parimente. Un'altro 
Vittoreèriverito in Spagna . Milano riverifee il capo di S. Mai- 
fimo in So Nazaro:& molti altri di cotefti Santi Tebei per il ilio 
gran territorioijaarG fono tenuti in (omnia riverenza; percio- 
che Mojola nella Valle di Stura onora S* Mombo, over Mom- 
botto, in abito di Cavagliele, con un Toro dipinto netPinfe- 
|gna„ Carnè SvXa&acenzo. Serra un'altro Maurizio. Rivolta, 
il fuo Vittore . Befozzo , Yiburtio , & un 1 altro Aleiìaodro della 
medefima Legione sì: trià dal Beato S. Cario riconofeiuto dal 
Doftro differente;; Et nei Territorio noftro di Bergamo pari- 
mente fi trovano Chiefe ad onore di molti di cotefti Beati Mar- 
tiri Tebe fàbricate : come a S* Mauriziouna Chiefa vicina a quel- 
la de SS. Fermo , & Ruftico : a S.Defendente una Chiefa , & com- 
pagnia de Battuti nel Borgo di S, Leonardo. Un'altra a Santi 
Fedele, Fiorenzo, Dalmazio, Vittore, Giuliano, Ciriaco nell* 
Mola verfò Trezzo , Ma fra quelli , che per particolar divina pro- 
videnzafìfottraffèro dal gran macello Agaunefe (pervenir or- 
mai al principal noftro intento) fu anco il gloriofo noftro protet- 
tore S.ALESSANDRO Alfiere nobilifììmo( come dicemmo) 

di 



DI S. ALESSANDRO. 59 

diqueftaSacratifiima Legione, il qual incompagnia d'un 1 altra 
Gallio , & dun'altro Secondo, di Licinio, & Severino fé ne pafsò 
in Lombardia, predicando con gran fervore, & fruttola parola 
d'Iddio per molte Città, Ville, & Cartelli :& giunto in Milano, 
&riconofciutoperCriftiano,& perTebeoèdifubito prefo, Se 
iniicme co" compagni in una ofeuriffima, & puzzolerniflima 
Prigione rinchiufo, la quale foleva fervire per fèrraglio,& cu* 
fìodia d'animali, ove fu pofeia ad onor del Santo fabricata una 
Chiefa chiamata S.Aleflàndro inZebedea,al prefènte officiata 
da'PP. Barnabiti , i quali a maggior gloria del Santo hanno dato 
ad una fontuolà fabrica alto principio, chiaro, & illuftre tefti- 
monio della (ingoiar divozione, che hanno a quefto gloriofo, & 
invitto Alfiere i Milanefi. Governava all'ora la Chiefa Metro- 
politana di Milano con paterno affètto il buon Materno fantit 
fimo ,& vigilantiffi mo Paflore, & Padre, il quale, fra gli altri luoi 
particolari, & Criftiani e(erciz) , attendeva con gran zelo, & cari- 
tà^ ridurre il fuo gregge dalla falfa,& diabolica, alla vera, & 
Criftiana Religione, & iniieme con Fedele fedeliflimo fuo fami- 
gliare , & buon fervo del Signore a vifitare, & frequentare le Car- 
ceri de'Griftiani prigionieri , confortandoli con affettuofe efor- 
tazioni alla pazienza, & fovvenendoli con le proprie facoltà ne* 
loro bifogni . Or mentre fé ne vanno quefti due fervi di Dio con 
paterno, & fedele affetto di pietà vifitando le Prigioni giungono 
finalmente là, ove pochi giorni avanti era (lato Aleflandro co 1 
compagni incarcerato , i quali riconofeiuti foldati Criftiani del- 
la Legion Tebea , fi diede il buon Maternoà confortarli in cotai 
guifa; Confolatevi,confolatevi, fratelli nel Signore, & fate fe- 
lla, poiché di già le fcale appoggiate avete alle mura della Cele- 
fie Gerufalemme: già vi veggiamo falire,e impadronirvi della 
Rocca del Cielo ; è voftra la vittoria , fé voi con animi forti , a voi 
fteffi farete violenza, difponendovi a morir volontieri per acqui- 
fiarvi quella eterna gloria, per la quale all'uomo tornamoito ben 
a conto patir, & fopportare ogni gran cofa: O felici, & beati 
voi, che non avete feguitate l'infegne di Terreno Duce per ac- 
quiftarvi beni fugaci , e vani ; ma feguitato il gloriofo ftendardo 
della Croce, fot to il cui fegno potete efler certi di dover reftar 
vincitori , & acquiftarvi un' infinito bene , un fommo onore, una 
corona perpetua, & eterna vita, qual fi hanno giàacquilfc^ gli 

H a ai- 



6o VITA 

£ltri felici commilitoni voftri, cui è toccata la beata forte, & al- 
tri valorolì foldati del Signore quivi in cotefta Prigione appun- 
to per il nome diCrifto maceratila al fin' uccifi.. Combattete 
adunque ani moramente , & vincete qua giù in terra,, che trionfe- 
retegloriofi sùnelCielo. Quefte cofe dille il Santo Paftore,& 
altre tali ancora il buon Fedele efortando ipoveri prigioni alla 
pazienza, i quali ancor che ritrovaflero molto confanti, & for- 
ti, & afopportare volentieri non pure l'ofcuritàyla puzza, i cep- 
pi , le catene , & altri gravi incommodi , e difagi , màl'iftctià mor- 
te ancora per amor di Crifto,& per defiderio della Celefte gloria, 
così pronti, & così ben difpofti, che i Santi visitatori ne rimaiero 
Sommamente confatati : per cotefti nondimeno conforti dati da 
loro con sì caldo affetto iifentiron© tutti riempir d'incredibile 
vigore: perii che fra loro a gara s'andavano accendendo ad en- 
trar coraggiofamente nella pugna contra l'empio Tiranno a glo- 
ria del Signore. E poffi anco piamente credere, che il S. Paffore 
(fecondo l'antico, &lodevoliffimo coftume della Chiefa, come 
attefta S.Cipriano) l'armafie di più, & fortificafle col celefte pane 
del Santiffimo Sacramento deh' Altare,, di nafeofto. Era alla 
guardia di quefti prigioni fra gli altri (lato pofto un certo, che 
Sillano fi chiamava ; quefti avendo più volte oflervate le frequen- 
ti vifite, & uditi i gravi difeorfi , che fra loro facevano Materno, 
Fedele, &i prigioni delle cofè dì Dio : & maraviglio*© ftupore 
confìderando l'incredibile , & inuìtta pazienza di quefti foldati ? 
quali non potendoli ormai più contenere, ch'ei non facelìe altri 
ancora di ciò consapevoli, communicò il tutto fecretamente a 
due fuoi fedeliamici , Xanto ,ò Effànto, & Carpoforo nominati, 
aggiungendo anco di più, che dal fembiantedi quegli uomini 
avea veduto rifplendere un non so che , quali raggio di vi no : on- 
de Carpoforo , e il compagno , vaghi , e curiofi di udire ,& vede- 
re cofe nuove, fenza dimora fé ne vengono alla prigione, & quivi 
con gentile, & cortefe fallito un di loro dilfe; Deh poveri prigio- 
ni, ed infelici, come èeglipoflibilcgiamai^chevoi in cotefta sì 
ófcuara , & puzzolente prigione fènza un minimo penderò di co- 
fa alcunafxà sìafpre catene , & duri ceppi, fra tante miferie pala- 
mita ,& difagi , meniate vita sì gioconda , e lieta ? anzi come di te- 
dio non venite meno in tante pene? rara certoèlavoftra pazien- 
za, gran cuore è'ivoftroic non lapendo noi qual virtù (iopra- 

umana 



DI S. ALESSANDRO. 6t 

umanainuero)vifoftenga,evi conforti in tanti mali, & faccia 
lieti, ne reftiamofopramodoftupefatti. Non prendete, fratelli 
meraviglia, riipofe loro Aleflandro, fé con tanta pazienza, & 
giubilo di cuore ci vedete fofferire quefti ferri, quefta ofeurità, 
quefto fetore, & tanti altri difagi in quefto luogo: perciochc 
quella virtù, che long! fgombra da petto fede! ogni timore, & 
quella ferma, & (labile fperanza , che nel fo!o,& vero Iddio fot 
s'appoggia, e in lui s'interna, è di ciò fola, & altiffima cagione, 
Percioche fé coloro, che da voi favj fono (limati, & detti, per 
amor di qualche virtù politica, e morale folatrientc, nella quale 
la vera felicità, &fommo bene fi perfuadevano efler pofto, per 
non dir di quegli, che ne 1 piaceri delfenfo lo mettevano, tanto 
fecero , tanto fofferirno , tanto fudorono , & s'afflifiero cotanto, 
ch'altri perciò abbandonando i dolci patrj lidi, e i cari pegni , 
fpregiando le ricchezze, i commodi , e i piaceri , che appreffo gli 
uomini fono in tanto pregio, fi efpofero volentieri, & volonta- 
riamente a mille pericoli , a mille diflagi , & a mille (lenti : che co- 
fa (Dio immortale ) doveranno fare quelli , i quali non guidati da 
defiderio difordinato di gloria, non ingannati dafalfa perfua- 
fione, ne fondati fopra foffiftici argomenti; ma folo accefi di de- 
fideriodifolpiaceraDio,& ammaeftrati dalfuoSanto fpirito, 
fpirito di verità, & di conforto, credono, & confeffano ferma- 
mente , che la vera , foda, & perfetta felicità è pofta in quella eroi- 
ca^ divina virtù, che carità fi chiamala quale fa l'uomo pa- 
ziente ne' travagli; foffèrente nelle calamità ;& manfueto nelle 
ingiurie; fprezzatore delle vane, & brevi grandezze del mondo ; 
bramofò iopra modo di quelle del Cielo veraci, & immortali f 
per il felice, & gloriofò acquifto de' quali torna molto bene a 
contoall'uomo patire, & fopportareogni gran cofa volentieri , 

f)ercioche quivi fi gode fèmpre allegrezza, fenza meftizia: Bel- 
ezza,fenza deformità: Contento!, fenza difgufto: Dolcezza, 
lenza amaritudine; Elevazione, fenza dazione: Fortezza, fen- 
za mancamento: Gloria, fenza ignominia: Onore, fenza ver- 
gogna : Immortalità, fenza timore : Libertà, fenza fervitù: 
Mercede, fenza fatica: Nobiltà, fenza miferia: Ordine, (ènza 
confufione; Pace, (ènza guerra: Quiete, fenza difturbo: Ric- 
chezza, fenza povertà: Sanità, lenza infermità: Tranquillità, 
fenza orrore: Vita, lenza mone: ove finalmente fra infinite 

fchie- 



6% VITA 

fchiere deCelcfti fpiriti fi fruifce la beatifica vifionc del vero, 
vivo , eterno , & folo Iddio , ultimo fin delPuomo , & fommo be- 
ne: Ma occhio mortale non ha veduto, né orecchio udito, né 
afeefe in cuor dell'uomo giamai, ne può lingua (piegar, ò capir 
niente le grandezze,! contenti, & le felicità c'hàil noftro Iddio 
promefle , & apparecchiate a quelli , che l'amano di cuore , laon- 
de quanto può Puomo patire in quefta vita (fé ben 1 anco la morte 
iftefla volont ieri ei fopportaflTe) non farebbe tal paflione, e morte 
merito condegno di quella celefte gloria. E quello è quello ap- 
punto, fratelli, che in tante calamità, e miferie cagiona in noi 
quella pazienza, e quella giocondità, & lieto vifo: di cui tanta 
maraviglia vi prendete :&quefto è quello, che non ci lafeiafen- 
tire né puzza , né travaglj , né tormenti , anzi ne fono perciò cari , 
&foavi: Ma voi ciechi, & infelici, i quali illufi,& ingannati dal 
Demonio, fpregiando,& perfeguitando laverà religione, & la 
falutifera dottrina di Gesù Crifto folo Signor, & Salvator del 
mondo, follemente alle diaboliche fuperftizioni, & facrileghi 
riti di quei Dei andate dietro, da' quali fperare non potete ben* 
alcuno , pofeia che né quella felicità , che manca loro ,ponno da- 
re altrui , né promettere a fuoi feguaci quella vita, che non godo- 
no effi cruciati, per le loro fceleraggini, ne gli eterni fupplicj 
dell'Inferno: perche non vi riflblvete ora mai una volta da do- 
vero ad aprir gli occhi dell'Intelletto, & conliderare il voftro 
cieco errore , che non vi lafcia conofeere né quel gran bene , che 
perciò perdete , né quel g^ran male , che perciò v'afpetta-delfeter- 
no fuoco . Su su , fratelli \ Svegliatevi or mai dal fonno de' pec- 
cati, ufeite dalle tenebre 4cgP errori; ecco l'infinita pietà, & 
mifericordia del vero, &(Ólo Iddio oggi vi chiama, & v'afpetta 
a vera penitenza. Quefte,& molte altre cofe filmili andava Ale£ 
làndro con gran fervor di fpirito , & celefte eloquenza, dicendo/ 
quando Sillano, Xanto,& Carpoforo a poco a poco (ènti vano 
dalla divina grazia prevenirfi,& già nelle tormenti infónderli la 
gran virtù , & dono della Fede . Onde non pafsò molto , che fpre- 
giati gli Idoli , & i feveri decreti de gl'Imperatori fi diedero con 
grande affetto a fèguir Crifto , & frequentando eglino la prigion 
de Santi Tebei , furono da AìefTandro così ben' inftrutti nella Fe- 
de^ Religion Criftiana, & inanimati a patire, & a morir per 
Crifto , che per lui non dubitorno fparger pofeia (come diram) il 

fan- 



DI S. ALESSANDRO. 63 

fangue. Or mentre quefte cole padano in tal modo, Mafiìmia- 
no, fatta Pimprefa contra i Bagaudi, fé ne ritornò in Italia, 
& giunto a Milano , intendendo cfler flato prefo Aleflandro Al- 
fiere della Tebea Legione infiemc con alcuni altri fuoi compa- 
gni , comandò che glifoflero condotti avanti, fperando egli ò 
con!ufinghe,ò con minaccie ottenere da qucfti pochi quello, 
che da tutte la Legione infieme ottenere non aveva potuto/Con- 
dotti adunque gl'invitti Cavaglieri di Crifto, Aleflandro, Caffi o f 
Secundo , Severino , & Licinio alla prefenza dell'Imperatore con 
finto fembiante di benignità parlò loro in tal maniera ; O voi fàg- 
gi,^ ben' avventurati foldati, poiché con prudente configlio, 
ritirandovi da quell'ultima ftrage degli altri mal configliati 
commilitoni voftri, noftrirubelli, vi fete mercè della benignità 
denoftri Dei ,falvi,& illefi conservati, rendete loro quelle gra- 
zie, che infinite per la falvezza voftra loro dovete, & apparec- 
chiatevi ad offerir pronti con noi per la felice vittoria, ppco fa 
da noi ottenuta nella Gallia, il votivo, & folenne facrificio al 
fommo Giove, affine chevoifciolti da' ceppi, e da catene fiate 
porti in libertà , & da me fecondo i meriti , & valor voft ro favori- 
ti ; percioche fé perfeverando voi tuttavia nella voftra oftinazio- 
nefprcgiarete i miei configlj,e i miei decreti, vi doverete rac- 
cordare, che io fon quelPifteflb Imperatore , che con tanto fan- 
gue della mal nata voftra Legione , & fpavento di tutto Tefercito 
in Agauno, ho poco fa per quefta iftelfa perfidia giurtamentc 
vendicata Pingiuria del fommo noftro Imperio, & de gli Dei f 
che ne retta pur fino ad ora il terren ben molle , & il cuore de mi- 
niftri ancor tremante ; obedite adunque , Tebei , a i miei coni iglj f 
e temendo il noftro giufto fdegno, liberatevi dall'orribile fpa- 
vento della Morte, che io vi farò de miei più favoriti. Sappi f 
Alaffimiano, rifpofe all'ora intrepidamente Aleflandro, che fc 
tu lei quel grande Imperatore , che dell'innocente fangue de'no- 
ftri compagni tanto ti glori , & vanti , noi parimente fiamo quelli 
umili, & indegni fervi ifteffi del fommo Imperatore Iddio, che 
per alta providenza , & fingolar grazia fua , non de tuoi falli Dei f 
fiamo flati nella general uccifione de'noftri fratelli dalle fpade 
crudeli de' tuoi fieri miniftri liberati /affinchè feoprendo gl'in- 
ganni del Demonio, cooperammo lafàlute de molti popoli, & 
Città : Onde non a i vani voftri Dei , ma al vero , & f olo Iddio vi- 
vo 



64 r 1 T A 

vo devonfi da noi grazie, & voti rendere infiniti, & fàcrificj a 
mille offerire, che n'ha a (ho fervigio, e gloria, & a prò de molti 
riferbati; ne credere Imperatore, che per la mutazione de' luo- 
ghi, ò condizione, fi fiamo un peto noi mutati di penderò: per* 
cioche fiamo queirifleffi ancora, che già fummo inOttodoro, 
&in Agauno liberi, e (ciolti, che ora prigioni, afflitti, & affer- 
rati, anzi portiamo fanta invidia a quelli, a quali toccando la fe- 
lice forte di morir perCrifto; ora è concerto viver con lui in 
fempiterna gloria; per il che nontiperfuader, Imperatore , che 
letuepromefle,&lufinghe cimuovino;le tue minaccie cifpa- 
ventino; la prigionia ci annoj ; nulla (limiamo queftecofe; nulla 
temiamo il tuo fdegno ; fol procuriamo di piacer a Gesù Crifto ; 
onde ne fia fommo favor , & grazia il patire , el morire per la fua 
fanta fede, & vera religione, che tu chiami pazzia, & oftinazio- 
ne : né fia mai vero, che da noi fi dia a (tatue di marmo, di bronzo, 
ò anco d'oro, fimolacri d'uomini federati, anzi demonj, queir 
onore , che al vero , & folo Iddio Creatore , & Signore del Cielo , 
& della Terra fi conviene : & per dirtela in poche parole , ò Impe- 
ratore , in damo tu t'affanni , & noi affliggi per ridurci ad adorar 
Idoli vani , i quali eflendo eglino fatture di mano de mortali , noi 
onorare come Dei (limiamo cofa indegna, & facrilegio ; ma quei 
vero , & folo Iddio , che di nullahà creato il tutto , & con infinita 
providenza lo regge , lo mantiene , e lo governa , quefto noi ado- 
riamo con tutto il cuore, e (limiamo onoratiflìmaimprefa ante- 
porre all'iflefla e vita, e morte, l'onore, e'1 colto del fuo (amo 
nome. Quefla sì generofa,& intrepida rifpofta di Aleflandro, 
& de compagni levò totalmente all'Imperatore ogni fperanza di 
poterli punto piegare al fuo volere ; onde colmo di fdegno , & di 
furore fé gli fece toflo levar dinanzi , & ricondur di nuovo in pri- 
gione per poter con maggior agio, & animo più quieto delibe- 
rare con qual più efquifito , & più attroce fupplicio tormentarli, 
il che mentre va penfando il Tiranno , la feguente notte Carpo* 
foro, e Fedele aperta la prigione, e (ciolti i ceppi, e le catene, 
mettono in libertà Aleflandro , e i compagni , i quali caminando 
tutta quella notte con la cekfte guida, per divin volere fi ridu£ 
fero nel Territorio di Como. Facevano Fedele, Carpoforo, e 
Xanto a Santi Tebei la fcorta , quando già vicini alla Città di Co- 
mo, incontrarono una gran moltitudine di gente, che con mol- 
te 



UT 3V ai:éssa^dró. éj 

te lagrime ,efofpiri accompagnavano con tal ordine un morto 
alla tepohura ; -a vanti a tutti precedeva la barra guarnita di bian* 
co , fomentata da quattro forti baffoni 9 portato da quattro uo- 
sui ni lènza mantello «nella barra (è ne flava diftefo il morto vefti- 
to parimente di bianco con la tefta akjuanto rilevata: dietro4i 
cataletto venivanoi Sacerdoti vediti alla (uà foggia: di poi i pa- 
renti del defonto col capo copèrto ; echino , tutti in àbito nero 
lungo fino aterrà; doppòfeguitavano le donne tutte col capo 
feoperto, Scapigliate r le quali piangevano dirottamente ; die- 
tro fé ne venivano altri tsoftiini ,& donne con i lofò figliuolini 
in lunga fchiera. Laonde giudicando AleflTàndroquefta efler 
opportùniflìma occafione mandata loro da Dio per confermar 
làveritàdellaCriftianà fede, & convertir tant^moltitudinedln-^ 
fedeli a Criftò, fecefi loro incontrò 9 & fatto fermare, Se appog- 
giare a terra il cataletto 9 poftofteofi Scompagni in orazione, con 1 
ardente ferver di carità, e di fede pregarono il Signore per la 
vita del morto , & -pser la converfione ,&~ falute di quel popolo ; 
laonde apperfa fornitarorazione all'invoeazione-dei Santo no- 
me di Gesù Grifto, ecco rifufeita i!^ defonto incontanente, & 
dalla barra ufeito in mezzo quella moltitudine , con grafi ftupor 
di tutti , a gurfa di chi fi fveglia da i*n profondo fonno,còme che 
egli fa pefie della lui reftituita vita la cagione, così diflè: ò gran- 
dezza, òeccelldnza della Griftiana fede, cui il vero, vivo ,& folo 
Iddio de Criftiani fa cotanti 5 & sVmàra vigtiofi favori, & grazie i 
*5r rivolto aiSantiTebeb òvoi(foggiutìfe) felieiflimi,e Beati, 
alle cui fante, &eftkacifìi me preghiere, &Teterne 9 & ftafeili leg^ 
gi della natura fi mutano , & la ineforabil morte , per decreta 
divino anco fi placa: per ilqual mìraedlo non folo fi convertì 
rifteffb allor rifufeitato con tutta quella gente , cheera fiata , & 
fpettatrice,& teftioìoniodel miracolo, ma innumerabiK Gentili 
ancor di quei confini ,< ove arrivò la faina del miracolo fucceflb 4 
Fra tanto va la nuova a M affi mianò 9 che i Tebei fono fuggiti di 
prigione 9 &infieme con loro Fedele, Carpo fero , e Xanto: On- 
de il Tiranno tutto accefo di rabbia fenza indugio manda loro 
dietro una buona Quadra de fòldàtì* che prefi-gli riconduchino 
a Milano . E' un certo któgo poco dittarne dalla Città di Como, 
che li chiama la Selvettà, ò il Bofchetto; quivi i Santi Soldati 
s'erano all'ombra ppfti a ripofare, quando da certo paflaggiero 

I> forfè' 



66 VITA 

forfè avifato da Fedele, che loro faceva Iafcorta gli vieti detto, 
che fé ne vien volando la corte dell'Imperatore alla fua volta, & 
che non può molto tardare, che non giunga. Onde Aleflandro 
fatti i compagni nafcondere fra quella folta felva, eflb fuori ap- 
pettando con intrepido cuore i Cefàriani,ii lafciò volontaria- 
mente farprigione, econdurlietoa Milano:ove giunti l'appre- 
fentorno al fiero Imperatore, il quale con terribile, & fpaventofò 
afpetto, rivolto all'intrepido Cavaglier diCrifto,così difle: A 
quefto modo eh? rubelle, ingrato, empio, malvaggio la noftra 
iacra Maefìà diipregi ? due volte ci lei (cappato dalle mani , giu- 
ro per quefta corona, & quefto fcettro, che quefta volta non 
ifcapperai : né i rei di quefta fuga n'anderanno lenza caftigo: su 
dunque infelice fenza più parole , ò porgi facrificio con gli altri 
a inoftrifommi Dei, &quefti adora, & a quefto modo dal loro, 
&noftrofdegnot'afficura,od a miferamente morire t'apparec- 
chia; cui Aleflandro nulla temendo Pimplacabil furore del Ti- 
ranno con grande invitto cuore allor così rifpofe. Egli è,ò 
Imperatore, cofa da prudente fempre fchifare di due mali il 
maggiore ; due partiti mi proponi di prefente; & mi commandi, 
cioè b ch'io adori ivoftri Dei, overo ch'io moja;& io ti rif pon- 
do^ dico, che s'io accettando il primo obbedirò al tuo com- 
mando, io non potrò fuggir l'ira formidabile, & giuftiflima di 
quello , al cui terribil cenno il Ciel trema , la terra , & il profondo 
abiflb:mà s'io non t'obbedifco, offendo un Rè mortale, fola- 
mente, il qual mi può folo privar di quefta luce; là dove il mio 
Signore , e Dio mi può non pure di quefta privar mifera vita , ma 
dell'eterna ancor beata infieme,e condannarmi aliamone im- 
mortale dell'Inferno; laonde tè piùtoftooffefò,& adirato vo- 
glio , che'l mio Dio : & a lui (òlo render grazie , & onore, dal qual 
infiniti , & fegnalati favorì ho ricevuto : per li quali io gli offerit 
co volontieri quefta mortai vita in facrificio con ferma fperan- 
za, che egli con quella immortale su nel Cielo la ricambj,& ri- 
compenfi. A quefte parole fi levò il Tiranno inviperito, & coti 
gran fdegno lo giudicò reo di morte; ma tuttavia rincrefeendo 
molto all'Imperatore dover reftardisìvalorofo foldato privo: 
fattolo prima crudelmente battere, commandò, che Aleflan- 
dro fofle di nuovo in carcere condotto , fperando pur di poter- 
lo con arte ridurre al fuo difegno • Onde mandò a quefto effetto 

fotto 



DI S. ALESSANDRO. 67 

(òtto mano alcuni della corte, che lo perfuadeflero a trovarli 
prefente almeno con gli altri al facrificio , fé pure egli offerir non 
voleva; alla qualinfidìofàpròpofta nulla rifpondendo il faggio 
Alfiere, tacito filaiciò condurre al Tempio, ove l'Imperatore 
iftetfò fi ritrovava prefente al facrificio. Et quivi giunto Alef- 
fandro rivolto à circolanti, adalta voce gridando con intrepi- 
do cuore, così dille. O ciechi, ò pazzi, a che e voi, e me ortra- 
vagliateindarno?comcatanteabbominazione,e facrilegj,a sì 
grave oflèf a , & ingiuria del mio Signore prefente ftarò cheto ? & 
perche ò ad offerir, ò a tacer m'importunate tanto? anzi voi 
m'accendete a maggior zelo dell'onore del mio vero Iddio , che 
folo adoro ; il che udendo con gran fdegno l'Imperatore , & du- 
bitando, che Aleflandro interrompe(Te,òdifturbatfe l'incomin- 
ciato facrificio , commandò , che roffe di nuovo ricondotto pri- 
gione^ che per jl giorno feguente foffe l'apparato del facrificio 
raddoppiato, & i prigioni Criftiani tutti ivi condotti, com- 
mandando efpreflamente a carnefici, e miniftri,che mettendo- 
fegli d'intorno conlefpade ignude offervaflero con ogni dili- 
genza, chi di loro a facrificare pur un minimo moto face de di 
refiftenza,òdifturbafle punto il facrificio; accioche,chi iifo£ 
fé , ivi reftafie f ènza dimora uccifo . Era in vero Aleflandro per 
altro paziente , e manfueto : ma ove dell'onor di Dio fi trattava , 
non fi può dire quanto foffè zelante, e coraggiofo; onde quan- 
do fi vidde di nuovo a quel fpettacolo condotto, indegno fil- 
mandoli del nome di Criftiano s'egli dell'ingiuria , che li vedeva 
farfi quivi su gl'occhi propri a Criflo fuo Signore non avefle 
qualche fegno di Criftiano riféntimento dimoftrato : accoltatofi 
alla menfaovecra il ricco, &pompofo apparecchio del folenne 
facrificio preparato:! fimolacri,cioè de gl'idoli; i Preferitoli, 
che erano alcuni vafi di rame fenza manico aperti a guifa di ra- 
minetti , ne quali fi raccoglieva il fangue de gl'animali uccifi per 
il facrificio : le Patene che erano certi vafi piccioli , & aperti , ove 
fi riponevano i pezzi di carne da facrificarfi : gl'Achami, che 
erano altri vafi piccioli fatti a guifa di bicchieri per guftar il vi- 
no: le Infule, le quali erano certi drappi di lino, co' quali il Sa- 
cerdote^ fé fteflb,& la Vittima cuopriva: gli Inarcali, cioè 
quei baftoncclli fatti di pomo granato indorati, che fi mettevano 
gli Sacerdoti incapo quando Sacrificavano: le Acerre che dicia* 

la mo 



68 t $* J T A 

nio«oì le Navicelle ddrincenfo: i TuribóU di argento :lcTaz2e 
d'oro : gli Codini fatti di certi T&fcifellbdiyefhena detti Struppt, 
i quali mettevano fotte la tefta agl'Idoli: le ricche menfe delle 
cofe fiere, che Andrabi erano chiamate: & altri quali infiniti 
vafi ,& inftromenti , cheadoperar folevala cieca gentilità ne 1 Sa- 
erifizj, con un gran calcio alla prefenza dell'Imperatore gittò 
tutto per terraxon sì animofo ,& generofo cuore , che ne reftor- 
no tuttn° circondanti 9 anzi il tiranno ifletìo attonito, & confuto,, 
perilche fakando in piedi quafi di rabbia, & diilirorinfano, ri- 
prefe acerbamente i, manigoldi , perche non eftequi vano tolto il 
Tuo commando, & in particolare un certo Marnano, chiaman- 
dolo codardo t & di vii cuore, a cui rifpofe Marnano, fappi Sa- 
cro Imperatore, che non timor alcuno, ò viltà d'animo, ma ut* 
certo più che umano fembiante,& emintmiffima ftatura d'Alea 
fkndrochefembraya un monte, m'hannodal tuo commando ,& 
dall'officio mio trattenuto, ma difpreggiandolo Maffimiano Io 
trattò da ubbriaco, & tutto fuori di (è pieno di confusone, & di 
fiuporc infieme fi partì dal Tempio, laiciando imperfetto il Sa- 
crifizio;onde.fù di nuovo il gran cavaglier di Crifto incarcerato; 
©ve con indicabile coftanza y & patienza per molti giorni ioppor- 
tògrandiffimi difaggi. Ma perche Iddio l'aveva eletto rainitìro 
della ialute della noftm Città qua giù in terra, & particolar di- 
fenfore su nelCielo, non volle, che ricevefle ria corona del mar- 
tirio a Milano, Eerilche così infpirato da Dio con opportuna 
occafìoneienefuggìdi prigione, & s'inviò verfo la noftra Città 
diEergamoàdrittura,&gaimoalfiume Adda.; né ritrovando 
quivi ponte, ò barchetta, che dall'una all'altra riva il traghet- 
tarle; fattofi iliègno della Santa Croce ,4e ne pafsò miracolofa- 
tnente (come fifcgge) à piedi afeiutti fopra l'acqua, & arrivò 
ad una Terra, che Fara ora fi chiama, in riva d'Adda, ove pre- 
dicò la Fede di Cr irto, & fece molto frutto, &quefto miracolo 
volle Iddio operare mjd dio fervo, per dimoftrare che non per 
viltà.d 'animo, ò per timordi morte egli fuggiva, ma per Divin 
volere . Et quivi in memoria di sì mirabil fatto , & della eonver- 
fionedi.quel popolo fu da Giovanni Vcfcovo di Bergamo , co- 
me diraffi nella fua Vka più allungo , ad onore del Santo edifica- 
to un onorato Tempio con titolo di Arcipretura. Or in quefto 
iftefib tempo, che Akffandxofe ne viene felicemente col favor 

Di- 



DI S. ALESSANDRO. 69 

Divino alla volta di Bergamo, i compagni, Gallio, Secondo, 
Licinio, & Severino, con gl'altri due, Carpoforo,& Efanto f 
per loro buona forte diedero nelle mani degPempj Cefariani , 8c 
perfeverando eglino nella confezione della Criftiana Fede,efpo- 
fero volontieri al manigoldo il collo ; onde ricevendo la glorio- 
fa palma del martirio alli fette d' Agofto , arricchirno la Città di 
Como col preziofoteforo de' lorfacrati Corpi Panno ducento 
novant'otto, & Hfeguente giorno appunto , che fiottavo dell' 
iftefib mefe, il gloriofo campion di Crifto Aleflandro giunfe 
nella n offra Cktà,cbe àfóora era tutta su laoima del colle fituat ^ 
& fra ami che tnura fatte à volti in poco fpatio riftretta,& cinta, 
& al pie del colle non erano iè non alcune poche abitazioni , una 
delle quali per Ina flanza s'eleffe Aleflandro in qeeila parte ap- 
punto del colle , che rif guarda al mezzogiorno nel Borgo San 
Leonardo, ove Ontario, già Principe di Bergamo, aveva un 
deliziofiflim© giardino fabricato; indi per quelle contrade di£ 
correndo A leffandro andava con gran fpirito,& fervore il no* 
me , & la Fede di Crifto predicando - Era allora la Criftiana vi- 
gna di Bergamo già piantata prima da Barnaba Apoftolo,po- 
feia da Narno, Viatore, e Romulo,come fi è detto nelle loro 
Vite , felice , & fedelmente colti vata , andata quafi a terra affatto 
per le continove , & crudeli perfecuzioni de fieri Imperatori 
Nerone , Domiziano , Trajano , Antonino , Severo , Maflimino, 
Deoio , Valeriano , & Diocleziano , e dell'empio fuo collega 
Mafiìmiano, cheperfpaziodi circa ducent'anni tiranneggioro- 
no la Chiefa,nelqual tempo la noftradi Paftor era reftata priva; 
talché il culto del vero Iddio poco meno che atterrato atìatto fi 
giaceva: onde lei pietofo Iddio non mandava quafi dal Cielo 
cotefto fgombratore delle tenebre infernali , & cotefio virile au- 
filiatore, che appunto così s'interpreta Aleflandro-, correva 
grandiffimo pericolo che la noftra Città fé ne reftaffe del demo- 
nio in preda , percioche tanto fi fti ma va ella più di vota , e più re- 
ligiofa quanto era dell'altre più fuperftiziofa, & più idolatra: 
perilche non (blamente ammetteva, & onorava quei Dei, che 
Pantica ,& cieca gentilitàadorava Giove, Nettuno, Marte, Bac- 
co , Apolline, Mercurio , Minerva , Cererete Palladeyde quali 
fi veggono ancor molte memorie: ma alcuni altri aticora fuoi 
particolari fra quali erano Ercole ,& Crotatio . Quefto fu Padre 

di 



f VITA 

«Ji Lupo , Padre di Santa Grata , de quali parlaremo al fuo luogo* 
icefodiRegiaftirpe,e nelle guerre faniofo,& fortunato: onde 
per il molto fuo valore, & illuftri imprefe fatte in fèrvigio dell' 
Imperio Romano nelle parti dell'Oriente M. Aurelio Probo Im- 
peratore gli concefle in perpetuo feudo non folo il governo , e'I 
Principato di Bergamo , ma di tutta la Provincia ancora di Ve- 
nezia : che dalP Adda fi eftendeva fin ad Aquilea,ò(come altri 
vogliono) fino in Ongaria , & quindi era chiamato Duca, & Prin- 
cipe di Bergamo, onde dopo la fua morte da'noftri maggiori, 
inteftimonio della molta riverenza, & oìfervanza,che efli por- 
tavano al fuo amato Principe , e Signore , & a perpetua memoria 
del fuo gran pregio, e valore, gli fu una nobiliflìma,& altiflima 
colonna di marmo eretta l'opra la qualpofero il fuo fimolacro, 
che con riverenza adoravano come Dio , e gli offerivano voti , 8f. 
fàcrifizj, che fu pofeia da Lupo per il miracolo de fiori con la Aak 
tua infieme atterrata • Avanti quefto Idolo allora appunto s'of- 
f eriva un f bienne facrifizio, al quale era la Città quivi concorfà 
con vittime , & incenfi ; quando per di vin volere , vi fopragiunfe 
Aleflandro alla fprovifta , & con ardente zelo delPonor del vero , 
&foloIddio^& con gran fervore della fallite de popoli, fi fece 
innanzi, & ad alta voce difle:ò fciocchi,ò ciechi, ò ingannati 
dal Demonio, a che vi trattenete quivi? a chi offerite quefti fa- 
crifizj ad un pezzo di marmo? ad una Statua di chi fu puro uomo 
mortale, come voi? foggetto alle miferie,& alla morte, come 
voi ? non conviene ad uomo mortale onor divino ; a quel Dio fo- 
lo , che con la fola parola creò il Cielo, & la terra di niente : che sa, 
che può, & che governa il tutto; che vede, & che prò vede ogni 
cofa , a quefto, a quefto folo devefì, & convieni! porger i voti , e le 
preghiere ; a quefto , a quefto fòlo offerire gPinceniì , e i fagrifizj • 
Sgombrate adunque ò Bergamafchi , le tenebre degl'errori, Se 
aprite gl'occhi della mente, che fcuoprirete chiaro gl'inganni 
del Demonio , & le fue infidie , & arti ; lafciate il culto efecrabile 
de vani , & finti Dei , & abbracciate quello del vero , & vivo Id- 
dio folvoftro Creatore, & Redentore, & liberaliflimo donatore 
d'ogni bene; gettate à terra gPIdoli,&i diabolici fimolacri, & 
crgete,&fcolpiteiqogni luogo il falutifero fegno della Croce 
vittoriofoiftromento della Redenzion dei mondo; diftruggete 
gli Altari , e i Tempj de'Demon j , & fabbricate di nuovo altri ben 

degni, 



DI S. ALESSANDRO. 71 

degni, ove s'ori, & s'adori il Trino, & un fol Dio; sbandite affat- 
to le fcminililuperftizioni, e i falli riti, & abbracciate con tutto 
il cuore la verità della Criftiana Fede; chiudete l'orecchie alle 
diaboliche invenzioni, & afcoltate la Dottrina falutifcradiCri- 
fto,il qualeflèndo vero Iddio, fi fece Uomo, & volle morir in 
Croce per falvarci: & oflervate la iua Divina legge tutta piena 
d'amore, & di giuftizia, per cui s'acquifta il vero, &fommo be- 
ne. Quefte,& altre cote tali inbiafimodell'Idolatria,&inlode 
della Religion Criftiana ditte allora con tanta efficacia , & fpirito 
Aleflandro,che rnofle molti de' noftri Cittadini a rinunziare a 
Satanafib, e darli a Crifto . Quindi fi fparfe per la Città la fama di 
quefto novello, & Divin Predicatore , & della converfione de 
molti Cittadini; onde non fu gran cofa,che pcnetrafle anco fin 
dentro lefècrete camere di Grata vedova, figlia di Lupo Prin- 
cipe di Bergamo , la quale inlierne con Eftcria fua fedeliflima ca- 
meriera, alle predicazioni di Alefl^ndro rimafe nella Criftiana 
verità confermata, & della bramata converfione de cari genitori 
mirabilmente confolata. Et eflendo un giorno il gloriofo S. 
Aleflandro faiito l'erto, & faticofo colle, mentre ei va per la Cit- 
tà diicorrendo , & predicando con gran fervore la fede di Crifto, 
biaiìmando la vanità de falli Dei, ecco gli vien feoperto un 1 Al- 
tare, ch'oggidì ancor fi vede in capo della Piazza Vecchia, nel 
quale era (colpito DEO INVICTO, dalle quali parole prenden- 
do opportuniflima occafione , come anco S. Paolo , dall'Ignoto 
Deo,dimoftrò chiaro, che nonfolamente il nome di Dio: ma 
ne d'invitto pure il titolo a nifluno de gli Iddii de Gentili conve- 
niva ; percioche diceva egli, & divinamente certo, come fempre f 
cheperefler il nome di Dio incommutabile, & eterno, non ft 
doveva in modo alcuno a coloro, che mutabili, & mortali era- 
no fiati attribuire, ne chiamar poterfi invitti quelli, che dalle 
proprie paflìoni,ò dalla morte almeno reftati erano vinti: ma 
ben d'invitto Dio l'aggiunto, e'1 nome a quello propriamente, 
& iblo conveniva, il quale fu fempre,& fèrnpre l'ifteffb, & il 
medefimofarà maifempre ancora, il quale non folamente è di 
vita immortale, & lempitcrno; ma ancor il fonte ifteflb della 
vita ganzila vita iftefla, il quale con verità fi chiama onnipoten- 
te, Dio forte, Dio delle virtù, & deglieferciti, Dio folo, gran 
Dio de Dei, gran Rè de' Rè, e Signor de' Signori, che fol può 

far 



?i r r t f a 

fiir le maraviglie grandi , che fenza a juto altrui foldi niente, fen* 
za fatica il Ciel creò, e la Terra, & tutto runivcrfo,& falò anco 
Io regge, e lo mantiene. Aggiungendo,chefeben GesùCrifto 
verofigliuoldiDio v & vero Dio come Uomo patì, & morì Co- 
pra una Croce per la Redenzione del mondo fu il tuo pati re, el 
luo morire da lui previftoavami,& volontario prefos& qui et 
pofe brevemente i miiierj della nollra fede,& i divini precetti, 
& altre colè neceflarie alla (al utes Et mentre con quelli, & altri 
sì latti difcorfi pieni di ceìefte fapienza, & ardente zelo va il San- 
to difponendo, & infiammando i cuori de noftri maggiori al 
difpreggio de vani,& falfiI3 f ei,& alla confezione del vero, &1q- 
lo Iddio: il Signore per ditpoftrare quanto il lèrvigio dicoteila 
f uo fervo fedel gli folle accetto, & per confermar laveritàddla 
fua dottrina alle preghiere di luirefela vitaadun mortoalla pre* 
fenza d'infinita gente, irà^ualielfendofi per alta fua ventura fu 
trovati Projetticio, Domneone,£)omnone , Fermo , & Ruflico * 
& altri lafciato il fàcrilego colto de glilddj, fi diedero con gran 
fervor di fpiritoa lèguir Crifto :■&. confermati nella Criftiana fe- 
de per ella meritarono la corona del martirio , come dira fiì nelle 
Morie iòroe. Erano di giàfcorii diciotto giorni d'Àgolto, nel 
qual tempo Alefiandi o fece con le lue divine predicazioni così 
gran profitto, che d'indi la noftra Città n'hàgoduto fernpre, & 
tuttavia ne gode ancora il beneficio della Criftiana religione; 

?iuando Manìmiano avendo intefo, che a Bergamo fi ritrovava il 
uggitivo prigione; fenza indugio comandò a miniftri,che coftì 
le ne veniflèro con ordine infallibile, &£fpreflb , che prefo Alef- 
fandfo non volendo egli ai Deifacrificare , fia uccifo : con que- 
lla firctta commiffione i birri lène vengono à Bergamo volan- 
do , & (come fi dice) lo ritrovorono in un certo bolchetto oltre 
laJMorla vicino al Borgo Palazzo , ove fu pofeia in onor del 
Santo la divota Chiefa de Padri Capuccini fabbricata : quivi 
i Cefariani con ogni crudeltà fono adofib ad AlefFandro , lo 
prendono, lo legano, & lo conducono avanti la colonna di Cro- 
tazio (che altri malamente chiamano Plotazio)& à nome dell' 
Imperatore gl'inumano di prefente,fe à quella ftatua nonfacri- 
fica , la morte ; allora l'invitto Gavaglier di Grillo , conofecndo 
divinamente effere finalmente venuto il da lui tanto bramato 
gioxiK), nel quale egli doveva ricevere l'eterno premio delle fiie 

fati- 



DI S. ALESSANDRO, 73 

fatiche, & la vittoriofa corona del martirio ,rifpofe con intre- 
pido cuor, e lieta faccia VCeiariani, che efeqiiulero pur libera* 
mente lordine del loro Imperatore, che egli non era per adorare 
altro Iddio giammai, che quello, che commanda nella Aia lànta 
legge, che non s'adori,od onori altro Dio, che lui, per il quale 
egli era tuttora a morir difpofto,& pronto, il che vedendo il 
fiero bargello, fece motto all'empio manigoldo, che efèquiffè 
l'ordine imperiale. La onde piegate Aleifandrolc ginocchia iti 
terra,& inalzati gii occhi verfo il Cielo, benedì > & ringraziòii 
clementiflimo Iddio d'averlo fatto degno di patire, & di morir 
per onordelfiiofanto nome; & raccomandandogli umilmen- 
te lo fpirito fuo,& il diletto popolo di Bergamo, fupplicò fu* 
Divina A! aeftà, che fi degnalTe moltiplicare quel buon feme, che 
eglia nome fuo quivi fparfo aveva* llSurio n^lla vitadiquefto 
Santo, &lOfficio noftro nelle lezioni proprie di elfo, dicono, 
che Sant'Alt flandro , fornita ch'ebbe la molto affettuofa Aia 
preghiera, fi fece portare un vafo d'acqua, & con quella lavofli 
ambe le mani, e'1 volto per fignificare la Aia innocenza, & ch'egli 
per mezzo del martirio offeriva l'anima Aia pura, e monda in fa- 
erificio immaculato a Dio . Ma appena finita quefta rnifteriofò 
cerimofiia,I'impaziente,&empiomanigoldo,alzandocongran 
forza la fpietata fpada , fpiceò aiprimo colpoad Alefiàndro dal 
gran bufto la iàcrata tetta alli ventifei d' A gofto il decimo ottavo 
giorno del fuo (nella noftra Città) felice arrivo l'anna(feconda 
il Cardinal Baronio) 298, della fàlute noftra; onde fé ne volò la 
beata anima lieta inParadifo , per eflere di eterna gloria incoro- 
nata. Or efequita i fieri miniftri la commiffione del Tiranno > 
lafciando quivi il Beato Corpo nel proprio iàngue,& nella poU 
ve involto, fé ne ritornarono tofto a Milano a dar del fatto a 
Cefare ragguaglio . Corfe, anzi volò la fama della morte d' Alef- 
fandro air orecchie di Grata , la quale rimale per quefta trifta 
nuova molto fconfolata ; onde fenza timor, lènza dimora* tutta 
lagrimotà , tolta feco la Aia fedelEfteria ,& altri dal Santo con- 
vertiti r s'inviò verfo dove giaceva il facrato Corpo, & quivi 
raddoppiandoci le lagrime, e i fofpiri ; Grata con le lue proprie 
maniprefe riverentemente il venerando capo, & l'involfe muri 
preziofo,X bianco drappo; indi il felice tronco fu da'fedeli m 
un candidi Aimo >& Amiliffimo lenzuolo allettato :& quindi m 

K divo- 



74 VITA 

<Hvota,&meftaconipagnia prefe per altra ftradavcrfò la Porta 
Orientale il fuo camino , forfè per non abbatterli negli empj Cc- 
fariani , che togìieflero loro il prezioiiflìrno teforo , ò gli faceilè- 
ro qualche indegno oltraggio; over ancora (cred'io piùtotlo) 
perche yoleffe iddio, come la Tua diletta Città di Bergamo coi 
nobiliflimo, & ricchiflìmo Teforo del corpo del fuo Uluftre 
Campione, così i due principali (boi Borghi, Tuno coi (aerato 
(àngue ivi per amor di Cri fio fparfo nel martirio , Paltro col gran 
miracolo de'fiori altamente onorare, & con quefta Sacrar iflìma 
Reliquia Spurgare dalla feccia dell'idolatria, & (àntificare tutta 
la noftra Città per mezzo la quale era portata . Percioche in que- 
llo felice viaggio volleanco Iddio fcuoprire la fantitàdi quello 
fuo buon fervo col chiaro testimonio d'un nobiliflimo, & nota- 
biliflìmo (ucceflb , che fu della falute de molti alta cagione . Ha 
la noftra Città fra gli altri un' onorato Borgo , che da i Pini , che 
ivi erano in gran copia Pineto già, ora Borgo Pignuolo vieti 
chiamato, alle radici del Colle verfoOriente; quivi a mezzo il 
quadrivio , ò croce via ; i portatori ò fianchi dal grave pe(ò ( per* 
cioche Aleffàndro era d'eminente datura, come fono per il più 
gli Alfieri ) ò dal gran caldo , che porta (èco la ftagione , afflitti ,ò 
per dir meglio , per alto voler di Dio , depofero per breve fpazio 
d'ora la facrata (orna; indi prefo alquanto di ripofo, nel levarli 
di nuovo il Santo corpo , ecco fi viddero ( cofa di gran ftupore f 
& maraviglia) forgere dalle cadenti gocciole delPancor tepido 
(àngue, così leggiadri, & odorofi fiori, che di vaghezza, & di 
graziofo odore vincevano di gran lunga i naturali, per ilqual 
illuftre miracolo furono da Fedeli circonftanti refe infinite lodi , 
e grazie al grande Iddio ; e Grata , di quefti fattone un mazzetto , 
Tapprefentò a' (boi Progenitori, che perciò infieme con molti 
de'noftri Cittadini fi convertirno (come il Santo aveva predetto) 
a Gesù Crifto, ilqual flupendo miracolo riufeì anco nel luogo 
del Martirio: come dal bell'Inno del Santo, che nell'Officio (ì 
legge , chiaro fi raccoglie , ove dice : 
An candidans terra fo/um 
jtfatis repente Floribus 
Quocunque fanguis integer 
Gutta fluente labitur: cioè 

O canteremo noi 

Ibei 



DI S. ALESSANDRO. Jf 

Ibei candidi Fiori, 

Dal fiiol nati repente, 

Ovunque il vivo fangue 

A goccia, a goccia cade. 
Or feguendo la di vota proceflione il fuo viaggio, falmeggiando* 
gioniero finalmente al Palazzo di Grata, vicino al Borgo Cana- 
le, cui ella aveva contiguo un delizioio giardino. Quivi in un 
marmoreo A vello, che la Beata Vedova s'aveva per lei apparec- 
chiato , ripolèro il Santo Corpo , unto di preziofì unguenti . Ri* 
mafero in vero perla morte del loro ceiefte maeftro inoftri Cit- 
tadini molto (condolati , ma Iddio, il quale con gran foavità dis- 
pone il tutto , in breve , per mezzo della conversione di Lupo , & 
d'AUcida, anzi di tutta quali la Città, raddolcì incomparabil- 
mente il dolore, & in infinita gioja lo converfe; come fìlegge 
nella tegnente Iftoria. FùS. Aleffandro il primo, che circa du- 
cent'anni dopo S. Romulo, fvelte le profonde alte radici delT 
Idolatria rinovafie nelia noftra Città il quali dei tutto arido Teme 
delTonor del vero Iddio, il quale in pochi dì produfle sì felice, 
& sì copiofo frutto, che non ottante molti fieri accidenti , ha ger- 
mogliato , & fruttificato fempre in abbondanza : onde a ragione 
dalla noftra Città, Padre, Protettore, & Tutelare vien chiama- 
to^ onorato con tutti quei titoli di pregio, co' quali folevano 
gli antichi Romani i Difenfori, i Liberatori, & Confervatori 
della patria nominare; Et ella di qui appunto, per grata memo- 
ria dell'immortale , & eterno beneficio della fallite , che dopo id- 
dio riconofee prima da Barnaba Apoftofo;& polcia da S. Alcfc 
fandro, bagli una nobilitimi a ftatuaEqueftre di finiflìmo mar- 
mo, tra quella dell' ApoftoloS. Barnaba, Se di S. Proiettino di- 
rizzato nel primo ordine, fopra la Porta magiftrale della Chieft 
di S. Maria Maggiore; verio il Palazzo della Ragione Tanno 
ì353-°P er a di Giovanni Campioni, come fi legge nella bafe di 
efia ftatua . Di più , le molte, & onorate Chiefe fabricate, & con- 
facrateaDioinonorfuo rendono illuftre,& chiaro teftimonio 
della molta , & particolare dovuta divozione, & riverenza di tut- 
ta la Città, & territorio verfo quello Santo. Percioche oltre la 
nobiliflìma Chiefa Catedrale,fàbricatale già prima da Santa Gra- 
ta, &pofcia da molti Imperatori dotata, & maflime da Carlo il 
Magno , che volle anco in pedona vi fitarla Tanno 808. , & da' no- 

K % Ari 



P F I T A 

ftri maggiori ampliata , vicina al Borgo Canale , che riguardava 
la pianura, verfo il mezzo giorno , in onore ,& memoria della fe- 
poitura del Santo (la qua! tu già per ragion della nuova fabrica 
diflrutta) Evyi quella, che li chiama S. Àleflandro in Colonna, 
dalla Colonna di Grotatio, così eletta, che dal divoto Borgo Tan- 
no lèi 8. è fiata pofeia affai più degnamente, & con più felici au£ 
picjal Santo Tutelare difmovo al fin ripofta con quefto Elogio 
al piede . Crotacii Bergami Ducis Idolo f&perfìitìose hic prius ere- 
biamS* Akxandrì Thebe& Legione s Signiferi Chrifi&m predican- 
ti smìracu lo ùmerfam; eidem Tutelari Divo Alex andrò Martiriì 
palmam hic adepto religiofereponendamex pìirrum Jìipe conforta 
Pr^/ides; Joanne Emo EpiftotoC.C.anmfal.iói 8. Né meno riC 
plende di nobiltà quella, chedalqiiadrivio,ò croce via icome s'è 
.detto) fi chiama S.Aleflandro dcllaCroce, ivi appunto in memo- 
ria de'miracoiofi fopradetti fiori fabricatajivvi la di vota Chiefa 
de'RR.PP.Capiiccim in memoria della cattura dtl 5 Sto: la Chic- 
la Archipresbiterate di Fara per il miracolo del palfar ivi l'Adda 
appiedi afciutti,quella di Graflbbio: quella di Palladino quella di 
Spino nella Valle Frembana;quelladi Cadionejquellad'Ardeiio; 
quelladi Pontranica,& un Cartello a Freno, detto il Cartello di S* 
Aleflandro,oltre le molte Chiefe campertri fparfe per tutto il ter- 
ritorio,nel Contado di Vicolungo ;di Viadanica ; di Clulone^di' 
Sovcre;di Comenduno> e di Scantio,di Seriate; d'Albano, di Sori- 
lele,diTrefcorre ora di(frutta;d' Ambivere,di Madone,& di Cor- 
nia, per tralafciare le quali infinite Capelle al Santo dedicate, & le 
nobilifiìme,&ricchiffime Confraternità deVBergamafchi mili- 
tanti lotto il felice, &glonofo rtendardo di quello invitto Al- 
fiere, inflituite giàmoìt'anniuna nell'alma Città di Roma nella 
Chiefa di San Bartolomeo , l'altra nella Chiefa di San Silveftro in 
Venezia , i quali tutti legni della no Ira verfo lui divozione , & ri- 
verenza lìngolare,egli ora di perfetta caritade accefo,hàcon 
infiniti, &fegnalati favori, & grazie in tutti i tempi dimortrato 
d'aggradire lommamente, e con il fuo continuo patrocinio ci 
ha fatto fempre eonolcere chiaramente la molta cura, ch'egli 
tiene della noftra , anzi ina diletta Città di Bergamo apprettò 
Iddio , per i cw meriti , & interceflìoni , hacci molte grazie con- 
cede,^ molto illuftri: Frale quali fi leggono per efempiole ie- 
guenti. Ritrovandoli la noftra Città da Raimondo Cardona 

Vi- 



Df S. ALESSANDRO. 77 

ViceRèdi NapoIi,& Capitan Generale dell'Esercito del Rè Fer- 
dinando miferamente attediata , & già da sì gagliardi colpi d'ar- 
tiglieria di modo abbattuta , che gettata a terra la muraglia vici* 
na alla Chiefa di S. Agoftino , potevano i nemici per quella parte 
agevolmente entrare nella Città: I noitri vedendoti da tante an- 
guftie oppreflì, lenza fperanza di foccorfo alcuno, (i ritolicro 
mandare Ambafciatori per placare il fieramente fdegnato Rai- 
mondo , facendolo capace a pieno del perche la C ittà a lui non (ì 
rendeva, attefoche ella non poteva (enza infamia d'infedeltà, 
e perfidia non mantenere la giurata fede a" Veneziani loro Si- 
gnori, ma Raimondo, non lolo non volle afcoltaregli Amba- 
feiatori , màdi maggior (degno acceto minacciò loro, fé fra due 
giorni non fi arrendevano gl'ultimo efterminio; onde la Città, 
non avendo più al (uo (campo altro rimedio, era quali per ren- 
derli al nemico ; quando il Reverendo Prevofto della Catedrale 
di Sant' Aleffàndro, che era allora Simone di Breflani, perfona di 
molta gravità, & religione, facendo a noflri Cittadini animo, 
e coraggio, gli efortò a far al gloriofo Protettore Sant'Alefian- 
dro con fede umilricorfo,e così fecero; onde quella notte, che 
alle due della minacciata rovina precedeva, ftando tutto il popo- 
lo in orazione, piacque finalmente ai pietofo Iddio, a prieghi del 
Santo esaudirlo; percioche avendo il crudel Raimondo tutta 
quella natte ideila appunto vegliato per ordire, &cfequire l'ul- 
tima diluzione della noftra Città, fopraprefo nell'alba da pro- 
fondo , & ftraordinario fonno , gli apparve Sant' AleMandro 
rutto armato con terribile , & fpaventofò afpet to, minacciando- 
gli, le dail'alfedio di Bergamo (di cuidiife egli efierparticolar 
difentoreì non fi levava , di traffiggerlo con il flocco, ch'aveva in 
mano : alla qual divina vifione fvegliandofi Raimondo tutto 
pieno di ftupore,& di spavento, giudicò non doverla dispre- 
giare: per il che tntrandoamichevolmente nella Città fu corte- 
femente dal Clero , & da tutto il popolo incontrato, & volle Rai- 
mondo con alcuni pochi (boi foldati , volle primieramente vili- 
tare la Chiela di Sant' Aleffandro , & far alle lui lacre Reliquie ri- 
verenza^ additando la pittura del Sanro, che in tal figura ap- 
punto gli era apparto, di (ìc publicamente a circolanti, che la 
Città di Bergamo era fommamenre obiigata a qucfto Santo , che 
dall'ultima loro irreparabil diftruzzione gli aveva liberati: & qui 

rac- 



?8 VITA 

raccontò a pieno ta vifione . Et di quella mirabile, & gradita ap- 
parizione fàffi fblennc feda alii 15. di Novembre in memoria 
d'alcune altre del Santo pur in altri tempi. Et la taglia, che in 
altri autori fi legge, può eflerechefeguiiiè in altro tempo, affi- 
ne che sì gran favore, & grazia del gloriofo no tro Protettore 
fofle più gradita, & cara, ma non folola noftra Città, eH Terri« 
torio intorno, ma ipopoli circonvicini, & gli ftranieri ancora 
hanno goduto, & godono tuttavia del teforo delle Celetli gra- 
zie , che quefto Santo comparte a 1 Tuoi divoti, come chiara- 
mente dalPefèmpio,che fiegue fi comprende. Erano già ipo- 
poli di Mol trailo, & di Vercana, Terre del Contado di Como, 
molto negli animali, & nelle perfone ancora da'fieri Lupi, & Orli 
travagliati; quando, non ritrovando ed! a sì gran danno alcun 
rimedio umano, ricorfero alPintercefììonediSant 1 Aleflandro t 
& ne furono torto liberati . Quefta iftefla grazia ottenne la Valle 
Bi embana , la quale per il voto fatto , in fegno di gratitudi ne del 
ricevuto beneficio , i divoti poderi luttavia anco offerifeono 
il dovuto dono . Né fu men liberale delle fue grazie quefto gran 
Santo verfo l'Imperatore Carlo il Terzo , cognominato il Grot- 
to, il quale caduto in pericolofa,& grave infermità, fatto voto 
per la ina fanità al Santo, Cubito incominciò a migliorare: onde 
riavutoli tanto chepotefle cavai care, fé ne venne fenza dimora 
a Bergamo, & incontrato da tutta la Città con gran trionfo, & 
pompa, fu folennemente accompagnato alla Chiefa dei gran 
Martire Aleflandro ; & quivi refe infinite grazie a Dio , & al San- 
to , per il beneficio della fànità ricuperata ; gli furono moftrate le 
lacre fue reliquie , le quali fornai a mente riverì , & lodò proftrato 
in terra : & volle , che forte in una tavola di marmo Tiftoria della 
miracolofafuafanitàdefcritta, che per molti anni durò in detta 
Chiefa ad eterna memoria della cofa : anzi , per più chiaro fegno 
della fuafingolar divozione verfo il Santo, gli donò una Impe- 
riai Corona d'oro di molte gioje fregiata, & di gran prezzo. In 
oltre al tempo, che Giulio, di quefto nome fecondo Sommo 
Pontefice, Maffimiano Imperatore, Ferdinando Rèd'Arago- 
na , & di Napoli , s'erano collegati contra Veneziani , anzi a" fiioi 
danni s'armava quafi tutto 'l mondo, Panno appunto di noftra 
iàlute mille cinquecento nove , fi ritrovava Riva , Terra fui Lago 
diGarda , non molto lungi dalla Città di Trento , dalle continue 

feor- 



DT S. ALESSANDRO. 79 

Scorrerie, & prede de' Tedeschi gravemen te afflitta, & dal lori* 
go , & molto grave aifedio quali opprefla , fenza fperanza di foc* 
cor(ò umano , ricorfero airajuto di quefto Santo ? ad onor di cui 
era ivi vicino alla Terra (òpra una collina fabricata un antica 
Chiefa ; onde per favor , & grazia d' Aleflandro riprefo animo, & 
vigore , quali da celefte oracolo avifàti , aperta la porta con tanta 
confidanza neirajuto dei gloriofo Martire lor divoto, afialiro- 
no gl'inimici, che l'efercito tutto pofto in fuga fu da Riveli fé* 
guito,e mandato a fil di fpada,& tanta fu latìrage de'nimici* 
che il fiume vicino al luogo, ove feguì il fatto, di tanto fangue 
fcorle, che n'acquiftò il nome d'Acqua morta, in memoria del- 
la quale, per dir così, miracolofa vittoria, quei popoli di tanto 
beneficio non ingrati, hanno fempre con fomma riverenza il 
giorno del gloriofo fuo virile Aufiliatore celebrato, & l'onora- 
no per Santo loro particolare. Molt'altri chiarifiimi fegni, & 
nobiliflimi teftimonj abbiamo anco a'noftri tempi veduto co* 
propri occhi della paterna cura, & patrocinio fingolare, ch'ha 
della notfra Città quefto buon Santo ; fra quali è quefto fegnalato 
l'anno 1576. quando quafi tutta l'Italia era infetta dipefte,&per 
tutte IeCittà,& mafiime in Venezia, & in Milano morivano le 
migliaia di perfone, in Bergamo (merce dei meriti, & intercef- 
fioni di Santo Alelfandro ) appena morirono diciotto , ò venti • 
Ma oltre ciò da quante infidie de' nemici, da quante fiere tem- 
pefte,da quanti maligni influffi, da quanti imminenti pericoli, 
& finiftri accidenti hacci quefto Santo liberati? li quali invero 
tutti, $f quafi infiniti altri fuoi favori non folamente alla grata 
memoria, & riverenza del Santo; ma alla fervente imitazione 
delle fùe divine virtù ci obliganofommamente,& con la divina 
grazia , & patrocinio di effo polliamo valorofamente combatte- 
re contra inoftri nemici, & la vittoriofa palma riportarne. Fu il 
{)reziofo corpo del Santo più di fèicent'anni dopo la facra , & fo- 
enne fua depofizione dal B.Adalberto Vefcovo di Bergamo; 
come fi narra nella fua vita ; con folenniflima pompa , & riveren- 
za nel Sotto choro ripofto nobilmente, aita qual f bienne trasla- 
zione ritrovofiìprefente anco Berengario, detto il vecchio. E 
quivi con fomma riverenza, levandoli di fopra la pietra dell' 
Avello , n'ufeiva un sì foave odore , che ne recarono tutti confo- 
rti , & in eflo Avello fu veduta buona copia di fangue così fre£ 

co, 



So VITA DI S. ALESSANDRO. 

co, che pareva pur allor 1 allora ufcito dalie vene di quel facro 
corpo ;& quivi anco fece il Signore per onorare cotefta Trans- 
azione a molti molte grazie , ma quindi poi ancora per la demo- 
lizione dei Tempio, con non minor pianto , che folennità di tut- 
ta la Città, infieme con gli altri Corpi Santi, l'anno i .561. alli 12. 
d'Agofto trasferito nell'altra Cattedrale di San Vincenzo, ove 
fin'ora è tenuto in fomma divozione,& fi veggono molti voti 
appefr.illuftriteftimonj delle molte graz e daeffi gloriofi noftri 
Santi ricevute. Le cui divine virtù, & alte iraprelè là mio Padre 
nella prima parte altamente rifiionar il fuo Teatro • 

Piaccia al Signore, che fi come la noflra Città della predica- 
zione del martirio r del patrocinio,. & del corpo di sì gloriole» 
Santo vanne altiera, così imitando noi le fue eroiche virtù, qui 
fiamo fatti degni della iua interceffione>& della fua gloria par** 
tecipe su nel Cielo» Àmen* 




VITA 




V I T A s> 

D I S L V P O 

PRINCIPE DI BERGAMO. 

Ori ha tanta forza il Soie , né tanta virtù la pietra 
calamita, quegli di trarre a sé i tèrreflri umori, & 
quefta il ferro : 4iè così pronto s'aggira l'EUtropia 
a rimirare ovunque gira il Sole, né hanno tanta poC 
fànza d'inchinare aVar) affetti i celefti influflì ^ quan- 
ta per movere gl'animi de popoli, gl'efenrpj de Principi ò boni, 
ò rei: nonfolànrentepercheaguifàdtgrantorcieinalro accefe 
fono a tutti paiefi , & manifdii ■ ma ancora perche ti persuadono 
i vaflaUi,che i Principi grmdiitt ogni cola, fiano ancora net 
giudizio^ elezzione; Laotidèftimàno'che quanto vien dalo-f 
ro eletto, & approvato, eflernen pòfla colà (è non buona, & 
degna dì gran lode. Laonde méntre vanno ifudditi mirando f 
& ammirando d'ogni parte quali li fìano le azioni de loro Prin- 
cipi, fi (èntono quafia viva fòr^a tirarfi ad imitarle, & per quefta 
cagioneia Divina giuftizia affai piùfeverai cóutra i Principi mal- 
taggi, che contra i rei di privato ftatò fi dimoftra: poiché elfi 
col loro trifto efempio fono cagione dell'altrui mala vita, & per 
confeguenza ancor deHa rovina; perii che mi dò a credere fer- 
mamente, che Lupo, sì come col foverchio zelo dèlPonor de* 
falfi Dei fu della perdizione de molti de fuoi fudditi cagione* 
così la fuaconverfione della fà-hite loro,& eterna gloria : il che 
certo quanto fia vero, dalla ilia fàcra Iftoria chiaramente lì corri- 

J)rende ; percioche quarto buon Principe più con l'efempio dei- 
e virtù i che col frenodelie leggi, più con la clemenza , che co! 
timore^amandopiù,che comandandola grazia, & la obbedien- 
za de'noftri maggiori s'acquiftò egregiamente^: con lVfèrcfzio 
delle opere di pietà finalmente poi anco la gloria de'Beati . Cro- 
tazio primo Duca di Bergamo molto per nobiltà di fàngue sì 
(percioche fu diflirpe Reale) ma per valor d'arme, & per molte, 
& fegnalate imprefè'fatte in ferviggio dell'Imperio Romano 
affai più illuffre, in premio delle lue fatiche, & in teflimoniodel 
fuo molto valore (come daìrelogio,& pittura fòttola loggia del 
maggior Confeglio puoffl chiaramente vedere) ebbe da M- Au- 
relio Probo Imperatore non pur la Signoria di Bergamo, ma il 

L Pria- 



gz VITA 

^Principato anco di tutto il Dominio di Venezia, che dal fiunre 
Addali ftendeva (ino ad Aquilea,anzicome vogliono altri, fin 
nell'Ungaria; laonde la noiira Città, come capo, & leggio di 
quefto Principato, volle che per publico decreto , ad eterna me- 
moria, & della fedeltà v^^ il fuo Principe, & del lui altresì giù- 
fio governo, gli foflè una gran (tatua di mirabile artificio (òpra 
un'altiffima,& nobilifiima colonna di marmo eretta, la qualfi 
vede (come nella V ita diSant'Àleflandro detto abbiamo) dopo 
molte centinaia d'anni riporta neU'ifteiio luogo quafi ove fu pò- 
fia , che & darl giardino di Crotalo , & pofeia dalla fua (tatua , & 
fepoltura , il Borgo Crotazio da pofteri fu detto , oggi fi chiama 
Borgo di San Leonardo. Morto Crotazio fu cecile nel Princi- 
pato Lupo iuo figliuolo , il quale non pur uguagliò la gloria, 
ci fpltndor,del Padre ,mà di clemenza , di giuflizia, d'integrità, 
4ipimde:nza,di pietà ,& grandezza d'animo tutti gli altri Prin- 
cipi fùperò di quei tempi ; di modo, che fià mille quali lucidifli- 
me Stelle di virtù, altro non mancava, per renderlo anco più iliu- 
fìre, che formontando fra mezzo loro il Sole della Criftiana Fe- 
de, fgombraffe dal cuor di Lupo le tenebre dell'infedeltà, & l'in- 
gombraflc del chiarifli mo fplendore della vera Religione; quan- 
do ecco (infinita pietà, & tomaia providenza di Dio) ebbe di 
Alleida,.che così li chiamavala.moglie di Lupo, una figliuola, 
la qua! sì come per Divina grazia a fuoi Progenitori fu conceda, 
accioche ella fu (Te la ialute loro , così fu & per nome , & per 
grazia detta Grata, la quale, mentre Lupo va con iòmma pru- 
denza,& vigilanza amminjftrando la giuftizia,&con maturo, 
& difereto giudizio governando il Principato , s'andò con l'età 
avvanzandb anch'etla nelle virtù, & bei coflumi ,come diraflx 
poi nella fùa vita, onde efiendo di già pervenuta all'età di mari- 
tarli, era non folamente per la illuftriflima Profapia, & Regai 
fangue,& per Ja (ingoiar bellezza, ma per le fue rare virtù, & 
grate maniere, da molti virtuofi, nobili ,-& accoftumati Giovani 
fommamente,&oneftamente amata; ne fi contentò la fama far 
rifuonar il nome di sì graziola, & così degna Infante per tutta 
ritaliafolo, ma fel portò findentrorAlemagna ancora; quindi 
un Giovine di quel paefe,di Regio (àngue, & di beni di fortuna 
molto agiato, al grido folo delle virtù^& bellezze di Grata inva- 
ghito, mandò a Bergamo a chiederla per moglie Ambafciadori; 

da 



D I SL U P O. $3 

dà quali intefa Lupo la dimanda , fu loro col prudente confeglio 
de principali della Città;& col libero còfenfo della figliuola data 
la bramata, & gratiflima rifpofta,& quindi con grandiffima fefta, 
& allegrezza conchiuibi&dabilito il matrimònio; come più dif- 
fulàmente diradi nella Vita di ella Santa,furòno le nozze con ma* 
gnifìco certo apparato, & Regio fplendore, ma però lenza lufib, 
e intemperanza celebrate. Portoli finca* folenni,& ricchi con- 
viti v fù con molta pompa , & allegrezza condotta la Spofa in 
Germania, ove non furono le folennità nuzzialia quelle di Ber- 
gamo inferiori ;*mà il Giovine fpofo, nel più bel fiore della fua 
verde età,& nel colmodellè lue gioje,pa(sò felicemente a mi- 
glior vita ,eflendo egli fiatò di già prima dalla fua diletta fpofa 
alla Fede di Griffo convertito.- Lupo intela la morte del caro 
genero , per l'amor indicibile, che portava alla figliuola, & 
per confolazione delPàiflifta madre, anzi di tuttala Città, deli- 
berò mandarla a ricondùr a cafa; ma non sì torto fu di ritorno 
alle paterne mura^che Lupo oltre modo 'bramofo di vederne 
prole , tentò di congiungerla di nuovo in matrimonio ; ma Gra- 
ta , ch'aveva i fiioi penfieri tutti rivolti \ tutti ripòrti in Dio , pre- 
gò con riverenza i! -Padre,che pòi che era piacciutò a Dio fciorla 
dal nodo conjugàte, non voleffe per l'amor che le portava, anno- 
dacela di nuovo: pofciachepiùper far la vòl^^ 
fua propria , ella aveva alle prime nózze accohfèntitò: nel che 
Lupo final mente di compiacerla lì compiacque, ne volle più di 
ciò farle alcun motto; Era veramente quertaSahtà Vedova in 
procurare la commune conversione ,& falvézza dì tutta laGor- 
te, anzi di tutta là Città molto foIlècita,&bramòfa, ma la con- 
verfione, & la Ialine deTuoi amamìflimi Genitori gli era sì fatta- 
mente acuore, che non tralalciava opportuna, od impòrttina 
occafione di trattarne con ambidue liberamente ; & quivi aveva 
indrizzati tutti i fuoi penfieri ; laonde Lupo , & per le Divine in- 
ispirazioni ,& perle frequenti, & ferventi orazioni ,& donazio- 
ni di Grata, & per l'amore, che alla figlia portava incredibile, sì 
che altro non bramava che di compiacerla , fi farebbe agevol- 
mente difborto ad abbandonare il culto dellì Dei , & abbracciar 
queHodelyero^&foloiddioì/eildubio'dironcitàrfi l-odio^ 
la difgrazia degl'Imperatori , non Tavelle trattenuto ; tanto 
puonno i rifpetti,e i fofpetti umani, che per queftifpeire volte 

L z rami- 



$4 "VITA 

^'amicizia degli uomini a quella di Dio s'antepone. Or mentre 
va trattenendoli Lupo in quefto dubbio; ecco^ddio, ch'altro 
jnon brama, che la ialine no{tra,& il tutto difpone dolcemente, 
volendo finalmente elàudire glUrdemi prieghi , & defiderj della 
ina cara, & grata ferva, & porgere al buonanimo di Lupo (offi- 
ciente ajuto: con alta previdenza fece, che AleflàndroTebea, 
come s'è detto, fofle iaquefio tetnpoappunto a Bergamo per la 
Fede di Crifto uccifo ^dalle ftille del.cui (aerato Sangue nacque- 
ro (oaviffimi^& vaghi fiorici qu: : da Grata con molta riverenza 
colti, & fattoneun. mazzetto, con incredibile giubilodi cuore 
al Padreapprelcntolli; & di qui (raccontatagli per ordine la cofa) 
prete opportuniflima occalìonedi trattar, (èco l'importantiffi- 
,cto negozio della fallite iua, dandogli chiaramente a vedere 
.quanto grande folle l'ingratitudine dcìruomo , ilqtiale nella co- 
^gnizione del fuo Creatore, & nella ricognizione de celeftidoni,fi 
lafcia paffare, & a gran pafli, avanti gl'ifteffi elementi ; percioche 
anco la muta,& infenfiDil terra, favorita dell'aerato fangue d'un 
Martire di C-ritto., aveva -in un'infrante, in (ègno d'allegrezza, 
prodotto sì bei fiorii & all'incontro l'uomo dottato da Dio 
del dono dell'intelletto , della cagione ,& del difeorfo ,& d'altri 
doni particolari ancora, fi reudea .cotanto aLfuo Creatore, & li- 
beraliffimo benefattore ingrato; aggiungendo appretto la gran 
cecità , e pazzia , nella quale vivevano gli uomini in volti nelle te- 
nebre dell'Idolatria; & facendoli finalmente conofeere il preci- 
pizio evidente ove correva dell'eterna dannazione, perfeveran- 
do egli nel fuo antico errore: onde non tornava a conto a mo- 
do alcuno per interefle anco di tutti i Statldel mondo, anzi del- 
la vita iftefia, perdere l'anima, che vale incomparabilmente più 
che mille mondi , & mille vite inlìeme • Le quali vive ragioni eb- 
bero per divina virtù.cotanta grazi a.*& sì mirafoil forza, che Lu- 
po non potendo più fare allo Spirito Santo ( che altamente in co- 
letta fua diletta (pofa ragionava ) relìftc:nza 9 & dall'evidente mi- 
racolo de fio riconvinto, al fin tìreie.4 onde porto da parte ogni 
ri(pet4o umano, ogni timore ,r,inonziò ai diabolici riti, e ai fallì 
Jddj , & abbracciò la Crittiana religione : i] cui efempio feguì 
anco Alìelda parimente ,& la maggior parte ancor de noftri Cit- 
tadini : tanto puòd'on buon Principe Peiempio. Onde furono 
^da Grata ,& da fedeli fatte molte allegrezze* & al Signare refe 

molte 



B I S. L UFO. $f 

moltegrazie:& ancor che il buon vecchio non avefle mai pi ù 
per avanti da altri, che dalla figlia udito ragionar delle cole di 
Dio; appena nondimeno ebbe egli gradato, con Peftreme lab- 
fora , la dolcezza della celefte , & falliti tera do ttrina , che tutto ac- 
cecò d'ardentiflìm© deiiderio di conofcerela verità, ìi diede coti 
meravigliafo affètto allo ftudio dellaCri(tiana,e vera filologa; 
laonde in breve fececosì gran profitto nella (cuoia di Crirto, che 
non iolamente apprefe guanto fapere ad un perfetto Criiliano è 
neceflario ; ma ne divenne anco ottimo maeftro ; talché il Palaz- 
zo di Lupo era divenuto, di fcuola d'errori , un' Academia di 
verità, ove fi riducevano i novelli Discepoli di Grifto a decor- 
rere, & trattare delle cofe airaccrefcimcnto,& mantenimento 
del culto del vero Iddio , & alla Ialine , & Cristiana difciplina ap- 
partenenti. Or convertito Lupo alla fede,& di lupo appunto 
divenuto cara pecorella dell'ovile di Crifto, furono i tìmolacri 
de felli Dei atterrati (&maffìme la gran patema ftatua,& laCo« 
lonne) & i profani tempi anco diftrutti, e in loro vece Croci driz- 
zate da pertutto,& fab'ricateChieft al veroIddio4& fra l'altre 
lina quafi in mezzo la Città iopra un piacevol colle dedicata ai 
Salvator del mondo: nella quale il buon Principe inlieme con 
tutta la (uà famiglia ,& tutta qnafì la Città , con grandiflima alle- 
grezza, & umiltà ricevè raoqua^falutarc del Battemmo; & di Prin- 
cipe terreno , anzi fervo del peccato, & (chiavo del Demonio di- 
venneioldato di Crifto , Figliuolo di Dio, & erede del Paradifctt 




cevuto il Santo Batteiimo^ fu di Criftiano, & perfetto Principe 
fantiffimo , & vivo efempio^ Percioche la Religione, il zelo 
delPonor di Dio , & del ben pubfico : la temperanza delle pacio- 
ni delPanimo, Poneftàdecoftumi: la prudenza ne detti, la ma- 
gnanimità ne' fatti.- la coftanza ne gli accidenti diiortuna, VoC- 
iervanza delle leggi ; il Audio delle faenze ; la liberalità , & la cle- 
menza ; il retto giudizio nel governare, & l'incorrotta giuftizia 
nel giudicare, &Tnillea!tre€roiche,& Cri (liane virtù fiorirono 
nel Beato Lupo a meraviglia: onde nelle cofè,che al culto, & 
enor di Dio, che è il vero,& (odo fondamento delle Republi- 
che 9 & de Regni 9 appartenevano, fu molto follecito 9 & gclofo: 

& 



S6 r I T A 

& perii ben publi co sì zelante, che perno non: tralafciava eofa 
alcuna, anzi a quefto, il (uo proprio polponeva v in lui fignoreg- 
giava la ragione; rifplendevailcandor debeixoftumi: pruden- 
tiflìmo nel difeorrere :. d'animo grande nelle operazioni : & ne 1 
varj accidenti invitto, e forte: le leggi erano da lui prima oiìer- 
vate, che ordinate, & davaffalli per amor delia virtù più tofto, 
che per timor della pena cuftodite : il ftudio della divina, & uma- 
na fapìenza faceva in lui meravigliofi effetti : clemente , e pio nel 
caftigare,& nel premiare liberale ,& fàggio: la giuftizia da cui la 
quiete de popoli , la (icurezza della patria gl'immunità della ple- 
be , & l'allegrezza de gli uomini dipende, era per dir così il firma- 
mento, &l"ornamento<ii tutte le virtù politiche, & civili: oltre 
i continui efercizj di pietà, & divozione ne r quali r non ottanti le 
publiche occupazioni quello buon Principe con indicibile, & 
fuo,& altrui profitto, fi tratteneva. Or avendo Lupo ottima- 
mente governata la Città di Bergamo r e il Ducato quindeci anni, 
cade in gra^e ? & mortale infermità, la quale conoscendo egli 
quafi divinamente dover efierPultima di (uà vita, ricevuti con 
gran componzione r & riverenza gli ultimi Sacramenti , & ordi- 
nato il Tuo teftamento , diede a principali della Città alcuni brevi, 
e falu ti feri a ver ti menu intorno alla confervazione,& accrefei- 
mento del vero culto, & Criftiana Religione , efortando loro con 
paterno affetto alla pictà^aila pazienza,a gli efercizj delle virtù 
Criftiane, alTòffervanza de Divini commandamentì , & alla quie- 
te , Se pace fra di loro : indi raccommandando lo fpirito, & la Cit- 
tà al Signore , & alla faggia moglie il buon governo di ella : paffcò 
dal mare di quefta mortai miferavita, al feliciffimo porto della 
eterna gloria , alti nove di Giugno Tanno di noflra falute 500. , & 
fu nella fuaChiefa di San Salvatore, con non minorpianto,che 
pompa, fepellito, ancorché non fi fappia in qual parte dieflafia 
ricotto r la quale fu pofeia da Carlo il Magno , Tanno di noftra fa* 
listeottocento, e otto riftorata : & tutto che non fi leggano parti- 
colari miracoli del Santo, crediamo perocché alle molte, & fc- 
gnalate conceffioni di grazie, che alfa noflra Città, hanno da Dio 
impetrate gli altri noftri Santi, fia per Tardentiffima ,& perfcttif- 
iìmalua Carità concorfo anch'egli, il qual vive, & regna in Dio 
in fempiterno . Di quefti , della Moglie , & della Figlia vengono 
le gloriofe imprefe da mio Padre nella prima parte del fuoTcatro 
celebrate. VITA 




VITA 

DI S ALLEIDA 

PRINCIPESSA DI BERGAMO. 

LIeida efempio chiariffimo di Criftiana umiltà, dì 
nobiliflima modeftia,& di fanta ritiratezza: frcggi 
(iioi parti colari,& d'ogni altra ancor nobil matro- 
na ,per la dolente morte del marito rimafta feonfo- 
lata^nè trovando altra quiete, che in Dio, fi difpofe 
paflareneiruofantofervizio,& negli efercizj fpirituali , il refto 
di fùa vita, & fequeftrandofi dalle cure, & maneggi del mondo f 
tutta in tutto darfi alla contemplazione delie divine cofe. Ma 

Eerche ella già un pezzo fa s'era data a conofeere donna di gran 
on tà, evalore; quanto più ella fi moftrava affatto in effetto ri- 
trofa , & in tutto lontana da terreni penfieri , & da governi , tanto 
maggiore s'andava riaccendendo il defidcrio, & ingagliarden- 
do Tinftanza di tutta la Città , d'averlaper Principerà loro, Mae- 
ftra,& Madre. Onde vinta da opportune, Se importune pre- 
ghiere, fu finalmente forzata a mutar penfiero,& aggradire le 
iorooncfte^&giufte voglie, faccettare la cura della Città, & il 
governo del Ducato, nel quale, come fia chiaro inleggendo la 
iiia vita , ella portoffi così egregiamente, che non folo di perfetta 
maritata , di faggia madre ,& di vera vedova , ma di ottima Prin- 
cipefla meritò l'immortal pregio incielo fra Beati. Quella an- 
corché non (ìfappia di che progenie, ò fiirpe l'origine traeffe, 
tuttavia è da credere, che ella così ben nata, Se allevata fofie, 
quanto ogni altra nobil infante di quei tempi, che meritafFe efler 
di gran Principe degna conforte , & cara: & che non minor foflc 
quella, che di dentro regnava nell'animo, che quella, che fuori 
rifplendevanell'afpetto,nobiltày& bellezza fingoìare. Di que- 
fta adunque Lupcrfimofi amante, & vago, divenne fra pochi dì 
legitimo confòrte, & videi o fempre di modouniti ,& sì concor- 
di fra di loro, che potevano agevolmente eflere ottimo, & chiaro 
efempio a lùoi iudditi di vero coniugale amore; cuiefta Santa 
Matrona, confiderando, che l'uomo è capo della donna, rico- 

noiceva 



SS VITA 

noiceva nel marito l'imperio, e'i dominio, che gli aveva dato 
Iddio fopra di lei l'amava, il riveriva, & l'ubbediva di maniera, 
che a Lupo non fu mai importuna, ò di difgufto , riè tra loro na^ 
eque mai difordine,ò ditcordia; ma fu fempre fomma carità, 
unione , & pace : & ben fpeffò fole va dire al marito , dopo la con- 
verfione ; raccordiamoci, diletdfllmo conforte, qualigià fum- 
mo foi per noftra colpa , & quali ora fiamo per favor divino , non 
liamo ingrati al Donator di tanto bene ;& con tali affettuoiì di£ 
corfrandava la Beata Alleida aiutando le felici (èmenti delle cri- 
ftiane virtù ^che nafeevano nel fertiliflimo campo dell'animo dei 
marito, che ella amava di vero,& fanto amore; Ebbe Alleida 
di Lupo una fol figlia , la quale perche fu a fuoi progenitori f òm- 
mamente grata, Grata la chiamorno appunto, ò perdirmeglio 
prevedendo, ch'ella molto grata effer doveva loro, ricambian- 
do con grandiflimoavantaggio il beneficio della generazione, 
col beneficio della converfione affai maggiore . Et fé bene l'edu- 
cazione de' figlinoli è commune al padre , & alla madre , tuttavia 
perche fuole eflere la cura delle figliuole molto propria delle ma- 
dri, quindlè, che cotefta faggia,& fanta Donna fu follecitifli- 
ma,&vigilantiflìma intorno Iacuftodia,& governo di Grata; 
percioche non ottante , che ella folle di ottima indole , & natura , 
& data molto allo ipiruo,& al difpreggio delle vanità, come di- 
radi nella fua vita, la teneva nondimeno dalle foverchie pompe, 
dalla vifta de gli uomini , e da' ipcttacoli ptiblici lontana ; procu- 
randole con ogni ftudio compagnia d , onefte,& virtuofe giovi- 
nette , fra le quali fu la Beata Efteria la più degna : indi la fece ani- 
maeftrare nell'arti liberali, & in quelle virtù, che d'animo nobi- 
le^ di figlia d'Illttftriffimo Principe fono degne; nel profitto 
delle quali non ingannò punto l'orioratiflìmafperanza de fuoi 

f>rogenitori : & in fomma efequì Alleida nella cura di Grata, 
'officio di vera , & faggia madre , come nell'amor conjugale , & 
nel governo della cafa quella di perfetta maritata . Per il che me- 
ritò la celefte grazia , & la divina mifèricordia;& feguendo ella 
nella con ver fione l'efempio dei marito, fu fatta degna, & cara 
difcepola di Griffo : nella cui difciplina fece Alleida tal profitto , 
che là dove il marito de gli uomini , ella delle donne fedeli di Cri- 
ito era la guida, & la rnaeffra; legnali fé ne venivano quafi ogni 
giorno a vifuarla per udire, & imparare quello, che da lei, da 

Gni« 



DI SV A L L E I B A. 89 

Grata y & da Efteria r intorno la dottrina evangelica con moka 
ipirito,.& con fruno mirabile il trattava. Ma fra tanto Lupo, 
ricco de meriti r &d'aoni carico infermoffi, nella cui infermità 
Bonfipuò dire con quanta carità, Se diligenza ella ilgovernafle; 
ilqual finalmente quando piacque al Signore, nelle cui mani è 
L'imperio della vita ,& deHa morte, con eftremo dolor di tutti (e 
ne pafsò alla gloria de' Beari, Dopo la cui morte ancorché Al- 
leida,come dicemmo, delideraffe più tofto ftarfene dalla prati- 
ca degl'uomini,. & maneggi dei mondo affatto fèqueftrata, & 
dariìioloagliefercizj > & opere della pietà criffiana,& al (ludi o 
delle divine contemplazioni, & in flato vedovile r far vita reli- 
giofà,& imitar Tefempio di Anna,& delie altre Sante vedove dei- 
Signore;- tuttavia qimil forzata dalle preghiere, & periùafìoni 
della figliuola r anzi di tutta la Citt&y accettò finalmente il Prin- 
cipato, nel quale ella vinfel' onorati^ la nobili^ 
fìma opinione di totti,anzife(leira; pexcioche con la dolce, & 
ben temprata cetra della fua virilp£udenza,ièppe così ben con- 
fervarft l'amore de Cuoi l'additi r che né la clemenza offendeva la 
giuftizia,nèlagiuftizia la rendeva odiofe, di maniera, che li co- 
me nella cura,& governo dome(li£o,,&. famigliare ha lafciata 
chiariffimo efempio di fedeltà y & vigilanza ,& nel ilato vedovile 
di caftità ,& di mortificazione ; così nel Principato r di pietà , di 
religione, di giuftizia, di carità,di giudiziosi prudenza ,&iro 
fomma diottima , & Criftiana Principefla : nel che non iblamen- 
te uguagliò la gloria de marito, ma le più illuftp» donne ancora 
dell'antico, & nuovo Teftamento: & quantunque ftilfe Alleida 
neH?amroiniftrazione,& governo publko occupata, non trala- 
fciò però giamai gli orditTari ? & (oliti fuoi offici di pietà, & efer- 
cizj di devozione , anzi quanto era la cura della publica atnmini- 
(trazione più difficile, tanto ella giudicava, & bene, avere del 
divin favore, & ajuto-, anco maggior biiògnot onde per ^atten- 
dere all'orazione r & alle cofe al culto, & onor di Dio appartenen- 
ti (cheè il maggiore, & principale fondamento de publici go- 
verni ) più agiatamente, fabricò due onora te Ghiefe unaverlo il 
mezzo giorno, ad onore della Santiflima Madre di Dio, che il 
chiamava Santa Maria vecchia ch'ora è fra i facri Chioftri del 
Monaftero di S. Grata ; l'altra quali nelmezzo della Città in capa 
delia Piazza vecchia^ confecrata air Arcangelo Michaele, che 

M dair 



<$o VITA mWSé ALLE IDA. 

^all^Arce ivi vicino di Neronefi chiama San Michèle dall' Arem 
alle quali anco, perche follerò convenientemente officiate, & 
cuftoditc ^afiègnò molti poderi . iOr avendo Aileida, un r anno, 
& dieciott^ giorni, con gran iàntità,& prudenza governata la 
Republicadi Bergamo^ & tutto il ilio Dominio , & con ottime 
leggi confermata ,&ftahilita la nofìra Città,, & la novella Ghiefa^ 
con Criftiani $ & falutevoli inftituti:fù daliuo diletto fpofo Gesù 
,CriftL*diiamataa riceverefooorona .,.-cbe gli aveva in eterno ap- 
parecchiata sjù nel Cielo iranno di noftra falute trecento ,e uno 
alli 27. di Giugno, <& fu da tuttala Città,, con infinite lagrime , & 
degno onore alla fèpoltura accompagnata, che nella ibpradetta 
Chiefa di S. Maria ella fi aveva in vita apparecchiata • Di cui fé 
bene non abbiamo particalari miracoli , ò favori , nondimeno 
quello , che della fua mirabile converfione, & efemplarc conver- 
fazione abbiamo detto puòeflere della mólta fua pietà , & fantità 
chiariffimo, & jlluftriffimotefiimonto ,& l'amor indicibile , che 
ella portala à quefta fua Città, & la gran cura r che?n 'aveva in que- 
lla mortai vita , ci ponno ;afficurarc, eh' ora di perfetta carità 
ardendo non fia della noftra falute men su nelCielo folecita, e 
fcramofa yovcxe^tiacoxi Dio, & xegtiaràin^tcrno* 




VITA 




9* 

V I T A 

DI SArsETA GRATA 

FRINGXPESSAv DI BERGAMO. 

Rancogrriziane in ve^òdimoftrò Adamo della natu^ 
radéllè cofe, quando vedèndofi condotti avanti tutti 
gli animali r utvideret *( dice là Sacra Genefi) qUidvo-? 
caretea ;*egli impofelòro ad 1 uno per -'uno il fuo prò-* 
prionome; ìàondb chiamò là -Regino de gli uccelli, , 
Aquila , periignifiGare con^queflo -nome il" fuo volò (ubiime , & 
wita acuta; chiamò iiprincipe dè'quadrtipedi Leone ,perdino- 
tare la fua nobiFnatura, & fua ferocità ; & ilGavàllò ancora con^ 
tal home per feiba r generofitàv& leggiadria ;■& cosbfù de gli altri 
animali volàtìli,&terreft^ 

za paragone aflfaipiù^lt^ prò vidbn^a Kàfempre in tutti i tèmpi! 
dimoftrato Iddio nelÌHèggère,&im 

db il fine, e officio loro^ preordinato il nome. E di qiùè, che- 
quella prima dònna , perche eHa doveva effe re madre de vi venti ,, 
volle Eva chiamare : la figliuola di Eaban , & moglie di Giacob ? 
per làiua umiltà Rachele ,qpa(Ìmanfuet^ agnelìa ; la móglie di 
Elcana,quelià di Tobia,$: quelladi Gioachino, Madre della Ma- 
dre di Griftò ^perche dovevano* effe* e appo fua< Divina Mae-- 
ftà graziole ,& favorite, Anna; la figliuola di Abigail, che ^^ dove- 
va -.-per- ria; (ingoiar fua modeftia^&fécrerezza efiere al gran Rè 
AfiWro mollo cara, Efther/ DèlBora contalbomequafi indu- 
firiola^iingegnofa ape fu chiamata;' Nocma v perche bella, & 
dentro, & fuori ::Sufànna quafi^candido giglio, & rota intatta; 
I 1 animo(àGiuditta, così detta perche P aveva elètta Iddio del 
popol fbo liberatrice ■; Elisabetta, perche Iddio là voleva con- 
folàr negli ultimi fuoi giorni; Maddalena perche ella fu d'ani- 
mo fòrte; 8t generofò cuore : & la gran Madre di Crifto alma t 
A1aria,perehe era fiata da Dio dà principio avanti tutti rfecoli* 
preelètta Signora, & Regina del Cielo ,& della Terra , di qoefto^ 
tempeftòfó Egeo delmondò Stella , ,&Duce, mare amaro di 4fr>- 
griroe^di eeléfti gy&zie Oceano immenfo , & a qtiefiò mode? 

Mi » sai»- 



9* VITA 

ancora fono flati con mifkriofi nomi chiamati da Dìo, & nell* 
antico, & nel nuovo Tesamente molti altri Santi; onde none 
meraviglia fe anco per partico!ardirpeniazione,& Divina pro- 
vvidenza fu chiamata Grata quella, che a guifa di graziola roft 
nata fra mezzo le ipine .dell'Idolatria, doveva riuicire,&per la 
fua caftità, & carità sì grata, & cara a Dio, & per il beneficio 
della converfione sì grata a 1 fuoi progenitori , & per ciò anco sì 
cara al marito, & per il iantiffitno,& ottimo fùo governo gra- 
tiflima avaflaili: die meritatfe nonfoio-la terrena corona dell' 
Imperio, ma dal ftio dHettofpofc Gesù -CFifto- quella dell'eterna 
gloria , come dalla Tegnente fua fàcra Iftoria chiaro li compren- 
de. Nacque Grata dì Alleida moglie di Lupo, figlio di Crota- 
lo Principe di Bergamo , comes'è detto nelPiftorie loro, Panno 
di noftrafalute ducentefimo quadragesimo quinto: &iè bene 
ella nacque rdi Padre, & di Madre gentili ,& idolatri, fu nondi- 
meno per (ingoiar grazia, & favor di Dio fin dalla fua puerizia 
da Efteria fua fedeliflima cameriera nella Criftiana Dottrina , & 
4ifciplina ottimamente ammaeftrata , & da fuoi progenitori^ 
i xjuali, quali divinamente prevedendo quale , & verlo il fuo 
Creatore^ & verfo loro effer doveva, la chiamorno Grata: con 
molta cura, & diligenza nelle civili maniere, & nobili coftumi, 
come a figliuola di gran Principe conveniva , nudrita , & alleva- 
ta; Era Grata di rara bellezza di corpo dotata sì, ma le qualità 
delPanimofuo erano tali, che ella poteva eflere alle giovani de 
fuoi,.& noflriiempi dinobiliflima creanza, di modeftia, di gra- 
vità, di caftità illuftrc, & raro efempio ; ma fra tutte quefte fè- 
gnalate virtù, riluceva in lei una profondiffima umiltà , che Gra- 
ta a Dio 5 & agli uomini gratiflìma rendeva; onde reprimendo 
in sé il commune,& naturai deliderio di lode, quanto più ella 
veniva dalle compagne di beltà, & di virtù iodata, tanto più 
s'abbafiava,& concepiva in sé un quali odio di se ftefla,&di£ 
pregiando la fiia bellezza corporale,& ogni vanità, & diletto 
fenfuale *. fòlo attendeva aiPacquifto, & augmento delie virtù 
Criftiane ,& a piacerea Dio, da cui riconofeeva ogni bene , ogni 
grazia, ogni favore, & a cui indrizzava tutti i fuoi penfieri, tutte 
ìe lue parole,& ogni ftia operazione. Fu quefta Santa Giovinet- 
ta (mercè dell'ottima fùa natura, & buona educazione) fempre 
a tuoi maggiori ob^dkntifimia , &maflune a iuoi progenitori, 

i quali 



D I & e RAT A. 9 j 

i quali amava , & riveriva fommamente: di modo, che aon fi 
moftròmai a v lor cenni ritrofa,ò turbata invifo,nèdiede loro 
un minimodifgufto,nèfùIoromolelfogÌ3ma!,od importuna „ 
Era Grata geloufli ma della fua oneftà, & pudicizia, che di già 
aveva confecrata a Dio; onde, & nel ragionare andava molto 
confederata, & nel convecfare ritirata , & nel mangiare molto 
parca; l'ozio-, veleno della caftità,era fuo capitaliffimo nemicos 
& perche ella fapeva beniflimo , che a quello preziofo teforo 
della virginità fono mille infidie,& mille inganni teli, quindi 
con vigilantiffima guardia attendeva a cuftodire gli efteriori f 
& interni fentimenti, per i quali fogliono i ladri delPanima pene* 
trare , anzi per maggior cautela aggiungeva difcipline , & rnace» 
razioni anco foven te, Oreffendo Grata crefeiuta in età, bellez- 
za , & grazia tale , che da molti nobili, virtuofi, & ricchi Principi 
d'Italia ella era fommamente, & nobilmente amata, il Padre fi 
rifolfe maritarla; ma perche Iddio Pavé va di già con alta provi* 
denza difpofta,& eletta cooperatrice dell'accrefeimento della 
fua gloria, & della converfione de'popoli ftranieri, volle che la 
fama delle fue rare bellezze, & qualità fé ne volafle non folo per 
tutta l'Italia, ma penetrafle fin dentro l'Alemagna ancora ; laon- 
de giunta quivi alle orecchied'un Giovine de'beni dell'anima* 
& di fortuna ricchiflimofràgii altri, d'alto valore, & di Regai 
profàpia, gli accefè il cuore di sì ardente, & onefto defiderio 
d'averla per moglie, che non tardò mandar, col confenfo del Pa- 
dre, A !iibafciatori,che la chiedeilèr^^ 

Grata fatta confàpevole, come quella, che era daipenfiero di 
maritarli lontaniflima , rimafe per buona pezza attonita, e fofpe- 
fa: purdopo molti fofpiri,&moltelagrime, con mokaumiltà, 
e modtftia,iùoi proprj fregi, rifpofe finalmente a i meffi in tal 
tenore : Gran cofa in vero, & dall'animo mio molto lontana 
oggi il mio Padre ,& Signore mi propone ; pure qual io fempre 
fui, tal effer voglio ancora, & farò fempre, anco ad un minimo 
fuo cenno obediente , e pronta ; prego però , foggionfe con ogni 
fommiflìone,& riverenza, la paterna fìia bontà, e clemenza, che 
ricercandoli in ciò il mio confenfo, mi faccia grazia di conce- 
dermi tempo a penfarci, acciò rielea la risoluzione tanto più 
ferma, quanto più matura; il Padre inrefa la faggia rifpofta di 
Grata tré giorni alia deliberazione le concede ; il qual tempo fpe- 

fe 



V 1 T" A? 

& dia tutto in digiuni , & .orazioni pregando con motto affettai 
Sua Divina Aiaeftà ,che li degnaffe farla consapevole del fuo iàn^ 
to volere. Era allora la mente di Grata a guifa appunto d'un 
afflitta, & travagliata nave, che in mezzo all'onde è combattuta 
da contrari venti; perciò che dal matrimonio La ritraea l'eccel- 
lènza del (tato virginale, il quale{ come attefta Crifto nell'Evan- 
gelio ) rende gli uomini fimili a gli Angeli di Dio ; il debito dellai 
riverenza, & obedienza, che perefpreflo precettodi Dioa'pro- 
prj genitori devono i figliuoli, al cui giudo volére non è lecito, 
fere importuna refìftenza; dai ritrattarlo la rimovea ; da una par- 
te bramava fommamente ftarfene lontana dai continovi trava- 
glj , & difturbi della cura , & governo famigliare , libera , e fciolta 
dal grave pefo , e giogo maritale, per meglio godere laverà li- 
bertà dello fpirito,& la caparra del ripofo eterno ;& dall'altra 
temeva molto di non contriftare lo Spirito Santola farfalla vo- 
cazione del Signore refiftenza, il j quale in molti, & varjtnodi 
chiama , & invita al fuo fànto fervizio ,rhe (ì può fare in qualftr 
coglia flato; per il che la Santa Verginella andava fra fé ftefla; 
niillevarjpenfierinelPànimovolgendo: quando piacque finale- 
niente a Dio , che per mezzo di queftofanto,& felice matrimo- 
nio voleva operar dello Spofo ,& d'altri ancora là fallite, feoprir- 
le il bramato porto dell'alto fuo volere, ove là fuajtravagliataì 
mente ripofaflPe; onde in capo de trèprefifli giorni r il riflblfè^ 
cosìinfpiratadaDio compiacer della propofta il Padre, fapen*- 
do ella, che anco nelftàto coniugale averebbe potuto col com 
ftnfo del marito vivere icaftamcnte v comeanco}dallafùafaggia, ? 
& fedéle Efteria veniva configliata ; per ilche con gran fefta, &: 
allegrezzadi tutta la Cittàfùftabilito il matrimonio, & daRegjj 
Konzj celebrati a nome del fuo buon Principe le nozze ;:perlc. 
quali mentre fi vannoi folenni conviti , le preziofe vefti , &Jèno*- 
foilifiìme giòje apparecchiando -, non fi diede Grata ad ornarfi^ 
apolirfi ,a lìftiarfi , come perilipiù fogliono le giovani de'noftrii 
tempi ,per piacere ad un terreno fpoiò di fòverchio : ma alle fer-- 
wnti ,& frequenti orazioni \j& a'digiuni per maggiormentepia- 
cere al fuo celéftè Spofo , .cui ; ella aveva tutto il fìio cuore , & 
l'alma Gonfecrato : anzi pregò con molta inflànza ilpàdfe, che 
le vefti, & ìè gioie, fuoigiugalì, fonfero non quaH afiglia 1 & 
magìiàdji^ncjj^ 



D I S. G il A r A. ^ 

va, la qual folennità fi vede nella vaga pittura fotte la loggia fidi 
maggior Confcglio nòbilmente efpreiià, & in cotefti folenniffi- 
mi conviti, non meno i poveri di Crifto^in grazia deilafpofà^ 
da cui furono fempre fommamente amati , che i principali della 
Città reftorono da Lupo favoriti. Pafsò infommala celebra- 
zione delle nozze con tanta gk)ja , & fp^endore, quanto & la ma- 
gnanimità di Lupo , «^l'onoratifiima occalìone richiedeva ; Or 
terminate le folenni fefte^gli Ambatciatori tutti lieti fe ne con* 
duflero in Germania l'onorataipofa, la quale da tutta la nobiltà 
del Regno incontrata fu accompagnata al Paiazzo,& introdotta 
allo fpolo^ da cui riconofeiuta per diletta fpofa , & legitima fùa 
conforte,furono ordinate perciòle regali nozze, le cuiiòlennità^ 
& allegrezze non furono di quelle,, chea Bergamo fiate foffero 
minori . Rimafe in vero il Giovinetto fpofo della rara bellezza 
di Grata molto invaghito, e a meraviglia accefo ; ma quello che 
in lei fopra modo ammirò, & lodò eftremamente , ffria (ingoia? 
modeftia, la gravità , la prudenza^ nel che aìui avvenne di Grata 
appuntoqueIlo ? che del gran Rè Salomone alla Regina Sabba* 
chevinfcla uobiliffima prefenza ,& Rea! converfazione, la fama 
delle fue rare virtù, & bellezze di gran lunga ; Ma la degna Prin- 
cipefla Grata feguendo tuttavia il fuofantiffimo inftituto>,era 
non men follecita negli efercizj di Marta, che divota , e fervente 
in quelli di Maria? onde con incredibile confolazione,&edifi- 
cazionedella Città, anzi di tutto il Regno,e con (òttima fiia lode 
attendeva non folamentea gliufficj di ottima conforte,, e Princi- 
pefla,mà di fedele, e prudente ferva del Signore, & di zelante 
difcepo!a ? & Apoftola diCrifto? percioche'con gran fervore (i 
diede ad infinuare nell'animo del fuo diletto fpofo reccellen- 
za, e la neceflità della Crììliana Dottrina, dimoftrandoglì con 
vive,& efficaciffime ragioni, che quefta fòla contiene, & infe- 
gna la verità ,& la via della fallite ; & (eppe Grata così ben fare ^ & 
dire, che conTajuto delladivina graziale cel mezzo delle fer- 
venti fue preghiere a Dio, in breve io ridufle a feguirCriilo, e 
pochi giorni doppò f^ n'andò al poflTeffò dell'eterna eredità, che 
s'aveanel Eattefimo acquiftata, Laonde Grata per le fue rare* 
& eccellenti virtù dopò la morte del fuocero,& del marito fu 
percommunconfenio,& molto applatifo de'popoli eletta Im- 
peratrice , Grande in ver o , come fi può ìrnagmare , fu il dolore* 

che 



96 VITA 

«che Tenti Grata per la morte del marito , che amava fommamen- 
te, ma affai maggiore fu ii travaglio, per vederli tolta di mano 
l'occaiìone ,& la fperanza di convertire^col mezzo di efib, tut- 
to il Regno, fapendo ella beniflimo quanto vaglia de Principi 
l'efempio. Ma Lupo intefa la nuova dell'acerba morte del Ge- 
nero, deliberò ricondurla figlia alle paterne cafe,& a queftoef- 
fetto mandò in Germania Ambaiciatori , del che tutto il Regno 
lènti incoraparabil doglia; ma infondo imeifaggieri la parten- 
za; Grata fatti i debiti, & civili compimenti, ìaiciò a' Regenti 
per ii giudo ,.& pacifico governo de' popoli moki , & molto fag.- 
gi avertimenti . Or avifàta la notlra Città dell'arrivo della Vedo- 
va, rincontrò con molti, & onorati fegni d'amore, & condo- 
glienza; ma Lupo, che in queftafua vecchiaja altro non brama- 
va, che veder dell'unica fiia figlia alcuna prole r appena giunta 
incominciàdi nuovo adefortaria alle feconde nozze ; ma Grata, 
che tutta in tutto s'era all'unico fuoSpofoGesùCrifto, anco 
dopò fa morte del marito maggiormente confacrata r non più 
termine prefe a dar rifpofta , ma con quella raodeftia , & ri veren- 
za( che era di lei proprio, & onorato fregio) fuppiicò il veneran- 
do Padre, chenonvolefie, per l'amor, che le portava, piùal le- 
game conjugale 9 che era piacciuto al fammo Iddio iciorre, an- 
nodarla ; cui più per compiacernelo, che per proprio fuogufto 
aveva acconfentito ;& quello fece la Santa Vedova , perche con- 
siderava effere fenza paragone molto meglio fervir a Dio in fiato 
vedovile , che alle feconde nozze palfando in coniugale , perciò 
che ella avea letto, & ben confederato quello, che PApoftolo 
avealafciato ferino a i Corinti: cheladonnafciolta dal ilretto 
legame del matrimonio, è più follecita,& diligente circa lecofe 
aifèrvizio di Dio appartenenti: &iadonna,ò vergine, ò alinea 
lenza marito, penia come ella pofla efière , non pur di corpo, 
ma ancor di mente immacolata, & fanta , per aggradire perfetta- 
mente a Dio ; là dove la maritata ha gran cura delle cofe del mon- 
do,^ come piaccia al marito: ond'èilcuore,e l'amor fuo divi- 
io ; che altramente è tutto intiero ,& tutto fol di Dio. Or quelle, 
& molte altre di lei degne confiderazioni andava la faggia vedo- 
va facendo, che le fervivano per fiabiliril ria più nel fuo pende- 
rò; onde Lupo, che pur bramava compiacerla fommamente, 
intefa la ferma fua deliberazione , non le fece di ciò più altro 

motto; 



DI S. GRATA. 97 

motto,* Per il che Grata fprcgiando le vanità, e gli onori del 
mondo non li curava di vifite,ò d'accoglienze, ma ritirata con 
la fua fedel diletta Efteria (è ne flava nel Tuo appartamento , tutu 
data al fpirito, a' digiuni, alle mortificazioni, alle orazioni, alle 
contemplazioni , alle lezzioni de facri libri , & agli efercizj in 
fomma di vera vedo va'Criftiana, fuggendo quanto più poteva 
le converfazioni , & pratiche del Mondo ; Laonde non come le 
vedove de noft ri tem pi , vane , lafci ve , oziofe, & vagabonde , ma 
rammentando quello ch'avvenne all'infelice Dma per efporfì 
troppo alla vifta degli uomini, imitava l'efempio di Giuditta, 
& d' Anna, & d'altre vedove ritirate, & carte del vecchio, & dei 
nuovo Teftamento, non curandoli di piacere fé non al fuo di- 
letto fpofo Crifto ; né era folita per ordinario ufeir mai di came- 
ra fé non per occasione di vifitare qualche infermo , ò per tratta- 
re l'importantiffimo negozio della falute de'fuoi progenitori; 
percioche in tanta fua quiete, & in sì tranquillo ftato,quefto folo 
travaglio l'affliggeva, il vederli, cioè nelle tenebre dell'Idolatria, 
inftatodi dannazione involti, & tanto maggiormente ancora, 
quanto ella fapeva, che dall'efempio loro, & la conver(ione,& 
la orinazione anco de' fudditi pendeva. Onde l'afflitta Grata, 
tutte le fue diurne, & notturne orazioni^ e tutti i fuoi fanti pen- 
fieri a quefto fine folo indrizzava, che eglino, iafeiato l'abomi- 
nevol culto de'demonj , abbracciafiero quello del vero Iddio; 
& certo erano sì efficaci, sì affettuofe l'efortazioni, così vive, e 
potenti le ragioni di Grata a quefto effetto , che fé i rifpetti uma- 
ni, e '1 van timore di non incorrere nella difgrazia degl'Impe- 
ratori , nemici capitaliffimi del nome Criftiano non avefle 
Lupo trattenuto , fi farebbe agevolmente Iafeiato indurre ad 
abbracciare laCriftianaFede; ma Iddio, che può, che sa, che 
vuole falvar tutti , purché da noi non manchi , avendo altamente 
difpoftodiefaudire le preghiere della fua ferva, & operare non 
pure de fuoi genitori, ma la falute ancor della Città, fece che 
capitafle a Bergamo Aleifandro Alfiere della (aera Legion Te- 
bea, il quale per Divina providenza , infieme con alcuni altri 
foldati dalla general , & crudel ftrage feguita già l'anno avanti in 
Agauno, era dalle mani fuggito dell'empio Maffimiano, & aven- 
do quefto buon Santo deciotto giorni con gran frutto predica- 
ta nella noftra Città la Fede di Crifto, & con fegnalati miracoli, 

N con- 



98 P* I T A 

confermata, fu da'Cefariani uccifo,dal cui (aerato fangue ri- 
forfero miracolofàmente vaghi fiori, che furono della conver- 
fione di Lupo,& d 1 Alleida alta cagione . Et riufeì la cofa appun- 
to in cotal modo : Prefo, & decapitato Aleflandro fubito andò la 
nuova alle orecchie di Grata difcepola lua divota , la quale fènza 
dimora, tolta feeo la fua fedel Efteria,& altri Fedeli ancora intre- 
pidamente s'inviò alla volta delBorgo di Crotazio,ora di SXeo- 
nardo; & giunta al luogo del martirio, ritrovò quivi il fànto 
Corpo nella polvere , & nel Tuo proprio fangue involto , & quin- 
ci, dopo moke pietofe lagrime, & preghiere prendendo Grata 
con molta riverenza la verieranda tefta , in un bel bianco drappo 
Tinvolfe ; & da Fedeli levato il facro tronco , fu in un fottiliflimo 
lenzuolo afletato,&mefcolando lagrime con Salmi dalla fedel, 
& dolente proceffione alla fepoltura accompagnato; ma arri- 
vati al Borgo , dalla copia deTini allor detto Pineto , ora Pigno- 
lo, dalla calda flagione,& dal grave pefo fianchi i portatori f ò 
per Divina providenza (per dir meglio) depoferola facrata Re- 
liquia in mezzo una incrociata via, dalla quale(corne abbiamo 
anco detto nella Vita di eflb Santo) laChiefaivi fabbricata ad 
onor fuo , Santo Aleflandro dalla Croce vien chiamata . Ma in- 
tanto , che da' felici portatori fi ripiglia il gloriofo tronco , ecco 
nel rilevarlo fi veggono con nuovo ftupore dalle ftillanti goc- 
ciole dal fangue (quafid'accefo incenfo grate faville) rifòrgffre 
qui anco, & familiare, per divina virtù, altri leggiadri fióri, 
& sì foavi , che fembravano appunto fabbricati in Paradifo; 
(percioche, come dicemmo nella Vita del Santo, quefìo sì illu- 
ftre miracolo feguì anco al luogo del martirio) i quali Grata con 
riverenza , & quindi , & quinci colti , & fattone un mazzetto , gli 
apprefentò tofto che giunfè a cafa , al Padre Lupo , & di auì pre^ 
fa bella, & opportuna occafione,con la folitafua fingolar gra- 
vità , & modeftia , in tal maniera , alla prefenza anco della Madre 
incominciò a parlare, CredoamantiflìmoPadre,eSignormio, 
che averete intefo , come quel novello foraftiero Tebeo , che alli 
giorni paflati fuggendo lacrudelperfecuzionedi Maflìmiano, 
capitò per Divina providenza in quefta noftra Città, or'ora è fla- 
to per la Fede di Crifto,avanti la ftatua di Crotazio Padre voff ro, 
da'miniftri di Ccfàre decapitato; &ecco gran prodigio, dalle 
cadenti gocciole del fuo fangue ? fono nati pur ora quefti celefli 

va- 



D I S. G R A T A. 99 

vaghi , & odorofi fiori : prendeteli , odorateli , rimirateli Padre, 
& Signor mio,& col faggio, & retto vofiro giudizio confide- 
rate quanto grande fia lingratitudine dell'uomo verfo il fuo li- 
bcraliflìmo Creatore, & Dio: poiché nella cognizione, & rico- 
gnizione d'infiniti , & legnatati favori , & benefici da lui ricevuti, 
fi lafciadigran lunga vincere anco dagli elementi fteffi; eccovi 
ora la muta,&infeniìb)l terra, laquale appena toccatadalpre- 
ziofò,& innocente fangue d'un fedel fervo del fuo Creatore, in 
fegno di gratitudine, & di allegrezza ha tofto prodotto quefti 
sì bei fiori; & l'uomo creato ad immagine, & fembianza dell] 
ifteflò Iddio dotato di ragione, d'intelletto, dono fopra tutti 
illuftre,e caro, che ci fa differenti dalle beftie, con il cui lume 
vediamo le cofè prefenti, & prevediamo le future : l'uomo, dico, 
capace della Divina grazia, & della celefte gloria, arricchito di 
tanti btni dell'anima, del corpo, e di fortuna, non dimoftra al- 
cun fegno di gratitudine vedo il fuo Signore, & Dio, & maffime 
per il fegnala tiflimo beneficio della Redenzione , per mezzo dei 
quale dalia tirannia del Demonio, & dall'eterna dannazione fia- 
mo fiati liberati. Deh Padre, qual Principe di quefti tempi, & 
di quefta età(&iiami ora lecito con voftra buona grazia ragio- 
nar con eflb voi del voftro ben liberamente) qual Principesco, 
vi fupera di prudenza , di nobiltà , di fama , di gloria , ò di valore? 
in oltre il dominio, la Signoria, l'obbedienza, la benevolenza, 
la riverenza , la pace , la quiete de popoli a voi foggetti,non fono 
eglino favori, e-grazie iingclari,non già di quefti falfiDeide' 
gentili , ma del vero sì , & onnipotente Dio de'Criftiani , folo , & 
affollilo padrone d'ogni cofa,&liberaliflimo donatore d'ogni 
bene, di cui fono gl'Imperj , i Stati, e i Regni? Laonde que- 
lli fiori, che a guifa di lingue della muta terra lodano, & ringra- 
ziano il fuo Creatore, e benigniflìmo Signore, convincono la 
ingratitudine , & la durezza noftra, & quefti doni, & quefti favori 
eh' ora godete fono tante voci appunto , che altamente v'invita- 
no, vi chiamano, &quafi vi fanno un' amorofo sfarzo: perche 
fgorabrato finalmente ogni timor dal petto, &o^nidubio, vi 
rifolviate ormai una volta ad abbandonare l'abonrinevol culto 
de' vani, & falli Dei, & abbracciare quello del vero , vivo , & folo 
Iddio; ne da ciò vi deye ritrarre, Padre, il rifpetto dell'oflfefa, 
& inimicizia degl'Imperatori , i quali toltaci la dignità, & la rob- 

N 2 ba, 



ioo VITA 

ba, & privatici anco della vita,nonhanno più altro in poter loro; 
ma a ciò vi deve mover più tofto il timore dcll'offefa,& dell'ira 
di Dio, il quale come fGlo,&afibluto padrone, &Signore del 
tu fto , & ci può privare degli onori , & delle ricchezze , & toglier 
la vira ; & di più mandar anco l'anima all'Inferno ; dal quale egli, 
come pietoiò Padre,& bramofo della fallite vofh a,v'hà,per libe- 
rarvi, iìn'a cjuefta età fenile rifervato, affinchè per mezzo del glo- 
rioso martirio di quefto fuo buon fervo Tebeo (che ben di già 
me lo predille appunto)vi falvafte . Aprite,aprite dunque dolcifc 
fimo Padre, e Signor mio, ormai una volta a tante, & sì gagliarde 
voci di Dio al fin gli orecchi: aprite, aprite al vicin precipizio 
gli occhj , aprite alle Divine infpirazioni il cuore , affine che 
i gombratene le tenebre degli errori , & del peccato , entri la luce 
della verità, & della grazia; (vegliatevi una volta dal longo,& 
infernal letargo dell'eterna morte, affine che tardi, & indarno 
non vi pentiate potdi non eifervi pentito a tempo. Deh Padre, 
non differite più a convertirvi al vero Iddio unico Signor no- 
ftro,checon tanta pietà, e pazienza v'ha fin' ora afpettato a pe- 
nitenza; non fate che per colpa voftra egli abbia oggi in damo 
fatti apparir quefti celefti fiori, che a gloria del fuo fervo, & a 
faiute voftra, & d'altri ancora or ci comparte. Deh fate aman- 
tiffimo Genitore(& qui Grata li gettò lagrimando in ginocchio- 
ni) fate vi fopplico per l'amorchemiportate,eperilzeIo ch'io 
tengo della fàlute voftra, che oggi s'adempia il Divin' oracolo 
di quefto novello gran Martire di Crifto. Date quefta conia- 
zione, quefta allegrezza a me voftra cara, & obbediente figlia, 
& umil ferva , anzi a tutti gli A ngeli su in Cielo , che fornm amen- 
te bramano la voftra converfione , e penitenza $ & qui interrom- 
pendo le lagrime il parlare, mentre Grata vuol feguitai il fuo 
difeorfo: lievati su figliuola, rifpofe Lupo, &cefta dal pianto: 
eccomi dallepotenti tue ragioni convinto, ecco mi rendo, né 
pofto più all'onnipotente mano di Dio far refiftenza: orfeorgo 
ferror mio , & lo confeflb , & ne chieggo a Crifto vero Dio umil 
perdono, & in quefto folo io credo, & quefto folo adoro, & de- 
tèfto de fàilfi Dei Pabominevo! culto. Et qui in teftimonio della 
fùa conveiione egli comandò, che fofterodiftrutti gl'Idoli, e i 
loro Tempi atterrati ,& fabbricate Chiefe al vero Iddio . Et io 
ancor , foggiunie AUeida , fon pronta a feguir^ ò dolciiiim o mio 

con- 



D I $. G R A T A> tot 

contorte , il voftro efempio . Et quivi per la tanto bramata con- 
vezione cPambidue , furono da fedeli fatte grandi allegrezze , Se 
relè a Dio molte grazie , ne pai so molto , che tutta la nobiltà , & 
la maggior parte anco del popolo di Bergamo, feguendo ani- 
mofamente Tefempio del fuo Principe , fi con vertirno a Crifto , 
& feco infieme riceverono Pacqua (aiutare del Battefimo nella 
Chiefa da Lupo fabbricata al Salvatore . Or mentre le cofe della 
Crirtiana Religione fé ne palfano di bene in meglio , & il Divino 
culto va ogni giorno pur tuttavia aumentando, pafl'a a miglior 
vita Lupo , & indi poco dppò anco Alleida , la morte de quali la 
Santa Vedova Criftianamente piante , & la Città , che già un 
pezzo fa benilfimo conòfeeva di Grata i meriti ci valore, la 
elelfe (ancorché renitente) Principefla ; la quale non degeneran- 
do punto dalla bontà , & dal fenno de fuoi progenitori , immitò 
nel governo la prudenza , la clemenza , & la giuftizia lor mi- 
rabilmente ; & obligandofi i fudditi con officj di pietà, & be- 
nefici, era da tutti fommamente amata, & obbedita; ondefen- 
za altre leggi, ordini, òdecreti, quali per dir così, a cenno reg- 
geva, & governava la Città, cui era sìfoave il giogo, & sì leg- 
giere , che l'obbedirla riputava ogn'un favore, grazia il fèrvida. 
Era quefta Santa Principefla paziente nelPafcoltare, facile nel 
compatire, faggia nel ragionare, prudente nel giudicare, giu- 
diziola nelPaflolvere, clemente nel condannare , dilcreta nel co- 
mandare, pronta nel perdonare, parca nel caftigare,liberaliflì- 
ma nei premiare, affabile, & grave nel conversare, '& in tutte le 
(uc operazioni molto efemplare; n à fopra il tutto zelantiflìma 
deìfonor di Dio, & della fallite del fuo diletto popolo, & tale 
in fomma quale ad ottima \ e Crifliana Principefla efler con- 
viene: percioche il principale fondamento di tutte quefte virtù 
era la pietà, & la religione, la quale da Grata , con tanto fer- 
vore, & diligenza era mantenuta, & favorita, che non perdona- 
va qual fi folle fatica, ò fpefa , affine che il culto , & il lerviggio di 
Dio ardi fie innanzi; orde ella fece in poco tempo lubricare ? & 
dotò de molti poderi tee nobiirflimeChiefe adonor del gloriai 
fo man ire -Aielfandro , una che fu la prima , & principale, ne I luo 
giardino , nel Porgo Canale , in memoria della fcpolttira di elfo 9 
l'altra nel Forgo di S.Leonardo in memoria del luo martirio 
ivi patito,- la terza nei Borgo Pignolo per il miracolo de fiori ; 

ne 



io» VITA 

uè perche ella f offe molto occupata nella cura, & governo della 
Città, & Dominio, tralafciava punto il negozio importantifìl- 
mo della falute del fuo diletto popolo : ma tutto quel tempo, che 
dalle publiche occupazioni gli avanzava, fpendeva, & certo 
con molto frutto, parte in procurare con ogni ftudio,& carità 
Taccrefcimento della vera religione, nel che li fervi anco della 
fedel opera di Projett icio , di Domneone , di Domnone , di Fer- 
mo, e di Ruftico, gentiluomini principali di Bergamo, & no- 
velli foldati di Crifto, già con molti altri Cittadini alle predica- 
zioni del Beato Alefiandro ( come dirafli nelle loro vite) conver- 
titi al vero Dio ; parte in provedere di tali Miniftri , & Sacerdoti, 
i quali con diligenza , & fedeltà attendeflero al fervigio , & mini- 
fterio delle Chiefè novellamente al vero culto fabbricate, & co- 
me prudenti, & diligenti agricoltori a ben nudrire,& allevare 
le ancor tenere piante della novella vigna del Signore ; & a quelV 
ufficio deputò principalmente Proietti tio , il quale , come fi rac- 
conta nella fua vita più difiulamente,fù ordinato Diacono da 
Materno Arci ve! rovo fàntiflìmo di Milano : parte fpendeva 
nella cura , e vifite de poveri , & infermi , i quali con grandiffima 
fpefa manteneva in un'ampio, e commodo Ofpitale, eh' aveva 
liei Borgo Canale fabbricatoci qm le pofeia anco durò per molti 
anni, fin che fu con altri Ofpitaliiniìeme unito a quello di San 
Marco, il quale fi chiama perciò l'Ofpital maggiore; ma non 
folamente a fue proprie fpefe lo fondò, & mantenne, ma con le 
iiie proprie mani anco lo ferviva; onde eramaravigliofoftupp- 
re il vedere una Principefla, una Regina, Signora, & Padrona 
della Città , & fpecialmente in quella età provetta, andarfene per 
k infirmane, & vilitarc i Ietti ad uno ad uno, amminifìrando 
agl'infermi le medicine , ed anco il cibo, & altre cofe necelfarie, 
& efortando loro all'umiltà, & pazienza con tanta carità, man- 
fuetudine,& diligenza, che a i laniera di grande ammirazione, 
&cfempio,&aglì infermi d'incredibile alleviamento, &confo- 
lazione; ma fra tante, & sì gravi cure, & occupazioni non intra- 
mife Grata già mai gli ordinarj , & quotidiani luoi fanti efercizj, 
con i quali fi conferva va unirà al fuo fpofo Crifto, il quale volen- 
do finalmente chiamare a ricever in Cielo la duplicata corona 
del fiato conjugale, cioè, & vedovile, permif e che s'infermaffe 
a mone; laonde conofeendo ella per Divina grazia, che queft* 

fua 



D I S. GRATA. io? 

fua infermità dovca eflcre il ponte perpatlarlene daqtiefta mi- 
fera alla beata vita, raccomandò le cole della Religione a Pro- 
gettino, & quelle della Città alla fedele Efteria. Grata adunque 
dopo aver con ìfomma prudenza, benignità, &giuftizia retta, 
& governata la noftra Città, & il Dominio per fpazio di quattr f 
anni, dopò aver con gran zelo dell' onor di Dio, & della fàlute 
de noftri maggiori ridotto il Divino culto a flato affai felice, 
iafeiando alle giovani de tempi avvenire chiaro , & illuftre efem- 
pio d'oneftà,^ modeftia,& d'obbedienza; alle maritatedi fe- 
deltà, di obbedienza, di pazienza, & diligenza; alle vedove di 
caftità , di pietà , & difpregio delle vanità , & piaceri del mondo ; 
a 1 Principi di ottimo governo; & a tutti infommadiCriftiànc 
eroiche virtù, in età di feflant'anni fé ne volò (ricevuti degna- 
mente i Sacramenti) gloriola fra Beati in Cielo, gl'anni di noftra 
fàlute 305, alli 27. A gofto . La Città amara, & longamente pianfc 
la morte della fua benigniffima Signora, anzi Maeftra, & Madre, 
il cui facrato Corpo fu con gran pompa nella Chiefa da leinell* 
Ofpitale fabbricata fepellito, che poi fu detta Santa Grata inter 
Vires , ove riposò longo tempo , finche da Ambrofia Martinen- 
goCittadino^&Vefcovo di Bergamo, a preghiere delle Reve- 
rende Monache di Santa Maria Vecchia , ora di Santa Grata 
in Columnellis , fu nella loro Chiefa trafportat© Pacino mille 
e ventifette il primo di Maggio ; nella qual lblenne transa- 
zione occorfe quefto mirabile accidente : Aveva di già il di- 
voto Clero , accompagnato da tutta la Città , levato il Santo 
Corpo , quando, con belliffimo ordine, & apparato, incami- 
nandoiì verfo il Monafterio , i Religiofi portatori della làcrà 
barra , giunti {òpra il Monte Rubco , depofero la preziofa 
Reliquia dentro la Chiefa di San Giovanni Evangelica dettò 
in Arena, fabbricata già da Carlo Imperatore il Magno, men- 
tre fono per rilevare il Sacrato Corpo , divenne (cofa invero 
miracolofa da vederli ) di modo pelante , & grave , che per 
quanta forza umana vi s'adoperafle,non fu poflibile già mai 
poterlo non pur indi levare , ma ne anco movere un tantino, 
finche dal Vefcovo^& dal popol tutto, per la novità del fatto 
fgomentato , non furano alla Santa gì 'onori, i voti, e i prieghi 
raddoppiati; laonde quando piacque finalmente al grande Id- 
dio , cne volle anco in quefto modo onorare la fua fede! -, & grata 

ferva, 



; 



io 4 VITA 

ferva, levorno i portatori il fanto Corpo, & tutti lieti, quafi in 
trionfo il portarono alla Chiefà, ad onore della Santa novamen- 
te fabricata; ove anco al prefente viene da tutta la Città, & da 

auelle molto divote, & Reverende Madri , di quefta loro Ma- 
re , degne figlie , riverito , & tenuto in (òttimo onore ; cui fopra 
hanno ora un' altra Chiefa fin da 1 fondamenti nobilmente edifi- 
cata , & di ricchi ornamenti abbellita . Molte furono le caufe di 
aueftamiracolofa traslatorie, & prima affinchè Iddio foffe più 
egnamente in queftafua diletta ferva onorato; di poi, accio- 
che quella facratiffima,&nobiliffima Reliquia fofle,& daCit* 
tadini,& daforaftieri piùfovente,& più commodamente vili- 
tata ; & finalmente perche così caro , & preziofo teforo fofie più 
lìcuro : percioche aliai facile farebbe (lato il rubbarlo, ò pigliar- 
lo à viva forza, quando nel grembo iftetfb appunto della Città 
non fofle flato :& tanto anco maggiore farebbe il pericolo al 
prefente , che la Chiefa d'onde fu levato fuor della nuova cinta è 
rimafta; onde fi conclude eflèr flato alto voler di Dio il trasfe- 
rirlo • Ma fé bene (colpa della miferabile calamità di quei tempi, 
& delle molte rovine, & gravi incendi della noftra Città) non fi 
leggono miracoli fatti daquefla gran Santa invita, fé pure non 
vogliamo chiamare quefti gran miracolila mirabil converfio- 
pe del marito, & de propri genitori, & l'aver fervata, come fi 
crede perpetua caftità, anco nell'ifteffb matrimonio, poiché fi 
legge, che : Majus miravulum e fi de carne propria fomìtem era- 
dicare luxurid , quam de alienis corporibus ìmmundos Spiri tu s ex- 
pellere. Ci è reftata nondimeno qualche memoria d'alcuni da 
lei fatti dopo morte, fra quali fi raccontano li ieguenti. Una 
Giovine da Telgate, Terra di quefto Contado, di modo ftrop- 
piata delle gambe , che appena poteva con le orozzole cammi- 
nare, vifitarado con fede,& divozione il (èpolcro di quefta Santa, 
reftò mirabilmente rifànata. In oltre un cieco, parendoli una 
notte in fogno, d'aver per i meriti, & interceffionc di Grata 
ricuperata la vifla , (vegliato a leiièce umil voto , il quale efequi- 
to, incontanente la ricuperò in effetto. Moltrafio,& Vercana, 
Terre del Territorio di Como * eflendo miferabilmcnte danneg- 
giate negli animali, & nella gente ancora da rabbiofi Lupi, fe- 
cero voto a'Santi Aleifandro,& Grata, & ne furono toflo libe- 
rati; onde in fègno di gratitudine per molti anni vennero con 

fo- 



DI S, GRATA. 105 

(bienne proceflìone ogni anno a vifitare i loro facri Corpi. Et 
due Donne condotte quali a morte per non poter partorire, vo- 
tandoli con gran fede, & divozione a quella Santa, fubito felice- 
mente partorirno ; oitra i avori , & le grazie fenza numero , che 
ella,iniìeme con gli altri Santi noftri Cittadini ci ha ottenute da 
Dio , di fèrenità , ò di pioggia neceflària , di fanità , di longa pace, 
& di tranquillo flato, onde la noftra Città, confervando tuttavia 
viva la memoria de'fegnalati beneficj da quefta Santa, già loro 
feliciffima, e fantiffima Principerà, & celefte Macftra ricevuti in 
chiaro teftimonio della molta loro verfo lei gratitudine, & rive- 
renza, drizzolle una nobiliffìma Statua di marmo, che pur anco 
fi vede nel fecondo ordine fopra la Porta magiftrale della Chiefa 
di Santa Maria maggiore, verfo il Palazzo della ragione, a canto 
a quella della Madre di Dio; che per i meriti, & interceflioni di 
quefta <ua ferva tedele fi degni trasferirci nel Regno de' Beati • 
Et così fia . 




VITA 



io6 

VITA 

DI S ESTERIA 

PRINCIPESSA DI BERGAMO 
VERGINE, ET MARTIRE. 

\0 E dal Divin Platone furono, & a ragione certo giti- 
1 dicale felici , Se beate quelle Città , e Republiche, 




le quali fallerò da Filofofi rette , & governate , quan 
io di gran longa affai più felici, & beate doveranno 
eflère flimate quelle , che non amatori , & ftudioli 
della terrena, ma della Divina, &cclefte fapienza hanno con ar- 
dente zelo dell'onor di E>io, & della fallite de'popolfcpiù tofto 
coli' oflervanza de' Divini precetti , che col freno delle umane 
leggi, più con l'amore, che col timore governate ; ma quelle poi, 
che non da uòmini , ma da celefti Eroi, & Semidei (che tali appun- 
to fono chiamati nella Scrittura facra i Santi) fono (late nonfolo 
rette, ma erette ; non folo governate , ma fantificate , con efempj, 
con dottrina, con miracoli, anzi col proprio (angue, fparfo per 
amore , & onor di Crifto , & per la faiute de'popoli , quanto faran- 
no dell'altre più felici , & più bea te ? Or nel numero di quefte può 
degnamente entrare anco la noftra Città di Bergamo, la quale per 
molti anni continui, non folo ha avuto Governatori ftudiofi,& 
maefiri della vera,&ceiefteFilofofia, ma tali apcora,cheperla 
lorofantitàde coftijmi, purità di vita, & innocenza, hanno, co- 
me s'è detto nelle loro Iftorie,i celefti, & immortali onori inPa- 
radifo, & qua gi^rDiyine,& (acre lodi meritato. Et fra quelli 
fu anco la Beata Eftèria, la quale e(Tendo(i' tutta in tutto fin da 
fuoi primi anni confècrata ,al fuo fpofo Crifto , fu fatta degna, 
dopò il breve sì, ma feliciflirfìo , Se fantidimo (uo reggimento 
della duplicata corona della virginità, cioè, & del martirio su 
nel Cielo . Ecco ridona : Nacque Efteria in Bergamo d'onorati 
progenitori, & come fi può agevolmente dall'ottima (uà educa- 
zione, & riufeita congetturare , allevata nobilmente ,& ancor che 
noniìiappia di qualftirpe.ò famiglia dia fi fuìie, tuttavia S'etTere 
ella ftata da Lupo, Principe prude ntiffimo data per compagnia 

fedele, 



DI SU E S T E R I A. 107 

fedele, & cameriera fecreta a Grata Tua unica, & diìcttiflima fi- 
gliuola, che erailfuoteforo,e la pupilla degrocchj Tuoi: Peifere 
dalla PrincipelTa Allcida , tenuta in luogo di figliuola, & da Grata 
amata da forella, Peifere ftata da'noftri maggiori del Principato 
degna giudicata, &Pciferlì ella tanto virilmente oppofta a'mef- 
faggieri del fiero Imperatore, & così prontamente elpofta anco 
alla morte per la Fede di Grido , fono chiari , & iliuftri teftimonj , 
che Efteria , lènza dubbio era non folamente & di fangue, & 
d'animo nobiiiflìmo, e di coftumi riguardevole, & d'eccellenti, 
e rare qualità, & virtù adornata, ma ancora nella Criftiana dottri- 
na, & religione ottimamente inftrutta , & ben fondata, & nell* 
amor del fuolpofo Griffo concentrata, &quafi, per dir così, in- 
cenerita. Quefta adunque, mentre viflefotto la cura de'parenti , 
fu lor fempre in ogni colà, che non fu (Te in ofFefa del fuo Signore, 
foggetta , & obbediente : anzi in quella sì lubrica , & sì perìcolofa 
età iìportòcon tanta oneftà,e prudenza, che facilmente puotè 
fchifare i lacci del mondo , e gPinganni , e le infidie del demonio \ 
onde s'acquiftòdi modeftia^edi pudicizia appo le lue uguali il 

f)rimo pregio , & era in vero Efteria il fpecchio , la norma , e 
'efempio delle giovani di quei tempi, &puote efler anco delle 
noftre. Morti i parenti, diftribuì le fue facoltà a'poveri per amor 
di Crifto, & ftandofene per lo più in cafà, ritirata in sé ftelfa, fi die- 
de alle orazioni , alle mortificazioni , alla lezzione de'iacri libri , al 
profitto fpirituale, al dif pregio delle vanità, & piaceri del mondo, 
alla frequenza de\Santi Sacramenti (quanto la calamità di quei 
tempi permetteva) alPefercizio dell'opere di pietà Criftiana, & 
in iomma alPacquifto di tutte quelle virtù , che rendono gli 
uomini, t le donne efemplari al mondo,e care a Dio; laonde a gui- 
fa di altra Efter, tutta ardente di zelodelPonor delibo Signore, 
& dell'altrui fallite, meritò trovar grazia noniòlamente nelcon- 
fpetto di Dio, ma de gì ì uomini ancora : percioche fra molte one- 
fte , & onorate giovani della fua età , quefta eleflc Lupo per le rare 
fue quali tà , e virtù , compagna , e maeftradi Grata , non fapendo 
egli ch'ella feguifle la Criftiana Religione: Ma Iddio, che con 
mirabile foavitàdifpone il tutto, volendo per mezzo di lei ope- 
rar la falute della infante Grata, & pofeia anco per lei quella del 
marito, & de'fuoi progenitori, anzi quella di tutta la Città poi 
finalmente, fece che per la molta conformità, & fomiglianza de' 

O 2 coftu- 



io8 VITA 

coltami, la quale ad unirei conciliare gli animi ha in vero ma- 
ravigliolà forza, facilmente di sìftretto,& forte nodo d'amore 
Grata, & Efteria infieme fi legarono, che non più due, ma un 
cuore, uh 1 anima ,& un Ibi volere erano in due corpi : Onde Gra- 
ta dal faggio, e fedelconiìgliod'Efteria, tutta in tutto dipende- 
va ; & Efteria de' nobiliflimi , & oneftiflimi coftumi di Grata ogni 
giorno s'accendeva maggiormente, di modo che non fu gran 
maraviglia, che facilmente la perfuadeftè, & inducete ad ab- 
bracciare , & feguìre la Fede , & la Religion Criftiana , nella quale 
inftrutta, & ben ammacftrata fece poi Grata tal profitto , che (co- 
me nella fua vita abbiamo detto ) ne fèntirono molti molto bene- 
ficio: Ma quali, Dio buono, dovevano eiTere i ragionamenti, e 
i difeorfi di quefte due buone , & fedeli ferve del Signore , di que- 
lle due dilette fpofe diCrifto,&delPonor di Dio, & della iàtute 
de popoli zelanti? tali forfè quali, per il più frale donne, & don- 
zelle de noftri tempi fi coftuma di vanità, di pompe, & nuove 
foggie? d'amori profani, di gelofie, di lifci,di piaceri, e diletti 
fènfuali; di giuochi, e balli, di altrui difFetti,& di trattenimenti 
anche tal'ora poco onefti? non nò, non già; ma d'adornarli folo 
di quei fregi, che a veramente nobili donne Criftiane (ì convie- 
ne, di far profitto nelle vie di Dio, e d'avanzarfi nelle virtù Cri- 
ftiane: ma del vero, &ficuro modo di confervar Toneftà,& pu- 
dicizia virginale, che è la diligente cuftodia de 1 fenfi efteriori, & 
interiori: del defìderio della vera gloria, & di piacerà Dio, delle 
vie ficure per incaminarfi al Cielo , del difpregio de'piaceri , e va- 
mtà del mondo, del patir volomieri ogni diiagio, anco riftefla 
morte per amor di Crifto, de' bei mifterj delta Santa Fede; di 
mantenere, & accrelcere il divftì culto; di convertire anime a 
Dio , & (òvvenire a' poveri di Crifto , & in (omnia d i quelle colè, 
che & alla gloria di Dio, & ali?' propria, & altrui falute apparte* 
neflero. Et fé a Grata nello flato virginale fece la buona Efteria 
g-rata compagnia, lì dee credere, che nel coniugale, & nel vedo- 
vile ancora non l'abbandonane: anzi che non folo Taccompa- 
guaflfe alle a Grata poco grate nozze ; ma l'a jutafie anco tu Ila con- 
vezione del marito; come s'adoprò ella mirabilmente nella con- 
vezione d\Al!cida,& di Lupo. Quefta non folo fu a Grata nella 
cura, & governo delPOfpitale fede! compagna, & ajuto, ma nel 
Principato f & reggimento della Città faggia Conigliera , & affi- 
liente 



D I S. E S T E R I 4. 109 

ftentene'publici giudizj;& finalmente fucceditrice nell'Impe- 
rio. Percioche effèndo piacciate al Signore chiamar Grata a 
ricevere la meritata corona della gloria , la noftra Città avendo di 
già a mille illuftri prove efperimemata l'integrità de' coftumi, il 
maturo giudizio ,& lafingolarprudenza d'Efteria,di commuti 
confènfo,& con applaufo di tutti i buoni Cittadini, fé l'elefic 
perfuaPrincipcfia,& Madre: il qual ufficio accettò ella volon- 
tieri , non già per brama di iìgnoreggiare, & commandare altrui; 
màfolo per rardentiflìmo zelo dell'onore, & culto del vero Id- 
dio , & della fallite de' cari Cittadini , i quali con indicibile carità, 
& affetto le avea Grata nell'ultimo di fua vita raccomandato. Nel 
qual governo , & Principato Efteria non pure non ingannò pun- 
to l'ottima opinione di Grata, & de' Cittadini , ma confermolla , 
l'accrebbe, anzi la vinfè; percioche inque'dueanni,che quefta 
gran Matrona tenne la Signoria di Bergamo , fi portò con la No- 
biltà , & con la plebe con maniera sì deftra , e tanto faggia , che da 
tutti era fommaraente amata, temuta , e riverita ; & il lodo , e fola 
fondamento di quefto fuo felice, & ottimo reggimento era l'ar- 
dente zelo delPonor di Dio, e della fallite de'fuoi vaflalli; per- 
cioche ella era fopra modo fol!ecita,e vigilante intorno le cofe 
ddla Religione, e converfione de'iuoiCittadini,-& quivi mira- 
vana tutti i fiioi penfieri , & ogni fuo difègno . Laonde altro più 
ormai non tettava per effettuarli quefto fuo fàntiflì mo defiderio f 
che quei pochi, che pur tuttavia ftavano nella loro infedeltà trop- 
po oftinati, fi riconofeeffero dell'errore, & fi convertiffero al 
vero Dio; il che fenza dubbio farebbe con la divina grazia, & 
col mezzo della molta cura, & follecirudine di sì ottima Princi- 
pefla feguito agevolmente, quando i felici progredì non fuffero 
nati dal commun avverfàrio attraverfati. Aveva Efteria con forn- 
irla fua lode, & altrui profitto governata la noftra Città già due 
anni appena, quando non potendo il Demonio, nemico capita- 
lismo della gloria di Dio , & del ben noftro , oramai più foffrirc, 
che nonoftante la crudel perfecuzione de tiranni, il fiato della 
Criftiana fede, & religione, s'andafle o^ni dì avanzando mag- 
giormente , fufeitò alcuni perfidi Idolatri , i quali fecero fa pere a 
Mafiìmiano, come la Città di Bergamo, eftendo periamone di 
Grata unica figlia di Lupo, & ultima lor Principeffa, refiata la 
privilegiata profàpia di Crotazio eftinta 3 aveva una Donna di 

Coite, 



no V ITA 

Corte , per nome Efteria , di profeffione , e di religione Criftiana \ 
contea rimperial fuo decreto , eletta per Signora, & Principerà t 
&cheoramai,quafidatuttala Nobiltà, & dal popolo era fegui- 
ta ; del che per tempo avifata la Città , per non incorrere nella pe- 
na dell'empio editto , & nella difgrazia del crudel Tiranno , fpedì 
ienza indugio perla ratificazione, e confermazione della elezio- 
ne di Efteria all'Imperatore torto Ambafciatori, a' quali fu da 
Cefare rifpofto brevemente , che in grazia della Cktà , la quale era 
mai Tempre (tata fedelifiìma all'Imperio , averebbe ratificata, & 
confermata reiezione, quando la Donna da loro eletta (la quai 
veniva di religione , & profeffione Criftiana accufata ) fuffe inno- 
cente ritrovata. Con la quale poco grata rifpofta fé ne ritorna- 
rono gli Ambafciatori a Bergamo. I quali appena giunti, ecco 
arrivano anco quivi Arno , & Giuliano G ludici delegati dall'Im- 
peratore, & mandati a Bergamo appofta per informarli della 
profeffione d'Efteria^efequir anco di più bisognando contra 
di lei rimperial decreto. Coftoro adunque fatti aliai chiari, che 
Efteria teneva, &feguitava la fede, elegge deCriftiani, s'imagi- 
narono di trovar modo , ch'ella ò allettata dalle lufinghevoli pro- 
mette , & adulazioni , ò convinta dalle ragioni , ò atterrita almeno 
dalle minaccie, fi difponeffe d'abbandonare la Religion Criftia- 
na; laonde apprefentatifile con finti,efimulati fegni d'onore, e 
riverenza avanti , la falutarono in cotal modo : GPimmortali, be- 
nigni , eccelli Dei ti falvino, nobiliffima, & fapientiffima Signora, 
& longamente felice ti conservino in fublime, & meritato grado, 
PAugufta , & Sacra Maeftà di Cefare f ommo Imperatore avendo 
intefa la faggia,& prudente elezione fatta da quefta diletta Città 
di Bergamo nella degna , & illuftre tua perfòna a quefto Principa- 
to, hacciambidue mandati per ratificare, & confermare quefta 
elezione, conforme appunto al defidcrio di quefto popolo tuo 
divoto ; percioche ei fpera , che per mezzo della (ingoiar tua pru- 
denza, e buon governo quefta tua Città fi confervi, e fi manten- 
ga nell'antica fua fedeltà, e religione. Ma perche dalla provida, 
& liberaliffima mano de' Sommi Dei viene ogni bene , & dipende 
ogni grandezza, egli è conveniente render loro primieramente 
le dovute grazie , & fecondo l'antico , & lodevol coftumc offerir- 
gli degno , & folenne facrificio ; affin che efli con propizio, & be- 
nigno afpetto riguardino , & fayoriicano Vingreflb, il progreffb, 

e'1 



DI S. ESTER I A. ut 

clfinc di quello feliciftimo reggimento: per il che farà bene dar 
ordine , che una novella , & grafia vitella s'apparecefaj da offerirli 
in onordeliòmmo Giove, con il cui favore, & graziata ili dall' 
Imperatore degna Principeffa di Bergamo confermata, & (labi- 
lità. Il che udendoli da 1 Fedeli, che quivi allora li ritrovarono 
prefenti , li fece alquanto di tumulto ; ma la faggia Efteria con un 
cenno fubito l'acchetò . Et avendogli con molta modeftia afcol- 
tati,finalmentc temprando con la gravità, e prudenza il giudo ze- 
lo, così rifpofe, e dilfe: Accetto in grado, Amici, Panimo pronto 
dell'Imperatore, & voi ringrazio del cortefe affetto verfoquell* 
umil ferva del Signore, dal qualfolo dipende lafalute,e la difefe 
nel tempo de'travaglj;mà fappiate,che io in modo alcuno né pro- 
cacciato, né defiderato ho giamai quefto grado ;percioche aliai 
più mi compiaceva della povera mia ftanza , e privata vita , che di 
quefto Regal Palazzo, &publico governo: ma quello buon po- 
polo di Bergamo,indotto forfi da qualche ombra di virtù,che gli 
pareva di vedermi attorno, eflendo per la morte dell'amata lor 
Pri ncipeffa, e madre , Grata, figlia di Lupo , e mia S ignora , fenza 
guida rimallo, e fenza capo, ha fuori d'ogni mio merito, e penile- 
ro , in luogo di lei , di me fatto elezione , non intendendo d'offen- 
dere gl'Imperiali decreti a modo alcuno : Onde io molla non da 
ambizione,ò cupidigia,mà folo da un'ardentiflimo deliderio del- 
la fallite di quelli miei cari Cittadini, n'hò((enza pregiudizio d'al- 
cuno) accettata la cura, & il governo; il qual favore, & grazia non 
da Giove, ò da altri vani, & falfi Dei de Gentili , ma dal vero, folo, 
& vivo Iddio de Criftiani,& dall'unico, e coniuftanziale fuo Fi- 
gliuolo Gesù Grillo , mio lol Signor fol riconofeo ; il quale come 
pietofo Padre s'è degnato fcrvirfi di me fua inutil ferva, per il go- 
verno di quella novella fùa caraiamiglia ; onde & a lui fèmpre , & 
a lui folo render fi devono le grazie, & offerire i voti, e \ facrifizj 
dilodc,edigiuftizia. Perilche,felaprofeffione ch'io faccio fin 
dai primi anni della Criftiana fede,& religione,offende per avven- 
tura Panimo di Cefare,& impedifee lamia elezione a quell'offi- 
cio, per effer forfi contraria all'Imperiale editto , io più tofto, che 
farrnaicofà indegna di Criftiano,& il violar punto la legge del 
mio Dio,e fpofo Criilo,fon pronta non lòlo a deporre regal Scet- 
tro; ma ad efporre ancora per amor,& onorino guePa vritaa mon- 
te. Et quefto difle la generofà Efteria con animo iptrepksl u 



• 



ìiz VITA 

le,per darfi chiaro a conoscere a coftoro , quale ella era in effetto ; 
veramente &qualmorirbramava: cui rifpofe perciò allora Giu- 
liano con turbato vifo : Donna , gran dispiacere certo noi Tentia- 
mo per beneficio di quefti tuoi diletti Cittadini: ma maggiore 
ancora per interefle della tua grandezza, & vita , dal! 'udir ora dal- 
la tua propria bocca, che tu d i f angue,come fappiamo,& d'animo 
nobiliffima,& di gran fenno, ti Ili incautamente lafciata da vane , 
&falfeperfuafionifedurre adabbandonarel'antichiflìma,& au- 
guftiflìma Religione de'Romani , da tanti, & sì illuftri prodigj , Se 
Oracoli confermata, per andar dietro ad una plebea, & nuova fé t- 
ta, che fuperftiziope più torto fi deve chiamare, che religione, in - 
ftituita da poveri , & vili Pefcatori , ò pur come fi credono , i fuoi 
fèguaci da uno detto per nome CriRo Nazareno,il quale appunto 
come fediziofo,& inventore di nuove lcggi,doppo efier fiato pri- 
ma malamente trattato, fu alla fine da fuoi propri pubicamente 
con mille obbrobri crocififfb , & uccifo : & mafiime dovendo tu 
fapere efier fiati alli giorni pafiati perpublici,& generali decreti 
Imperiali , i fèguaci della fetta de Criftiani d'ogni , & di qualsivo- 
glia officio publico privati , & totalmente incapaci dichiarati ; 8c 
dipiùfottoirremiflìbil pena capitale proibito, che alcuno non 
abbi ardire d'adorare , anzi ne pur anco nominar'altri per Dio, ò 
Dei,fe non quelli,che l'antica, &facrofàntaRe!igione de'Romani 
onora,& adorateti non fare fapientiffìma Matrona,non fare,chc 
da tè , forfè per aì^rui poco fedel confìggo in così grave errore, & 
t ormidabil pena, i;on tuo, & altrui datino irreparabile s'incorra, 
ma procura più tofto in tutti i modi d'acquiftarti , & confervarti 
la grazia de' Sommi Imperatori ; affine che col lor favore tu pofli 
felice, & longamente godere in giocondo, & lieto fiato, quivi 
fra tuoi cari parenti , amici , & Cittadini , quefto novello , & ono- 
rato grado , & non fii , folo per colpa tua , di donna mal configlia- 
ta, altrui efempio, come fu di giàquivi appunto, & none, che 
ben ti dei rammentar gran tempo, quello f ciocco foldato Tebeo, 
AlelTandrocred'io fi nominafle,& alli giorni pafiati quell'altro 
infenfàto vecchio Domneone, i quali potendo eg!ino,fe compia- 
cere in lìmil fatto l'Imperatore aveflero voluto, acquiftarfi lafua 
grazia, & molti onori, per la pazza loro oftinazione fono andati 
in mina : ma fé tu, come fàggia,ti moftrarai pronta ad obbedir gli 
Imperiate editti, non pur farai in quefto alto grado confermata f 

ma 



DI CESTERIA, nj 

Olà inalzata a più fublime ancora ;& all'incontro perfeverando 
tu pur tuttavia in quefto errore, non potrai in alcun modo cam- 
par dall'ira giuftifiima de'Sommi Imperatori . Allora la generala 
Eftcria,non potendo ormai più (òpportare Tempie beftemmie di 
coftoro contra il ilio Signore,& contra i fervi fùoi, tutta accefa di 
zelo delPonor del vero Iddio, ripigliando, così dille : li Criftiano 
non fi conofee dalla perfona, riè dalla nobiltà, ma dalla verità del- 
la fede,& dalla purità della confeienza : laonde acciochc in effetto 
chiaramente conofeiatt, quanto nobile, & onorata, & degna 
d'ogni gran Pedònaggio fia la profeflione della fede, & legge di 
Crifto, vero,& folo Iddio, il quale confeflo anch'io veramente et 
fer flato , come uomo , da' (boi proprj malamente trattato , & ob- 
brobriofamente , ma volontariamente per li peccati del mondo , 
& non per colpa fua, che era puro, innocente, & lènza macchia 
crocififlb,& uccifo sì ; ma so ancora^ch'ei refufcitò,e (ali al Cielo, 
onde ha da venire a giudicare il mondo:Ecco io fon qui pronta,(i 
come per zelo dell'onor di quefto Crifto mio folo Signore, & folo 
Iddio, ho prefo quefto ufficio, così per gloria del fuo Santo nome 
àncora, & della fua (anta, & vera Religione, a lanciare non pure 
quefto Seggio, & quefto Scettro, ma quefta vita ancora; le quali 
cofein fornirla io difpregio,e nulla ftimo, fé non inquanto ne 
refta il mio Signore fervito, & onorato ; né temo chi privar fol mi 
può di quefto grado, & della vita ; ma ben quel folo, che folo 
può privar & Palma, e-I corpo della Celefte,& fempkerna glo- 
ria ; anzi quello che voi mi minacciate in pena,mi farà fomma gra- 
zia 9 & fin'golar contento : percioche altro non bramo, che d'eifer 
fatta degna di morire , per chi morendo diftrufie la mia morte , & 
riforg.ndo mi donò la vita : & fi come riputai di viri favore , & alta 
mia ventura* ch'io mi ritrovali) prefente,& fpett^trice al gran mi- 
racolo de'fìori, che Iddio in testimonio della fàntità,& innocenza 
di quel felice, & invitto fuo CavaglierTebeo, che voi infenfanri- 
putafteinfano,produf!è già dal iiio (aerato .(angue; così non mi 
può avvenir cofa più cara , che d'effer farta partecipe di q negli 
eterni premi, & immortali onori, eh 'egli "Beato, con quel 'buon 
Vecchio iniìemeor gode in Cielo, & goderà pcrièmpre; ilquai 
fiato io antepongo di gran lunga a qual fi vogliaaltra grandezza , 
anzi atl'iftefla vita, & da quefto mio fermo, Sedabile pender o non 
fia poflanza umana,che mi fvellijlaonde voi vi affaticate in i Sarno 



P 



l £i> 



ii 4 V I T A. 

tentando con promefie,& con minacciedi persuadermi a no^ie 
di Cefare,il contrario , che i! gran nome di Crifto non confentè. 
Quefte, & molte ai tre co(è di fle Efteria,con gran fervor di fpirito, 
&defiderio de! martirio, della vera,& (omnia felicità, che go- 
dono in Cielo coloro , che volontariamente hanno per amore ,& 
onor di Gesù Griffo (pregiate le ricchezze, le dignità, e i piaceri 
del mondo, & di più anco riftèfla vita, Allora vedendo coftoro, 
che né con Infingile, ne con minacci? la potevano rimuovere tan-> 
tino dal (ùo immutabile penliero,& che vana gli riu(civa ogni lor 
prtiova,anzi quanto più s'ingegnavano d'atterrarla, & atterrirla 
con promefle , ò con ("paventi , tanto più forte, & intrepida fi ino- 
ltrava, vomitando alia fin Tempio veleno , così diflero : Poiché, ò 
Donna, veggiamo chiaramente, che nulla temi, è nulla ttimi l'alta 
poflanza degl'Imperatori,nè anco quella degPiftefliIddii,difpon- 
ti or'ora od a facrificare al fommo Giove,od a morire per man del 
manigoldo, al che ri(pofe con lieto vifoEfteria : Acciò (àppiatc 
quanto poco cara fia quefta mortai mifera vita a quelli, che opera- 
no godere l'eterna gloria, & quanto volontkri la ricambiano con 
quell'altra beata,& immortale:Eccomi prontaà morire per Gesù 
Criftó mio Signore, e fpofo: Eccovi il còllo, centra quefto sfo- 
gate il furor Voftro: Sfodrifi ormai la (pada, che per cotefta via 
me ne andarò a godere col mio diletto fpofo, e mio Signore, le 
celefti nozze , Or' or , s'altro non brami , la grazia ti fia fatta , rifc 

f>oferocoftoro:& quivi da i littori fenza dimora, a'cenni diGiu- 
iano gli furono con impeto crudele mede le mani adotto , & fu a 
viva forza condotta avanti la (tatua di Giove . i^llora tutto il po- 
polo, vagendo sì grave ingiuria 'farli alla (uà diletta, e faggia 
Principeffa^anrfalorofteffi furore 

contra Giuliano, & Àrriò , é (ùoi miniftri : ma là beata Etìeria ac- 
quetando il tumulto, pregò il popolo, che per quanto amore gli 
portava non voleffe impedirgli la cotanto bramata corona del 
rnartirio,per mezzo del quale congionger fi doveva col fuo fpofo 
Crifto,& farfi appreflo lui loro avvocata . Giunta la felice Matro- 
na avanti il Simolacro, levando gli occhi al Cielo, rendoti infinite 
grazie, difle, Signor mio Gesù Crifio,che me indegna tua, e inutil 
lèrva,anco in quefta etàfeniìe, fra tuoi facrati Martiri ti degni an- 
noverare : Ricevi , ti prego , quefia vita , & quefta morte , che vo- 
lentieri^ volontariamente or t'ofìèrtfco in (àcrificio, & in que 

fio 



DI S., il S TE RI A. tt$ 

ilo tuo popolo di Bergamò>ftabilifei,& augmentala tua fama Fe- 
de,$ religione: illuminala eccitai degr intcdclt , & perdonaloro 
Tingiuf^chè fabno'a tè ne icrvi'tudi . Appena ebbefifteriafor- 
nito'drdire , che Tempio ,& impaziente carnefice la fece inginoc- 
chiare , & alzando la ipada , al pri mo col pò le (piccò la veneranda 
tefta . Laonde la Beata'Donna in un" ifteffo tempo ricevè due co- 
rone, della Verginità, cioè & del Martirio , alli dieci d'Agofto, 
Tanno di noftraìafute 507. fé bene !a Chiefa,per la folennità , cjic 
celebra di S. Lorenzo, in tal giorno trasferisce l'officio di lei al dì 
feguente. Ma Arrio,& Giuliano temendo il tumulto, & furor 
del popolo, fé ne ufeirono dalla Città fenza dimora. Et i Fedeli 
doppo m ohe pietofe lagri me , & preghiere diedero al Santo Cor- 
po nella ChieiSà di S. Aleflandro degna fepoltura, ove gran tem- 
po giacque, fin che da Roberto Bongo Vefcovo di Bergamo fu 
ìnlìeme coi corpi de' SS. Projetticio , Giacomo , e Giovanni tràs- 
ferto, come fi dirà nella Vita di S. Giovanni. Vifle Sant'Efteria 
circa fettant'anni , come fi leggeva (colpito fopra la fua fepoltu- 
ra inqueftomodor Hic requie feit Hefleria Deo [aerata puella: 
qua vixitannis feptuaginta defufyffiafub Dioeletìano Quarto Jdus 
Aug. Ann.CCCVII. Ario ,& JtiJiano Judhibus eapitis fenten» 
tiamaccepìt. Ad eterna memoria, & gloria di cui la noftra Città 
halle una onoratiffima Statua di marmo eretta nel fecondo ordi- 
ne del frontifpicio fopra la porta della Chiefa di Santa Maria 
Maggiore, al deftro lato di quella della Santiflima Vergine, ma- 
dre di Dio; cui fiaonor, e gloria in fempiterno. Et di quella pa- 
rimente nella prima parte canta del Teatro mio Padre * 




P 2 VITA 




Ili 

VITA 

DI S DOMNEONE 

MARTIRE. 

Rande certo fu il zelo del fedele , & intrepido Capita- 
no Mosè, non minore quello di Jehù, diFinees, di 
Mathatia , di Giuda Machabeo , & d'altri coraggio*! 
di quei tempi,i quali accefi di fanto fervore dell'onor 
di Dio , altamente vendicarono l'oflefè, e le ingiurie 
del Signore; ma di gran lunga maggiore, & più maravigliofo è 
flato quello diquafi infiniti Santi Martiri del Nuovo Teftamen- 
to , i quali armati dell'elmo della viva fede , della corazza della ca- 
rità, dello feudo, e flocco della parola di Dio, non dubitarono 
apprefentarfi avanti fuperbiflìmi,& potentiflimi Tribunali, & 
con celefte eloquenza pigliar alla gagliarda la difefa dell'onor 
del vero Iddio , contra empj , & crudeliflimi Tiranni, anzi contra 
tutto l'inferno ftefib, fieramente all'ultimo eflerminio della Cri- 
flianaCbiefa congiurato ;& nulla curando le promefle, nulla te- 
mendo le minaccie , nulla flimando i pericoli , i tormenti , né pur 
l'iftcfia morte, efporre con intrepido, & generofo cuore perla 
fede ,& legge di Crifto ,la vitaa mille ftrazj, & per il fuo fanto no- 
me eflèr fatti fpettacolo al mondo, agli Angeli, & agli uomini, 
& per Crifto elfer riputati (ciocchi. Or fra quefti fu anche ilno- 
ftro buon vecchio Domneone , il quale in quelPifteflb tempo ap- 
punto, che a nome de gl'empi Diocleziano, & Maflìmiano con 
maggior impeto, e furore , che mai s'efèrcitava la fierezza, & cru- 
deltà contra ilmanlueto gregge de' fedeli, qualor appunto fre- 
mevano più orribilmente i rabbiofi venti delle perfecuzioni, 
quando con feveriffimi decreti erano ifeguaci di Crifto afflitti, 
angof ciati, & oppreflì,& con inauditi, & barbari fupplicj tor- 
mentati; modo da Crifliano ardire, & fanto zelo, non dubitò 
cacciarfianco fra numerala turba d'Idolatri, & intrepidamente 
rimproverar loro la fua pazzia , & cecità ; & con lettere la fiera lo- 
ro impietà, per la qual magnanima, & altaimprefà meritò la vit- 
toriof a palma , & la gloriola corona del martirio . Ecco Tiftoria . 

Iù 



DI S. DOMNEONE. 117 .;, ■ 

FùDomneone nobile Cittadino di Bergamo, dell'antica Fami- 
glia de' Claudj , che communemente lòno detti i Zoppi , di ordi- 
ne Equeftre, come dall'abito di lui ben fi comprende ; il quale e£ 
fendo flato da fuoi progenitori nelle civili maniere, & arti libe- 
rali con molta cura , & iòllecitudine allevato , & ammaeftrato no- 
bilmente, &maflime nell'arte del ben dire, fece in breve feliciflì- 
mo,& onoratiflìmo progreflb , & nobile riufeita . Fatto adulto, 
non ingannò punto l'onorata fperanza,& ottima opinione, che 
di lui nella fua più verde età la Città tutta avea concetta , anzi cre- 
feendo con gli anni anco la prudenza,riufciva & ne'coftumi ama- 
bile , & nelle virtù ammirabile appretto tutti • Giunto all'età ma- 
tura , s 'accompagno con una giovine nobile fuo pari : dalla qua- 
le ebbe un figliuolo, che fu poi padre di quei due felici parti 
Domnone,&Eufebia;i quali eflendorimafti (come fi può age- 
volmente credere) fènza i loro progenitori affai per tempo,l'Avo 
Donineone, fé gli fece d'Abjatici, figliuoli: laonde, come buo/l 
padre , attefè con molta cura , & vigilanza ad allevargli ne' buoni 
cofiumi , & ottime creanze, affine che riufeifiero degni germogli 
della fua famiglia, & alla fua patria utili Cittadini: perii che usò 
gran diligenza nel farli ammaeffrare nelle buone lettere, & nelle 
civili maniere degne d'onorato gentiluomo ; & pervenuti a quell f 
età, che porta feco pericoli infiniti, gli tenne fempre lontanifil- 
mi dall'ozio, pefte abominevole della gioventù :& all'incontro 
occupati negli efcrcizjvirtuofi,o{fervando diligentemente i lo- 
ro cornimi, & andamenti : fé tal volta per l'età feorrevano in qual- 
che errore, né il troppo amore dal caligarli il ritraeva, ne a cor- 
reggerli indiferetamente il trafporta va ì'immoderatofttegno,mà 
con belliflìmo ordine caminavan© il dolce caftigo , & h prudente 
compadrone infieme,& fi comeDomneone fu a Domnone, 8c 
Eufebia nella civile educazione buon padre , così gli fu nella Cri- 
flianadifciplina ottimo maeftro,& eglino aluibuonidifcepoli, 
& figliuoli: onde riufeirono ambi due fclicifiimi difcepoli, & 
martiri di Crifto, quali nelle loro facreiftorie vengono ombreg- 
giati. Ma torniamo à Domneone. Era Domneone nelle colè, 
che all'onore ,& culto delli Dei appartenevano molto zelante ,& 
accurato;làonde non fi faceva mai facrificio, al quale egli nonfi 
trovafie con la fua vittima preferite, anzi era ad offerire, e voti, e 
incenft fempre egli de'primi . Per il che non volendo Iddio , che 

sì 



tiS VITA 

sì fervente zelo fi confumaftc ìri così indegno culto: un giorno 
quando piacque alPinfìnita fua pietà, & providenza,che il tutto 
con dolcezza mirabile difpone, con la fua divina grazia lo pre- 
venne. Erainquei giorni appunto, che fu circa il principio del 
rnefe d' A gofto Panno di notìra falute 298. per alta difpenfazione , 
& gran noftra ventura , fuggendo da Milano , arrivato a Bergamo 
AlefiTandro gl'oriolo A lfiere della Legion Tebea, & la virtù di Dio 
operava in lui, a prò de' popoli maravigliofe cofè: onde & con 
rdèmpio della fanti tà della vita , & con la celefte dottrina , & con 
illuftri miracoli aveva di già molti de 1 noftri Cittadini convertiti 
a Crifto : per il che il buon Domneone, che (come diccm mo) fino 
dalla fùa gioventù s'era (.& certo con fomma fua lode) dello ftudio 
d'eloquenza , & arte del ben dire fommamente dilettato , intefa la 
rara,& maravigliofa maniera di dii k e,& la gran forza ch'aveva 
cotefto Evangelico Oratore nel persuadere, s'accefe d'ardentifiì- 
modefideriodifentirlo. Laonde firifolvèungiornoincompa- 
gniadi Fermo, Ruftico,Projetticio,& delPabjatico fuo Dom- 
non e,& d'altri onorati genti l'uomini d'udirlo in publico a ragio- 
nare : & fu in vero divina providenza, che s'abbattefl'e Domneo- 
ne ali or appun to , ( ò Dio quanto mirabile fei ne tuoi giudizi) che 
il Beavo S. AlefiTandro altamente, come Tempre Coleva, trattava 
della nobiltà, & eccellenza della Criftiana filofofia, & dottrina 
Evangelica, dimoftrando con divine, & potentiflime ragioni 
quanto & per la dignità del foggetto , & per l'autorità dell'autore 
foflc alhì profana dottrina fuperiore: della miferabile cecità, & 
grave crnore de gli uomini , che quell'onore, & quella gloria , che 
al vero, viv T o , folo , eterno Iddio , Creatore , & Signore del Cielo , 
cde!laTerr^,& Salvator del Mondo degnamente convienfi, & 
fol fi deve, a muni fimolacri d'uomini rei, anzi a demoni attribuii 
conoj ilche udendo , 8c so Itre cote ancora Domneone reftò molto 
fra se maravigliato della g.fa ve v & afFettuofa maniera, con la quale 
A leflàndro portava le fue ragioni, & moveva mirabilmente gP 
animi de gli auditori, & q uafi <vuafi, pur il fuo ancora} laonde 
non pafsò molto, che frequentando egli le predicazioni d'Alet 
fandro per il meravigliofc > gufto, che fentiva : alla fine, con l'aiu- 
to della Divina grazia, abl jandonando affatto il vano, & facrilego 
culto delli Dei , fi diede a f èguitare con molto fpirito il vero Dio : 
il cui efen.ipio feguirnoam :h Domnone, & Eufcbia, & altri Citta. 

dini 



DI S. DO M NED NE, 119 

dini ancora ;Sc quindi Domneone rigenerato con l'acqua faluta- 
re del Battefitno \ s'acceie di modo di defiderio d'intendere, e co- 
noscere la verità, ctre non fenti va altro maggior diletto, che men- 
tre ò leggeva , ò udiva , ò parlava de i mifteri della fede, & delle co- 
fe necefiarie alla fallite • Onde fra pochi dì fece nella dottrina, & 
disciplina di Crifto , così gran progreflo , che di novello foldato, 
&difcepolo di Gesù Crifto, divenne con molto liio merito, & 
frutto altrui della milizia , & fcuola de fedeli, capo , & eccellenti^ 
fimo Maeftro ; p.ercioche , mentre dopo la conversione di Lupo , 
le cofe della Criftianareligione,fotto l'ottimo, & fantiflimo go- 
verno di così faggio, e Criftiano Principe, & della Moglie, & del- 
la Figlia ancora, paflbrno felicemente, & in tranquillo flato, 
Domneone iniieme con gli altri foldati di Crifto,quaiI ogni gior- 
no fi riducevano ora nel Palazzo di Lupo , ora in caia di Fermo., 
& or di Ruftico , ora in cafa di Projettizio , ò d'altri fedeli ancora 
a t rattàre delle cofe al mantenimento, & accrefeimento del culto, 
& onor del vero Iddio appartenenti ; dell'edificar Chiefe , di foc- 
correre a bifogni fpirituali , & corporali de fedeli , & del profitto 
nella via di Dio, & d'altre cofe tali ; & tutto quello , che Domneo- 
ne proponeva, &efortava altrui, era egli ièmpre il primo ad eie- 
quire. Di modo, che fé bene egli era quafifempre nei maneggi, 
& uffici publici occupato ; con tutto ciò, non tralalciava egli già 
telài gl'ordinar} , & quotidiani fuoi fpirituali efercizj , Se opere di 
pietà ; di maniera, che era chiariflimo cièmpio a tutta la Città , di 
ogni virtù , & perfezione • Ma eflendofi dopò la morte della Prin- 
cipeffa Grata percaufa di certi editti Imperiali, commofla una 
fiera,& orribile tempefta dagl'Idolatri ,& mini (Ir i Cefariani,con- 
tra iieguaci di Crifto, & congrandiffimopericolo, che l'ancor 
debole navicella della Chiefa di Bergamo, dall'impeto de rab- 
biofi venti delie perfecuzioni icoffa , non faceffe miserabile nau- 
fragio; quindi è, che l'animofo Domneone a guifa d'intrepido 
nocchiero, anzi d'inefpugnabil fcoglio, quanto più andava la 
barbara fierezza de Tiranni incrudelendo, con tanto maggior 
fpirito, e fervore fi moftrava egli deironor,e gloria del vero Id- 
dio, e della fallite de fuoi Cittadini zelantiffimo all'incontro; & 
tali appunto erano gli Editti ; che fono irremifFibil pena capita- 
le , tutti i valialli, & iìiddui dell'Imperio, così uomini, come don- 
ne di qualunque ftato, grado, Sl condizione, -con ogni prontezza, 

& 



12© r i t a 

& riverenza, & fenza alcun contratto, adoraflero li Dei de Ro- 
mani ; offerendo loro fpeffe volte incenfi , voti, & facrifizj : che le 
Chiefe al Dio de Criftiani dedicate foflero gettate a terra, fpiana- 
te affatto, & tutte le fcritture de Criftiani abbruggiate ; & che(mà 
quefto era per certo il minor male ) tutti li Criftiani porti in digni- 
tà, perfiftendo eglino nella loro prò feffione, ne reftaflero privi, 
ed incapaci, & perdettero perciò ogni giurifdizione,& la loro li- 
bertà anco i privati, & che in (omnia, ov'entrafle interefle dell' 
onore dclli Dei, ne flato, né fèflò, ne età fi ri(pettafle;& che tali 
decreti foflero inviolabilmente offervati: i quali non così tofto 
furono publicati , che il prode Cavaglier di Crifto , tutto di falda 
fede armato, &fanto zelo, nulla temendo il fiero (degno degi* 
Imperatori , nulla ftimando i loro empj Decreti, fi diede publica- 
mente , & con animo invitto a predicare la fede di Crifto folo, ve- 
ro, & vivo Iddio :& quindi ogn'uno lo poteva vedere intrepido 
cacciarli a viva forza, anco fra i più frequenti, & folenni facrifizj , 
& quivi con indicibile fervor di fpirito,& celefte eloquenza a£ 

{>ramente riprendere la pertinacia, & cecità degl'Idolatri : dando 
oro a vedere , & conofeere chiaramente gl'inganni di Satanaflb , 
il quale fotto titolo ora di Giove , ora di Marte, ora dVA pollo : tal 
volta di Mercurio , ò di Bacco ; ò di Minerva, ò di Diana, òdi Pa- 
le, & Cerere, ò d'aitriuomini rei ,& donne impure fafli dal cieco, 
& ignorante volgo, fotto manto di pietà, & di religione indegna- 
mente adorare , & porger voti , & all'incontro facendo loro quali 
toccar con mano , che fenza paragone alcuno , & infinitamente è 
afsai più degno di facrifizj, di lode, & di giuftizia, d'incenii , e vo- 
ti, àd'ogn'altro culto, & onore Gesù Crifto, vero,& perfetto 
Dio, vero, & perfetto uomo infieme; la cui vita fùd'immacula- 
ta, & puriflìma innocenza, d'akiffima umiltà, & di volontaria po- 
vertà ^d'invitta pazienza , di perfetta obbedienza , d'incompara- 
bile carità,& di tutte le virtù in foni ma, & perfezione unico efem- 
pio ; anzi pofto ogni rifpetto da parte,ogni fofpetto, avendo l'oc- 
chio al zelo dcllwior di Dio (blamente, fi rifolfe il coraggiofo 
vecchio fcrivere all'Imperatore, che allor fi ritrovava in Milano, 
& rimproverargli con ogni Criftiana libertà l'empia (ha tirannia ^ 
& barbara fierezza : laonde raccommandatofi umilmente con ai- 
fettuofaorazioneaDio,glifcriflè in tal tenore. AI Potente Im- 
peratore de Romani. M- Valerio Maffimiano Erculeo. Dom- 

neone 






DI S. D O M N E O KE. 121 

ncone Claudio Cittadino di Bergamo, umiliflìmo fervo del Si- 
gnore , vera , & perpetua felicità , & buona mente . N on ti lia , ò 
grande Imperatore a meraviglia, ò fdegno ch'io infimo de tuoi 
fudditi,&vailaìli, abbia avuto ardire fcriverti,& inviarti per le 
mani di queiìi miei confidenti la prefente: percioche, affai più 
volontier i farei io fteffò venuto a farti la dovuta riverenza,& trat- 
tar ceco alia tua preienza a bocca, quello che ora quivi ti fpiego 
in carta, quando la mia grave, & inferma età, già de molti anni 
carca, permeilo me Tavelle. Or dunque acciò tu (appi, ò Impe- 
ratore, due cofe fpecialmente m'hanno quafi a viva forza tratto 
a quefta ferina, l'ardente zelo, cioè dell'onore dell'unico mio 
Dio , Signore , & Padre , & la inviperita nuova crudeltà ch'ufano 
appunto di prefente ( non so fé tanta a nome tuo ) li tuoi empi mi- 
niftri, quali arrabbiati lupi, contra il manfiieto,& innocente greg- 
ge di Crifio, qui nella tua fedel Città di Bergamo; percioche es- 
tèndo fiati alli giorni pallài i alcuni tuoi Editti, fotto feveriffimc 
penepublicati,li tuoi miniftri, torli per compiacerti di fover- 
chio, hanno contra i poveri Criftiani commofiatalperfecuzio- 
ne , che fono peggio tenuti, peggio trattati, che rubelli : fpogliati 
de fuoi beni, & della propria libertà, privati dalle paterne loro an- 
tiche ftanze: onde fono imiferi forzati a pigliarli dalla fua cara 
patria iniquo efìlio,& altri contantafèveritàprefi,e legati, che 
non credo ai più fcelerati , ed infami malfattori tifarli la maggio- 
re ; non patio de (ùpplicj , & de tormenti , & fieri firazj , che fanno 
lor provare, cotefti drlle tue leggi, & decreti crudeli efecucori, 
che al certo moverebbono anco il più barbaro Scitha,e'l più fe- 
roce Trace a compafììone ; laonde , fé cofloro (come io (limo) per 
l'odio capitale ch'hanno contra iCriftiani, eccedono, nell'efe- 
quirli i tuoi commandamenti, meritano fenzadubio da tè grave 
catfigo: ma fé anco gl'eièquifcono a tuo gutfo, perciò di tutto 
punto ; non so a qiial più empio tiranno , a qual più crudel barba- 
ro, a qual più indomita fiera, oda qual delle ineforsbil Parche, ò 
d'infernali Furie io ti pareggi :& in che cofa Dio immortale,han- 
noti i Criftiarii , ò grande Imperai ore cotanto Qficfo , che meriti- 
no da tè tanto caftigo? a chi hanno eglino giamai rapito il fuo? a 
chi fatta violenza, od oppreflione? di chi mai fparfo il fangue? 
di chi violato il Toro ? quando nel popolo commoffa fedizione, 
ò fatto alcun tumulto ? od altra cofa tale contra ii Senato , ò il Po- 

Q polo 



ist VITA 

polo Romano ? non ©bedifcono , dirai , ai noftri Editti , e i noftri 
Dei non vogliono adorare. Et ti perfuadi perciò Maflìmiano 
con tuoi nuovi tormenti , & duri flrazj,ò d'indurci a violare quel- 
la i fantiflì ma legge, che ci commanda, che adoriamo un vero, & 
vivo , & folo Iddio , & aborriamo i fimolacri d'uomini rei, anzi di 
Demoni, od anco fvellere a quello modo la Criftiana fcde,& Reli- 
gione ; lappi poflente Imperatore , & tien per certo , vi vi lino alla 
fin del mondo , & vedrai , che indarno a quell'effetto t'affatichi , e 
affliggi , & fenza frutto , percioche è la nollra fede, & religione fo- 
pra così ben ferma pietra fabricata, & fopra fondamento sillabi- 
le afli curata , che potrà ben Tempia tua, ò d'altrui forfè anco mag- 
gior perfecuzione : anzi tutta la poffanza dell'inferno illeflb tutta 
infiemecongiurarficontra,&fcuotcrla forte sì, & batterla fiera- 
mente, ma non atterrarla, od abbatterla in eterno, come appun- 
to il verace , ed onnipotente nollro Crillo nei fuo Santo Evange- 
lio ci promette, & ha il nollro cuore nella carità di effo Crillo Si- 
gnor nollro , fatte così ben falde , & alte le radi ci, che non fia qual- 
(ìvoglia travaglio, od angofcia,ò fame,ò nudità, ò periglio, ò 
perfecuzione, ò coltello, ò pur l'illefla morte già mai dall'amor 
Ino , che Io fvelli ; anzi a guifa di vittoriofa palma , ò ardente fiam- 
ma, ò generofa palla, quanto più fia,ò da violente, ò tirannica 
man depreffa, ò da fiero Aquilon battuta, e afflitta ; tanto la nollra 
fede,& religione prenderà affai più forza, & maggior lena: Or 
quelle cofe ti ho voluto feri vere, ò Imperatore, accioche tu co- 
riofci chiaro in quanto cieco error tu vivi , & affine, che tu lappi 
in fomma , che a quelli tuoi iniqui Editti , che diametralmente fo- 
no in tutto , alla fede, & legge di Crillo ( di cui facciamo intrepida 
profetinone) contrari, né dobbiamo, ne polliamo, né vogliamo 
in alcun modo, ò per alcun rifpetto obedire : or là tu contra di noi 
quanto alla tua fiera crudeltà aggrada, che tanto a noi farà di fom- 
ma gioja, & immortai onore ; ifvero Dio t'illumini, & ti converta. 
Di Bergam o il dì 1 4. Luglio , Tanno della nollra falute trecento , e 
fei . Scritta Domncone la lettera, leflela, & confegnolla a due lùoi 
cari,& molto confidenti, i quali non men di lui gelolì dell'onor di 
Crillo, & bramofi altretanto del martirio; prefa la lettera molto 
di buona voglia , fenza dimoi a drizzorno animofamente alla vol- 
ta di Malfimiliano il lor camino, nel nome del Signore. Giunti i 
meflaggieri a Milano, & introdotti alia prefenza dell'Imperatore, 

fatti 



BIS, DOMNEONE. «J 

fatti prima ifoliti ialini, & dovuti compimenti a nome di Dora» 
neone intrepidamente, gPapprefentano con molta riverenza la 
lettera, la quale da Maflimiliano letta fino a mezzo appena fu da 
lui fatta in mille pezzi, &avampando d'ira, & di furore, rivolta 
con occhio di fiero Balilifco , a gli apportatori, così difle : Et chi 
è coftui sì temerario , & audace, che difpregiar i noftri eccelli 
Dei, & biafimar le noflre fante leggi ardifee ? e voi mal configliatii 
& infelici , che da quefto ribelle lafciati indur , & condur vi fiete a 
frr quefta pazzia , di cui or ora voi vi pentirete , & egli in breve ; & 
quefto detto , commandò il Tiranno , che follerò , fenza indugiar 
decapitati : il qual fupplizio,come bramato da loro f ommamentc 
con invitta pazienza , & gran conftanzà volontieri fopportorono 
pcramordiCrifto. Indi finitamente ifpediffe Malli miliano ap- 
porta una buona guardia de foldati, & gl'invia a Bergamo, con or- 
dine ftrettiflimo ,"& efpreflìi , che Domneone fia fenz'altro ( perfi- 
fiendo egli nella fua orinazione) uccifo : perilche qui non fi perde 
tempo; fé nevengono i miniftri, non men empj del tiranno, a 
Bergamo volando ; ricercano con ogni diligenza Domneone, 
vien da certi idolatri additato , che in onorato circolo de Cittadi- 
ni , difeorreva delPinftante crudeltà degl'Imperatori , & della co- 
lante fortezza de Criftiani , gl'intimano di prima l'ordine Impe- 
riale,^: con inftanza ricercano, che fi difponga ad appigliarti a 
3ual di quefti due oartiti, più gli torna a conto ; ò d'adorar gli Dei 
e Romani, & offerire loro incenfi,& facrifizj, od a porgere al 
manigoldo il collo: Alta qual propofta,rifpofe il buon vecchio 
incontanente , che troppo fegnalato , e gran favore fi riputarebbe 
egli ricevere, quando fotte fatto degno di morire per amore, & 
onor di Gesù fuo Signore aggiungendo anco appretto, che ciò 
era q,uello appunto , che già gran tempo bramava fommamente ; 
dalle quali parole conofeendo chiaramente ilBarigello,il fermo 
penfiero,& l'animo rifoluto di Domneone, fenz'altra replica, ò 
dimora, diedea Miniftri il motto, chefubito fu (Te prefo, legato, e 
incarceratole! qual tempo fopportò l'invitto Cavaglier di Crifto 
con indicibile pazienza molti tormenti , & ftenti per amor del iùa 
Signore; indi perfèverando egli nella fua coftanza fu finalmente 
condotto al luogo del fiipplicio: ove pofte le ginocchia in terra, 
Scalzatigli occhi ridenti al Cielo, ricevè il mortai ultimo colpo: 
avendo egli prima con fervor di fpirito,& carità, raccomandato 



ia4 VITA VI S. BOMNEONE. 

sèftefTo,&lafua famiglia, & cara patria a Dio; il quale volle con* 
meravigliofo, & ftupendo fpettacolo, onorare il gloriofo trionfo 
di queftoftio forte Campione ;percioche fi legge, che prefa egli 
con gran ftupore anco de giuftizieri ifteffi , la propria tcfta {picca- 
tagli dal butto, fé la portò miracolofamente allaChiefa di S.An- 
drea, ove il Santo s'avea la fuafepoltura eletta, & quivi (òpra un 
bel bianco marmo , che pur anco avanti la porta di detta Chiefa fi 
vede tuttavia , quali di fangue afperfo, la riposò con le fue proprie 
mani ,& indi fpirò felicemente l'anima Beata .in grembo al fuo Si- 
gnore, che alli 16. di Luglio l'anno dopò il natal di Crifto 306. in- 
coronolla d'immortaì diadema . Or à cotefto sì mirabil fatto mol- 
ti di quelli , che ritrovoronfi prefenti , fpregiati i fallì Dei , li con- 
vertano alla Criftiana fede , Il facro tronco con la veneranda Te- 
fta, fu da Abiatici dolenti, & altri fedeli di Crifto con divoto pian- 
to , & pietofo oflTequio fepellito nella detta Chiefa , la quale fi può 
piamente, & ragionevolmente credere, che dal Beato Martire,nel 
principio della fua converfione, foife fabricata, & nobilmente an- 
co dotata , ove a fare le fue orazioni , & ordinar} efercizj aveva per 
fanto coftume, infieme con la fua divota, & ben inftituita famiglia 
ritirarfi ogni giorno. Della cuigloriofa invenzione diraffi nella 
vita di S. Eufèbia, quivi apprettò; ma qui avvertifea il pio Letto- 
re, che per fèguir la fèrie continuata de Principi di Bergamo, fi è 
prcpofterato l'ordine de tempi , mettendo prima la vita di S. Efte- 
ria , il cui felice martirio feguì a quefto di S. Domneone , quafi un 1 
anno dopò. Or piaccia a fua Divina Maeftà, che imitando noi il 
fervor di fpirito , & l'ardente zelo di qucìio gloriofo noff ro Citta- 
dino fiamo quivi fatti degni della fìia pietofà intercedane ap- 
pretto Iddio, & su nel Cielo delia fua eterna gloria partecipi r & 
conforti. Così fiai 









VITA 




ne 

VITA 

DI S DO M NONE 

MARTIRE, 

&&Sg?fy. Ovendo Panimofo giovinetto Davidde tutto accefò 
""fckAii di ardente zelo delPonor del Signore, & della falvez- 
za del fuo popolo affrontarli col fuperbo Fililieo 
p Golìa, a (ingoiar certame fi legge, che, fpogliatofì 
^#v%\ara>\» delle troppo pelanti armidiSaulle,prelèfoIamentc 
il fuo battone, con cui egli aveva i Leoni, e gl'Orli atterrati, e 
uccifi,&cinque limpidiffime pietre nel carniere,&con quelle armi 
intrepido aliali il fiero Gigante, lo perco(Te,& vinfe: & con il lui 
proprio flocco gli troncò Porgogliofa tetta nei nome del Signore; 
il quale certo illuftre efempio, & magnanima imprefa avendo il 
noftro buon giovine Doninone a guilà d'altro generofo David- 
de , deliberato imitare, & iàr alla lotta con un Miniftro del Demo- 
nio per la difefa, & confellione della Fede, & nome di Criflo, 
affine che non avelie Pavverfario a che appigliarti peratterrarlo, 
rinonziò libera, & atfblutamente alla forella Eufebia tutto ciò, 
che gli poteva ettcre d'impedimento alla vittoria ; feco pigliando 
piamente le armi dello fpirito di Dio, & della (ha giustizia, il ba- 
ttone cioè della Legge, & Dottrina Evangelica, & cinque nobi- 
liflime pietre la viva fede, la invitta coftanza,il forte zelo delP 
onor di Dio , il difpregio total di quello mondo , & Pardenti (limo 
deìiderio del martirio ; & con quelle apprefentandofi nel colpet- 
to del Tiranno, ne riportò (come chiaramente dalla lèguentefua 
Iftoria fi comprende )& per lui, & per altri, la vittoriofa palma, 
& la gloriofa corona del martirio. Doninone nobile Cittadino 
di Bergamo fu Abiatico, (come nella precedente vita abbiamo 
detto) di Domneone, & delPiflefla famiglia de' Claudi: di cui 
ancorché non fi fappia il nome del Padre , è certo almeno che egli 
come di fangue , così anco fu d'animo nobile , & generofo cuore, 
di virtuofi portamenti, di ci vili, & onorate maniere, & de cottu- 
mi amabile, e graziolò. Quelli nella ftia giovenile età attefè agli 
elercizj militari : indi infieme con moki altri de nollri Cittadini 

alle % 



%*6 VITA 

alle Divine predicazioni , & maraviglie di S. Àleflandro fattofi 
Criftiano,fi diede con gran fervor di fpirito alla imitazione delle 
fante, & eroiche virtù dell' A vo,all'efercizio dell'orazioni, a'di- 
giuni, alle mortificazioni , al ftudio della Criftiana filofofia, & agli 
officj dell'opere di pietà ; laonde in breve fece nella Scuola , & di- 
fciplina di Crifto sì maravigliofoprogreffo,che nella bontà, & 
fantitàdivita,& nella cognizione delle divine cofe, fi lafciò con 
molta fua lode, e altrui ammirazione, e imitazione, molti altri 
buoni Cittadini della fua età adietro; & fé bene non era Donino- 
ne giunto ancora a quella età , che porta feco il maturo giudizio f 
& la prudenza, fi moftrò nondimeno in tutte le file azioni, & pa- 
role sì giudiziofo, & faggio, che nella fua giovanezza non fi vidde 
mai , né atto di leggierezza , né s'udì parola, che non fofle condita 
di gran fenno , tanto importa de buoni, & diligenti Padri l'ottima 
educazione : tanto vagliono gl'onorati , & virtuofi domeftici 
efempj: lamodefiia,la temperanza, la piacevolezza, la gravità, 
& il decoro , che fervava in ogni fua azione, lo rendevano amabile 
appo i maggiori, riverito dagli uguali, & oflervato,& imitato 
ancor dagl'inferiori. Era Doninone più ftudiofo,&deliderofo 
dell'abito delle vere virtù, che ambiziofo della vana apparenza, 
& opinione: era nel ragionar dolce, nel difeorrere prudente, nel 
trattar affabile, nell' accogliere foave, nel praticar, &converfar 
con maggiori verecondo, con gli uguali piacevole, con gl'infe- 
riori efemplare; &con tutti in fotmna benigno, & opportuno. 
Et perche affai per tempo il buon giovane (mercè dell'ottima di- 
fciplina di Domneone) s'era avvezzato per meglio tener il fenfò 
rubtllc foggetto alla ragione , a macerar con digiuni , & attinenze 
il corpo, a domar con afprezze,& con mortificazioni la carne, a 
frenar le foverchie paflìoni dell'animo, a temprar gl'appetiti di- 
fordinati,a regolargli affetti viziofi,& in fomma, ad eflere pa- 
drone,^ fignore di sé fteflb. Quindi è, che nella fua giovenile, 
& lubrica età, nella quale per il più fogliono gli uomini darfi a bri- 
glia fciolta all'ozio brutto, alle lafcivie,a'giuocbi,alle crapule, 
alle vanità, a' piaceri, & diletti del mondo, & della carne, & con 
troppo licenziòfa vita,&viziofa libertà ad ogni forte de vizj, fu 
Domnonc così temperato, & così onefto, che non ritrovava in 
, lui che riprendere anco l'invidia iftefla: per il che era dalla fua 
Città amato fommameme; ma fra tante virtù, & tanto illuftri, 

fianv 



D T 9. D O M NO N E. 127 

fiammeggiava quali Oro fra bei metalli j Rubino fra preziose 
giojc, anzi fra chiariflìme ftelleluminofoSole, l'ardentiflìmo,& 
infuocato zelo delPonore del fuo Signore; Laonde ad esempio 
dell'Avo , pofto da parte ogni interefle del mondo , ogni rifpetto 
umano , anzi il timore dell'ideila morte , fi diede con animo intre- 
pido, & invitto a difendere publica,& liberamente la verità della 
Criftiana Fede ,& procacciarfi 1 quefto modo la bramata corona 
del martirio. Si ritrovava allora appunto a Bergamo un Prefetto 
mandato da Maffimiano non men' empio di lui , & fcelerato , per 
vedere fc gl'Imperiali editti, (poco avanti pubblicati, &maffime 
al culto delli Dei appartenenti) venivano da fudditi oflervati; 
onde coftui, & per gratificarfi l'Imperatore, & per aver occafionc 
di sfogare contro i profeflori della Fede , & Legge di Crifto la fua 
barbara fierezza, s'era pofto ad inveftigare minutiffimamente la 
vita, i coftumi, & la profeflionc di ciafeuno , efaminando coti 
eft rema diligenza, anzi con odio manifefto contra i Criftiani,ogni 
minima azione di ciafeuno : quando il generofo giovine,che altro 
più non bramava , che patir, & morir per Crifto , Se imitar l'Avola 
fuo felice ; giudicando quefta opportuniflima , & onoratiffima 
occa (ione per effettuare, & adempire il fuo ardentiffimo defide- 
rio , deliberò non voler afpettarc , che il Prefetto facefle di lui, co- 
me degli altri inquifizione, ma fpontanea , & volontariamente 
apprefèntarfi al fuo confpetto , & quivi da fronte a fronte con 
ogni libertà, & lealtà Criftiana rimproverargli l'empia fua fierez- 
za, confeflandofi difcepolo di Crifto ; Se a quefto modo preoccu- 
pando il luogo del duello, & provocando l'avverfario alla batta- 
glia , prevenire con la divina grazia ,& incontrare la fua felice for- 
te . Del che fatta Domnone confàpevole la forella , & da lei viva- 
mente alla eroica imprefa confortaunper poter egli d'ogni impe- 
dimento fciolto , & d'ogni impaccio più libera , & efpeditamentc 
accingerli alla pugna, & meglio abbattere l'inimico, coftituilla 
crede uni verfale de fuoi beni, avendone prima fatta buona parte 
a poveri di Crifto: indi intrepido fé n'andò al palazzo del Prefet- 
to , & quivi di viva fede , d' invitta coftanza, & di perfetta caritade 
armato s'apprefentò all'empioTribunale,& alla prefenza de molti 
fuoi fatelliti, & baroni, così difle : Avendo io intefo, Cefàreo 
Prefidente,che del grande Imperatore Maflimiano fei flato a Ber- 
gamo ora mandato per intendere, & fapere,fequì da noi le ine 

leggi 



iiS VITA 

leggi s'offervano, & gl'Imperiali editti,& fpecialmentc quelli, che 
all'onor de voftri Dei appartengono; per quefto io, che per nome 
mi chiamo Doninone Claudio nepotc di Donmeone , che alli 
meli paffati fu per la Fede, &Criftiana Religione decapitato: ti 
faccio chiaramente ora fapere, che fé quefti editti poco fa pubbli- 
cati, airinterelìè dell'Imperio, & al bene della Republica Romana 
appartenelìèro iblamente; fi potrebbono liberamente da tutti 
oflervare; ma perche toccano troppo fui vivo, & gravemente 
offendono l'interefle dell'onore, & della gloria del vero, vivo, & 
folo Iddio ; & fono afiolutamente in tutto contrarj alla fua divina 
Legge, & fama Fede, della quale noi altri (boi fedeli facciamo 
pubblicai libera profeflìone,&per la quale fiamo attornienti 
apparecchiati e a morir pronti, anzi fi riputiamo a fingolar gra- 
zia , e favore , qual' or fiamo fatti degni di patir , e morir in fiia di- 
fefa, quindi è: Voleva V invitto Cavaglier di Crifto finire il fuo 
divin concetto ; ma l'impaziente Prefetto non potendolo più fbf- 
frire l'interruppe, & con turhato,& orgogliofo ciglio; Taci, difle, 
malvaggio, e temerario. Dunque non temi l'ira de noftrifommi 
Iddii? nel giuftofdegno de grandi Imperatori? dunque hai ardi- 
re anco alla noftra prefenza anteporre all'antica , & facrofanta Re- 
ligione de Romani, una fuperftiziofa, & nuova fetta di vile, & 
rozza gente? &vuoi anzi feguire le follìe d'un plebeo Nazareno 
crocifitto, che obbedire alle fantiffime leggi, &fapientifiì mi de- 
creti de fommi Imperatori ? & non ti bafta l'efempio di queir ar- 
dimentofo , & infenfato vecchio , di cui effer nepote anche ti glo- 
rj ? che vuoi tu ancora reo di maggior colpa , efler di maggior pe- 
na altrui, novello efempio? Orvà mal configliato, che prò varai 
fra poco il giudo noftro (degno , & fi come lèi fiato de tuoi pari il 
più ardito , e il più audace , così farai anco fra di loro il più mifero, 
ed infelice ; Anzi perciò , rifpofe Doninone, mi terrò feliciflimo, 
& beato; Et qui fenz'altra replica, òdimora commandò il Pre- 
fetto, che il fanto Giovine ben ftretto fofle nella più ofeura carce- 
re rinchiufo , nella quale l'invitto Martire con indicibile pazienza 
fopportò grandifiimi difagi,& pene; ma di lì a pochi dì,fatto- 
felo il Prefidente condur avanti , con piacevol fembiante, & lufin- 
ghevoliparoie,in tal modo l'invincibile fua coftanza tentando, 
così difie : Nobiliffimo Doninone , il zelo dell' onor de noftri 
forami Iddii ,& del facro noftro Imperatore m'ha grandemente 

mollò 



DI S. D O M N O N E. 129 

molto a fdegno, e indotto a farti incarcerare, ma (è tu riconofciu- 
to,& pentito delPerror tuo cagionato, cred'io, da giovenile ar* 
dorè Saggiamente ti risolverai , come fpero , a ritornare all'antica, 
&facrolàntanoftra religione, & all'obbedienza deformili Impe- 
ratorio ti prometto, & t'afficuro,che il benigno Giove, padre 
degl'uomini , & delti Dei ti perdonata, & te iàcra Madia di Cefare 
ti riaccettare nella fua primiera grazia , & ti farà de'fuol più favo- 
riti ; ma fé perlifìendo tu nella tua falfa opinione , & pazza oftina- 
zione, non vorrai obbedire a'Santilfimi decreti, & porgere i do- 
vuti facrificj a'noftri eccelli Dei, io ti faccio làpere, che tu, con 
tutti i tuoi Seguaci , farai come rubelle, & contumace da me feve- 
Tiffima,& degnamente caligato. Sete fedelminiflrodiCefare, 
rilpofe allora con gran franchezza Doninone, ha il zelo de'tuoi 
fallì Dei,& del tuo mortale Imperatore contra dime comrootfo 
fieramente a ldegno, dimmi, perche non dovea aliai più giufto, 
e ardente zelo (non temerario ardire , ò giovami ardore) accende- 
re a me anco più vivamente, & più degnamente il petto a pren- 
dere animofamentedeironor,& gloria del mio Signore, & Dio; 
anzi folo.vero signore, & Dio di tutto il mondo, la difefa ? Laon- 
de itemi pur certo , Prendente , che il volermi , ò con promefTe de 
gradi, ò con minaccie de (lenti, & di tormenti, ò pur delPiftetia 
morte, persuadere a ritornare al Sacrilego, e abbominevol culto 
de fallì Dei, che per Divina grazia ho abbandonato, è un'infiam- 
marmi a maggior zelo il cuore, è un Soffiare in viva, e ardente 
fiamma, èun Spronare animoso collier già polio in corfo; Anzi 
com'io ti dilli anco l'altro giorno, mi farà, ì'efler fatto a parte 
delle gloriole corone deiramantiflìmo Avolo mio Domneone, 
a ringoiar favore , & grazia : perciochè Gesù Crifto , che non 
può mentire, né ingannare , per etfer egli Verità fuprema , nel 
fuo fanto Vangelo atu fta a'iuoi fedeli , che chiunque Io confette- 
rà nel confpetro de ali uomini, farà onorato da luì allaprefenza 
del fuo Padre in Cielo. Et il cnedelìrnoci avvenifee ancora, che 
non dobbiamo temer coloro,! quali hanno poteftà di privarci di 
quefta mifera , & mortai vita iòlamente , ma fi bene colui , che Se il 
corpo , & l'anima parimente può mandare alle perpetue, & arden- 
tifiìme fiamme dell Inferno: per il che là pur quello che più t'ag- 
grada , & a tua voglia ufa contra di me ogni tua autorità, e potere, 
che ne mi persuaderai, né mi sforzerai ad acconientire alla tua 

R ini- 



i3o VITA 

impietà giamai : ne ti maravigliare , Prendente, fé noi altri Criftia* 
ni, che in ogni altra colà viapiù degli altri umili fiamo,&pau- 
rofi , ove i\ tratta dell'interefie della noftra Religione , & dell'ono- 
re di Crifto Signor noftro,ii dimortriamo intrepidi, & animofi: 
pere ioche befternmjare ci parrebbe il noftro vero , & folo Iddio , 
fecomportaflìmo,che in alcuna parte reftafle la (ha Divinità di- 
minuita. JlPrefiden te udendo quefte parole, tutto infuriato di 
rabbia % Su, difle,fciocco, poiché difpregi il bene or troverai a 
tuo piacere il male, Et dilìibito comandò a'Minirtri della fùa 
crudeltà, che gli foflero porte in capo ardenti brage di carboni 
accefi/i) qual martirio fu veramente molto attroce,e grave, & 
perrifpetto del fuoco, che è di qualfivoglia altro elemento più 
potente a tormentare : & per rifpetto della part - tormentata , che 
è il membro principale, & più fenfitivo fra tutti gl'altri del corpo f 
poiché quivi rìfcggono & gl'interiori, &gl'efteriorifentirrien ti, 
come in propria fede in gran varietà, & qua ntità di vene, de nervi, 
& altre parti molto tenere, & dilicate : le quali per aver gran com- 
municazjone col cuore , & con il reftante del corpo, offe fé , fallì il 
dolore 9 affai che per la lefìone d'altra parte più grave, più veemen- 
te , & più ecceflivo , & tanto anco maggiore , quanto più penofo , 
3klongo: nel qual tuttavia penaciffimo,& crudcliflimo tormen- 
to non folamente non mandò fuori l'invitto Cavalier di Grido 
una minima vocedi lamento,òdi fofpiri, màcon gli occhi ridenti 
al Ciel rivolti , rendendo grazie a Dio di tanta grazia • Deh Signo- 
re^ Diomio clementiffimo, diceva, che favori fegnalati, che 
grazie fmgolari fono quefte? Onde merito io tuo vile, & inutil 
fervo d'eflèr fatto a parte del dolore, che fentifte per me allora, 
quando dagP ingrati , & empi Giudei ti fu porta la crudel Corona 
defpiniincapo, che ti trafittela divina tefta? che cofa ti renderò 
io, Signore, per tanta grazia, & onore? Ti lodarò, ti benedirò, ti 
magnificarò in ettrno Iddio mio . U che udendo un certo Corti- 
giano amiciffimo del Prefetto, per nome, ò per officio, Coniughe- 
rò: il quale òdi ordine del Prefetto, ò per dir meglio, per divina 
providenza a tal fupplicio fi trovò prefente, confederando da una 
parte la gran crudeltà , cheufavano contra querto innocente gio- 
vine gli empi giuftizieri , & dall'altra l'invitta pazienza del martire 
di Griffo, fi convertì, & feccli Criftiano . Quivi l'empio Prenden- 
te, là dove per pietà intenerire % <& per la gran coftanza del forte 

cam- 



DI S. D O M N O N E. iji 

campione di Griffo corregger fidovca,& emendarti, divenuto 
viepiù opinato, e fiero, torcendole mordendoli lelabra tra sé 
iieflb andava ripenfandoqual nuova, cruda, e ftrana maniera de 
tormenti dovette contra il Santo adoperare . Onde lo diede nelle 
mani d'altri Miniftri de'primi più crudeli, i quali dopo averlo con 
nuovi, & gravitimi ftrazj afflitto, fi diedero a dileggiarlo, & a 
fchernirlo in mille indegni modi; ma vedendo chiaramente l'in- 
viperito Prendente, che ne per promefle, ne per minacele, ne per 
tormenti poteva l'animo del buon Doninone piegar al fuo vole- 
re, -anzi pare va, che ne' tormenti più forte divenire, commandò 
che fuiTe decollato } laonde condotto fuori della porta della Cit- 
tà , al luogo falito del fiippficio , che tienfi fuffe contiguo al mon- 
te detto della Fara, come chiaro cirapprefentaun quadretto fot- 
to la nobiliffima Ancona dell'Aitar maggiore della Chiefa di Sant* 
Andrea, il qual luogo fu già capace dipiùdifedicimila perfone 
l'anno della pace 1 398., & quivi, ove gran moltitudine di gente 
per vedere ilfolenne,& publico fpettacolo,che il Prefetto, per 
acquiftarfi l'aura , & favor popolare , aveva ordinato, era concor- 
ra , gli fu troncato il capo alti cinque di Gennaro l'anno di noftra 
falute 307. la cui alma felice fé ne volò vi ttoriofa , e trionfante a ri- 
cevere la corofia dd^artirio in Paradifo . Et F,ufebia , che l'ave- 
va confonato , & accompagnato al martirio , la feguente notte fé 
n'andò con altri fedeli diCrifto al luogo, ove era il (acro Corpo 
del fratello, & prefo con molte lagrime, & grande riverenza, lo 
fepellì fecretamente (untolo prima depreziofi unguenti) nel fe- 
polcro dell'Avo Domneone in quel miglior modo, che fu loro 
concedo a quei tempi ; ove tuttavia è tenuto in gran venerazione, 
& ha con f uoi illuftri meriti , & pie intercefìioni impetrato , & del 
continuo impetra alla fua diletta Patria , e a fiioi divoti , come di- 
raffi nella vita di S. Eufebia , che fiegue , molte grazie dai Signor^ 
cui fia fomma lode , & gloria in fempitérno . Amen • 






R 2 VITA 




VITA 

DI S EVSEBIA 

VERGINE, ET MARTIRE. 

Ella mifteriofa fabrica del tabernacolo , fra l'altre cofc 
(fi legge nell'Efodo) furono le coperte per maggior 
decentia , & ornamento di quefta nobiliffima fattura , 
della quale fua Divina Maeftà molto fi compiacque; 
&que(ìe volle, che foflero di quattro maniere, cioè 
conine prima candidiflìme,dipoi cilizj , terzo pelli rofle de mon- 
toni, & quarto altre pelli ancora , ma di colore azurro ; il qual luo- 
go eiponendo divinamente il VenerabilBeda, dice, che fi come 
nel Tempio di Dio, fra gli Ebrei, il Tabernacolo teneva il più 
onorato luogo; così nella ChiefaCriftiana, fra i quattro flati lo- 
devoli de fedeli, il flato Virginale, quafi vivo Tabernacolo di 
Dio , fenza dubbio ottiene il maggior leggio ; & quefto affine, che 
la cola degnamente rapprefenti, deve eflere dicandidiffimecor- 
tinedi purità, & mondezza, primadi mente, & poi di corpo an- 
cora ; di cilizj , di mortificazioni de fenfi , & polcia di dupplicate 
f>elli rubiconde , cioè d'ardente carità , & azurre d'aiti penileri ce- 
efìi ben coperto: a! cui fregio, fé verrà di più ancoaggiunta la 
corona del martirio; che appunto per l'ornamento della porpo- 
ra, & dell'oro vien lignificato, che attorno il Tabernacolo rifplen- 
de va, comparirà quefto anzi Angelico, che umano Tabernacolo 
alla vifta di Dio, &degli uomini affai più riguardevole, come ci 
vien nell'efcmpio di S. Eufebia (coperto chiaramente: la quale 
meritò dal (pò Signore, &fpofo diletto Criflo dell'una, & l'altra 
virtù l'immortal pregio. Fu S. Eufèbia una di quelle felici, e ben 
avventurate donne, le quali (come dicemmo avanti alle divine 
predicazioni, & illuftri miracoli di S. Aleflandro, infieme con 
l'Avo Domneone,& il fratello Doninone, & molti altri noflri Cit- 
tadini, renonziando al Demonio, & a' (uoi falii riti, (ì con vertiro- 
noaCrifto. Quefta fotto la diligente, & fida feorta dell'Avo, & 
conl'efempioiàntiffimo del fratello fece nella via di Dio, & nella 
fcuola di Criflo sì onorato progreifo , che non dubitò pofeia ap- 

prefentarfi 



D I S. E U S E B I A. 133 

prefèntarfi con animo veramente intrepido , e virile avanti a quel 
ferociffimo tiranno, che pochi meiì prima aveva Pamantiflìmo 
fratello crudelmente uecilò; & sì ardente era Pamore, che portava 
a Gesù Crifto, che ellendo ella per la fua nobiltà , ricchezze, & (in- 
goiar bellezza, più volte da giovani (boi pari per moglie ricerca- 
ta, non volle però giamaiacconfentire, confiderando che mari- 
tandofi avrebbe perduto quello, che è il fiore, il decoro, l'orna- 
mento, la bellezza, il fplendore dell'anima, & infomma quelPec- 
cellentiflìma virtù, che rende gli uomini limili a gli Angeli di Dio: 
& quefta ella conièrvò con la f ebrietà, con Pefercizio, col lilenzio, 
conPafprezzadelvivere,&veftire,con la mortificazione, & cu- 
fiodiadefentimenti interiori, & efteriori, Tempre incorrotta, & 
pura : 1 "umiltà , la modeftia , Poneftà , Pubbidienza, la prudenza, la 
temperanza , la gravità , la benignità , & la nativa bontà, propri, & 
nobiliflìmi fregi delle giovani donzelle, che quanto più di raro fi 
mirano, tanto più altamente s'ammirano in quella età, erano a 
guifa di lucidiffime (Ielle, che ornavano, &illuftravano il ferente 
lìmo Cielo della fua pudicizia virginale a meraviglia : onde ella fi 
moftrava ben degna dell'ottima educazione,& difciplina di Doni- 
peone; ma Pardente zelo, che fopra modo accendeva d'Eufebia 
il cuofe nelPamore del fuo Celefte Spofo , era per dir così , il lumi- 
nofo fple, che fiammeggiava fra sì chiare ftelle,& rendeva la iua 
virginal caftità, viepiù illuftre, e aliai più cara a Dio. Fuggiva 
quanto più poteva, il colloquio, & pratica degli uomini, amav^ 
lavitafoIitaria,& ritirata, per fchifar Poccafioni de peccati, & 
gl'inganni del Demonio, & per poter più liberamente darli alP 
orazione,'& alla contemplazione delle cole celefti ; & ancorché el- 
la foffe affai ricca , & agiata , nondimeno negando a sé ftefia molte 
commodità, benché onefte, amò la povertà volontaria iòm ina- 
mente : & quello, che a sé medef ima fòttraeva, diftribui va a poveri 
di Crifto :laonde la fua cafa era il porto degli afflitti, il ioccorfo 
de bifognofi,& il ricetto de pellegrini, per i quali ella teneva un 
commodo appartamento, &fervitù particolare. Fùfempre ob- 
bedientilfima alPAvo,& al Fratello, il quale confortò,eaccompa- 
gnò al martirio , & con fama invidia pianle longamente la prezio-, 
fa morte d'ambiduoi : doppo la quale diftribui finalmente tutte le 
fue facoltà a Chiefe, a Lwoghi Pii, & a poveri vergognofi per 
amor di Crifto : & con incredibile fervor, & ardor di (pirito fi die- 
de 



134 V I T A 

de alle mortificazioni , alle macerazioni della carne , di cui fé bene 
ella non temeva alcun aflàlto, percioche Pavea a buon'ora fogget- 
tata alla ragione , & allo fpiri to , tuttavia non reftava, che in molti, 
Sl varj modi, con digiuni , vigilie , cilizj, & difcipline non la mace- 
rafie :& tutta s'impiegò nelle divine contemplazioni, & lodi del 
fuo fpofo Crifto, non perciò tralafciando punto Popere,& gì* 
efèrcizj della Criftiana pietà , & religione , & era in iòmma la vita , 
& la converfazione di quefta fama verginella Angelica piùtofto, 
che umana . Et perche (apeva a prova, che l'anima per mezzo dell' 
orazione parla , & s'unifee con Dio , fi fantifica , vien in cognizio- 
ne di sé fteifa, & di Dio, in compunzione di cuore, e in perfezione 
di vita: che s'illumina l'intelletto, che s'accende la volontà dell' 
amor di Dio , & della propria falute : fi quieta la mente , & fi riem- 
pie de fanti defiderj , li purgano i peccati , & s'impetra mifericor- 
diadieffi. Inoltre fi fchivano molti errori, & pericoli tempora- 
li , & fpirituali , fi emendano i vizi , fi togliono le colpe ,& fi dimi- 
nuifeono le pene : fape va che l'orazione vale afiaiflimo per vince- 
re le tentazioni , che (paventa , & affligge i Demonj , che aumenta 
li meriti, impetra le grazie, ri vela molti divini fecreti, là guftare 
le cofe di Dio ; che l'orazione è quel vino foavifìimo , che rallegra 
il cuor dell'uomo , che inebria lo fpirito , che fa feordar le voluttà 
carnali, ch'inumidifee l'arida confeienza, fortifica la fede, con- 
forta la Iperanza, vivifica la carità ; che in fomma confola l'anima. 
Se dà la vita, quindi è, che la di vota Eufebia imitando le divine vir- 
tù del fuo bel nome, ch'altro, che buona pietà,& religione noti 
denota,fpendeva i giorni intieri,& le notti ancora in quello fantif* 
lìmo efercizio : laonde non oftame , che ella veggiafle nella fua ca- 
mera la notte in orazioni, la mattina anco per tempo fé n'andava 
alla fua vicina Chiefa di S. Andrea, ad adorare, & ringraziare il fuo 
Signore, & fpofo de benefizi ricevuti, & umilmente offerirti 
pronta al luo fanto fervigio , & dimandargli le grazie, che voleva : 
percioche fé bene ella non dubitava, che non pure in cafa,mà 
ovunque fi ritrova può l'uomo fare orazioni a Dio; che in ogni ? 
& qualunque luogo lì ritrova, tuttavia era anco altresì ben ficura, 
&certa,chelaChicfaèlacafadiDio, il luogo proprio dell'ora- 
zione, il palazzo dell'audienza del Rè, & Principe del Cielo, & 
delta terra: il Tabernacolo del Signore: la Città di Dio, la porta 
del Cielo , la torre di Sion , la Città del refugio , che è il Santuario , 

ove 



D I S. E U S E B I A. ij5 

©▼e Iddio ha ripofti tutti i fuoi tefori : perche in e da fi perdonano 
i peccati , in efla fi danno i doni dello Spirito Santo , in efla le ora- 
zioni de fedeli fono più meritorie, & più efficaci; in efla le noftrc 
fuppliche,& preghiere, vengono più pretto ifpedite avanti il tri- 
bunal del grande Iddio; perche quivi è veramente la mifteriofa 
fcala di Giacobbe, per la quale gl'Angeli fagliono, e apprefenta- 
no a Dio orazioni de fedeli , (tendono poi con le grazie , & efpedi- 
zionidieflè. Or quivi adunque l'innamorata ferva di Crifto Eu- 
femia ritirata in dif parte umilmente offeriva al (uo Signore, & fpo- 
fo copiofè lagrime , ardenti fofpiri , e affettuofi prieghi , e'1 cuore 
in fomma tutto accefo del divino amore ,• quivi pafee va con mira- 
bil gufto l'animo fuo di fante , & divote lezioni , & celefti contem- 
plazioni ; onde ella fo vente levando le mani, e gl'occhi in alto, fat- 
ta quafi un'arco di se ftefià dal cuore per la bocca avventava (àettc 
d'infocati prieghi, & tanto più gagliarde, quanto erano & dall' 
umiltà ritratte a dietro 9 & dall'accefo fpirito rifofpinte . Et rimi- 
rado talora con pietofo affetto la pietra,ov'erano rinchiufi i 1 Avo f 
& il Fratello: Ofacrate membra, diceva, che di già folte pu ridi- 
mi va fì de preziofi onguenti di virtù, arche nobiliflìme, & ric- 
chidìrne de meriti,Tabernacoli dignidìmi di preclari doni,facrarj 
venerandi di celefti grazie, & tempj ornati dello Spirito Santo .• 
umilmente vi onoro, & riverifeo: che fé giàfofte iftromenti, & 
degni miniftri delia gloria di Dio , & falute de popoli , & vittorioft 
trofei della Criftiana fede, & religione , farete ricco, & caro teforo 
della Chiefa, pregio illuftriflìmo della patria; prefidio, & difefa 
ficuriflima di quella Città: indiali'almebeateuniti corpi immor- 
tali, &gloriofì;& quinci alzando pofeia gli occhi al Cielo, & tra- 
endo un dolce fofpiro dal profondo petto, ripigliava lo fpirito , 
dicendo/ ma ò voi mille, e mille volte più felici, anime Beate, & 
Sante, le quali con breve contratto v'avete guadagnata una per- 
petua pace, & Imparandovi da corpi , rompere l'ofeura prigione, 
che vi tenea dal voftroSignor !ontane,onde v'aprifte,& v'allargafte 
la via al Paradifo . Ecco or voi , mie fidate feorte , vivete ucciiì , & 
morti trionfate , alt'oppredi afcetidete , perdendo vincere : la fpa- 
da del tiranno, vi fùnobiliflìma collana, & regia porpora, il pro- 
prio (àngue fparfo per amor di Crifto, ch'or v'incorona di fua 
propria mano . Deh impetratemi grazia , voi chieggio , Avo , & 
fratello , dal Signore % che fé di già non meritai morir con voi in 

com- 



r|6 VITA 

compagnia , mi faccia degna almeno ora feguirvi dopo morte, Se 
eflervi come fedelcongionta di (angue, così compagna felieifli- 
ma nel martirio , per cui m'unifea al mio buon fpo(o Crifto • Ec- 
co me gl'offerifco in facrificio . Or mentre fé ne va la Beata Eufe- 
biaconquefti,& altri limili Angelici efercizj,viapiù ogni gior- 
no nelle divine virtù avanzandola maggior grazia acquietando 
appo il fuofpofo Gesù Crifto, alcuni empj idolatri, per farfi be- 
nevolo il Prefetto accufanoEuiebia di profeflìone Criftiana; il 
Prefetto fdegnato commanda, che la Donna fia fenza dimora 
condotta al luo confpetto : i miniftri non men pronti , che crude- 
li , fé ne vanno di fubito alla di lei paterna cafa : ma non avendàve- 
la ritrovata , fono tofto avifati ella eflere alla Chiefa ivi vicina, non 
perdono tempo, la ritrovano quivi tutta rapita in fpirito,& fen- 
za indugio la legano,& la conducono avanti il Prefidente, il quale 
Podio diflìmulando , e'I fiero idegno ; rivolto a lei con finte , & lu- 
finghevoli parole , così diife ; Sappi graziofa , & nobiliffima don- 
zella, che hn' allora, quando il troppo in vero temerario ardire, 
& feiocca oftinazione di quell'altro incauto Domnone, per quel 
che mi vien detto , tuo fratello , condannò alli giorni palla ti a me- 
ritata morte, io fui della tua pazza profeflìone beniffimo informa- 
to ; ne io volli con tutto ciò ( corrilo poteva , & doveva ) contra di 
tè parimente l'ordine , ci decreto Imperiale giuftiffimo efequire , 
fperando,anzi persuadendomi aliicuro,chetu come diluì più 
accorta, & più prudente, dovefsi anco pigliar migliore, & più 
faggio partito, riferbandotùquefta tua fiorita, & verde etade, a 
qualche onorato , & graziofo giovine par tuo ,• onde tu di bei figlj 
feconda , & lieta madre diveneili ; ma intendendo io, & certo con 
mio gran difgufto , che tu abufando la mia bontà, & la mia pazien- 
za, vai pur tuttavia troppo oftinatamente perfèverando nella tua 
falla opinione, di voler più tofto feguir un vii Crifto crocififlb, 
che gl'immortali, & eccelli noftri Iddi ; mi fono ora riflbluto d'in- 
tendere, & vedere qual iìa in fomma Panimo tuo,e'l tuo penfiero. 
Allora lagenerofa giovine alzando gPocchi al Cielo: io rendo 
(rifpofe) grazie, & lodi infinite al mio Signor, e fpofo, che m'ha 
per grazia, & fomma bontà (uà dalle tenebre dell'idolatria libera- 
ta, & de gl'i nganni del Demonio fatta chiara , allor' appunto , che 
piacque a fua Divina Maeftà aprir gPocchi anco a Domneone , 8c 
a Domnone, Avolo quegli, & quello mio Fratello ambiduo valo- 

rofi 



DI S, EUSEBIO. 137 

*ó fi Cavaglieli di Cri ?o (che indegnamente chiami audaci, & 
pazzi) la cui felice, & gloFiofa morte, (appi Prefetto, che non pure 
non m'atterrifee , ò impallidifce punto ; ma mi rincora più torto , 
& avvalora , a ( com'effi ) morir per Gesù Crifto , mio vero , & folo 
Iddio ,& caro fpofo: cui avendo io confecrata la mia virginità, 
ho anco fattodcl mio cuor libero dono r el corpo a lui offerto in 
fagrifizio; laonde indarno tu alle terrene nozze mi configli , che 
alle ceìefti,& eterne fon difpofta y & in vano con lunghe mipérfua- 
di lafciare (per vani fimolacri d'uomini) il vero Dio, che maggio- 
re non ha, né uguale alcuno; che folo creò il mondo tutto, & fot 
lo regge , lo foftenta , & pafee , & ibi comparte a buoni i premi , & 
i fuppìizj a \ rei ; quali fono appunto querti voftri Dei, che per lor 
gravi colpe , fon all'eterno fuoco condannati » Non puote a cotai 
detti, più trattener il Prefetto il fiero fdeg*ro, che aguifa di rapi- 
do torrente , rotti gl'argini della li mutazione , con impetuofo or- 
goglio dal cuore non. uf biffe per gliocchi,& per la bocca fuori;, 
onde levatoti infuriato dalla feggia gl'interruppe il parlare gri- 
dando ad alta voce;Dunque farà un vii CrocifiUb maggior de no- 
fìrieccelfiDei? sùminirtri, levate dal mio confpetto quefta rea 
femina r che ben di quella ardita raz^a effer li mortra , onde li glo- 
ria^ vanta; ma m breve fi pentiràdelPaudacia fuaanc h'ellaiquin- 
di i birri fenzapunto indugiare conduffero lintrepida Euièbia 
inunaofciwiffimaprigionirjOve con invitta pazienza fopportò 
per Crirto molti difagj , e rtenti : indi a poco fu per comm anda- 
mento del Prefidente condotta al Tempio d' Apolline ;& quivi 
alla prefenza della turba idolatra, la quale era venuta al facrifieio 9 
difie alla coraggiofa Donzella con turbato vifo il Prefidente,mo- 
flrandole con la mano la (tatua d'Apolline, ch'aveva egli di fplen- 
dentiffimi raggi d'oro fopra un'alta colonnaeretta ; ecco Donna, 
il venerando, e tremendo fimolacro d'Apollinèyfiglio del fommo 
Giove , accortati ,e umile a lui t'inchina, e in lui adora il grande, 
e invitto Dio, che folalmondo apporta e lucc,,evita,che'l Ciel 
rifehiara , el tenebrofo abiflb , che con la fola , e onnipotente (ita 
virtù ravviva, ringiovenifce,& feconda la terra; il Djo Salutifero, 
e verace; quello che fa raeravigliofe prove, genera l'oro, & le 
preziofegemme,ilcuilumc,elplendore ogni Pianeta illuftra,& 
ogni clima ; che vivifica tutte le potenze fuperiori,& inferiori ira- 
fierne; il quale è la giocondità delia terra, la bellezza de Cieli, & 

S la 



13» VITA 

Iamifurade tempi, la virtù, e'1 vigore di tutte le cote nafeenti; la 
perfèzzioredelIe(telle,&ilRèinfommadella natura iftefla; Pa- 
dre della generazione, & di tutte le create cofealtiffima cagione • 
A quefti adunque porgi (fé faggia Tei) con noi , ed offerirci divota, 
e pronta, prieghi, incenfi, e facrificj a lui dovuti, e ftcri; & fc 
vorrai fervar tua cafìità intatta , la gran Dea forella fua 0iana t'ac- 
cettaràcon l'altre fue dilette caffè damigelle; così difle il Prefi- 
dente da un fublimefcggio: cui l'innamorata fpofadiCriftoEu- 
i èbia, tutta ardendo di celeffe zelo dell'onor del Tuo fpofo Signor, 
e Padre, in tal modo rilpofè arditamente. Qtiefti che tu cieco 
Prefètto chiami Dio , è un Demonio , che in quefta tàttura umana 
v'illude , & inganna ; & quelle operazioni, che tu attribuirci a que- 
flo marmo tutte fono delle mani di quelPonnipotene, vero , vivo, 
& folo Iddio , che il Sole fteffò , & la Luna , & le Stelle , & tutti gli 
elementi ha fabbricato, il Ciel, la Terra, & tutto l'Univerfo,& 
quanto e in Cielo, e in Terra (i contiene; ondealuilòlo Autore, 
&liberaliflìmodonat ore, prima, &principaliffìma cagione d'o- 
gni bene , (& non a quefti, overo ad altri vani fimiglianti Dei prie- 
ghi devonfi , incenfi , & facrificj ) & a lui folo, & non a vana, ed im- 
pudica Donna devo io la mia virginità, & pura fede . Ah temera- 
ria, federata, & empia (rifpofe allora l'arrabbiato Prefidente) 
anche alla prefenza loro, i fommi Dei difpregi? & i kveriffìmi no- 
ftri eaftighi nulla (limi? Orsù non più parole, ò porgi le mani 
(foggiuniè)alfacrificio,òal manigoldo il collo; & effendo Eulè- 
bia, per commandamento del Tiranno, peri capelli tirata verfo 
l'Altare a viva forza, ad alta voce gridando, io ionCriftiana, di- 
ceva, io fon, io fon Criftiana,& umil ferva di Gesù Griffo mio 
folo Dio, e Signore, io non facrifico a Demoni, io non adoro 
fordi , e muti Dei .Mail Prefidente, per non interrompere , ò di- 
fìurbare il facrificio, commandò a'miniftri della iua crudeltà, che 
la fanta Verginella foffe di nuovo in carcere condotta, & perfi- 
flendo ella nella (iiaperfuafione,fenz'altro dirdecapitata,ilche 
fu lenza dimora alcuna efèquito; per il che effendo lagloriofa 
Martire condotta alla morte, anzi, per dir meglio, in bel trionfo 
a ricevere la vittoriofa corona dell'eterna,& vera vita, andava con 
gran giubilo di cuore ,& lieto vifo , dicendo : Io canterò Signore 
le tue Divine lodi , i fommi pregi a tutto mio puoter , con tutto il 
cuore ,-dirò le tue maravigliofe prove , Rè fòpra tutti i Regi, lieta 

in 



DI S. EUSEBIA. 139 

in tè mi rallegro, & dentro, e fuori ; canterò il tuo gran nome, &i 
fatti egregi , & lodarò la tua poflente mano , la tua vindice man, & 
vincitrice del tuo nemico infano,& poi ch'oggi mi lice (giorno 
per me felice) entrar per tua bontade alle tue nozze , ò mio diletto 
Spofò,ti raccomando quefta tua Cittade;& d'efti tuoi nemici il 
tenebrofo cuore rifchiara, tu che fei il vero fole,& fommaveri- 
tade . Or mentre va la diletta fpofa di Crifto , quefte . & altre lodi 
cantando al iuo Signore; arriva finalmente al luogo del fiippli- 
cio;& quivi giunta, falutandolo, difle: Dio ti falvi fortunato 
luogo, degno d'eterna lode, & d'immortal memoria, ove il mio 
buon Avolo , & fratello lalciorono già le mortali fpoglie loro , & 
riceverono il bello immortale manto. Et mentre il carnefice fi 
va apparecchiando per darle il mortai colpo ; ella alzando gli oc- 
chi al Cielo , così difTe : Grazie immortali ti rendo eterno Iddio, 
che mi fai degna di morir per amor, & gloria tua ; onde umilmen- 
te ti chieggo, che ti degni aggradire quello facrificio, ch'ora 
nella mia morte tV)fferifco,& nelle tue mani ricever 1© fpirito 
mio, ch'or ti raccomando. Aveva appena finito di dire la beata 
Donzella, che l'empio manigoldo, & impaziente, alzata la cru- 
del tagliente fpada 5 al primo colpo le fpiccò dal cado bufto la 
gloriola teftaalli 29. d'Ottobre l'anno doppò l'Incarnazione dei 
Figliuolo di Dio 307., onde quella benedetta anima fall felice al 
Cielo, ove ricevè dal diletto iuo fpofo Crifto, la dupplicata co- 
rona della verginità, cioè & del martirio n I fedeli la feguente 
notte , di nafeofto indi levando il facro corpo con molte lagrime, 
& affettuofì priegh i , nella detta Chiefa di S. Andrea , nella Sepol- 
tura dell'Avo , & del fratello , in quel miglior modo , che fu poffi- 
bile a quei tempi, il fèpellirono. I quali tre Santi Corpi Tanno 
1401. effèndo Vefcovo di Bergamo Francefco primo di quefto 
nome, furono ritrovati in un'Avello di marmo fotto l'Aitar mag- 
giore di detta Chiefa, nel quale fu ritrovata parimente una pie- 
tra, con quefte lettere fcolpitc , UIC REQUIESCUNT IN 
PACE B. JV1ARTYR DOMNEO CUM DUOBUS NE- 
POTIBUS SUIS, EUSEBIA, Et DONNONE DE P. 
DOMNEO AVVS XVII. CAL. AUGUSTI. EUSEBIA IV. 
CAL. NOVEMBRIS DOMNUS NON1S JANUARIL Et 
una Corona , con un cucchiaro , & una tazza , cofe tutte di Sniffi- 
mo argento, con quefti verfi fcolpiti in una pietra. TUNC 

S 2 FLAP- 



no VITA DI $. EUSFBIA, 

ELAPSA NONA FU1T HIC INDENTA CORONA, 
COCLEAR,ET SCYPHUS,QU;E SUNT ARGENTEA 
DONA. TuttaIanoftraCittà,&UContado,èchiariflimo tetti- 
monto, come cotefti gloriofi Martiri diCrifto,ci hanno con i 
molti meriti ,& prieghi loro, molte grazie impetrate dal Signore, 
& maflìmeìn tempo di pioggia , & ficcità nociva . E Moniìgnor 
Ercole di Capitani già digniflìmo Rettore di detta Chiefa , & ora 
meritiflimo Canonico del Duomo, raccontava che alla facra 
tomba di cotefti gtorìofi Martiri fi fono liberati molti indemo- 
niati ;&rifanati ancora molti infermi; anzi che mentre egliefer- 
citava (& certo con fuafomma lode, e altrui profitto) quella cu- 
ra ; un certo Ferraro mentre batteva un giorno un ferro , fopra il 
faflb di marmo, ove pofe la (uà facra tefta Domneone, non fapen- 
doilfabbro,piùchetahto,fùaHalito difubito in un braccio da 
graviffimi dolori ,de^ quali intefa pofeia la cagione chiefe a Dio , 
& a Santi, dell'ignoranza fila umil perdono, & fùtofto peri me- 
riti , & interceflioni di effi Santi liberato , & efiendo la Chiefa per 
la nuova cintadella Città tutta quafi da' fondamenti rovinata , ri- 
male miracolofamente l'Avello de' Santi in piedi, intiero, &fal- 
vo; la qual fu poi Panno 1592. reedificata; come ora fi vede in 
bella forma; la nuova, & nobil Arca ioro,& eccellente Ancona 
porge a divoti riguardanti gran flupore > 




,. , . . ^v*^^»»^^^ 



VITA 




*4* 

VITA 

DFSANTI MARtIRI 

FERMOERVSTICO- 

Elebrano le profane Iftoriela ftrettiffima, & fedelini* 
ma amicizia di Pilade,& di Orette: quella di Pizia, 
& di Damone : quelia di Nifo , & d'Eurialorquella dì 
Cadore, & di Polluce: quella del pietofo Enea,& del 
fedel Achate; quella di Agammenone,& di Netto- 
re ; di Neftore , & di Ercole ; di Ercole, & di Tefeo ; di Teièo, & di: 
Piritoos quella di Mario, & di Cafpro; quella di Aleflandro, Se 
éi Efeftione : quelia di Gajo ,& di Tiberio : quella di Pomponio* 
& di littorio : quella di Servilio Cepione,& di LoRhegino; quel- 
la di Volun3nioy& di M.Luciallo: quella di Servio Terentio, & 
Decio Bruto -quella di G. Lelio, & di Scipione, & d'altri molti, 
& molto illuftri amici, i quali con ftrettifiìmi,& cariflimi nodi 
d'amore, & di benevolenza legati, & hanno certo lafciato al mon- 
do chiarifiìmi f & nobiliflìmieiempj di fedelitlìma,& cordialiffi- 
ma amicizia , & lealtà ; ma quefti con tutto ciò non fono da para- 
gonarli inmodo alcuno con Pamiflà d'un Gionata,& d'un Da- 
vide : con il zelo de generofi giovanetti, Anania, Azaria, & Mi£ 
faele: &meno con la dilezione de glorioli Principi del Mondo 
Pietro, e Paolo Apofto&di Crifto,i quali fi come//? vita fua di/e* 
xerunt fedita & '** morte non funt fèparatì ; conlaiealtà di Gajo,e 
Anatalone difccpoli dì Barnaba;con la vera fratellanza,^ Criftia- 
ria amicizia di Cariflìmo, & Marchitiano : di Dolciffimo , & Gre- 
fcenzio,cariffimi,& dolciflìmi compagni di S. Rocrmlo: con quel- 
la di Xanto,Carpoforo,e Fedele ; & di Cantio, Cannano, & Can- 
tianella: & con l'infepa abile unione della felici(fima,& invitta 
Legione Tebea: &di quell'altro anco più numerofo efèrcito di 
S.Orlòla,&de felici Martiri crocififli: & d'altri ancora, i quali 
con (àntiflimo, & indiflblubile nodo legò sì forte, & sì ftrettamen- 
te infieme l'eroica virtù della Carità, & l'ardenti (lìmo zelo dell* 
tmore di Dio , fra loro , che ne'più crudeli martori , & ne'maggio- 
t\ cormenti j s'andavanp animofamente confortando, Se inani- 
mando 



I4« VITA 

mando Tun l'altro, dicendo con PApoftolo: Quis nos feparabit 
à charitate Chrìfli ì Tribù latto, an angufiia , anfames , an nuditas % 
anpericulum, anperfecutio, angladius ì Sicuri, & certi che, neque 
tnors , neque vita , neque Angeli , neque Princìpatm , neque Fìrtu- 
tes, neque inftantia, neque futura, neque fortìtudo, neque altitudo, 
neque prò fundum , zeque creatura alia ,gli averebbe giamai potu- 
to dalla carità, & amor di Gesù Crifto, cui erano Tantamente le- 
gati,feparare. Per il che canta dilorolaChiefaquelnobiliflìmo 
elogio : H&C eft vera fraternitas , qua nunquam potuti v io lari 
€ertamine: qui effufofanguinefecutifuntDominum: & perche, 
propter Teflamentum Domini, & leges paterna s per flit erunt in 
amore fraternitatis : & perche ,femperfuit unusfpìrìtus in eh , fr 
tmafides, quindi, coronas triumphales meruerunt de manuDei. 
Ma io non so fé fra tanti, & sì illuftri efempj di leali, & fedeli amici, 
ò parenti, coppia di quefti due, Fermo, & Ruftico, de quali ora 
parliamo, più tedele,più fanta, più pia,ò più felice fi poifa ritrova- 
re: i quali sì come una iftefia patria produfie,unaiftefla famiglia 
partorì, una medefima voce di Dio chiamò ali unità, & verità 
della Fede, un'acqua medefìma rigenerò nel Battefimo, una me- 
defima inftituzione ammaeftrò nelle cole della falute ,& della Cri- 
diana Fede,& un fol retto volere in fanto amor,& carità con- 
gionfe , così un'ifteflo giorno , un'ifteflò luogo , & un'ifteflb mar- 
tirio gli unì irife parabilmente con Dio , nel quale godono già mil- 
le, &trecent'anni, e più la vera felicità, e '1 fornaio bene,e1 go- 
deranno per Pavvenire in £èmpiterno. La vita di quefti glorio!! 
Cavaglieri di Crifto è ftata da molti , & molto gravi, & antichi , & 
moderni fcrittori,& ultimamente da MonfignorGuarnerio,& 
dalP.Celeftino all'Attica deferitta: i quali fpecialmente fra gli 
altri ci piace feguitare . Nacquero quefti due gran Martiri di 
Crifto in Bergamo, loro antica Patria originaria, di nobili, ricchi, 
& onorati (benché idolatri) genitori deirflluftre,& antica famiglia 
de Grotti, già padrona di Terre, & privilegiata di batter dinari, 
de quali alcuni anco fi veggono alprefente: Quefta fabbricò già 
quella parte della noftra Città, che fi chiama Cittadella, ove ora 
è il Palaggio dellllluftrifs. Capitanio ,fotto le cui gran fale fi vede 
ancofopra la porta Tarma, &infegna de Crotti tuttavia . Quefti 
dunque, nati d'una medefimaprofapia,&congiontiflimidi fan- 
gue(perciochè tienfi che fuflero cugini)furono anche fomiglian- 

tifinni 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 143 

tiflìmi neVoftumi,&profeflione; onde non fu gran cofà,chefì 
generaffc amore, & amicizia ftrettiflirna fra loro; quefti dafuoi 
progenitori allevati , come al flato , & grandezza loro conveniva f 
nobilmente, & nelle onorate feienze degne de fuoi pari, ottima- 
mente ammaeftrati, fecero ne'coftumi,& nelle lettere tale riufeita, 
che di già crei ciuti nella bella età virile , erano non pur da tutta la 
Città amati,& riventi,mà dagl'Imperatori ifteflì ancora molto fti- 
mati,& accarezzati,& reputati degni de primi onori . Era Fermo 
nel parlar giudizio! o,e grave,e nel converfare affabile , e modefto , 
nel viver temperato , e nel veftir onefto : & a lui andava Ruftico al 
pari almen , fé non avanti , fàggio , graziofo , amabile , e difereto : 
era nella cura domeftica , & nel governo famigliare provido 
l'un'e l'altro, & diligente: negli uffìcj,&negozj pubblici fedele, 
& accorto; erano ambidue in fòmma a tutti i fuoi concittadini 
chiari (li m i fpecch j d'ogni virtù politica , e morale . Ma fra l'altre 
fue lodevoli virtù compareva egregiamente la pietà, & la Religio- 
ne verfo i loro Iddìi, del cui culto, & onore erano oflervantiffi- 
mi , e zelanti : Laonde non s'offeriva mai pubblico facrificio, 
non fi celebrava mai giorno a qualche loro Dio confecrato,cui 
eglino non firitrovafl~ero,con la fua vittima,prefenti. Et quindi è, 
che il pietofiffitno Iddio , che neminem vu/t perire , (ed omnes 
fulvo* fieri, & ad tognitionemveritatis venire \ & con l'infinita fila 
fapienza , & providenza , attingiti fine ufque adfinemfortiter, & 
di/poni t omnia fàaviter,m\rando con l'occhio della fua immenfà 
pietà quefti due peraltro virtuofi,&religiofiGentil'uomini,fue 
ragionevoli creature, & dalla liberaliflìma fua mano, de molti, 
&fegnalati doni arricchiti, al bene naturalmente inchinati, nei 
bene moralmente efercitarfi , non volle che fé ne fteflero più 
nelle ofeure tenebre dell'idolatria perduti , e involti; ma por- 
gendo loro la mano della fua Divina grazia, mirabilmente ne gli 
cavò in quefto modo fuori : Era per gran providenza di Dio, 
& noftra alta ventura a Bergamo da Milano il B. S. AleflTandro (co- 
me più volte abbiamo detto) giunto allor' appunto, che un pu- 
blico,& folenne facrifizio in onor di Crotazio già Principe di 
Bergamo fi faceva, dalla qual folennità, prendendo AleflTandro 
opportunifiima occafione, fece alla prefenza di tutta la Città, che 
(da alcuni pochi in poi) tutta idolatra , ivi conuenuta al facrifizio, 
con molta attenzione, e ammirazione l'afcoltava,un sì meravi- 

gliofo, 



144 ? I T A 

gliofo,& sì aito difcorfo intorno la vanitale indignila de falft 
Dei , & la verità, & neceflìtà della fede , & Criftiana ReIigione,che 
fece loro quali veder con proprj occhi, & toccar con le mani 
l'aperto inganno, & l'evidenti iniìdie del demonio, e'I cieco er- 
rore, nel quale efli morti vivevano, & con tanto fervor di carità, 
e di fpirito, con tanta gravità , & efficacia , parlò, dell'eccellenza , 
& dignità della vera Dottrina di Crifto , de* principali mifterj del- 
la noftra fede , de Santi Sacramenti , & della olfervanza de' divini 
commandamenti , & d'altre cofe ancora alla falute dell'uomo ne- 
ceifarie, che molti de noftri Cittadini convinti dalle vive ragioni^ 
& celeftiargomenti,,& di piùmofli ancora da miracoli del Sante, 
&maffiaiediridur morti in vita alla prefenza loro, con l'aiuto 
della divina grazia, rinunciando a Satanaftò,& afuai falli riti , fi 
diedero a feguir Crifto ; fra q,uali avventurati fumo anco Fermo, 
€ Ruftico de primi , che frequentando te prediche del Santo , fu- 
rono da lui aminaeftrati nelle cofe della. Criftiana Dottrina, & re- 
generati nell'acqua faiutare del Batteiimo ; onde fecero in breve 
nella fcuola di Crifto tal progretfo, che divennero de divini mi- 
flerj della fede ottimi maeftri,& de falutevoli precetti di Dio di- 
iigentiflimi offertami ; anzidefiderando eglino fommamente di 
piacere a Dio , & di arrivare al l'aitiflimo grader di perfezione , at- 
terro anco all'olfervanza de gli Evangelici configli * Laonde, ad 
efempio de Santi, fi diedero a diftribui re parte delie fìic facoltà r 
che erano molte , a poveridi Crifto , & parte mifero in commune 
irà fedeli : & fi attennero non pure da ogni carnai diletto , ma dall' 
ifteflb matrimonio ancora, negando a le ftefli molte commodità, 
& agi ; fol per amor di Dio : & tutto ero facevano non folamente 
perlevaraffatto^quantopiùpotevano gl'impedimenti della per- 
fètta carità , che fonò appunto il foverchio amor delle ricchezze , 
& di fé ftefli .* e'1 deliderio di fignoreggiare, & dominar altrui ; ma 
ancora per redimire aDio tntti quei beni, che da lui folo avevano 
ricevuti; l'anima cioè per mezzo dell' ubedienza, il corpo per 
mezzo della caftità;&i beni temporali, per la povertà ;& a que- 
llo modo fare aDio di tutto il fuo ,anzi di fé ftefli un gratiffimo ,. 
& accettiflìmafàci ifizio ; & così alla perfezione nel miglior mo- 
do , che poflibii foffe difporfi in quefta vita . Et perche qttefti due 
gran fervi del Signore dopo la converfione s'efercitorno con 
gran fpirito, e fervore nelle virtù Teologiche, e morali, & nelle 

opere 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 145 

opere di pietà ; quindi merirorno degni efler fatti dt'Celefti doni 
dello Spirito Santo; per mezzo de quali falirono in breve, quafi 
per dir così, per una (cala dal timore alla pietà, dalla pietà alla 
faenza , dalla faenza alia fortezza , dalla fortezza al conìiglio, dai 
configlio all'intelletto, dall'intelletto alla divina fupienza, per* 
ciocheperil timore di non offender Dio,s'afteHevano da pecca- 
ti , & perche erano molto divoti , e pii , volontieri , & prontamen- 
te ubidivano in ogni cofa a Dio , il quale per mezzo de fiioi fervi f 
& di tante infpirazioni faceva loro fapere,& intendere la fua vo- 
lontà , & le cofe neceiTarie alla falute : & di più anco gli dava fuffi- 
ciente ajuto per metterle in elocuzione , & fortezza per vincere le 
tentazioni, & fuperare tutte le difficoltà, che fuole il Demonio 
mettere a chi deiidera fervire a Dio : & accioche il maligno Ser- 
pente , che non poteva con le lue tentazioni ,& difficoltà atterrar, 
od atterrire quelli gran fervi di Dio,nongl'ingannafle conlefuc 
aftuzie, furono dotati del dono del configlio, con il quale fcuo- 
prendo effi le iniìdie , & fuoi tàlli inganni gli prevalfero contra fa- 
cilmente : & di qui Iddio , vedendo , che Fermo, & Ruftico erano 
aflai bene efèrcitati nella virtù Criftiana, & che valorofamente 
combattendo, a ve vano contra il Demonio, & contra la Carne, 
& contra ilMondo, molte iliuftri vittorie riportato, gli tirò,& 
innalzò alla contemplazione delle cofe Celefti, facendogli con il 
dono dell'intelletto agevolmente i divini mifterj intendere, & pe- 
netrare, peri quali divini fcaglioni gionfero finalmente, & facil- 
mente al fupremo della vera fapienza , che inlegna all'uomo fpre- 
giar non pure le ricchezze , gl'agi , & le grandezze temporali , ma 
& la vita,.& la morte ifteflfa per amore, &onor diCrifto,& per il 
zelo della falute altrui ; laonde efiendofi eglino ritrovati prefènti 
nonfolamente al gran miracolo de fiori, nati delle cadenti goc- 
ciole dell'innocente (angue d'Aleflandro: ma al gioriofo marti- 
rio ancora d'altri lorcompatriotti,s'accefero di sì infocato defi- 
derio di metter anch'effi, quando nefulfero fiati fatti degni, la 
vita per amor di Gesù Crifto , volontieri , che quanto più empia- 
mente vedevano ogni dì incrudelirfi contra i poveri Cristiani la 
barbara fierezza degl'Imperatori: quanto più lèveri editti fi pu- 
blicavano contra i feguaci di Crifto: & quanti più vedevano ogni 
giorno legati , incatenati eflere per la fede , & per il nome di Cri- 
fto crudelmente impregionati, & martoriati ; tanto più , & sé ftef- 

T fi, 



146 VITA 

fi, & gli altri andavano inanimando, & rincorando a patir, Si a 
morir per amor, & onor del vero, & fommo Iddio ; vifuando con 
gran carità ipoveri prigioni, confortandoli gagliardamente, Se 
(occorrendoli largamente con le loro facoltà; quelli che deboli 
fcorgevano,fèglinafcondevano incafa,per poterli più agiata- 
mente^ più liberamente inanimare, e ammaeftrare; i forti, & 
animofi anco viepiù intrepidamente avvalorando. Or mentre le 
ne va Fermo , e Ruftico ogni giorno più nel fervore di fpirito , & 
nell'ardore di carità avanzando con molto merito loro ,& frutto 
altrui: mentre fi vanno animofamente ambidue difponendo,& 
apparecchiando a combattere perla gloria del vero Iddio, con 
digiuni, orazioni, mortificazioni, & altri fpirituali efercizj, & 
opere di pietà; ecco va la nuova all'Imperatore Maffimiano Er- 
culeo ( il quale pur anco allora fi ritrovava in Milano , per paflar- 
fene nella Francia a Conftantino, poco là fucceduto al Padre Co- 
ftanzo Cloro nell'Imperio) che Fermo infieme con Ruftico filo 
parente (pregiando i fommi Dei de Romani, leguitano,& pre- 
dicano liberamente alla gagliarda la fede, & la religione del Dio 
de Criftiani : & non pure n'udì Maflimiano il rumore della fama, 
màetiamdio da alcuni de fuoi emp) miniftri n'ebbe particolare 
avifo circa mezzo Luglio. Perilche Maflìmiano, ancorché fin- 
golarmente amafle Fermo, per il molto fuo valore, & nobiltà; 
non puote con tutto ciò contenerli , che a quefta ingrata , & inas- 
pettata nuova nonvomitafie anco contra di lui il crudel veleno 
dell'odio im mortale , & dell'implacabil (degno, che già un pezzo 
là ^ontra i fedeli di Crifto egli imbevuto avea . Laonde dubitan- 
do HTiranno,che Fermo, per eflere egli de primi delJa Città, 
nobile, ricco , & di molta autorità , non fi tirafie anco altri dietro, 
non tardò a fpedir fubito un de fuoi più fieri barigeMi,con una 
aliai grofla compagnia de foldati, con ordine ftrettiffimo,& et 
predò, che Fermo, come nemico de gli Iddi, & ribelle dell'Im- 
perio, fenza dimora faceflero prigione, e glielo conduceflero a 
Milano. La corte con quefto imperiai ordine, & referitto fé ne 
viene a Bergamo volando : lo ricercano alla Cala , & per la Città , 
né avendovelo ritrovato, fono tofto avifati, eflferfi ad una fna Vil- 
la detta Alme, da Bergamo difeofta circa tré miglia ritirato . Per. 
cioche quivi per poter egli lontano da i tumulti, & dalle infidie 
de nemici del nome Criftianp, darfi più libera, & più agiatamente 

allo 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 14/ 

altofpirito,e (tudio della Cri ftiamfilofofia, era folito ridurli in 
compagnia del Ilio buon Ruftico fedele.Or quivi adunque giunti 
iCefariani,& informati beniffimo del luogo, circondano in un 
tratto la Cafa, & il Giardino contiguo di Fermo , il quale all'om- 
bra portoli a federe , leggeva il libro degli Evangelj molto atten- 
tamente , là ove appunto dice Gesù Crifto in S. Matteo a cap.i 9., 
che Qmnis quirelicfuerit domumjjel fratres,aut forores $ con quel- 
lo che fiegue ; Centuplum accipiet^ & vitam aternam poffidebit. 
Chiunque per la fede,& per la predicazione dell'Evangelio fprez- 
zarà tutti i carnali affetti, & le ricchezze, & gli agi, e i piaceri del 
mondo , per amor del Salvatore , riceverà , & la eterna vita : Dalle 
quali parole fèntendofi il buon Fermo più che mai accendere per 
Divina virtù il cuore di defiderio del martirio, di nuovo s'offerì 
con (ingoiare affetto , a Dio , a quefto effetto , e ne lo pregò umil- 
mente a fargli tanta grazia. Mentre adunque il Beato Fermo, 
quivi fi ferma aconfiderare attentamente quefto paflb, ecco iti 
un fubitofopragiungonoi sbirri del Tiranno, de quali altri era- 
no rettati alla guardia delle porte, & altri entrati nel giardino : il 
buon foldato di Crifto, alla vifta di tanti uomini armati, non fi 
turbò punto, né fi perde d'animo tantino ; ma levatoti con grave, 
& lieto vifo in piedi , imaginandofi quafì quello , che poteva elle- 
re, intrepidamente andò loro incontro ;& falutandoli civilmen- 
te, chi eglino ricercherò gli chiefe,&rifpondendo efli,che lui 
appunto ricercavanb : & che gl'ordine dell'Imperatore erano ve- 
nuti per condurlo prigione^ Milano, per efTer egli ftato afua Ce* 
farea Maeftà, di Criftianità,& inobedienza accufato: Eccomi 
(diffe allora quafi ridendo il Santo) eccomi, pronto a patir ogni 

{>ena, ogni tormento, per Gesù Crifto, mio Signor, & Dio. Al- 
ora, Senz'altro dire incontanente, gl'empj Cefariani fé gli aventa- 
no,aguifa d'affamati Lupi a manfueto Agnello addotto :8c cru- 
delmente legato , & afferrato , lo tirano con mille infiliti jfuori del 
giardino, Sr fenza dimora , rimontati a cavallo , s'incaminano alla 
volta di Milano, ftrafcinandofì dietro con una corda al collo ? 
l'invitto cavalier di Crifto a piedi . Erano appena ufeiti i sbirri 
fuori della terra, quando Ruftico, il quale per aventura fc n'anda- 
va ( come foleafovente) a vifnare il fuodolciflimo Cugino, per 
difeorrer fcco delle cofe al culto del vero Iddio , & alla propria , e 
altrui falute f appartenenti , fede venirfene coftoro allafua volta; 

T 2 & 



h8 r i t a 

& rimirandogli alla lontana fcuoprc cfler la corte dell'Imperato- 
re, & fattofi ancora più vicino, vi feorge in mezzo il buon Fermo 
legato : per il che non men di lui per Crifto di morir bramofo , in- 
cominciò ad alta voce a dire lacrimando; ove ne vai fenza me 
fratello? dove Fermo tenvai fenza il tuoRuftico fedele? Ecco 
lieto ne vengo anch'io a morir teco: rallentate amici ilpaflb:mè 
ancor con Fermo legate ftretto infieme , cui già con forti nodi le- 
gato io fon di fant'amor, & zelo : anch'io pur lon Criftiano : anch' 
ioprofeffo la medefima fede,& l'iftelfa legge: anch'io l'ifteffo 
Criftoconfefto, adoro, &amo,&tutti iDei detefto deGentili. 
Da quefte parole attizzato, & provocato fieramente a fdegno il 
Conteflabile fece fermar la corte , & fatto prima un afpro ribuffo 
al buon Ruftico , commandò a i Sargenti , che egli legato , e inca- 
tenato fofle con Fermo ftrettamente:& per dar loro ancamag- 
gior pena, chea Santi recava via maggior contento; pofte tutte 
le bagaglie de foldati fopra le fpalle de Santi Martiri, come (è giu- 
menti fuflèro flati appunto, gli caricorn© di maniera, che appena 
movere fi potevano, & tuttavia, con ogni forte di crudeltà, & 
villanie gli fpingevano innanzi con baffoni , & follecitavano a ca- 
lumare al pari de cavalli. In quello viaggio patirono quefti in- 
vitti Cavalieri di Crifto molti incommodi,e difaggi ; ma seden- 
te era il defiderio, che gl'infiammava il petto di patire, & di mo- 
rire per onor del fuo Signore , che in vece de f oipiri , & de lamen- 
ti, andavano lieti cantando Salmi a vicenda ;& con varie fenten- 
ze delle divine carte, & fanti elempj inanimandoli l'un l'altro 
maggiormente a fopportare anco maggiori cofe per amor di 
Crifto, & per l'acquifto della eterna gloria. Non fùpofiìbile ar- 
rivare quel giorno a Milano, onde furono conftretti, fopragionti 
dalla notte, alloggiar per ftrada ad una certa Caflina, non molto 
longi dalla terra di Grignano appreffo Trezzo , ove ora è una pic- 
ciol Chiefa di S. Fermo , quivi da Fedeli in memoria del felice o£ 
pizio de Santi Martiri fabricata . Il che fé è vero, come fi t ien per 
tradizione, fi può anche verifimilmente credere, che i birri nel 
condur i Santi a Milano faceflero la via non della Canonica,mà di 
Trezzo : & tanto più ancora, che la Villa ove furono prefi , tiene a 
quefta volta . Or quinci la mattina per tempo arrivati a Milano : il 
Conteflabile miniftro deteftabile dell'empio Imperatore fé ne an- 
dò a Maffimiano , & raccontogli , come egli aveva condotto Fer- 
mo, 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 149 

itìo,& di più anco Ruftico ino parente feco, che per viaggio s 'era 
da sé ftefiofcopertoCriftiano,& di Tua propria volontà fatto le- 
gar con Fermo, proteftando di voler morir per Crifto anch'egli . 
Per la qì*al cofa commandò l'Imperatore, che follerò ambidue 
fono la guardia di Anolino Capitano delle prigioni cuftoditi; 
finche foifero condotti alla fùa prefenza : & fra tanto ordinò, che 
gli foliè apparecchiato il Regal leggio nell'Ipodromo, del Circo 
Maflìmo . Ipodromo era un luogo aliai fpaziofo,ove fi facevano 
1 giuochi, &ifpettacolipublici,& maflime de cavalli, che Ipo- 
dromo appunto lignifica carriera de cavalli: & Circo è tutto quel 
fpazio, intorno al quale corrono i cavalli . Or quivi adunque eret- 
toli il gran Trono,ornato tutto d'oro,& de ricchi tapeti,compar- 
rc il lùperbo Mafiìmiano d im manto di finiffima porpora adob- 
bato, tutto fregiato di preziofe gioje ; col regio diadema in capo, 
d'infinite gemme, d'infinito pregio, con l'aureo feettro., nella de- 
ftra mano :& quivi accompagnato da tutta l'Imperiai fua Corte 
con gran fafto,& alterezza falito per alcuni gradi d'avorio afiife 
in maeftà nell'alto fèggio,& commandò, che quivi alla fua prefen- 
za i novelli prigioni follerò condotti : il che fu , appena detto to- 
rto efequito,& apprefentatiglianimolì invitti guerrieri, al ter- 
ribile cofpetto dell'orgogliofo, empio tiranno, che ogn' altro 
gran cuore , atterrir averia potuto : L'Imperatore con f pavento- 
là fàccia , & atto difpettof ò, così difse loro ; E' poflìbile Fermo 9 
che tu da noi sì favori to, & già de noftri Iddìi, e delle noftre leggi 
cotanto gelofo emulatore , ti ili laiciato pazza , & temerariamen- 
te indurre a difubedire a noftri (acri editti, & ifpregiare ì no- 
flri fòmmi Dei ? anzi fedurre, & condurre quell'altro mal accor- 
to, & mal configliato tuo infelice attinente, & altri forfè nell* 
ifteflb errore ? Dal quale fé voi pur anco per tempo , come fperia- 
mo , vi ravvederete, quefte manette , quelle catene , & quelli ferri : 
in collane , in anelli , & in fperoni d'oro vi fi convertiranno ; ma fé 
oftinati vorrete perfeverare più tofto nella voftra temerità , e paz- 
zia, provarete ben tofto come rubelliti giufto noftrofdegno,& 
a voi fteflìfcempiocrudel farete, & agli altri efèmpio. Cui ilco- 
ftanteFermo,a nome anco del generofo Ruftico, ambiduedell f 
usbergo della giuftizia , della cinta della verità , del feudo della fe- 
de, dell'elmo della fàlute, & del ben temprato brando dello fpirito 
ottimamente armati, con civile maniera, & Criftiana modeftia 
>•— : v in- 



ife VITA 

intrepidamente rifpofein cotalguifa: Tu fai, ò grande Impera- 
tore , che io ad ogni tuo decreto , finché non è flato contrario alla 
legge del fommo , & fupremo Imperatore del Cielo , & della terra 
Gesù Crifto , Dio & Uomo , ho mai fempre ubbidito prontamen- 
te; ma ora che tu con cotefti tuoi nuovi profcritti, ch'io onori, 
& adori altri , che '1 vero , vi vo , folo eterno Iddio , mi commandi, 
non (perar Maffimiano , che noi fedeli feguaci di Grido liamo già 
mai per ubbidirti per qualfivoglia grandezza del mondo, ò per 
terror di morte . Troppo, Fermo, prefiimete, ditte interrompen- 
do il parlar , (Imperatore, di cotefto voftro Dio , & quali Dei ado- 
rate voi, (oggiunfe il Tiranno, & perche non adorate ancor voi i 
Dei della voftra Patria ì anzi i Dei fteflì , che adora , e onora tutto 
il mondo ? Rifpofèro allora liberamente i coraggioù Santi: Egli è 
tanto lontano dal noftro penficro , ò Imperatore, l'adorare, ò 
l'aver più Dei, che aborriamo, &deteftiamo anco i voftricome 
vani,&fallì,& li feguaci loro confidenti; anzi molto obligatiiì 
teniamo ad Aleflandro Tebeo gloriofo Martire di Crifto , per 
opera di cui, fccelefte dottrina, noi liamo fiati cavati dalle tene- 
bre infernali della idolatria , & ingombrati della Divina luce della 
verità Crifiiana , la cjuale c'infegna, & n'afli cura, che Gesù Crifto, 
che noi Criftiani riconofciarnb,& adoriamo per Dio, è il vero, 
vivo, folo, eterno, e onnipotente Iddio, che ha creato, & ch'ha 
redento il mondo, Se che con infinita poflànza, fapienza , & bontà 
Io regge, lo mantiene . Laonde gravifiimo errore, & abominevo- 
le facrilegio, da noi (ènza dubbio fi commetterebbe, (è quel culto, 
& quell'onore, che aquefto vero, & folo Iddio degnamente per 
ogni rifpetto li conviene, a quefti falli voftri Dei s'attribuifee che 
altro non fono, fé non opere d'uomini, anzi invenzioni delDemo- 
nio,che in quefti muti fimulacri parla anco talvolta, che voi cie- 
chi , oracoli chiamate . Lafciate , (ciocchi , quefte follie da canto, 
(replicò l'arrabbiato Imperatorejche nulla più gioveranno al cer- 
to a voi , che a guel pazzo Tebeo giovorno, che voi tante efaltate; 
appigliatevi più tofto al mio configlio, ubbidite a noftri giufti 
«ditti , facrificate a noftri fommi Dei , che a quefto modo faggia- 
snente voi provedercte a fatti voftri; altrimenti farete altrui d'in- 
grati, e d'inobbedienti efempio,con grave danno voftro, infa- 
mia, e feorno, A quefte fiere minaccie,refi i valorofi foldati di 
Crifto anco più forti, arditamente foggiunfero, dicendo: com- 

man- 



VE SS. FERMO, E RUSTICO. 151 

tnanda pure, òMaffimiano,aqucfti tuoi Qiiniftri, che facciano di 
noi ogni empio ftrazio, che Tempre ci trovaraipiù pronti, &difc 
porti a patir, & fopportareperCrifto ogni tormento, che efli a 
tormentarci ; il che vedendo il fiero Imperatore, tutto di rabbia f 
& d'ira arie nel petto , eh' indi feoppiando nell'infuriato afpetto t 
a fdegno immoderato aperfe il varco, & commandò, che fufiero 
portati li ftromenti de'più gravi fùpplicj , pervadendoli il Tiran- 
no, che i Santi col vederli iòlo s'arrendettero facilmente al fuo 
volere; ma neanco perciò lì fgomentorono punto gl'invitti Ca- 
vaglieri; Laonde l'Imperatore gli fece fpogliare, & ignudi di- 
ffondere in terra, & da fei ben robufti manigoldi con forti, ano- 
doli baftoni battere crudelmente, il qualcaftigo appreflò ifacri, 
& li profani fcrittori Fuftuario s'addimanda, che per diverfe cau- 
fe appreflo Romani veniva ufato; prima con le perfone libere, 
che erano condannate a morte: di poi per caftigar qualche delit- 
to , che non meritafle fentenza capitale : era di più anco il Fuftua- 
rio caftigo militare, con il quale i foldati , che avevano il Coniòlc 
abbandonato , commeflò furto , ò detto falfo teftimonio , veniva- 
no puniti, & quello era il primo tormento, che per l'ordinario 
a Santi Martiri avanti ogni altro fupplicio,fi dava, come fi può 
vedere ne'facri Leggendari chiaramente: il qual tormento con 
invitta pazienza fopportorno anco i noftri Santi, ringraziando 
di più fua Divina Maeftà di quefta caparra dell'amor, & grazia 
fua . Ma i fieri manigoldi fianchi più di batter i Santi , che 
eglino di patir le battiture, li conduffero (erettamente legati in 
una ofettrìftima, & angufta prigione , a quali, per commanda- 
mento del crudcl Tiranno , per alcuni giorni, non fu portato cola 
alcuna da mangiare , credendofi egli , che la fame doveflc fare 
quello che non aveva operato il Fuftuario . Ma vedendo che 
neanco quefto giovava , anzi più faldi perfiftevano nel lor propo- 
nimento , fé gli fece l'Imperatore di nuovo condurre avanti nobi- 
liflìmamente veftiti, & accompagnati da primi della Corte , & 
quivi alla prefènza di tutta la nobiltà di Milano, tentò con lufin- 
ghe voli parole , & larghiffi me promette ottenere da' Santi quello, 
che con minaccie, & con tormenti non aveva potuto . Il Tiranno 
vedendo che anco quefto infidiofòftratagema gli riufeiva in tut- 
to vano(perciochè quelli generofi Campioni s'avevano già un 
pezzo fa eletto infieme col Profeta d'efifere anzi vili , & abietti 

nella 



*$* VITA 

nella cafa di Dio, che nella Corte dell'Imperatore grandi , & favo- 
riti )iì ri(blfe,non fapendoegli ormai quali più che fare, poiché 
né minacele, ne prometìe, ne tormenti , né lulìnghe erano ballanti 
a piegarli al fuo dilégno, di conlìgnarli al fudetto Anolino, Pro- 
confoie, & Capitano delle Prigioni: il quale per far colà grata 
all'Imperatore, & anco per aver occafione di sfogare contra i le- 
guaci di Crifto Podio fuo crudeliffimo , & infano , gli tolte volon- 
tieri nelle mani, fperando per mezzo de tormenti, ridurli all'ub- 
bidienza dell'imperatore: per il che fatti i Santi di nuovo rinchiu- 
dere nella peggior prigione che folle nella Città, mandò loro al- 
cuni della Corte , che gli perluadeflero , che eflendo eglino nobi- 
litami di fangue, & carilfimi all'Imperatore non voleiléro con 
snanifefto pericolo delPonor,& vita loro, adorare un viliffimo 
Nazareno Crocifiilb , più torto che gli eccelli , fom mi ,& immor- 
tali Iddii , & difubbidire a quell'Imperatore da cui effi erano flati 
cotanto favoriti; altrimenti eflergli apparecchiati atrociffimi tor- 
menti : a quali rifpofcro intrepidamente i Santi Martiri , che inde- 
gni della loro nobiltà la riputarebbonoquaror eglino, creati ad 
imagine,& fimiglianza del vero Dio, capaci di ragione, & della 
eterna gloria, s'av vililfero, e abbaflaflero a porger onore, & fècri- 
ficj a muti,& infenlàti limolacri d'uomini fcelerati,nemici di Dio, 
& perciò agli eterni fupplicj dell'Inferno condannati . Ma cjie la 
loro vera nobiltà, gloria, e grandezza, dipendeva dalPelTer fatti 
degni di fervire a quel fblo,& gran Signore, cui le migliala de 
SpiritiCelefti,ilSole,laLuna,& tutte le creature ubbidilcono, 
fervono, & danno onor,& gloria prontamente, & di patir, & di 
morir per amor di quegli, che con tanta carità, zelo, & amore 
avea per loro e pene, & morte crudele volontariamente fofferto, 
& volontieri: & che perciò ogir altra cofa nulla (limavano, gli 
onori, i gradi, &l'iftefla vita. La qual magnanima, &Criftiaua 
rifpofta riférta ad A nolino , fece che Tempio fdegnato fieramente 
s'andalfe contra i Santi novi , & efquifiti , graviffimi tormenti 
invaginando ; Ma perche doveva Anolino a quel tempo andarfe- 
neQj ie ^ ore a Verona, deliberò condurli feco,& quivi a fua vo- 
glia isfogar contra loro la rabbia , eM fiero fdegno. Per il che 
confignati i Prigioni ad una buona guardia de foldati, comman- 
dò loro , che faceflfero la via di Caravaggio , con efpreffb divieto , 
che non fu ile loro dato per tutto quel viaggio, che è di circa tré 

gior- 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 153 

giornate , veruna cofa da cibarti, Caravaggio (come riferifce i! 
P.Giacomo Filippo Foretti da Bergamo nel iìippleroento delle 
file Iftorie) è Cartello anticbiffimo diGiarra d'Adda, il quale vo- 
gliono alcuni che da foldati di Giulio Cefare fotte fabbricato* 
quando ritornandotene vittorioso dall' imprefa contra Svizzeri 
in Italia, ne lafciò molti infermi in quefte parti, che rifanati, edi- 
ficorono quivi quefto luogo, allcttati dalla bontà dell'aria, & del 
paefe : che fu poi fatto Colonia de Romani ; & ora è membro no- 
oiliffimo del Ducato di Milano illuftrato di titolo di Marchefato, 
di cui al prefente l'Muftrifs. Mutio Sforza , pronepotc di Già. 
Paolo, fratello di Sforza, che fu l'ultimo Duca di Milano, Feu- 
detario, & quarto Marchete fi ritrova. Or nell'entrare i Santi 
prigioni in Caravaggio s'incontrano in una lunga fchiera d'uo- 
mini, & di donne, che lagrimando accompagnavano un morto 
alla Sepoltura : onde avvicinatili alla barra , & fatti fermare i 
portatori , con gran fede commandano al morto nel nome di 
Gesù Crifto , che dalla barra vivo fi levafle ; & ecco fi videro 
quivi due gran miracoli in un'ifteflb tempo, l'uno che nelP al- 
zar i Santi le mani al Cielo, per Divina virtù fi fciolfero le funi, 
& caderono in terra le manette , ond* erano i gloriofi Martiri 
legati; L'altro, che alla invocazione dell'Onnipotente nome di 
Dio, fi levò di (abito il dcfonto,& allaprefenza di tutta quella 
moltitudine de Gentili incominciò liberamente , & pubblica- 
mente confcfiareGesù Crifto vero t &folo Dio. Per i quali due 
meravigliofi fatti, molti de Caravaggini, fprezzata la falla reli* 
gione , fi convertirono alla Criftiana Fede , & toltiti per loro 
tutelari, & avvocati quefti gloriofi Martiri , fabbricorono loro 
un onorato Tempio , che poTcia fu Tanno 1 429. riftorato in mag- 
gior ,& miglior forma ,& dalla noftra Città nobilitato d'una Re- 
liquia infigne d'effi Santi, anzi gli antichi Caravaggini ad eterna 
memoria di sì gran (uccefli fecero dipingere 1'Iftoria dclmirabil 
fatto fotto la Porta perlaquale erano i Santi entrati in Caravag- 
gio già chiamata la Porta di Vifnato; ma perche l'anno 1432. la 
Santiffima Vergine Maria Madre di Dio apparve ad una Donna 
da Caravaggio ( come al longo racconta il P. Moriggia) quindi è, 
che gli Caravaggini, eflendo di già per l'antichità fmarrita affat- 
to la pittura del Miracolo de Santi : fecero dipingere fotto la det- 
ta Porta y ch'ora fi chiama la Porta della Madonna , la miracoloni 

V Fon- 



154 VITA 

Fontana ch'ivi non longi forfè : Ma gli emptminiftri ,& fatclliti 
del Tiranno, veduti quefti gran miracoli, & il popolo Sollevato, 
& in gran parte convertito a CrifJo , dubitando anco di peggio f 
di nuovo legati anche più fieramente i Santi , gli (pinfero con 
mille infiliti*, & maggiori ftrazj innanzi. Gl'invitti faldati di Cri- 
fto quanto più erano da fieri birri afflitti, tanto s'andavano rin^ 
corcando r & confortando PunPakro maggiormente :& pareva 
loro un'ora mill'anni, che doveflero arrivare una volta la, ove 
operavano eflir fatti degni della bramata^ & felice corona del 
Martirio . Il terzo dì giunfero finalmente a Verona mal trattati : 
& quivi furono dal Contattabile a Cancario Prefetto, confignati 
con ordine,cbe non foflè loro dato, fino alla venuta di Anelino 
cofa alcuna da mangiare: Cancario adunque prefi nelle mani i 
Santi, gli rinchiufein una ofeurifiima prigione; La feguentc 
notte, mentre tutti gli altri erano fcpolti in profondo fonno, fu 
udito come un grandifiìmo terremoto, che terribilmente feofle 
tutto il Paiaggio vicino alla prigione ; & con gran fpavento ri (ve- 
gliò Cancario, & tutta la famiglia, il qua! temendo che Fermo, e 
Ruftico via lène fuggifièro, di ratto alle carceri fen vola :&: tro- 
vatele ben chiufe, come egli lafciate già le avea, vede per alcune 
picciolefifliire, rifplendere rofeuriflìma prigione, come chia- 
riffimo fole a mezzo giorno^ & indi fpirare un foavifiimo odore : 
Se per entro vi feorge una ricca menfa di vivande preziofiffime 
fornita, dalle quali i" gran Servi di Dio venivano riftorati,& cir- 
condati da meravigliofo lume andavano perla prigione lieti can- 
tando lodi , & rendendo infinite grazie al fuo Signore . Cancario 
allora a tante meraviglie, e gran fplendorecadcjè a terra tramor- 
tito, il che feorgendo i pietofi Santi da legami fciolti efeono libe- 
ramente dalla carcere, che da fé fteffà s'apre incontanente , e toc- 
candolo quali da un profondo fonno fi rifveglia ; & levatoli tofto 
in piedi alzati gli occhi al Cielo, Aiutatemi di(Te,ò voi eccelli 
Dei* Et che cofa ho io veduto? alti prodigi, ftupende meravi- 
glie! Et rivolto ai Santi; Rendete diflTe,ò felici prigionieri d'i sì 
gran favori immenfe grazie a'noftrifommi Dei,i quali non rif- 
guardando allevoffre beftemmie contra di loro, & gravi ofFele 
v'hanno delle catene fciolti, di celefti vivande cibati, & dalla te- 
nebrofa prigione liberati, Rendetevi all'ubbidienza de potenti 
Imperatori^ non ingrati di tanti benefizj offerite, a sì benigni 

Dei, 



D E SS. FER MO f E R USTI CO. 155 

Dei, voti t & facrifizj. Apri, apri, ò Cartario gli occhi della 
mente, rifpofera allora i Santi all'incontro, come per Divina 
grazia bai ora aperti quelli del corpo i& confiderà, che il vero , & 
viro Iddio è untolo: ne più d'uno cffer può( credi a noi) in aleuti 
modo, ch'altrimenti non faria Dio verovperciochc Peflerc fom* 
mo,otTnipoter?te,fapremo, fonte inefàufìo d'ogni bene, prin- 
cipio fenza principio, vera vita, caufa di tutte lecaufe,eflenza 
independente, fimpticiffimanatura , centrofenza cif conferenza^ 
dal quale dipendono ,& alquale lì rifferifeano tutte le creature 
fuperiori , inferiori , &: medie , come lince al punto : le quali tutte, 
& altre infinite proprietà, che a Diaottimo , mafiimo convengo- 
no, è impofsi bile, che a pia Dei polsino con verità attribuirli; 
come tu puoi, ò Cancario,da te fteffo,anco col femulice lume 
naturale benissimo congetturare fonde fi concludetene cflendo 
Iddio di fua natura tale T efler non può, ch'eifia più d'ut* foto. •& 
quefti è queHo appunto, & ibi quel d'cfla, che noi altri Criftiant 
crediamo, eonfefsiamo,& adoriamo come vera, vivo, eterna 
Iddio, Creatore, & Signore cfcl tutto, Redentore, & Salvatore del 
Mondo , che noi propriamente chiamiamo Gesù Crifto ; Et cjue- 
fio è quegli che (òk>hà operata in noi quellemeraviglie ch'hai già 
vedute, & vedi tuttavia, & che può farne de maggiori ancora; 
ondeancoa lui Colo perciò fi devono le grazie,e i facrifizj di lodc f 
& di giuftizia , & non a quefti vani, & falli Dei ; & non folamcnte 
crediamo, &confefiiamo l'Unità di queflo noffro vero, & fola 
Dio? ma l'immortalità dell'anima ancorala quale (Sparandoli, 
per mezzo della morte, dal carpo, fé ne va ad apprefentarfi ai 
giufìiflBxio,& terribile Tribunale di quella naftra Onnipotente 
Iddio, dal quale ella riceve per inappellabile, & giuftifiima feti- 
tenza,ò gli eterni contenti, in premio, & guiderdone delle vir- 
tuofefue operazioni sùneiCiela:odinpena,& caftigo delle fuc 
feelerità , gli eternifiipplicj nell'Inferno ; Nel quale levcriflimo 
giudizio non folamente l'opere, & le parole, ma Sripen fieri an- 
cora vengono con giufia bilancia efaminati . Pazzi adunque, & 
privi di giudizio fono al certo coloro, i quali patendo con VoU 
iervanza de fant iflimi precetti di quefto vero Iddio , fchi far un sì 
gran male, & guadagnarli un tanto bene; vogliono più tofto an- 
dar dietro a faltì riti, inventati dal Demonio per farli adorare, e 
impadronir fi delle anime de miferi idolatri, che non ponnoeffe- 

V » re 



156 r I T A 

feda loro falfi Dei, dall'eterna dannazione liberati . Quelle cer- 
to, rifpolèCancario, mi paiono gran colò, & molto aTvcro con- 
formi, e alla ragione; ma perche fono dalla maggior parte degli 
uomini ributtate, & iiorplcguaci molto maltrattati,quinci è eh* 
io compitamente non \ò credo ; tuttavia fra tanto ch'arriva quivi 
Anolino, ferammi lòfrimamentc a caro l'eflcrne da voi meglio 
in formatole i nftrutto : & le da voi io farò fatto figuro, & certo et 
fervi un fòlo Iddio, & quefti cflère quello ifteflfo appunto, che vei 
altri Criftiani adorate Gesù Crifto CrociftÉTo , forfè , forfè quello 
pertaIcconfeirarò,eadoraròanch'io: poiché altro non bramo t 
che di fapere,e conofeere il vero . Per il che frequentando Can- 
cario la vifita de Santi prigionieri in pochi giorni , ( cooperando 
la Divina grazia) egli, con tutta la Ina numero fa famiglia, iù da 
loro ottimamente nelle cofe principali, e più neceflarie alla falutc 
ammaeftrato, & fpregiati gli Idoli, fi convertì a Gesù Crifto. 
Fra tanto a Verona arriva Anolino; indi là publicare in grazia del 
Popolo , per il feguente giorno unpublico,& lolcnne fpettaco* 
lo , ch'entro il gran Teatro , ch'ora fi chiama l'Arena.,, rapprelcn- 
tare fi do vea : al quale , & per fuo diletto, & gufto, & per far luper- 
ba moftra della fua autorità , & grandezza , ed anco per far glorio- 
fa prova dell'invitta coftanza, & fortezza di quefti duevaloroli 
combattenti, dovea ad ogni modo ritrovarfi prelente; venuto 
adunque il prefitto giorno del fpettacolo, e quivi affilo Anolino 
lopra un'eminente , & pompofo Tribunale, fece fopra due Altari, 
cjuivi riccamenteapparecchiati, porre quinci di Giove, & quindi 
il fimolacro di Saturno; indi commandò che Fermo, &Ruftico 
follerò alla lua prelènza condotti allor lènza dimora • Onde tofto 
fpiccatofidal lato d' Anolino un Conteftabile, fé n'andò con una 
compagnia de foidati alla prigione , ove ritrovato S. Proculo, 
molto fi meravigliò, che contra gli ordini Imperiali, così libera- 
mente , & intrepidamente ragionalse co'prigioni . Fu S.Proculo 
quarto Vefcovo di Verona,Città antichiflìma, & nobiliffim a della 
Lombardia; il quale per fchifarelecrudelilTimeperfecuzionide 
fieri Imperatori , fé ne flava fuori della Città nafeofto in una grot- 
ta, ove fu polcia edificata una Chiefiola, non molto longi dalle 
mura di Verona , con alcuni luoi Preti ritirato, & altri luoi di voti; 
non tralasciando però di confolare,& confortare il fuo diletto 
Gregge, ora con amorevoli lettere Faftorali,& con L'amata fua, 



DE SX FERMO. E RUSTICO. 157 

& venerabile prefenza anco talora , vifitando fovente le prigioni, 
& inanimando i Criftiani incarcerati, alla pazienza, per aVnor di 
Gesù Grido . Laonde avendo il Santo Vefcovointefoeflere flati 
da Milano condotti due Criftiani prigioni,fe n'era fenza indugio, 
ò timore ito a vifitarli, dalla cui invincibile co danza fu il buon 
Vecchio , di defidcrio del martirio accefo di maniera, che là dove 
finallora per rifpetto delle perfècuzioni de Tiranni era dato oc- 
culto, ora quali vincendo se fteflb (che di natura i vecchj fono 
paurofi ) publicarnente , & alla libera confeflava efler Criftiano, 
per il che non tralafciava opportuna, od importuna occaftonc 
per efler fatto delle corone,epalmedeMartiriaparte. Etquin- 
di è, che non pure non s'impaurì per Porgogliofo ribuffo del 
Contcflabile ,ò fi ritirò tantino , ma con intrepido cuore, Se gene- 
rofo ardire gli rifpote che tanto meno, òttima va il fiero (degno 
«lei Prefetto,ò dell'Imperatore ifleflb, ò temeva per amordi Gesù 
Criflo tormentilo morti, quatito bramava egli fommamented'et 
fere fatto degno compagno di quelli, che volontieri per il fuo 
fantoNome erano afflitti, angofeiati, e uccifi: anzi di più, che a 
quefto effetto appunto s'era quivi tratto per fàrfi palefe , & libera- 
menteconofeere della fantaFede,& Legge di Criflo profeflbre. 
Onde coti ogni affetto lo pregava , che infieme con Fermo, & 
con Ruftico volefle condurlo ad Anolino , che di tanto favo- 
re, & grazia egli farebbe a lui tenuto iòmniamente: attefo,che 
quanto egli bramava di patir quagiù per Criflo fuo Signore f 
nonerada paragonar fi conia millefìma parte di quanto egli fpe« 
ravadi godere su nel Cielo, Ma i birri, non attendendo punto 
alle parole del buon vecchio, che infenfato riputavano, cavati 
dalle carceri i prigioni, mentre gli conducono al Tribunale d f 
Anolino, Proculo alzando la voce grida verfo la corte, ecco le 
mani,ecco il collo, legate «, legate, & mi ancora, con Fermo, & 
Ruftico parimente : ch'io fon Crifliano , come loro , fervo di Ge- 
sù Criflo, come loro ♦ li Conteflabile adirato, comandò che Pro- 
culo fuffe legato come pazzo, & così tutti tré furono nelP Arena, 
òTeatro condotti alla prefenza d'Anolino: il quale comandò, 
che percoffo con fchiaffi , & con baffoni fofle della Città caccia- 
to come pazzo : Laonde il Santo Vefcovo vedendoli privato del- 
la dolciflìma compagnia de Santi, & della prefentiflìma occasio- 
ne del martirio, tutto mal contento fé ne ritornò a fuoi fedeli • 

Ano- 



«58 VITA 

Anolino fra tanta cari dolci, & lufinghevoli parole jk lieto a£ 
petto, in tal maniera parlò, rivolto a' Santi; Se bene la difubU 
dicnzavoflraverfo il grande Imperatore, & il difpregiode forn* 
minoflriDei,daqualravcte tanti favori,& grazie ricevuto, ri- 
chiederebbono , ch'io in altra maniera cantra di voi or proce- 
deffi; tuttavia in grazia di (fra Sacra Maeftà, & de cotefti nobili^ 
fimi fpettatori , mofso anco a compaffione de patiti voftri trava- 
glj,eftenti,mi contento condonarvi ogni ingiuria, & ogni o£ 
fe(a,affincchevoiriconofcmtldevoftri errori, vi fia per ritor- 
nare nella primiera grazia de (baimi Imperatori breve, & facili£ 
fima laftrada. Màpercioche non (blamente il Sacro Imperia, 
ma & gl'immortali , & Onni potenti Dei ancora fono da voi mol- 
to rettati offefi , egli è neccflario purgar la colpa couiacrificj, e 
incenfi, onde a quefto effètto appunto faò fatto quefti (acri Altari 
apparecchiare, & ergervi del fommo Giove , & del (uo gran Pa- 
dre Saturno ifimolacri: a quefti dunque, poiché la facra iftefsa 
Maeftà gli riverifee, e ogn'uno adora, umilmente inchinando 
piegate le ginocchia , el capo ,& adorate i facrofanti eccelfi Nu- 
mi, quefti àe gli Uomini Padre, & delti Dei, quegli del fommo 
Giove antico Genitore : Onde offerir loro vittime ,& incenfi fo- 
ra obligo voftro , & voftro bene : ^ercioche a quefto modofodis- 
farete, & alla violata Sacra Religióne, & aH'offèfa Maeftà: Impe- 
riale parimente : & felici ,& onorati viverete , ò nella corte , ò nel- 
la patria voftra, fé v'aggrada. ÀI che rifpondendo intrepida- 
mente Ruftico,difle con sì alta voce, che poteva e(serc d^ tutto 
il popolo agevolmente udito . O Potente Anolino, fé quefti tuoi 
Dei fofsero veramente tali 5 quali pazzamente ti credi (àcrofanti , 
cccelfi, & immortali, farebbono al (icuro degni di riverenza, Se 
onore ; & giuftiflimi (ènza dubbio i decreti al loro culto apparte- 
nenti; Onde a ragione l'Imperatore, & tu a nome (uo potrefte 
contra gli fprezzatori ,& inobedienti con ogni maniera di fevcro 
caftigo procedere giuftamente,& di noi fare perciò ftrazio cru- 
dele; Ma (e è tanto lontano dal vero, che cjuefti meritino efler 
chiamati Dei f che né pure del nome di uomini per la loro inuma- 
na fierezza fono degni ;per qual giufta cagione dovcrà l'Impera- 
tore, ò (boi empi miniftri perfeguitare con tanta crudeltà coloro, 
che di quefti non fanno alcuna ftima ? perciochc , per dire di que- 
fti appunto, che tu ci proponi d'adorare, chi fu Saturno? un in- 

vidiofo* 



DB SS. FERMO, E RUSTICO. 159 

vidiofo, e ingordo nibbio, empio divorator deproprj figlj. Et 
Giove chi fu egli ? un contra il proprio genitore crudele, & fiero, 
un rapace , & iniidiofo lupo , & così dir fi può de gli altri ancora; 
tutti per le fuc fcclerità condannati a gli eterni tormenti dell'In- 
ferno :i quali parimente a fuoi cultori, & feguaci fono apparec- 
chiati. Laonde non torna a conto, ò Ànolino,a modo alcuna 
lafciar d'adorare Gesù Crifto, vero, vi vo, e folo Iddio, Agnello 
knmaculato, e Onnipotente, per adorare un Giove, un Saturno, 
od altri vani,& fallì Dei f chcnèsèfteflì«, ne .gl'infelici iuoifegua- 
ci da quelle atroci pene ponno liberare : & per grandezze tempo- 
rali, perdere lccelefti,& immortali. OrquìAnolino d'afcoltar 
impaziente, impónendo a Ruftieofilenzio, che voleva fèguir il 
ftiodif cario, diflè tutto turbatole pien di (degno: Troppo in 
parole t'allarghi , e d'avantaggio , Ruftico * abolì la mia gran pa- 
zienza . Et che penlì tu feiocco fare, forfè con le tue ciancie con- 
vertirmi^ òpurdiftrarmidalmiofermopenfiero? EttuFermo^ 
ohedicii fé lei faggio, com'io ti (timo, accettarài U mio confi- 
glio . Non credere Prelìdente , Fermo tofto rifpofe, ch'io fia dai 
Ruftieo puntodifeorde, conciofiachc da un maeftro medefirno„ 
una dottrina iftefla abbiamo entrambi inunafcuola apprefo, & 
nel Battei! mo promefib dififenderla col fangue, e con la vita iftc£ 
fa. Et per qucft0 in damo ,& te Anelino affliggi, & noi ancora, 
& getti il tempo i fé ti credi ò con gravi minaccic atterrirci, ò con 
fieri alfa! ti attergarci,© con dolci lulinghe captarci, & indurci, 
ad adorare ftatue, & fimolacri de Demoni, & Crifto abbandonare 
eterno, & folo Iddio. Fa pur di noi ciò che ti pare, e piace, che 
Rufticocon Fermo larà nella confeflìone della vera fede femprc 
collante, e fermo, róda noi afpettar altro parlare. Cefiaranno, 
oftinati te parole, foggiente quivi infuriato Anolino, quando 
verraffi al termine de fotti, A fervi di Dio, replicò Fermo non 
ponno le parole venir meno , ne quali parla lo fpirito di Dio ; anzi 
ti facciamofapere ò Anolino, come doppò che noi per Divina 
grazia, abbiamo chiaramente conofeiuto la verità della Crifìia- 
na Dottrina, &la vanità definti, & fallì Dei, & (ìamo fiati accer- 
tati del premio dell'eterna gloria , fiamo fatti tanto fuperiori alla 
morte, che l'andiamo con molto delio cercando,* i tormenti 
non fplo non ci ponno Spaventare , ma per l'acquifto che fperia- 
mo di fare fofferendoli volentieri «ci faranno dolciumi contea- 

li. 



160 VITA 

ti. Talché fé tu vuoi adoperar contra di noi la ficure, eccoti il 
collo, fé il piombo accefo, ecco le fauci * fé il tagliente coltello f 
eccoti il petto : fé le fur ioli percofle , ecco le fpalle , & fé il fuoco 
ardente , ecco le membra , ò fé le affamate beftie , ecco le carni , fc 
le ruote veloci, eccoti l'offa, ò fé irafoi acuti, ecco le pelle , feor- 
ticapure,& trattene le pelli, veftinfi di loroperpompa ituoimi- 
niftri,& per trionfo: noi fiamo tutti dedicati a Gesù Crifto , né 
polliamo fèrvir a Satanaffo: di Dioliamo, non vogliamo al mon- 
do f ò a falli Dei fervire . Quelle parole furono come pece gettata 
fopra il fuoco, che fece il cuore di Anolinoavvampar di maggior 
fdegno; Laonde non potendoli più fopportare , commandò a 
manigoldi, che fenza indugio folle coperta d'acutiffimi ferri, & 
di minuti pezzi di vafidi terra infuocati Taja del Teatro, e quivi 
fopra vi fuffero i fanti Martiri alla prefenza di tutto il popolo 
arruotati , lènza pietade ignudi ; Iiche fùfubito da cruddimini- 
ftri efeqnito . Laonde altri fanno infuocare i ferri , & i fragmenti f 
altri fpogliano ignudi i Santi, & ben fegati li diffondono fopra gli 
apparecchiati fieri ordigni. Ma qui non fi può con parole rap* 
prefèntare a pieno il crudele, & miferando fpettacolo, chiave- 
rebbe ognibarbaro petto moffoa compatitone f Sc cavate le lagri* 
me da'faffi . Erano di già fianchi i manigoldi in tormentare i Santi 
Martiri,&i fortilli mi, e invitti Cavaglieri di Crifto mal trattati t 
& guadi , & appena fi comprendea in loro fèmbiante umano; 
quando ecco in un' iftante(oh pietas oh meraviglie di Dio) fi vede 
feender una gran nuvola dal Cielo, che d'ogni intorno cuopre, 
& cinge i Santi, & quindi quei pezzi di terra, & quelle punte di 
ferro in ardenti faville rifolverfiper Paria ; alla quale raeravigliofa 
vifta rimafèro tutti ifpettatori attoniti,&tremanti; & i gran» Servi 
di Dio fènza lefione alcuna; anzi tutti ridenti, e lieti fi diedero 
perciò a darlodi,& render grazie a Dio. Per il che ammirati, & 
dlivifi fra di loro icircoftanti , altri dicevano, grande fa di meftiert 
che fia il Dio de CFÌftiani T che opera così rare meraviglie, altri 
attribuendo quelli prodigjal Demonio, gridavano ad alta vocej 
Toglici, togli ci, ò Prefidente, dagli occhj quelli maghi, quelli 
maleftci t quefl:i incantatori :che vuoi far quivi di quelli fatucchie- 
ri ,empj ftrigoni ì al fuoco, al fuoco, degno caffigo de tali ingan- 
natori, Anolino tutto confufo 9 & arrabbiato, non intendendo 
(perciochè ta propria malizia gli aveva acciecato il cuore ) L'ia» 

finita 



DB SS. FERMO, E RUSTICO. rSi 

finita virtù, e onnipotenza del vero Iddio, ne 1 Santi fuoi mera- 
vigliofo, e grande , & che può fare quefte grand 1 opre, & aflai 
maggiori; lì ritolte punirli con la pena conftituita dalle leggi a i 
Maghi: con fermo penfiero,che non pure reftafiero i Santi Marti- 
ri dal fuoco fieramente tormentatila inceneriti^ confumati af- 
fatto; Onde commandò a'miniftri della tua barbara fierezza, che 
attorno gli accendefiero un buon fuoco,dicendo :Ora provaran- 
no che cofa gli giovino gl'incami,& le malie. Et qui fenza dimora 
furono loro attorno eompofte molte leghe,- & con gagliardi man- 
tici i fieri manigoldi v'accefero un gran fuoco :i Santi armati del 
legno della Croce , & infuocati dentro dell'amor di Dio , nulla te- 
mevano l'ardore deH v eftrinfeca fiamma del Tiranno, & mentre 
Anolino fi crede che la forza del fuoco abbia di già operato il fuo 
naturai effetto,& cpnfumati affatto i fanti Corpi . Oh incompren- 
fibile Divina Onnipotenza ! Ecco , la fiamma, tcuoprendo vivi, e 
illefi i Santi, dividerti in quattro parti in un momento , & con 
grande impeto atTalireiminiftri, ch'avevano la pira funerale ac- 
cefa. Onde altri reftarono dall' ardentiffima fiamma divorati, 
altri con la fuga falvandofi mezzo morti. Il Popolo allora ve- 
duta quell'altra nuova, & doppia meraviglia, incominciò a tu- 
multuare, & voltarti con fdegno,&con furore contra Anolino, 
gridando ad alta voce: Oh Anolino, perche non hai tu fatti mo- 
rire cotefti malefici a Milano? perche condurli qui a metterci in 
rovina ? ecco la Città di Verona tutta fotfbpra , fol per cagione di 
qucfti incantatori; via, via, lungi da noiquefii empj maghi, per 
tuo, &noftro bene. Via, via, levali torto; Anolino, a tanti fpa- 
ventofiprodigj de Martiri, & a gridi del Popolo firitrovava di 
modo confuto, & intricato, che non fapeya a che partito in ciò 
appigliarti ; percioche quinci la prometta fatta a Maffimiano 
l'obligava a tormentare i Santi, ò fino al rinegare la Criftiana fede, 
over fino alla morte ; quindi temeva, che i Verone fi a tanti , Se ftu- 
pendi prodigi , & a sì rara conftanza de Martiri non fi moveflero 
a feguirCrifio: pure andava tuttavia confermando nel Popolo 
l'opinione, che tutte quefte meraviglie fotferopreftigj, & illufio- 
ni de Stregoni: dalla qual falfa calunnia, difendendoti i Santi, ri£ 
pofero animofamente in cotal guifa : Non credere Prefetto, che 
arte di Magìa , od altro inganno , abbia noi da tormenti , & fuoco 
liberati, che quell'arte non ha cotanta forza: jytà l'Onnipotente 

X man 



ifo VITA 

man del grande Iddio , il quale a maggior gloria (uà , Se tua con* 
fufionc, ha voluto ufar con gli fuoi fervi , la (uà pur troppo gran 
mifèricordia ; il quale fi come ha potuto da'tormenti , non meno 
potrà anco dalPiftefla morte (volendo) liberarci ; ma lappi di cer- 
to Andino , che i tuoi tormenti , i tuoi ftrazj , che per la fède , & 
legge di Gesù Crifto , noftro vero , & folo Iddio, volontieri fop- 
portiamo, ci faranno tante preziofe corone in Cielo, & la morte, 
chetuperultimo,& più terribile fùppiicio,ne minacci, & noi 
con ardentiffitno defiderio afpettiamo , ci fervirà per felicififimo 
paflàggio ad arrivare finalmente al fieuriflimo porto di fàlute, 
ove goderemo con Dio eterna pace: Laonde ti preghiamo, che 
quanto prima tu efequifea in noi quanto difiegni; Ma Anolino 
non dando punto a quefti detti orecchio , per achetare il tumulto 
del Popolo , che (corgeva molto follevato, commandò che Fer- 
mo , & Ruftico fodero tofto alla ripa dell'Adige condotti , & pri- 
vila crudelmente battuti , indi (ènza indugio, decollati . Appena 
pronunciata ebbe Tempio tiranno la fèntenza,che i Minimi a 
quefto ufficio deputati , s'a ventorno adoflb alli gloriofi Martiri f 
&ftrafcinando!i con ogni inumanità, e fierezza, gli conduflèro 
alla riva del fiume; i Santi, che altro appunto non bramavano, 
che di morir per Crifto, & con lui unirli, per viver femprefeco, 
tutti feftofi,& lieti fé n'andavano cantando lode, egloria al^U 
gnore per così gran favore; lode, e gloria al benigno, & grande 
Iddio, che in noi adempie il fuofanto volere, e in lui noftro de- 
fio;& nelPufcir dalla porta della Città, diceva Fermo: Anco il 
noftro buon Gesù, per falsificare, per mezzo del fuo preziofo 
fangue, il popolo volle fuor della porta efler Crocififlò, pallia- 
mo dunque a lui, foggionge a Rùftico, fuori di cotefti alloggia- 
menti fopportando volontieri per amor fuo ogni improperio; & 
avvinandoli i trionfanti Cavalieri di Gesù Crifto al luogo dei 
fuppiicio , dicevano unitamente ; affrettiamo pure allegramente 
ipafsi,pergiongere quanto prima al deiiato luogo del ripofo. 
Et così dicendo giunterò finalmente alla riva dell'Adige, al de- 
tonato luogo del martirio, ove pofeia in memoria delPilluftre 
fatto, fu edificata una Chiefa, quivi piegate le ginocchia inter- 
ra^ gli occhi al Ciel rivolti, con gran fervor di fpirito raccoman- 
dorqo l'anime loro a Dìo, Supplicando fùa Divina Maeftà fi de- 
gnaife aggraditila disèftefsi: dop- 

po 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 165 

pò cui breve , ma affeuuofo priego , fu ad ambedue te1:o tronca- 
to il capo alti 9. d' A gofto Tanno di noftra falute 307. , & così que- 
lla felice , & onorata copia fi come, & per fangue , per fede, & per 
volere furono unitifsimi , & congionti, così non volle Iddio, che 
nei tormenti, ò nella morte foffero divifi; Onde cotelte due al- 
me Beate fé nevolorno a ricevere lamentata trionfante corona 
unitamente in Paradifo . Scrive Francefco Corna Veronefè, che 
con una fpina, ò vogliamo dire un' oflb di balena, che fembrava 
una falce , furono i Santi Martiri , per maggior tormento , e pena 
decollati: la quale fino al fiio tempo, come veneranda Reliquia 9 
& fanta memoria fi fervava in S. Fermo vecchio, che fùfabricata 
in memoria della prigionia de Santi appo Cancario; che fi chia- 
ma di Curt 1 Alta ; & cotefta fpina fi foleva folennemente in tempo 
di ficcità portare in proceffione , & ora fi conierva fecondo alcu- 
ni nella Cattedrale . Ma qui non terminò Pinfaziabile crudeltà di 
Anolino 1 perciochè non potendo egli come volea sfogar Tem- 
pia ftia rabbia contra i Santi vivi, volle sfogarla almeno contra 
efli morti; Laonde alla ingiuftifiìma fentenza della morte ag- 
gionfe , che a corpi de Martiri non fofle dato fèpoltura , ma infe- 
polti foflero lafciati pafto de Corbi , & de fel vaggie fiere ; indi (e* 
condo l'ordine Imperiale fi fece recare il proceflb formato con* 
trai Santi, & alla prefenza del popolo, con indicibil fdegno, e 
fpregio lo gettò nel fuoco. Et tutto quefto fece Anolino per* 
fiiadendofialficurodieftinguere per quefta via affatto la memo- 
ria delle eroiche virtù , & illuftri imprefe di gloriofi Santi , & così 
del loro dovuto onore privarli totalmente ; ma l'Onnipotente, & 
giufto Iddio, il quale cuftodifee le offa de fuoi fervi :& reproba 
da gli empj Principi iconfeglj: nonpermife,che tanta crudeltà 
aveflc effetto : perciochè mentre Cancario , già da' Santi alla fede 
convertito , fé ne ftà di nafeofto a guardare con molta vigilanza 1 
Santi Corpi per dar loro degna fèpoltura, infieme con due nobili 
Bergamafchi,i quali da Bergamo a Milano, & quindi a Verona 
per veder il fine de fuoi compatriotti , gli avevano f eguitati, ecco 
alla fprovifta comparifeono fette Uomini in abito ftraniero, che 
fi tiene , che fufTero Celefti Meifaggieri , i quali fènza contefa , & 
fenza alcuno impedimento de guardiani, anzi con molto loro 
ftupore, & meraviglia pigliano i Sacri Corpi con le venerande te- 
tte^ in bianchiffimilenzuoli involti, gli affettano fopra un let- 

X 2 ticiuolo» 



i6 4 VITA 

ticiuolo,& con molta riverenza gli ripongono in una picciota 
barchetta; & fcnza indugio a volo fdrucciolando per il fiume 
s T in volorono alla vifta di Cancario, & de cuftodi in un momento: 
& quivi in voce iagrimofasudirno ribombar per aria tai parole»* 
Guai al popolo di quefta Città, per i iuoi peccati. Et quinci la 
nave carica di così preziofi tefori, felice , & facilmente fé ne pafsò 
dall'Adige, per il Mare della Puglia ,& della Calabria, nell'Afri- 
ca, & quivi in una Città della Provincia di Cartagine detta Pre- 
done, ò fecondo altri Precone , furono i Sacri Corpi da Celelìi 
Nocchieri , in luogo decente fepelliti : ove dimororono,(operan- 
do quivi Jddio per mezzo loro meravigliofe cofe ) lungo tempo ; 
finche un certo mercante chiamato Terentio da Capri, Città delP 
Iftria , oggi detta capo dlftria , avendo dopo lungo , & travaglio- 
io pellegrinaggio , ottenuta finalmente a Gaudenzio fuo figliuo- 
lo la liberazione de malvaggi (piriti, che avevano, e mal grado 
loro conf eflato, altri che i Martiri Fermo , & Ruftico non efiere a 
cacciarli da quel co? pò atti, e baftanti, transferì quefte preziofè 
Reliquie alla fua Patria in Capri , ove diede loro onorata fepoltu- 
ra, Etquivianco furono gran tempo tenute in molta ftima, 8c 
riverenza in unaChiefà alla gran Madre di Dio confecrata. Ma 
volendo ilmifericordiofo iddio , che quella Città , la quale era di 
già fiata altamente bagnata , & illùrtrata col latrato fangué di glo- 
riofi Martiri fbfle ancora con la prefenza 9 & venerazione de loro 
Sacri Corpi , dalla lunga, & eftrema ficcità , & arfura liberata , che 
fame,& pestilenza miferabite, non pure in Verona , ma per tutto 
ilfuo gran Contado ancora sveva cagionato : rivelò il pietofo Si- 
gnore ad una fua fedeiiflama ferva, detta per nome Maria, & da 
gii effetti iftefiì cognominata pbiConfolatrice, che prima non 
fananoftati i Veronefi datanti mali liberati, che i (aerati Corpi 
de gloriofi Martiri Frrmo, e Runico nellaCittà di Verona tras- 
portati, I a qual rivelazione ebbe anco il B. Annone fuo fratello 
allora fant:ffimo Pafiore di Verona, in un medefimo tempo, 
laonde per puhlico decreto furono eletti alcuni de primi gen- 
tiluomini,! quali crn ogni diligenza fé n'andatferoper le Città 
cercando i Santi Corpi, & ritrovateli ne defiero al Vefcovo rag- 
guaglio: orquefti adunque, non perdonando a quali! yolefle fa- ; 
tica, e fpefa fé n'andorono a quefto effetto per tutte le Città, Ville, 
€ Cafteìii dltalia,& dopo avere con fomma cura , & ifquifita dili- 
genza 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. x6f> 

genza ricercato il celefte teforo,fingolariffimo rimedio de ftioi 
mali , finalmente , quando piacque alla Divina Clemenza , li ritro- 
vorono nella predetta Città di Capo d'Iftria : per il che fatto a 
Caprefi làpere la rivelazione del Divino oracolo, & il lor gran bi- 
fogno , i Caprefi dopo varj pareri , & molta controverfia , alla fine ' 
promifero a'mefiàggieri,che darebbono loro i Sariti Corpi ? quan- 
do avellerò lorodatotant 'oro, e argentoquanto effiCorpi fofle- 
ro fiati a pelò, la qua! convenzione prontamente^ & volontieri 
accettata ì Veronefi, fecero fenza punto indugiare, intendere al 
buon Vefcovo ogni cofa ■; per lo che fi mette in pochi dì una buo- 
na quantità d'oro, e d'argento infieme , per mano della Beata 
Donna è mandata per la permutazione de Santi Corpi alla Città 
di Capi i, quivi giunta col prezzo , pelate le facrate oflà, & confe- 
gnato a Caprefi per ciò ahretanto pelo d'argento, e d'oro , fecon- 
do la tra lor fatta convenzione , fé ne ritornò giubilando coi caro, 
& ricco pegno a Verona: & in quello incomparabile contratto 
l'Onnipotente Iddio per affi curare la fuadiìetta Serva, & la Città 
di Verona dell'alta fiia promefl'a, dimoftrò una gran meraviglia; 
percioche i (acri Corpi in pefandoli furono ritrovati di così lieve 
pelò, chela quantità dell'oro, & dell'argento recato a quello effet- 
to pelava di gran longa molto più, chele fant'Ofla^ per il che fra 
le (acre Reliquie favvanzo fu ripofto. MàiCaprefi,làdove ri- 
putar fi doveano del Divino miracolo fingolarmente favoriti te- 
nendoli dalla Donna nel pelò gravemente fraudati^ chiamandola 
ingannatrice maga, le gli mifèro dietro fopra una Nave, che vo- 
lava per tuorlei Santi Corpi: del cheavvifata Maria fi pofe tofto 
con gran fede in orazione, la quale ebbe in vero per i meriti , & 
perleiuterceflìoni de gioriofi Martiri, tanta forza, che tenne la 
Nave de Caprefi si lontana , finche dileguandofi miracolofamen- 
re della vifta de perlècutori ,ella nell'Adige entrò felicemente , & 
nella riva del fiume sbarcata tutta lieta la Beata Donna, fu dal Ve£ 
covo, & da tutta la Città con folenne,& divota procefiìone in- 
contrata^ quafi in trionfo alla Chiela di $* Fermo Maggiore ac- 
compagnata : ove con incredibile allegrezza di tutto il popol®, & 
iòmma riverenza furono in un Arca di finiffimo marmo riporti li 
Sacrati Corpi , fparfo prima l'avello con preziofi unguenti . Scri- 
vono alcuni, che (oltre molti, &illuftri altri miracoli, che volle 
Iddio operare in chiaro teftimonio della molta fàntità,& meriti 

fingo- 



i66 r I T A 

Angolari dì cotefti Santi ) un povero infermo da lunghe febri gra- 
vemente oppreflb, incontrando le facre Reliquie, fi diede con 
gran voce, & maggior fede ad invocare Tajuto de Santi: Onde 
reftò incontanente fano . Né tardò Iddio adempir le lue promcfc 
fé ; percioche appena gionte a Verona le preziofe Reliquie ; ecco 
quafi in un' iftante coprirli di folte nubi il Cielo, e frequentando 
ìpefli baleni, e lampi, tuonare a deftra quafi mormorando, indi 
cadere così larga pioggia, che ravvivò dell'arfa, arida terrari di 
già quafi in tutto fecco umore. Laonde fràpuoco fividdero le 
colline,& le campagne verdeggiare,e fiorir mirabilmente,& al fuo 
tempo indi foavififmi frutti produr in abbondanza ; perilche,& U 
terra divenne fertile, & feconda come prima, & parimente ceisò 
la peftilenza, & in iorama ritornò tutto il Veronefe , col mezzo di 
quelle facre Reliquie al fuo primiero,^ lieto flato; & quefto feguì 
Tanno 755. alli 22. di Maggio, (òtto il feliciflìmo Pontificato di 
Annone Santilfimo già detto: la cara,& illuftre memoria della 
qualgloriofa,&folenne traslazione fi vede anco tuttavia nobil- 
mente colorita fuori della Chiefa dedicata alla predetta B. Maria 
Confolatrice nella facciata verfò Oriente . Il B. S. Proculo, come 
fcrivono alcuni, non avendo egli potuto, come pure bramava 
fommamente,effere di Fermo, & Ruftico compagno nel marti- 
rio, ordinò, venuto a morte, che il fuo corpo foffe nell'avello 
medefimo de Santi , come atteftano le parole ivi fcolpite , fepelli- 
to : quafi in fpirito prevedendo, & predicendole dopo qualche 
tempo dovevano le loro facre ofla ritornare là, ove per Crifto 
avevano fparfo il (àngue: ilebefùpofeia con nuovo teftimonio 
d'illuftre miracolo efequito ; percioche fi legge, che nel riponerlì 
il corpo di S. Proculo nel monumento, li Santi Martiri, cofa in 
vero meraviglioià da vederfi,fi ritirorno fra loro a parte, & al 
B. Vefcovo fecero luogo , & l'accolfero in mezzo , quali moftran- 
éo elfi d'aggradire anco in mortela compagnia di quello, che in 
vita avevano come Padre amato, & riverito fommamente: ma 
quando piacque finalmente a Dio, dopo efTer flati queftifacrati 
Corpi per fpazio di cent'anni a Verona, volle fua Di vinaMaeftà, 
per incomprenfibile fìio giudizio, & alta fua providenza, che ri- 
tornaflero nel caro grembo di Bergamo loro diletta Patria, & 
quivi fi ripofaflero , fin tanto, che gloriofi riforgeflero all'alma 
franiti; Laonde infpirò certi Mercanti Bergamaschi , che prati- 
cavano 



DE SS. FERMO? E RUSTICO. 167 

cavano a Verona, che indi le facre Reliquie ne le vallerò, & letraf- 
ferifiero alla Patria; l'anno dunque 855. eflendo Vefcovo della 
noftra Città TactaibaldoCaftiglione, overo Agannone fuo fuo 
ceffore : cooperando alla Divina difpofizione pur anco i Santi 
ftefii, furono da predetti Mercanti in compagnia d'alcuni della 
famiglia Crotta a Pergamo trasferte Ma temendo che i Vero- 
refi accortili del fatto non gli dafièro dietro, & li toglieflero il 
facro Teforo, & forfè anco la vita, non vennero per la v ia commu- 
ne, & ordinaria, ma attraverfando monti, campagne,^ fèlve, arri- 
vorno finalmente a Fertio , Terradelia Valle Cavallina inferiore, 
ove la famiglia de'Crotti aveva molti poderi,e feudi,& quella not- 
te alloggiorno ad un Caftello detto Monte Villa, ove fu pofeia ad 
eterna memoria del felice ofpizio fabbricata una Chiefà : or quin- 
ci partendo la mattina per tempo, inoftri arrivorono felicemen- 
te a Bergamo, & giunti ad un certofiumicellodettoHGardello- 
ne, così chiamato da Raimondo Cardona, come diradi appretto, 
quivi in una felva,che fi chiamava laPlozanadal vicino Borgo 
Plozano, che al pre&nte fi chiama di S.Catterina, dubitando egli* 
no eflere daVeronefi fopragiunti,ò per dir meglio, per Divina 
difpenfazione^nafcofero folto un gran faffo i tre facrati Corpi, 
fenza farne ad alcun motto , con animo di collocarli pofeia a 
maggior agio, & più opportuno tempo in più decente, & più 
onorato luogo; ma feguendo pofeia e guerre, e petti, & muta- 
zion dettati, fé ne dettero le (aerate otta inquelfelvaggio luogo 
perfpaziodiquafitrecent'anninafcotti fenza onore alcuno: fin- 
che quando, & come piacque a Dio , ch'alte meraviglie di moftra 
ne (boi Santi, Panno ri 5 e. furono fcuoperti miracolofamente in 
cotal modo* Una povera Donmdetta pernome Sai vatica inde- 
moniata, effendo un giorno fra gli altri, da i fpiriti infernali, or 
quinci , or quindi cacciata fieramente, capitò per (uà buona for- 
te^ per aita Divina previdenza finalmente al luogo, ove fé ne 
giacevano ifacri Corpi, & quivi appunto (opra il fatto poftafi a 
federe; ecco in un fubito rettola Donna miracolofamente da gì* 
immondi fpiriti liberata ; del che rendendo infinite grazie al pie- 
tofo Iddio, andava pubicamente predicando per tutta la Città, 
come , & in che luogo ella era ftata per fingolar grazia di Dio , dal 
Demonio liberata affatto , la qual cofa venuta alle orecchie di 
Gherardo, allora Vèfcovo di Bergamo, & interrogata diligen- 
temente 



i68 VITA 

temente la Donna , raccontò come, & dove era fiicceflo il fatto; 
Laonde fu concililo , che fi doveife ricercare con ogni diligenza 
l'alta cagione di sì mirabil cafo: il buon Pallore adunque Con tut- 
to il Clero, & tutta la Città fé ne venne procefiìonalmente al pre- 
detto, &dimoftrato luogo, & cavando il terreno attorno fcuo- 
perfero finalmente l'Arca, nella quale con gran meraviglia di 
tutti , & allegrezza , ritrovorono i tré corpi de glorioiì Santi , eoa 
i nomi lero , che mandavano ioavillìmo odore : i quali quinci le- 
vati con molta riverenza furono dal Vefcovo trafportati in più 
onefto,&eonvenevol luogo,ove fùloro pofcia un aifai degno 
Tempio fabricato,e in fronte all'Arca fcolpite linfraferitte pa- 
role, che pur anco tuttavia vi fi leggono, cioè: Hit jacent San- 
Èlorum Corpora Firmi, &Rufiici Civium Bergomatum y qui de co lati 
fuerunt yerona fuper F/umims Athefis ripam fub Maximìana 
Imperatore eptjque Confinario Anolino^ t une e rat Proeu/us Epifi 
fopus , qui & ip >fè Sanctus , una cum eis, in eadem Arcbu juffit in 
extremis protudi. Et per entro come fi ha per antica tradizione 
fu ritrovato un leggiadro , & odorofo fiore , che andava notando 
.(opra l'acqua, che in gran copia cuopriva i Santi Corpi con in- 
credibile fiupore di tutti i riguardanti; la quale bevuta conviva 
fède ,& riverenza rifanava peri meriti de Santi da molti mali,& 
maffimedafebri. Et miracolaia in vero, non men chevirtuofa 
era quell'acqua benedetta : percioche mirabilmente fcaturi va da 
quei facrati Corpi , in tanta copia , che fé bene gl'inondava, & fo- 
prabondava fin al colmo dell' A rea non però mai pur una minima 
gocciola n'u ferva , né per longhezza di tempo fi corrompeva , ne 
per gran quantità iè ne levafle ,mai veniva meno : il che non deve 
parere incredibile ad alcuno ; pofeia che H medefimo fi legge an- 
co di S. A ndrea Apoilolo , di S. Nicolò Vefcovo a Bari , di S. Lo- 
renzo Prete, e Martire, & de compagni di S.Teodoro Confeflo- 
re,diS.Laodiceo,diS. Eufemia, di SXatterina,di S.Gliceria, 
& d'altri ancora , dalle cui offa facrate featurifee acqua falutifera 
in gran copia : anzi fé volle l'Onnipotente Iddio per cacciar la fe- 
teaSanfone, cavar acqua dalla maicella d'un giumento, non po- 
tè egli cavarla dall'offa de (ùoi Santi , per rifanare molti tuoi fede- 
li ? Quattrocento , e vintiquattr'anni limpida, & incorrotta queft* 
acquai! mantenne, fenzacrefceregiamai,ò ibernar punto: cioè 
dall'anno 1151., che dal predetto Vdcovo Gherardo furono 

quivi 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 169 

quivi ripoftì i Santi Corpi lino all'anno 1 575. , nel qual tempo fu- 
rono quindi per giuftiflìme cagioni dal Beato S. Carlo Borromeo 
Votatore, & Legato Apoftolico, alla Catedrale trasferti,& ri- 
pofti nelP Aitar maggiore (eflendo l'illuftrilfimo Federico Cor- 
naroVefcovo di Bergamo) ove pur tuttavia fono tenuti come 
convieni!, in fomma riverenza, & veggonfi le tede di finiffimo 
argento ricoperte : & molti illustri voti : delle molte ,& fegnalate 
grazie, e favori dlddio a loro interceflione in diveri! tetiipi , e 
modi a prò de fuoi divoti operati : chiari , & cari teftimonj . Per- 
cioche per tralafciarne altri infiniti: Tanno 1516, pattando l'Im- 
peratore Maffimiliano per la Valle Cavallina impetrò di Dio la 
finità alla (uà Cavalleria inferma, per i meriti, & preghiere di que- 
fii Santi , il cui Tempio viiìtò egli in perfona , & arricchì de molti 
doni. L'iflefla grazia ottenne un Rè d'Ungaria paflàndo per co- 
là per l'ifteflb mezzo più di cent'anni avanti. L'anno 1576. un 
Molinaro nel Borgo di Terzo, cadendo dall'alta, & precipitofa 
ripa , fopra la quale è lubricata una Chiefa di S. Fermo , dovendo 
nel cadere andar in mille pezzi , invocando con gran lede il Santo 
rimale fano, e falvo. Nella Valle di Trefcorio un Contadino da 
Cenate l'anno 1585. volendo feorticare pn de fuoi Bovi, che in 
arando gli era caduto fopra l'aratro morto , infpirato da Dio fece 
voto a S. Fermo di Bertio, & la mattina feguentc fu ritrovato fa- 
nopafcolar preflb alla Caia, & fodisfece il voto. L'anno 1589. 
un'uomo da LefFe nella Valle di Gandino fpafimando di dolore 
per un ferro, che (è gli era cacciato in una mano, & non trovan- 
do ripofo, ne rimedio alcuno, fece ricorfo , & fi votò a SS.Fermo, 
& Ruftico di Bertio, & fu rifanato , eflendo flato amalato fei mefi, 
& licenziato da Medici per morto. L'anno 1603. un'uomo di 
Valle Camonica eflendo per fuo voto, & divozione andato a Ber- 
tio alla feda di S. Fermo con un fuo figliuolo, ch'era nato muto, 
dopo udita la Mefla , il figliuolo miracolofamente f ciogliendo la 
lingua , difle , mefler Padre datemi denari da far dir una Mefla a 
S. Fermo ,& fentiamola ancor noi ; il che udendo con gran ftupo- 
re il Padre, & gli altri circonflati fu fatta dir la Mefla, & data gloria 
a Dio, & lode al Santo. A Bertio parimente un Contadino paf- 
fando con un brozzo , che appreflb di noi è un carro di due ruote, 
per la ftrada che è fotto la Chiefa di S. Fermo, li Buoi correndo 
precipitofamente con gran furia caddero dall'alta rupe; per il che 

Y gri- 



17° VITA 

gridando il Contadino ad aita voce: S. Fermo, un T©ftro,&utt 
mio^ miracoloiàmente reftarono i Buoi illefi, el carro intiero: 
ond' egli, non ingrato del benefizio ,offerfe alla Chiefa de Santi il 
più bello . Ma troppo lungo farebbe voler ad un^ad uno raccon- 
tare i favorire i foenefizj fatti in divertì tempi, e madida quelli 
gloriofi Santi a fuoi divoti . Perciodhè quanti ofleffi da Demone 
quanti fatturati da maleficj hanno eglino liberati? quanti da lon- 
ghe febbri mortali , & da molte altre infermità incurabili rifanati? 
& non (blamente verfo gli uomini , ma verfo gli animaliifteffi, co- 
me abbiamo accennato , hanno i gloriofi Martiri la loro pietà in- 
comparabile dimoftrato; ma che diremo delle grazie, & de favo- 
ri fatti anco alla Campagna? quantevolte, Dio buono, ci hanno 
eglino in tempo di peftiferaficcità,& intempo di nociva, & im- 
portuna pioggia impetrato un bel defiato fereno dal Signore ? Or 
sì come l'offerte , le tavolette,, e i voti , che pur fi veggono appetì 
a quefti Santi in gran copiarono della tìngolar divozione de po- 
poli efauditi indizj manifefti,così parimente le molte Chicle., & 
Capelle a quefti fabbricate ,dellaloro pietà, ^riverenza chiarifli- 
mi.,& illuftri teftimonj verfo quefti Santi,: Percioche quella di Ber- 
tio novamenteaqipliata,& abbellita, a niun'altra èdi frequenza^ 
& divozione inferiore. A Bergamo abbiamo quella, ove, come 
fi è detto , furono dal buon Gherardo riporti ì facri Corpi , tutta- 
via & da Terrazzaci ,& da forelìieri nel giornofeftivodi eflì Santi, 
maffime da Contadini peroccafione d'animali infermi molto fre- 
quentata : dal che fallì anco giudizio v che cotefta Chiefa (come 
appunto va cantando mio Padre nel fùo Teatro) foffè già Tempie 
à Pale, Dea de Contadini, confecrato; del che è affai chiaroin- 
dizio quelle due tefte de Buoi Scolpite in un certo architrave di 
marmo, che tuttaviafi vede alla porta della Chiefa amanfiniftra 
per entrare: fé bene altri ancora affermano,, che quelle vi fono 
ftate fcolpite in memoria delia miracolofa Traslazione di efli facri 
Corpi a quefta Chiefa: percioche vogliono efli , che il predetto 
Vefcovo Gherardo (così infpiratodaDio) dubbiofo ove collo- 
care le Sante Reliquie yfacefle riporre laCafia , nella quale ripola- 
vanole facrateOfla,fopra un carro tirato da due Puoi, & quivi 
giorni,, fi fermafliro ; per ii qual mirabil fatto luffe fabbricata la 
Chiefa, & dedicata a Dio^ad onor de Santi , come filegge ancora 
dell'Arca del Signore neÌranncoTeftamento,&nel nuovo dell* 

Arca 



DE SS. FERMO, E RUSTICO. 171 

Arca di Santa Bimpnajòfecondo altri* Dimne,vergine,& martire 
figliuola d'un Rè d'ibernia: ma comunque fia la cofa,in fatto que- 
lla fu la prima Chidà fabbricata da notòri Cittadini in onore de 
quefti fuoicompatriotti: & ancorché ne iìano levati i Sanri Corpi, 
nonfono però ertimi gliardenti affetti de Popoli,c>fceiiiati i voti, 
anzi continua tuttora la divozione de fedeli veriò la fant' Acqua , 
la cui Divina virtù opera, per i meriudegtoriofiSanti,aprò de 
febbricitanti, fatturati, indemoniati,& altri infermi, pur tuttavia 
meravigliegrandi y come appunto puochi mefi fono fu liberata 
fra gli altri una molto di vota, & Reverenda Monaca dei VemMo- 
nafteriodiSan Benedetto di Bergamo, la quale già molt'anniera 
fiata fieramente oppreffa da migliaia de fpiriti maligni. Un'altra 
Chiefa,che è IaPaFochiaIe r dedicata a quefti Santiantichiffima, 
ma di nuovo rifatta fi ritrova a PVetetia , Terra difcoiìa da 
Bergamo circa cinque miglia, & quella vicina a Grignano , per 
opera di Monfignor Angelico Mapello Canonico^ rifiorata : nel 
qual iuoga, come dicemmo, li crede chcalloggiaftero i Santi 
Martiri la notte quando d'Alme fiimo condotti a Milano. Et 
tutto che i Corpi deSS»Fermo, Runico, e di Proculanell Aitar 
maggiore della Catedrale li ripofino, quivi , come fi è detto r 
dall'Arca traslati , Se tenuti in borami : riverenza ì? molte altre 
Chiefe nondimeno di particole, & fragmenii loro iì godono, & 
fi gloriano altamente : come la Chiefa di S.. Benedetto*, per con- 
forto delle Reverende Madri, quivi condotte dalMonafterio di 
San Fermo ;& per fegnalato favore dell'Eccellentifs. Dottor di 
Legge il Sig. Lattanzio Marchete, mercè di Monfig. Illuftrifs. 
Cornaro, la Chiefa di Petrengo,come confta chiaramente per 
una ferina di man propria di elfo Sig» Marchete/ la quale così 
appunto dice : Reliquia de Corpi de' SS. Fermo, Ruftico, & 
Procuìo donate a me Lattanzio Marchete Dottore dal Reveren- 
diflìmo Federico Cornaro Vefcovo di Bergamo il di 19. Settem- 
bre 1575. nel qual giorno furono dall'Arca podi in unaCafTa di 
legno per traportarli altrove, tendo quivi fiate levate le Mona* 
che, & condotte a S. Benedetto. Fin qui il detto Sig. Marchete. 
Et la noftra Crttà coìconfenfo deU'Illuftrifs. Vefcovo Milani, & 
del Molto Reverenda Capitolo in grazia deH'Illufirifs. Cardinal 
Piatti concefle alcune Reliquie de predetti Santi a gli Uomini 
della Terra di Ubiate, Diocefi di Milano Tanno ióo^comecon- 

Y 2 ita 



17* VITA DE SS. FERMO, E RUSTICO. 

fta nelli atti publici dell'uri , & l'altra Cancellarla . Le cui Offa Sa- 
crofante, nonhà dubbio alcuno, che fono più potenti di quallì- 
voglia machina , e riparo , & di qualiìvoglia più ben armate fqua- 
dre per allkurare,& diffondere da tutte le umane, & diaboliche 
malignità, & inlìdie, & le Città, & le Terre: come appallati, & a 1 
noflri tempi ancora ha più volte,& in più guife la noftra Città co- 
nofeiuto chiaramente :& tutt'ora ne vede illuftri legni, mentre 
ella de fuoi Beati Cittadini , fallì contra gli aguati di vilibili , & in- 
viabili avverfarj invitto feudo: Onde re(la (blamente, che noi li 
sforziamo d'imitare le fue Divine virtù , alfine che qua giù iìamo 
fatti partecipi de lùoi meriti , & degni delie loro interceffioni , & 
colà in Cielo de lìioi eterni premi, & incorruttibili corone delia 
gloria. Et così Ila o 




VITA 




»7? 

VITA 

DI S PROJETTICIO 

ARCHIDIACONO, ET MARTIRE. 

Ommandò già Iddio neli'Efodo, ma più cfprcfla- 
mente anco nel Levitico a Mosè, che per il ferviggio, 
& niinifterio del Tempio conftituific Sacerdoti , Se 
altri minif tri neceifarj alDivin culto: Laonde Mosè 
con quella commifìione elefiè Aronne fìio fratello 
fommo Sacerdote, & deputò poi anco i figliuoli , interiori Sacer- 
doti ; concitili parimente altri Miniftri per maggior decoro, & 
ferviggio dd!a iuprema dignità Sacerdotale,! quali (ècondo il 
grado, e ofr ciò loro tufferò affittemi alacri mifterj,& facrificj 
del Signore, & fra quelli furono i Leviti, così detti dalla Tribù de 
Le vi, figliuolo di Giacobbe, i quali ,& giorno, & notte guarda- 
vano^ culodivano con fomma diligenza PArca del Signore, 
& la portavano (òpra le {palle quando facea bifogno, & fimilmen- 
te il Tabernacolo, e i fieri Vali, Or quefti non fotaniente furono 
ombre , e fi jure , ma fpecehio ancora, & efèmpio de'noiìn Evan- 
gelici Leviti, che con altro nome noi Diaconi chiamiamo: per- 
òioche avendo Crifto Signor noitro nella Legge Evangelica con- 
flituito Pietro Principe delli Apofìoli, Sommo Pontefice, & fu- 
premo Sacerdote della fuaChidà, ordinò nell'ulti ma Cena gli 
airri Sportoli interiori Sacerdoti, dando loro poteftà,& autorità 
diconfecrareil Pane, e il Vinonelfiùo vero Corpo, & Sangue nel 
facrificio della Meda ; indi fra molti fuoi Difcepoli eleife un nu- 
mero di fettanta , a quali diede poteftà di cacciare i Demoni, & di 
rifanar gl'infermi nel f ito n o me $& predi care Iaverità,&!afede; 
Or fra quelli, che con la fùa fomma lode,& grandezza della S. 
Chiefa hanno efercitato l'ufficio di Diacono , fu il Protomartire 
Stefano , & dopo quefti Lorenzo, Vincenzo, Leonardo, & altri ,i 
quali con loro fàmiflìma vita, illufori miracoli, & Celefte dottri- 
na, anzi ancora con il proprio fangue hanno divinamente illu- 
ftrato , & fantificato cotefto facro ordine de Leviti , di cui fu pro- 
prio^ principaleuffirio affittereste^ nel Divi- 
no 



i74 r r t a 

no facrificio della Mefla , & aver cura non pur delle cofefacre, & 
al culto di Dio appartenenti; ma ancora delle eternatine de fedeli 
per diftribuirle fecondo ilbif agno a poveri di Criilo. Et a quelli 
ufficj fu eletto, & a maggiori ancora ilB.Projetticia noftroCit- 
tadino^il quale doppoaverli con tira famma gloria, & indicibile 
beneficio della Chiefa di Dio, efequiti egregiamente, fu fatto 
meritiflìmo Archidiacono della luaChiefa; indi per la verità, Ss: 
fama fede, gloriofo Martire di Crifto: Onde albe! nome, feguìi 
anco TefFetto del martirio; percioche altro non dinota Projetti- 
cio , che uomo cacciata fuori con percoffè „ come avvenne ap- 
punto a quefto illuttre Santo : il quale per incominciar di qui fu 
nobiliffimo^& de 1 principali della noftra Città; diottimanatura, 
& di eccellente ingegno ; attiflìmo ad apprendere ogni f cienza ; 
onde fotta la guida, & difciplina de'piùfamoti maeftri di quei 
tempi, fece in puoco tempo in tutte le facoltà, & trafilate nell' 
arte del ben dire si felice progreflb ,che erameravigliolo lìupore 
veramente il vedere in giovine di quella età tanta eccellenza di 
dottrina, & gravità; Laonde era tenuto de' primi dicitori di 
quei tempi . Ma eflendofi egli un giorno , come abbiam detto y 
per fiia buona forte fra gli altri ritrovato prefente alle predicazio- 
ni , & miracoli di S. Aleflàndro , fi diede con tanto ardor di fpiri- 
taal ftudio della Criftiana fiiofofia , che in breviffìmo tempo ne 
acquiftò meravigliofa cognizione, & attendendo egli fpecial- 
niente alla lettione,, & dottrina de Santi Evangeli ne cavava, come 
dapuriflimi fonti, le regole, e" precetti per il ben, & beato vive- 
re, e morire , & per sé ftefla , e per gli alt ri ancora . Aveva quefto 
graziofo,& Santo giovane una certa maniera nel fpiegar i lùoi 
concetti ,& nel piegar gli afFetticosì dolce, ,& efficace , che infic- 
ine & feriva,^ medicava, &contriftava,^^ dilettava parimente, 
una voce sìfoave,egratà 9 che teneva fvegliaù, & aflkurava gli 
audienti, un'alpetto sì grave, &r sì giocondo, & nel dir porta- 
menti sì gentili, e cari, che attraeva,& tratteneva dolcemente, 
qua fi con catene d'oro , agn'un che Pafcoltava . E tale era la pru- 
denza^ la modeftìa di Proiettino nel portarle fue ragioni, che 
rapiva dolcemente i cuorianco de gli Idolatri ifteffi ad amarlo , & 
onorarlo fommamente: ma Tint carità, la fantitàja parità de luoi 
candidiffimi coflumr, aveva sì mirabil forza a mover gli affetti, 
che col favore della Divina grazia, non difeorreva mai inpubli- 



co. 



DI S. PROJETTICIO. 175 

co,òinprivatodclIafcde,&Criftiana religione, che non parto* 
nfce qualche figl molo a Griffo , & ritrovandoli a ragionamento 
confuoi compagni a bel ftudioanco tal volta, efortava loro con 
graziola maniera la mondezza del cuore, la pudicizia del corpo 9 
ricordandoli , che gravi fodero .nell'andare , modelli nel parlare t 
nel cibarli parchi, nel bere attinenti, al ragionar de vecchj taci- 
turni,&attenti^cheudiffero volontieri 4 favj ^prontamente de£ 
fero lurago,& nbbidiifero a maggiori ; fuflero benigni a gli ugua- 
li , compatìffero a gl'inferiori , parlaflero poco, & con giudizio; 
udiifero molto, ma fènza curiolìtà,* che facili , ò diflbluti non 
fulfero nel rifo ; che amaffero quel graziofo affetto, che dipinge 
il volto di fanto >ro flore ; ma l'onore, & la gloria del vero Iddio fo- 
pra il tutto: indila propria, & anco l'altrui ialute parimente; Sl 
d'altre cole al bene , & beato vivere appartenenti gli ammoniva e 
Or mentre fé ne va il Santo Giovine, & certo c©n grandiflimo 
profitto, (radicando le falfe opinioni ,& inferendo negli animi 
defuoi Concittadinilavera,& ottimadottrina: quinci con mi- 
rabile artificio riducendo allacognizione della verità, & Criftia- 
na difeipìina gl'Idolatri : quindi confermando, & ftabiiiendo con 
fingòlarecarità,& affetto i già ridotti nella fede; non potendo 
Projetticio , come Città pofta fopra il monte, & come lumiera fo- 
pra il Candeliero , ftar nafeofto 2 fu da Grata Principefla vigilan- 
tiffima giudicato degno d'effere fra i fàcriMiniftri al culto, 8c 
ferviggio della Ghiefa maggiore di SoÀlelfandro deputati ^anno- 
verato .. Laonde a preghiere dieffa fu da Materno Arcivefcovo 
fantiffimodi Milano confecrato Diacono; nelle funzioni, & mi- 
niilerf , del cui officio fi porte il S. Diacono con tanta fedeltà , & 
prudenza,coni:antacarkà,& diligenza, che non molto doppo 
mdaU'ifteiTaPrincipeilaarìchicftadel Clero, anzi di tuttala Cit- 
tà eletto, & conftiuiito Arcidiacono, cioè Diacono Maggiore 
^ellafua Chiefa . Percioche previdde in fpirito la Santa Vedova, 
che Projetticio doveaefler il muro, & l'antemurale delia Chiefa 
di Bergamo ,comeei fu in effetto, Percioche ritrovandoli ella 
fenza Pallore, per obedienza di Materno, & a preghiere di Gra- 
ta , & per zelo della fallite della lita patria, prefe fopra le (palle l'uf- 
ficio Paftorale : di cui considerando egli il grave pelo, & l'impor- 
tante maneggio, con caldo affetto raccommandò prima sé fteflb, 
poi il fuo Clero, Se tutta la Città al Signore, pregandolo umiU 

mente * 



176 VITA 

mente, che neirìngre{To,e nel progreflb di così grande imprefe 
non l'abbandonatie, indi con maggior animo , & fervore di Spiri- 
to , che prima , pofto da canto ogn'altro penfier del mondo , ogni 
timore, queftafol cura, aveva il Santo a cuore: che cioè per col- 
pa Tua, a fuoi diletti figliuoli, il pane della parola di Dio nonve- 
niflemeno; Laonde a queftolpecialmente attendeva, che il Po- 
polo f offe con la dottrina del Sacro Evangelio riftorato : & affine, 
che ci fofle meglio, & più fàcilmente udito, fece fabricare un 
onorato pulpito di marmo , che fino all'ultima mina della Chiefa 
confervofii: (opra il quale falendo con indicibile carità, & pru- 
denza andava fpezzando il pane della Celefte dottrina 5 diftribuen- 
dolo, come buon Padre, fecondo ilbifognodetempi all'amata 
fua famiglia : ora riaccendendo , & infiammando i cuori de gPin- 
cipienti , & puiillanimi conia fperanza , & delìderio de Celefii be- 
ni : ora atterrando i rubelli , i fuperbi peccatori , & infedeli con le 
minaccie de gli acerbiflìmi , & eterni fuppliej delPinferno;tal vol- 
ta confortando gli afflitti, e i tribolati, & piangendo per pietà 
anco con loro ; quinci confondendo i leniuali , & gli ambi/ioli gli 
efortava al difpregio degli onori, & de piaceri del mondo; quin- 
di fcuopriva gl'inganni, & Paftuzie del mondo; & l'aftuzie del 
Demonio ; & dimoftrava all'incontro a proficienti le vie di cauli- 
nare al Cielo : di qui efortando i ricchi alPclemofina , e i poveri al- 
la pazienza: le Vergini alla pudicizia, le Maritate alPnbidienza, 
le Vedove alla caftità ; LGiufti aTk perfeveran/a fino al fine , & alla 
penitenza i Peccatori; gl'Idolatri alla convezione, e i perlegui- 
tati alla confianza : alla fantità, e al buon efempio il Clero,& quelli 
del Popolo a gli ufficj di pietà , & religione , & tutti in fomma all' 
ofTervanza de' Divini precetti , & alPubidienza de fuoi Prelati , & 
fuperiori; raccordando loro fpefle volte gli ottimi confegli, & 
fantifiìme inftituzioni di Lupo , d' Alleida , & di Grata ; Perilche 
aumentandoli ogni dì il numero de credenti a meraviglia, & e£ 
fendo di già crefeiuti di modo , che ben dir fi poteva mejjìs qui- 
dem multa, operarti autempauci .pregava il Signore con grandif- 
limainftanza, che v elettemi ttcr e operarios inmejjtm fuamx La- 
onde, così inspirato da Dio , & configliato anco dalia fapientiffi- 
ma Principerà Grata, di quei Sacerdoti, &Miniftri, che come 
abbiamo detto, erano fiati da Materno confecrati al Di vin culto, 
&alferviggio della Chiefà di S. AleflTandro deftinati,eIefiePro- 

jetticio 



DI S. PROJETT1CIO. ì?7 

jetticio un Collegio de quaranta parte Sacerdoti, & parte d'Or- 
dini Minori, quelli cioè, che nell'integrità della vita, { 8c decoftu- 
mi , & nelle Criftiane virtù , & facre Lettere avellerò fatto miglior 
progreilo : & quelli chiamarono prima Chiereiì, & fratelli , indi 
Canonici: come orai quali aguifa de buoni agricoltori, & ope- 
rar), altri predicando, altri infognando, altri amminiflrando i 
Sacramenti, altri vietando gHnferm^e i tribolati, altri prove- 
dendo a i bifògni de poveri, & della Chiefa , ma inlieme tutti uni- 
tamente al culto di Dio , & alla falute del Popolo intìfteralo, l'aju- 
taflero nella cura y & governo della novella vigna del Signore . Et 
aquefti, affine che ichitfando eglino la con verfazione,& fami- 
gliarità de r fecolari,& le pratiche del mondo, fi conferma (fero 
più agevolmente puri , & caffi , & foflera più affiditi , & diligenti 
aìlarefidenza degli Uffic} Divini ^& Notturni, fece edificare un 
appartamentodi danze contiguo alla Chiefa diS* Aletfandro aC 
fai commodo, & capace, il quale da gli abitatori fu Canonica 
chiamato, & quivi egli con lora infteme a vivere irr commune 
delle entrate della Chiefa, fecondo l'ÀpoftoMco inftituto,(i ri 
duffe; ove attendendo effi, parte alla contemplati va, e parte alla 
vita attiva, felice, & lungo tempo governarono la Chiefa di Ber- 
gamo con tanta cura , & sì mirabil frutto , che ridotti gl'Idolatri 
ad abbandonar il facrilego culto de gl'Iddj , Se feguir Crift obera- 
no digiàdifpofti a battezzarli ;& i Fedeli con gran profitto, e 
pace,efercitandofi negli uffici di pietà, & Criftiana profeffione 
ienz'alcun timore, godevano un felice, & un tranquillo flato, 
quando ecco , per invidia del commun nemico , alla tprovifta fò- 
pragionge un empio miniftro de gl'Imperatori , il quale per tutta 
fa Città, Borghi, & Contrade, a fuon di fpaventofe, & rauche 
trombe, publica,& intima a nome loro, che fotto pena capitale 
niuno abbia ardir per l'avvenire adorar altro Dio, od altri Dei, 
che quelli de Romani ; che tutti i libri deCriftiani lìano indiffe- 
rentemente abbruggiati,e inceneriti; che gli fèguaci diCrifto 
perfiftendo nella loro profeffione reftino di tutti gli onori , titoli, 
e gradi pri vi ,& incapaci : che non ardifea alcuno fotto qualfi vo- 
glia pretefto, ritrorarfi prefente alli facrificj de Criftiani: che 
chiunque temerariamente trafgrediràquefti decreti, fé farà fer- 
vo, perda la ragione di acquirtarfi la libertà, fcfòrà libero, fia in- 
carcerato^ non riconofeendofc dell'errore, fia prima, crudel- 

Z mente 



178 VITA 

mente tormentato, & ftando pur nella (uà opinione oftinato t 
irremifiìbilmente uccifo;& che non bafti l'animo ad alcuno al- 
loggiare, od occultare gl'innabedienti,ò dia a contumaci, & 
fuggitivi foccorfo,ò aita; Quefte sì repentine, & rie novelle in- 
gombrarono disi otcure nubi de trutipenfìeri, il puoco fa Sere- 
no cuore de fedeli, che non ritrovavano conforto ; percioche an- 
davano conftderando , & di già pareva loro di vedere molti poco 
fiabili nella fede , di nuovo ricader miferamente nella cieca idola- 
tria ; i Seguaci di Grillo perfeguitati , afflati , & trattati malamen- 
te :imini(tri crudeli de Tiranni inalzare contra i fanti Miniftri di 
Dio l'orgogliofè corna: feorgevanoquafi di prelènte i Sacri Al- 
tari al vero , & folo iddio contecrati di nuovo impiamente prò fa- 
nati, il gloriofo 5 & trionfante veffillo della Croce calpeftato ; i 
fimolacri de Demonj di nuovo eretti : i Tempi di Dio , di fàcrile- 
go incenfo affumicati : i facri Vali, del (àngue d'immondi animali 
imbrattati :& ognicofa infomma piena di confusone, di mile- 
ria , e di fpavento , & così avvenne appunto ; percioche publicati 
gl'Imperiali tirannici Editti , altro non fi vedeva per le ftrade, che 
ruote , ferri infuocati , piombi , ceppi , fecuri , funi , catene , ecu- 
lei , uncini , futfuarj , e mille altri diabolici iftro -nenti de fupplicj , 
a poveri Criftiani cortami nella fede apparecchiati : perilche mol- 
ti de noftri Cittadini , altri fuggivano , altri lì naf fondevano, altri 
confelfavanoanimofamente il nome di Gesù Grillo, & altri per- 
dendoci d'animo venivano meno ne 1 tormenti; ma la maggior 
parte ricoverandoli ora nel Palazzo della Principerà Grata, ora 
in calàdi Projetticio, come in facro alilo, venivano da loro ga- 
gliardamente confortati , & rinvigoriti , a portarti in co tetta fiera 
battaglia da valoroiì,& veri foldati di Gesù Crifto,aI cui rollo era- 
no (iati fcrittkielBarrefimo-,& al quale eglino fedeltà promeffb 
avevano : & Projetticio quello, che con paterno affetto coniìglia- 
va, con l'efempio ,& con gl'effetti ifteffi confermava : imperochc 
aliora con più vivo ardore di fpirito , che mai, & maggior zelo,fe 
n'andava intrepido, & invitto per la Città, & per i Borghi,& gior- 
no, & notte discorrendo, & infiammando i cuori de' Cittadini al • 
laconftanza nella fede; ora fcuoprendo gl'inganni, & frodi del 



DJ S. PROJETTICIO. 179 

fanto nome ne riportarmrno la vittoria,& gli acerbiffimi, Se eterni 
tormenti all'incontro, che PifteiTò Iddio giuftiffimo giudice ha 
apparecchiati a' trafgrelfori della fùa fanta legge, che s'avifaflero 
che Iddio era il fòlo fcrutator de cuori , & che dall'alto Cielo ei fé 
ne flava qua giù mirando, quali vilmente, & quali virilmente fi 
portaflero nel (leccato contra i fuoi nemici per quelli caftigar , & 
premiar ouefti; Laonde doverfi prender cura, & penderò, non 
tanto di falvar la vita, col fchiffarc i pericoli della morte , & le'per- 
fecuzioni de Tiranni, quanto di confèrvarfi ftabili nella fede , che 
è la bafe , & il fondamento della fallite eterna : & che farebbefi egli 
tenuto oltre ogni fuo merito favorito da Dio, & onorato fom ma- 
mente, quandoperamor,&onor(ùo,& della fiia Santa Chiefa, 
falle flato degno patir tormenti, & morte. Dalle quali parole li 
venne in chiara congettura, che il buon Projetticio,come quello, 
cheeratnttodidivinzeloaccefo,dovefle perPardentilfimo de- 
fiderio del martirio agevolmente nelle mani de fieri miniftri di 
Celare darfi da sé fteilò. Per il che mofli alcuni uomini pii da ca- 
rità, & buon zelo, il configliorno, che declinando egli la pre- 
fente crudeliffima perfecuzione, per fallite, & beneficio della 
fuaChiefa, fi fottraefle dalP imminente pericolo della morte , 
& conservandoli a più tranquillo flato, li ricoveraflc fuori 
della Città, in luogo, ove potette, & falvar sèfteflb, & procac- 
ciar la falute ancor a i fuoi: finche ceffata la crudel tempefta, 
ritornafle,quandopiacefleaDio,il bel fereno del primiero fla- 
to, aggiongendo appreffb, che molti uomini Santi feguendo 
anco in ciò Pefcmpio,e la Dottrina diGesùCrifto,perfeguitati 
in una Città, fuggivano in un'altra, per fua, e altrui fallite; & fu- 
rono sì efficaci, & sì gagliarde le ragioni, che Projetticio fi rifolvc 
finalmente compiacer gli amici, ma prima fatti chiamar i fuoi 
Canonici, & molti de fedeli, parlò loro in tale tenore: Se bene f 
dilettiffimi fratelli, & figliuoli, non fu d'abbandonarvi in alcun 
tempo giamai mio penfiero , & ora molto meno in cotefta sì gran 
tabulazione, ma di vivere, & di morir convoi,&efier fatto de- 
gno di patir, & morir per ilSantiffimonomediGesùCrifto no- 
ltro Signore , & Dio , & incontrar ne'prefenti pcriglj , la mia beata 
forte; tuttavia, poiché voi giudicate effer efpediente alla noftra 
Chiefa , che io, dando luogo al tempo , mi ritiri in difparte, finche 
pur ceffi quefta fiera tempefta , la quale mi dà Panimo , che celiare 

Z 2 fra 



i8* r / r ^ 

fra puoco , & io me ne ritornarò a voi fatio , & falvo in breve ; ma 
fé ancofia ehe'l Signore di me altro difponga, non vi deverete 
perciò turbare; percioche non mancarà il gran Padre Celefte di 
provedere di chi, fedele & Tantamente abbia di cotefta fua cara 
famiglia cura: percioche feegli chiamò di già in Cielo Narno San- 
tifiìmo Padre,ePaftordi quella Chielà, mandò ikbito in Tuo luo- 
go Viatori, & dopò quelli Romulo ottimi Pallori , & fé bene per 
il fpazio di molt'anni è rimafta laChielà di Bergamo fenza parti- 
colar Governo,, e Duce, ha il pietofo Iddio nondimeno mante- 
nuto Tempre vivo il fuoco della fua fantaFede,& Religonene* 
generofi petti d'alcuni fuoi fervi fedeli, come di Grata Santiffima 
noflra Principerà, Maeilra, e Madre, & della fua fedel,& faggia 
Efteria; ^d'altri ancora, come crediamo, innanzi a loro: finche 
finalmente mandò U fuo gloriofo Martire Aleflandro noftro 
Maeftro , e Padre *> il quale (gomhrando le tenebre dell'Idola- 
tria , ci ha feoperto la via della -fatate; li che non dovete dubi- 
tare, che il Signore ^orfani vi laici lènza cura; quello travaglio, 
& quella perfecuzione averàun giorno fine, ma il contento, & la 
Gloria, cb£ goderete in ParadUb(fopportandoIa volontieriper 
amordi Grido) durerà in eterno. Non temete chi foi vi può pri- 
vare de beni temporali, ò della vita, tua ehi levar vi può non fola- 
mente quella mortai vita, ma condannarvi ancor alPimmortal, 
& ofeura morte dell'Inferno; combattete pure virilmente, che 
Iddio non permetterà, che voi fiate tentati, & afflitti piùdi quel- 
lo, che fopportare voi potrete, rnà vi darà virtù, e fortezza {uffi- 
ciente alla vittoria . Le arme inefpugnabili della Cridiana milizia 
fono fra l'altre le gambiere de conùglj Evangelici , la corazza del 
zelodelTonordiDio,lafpada della fua parola, Telmo della fpe- 
ranza,&il feudo dellafede; con quellepotrete virilmente com- 
battere, coti quelle ribattere i colpi deiravverfario,con quelle 
abbattere l'inimico, & con quelle riportarne finalmente la glorio- 
fa vittoria, & la vitoriofa corona della gloria: Tarmi de Tiranni 
per atterrire, & atterrare ipoveri Criftiani fono nonfolamentele 
fiere perfecuzioni yfafpre catene , i duri ceppi ,Tofcure , & fetenti 
prigioni , i mifèrandi ehi), i fuochi , i ferri , i giacci , & altri a mille 
crudeliffimi tormenti* ma i dolci vezzi ancorale care adulazioni, 
le piacevoli lufinghe, & le larghiffime promefle : ma voi tutte 
<juefte cofeconrinvitup^zienza/conia vera umiltà, con la fer- 
ma. 



DI S. PROJETTICIQ. 1S1 

inabitabile confidenza in Dio, con l'ardente zelo delPonordt 
Crifto,conla perfetta carità, con i a vi va Speranza de celefti pre- 
tti j , co» il pregio delle vere virtù, & grandezze, & con il difp regio 
di voi ftefii, agevolmente vìncerete. Or parto, & partendo vi 
lafcio la pace del Signore, al qual voi umilmente raccomando, 
& me alle voftre orazioni, & facrificj. A quefte paterne ammoni- 
zioni di Projetticio, lì comnioflèro le vifeere dall'una, & l'altra 
parte, & con molto affetto abbracciandoli tutti aduno aduno» 
pregò loro alafciar da canto le lagrime, e i fofpiri , raccordando^ 
che il grande Iddio, H quale Mtingit à fine ufque adfinemfortìter % 
avere^be con la (ùa infinita pietà, &providenza difpofto foave- 
mente il tutrq : promettendo loro , che fra tanto egli non manca- 
la cionfolarglj , connettere anco tal volta , & raccomandarli ogni 
giorno al Signore; alle quali parole i Canonici^ e gli altri fedeli 
s'acquet orno alquanto. Indi partì, &togliendofi dalla cara pa- 
tria, volontario efilio^ accompagnato da Canonici ,& fedeli, fi 
ri dulie in certi luoghi (èlvaggi^ & montinoli , ove dimorò in con- 
•irmi efércìzj di orazioni, digiuni, & contemplazioni, fin tanto 
che la Chiefa di Crifto per la rinonzia di Diocleziano, & Maffi- 
miano dell'Imperio, corne diradi appreflb, incominciò a refpi- 
rare -alquanto , nettai fpazio ,& intervallo di tempo l'afflitta na- 
vicella della no Ara Chiefa patì miserabili nau fragj 4 conciofia co- 
fa che rimafe per la morte della Santini ma Principerà Grata , per 
i\ martirio di S*Efteria , de SS. Domneone , Donnone, & Eufebia, 
& per la prigionia de SS. Fermo , & Ruftico, & di molti altri fedeli 
di Crifto molto travagliata, & per la fuga di molti de nofki buoni 
Cittadini del tutto quafi abbandonata. Percioche appena dalla 
Città partito Projetticio,lì videro le cofe della Religione, & il 
culto del vero Iddio,come avevano di già i poveri fèguaci di Cri- 
fto previfto appunto, tutte andar foffopra : Cefsò la celebrazione 
de Divini Uffici , & de Santi Sacrifici , né più s'udiva l'Evangelio 
Santo : era vietato fotto pena della vita a chi lì foife parlare de Mi- 
fterj della noftra Fede, anzi neanco nominare, ò motteggiare il 
nome di Crifto: fpogliati affatto gli altari de' fuoi ornamenti, Se 
debeifacrivafi i luoghi fanti, fatti in mille pezzi, &abbruggiati 
i libri delle Divine lodi,& facri riti: violati i facriTempj,& dì 
iàcrilegofangue imbrattati; i capi della Chiefa, e i miniftri i pri- 
mi affli tti,prefi, battuti, uccifi, ò almen cacciati in bando; né 

ci 



iSa VITA 

ci redo in formila cofa, che alla Ecclcfiaftica dignità appartenerle, 
che dalla facrilega mano di enipj miniftri andaffe dènte: Onde 
a quello termine ridotto il miferabile ftato della Criftiana Reli- 
gione , coloro che non s'erano ancora affatto fviluppati daila ido~ 
latria, facevano per ciòfccrctamentefefta,e ritornavano al loro 
primiero culto; altri volubili, & incottami nella Fede, a gui fa di 
onde portate dall'impeto de contrarj venti urtando ne' itogli 
dell'infedeltà, andavano in ultimo efterminio ; altri ancora, come 
adivien nella fortuna avverfa , diventando d'amici cari , capitalif- 
fimi nemici , acculavano i poveri Criftiani avanti gli empi Tribu- 
nali. Ma de collanti nella Criftiana pietà, altri fé ne (lavano rin- 
chiufi in cafa, altri li ritiravano in qualche riporta valle, òiòpra 
i monti: altri, abbandonando la Città , fi riducevano nelle lue 
ville fuori . Or fra così orribile tempefta , fra così ofeure nubi , & 
fpaventofi lampi, apparve finalmente alquanto di fereno,&frà 
continui guai, foipiri, e pianti de poveri fedeli (i mefcolò perla 
finta renonzia de gl'Imperatori tantino di conforto: perlaquale 
parendo , che la perlecuzione contra i Criftiani fi fotte rallentata , 
& che la Chiefa refpirafle alquanto; i fedeli ne diedero la nova a 
Projetticio, il quale con grande allegrezza di tuttala Città fé ne 
ritornò al governo della fuaChiefa: la quale sì come egli ritrovò 
in maliffimo ftato , così non mancò con ogni cura , & follecitndi- 
ne riftorarla,percioche egli fi diede primieramente a rifarcire le 
ruine delle Chiefe, a purificare gli altari profanati, e i facrivafi, 
& provedere di quanto era al Divin culto neceftario : indi a ricer- 
care, & richiamare i Canonici , & gli altri miniftri della Chiefa chi 
in qua, chi in là difperfi,& quivi s'incominciò di nuovo a cele- 
brare i notturni, & diurni Uffici Divini, Se offerire i fanti Sacrifica 
& frequentarli come prima la Santiflìma Commuwione da fedeli , 
& il tralafciato fanto efercizio dell'Orazione ; & egli non mancava 
or con pubbliche , Se or con private paterne ammonizioni richia- 
mare i rubelli , Se fuggitivi al grembo della Criftiana Chiefa , con- 
fermare , & ftabilire i dubbiofi nella fede , confolare gli afflitti , Se 
mal trattati, e i valorofi, Se invitti foldati di Gesù Griffo lodare 
fommamente. Et a quello modo incominciando per Divin fa- 
vore^ diligenza del buon Projetticio la noftra Chiefa, depofto 
il timore de Tiranni , a ripigliare il di già quali perduto fpirito di 
religione ,& ridurli al fuo primiero ftato; il commun noftro ne- 
mico, 



DI S. PROJETTICIO. iSj 

mìco, non ptiotcndo fofFrir un tanto bene, fùfcitò una nuovi 
tempefta dall'Inferno , che mife il tutto affatto in confusone. 
EraCoftanzo Padre di Coftantino Imperatore di natura, dirne 
ilvero,manfueto,epio,mà desiderando egli di foverchio com- 
piacere aMafiimiano Tuo focero, da cui avea poco fa avuto U 
corona dell'Imperio, non {blamente non abrogò i lui empj de- 
creti, ma precipitò egli fteffo nella crudeltà, & tirannia; laonde 
Cubito incoronato Imperatore, fece con gran feverità pubblicare 
per tutte le Città, che gli erano toccate in forte , gli empj editti del 
fiioanteceffore: per il che furono anche a Bergamo proclamati, 
onde i fieri miniftri diCoftanzo ammaeftrati beniflimo nell'arte 
dell'adulazione(vizio commune d'ogni cortiggiano)indrizzorno 
tutto il loro ingegno, & ogni fiiopenfiero a dar nell'umore, e ca- 
priccio del lor novello Imperatore per acquietarne il fuofavor,e 
grazia, Se a quefto fine appunto fi diedero, con ogni maniera din* 
umanità, e fierezza, anco più crudelmente di quello, eh 'era loro 
commeffo , a perfeguitare i poveri Criftiani : & di qui feorrendo, 
a guifa d 'affamati lupi , per tutte le contrade , & per le piazze, affa- 
li vano con le fpadeignudeimpettiofamente chiunque affermava 
effer Criftiano,non perdonando a qual fi fuffe età,ò grado,ò feffo. 
Onde fèguì miferabile uccilione de molti Cittadini, & per tutta 
la Città orribile f pavento; &, perche l'odio crudele di coftoro 
era principalmente contra i Sacerdoti , & miniftri della Chiefa , Se 
ni a (li me contra i Prelati,e' Capi,entrati con impeto,e furore nella 
Chiefà maggiore di S. Aleffandro , ne cacciorno fuori a viva for- 
za quelli , che con molta attenzione fé ne (lavano quivi ad afcolta- 
reil loro Santo Padre, & Paftore, il quale fecondo il fuocoftume 
con paterno affetto dal pulpito infegnava laCelefte dottrina al 
fuo diletto popolo : indi alzando un di loro il più ardito , la teme- 
raria voce contra Projetticio con orgogliofa faccia così difie:ò 
là malvaggio Prete , lei tu, per tua maìa ventura, quel Projetticio? 
quel fediziofo ? quel fiurbator della quiete , e pace ? quel licenzio- 
fo? quel temerario Prete, che fenza autorità alcuna dell'Impera- 
tore, an^i contra la fua volontà, & decreto vai mille fuperftizioni, 
& occaiioni de tumulti, & ribellioni feminando,& quefto Popo- 
lo dal vero culto antico de fonimi eccelli Dei de Romani alla fal(i 
religione, & nuova fetta de Criftiani, ritraendo? penli tu, fcele- 
rato, chenoifiamo perfopponartifempre? &fe,ardimcntofo f 

non 



i84 VITA 

non ti rimovono dalla tua orinazione gl'Imperiali giàpublicati 
Editti, perche non tifpaventano l'ancor tinte fpade del (àngue 
rubello de tuoi pari almeno ? fin'ora t'ha permetto la troppo grati 
pazienza de fommi Imperatori, l'efequire i tuoi vani diifegni, fin' 
ora la loro gran benignità t'ha compatito, affine che una volta 
finalmente t'avvedeflì f & emendaffi dell'errore; ma pofciache 
veggiamo la tua pertinacia, &conofciamo, che la noftra indul- 
genza a tè accrefce l'ardire , e a gli altri ancora , di più tofto fegui- 
re un vile Crocifitto, che gl'immortali noftri eccelli Dei,ritlolviti 
pur ora fenza indugio, òdi offerire lor vittime, & incenfi,od et 
fere crudelmente uccifo ; le quali minaccie nulla temendo , nulla 
fìimando i'animofoCavagliere di Crifto, come quegli, che uri 
pezzo là s'era prò vifto di quelle arme ch'aveva infegnato altrui 
ottime perafialire,& atterrare gl'inimici di Crifto, con animo 
intrepido, & invitto, anzi fopramodo bramofo del martirio, così 
rifpofe loro : Amici a torto m'aecufate di {edizione, & di tumul- 
to ;percioche io non ebbi mai penderò di fturbare la pace, ò la 
quiete diquefta diletta patria mia, ne feminar zizania fra miei 
cari Cittadini: ma fi bene fcuoprir loro più tofto l'arti fraudo- 
lenti, e i falfi inganni del Demonio, &infegnar loro Iaficura,& 
dritta via di caminare al Cielo.* perciochè io ho grandifiìma coni* 
paflìonealmifero flato de gl'acciecati,& affascinati dal Demo- 
nio , nemico immortale della gloria del vero, & folo Iddio , & del- 
la falute de gli uomini , che va fono colore di religione procuran- 
do di attribuir asèmedefimo quel culto, quell'onore, & quella 
gloria , che al fuo Iddio, & Signore fol convien, ed effi,& con mil- 
le frodi, & falfe invenzioni perluadere all'ignorante, & fciocco 
volgo, che fiano degni deldivin culto, & onore coloro, che per 
la fua mala vita, e rei coftumi, hanno meritato edere a gli eterni 
fupplicj condannati, a didegno di condurvianco fimili a loro, 
& tutti quelli , che fi confidano in loro ; onde modo dal zelo dell' 
onor del mio Signor , & Dio Gesù Crifto , & della falute di quefto 
Popoloamècommedb',non voglio mancare di provedere con 
l'aiuto della Divina grazia a quefto sì gran male, & fgombrare 
dalle menti loro , quanto fia poflibile , le tenebre di cotefta cecità, 
& ignoranza : & ho deliberato fermamente nell'animo mio, voler 
adblutamente ubidir più tofto a Dio, per amor di cui hòprefò 
quefto ufficio, che tantino compiacere agli uomini contrarj a 

Dio; 



DI S. PRGJETTTCIO. rSf 

Dio ; rrè crediate , che il minacciarmi tormenti , ò morte mi Spa- 
venti , ò dall'ufficio mio punto mi ritragga , anzi v'affi curo , ch'io 
fento incredibile contento ch'or mi sapprefenti finalmente la 
bramata occalione di patire , & morire per amor , & onor del mio 
Signore , che mollo da incomparabile carità volle patir , & morir 
anch'ei per mia falute ; pofeiache io fon fìcuro >& certo , che per 
mezzo di quefta breve mortelo me ne andrò a Hetaeterna vita • 
Mentre l'intrepido Proiettino vuol feguire il filo ragionamento 
gli empi miniftri non potendolo più foflfrire fagliono impetuofa- 
mente il pulpito, e giù ne io ftrafeinano per i capelli fuori della 
Chiefa , e lo condueonoa viva forza avanti le ftatue de gli Idoli, & 
orgogliofamente gli commandano, che fenza indugio gli adori % 
allora il corraggiofoProtetticio tutto accefo di giudo 9 & fanto 
fdegno,accoftandofi vicino a'fimolacri,gii fputò nella faccia^ 
& tanto fece con le mani , & con i piedi, che gli fece cader a terra 
in pezzi ,& calpeftandoli diceva: conterai Uominm omneydeos 
gentium , & fimulacra eorum confrh gantur * Quoniam omnesdii 
gentiurn damonia ? Deminus atitemmagnus,& laudabili* nithfs 
terribili* fuper omnes deos, confundantur omnesrfui adorantfculfc 
iilia y & (fui glorianturìn fìrnulacris fuis 9 Or pentì chi può quai 
fofle allora Tira di cofioro,i quali fatti quali per furore infarti, 
come cani arrabbiati Taflagliono con impeto, & difpregio, & 
confaffi,& con baftoni sì fieramente lo percuotono *& sì mala- 
pente lo trattano, che a terra caduto lolafciano per morto: ma 
il Santo Martire rifentitofi alquanto, & poftofi al meglio che 
puotè in ginocchioni , ad efempio di Crifto ,& del Protomartire 
S. Stefano pregò per i perfecutori , & percuflori ; il che vedendo i 
birri inumani, di nuovo con via maggior rabbia t e furore fé gli 
«ventano adoflb,& tante percofle gli danno, & così fiere, che 
finalmente fpirò l'alma Beata , che felice, e lieta fé ne volò a rice- 
vere la defiata corona del Martirio, con infinito cordoglio de 
fedeli , l'anno di noftra falute 308. alli 17. d' Àgofto, avendo falba- 
mente, & con molto profitto governata la Chiefa di Bergamo 
fette anni , & fei mefi in circa : & da Fedeli fu con molte , & molto 
pietofe lagrime nella Chiefa maggiore di S. Aleflandro in un 
Avellodimarmofepellito. Et queftogloriofo Santo parimente 
volle la Patria noftra ad eterna, & grata memoria de fognatati, & 
divini benefici da sì benemerito Cittadino ricevuti, con egregia 

Àa fìatua 



i86 VITA DI S. PROJETTICIO. 

flatuadimarmo^alfiniftro lato eretta della Equeftre del noUr© 
Protettore , come con quella a man deftra il primo noftro Apo- 
fiolo,, & Maeftro S. Barnaba onorare • Né fi deve credere , come 
altri limano., che ò quella di S. Andrea ,ò quefla fia di S. Vincen- 
zo -.percioche le bene ,,& quelli ,& quegli onoriamo come noftri 
Protettori, & Avvocati: eilendo l'altre nondimeno pur ftatue de 
noftri Santi compatriotti 5 & Cittadini di S. Aleflandro., cioè di 
S. Grata, & di S.Efteria,bifogna inconfeguenzadire^che anco 
quelle due fiano quella di S. Barnaba, & quella di S. Projetticio 
ambi della Criftiana Vigna di Bergamo ottimi Agricoltori. Et 
ogn'un sa chea Padri , & Benefattori della Patria , & della Repu- 
blica (qualiappunt© fono ftati quelli due fra gl'ai tri della falute 
noftra) ergerli ftatue ., colonne, archile trofei ,fù£empre antichi^ 
fimo, & lode volitfimocoftume appo ogni nazione. Onde non 
conveniva ergerli ftatue a foraftieri,e tralasciarne i benemeriti 
Cittadini : in oltre (è quella è, comedicono alcuni di S.Vincenzo, 
ove èia pietra molare, con la quale egli vien fempre effigiato? & 
le quella di S, Andrea, ove la gran Croce, che egli ha fempre à la- 
to ? percioche quella ch'ha S.Barnaba nella deftra mano,è il laluti- 
fero fegno, che primo piantò già qui Irà noi della Criftiana Fede, 
& Religione. Orpiacqueal Signore, che fi comeabbiamo avuto 
quello gloriofo (ànto noftro Pallore, & Padre qua giù in terra^ 
così meritiamo averlo noftro Avvocato in Cielo « Ec così fia * 




VITA 




i§7 

VITA 

DI S GIACOMO 

ARCHIDIÀCONO, ET MARTIRE. 

UegPeffetti y che per virtù naturale , Tuoi fare nelle co- 
le create la pioggia, il (olerei fuoco, opera , ma cori 
maggiormeraviglia^& miglior prova in un cuor ben 
dilpofto, per divina virtù, la parola-di Dio, da fedel,, 
& prudente miniffro difpenfata % percioche fé il fuo- 
co lievala ruggine, confuma, e ricenerilfe: fé il Sole con funi po£ 
fenti raggi rifcalda la terra , & la fecondavfgombra le tenebre del- 
la notte, & raiTerena ilCielo*, trahe a sé i terrei vapori rieroppor- 
runa pioggia ammoliflè la dura arfa campagna , (è la rende sì cara,. 
e lieta ;& fé fa germogliar l'erbette, e i fioriv& tempra della calda 
ffagion gli eflivi ardori : La parola dì Dio lieva la ruggine del pec- 
cato , confuma , e incenerine i difbrdinati affetti v rifcalda , & rifc 
folve in acqua di'lagrime,& di penitenza i dtiri ghiacci delliofti- 
nati cuori : feconda l'anima di grazie , & di virtù r fgombra le te- 
nebre dell'ignoranza, & degl'errori: raflereua la mentev& l'in- 
telletto , & incalva i noffri penfieri alia cognizione, Si confiderà* 
zione delle cofe di Dio , & della noftralalute : ihtenerifee , & rad- 
dolcire Faridìtà del cuore^e il racconfola ; prodùce frutti degni 
di vera penitenza, & di eterna vita r tempra ifoverchj \& nocivi 
ardorf della carnalconcupifcenza ,& finalmente come feconda r 
& lieta madre partorifee molti figliuoli a Crifto, 8c come faggia ? 
& follccita nuance di conveniente cibo gli provede. Or quefti 
appunto ,.& altri fimili meravigtiofi effetti operò il pietofo Iddio 
nel cuore ddnoftYo Beato S. Giacomo, col mezzo della dia pa- 
rola in cotal modo . Governava allora la Ghiefa di Bergamo 
l'Archidiacono della Chieia maggiore diS. Aleffandra,& efer- 
citavacon molto frutto, & affetto la cura, & ufficio Episcopale, 
& i Vener. Canonici zeFantiflìmi delPonor di Dio, & della falute 
della Città , non mancando eglino dell'ufficio a l'or commelTo (fe- 
dendo in ciò Pamico,&fanti(fimor^ del Reato Proietti, 
ciò) attendevano con indicibile ter vore,& carità a cooperare la 

Aa z falu- 



i88 VITA 

fallite , & il profitto de n^ftri maggiori : altri visitando, & confor- 
tando gl'infermi, e tribolati; altri prevedendo a'bifogni fpiri- 
mali , & corporali de' fedeli di Crifto : altri con private ammoni- 
zioni, & altri conpublici ragionamenti .riprendendo gagliarda- 
mente l'oftinazione degl'Infedeli , fra quali li ritrovava anco Gia- 
como, Quefto fu onorato Cittadino di Bergamo d'animo non 
men nobile, che di fangue: nella fua gioventù attefe con molto 
fladio all'acquifto di quelle virtù, & arti liberali, che fono pro- 
prie d'un vero Gentiluomo, & neceflarie ad ottimo Cittadino f 
alla temperanza , alla modeftia , alla continenza , alia manfuetudi- 
ne,& all'amor delia Patria. Fràlefcienze, & difcipline liberali, 
fece nell'arte del ben dire sì mirabile progreflb , che riufeì perfet- 
tiffimo oratore: era quefto graziofo giovine d'animo a bei pen- 
sieri alti elevato, libero,e fciolto dalle reti di quegl'errori , ne qua- 
li la maggior parte de giovani fi falciano incautamente avvilu- 
parerornato d'acconcie, & civili maniere, & di candidiflimi,& 
amabiliffimicoftumi: una fol eofa off ufeava il chiaro fplendore 
di quefte, & altre fue nobiliffìme virtù : l'infedeltà , & idolatria del 
cui vano culto era Giacomo difoverchio anco zelante. Laonde 
Iddìo , chef avea eletto, & preeletto miniftro della fua Chi eia , & 
dell'eterna falute della Patria, non perniile, che fé ne reftaffe trop- 
po lungo tempo nelle ofeure tenebre dell'ignoranza miferamen- 
te involto* Poiché effendo un giorno falko il pulpito uno de* 
VenerabiiiCanonici,perche a lui toccafle ragionare pubhcamen- 
te al Popolo per forte ; fece che Giacomo ,( il quale come iì è det- 
to fommamente dell'arte del ben dire fi dilettava) s'abbattè al- 
lora appunto quivi prefente quando l'Evangelico oratore tratta- 
va con alta maniera della eccellenza, & neceflìtà della Criftiana 
fede.- dimoftrando con vive, & efficaciffime ragioni, quanto Se 
per la fùprema autorità del Maeftro Gesù Crifto , che è l'ideila fa- 
pienza di Dio , che né può edere ingannato , né ingannare altrui , 
Si per rifpetto delle cofe, che ella tratta convenientiflìme alla ra- 
gione , fofle la noftra fede alia falute deil'uomo affolutamente ne- 
ceflaria ; & facendo dall'akra parte quali toccar con mano Tindi- 
gnità,&abbominazione della vana, & falfa religione, & la gran 
cecità, & efprefla pazzia de (noi legulei* i quali da sèiteffi vanno 
a precipitarfi nel tenebrofo abitfo dell'eterna dannazione . li qual 
dilcorfo accefe di maniera per divina virtù il cuor di quefto buon 

Gen- 



DI S. GIACOMO. 189 

Gentiluomo,di ddìderio di conofccre,& intenderla verità ddl* 
Evangelica Dottrina, che frequentando egli tali predicazioni, & 
la pratica di quei Venerabili Canonici, in breve reftò de principa- 
li rnifteri della fede, & delle cofe più neceflarie alla falute benifiì- 
mo infbrmato,& inftrutto:quinci non pafsò molto,che Giacoma 
abbandonato P&bbominevol culto de gli Iddj, chiefe con grande 
umiltà , & con gran compunzione, & riverenza ricevè l'acqua fà- 
luberriroadel Battemmo : fatto Giacomo Criftiano non fi può di- 
re con quanto fpirito , & ardore s'efercirafse nel ftudio della Cri- 
ftiana filofofia, & Evangelica eloquenza : di modo che egli era fra 
peritiffimi^&dottiffimi Crìftiani annoveratola negli uffici, & 
opere di pietà cotanto follecito,e fervente, che era di meravigiio- 
fo ftupore,& cfempio a tutti i Cittadini : & guanto di già nel cul- 
to de falfi Iddi s'era dimoftrato zelante,& religiofo; tanto ora nel- 
la frequenza dei Santi Sacramenti ii fcuopriva ardente, e pio. Era 
il buon Giacomo de Crìftiani, & fanti efempj diligentiflimo o£ 
fèrvatere: Laonde a guifad'eccellentiflìrao Pittore, andava con 
mirabile artificio imitando le virtù de'rnigliori,ora oflèrvando 
la pazienza, & l'umiltà di quefto,& ora l'umanità, & la carità di 
quell'altro buon Cittadino? quinci un nobil atto di generofità 
Criftiana,& quindi ancora di mortificazione, ò divozione un 
pietofo effetto; per il che in breve forni offi una compita, & per- 
fetta inftituzione,& regola di vivere Criftiano. Laonde &nell' 
inveftigare,& intendere la verità acutiffimo, & nel fpregiare le 
ricchezze, & le grandezze magnanimo, & nell'abborrire le vo- 
luttà, e i piaceri continentiffimo: e nel trattare le cofe accurato f 
e induftriofo ; & nel commovere gli affetti mirabile, e felice ,& fi* 
nalmente nelPolfervanza de Divini comraandamenti diligentifli- 
mo, & nel tolerare i travagij dell'animo, & l'afflizioni del corpo 
pazientifiìmo divenne. Quivi da Canonici, & da fedeli furono 
per il felice acquiftod'un tant'uomo refe a Dio molte grazie, & 
fatte grandi allegrezze: percioche fperavano,che la nobiltà del 
fangue , la eccellenza dell'ingegno , la grandezza dell'animo , & la 
Angolare integrità de coftumf,& l'intrepido cuore di quefto no- 
vello fbldato di Crifto doveife alla Chiefa di Dio grandiflimo gio- 
vamento, & ornamento apportare. La qual ottima fperanza il 
buon Giacomo non folamente non punto ingannò , ma di manie- 
ra con fuoi vinuofiportamentifuperòjche non molto dopo la 

fua 



|§» P> I T A 

fìia converfione fu per commune confenfo , & allegrezza di tutt& 
laCittà nel Collegio eletto deCanonici;anzi le molte,& onoratiffì- 
mt imprefc , che egli fece in queftagrado gli aperlèra a più alto 
ancolaftrada;percioche panata di lì a poco I 1 Arcidiacono^ 
miglior vita^fu da quel fàggio t & fànto Capitolo ,. a viva voce, 
Archidiaconocreato.. La qual dignità quanta egli & per bontà,, 
& valor più meritava, tanto per la fingolarrfu&modeftìa, & umiltà 
più aborriva * ma dopo molte Criftàane contefe , dalie afftttuof e 
preghiere vinto deTecleli , & dal zelo della falute del popolo con- 
vintOyaccettò finalmente il grado, & Tofficio; nella cui aromi ni- 
flrazioee fi portò tanto degnamente ^che di carità, di vigilanza,, 
di folIecitudine,di fedeltà, di clemenza, di giuftizia ^pruden- 
za, di fortezza^ di zelo dell'onor di Dio^& della falute delPani- 
me a lui commefife, non fu agli altri fantiflìmi Prelati fuol ante- 
ceffbri p&nto inferiore. Entrato? dunque Giacomo al" governo» 
della ChiefadiBergama,ognifùopenfiero,& opera indrizzò a 
quefto fine , & effetto principale, xhe cioè il fiato della fua Chiefa, 
che & per divin favore, & per la molta cura, & autorità de Vene- 
randi Canonici, in buoniffimo termine fì ritrovava, tale non fol 
fi eonfcrvafle , ma facefle ancora vie maggior progreflò : il che* 
gli riufcìcon la Divina grazia, & con là fùa ceiefte prudenza , feli- 
ce , & facilmente-.. Godeva la noftraCittà per Divin favore^ & per 
rottimoreggimento del buon Giacomo, non ottante la peren- 
zione^ malignità degl'Ariani, tranquilla, & lietapace^ le cofè 
della CriftianaFede,& Religione sincaminavanoprofperamente, 
& intrepidamente manzi: quando il comrnun noftro nemico in- 
vidiando la gloria diDio,e la falute urnana,fcorgendo eifere di già 
là (uà malizia nell'idolatria fcoperta(percioche non foìamente a 
Bergamo, ma quafi per tutto erano gli Idoli atterrati) fufeito dall' 
Inferno, come dicemmo, Tempia fetta Arriana, la quale col fa- 
vore di Vaiente, che dòpo I& morte di Valentiniano imperatore 
fuo fratello, rimaièaflFoluto padrone deirimperio^mifé di nuovo 
foflbpra tutto il mondo i: Laonde non fu certo meraviglia, che 
anco là noflra Città li coramoveife ; per il che molti de noftri Cit- 
tadini furono^ per te Cattolica Fede , & Religione gravemente 
afflitti . Onde fi legge appunto che inun fol giorno furono nella 
Chiefa Catedraie di S. Aleflandro dagli empj A rriani ^quaranta 
Canonici ^mentre celebravano i Divini ufficj, in un impeto folo 

per 



DI S. GIACOMO. iyi 

perla CriftianaYede crudelifiimatnertte ucciiì^i cuiglorioii no* 
imi fono deferitti nel libro della vita; per la qual empia crudeltà^ 
& fiera .ttrage il B. Giacomo non pur nulla atterrito , ma fatto 
viepiù aniraofo, e invitto, fi diede intrepidamente a richiamare 
i rubcllì aHaCriftianadifcipiina,a confermare grindcboliti,ad 
inanimar gii afflitti , a conlÒiar,& follevar gli oppréfli, & ifganna- 
te gli Arriani iftefli, facendo loro conofeece il fuo cieco errore: 
Laonde faiitoun giorno il pulpito, con nuovo fervor,e ardor di 
fpirito cosidiffe: Dunque farà egli forfè vero giatttaì,che fuori de! 
grembo della Cattohca,& ApotìblicaChiefa Criftiana alcuna falu- 
te fi ritrovi; raccordatevi fratelli, e figlinoli dilettiffimi nel Signo* 
re,che volendalddiopurgare il Mondo conl'acque del diluvio, 
commandò ai fuo fervo Nòè,che fabbricaffe un' Arca,fuori de Ha 
quale quegPinfelicijChe per colpa lor© li ritrovorno al tempo,che 
mandò Iddio l'univerfal Diluvio , rimafero dalie acque tutti al firn 
fommerfi ,& qud pochi ch'erano nell'Arca foli fi falvorno :da! 
che chiaramente fi comprende, che tutti coloro, i quali feguendó 
altra dottrina, che quella ch%àinfegnataCriftofifeparanodaÌU 
CriftianaChiefa,TÌmarranno dalle turbide onde delle falle opi- 
nioni affogati , & alla fine dalle votaggini infernali mifera- 
niente inghiottiti . Grande certo e il numero di coloro , che 
affafeinati , & acclecati dal Demonio, fono caduti nell'errore 
dell' impietà, rifpctto a quelli che fegnouo la luce della Verità, 
come pochi quelli, che lalvoronfi nell'Arca , & infiniti quelli, 
che fuori diefla rettorono fommerfi. Grande è in vero la paz- 
zia , & la cecità degl'idolatri , i quali fotto varj fimolacri de 
falli Dei adorano il Demonlolor nemico: Grande l'ottinazione, 
e la perfidiade'Giudei,i quali non ottante, che feorgono chiara- 
mente di già gran tempo fvelate lefigure, & adempite le profezie 
del Redentor del Mondo, perfiftono pur tuttavia nella loro vana 
fperanza del Meflìa; ma l'empietà ye la fallita degli Eretici, e de 
gli altri Infèdeliaflai maggiore : poiché quelli con apertele chia- 
re dimoftrazioni profeflanola loro Religione, ma quefti con oc- 
culteinfidie,& falfi inganni, quetto folo intendono, & a quetto 
folo attendono, che la dignità,l'autorità , & la libertà Ecdefiafti- 
ca retti feemata,&atterrata,& la loro fetta favorita,&efaltata» 
& tanto anco maggiore fi fcuopre la loro empietà, quanto fotto 
al bel manto di pietà $ e di rdigìones'afconde > e cuoprc i Laonde 

quanto 



*9* VITA 

quanto è rncn conofciuto il male , tanto ri 'è più difficile la cura , & 
ogn'or va più crefeendo . Ma fra le lette abbominevoli di corto- 
ro li feguaci dell'empio Ardano, devono effere da ogni fedele di 
Grido fuggiti , & abborriti, come mortai pefte , falfi profeti , pri- 
mogeniti dei Demonio, feminatori della zizania, inventori di 
bugie , & falfi dogmi , fotto pelle d'agnello, lupi rapaci, rubelh, & 
contumaci della Chiefa di Dio , facrileghi violatori ,& ftuprutori 
della fpoia di Crifto, A micrifti, figli deil1niquità,cloache di vizj^ 
& d'immondizie, moftri infernali, miniftri di Lucifero > venti 
peftilenziali d'Aquilone, Balìlifchi crudeli del tenebrofo abiffo, 
can cerberi arrabbiati, & importuni dell'Inferno, vipere avel- 
liate^ velenoie, rapaci, & lorde arpie." cui bada anco l'animo 
d'affermare temerariamente , che il figliuolo di Dio , non è in tut- 
to^ per tutto uguale, & confuftanziale al Padre; che il Sacra- 
mento del Pattefimo è iterabile , & puoffi tante volte , quante fia 
bifogno per lavarfi,& mondarli da peccati attuali ufarfi, come 
che la Chiefa non abbia di già con mille fàntifiìme consunzioni 
affohramente flabilito, & decretato, che fé bene il Figliuolo* 
cioè la feconda Perfona delta Santiflìma Trinità procede dal Pa- 
dre, tuttavia egli è d'una fola,& d'una medefima Divinità, cioè 
Effenza ,& Natura Divina , come il Padre , il quale con il fempli- 
cefguardo di sé fteffo, & con rocchio purifiimo dell'Intelletto 
divino mirando sé fteffo nello fpecchio ,per dir così della fua di- 
vinità, produffe un'imagine fimilifiìma a se fteffo, alla quale 
avendo il Padre dato tutta la fìia foftanza , & tutto Peffere fuo di- 
vino, quindi liegue fenza du-bio alcuno , che quella Imaginc è ve- 
ro Figliuolo di Dio, & Dio come il Padre, & un'ifteffoDio col 
Padre , poiché ha la medefima foftanza del Padre , & di più fiegue 
ancora, che quefto Figliuolo di Dio, non è più giovine del Pa- 
dre , ma fempre fu Dio eterno , & immortale , & tale fempre iàrà , 
fi come fempre fu , & farà fempre Dio eterno , & immortale il Pa- 
dre; perchè fu generato con ilfuo mirare Dio in sé fteffo, & Id- 
dio fempre mirò in sé fteffo, & la natura ifteffa anco cinfegna 
quefta verità rpercioche il fplendore, che dal fuoco fidiffonde è 
fenza dubio uguale al fuoco, onde deriva, & farebbe ancoeter- 
110 , fé eterno effer poteffe il fuoco ifteflb . Et a che reiterarli an- 
co il Pattefimo, fé per mondar le macchie de peccati contratte 
dopo il Battefimo , è inftituito il Sacramento della Penitenza ? ma 

fappi, 



DI S. GIACOMO. 193 

nppi,ò Àrrio, che quegli, «he tu neghi eterno ,& uguale al Pa- 
tire , condannarà al fuoco eterno tè , e tuoi feguaci , ne ! giudizio , 
eh* ha dato al Figlio da farli , il Padre Eterno : & quella medicina 
falutare, che rifiuti , ti fia cagione di perpetua pena . Le quali co- 
fe dando lenza dubio in qucfto modo, retta che tu dilettiflimo 
mio popolo di Bergamo, tengiu per fermo, & per verifììrno tut- 
to ciò che la Santa Cattolica, & Apoftolica Chiefa Madre, e Mac- 
ftra noftra , retta , & ammaettrata dallo Spirito Sa nto , ha in tanti f 
& tanto Santi Concilj decretato ,& ftabilito,& maflìme in quello, 
che aili meli paffati ella con l'autorità del fommo,& Santifiìmo 
Pontefice Silveftro folennemente celebrò in Nizza Città della 
Bithinia , nel quale da trecento , e dieciotto Vefcovi alla prefenza 
del grande, e facro Imperatore Conftantino, Arrio, con diecifet- 
te Vefcovi fuoi aderenti è fiato convinto, & condannata lafalfa f 
& empia fila opinione , & determinato il Figliuolo , cioè la fecon- 
da Pedona della Samiflìma Trinità, e fiere della medefima natura, 
eflenza , & foftanza , come il Padre , & in tutto, & per tutto uguale 
al Padre, & irriterabile il Sacramento del Battelìmo: nel che le 
bene coloro , che da noi difeordano fono in gran nu mero, nondi* 
meno fé noi andaremo non le quantità, ma la qualità de pareri 
contrapefando,chiaramente conofeererno quanto un fol decreto 
de Padri , a molti dogmi loro in ciò prevaglia . Laonde imitando 
noi quei tré in vhtifirmi giovani Anania, Azaria, & Mifaele, i quali 
fpregiando ogni tormento,vollero più torto effi foli ubidire al ve- 
ro , vivo , & folo Iddio , che infieme con gran moltitudine di gen- 
te adorare la fiatua doro di Nabucodonoforre , armiamfi tutti di 
fanto zelo alla difefa della Cattolica verità , & della Criftiana fede, 
per la quale valorofamente combattendo ne riportaremo alta vit- 
toria nel nome del Signore. Quefte,& altre cofe tali in biafmo 
della fetta Arriana , & in commendazione della dottrina Evange- 
lica andava dicendo G iacomo con gran fervor , & libertà di fpiri- 
toaccefo del zelo dclPonor di Dio, e della fallite del fuo diletto 
gregge; quando alcuni perfidi Arriani,avvifati di quanto avea 
detto il fuo capital nemico, entrano con i mpeto, e furore in Chic- 
fa^ udendolo pur tuttavia intrepidamente (èguir ilfuodifcor- 
fo,uno di loro, il più temerario, & empio, prefo un'acuto, & 
crudel dardo, dall'arco l'avventa contra il B. Santo, e loferifee 
nella diedra tempia, indi precipitato dal pulpito con funa tteac- 

Eb ciano 



194 VITA DI Sé GIACOMO. 

ciano fuori della Chiefa, e tanto lo percuotono fieramente con 
baffoni , finche s'accorgono aver fpirata Pai ma . La quale alli 4. di 
Maggio Panno di noitra fallite 380. lieta fé ne volò a ricevere in 
Cielo la trionfante, e bramata corona della gloria. I fedeli fra 
tanto con pietofe , e fante lagrime diedero quanto prima, & quan- 
to più onorevolmente fu loro concedo , al corpo dell'ottimo fuo 
Paftor,e Padre, nella Chiefa Cattedrale fepoitura: avendo con 
fanti efèmpj di perfetto Prelato governata la Chiefa di Pergamo 
anni 20. ne' quali partorì molti figliuoli a Crifto ; & dopò morte a 
molti fece molte grazie. Et come nel bel nome, così anco ncila 
fantità della vita , e maniera del martirio , alP A poflolo fratello del 
Signore, rafiornigliofiì,& tu conftituitofràgPaltri noftro avvo- 
cato in Cielo, & esemplare in terra, della cui mirabile invenzione 
diraffi nella vita di S. Giovanni quivi appreffb . 




VITA 




VITA 

DI S GIOVA N NI 

VESCOVO DI BERGAMO, ET MARTIRE. 

Corfcro dalla preziofa morte di S, Giacomo, fino t 
S. Giovanni , di cui ora parliamo , 277. anni intorno , 
fra il qua! intervallo di tempo, non mancò di preve- 
dere de buoni, & fedeli agricoltori alla fuadiletta vi- 
gna di Bergamo il Signore, percioche Panno 385., 
cioè tré anni dopò il gloriofo martirio di S.Giacomo, mandò 
quattro ottimi operar], Maffentia, Vigilio, Ciaudiano, e Maggio- 
rano . Maflentia fu moglie di Malfentio Patritio Romano nobi- 
iiflimo, ma infedele,! a quale per poter più liberamente adoperarli 
nelfervigiodiDio,& nelle opere della pietà Criftiana, doppo la 
morte del marito , fi tolie dalla Patria volontario efilto , & fé n'an- 
dò con i predetti fùoì figliuoli per molte Città dTtallsLperegri- 
nando con mirabil frutto: Laonde per divina prò videnza perven- 
ne anco a Bergamo, ove fopra l'ameno colle, contiguo alla Capel- 
la, fabricò alcune ftanze : & effendofi ella con incredibile (uà lode, 
e profitto de noftri Cittadini trattenuta nella noftra Città alcuni 
giorni, falciando a noftri maggiori illuftri efempi di Criftiane vir- 
tù, & fantiflimi ricordi, fé n'andò alla volta di Brefcia , & indi po~ 
feia a Trento,di cui Vigilio , ch'era il maggiore, fu per la (ingoiar 
fua fanti tà,& dottrina,Paftore eletto ; ove infieme con la Madre, e 
coifratelli,finìinmolte,&fegnalate opere di pietà la mortai vi- 
ta , & i noftri a perpetua , & grata memoria de beneficj , da cotefti 
fanti ofpiti ricevuti gli edificornounaChiefa fopra il detto colle, 
che fi chiama perciò diS. Vigilio, che fu pofeia abitazione, Se 
oratorio del B.S.Francefco, come fi dirà nella feconda parte» 
Dopo quefti mandò Iddio un'altro buon agricoltore detto per 
nome Amando, & degno in vero per la fingolar fua pietà, & fanti- 
tà d'effere da tutti amato,riverito,& imitato. Quefti di fangue no- 
biliflìmo sì, ma per fede, & Criftiane virtù aliai più illuftre, fu 
Conte di Gifalba, il quale dopo aver, con molto fuo guadagno i 
fuoiCelefti talenti a gloria delSignore,& prò della fua Patria, 

Bb 2 dif- 



196 VITA 

difpenfati, pieno de buoni giorni, & ricco de fanti meriti ,pa{sò 
«la quefla valle di mifèrie all'eterna gloria Tanno del Signore 516. 
al' i 6. d'Aprile : avendo lafciata erede de fuoi beni, ch'erano raol- 
! i , la Chiefa Prepofituralc di Gifalba , che ad onor di S. Lorenzo 
aveva fabricata: il Corpo di quefto Beato noftro Cittadino nella 
Chiclà di S. Maria in Cartello , fra due Altari fi ripofà , il che chia- 
ro dimoftrano le parole (colpite in un antico marmo,che dicono: 
Anno à Natìvitate Domìni currentìs D.XVL vi. AprilisS.Aman- 
dui Martyr debitum fo/vitbum. vita: bit Comes Gi(hlb&fuit& ibi 
edificare fecit Ecclefiam S. Laure ntii , cfuam àmpf$fs.pofjèJfiombu$ 
ditavit . Etjacet in Ecc/efia S. Marine in medio duorum altarium . 
Et fé bene non fi legge , che forte di Martirio , ò fotto qual Impe- 
ratore , foftenefie Amando per amor di Crifto , tuttavia puote ef» 
fèr Martire in quel modo, che fu anco S.Martino Papa, ancorché 
non fpargeffe il fangue,& altri Santi ancora. Nel qual tempo fu 
la Chiefa di Bergamo per fpazio di 264. anni da fei ottimi Partorì, 
Dominatore, Stefano, Claudiano, Simpliciano, Babiano, & 
Quintianoiucceffivamente governata: le cui imagini fi vedeva- 
no nobilmente effigiate fotto Parco del choro diS. Aleffandro: 
v'è chi a qucfti aggiunge un Preftanzio, un Lorenzo, & un Gio- 
vanni : & forfè fu quello di cui h leggeva in un Epitafio , che dice- 
va : Hicrequiefcitinpace B.M.Joannes hpifeopui : qui vixitann* 
cuVLXXILDPS.V.Ca/.DJndittjiiiJmp.Jufìimano. Et da que- 
fto Quintiano appunto fu il noftro B.Giovanni ordinato Sacer- 
dote, cui nell'officio, & dignità Paftoralc pofeia anco fucceffe, 
come diraffi apprefiò. Quefti, Se con l'autorità, & col valore 
cacciando da tutta la Lombardia gli empi Arriani liberò la fua 
diletta Patria di tanta tirannia, & la fua cara greggia da sì abbo- 
ni ine voi pefte: Laonde fi dimoflrò non menvigilantiffimoPa- 
flore,che invitto Capitano: &fùdisìmirabilefantità,e dottri- 
na , che appo molti Principi , e Sommi Pontefici era in molta (li- 
ma ; & di così iliuftri meriti appretto Iddio , che n'acquiftò su in 
Cieì l'eterna gloria , come fi narra qui nella fua vita . Nacque 
Gioranni iti Bergamo di nobiliffima famiglia , come i candidiffi- 
mi fuoi coftumi , & le civili maniere , & il graziofo , & verecondo 
afpetto dimoftravano chiaramente : il Padre ch'era Cattolico , Se 
de principali della nofrra Città, lo fece ammacftrare in tutte le 
feienze liberali degne di Criftiano Gentiluomo,^ Pefercitò anco 

di 



DI S. G I O r ANNI. 197 

di più nell'arte militare: nelle quali tutte onora te profeifioni,fc 
bene fece Giovanni onoratifiìma riufeita , egli tuttavia lì dilettò 
foprarnodo del (ìndio della eloquenza, & delle facre lettere fpe- 
cialmente: nelle quali sì come ientira meravigliofo gufto,così 
egli fece mirabile profitto, come dimoftrò eccellentemente nei 
progreffo di (ha vita . Eftèndo ancor giovanetto aveva sì grave 
afpetto,& sì venerabile fembiante,checiafcuno riconofcevain 
lui,con fìia gran lode,quella vecchiezza,che dice il Sa vio,non eflc- 
re da molt'ann^òda canuti crini, ma da fanti coflumi,& pru- 
denti configli, cagionata: diede oltre ciò gran legni, di quanto 
avvanzato nel maneggio, & ftudio delle (acre, & umane lettere^ 
s'avea . Era certamente quefto fanto giovine delia vera celefte fa- 
pienza innamorato da dovero ; ma perche egli fapeva, che qucfta 
lènza il timor di Dio non s'acquifta, anzi che è il fondamento di 
cfTa:quinci è che quantunque ei fufle occupatiflì mo ne'ftudj delle 
fcienze , non tralafciava però giamai gli ordinarj elercizj delia 
pietà Cr iftiana , & quel tempo, che dal ftudio gli av vanzava^ tutto 
lpendeva,& certo con molto frutto, in pafcerPanima di divote 
lezzioni , meditazioni, & orazioni , né fi metteva giamai egli a ftu- 
diare , overo a (are opera pia , che non fi raccomandafle prima di 
cuore aDio,pregandolo che fi degnaffè concedergli grazia di co- 
nofcere il fuo fanto volere, & li donafleil fuo fanto timore, per 
aftenerfi da peccati : la pietà,acciochc fofte divoto,& obbediente 
a S.D.M.: il configlio per conofcere gl'inganni del Dcmonio:Pin- 
telletto per inalzarli alla cognizione, & coniiderazione de'mifterj 
del!aFede:& la vera fapienza,con il cui mezzo ordinando egli tut- 
ta la fua vita a Dio , a lui parimente indrizzaJTe ogni fuo penfiero, 
&opra. Et là dove gli altri fuoicondifcepoli,& compagni, fi da- 
vano dopo Torà del ftudio a trattenimenti , a ricreazioni , & fpaffi, 
il buon Giovanni in leggere qualche libro fpirituale,& vifitar le 
Chiefe più tofto fi godeva, & fra l'altre frequentava quella del glo- 
riofoS. Aleflandro,di cui era egli in particolar divoto :& quivi 
pregava con molto affetto Iddio , che porgefte alla fua lubrica , & 
pericolofa età , lume , & aiuto , & gli fcuopriife la vera , & la fi cura 
via della falute,& ne fu perfèttamente efaudito : onde fottraendofi 
a poco a poco da i ridotti mondani , & dalle pratiche fecolari , fi 
diede alla pratica fol di Religiofi, dal cui eièmpio, & dottrina 
s'accefe d'ardentiflìmo defiderio di fervire a Dio, cui tutto che 

egli 



198 V / T A 

egjiiàpeiìe poter l'uomo fervir in ogni (tato; tuttavia,perchefa- 
pevaanco benifliruo, che l'uomo in Religione più puramente 
vive , più di raro cade , più predo riforge, più cauto camina, mag- 
gior grazie riceve, più confidentemente muore, & più copiofa 
mercede ri ce ve da Dio su nel Ciclo, quindi firiirolvè,contra an- 
co la volontà de parenti, i quali da quefto unico figlio fperavano 
longa pofterità , & iucceflione ? farli Religiofo ; Onde prefo l'abi- 
to Clericale , diede a tutta la Città sì mera viglioli , & efèmplari fe~ 
gni di (ingoiar temperanza, &celefte Capienza; che fu giudicato 
degno d'eflere fra i Reverendi Canonici eletto: & di grado in 
grado da Quintiano Vefcovo fantifiimo,che fu Pultimo di quei 
lèi, ò nove, che dopo S. Giacomo governorono, come s'è detto 
la Chicfanoftra di Bergamo, felicemente adonto al Sacerdozio; 
per la cui morte eflendo la imarrita greggia rimafia fenza il fuo 
Paftore , la noftra Città con publica , & immenfa allegrezza , fenza 
controverfia,òdifparere, elefie in luogo fuo ilbuonGipvanni f 
ilqualefedafecolarefùafuoi compatriota dìvero,&CrHtiano 
Cittadino, illuftre efempio,da Chierico, chiariflimo^eechTo 
di religione , & caftità a fuoi pari : da Sacerdote , ottima regola , & 
norma del bene, & beato vivere a tutto il Clero: Creato Vefco- 
vo, (fuori d'ogni fuo peniiero, anzi contra il fuo volere) fi come 
per l'adietro nelle opere di pietà , & di carità , aveva vinto tutti gli 
altri , così nel Paftoral novello ufficio , f ùperò anche sé fieflb: per- 
cioche diceva , & faggiamente in vero , che all'uomo privato per 
acquiftarfi buon nome, bafta darli aconofeere intiero, &giuilo; 
ma (e quelli ch'hanno cura d'anime, non rifplendono, come lu- 
minofi candelieri di purità, di giufiizia , di pruden za , di carità , di 
vigilanza, & di dottrinavano efiere il minifterio loro, brutto ii 
governo . Per il che , & nelPingrefib, & nel progreflb del fuo Pon- 
tificatofidimoftrò fempre in ogni occafione prudentiflìmo, & 
diligentiflimo intorno il culto delPonor di Dio, & la falute della 
fua diletta greggia, & fé bene, & nell'afcoltar le caule, & nel vili- 
tare la Diocefi, & nelì'amminiftrare i Sacramenti non folo dell'Or- 
dine , & della Crefima , ma frequentemente anco della Penitenza , 
& della SantiflimaCommunione,& nel ftudio delle facre lettere, 
& nell'ufficio del predicare, era occupatiflimo, non tralafciò tut- 
tavia però già mai i quotidiani fiioi fpirituali efercizj,& opere 
della pietà criftiana, cui già un pezzo là con fervore, & profitto 

mira- 



DI S. G I O V A N N /. 199 

mirabile s'era dato . Era molto frequente nelle vifite degPinfer- 
mi , e incarcerati , foccorrendo , & quelli , & quelli ne 1 bifogni la* 
ro. Ma perche per divina grazia, & per follecitudine,& diligen- 
za di sì ottimo Paftore , era la greggia fatta molto numerofa, volle 
che i fuoi Reverendi Canonici , i quali , & dintrate , & di ftanz t af- 
fai commode aveva arricchiti, gli foffero nell'ufficio paftoralc 
compagni , & coadiutori : & a quefto fine , appunto fi eleffe abitar 
nelle cafe della Canonica con loro, & mangiar anche parcamen- 
te feco ; anzi volle fempre il buon Santo, recitar Collegiata- 
mente con eflì loro tutte POre Canoniche, & le Diurne, & le 
Notturne in Coro : ove tu averefti potuto vedere in quel fan- 
tiffimo Prelato un efempio mirabile di lìngolar divozione, & 
attenzione nel falmeggiare; così didimamente; & con voce sì 
chiara pronunciando le parole , che ben dimeftrava efteriormen- 
te con quanto fervor difpirito ei lodaffe con tutta la mente, Se 
con tutto il cuore Iddio. Laonde quinci con gli occhi mortifi- 
cati , e'1 corpo ben comporto , applicava la mente a Dio con di vo- 
ta^ pronta volontà ibi dì fervido: quindi levando la mente in 
alto , & collocandola tutta foio in Dio , andava mentre ei fumeg- 
giava attentamente confideranno non folamente la feorfa delle 
parole, ma il fenfo loro miftico,ò morale, penetrando^, & medi- 
tando nella medolla di effe l'infinita onnipotenza , fapienza , bon* 
tà , mifericordia , giuftizia di Dio , & altre cofe infinite , che in iua 
Divina Maeftà fi ponno altamente considerare , pregandolo anco 
umilmente ad efaudire le pnbliche orazioni , & accettare in grado 
i fanti Sacrificj , che & per la lalute de vivi , & in f ìiffragio de fedeli 
defonti fé gli ofterifeono ogni giorno della Chielà . Era veramen- 
te quefto B. Vefeovo,& nelPufficiare in Chiefa posi divoto, e at- 
tento JkrriA governo della fiia greggia così deftro , & nel conver- 
fapecosìefemp!are,& nel ragionare così faggio, & nel trattare le 
cofe così autorevole, & prudente, che non folo dal Clero, & da 
tutta la Città di Bergamo; ma da molti Principi ftranieri veniva 
anco temuto , amato , & riverito fommamente . Et quindi è , che 
ritrovoffi infieme con molti altri Santi Vefcovi al Concilio, che 
fotto Agatone fu celebrato a Roma Panno 580. come riferifee il 
Baronio nelle fue Annotazioni (òpra il Martirologio Romano: Se 
il Platina nelle vite de Sommi Pontefici, parlando di Papa Gio- 
vanni il V. così attefta . Pontificatum illius etiamfecere celebrem > 



S*e VITA 

& Felix Piaviampatxuus vìr tanta ìntegntatis , & dottrina, ut 
Gundibertus Aritperti fi/ius J^mgobardorum Rex ei bacuium ar- 
gento , & auro infìgnitum virtutis gratta dono dederit, & Jeanne s 
Bergomatum Epijcopus , cui oò fanèiìtatem,& dottrinare Rtgcs, 
&Principe$ honoris gratta ajj -urgere confueverunt . Cioè refe an- 
co celebre il Pontificato di Giovanni Quinto, Felice zio di Fla- 
viano , uomo di tanta bontà , Se dottrina, che Gundiberto figliuo- 
lo d'Aritperto vigeùmoquarto Rè de Longobardi gli donò un 
battone guarnito d'argento , & d'oro in legno del Tuo molto valo- 
re-^ Giovanni Vedovo di Bergamo, cui per la Tua fantità, Se 
dottrina ebbero per coltume i Rè , & i Principi levandoli da lede- 
re, fargli riverenza. Et in particolare di Grimoaldo vigeiìmo 
primo Rè de Longobardi n racconta, che per averlo Giovanni 
dalPArianaerefia liberato, fra gli altri molti, & fegnalati favori, 
che gli fece , gli donò in legno di gratitudine la Terra di Fara, ove 
il buon Vefcovo fece pofeia fabr icare un onorata Chiela ad ono« 
re del gìoriofoS.Aleflandro,in memoria del fuorniracolofo tran- 
fito dell'Adda, a piedi afciutti,dicui lì veggono anco fin' al di 
d'oggi alcuni velligj in piedi; percioche quella ch'ora fi vede 
d'onorata Prepolìtura adorna fu alquanto dalla prima difeofto 
fabbricata polcia.Et perche fapeva egli beniffimo,che per mezzo 
del facratiffimo Sacrificio dell'Altare lì dà lode, e gloria alla SS* 
Trinità , allegrezza agli Angeli , i peccatori ottengono il perdono 
de peccati, igiufti ricevono fuflìdio,& maggior grazia, le Anime 
del Purgatorio lènteno molto refrigerio, la Chiefa grandifiimo 
beneficio, & (ingoiar rimedio,& medicina per l'anima fiial'iftelìb 
Sacerdote; & che nell'orazione l'anima noftra s'unilce,& fi con- 
centra in Dio , quindi è che , per qualunque incommodo , ò nego- 
zio importantiflìmo fi folle , non tralafciò giamai né di celebrare 
ogni giorno Melfa , né di ritrovarli a'Divini Uffiej con i fiioi fra- 
telli Canonici: &era in ciò così follecito,e fervente, che, come 
narrano Bartolomeo Offa , nobile Cittadino di Bergamo , & Gio, 
Maria Milanefe ambidue Iftorict fedeli , ritrovandoli il buon 
Vefcovo un giorno a Fara per operar la falute di quel Popolo , & 
avendo fatto fapere a fuoi Canonici, che il giorno feguente egli 
voleva effer a Bergamo per cantar MeflTa folenne, avvenne (& fu 
invero alto voler di Dio più tofto, che fuo dilètto) che nell'ifpe- 
dire i pubblici negozj fi trattenne per avventura al longo: Laon- 
de 



BIS. GIOVANNI. ao» 

de non partile non dopo iò-rmontato in alto il Sole, del che ac- 
cortoti , tutto di malavoglia li riiolie far ritorno a Fara, & diffe- 
rire peraltro giorno il viaggio. Mài Canonici, ch'avevano ava- 
to l'avvifo della venuta del Vefcovo , mentre fé ne Hanno con alle- 
grezza il toro amamiffìmo Padre allettando , meravigiiandofi 
della fiia tardanza (percioche era di già paflàto mezzo giorno) ec- 
cola! Cielo odono con Angelica melodia cantarti, Ite Mi/fa efl % 
da una parte, & con non men fòave canto dall'altra rifpondere, 
DeogratìasTQo\ quafcelefte avvifo volle il Signora far loro fapere f 
che per quel giorno non afpettalTcro il fuoPaftore a celebrare * 
pofeiaebe fé bene egli non aveva in effetto per quel giorno cele- 
brata Mefla y aveva con tutto ciò- L'ottima fua difpoiìzione, & 
fanto fiio penfiero accettalo in facrificio,per la qual Angelica 
ambafeiata rimafèro i buoni Canonici molto confolati r &aDio 
k)di,& grazie refero infinite. Inoltrefùdi maniera querto Santo- 
Vefcovo difefòmai fèmprc,.& favorito dal Signore, che non folo 
nelle cole gravi r & importanti , aia di più anco nelle beffe , & 
Scherni a lui fatti da nemici della Religione , fece i raggi dellafua 
iàntità rifplendere mirabilmente. Percioche narra Paolo Dia- 
cono nelle Iftorie de Longobardi : che effóndo- fiato Giovanni 
un giorno invitato a* convito da Cuniberto vigefimoquarto Rè 
de Longobardi , in ragionando con beliate deftra maniera ripre- 
se il Rè d'alcuni fuoi difordinati affetti. Laonde iiRè,.cheera 
(come fono la maggior parte de Principi) dell' adulazione, che 
della veritàaflai piùamico ,fèntendofi toccar (ili vi vo, fdegnofli 
fieramente contra il Santo, che pure da folo a folo con lafolita 
snodefiia t'aveva riprefo; ma tuttavia diflixnulando Cuniberto 
il fdegno , per non eccitar qualche tumulto ( percioche era 
il Santo da tutti, per la molta fua bontà , & dottrina amato r 
& riverito fommamente) fece al partir del buon Vefcovo ap- 
prettare un certo Cavallo, che egli fra gli altri avea, di natura 
sì indomito, e feroce, che con piedi dinanzi, e di dietro furi- 
bondo slanciandofi in aria y metteva chiunque il cavalcafle , ad 
evidente pericolo della v ita ; per il chenon ofava alcuno cavalcar- 
lo. Orfopraquefto fatto acutamente , fotta colore di cortefè 
riverenza Cuniberto falire il buon Prelato, affine checonquefta 
diabolico ftratagema , & ilfant'uomo non pure fchernito , ma fra- 
caflato , e uccifo ne reftaffó , & egli fenza ftrepi to vendicato .Ma 

Ce all' 



202 VITA 

all'empio Rè riufcì il fiero difegno in tutto vano: conciofiachcil 
precipitofo deftriero (ubito fi l'enti dal Santo Vefcovo cavalcare, 
divenne per divina virtù tantofto sì manfueto,& ubidiente, che 
ogn uno laverebbe unapiacevoliffima chinea più tofto,che un 
feroce, & indomito corfiere giudicato; indi con fomma quiete, 
& riverenza il portò alla fua abitazione : del che rimale Cuniberto 
tutto pieno di meraviglia, &confufioncin(ieme: onde ne fece al 
B. Padre un bel cortefe dono :& Tcbbedipoi fempre, comedo- 
veajngrandiflìmà ftima,& venerazione: nel q'ual mirabil fatto 
vinfe l'innocenza di Giovanni, la malvagità di Cuniberto. Le 
parole di Paolo in tal propofuo fono quefte. Per idem quoque 
tempusjoannes Epifcopus Bergomatis EcclejiA vir mira (anffiitatis 
extitit: qui Regern Cunibertum in convivio, dutn fermocinarentur^ 
& fecumfabularentur offenditi cui in bofpìtium revertenti, Re x 
equum ferocem, & indomitum , qui imrnenfo fremitu fuper fé fé- 
dentes terr# affidere folebat pr^p arari fecit: cui cum di£iu$ Epif 
copus fediffet ^ìtamanfuetus extitit , ut cum blando ìncejju ufque 
in domum propriam deportarti . QuodRex audien$,& Epifcopum 
ex eo die honore debito coluti , & illi equurn ipfum^uemfu* feffio* 
ni , fuoque ufui definarat ,elargitus efl . Màchedirò della mira- 
bile fortezza, & invitta virtù di quefto Santo? Aveva l'abbomi- 
m voi pefte della fetta Arriana, di già molto tempo infetta quafi 
tutta Lombardia ;& i poveri Cattolici erano miièrabilmente af- 
flitti ,& angofeiati: conciofiache la cola della Cattolica verità, 
non più per via di difpute , ò ragioni , ma con arme , con forza , & 
violenza fi trattava: Laonde i Fedeli di Griffo erano a fiera guer- 
ra aperta crudelmente perfeguitati,& rnaffime nel Stato di Mila- 
no, dal quale per eflere ilnoffro di Bergamo con PAddadivifo 
foiamente, venivano i noftri confini da quefta maledetta fetta am- 
morbati. Laonde fu neceflario al buon Paftore, che fin' allora 
aveva con il baffone folo della fna autorità , & dottrina tenuti i lu- 
pi , e i ladri dalla fua greggia longi , metter pofeia mano alla fpada 
detrarrne temporali . Et a quefto effetto appunto mifè infieme un 
numerofo,& potente efercito afuefpefc, il quale tenne in guar- 
nigione nel Cartello di Fara, che egli perciò aveva ben munizio- 
nato , & di forti muraglie , & alte foffe afficurato , e cinto finche fi 
diede a ripurgar di nuovo tutta Gerra d'Adda dall'infame fecce: 
Indi paffando con l'efercito il Fiume, s'accampò vicino aVaprio, 

& 



DI S. GIOVANNI. 20? 

& col favore, & foccorfo del buon Arcivefcovo di Milano, fece 
giornata con gli Arriani, i quali aìtrimandòaifiìdi fpada, altri fi 
f alvorno con la fuga , & altri riconofe intifi dell'errore ti refero, & 
vennero alla fede.. Et di tanto favorì Iddio la generofa imprefa, 
& sì valorofamente s'adoprò Giovanni col fènno , & con la mano, 
che gli cacciò non pur da tutto il Bergamafeo, & Milanefe , ma da 
tutta finalmente Lombardia. Di maniera , che quegli , che nel 
fecolo s'era dato a conofeere ottimo, &Criftiano Cittadino, & 
Della Religione fedel fervo ,& prudente del Signore, nel fatto, & 
interefTedelPonordiDio,&delIafaiute delle a lui commeffe pe- 
corelle fi dimoftrò con affetto in effetto Paftore sì gelofo, che in 
vita pareggiò non pure gli antichi Prelati per lantità famofi,& 
per dottrina , ma nella prudenza, nel valore , nella feienza dell'arte 
militare i più forti, e glorioli Capitani di que 1 tempi: & dopò 
morte ha lafciato a fhoi compatriota, di vero gentiluomo, & a 
fuccefibri di ottimo Paftore illuftreefempio. Or ritrovandofi la 
noftra Chiefa di Bergamo (mercè la divina grazia , l'invitta virtù , 
& valore di Giovanni ) libera , e ficura dalle infidie , & arme de gli 
empi Arriani, poteva a ragione fperare digoderfi tranquilla, & 
longapace,fotto il felice faufto governo dicosìfanto,& sì glo- 
riofòÉroe:conciofiache il fuo Di vin valore aveva di già recato 
timore, e fpavento a rubell i di Crifto, ficurezza, & conforto a Cat- 
tolici , & a tutta la Chiefa di Crifto giubilo incredibile, & allegrez- 
za. Ma il commuti nemico della quiete, & delia pace malamente 
fopportandosì felice, & lieto flato, fufeitò un certo malvaggio, 
detto per nome Alachi, Principe, ò per dir meglio Tiranno cru- 
deliflimo di Trento: il quale come riferifee Paolo Diacono neir 
Iftoriade Longobardi, per vendicare la ftrage dell i Arriani, della 
cui in fame tetta, egli era oltre modo fautore, fi diede con ogni 
maniera di crudeltà , e fuperbia a perfeguitare il fantiflimo noftro 
Paftore , & sfogare contra lui folo il fiero fdegno, ch'aveva contra 
tutti i Cattolici ,& Fedeli di Crifto, de quali Alachi fapeva efler 
Giovanni laRocca inefpugnabile,&ficura,nè prima cefsò dall'em- 
pia fua,e crudel perfecuzione,che privatolo deirajuto dìCuniper- 
to, il privò anco di vita, anzi gli aperfe il varco all'eterna gloria: 
onde fu fatto degno della fommamente bramata corona del mar- 
tirio circa gli anni del Signore 691. alli 11. di Luglio: avendo fan- 
tiffimamente governata La noftra Chiefa anni ventinove, ò più,co- 

Cc % me 



ao4 VITA 

tnc vogliono altri. La cui preziofà morte, a lui fa cagione di go- 
derli eternamente il fuo Signore, e a noi di pianger longaunente il 
noftro danno, a lui cagione di gloria, & a noi dimerito* Quefti 
dalla Città tutta lagrimo(à,e mcfta accompagnato, fu nella fua 
Cattedrale di S. AieiTandro riporto conS.Projetticio nelTilìeflò 
avello ?& quindi per la ruina del Tempio, trasferto pofcia con 
gli altri Corpi Santi nella Cattedrale di S« Vincenzo, ove (ino al dì 
d'oggi è tenuto in grandiflima riverenza. Succede al gloriofo 
martire S. Giovanni nell'officio, & dignità Patìoraìe il B.Antoni- 
no onoratiffìmo Cittadino di Bergamo dal Santo Vefcovo , per 
rotttme fae qualità, & fantidimi coftirmi amato fommamentc. 
Governò degnamentedopo ^Giovanni la noftra Chielà diBerga- 
mo circa fettant'anni: nel qual tempo non tralafciò co(a,che ad ot- 
timo Padore, & Padre appartenefie; zelantiflìmo del culto,& dell* 
onordi Dio, & del profitto, & della fatate della (ùa amata greg- 
gia: onde bramofo ad imitazione delfantiflìmo Tuo amecefiorc, 
dei Martirio, più volte intrepidamente s'oppofe in publico,&in 
privato a gPempj Arriani: Fu appo il Rè Cuniberto in gran ve- 
nerazione, onde ritornato vi ttoriofo d\AIachi, gli redimì la Chic- 
fa^ la Terra di Fara con tutte le fue ragioni, & pertinenze, che 
Tempio tiranno aveva al fuo vSanto antecedere tolto conia vita. 
Ritrovoffi quedo nodro buon Paftore fra gl'altri Vefcovi di 
Lombardia alla folenne traslazione del corpo di S. Agoftino,che 
fece di Sardegna il pio Rè Luitprando nella Città di Pavia « Con- 
fervò ,& mantenne (empre inviolato Tantichiflimo, & fantiflìmo 
ufo , & culto delle facre imagini : le quali nell'Oriente per decreto 
d'un certo Gizid Principe de Saraceni , & pofcia di Leone Kàuri- 
co Imperatore venivano empiamente in ogni luogo (cancellate 
Tanno 7 f 7. della nottra falute, & il trentèlimo fedo del fuo Pontifi- 
cato ridorò , & ampliò l'Oratorio di S.Vigilio in atfai,& maggior, 
&meglior forma di quello ch'orli vede. Celebrò molte Sinodi, 
fece molti (ài-uberrimi Decreti, & (acre ordinazioni, vifitò più 
volte, & con gran frutto laDiocefi: fopportò molti travaglj, & 
maflime nelle frequenti mutazioni di quei tempi . Palsò finalmen- 
te alla Beata gloria, in età molto provetta Panno 758. Di quedi 
fanno onorata memoria Carlo Terzo : Arnolfo, & Ludovico Ter- 
zo ne loro privilegi: Bartolomeo Oda: il Sigonio,& altri. Ma 
pervenir all'invenzione de fopra deferitti quattro Santi Martiri 

Lite 



DI S. GIOVANNI. ?*f 

Efteria, Projetticio, Giacomo, & Giovanni, fi icomc ella fu mira- 
colofa, così la loro traslazione per molte grazie illuftre. Perciò- 
cheli legge nel libro de antiquitatibus^ & rebus gè (ih Divorum 
Bergomenfium delBenaglio, che eflendo i Corpi di quefti Santi 
per molto tempo lenza il dovuto onore flati natcofti nella detta 
Chiefà^ piacque finalmente all'infinita pietà di Dio rivelargli a 
certi uomini inqueftomodo. Erano foliti alcuni buoni Cittadi- 
ni andare per loro divozione ogni giorno a gli Uffici Divini così 
Diurni, come Notturni, nella Cattedrale di S. Aleflandra Quan- 
do una notte mentre eglino fé ne ftanno ad udire con molta di vo~ 
zione,& attenzione il Mamtino, veggono quali a mezzo la Chie- 
fà un meravigliofo fplendore, come di acceiì torchj, & quattro di 
chiariffimi raggi risplendenti ufeir dal pavimento due, cioè ire 
abito Clericale, uno in Pontificale, & una Donna veftita di bian- 
co, & tutti quefti con una palma in mano:i quali dopo aver dati 
tré , ò quattro paffi perla Chiefà fé ne ritornavano ond'erano ufei- 
ti :& quivi dileguandofi dalla vifta loro fpari vano incontanente * 
La qua! vifione avendo più volte veduta cotefti uomini reìigiofi f 
fi rifiblfero finalmente farla fapere al Prevofto della Chiefa, il qua- 
le informato beniffimo della bontà, &fìncerità degli uomini, ri- 
ferì la cofà a Roberto Bongo, allora Veicovo di Bergamo , il qua- 
le celebrata prima la Meflà del Spirito Santo alla prelènza di tutto 
il Clero, & di tutta la Città, cavando nel luogo della vifione, ri* 
trovorno quattro Corpi Santi intieri , pofti per ordine, che fpira- 
vano foaviflìmo odore . Indi con grandiffima allegrezza , e divo* 
zioncproceffionalmente riporti al lato deftro dell' Altare di Sant f * 
Alcflandro , fu ivi ad onor loro fabricata una Capella , & quefto fu 
Tanno 1 290. alli 26. Aprile; La qual vifione fu fovente veduta anco 
da una buona Donna, Et quivi volle Iddio, con molti, & fegna- 
lati miracoli , e favori far di nuovo la fantità , & la gloria di cotefti 
Santi palefe,& manifefta. Pofciachè fi legge, che un certo fuo di- 
voto daBraccha arendo con molta pazienza portato per molti 
anni laLepra quali incurabile, intendendo, che in tal giorno fi 
faceva la Traslazione de Santi, con gran fede, & divozione, in- 
famemente, & umilmente implorato il iuo ajuto, fu peri meriti 
de' gloriofi Santi rifanato , & mondato in guifa tale , che non vi rU 
male pur un minimo fègno , ò picciol macchia . In oltre una Gen- 
tildonna per nome Chiara, cruciata da febri mortali >& altre in- 
fermità. 



*o6 VITA DI S. GIOVANNI. 

fermità,e dolori fu ad intercefiioni de'gloriofi Santi liberata, 
Un'altra Donna , votandoli con fede a quefti ifteffi , fu fatta di ite- 
rile , feconda . Et un Frate Ambroiio dell'Ordine de Servi , per la 
vecchiaja di già molt'anni cieco, in quell' ifteffo giorno che fi 
trasferivano i Corpi Santi, con mirabile confidanza, fece loro 
per la fua infermità umil ricorfo . Laonde puochi giorni dopo, 
ritrovandoli quefto buon Padre un giorno in orazione nella 
Chiefa di S.Giorgio di Spino iìia Terra, ecco venne a lui un'uo- 
mo, il quale, cofa mirabiledadirfi,conlemani levò da gli occhj 
del Padre alcuni quafi pannicelli, & fubito fparì , il quale puoflì 
piamente credere, che foffe uno appunto di quefti quattro Santi 
ìuoi divoti; per il che quefto buon vecchio ricevè di fubito la 
vifta . Molti altri miracoli,& grazie {ingoiali ha fatto Iddio ad in- 
tercefiioni di quefti,& degli altri gloriofi noftri Cittadini,& maffi- 
roe in tempo di nociva pioggia , ò ficcità , ò per occafione d'altra 
pubblica neceflità,& travaglio la noftra Città, per rinovare a'pre- 
ienti, & a'pofteri la grata memoria deTegnalati favori de fuoi glo- 
riofi Santi, ha con pubblico decreto ordinato, che i giorni loro 
feflivi fianoferiati,onde con maggior culto fiano offervati. Et 
nella Capclla de Corpi Santi , non Solamente ripofano l'offa facra- 
tiflime di quefti quattro, ma ancora quelle del gloriofo noftro 
Protettore S. Aleffandro, di SS.Narno, & Viatore: tutte in fette 
nobiliflime,& ricchiffime caffè d'Ebano di finiflimo argento a 
opera coperte Panno 1 617. di ordine del Molto Rev. Capitolo di 
Sant'Aleffandro beniflimo accomodate , & nell'arche laro an- 
tiche indi ripofte • 



IL FINE. 



SE- 




ao7 
SECONDA PARTE 

DELLA SACRA ISTORIA* 

Nella quale fommariamence fi contengono le Vite 
de Beati di Bergamo. 

Co» raggiunta d'altri nofiri Beati pofteriorì. 

DEL B- Sv ADALBERTO 

VESCOVO DI BERGAMO. 

Uefii fu figliuolo di Atone onorato Cittadino di 
Bergamo, della nobile, & antica famiglia de Cari- 
mali. Salì peri fuoi molti, &illuftri meriti dalla di- 
gnità Canonicale allaPrepofitura,pofcia alPArchi- 
diaconato della Catedrale di Sant'Aleflandro, indi 
creato Vefcovo di Bergamo in luogo diRecone, non pur fi di- 
moftrò buon Padre, & Pallore, ma ottimo Principe d'avvantag- 
gio. Fu molto amator de poveri, amato dalle lue dilette peco- 
relle, & molto (limato , & onorato anco da Principi flranierì : 
percioche Berengario Imperatore in grazia del Tanto Vefcovo 
Adalberto vifitò i Santi Corpi della Catedrale,& li donò fra Paltre 
cole una corona d'oro fregiata di preziofe gioje,& le conceflc 
onoratiffimi indulti, & privilegi: & la reftituzione de lùoi beni 
a molti Cittadini : Arricchì di molti poderi il Vefcovato , cui 
fottopofe di più anco la Città con tutto il Territorio . Onde 
ritornato il buon Vefcovo da Roma, fi diede a ristorare le ro- 
vine della Città, & roafiìme delle Chiefe , incominciando dalla 
fua Catedrale di S. Aleflandro . Reedificò la Canonica , ove 
riunì i Canonici fparfi per la Città: Trasferì dall 1 Oratorio di 
S.Pietro, nel luogo detto lotto confefiìone, overScurolo della 
Catedrale i Corpi de Santi Narno,Viatore, & Aleflando : cinte 
di nuove mura la Città , & richiamò alle paterne Cale i Cittadini : 
molti de quali rifeoffe da gli Ongari de fuoi proprj danari: divife 
il Collegio de Canonici in due Congregazioni, de quali parte 

mandò 



aoS VITA 

mandò ad officiar la Chiefa diS. Àgnefe,da lui pofcia ridotta in 
maggior, & miglior forma, al gran martire S.Vincenzo dedica- 
ta,^ parte rimafe in S. Aleflandro . Fundò,& donò la Captila 
della Santifiìma Trinità :8c ordinò doppo la iiia morte , che ieguì 
l'anno 93 5. alii 15. di Novembre, avanti la Porta della Chiria di 
S. Aleffàndro eiièr icpolto . Per il che Fa noilra Città ( non poten- 
do ella di più aggradire r molti, & glorioii meriti di questo Ilio 
buon Padre Principe, & Pai! ore) decretò che fopra la iua fepol- 
tura foife in un bel marmo, per mano d'ecceilent iflìmo Scultore f 
la di lui Veneranda effigie intagliata. la qua! quinci fu pofcia fo- 
pra la porta al lato -de (tao, con quefto bel dirti co a piedi eretta •> 

Quisquis Alexandri properas ad limina SanEli 

Semper Adai berti Pv^Ju/is, e fio, memar. 
Di queflo lì legge nella (otto loggia del maggior Con/eglio 
quefto iìluftrc Biagio, che la nobiliflìma Pittura Fapprefenta. 
Adalbertus Carima/us Bergomi Civis, & Prafù/ tam mim futt 
fanffiitatis , frin reftauranda dìruta Cimiate , & facrìs adtbus im- 
piomm manu combufiis tamfolers .- Ut Berengarius Imperator in- 
gente s ejus v ir tu ite s admiratus eum vifìtara , & in ejus gratiam D+ 
Alexandrinoftri Tute lare s numinis Templumamplifs.muncribu$ 
bonefiare veluerit. AnnaDomini 903^ 

Et Gio. Filippo Novarefe Canonico Regolare nelFa fua Moria 
deirOrdimr , non folameme chiama Adalberto con titolo di San^ 
la, ma di Cardinale ancora: oltra quello, eh'el Paterno Teatro 
»c rifuona nelfa prima parte ; màiLcoro de Beati sùnel Ciel aflai 
più degnamente* 




VITA 




209 

VITA 

DEL B-S> ALBERTO ABATE 

PRIMO FONDATORE DEL MONASTERO 
DI PONTITA. 

I diede Alberto nel fervore della fua gioventù dop- 
pò la morte de fuoi Progenitori , all'arte militare con 
fua molta gloria : per il che avendo egli in una fcara- 
muccia ricevuto una mortai ferita , fece voto a Dio , 
fé ricuperava la fanità, entrar in Religione: fatto Gi- 
no, & gagliardo confermò il voto ; ma prima volle vifitar il glo- 
rioiò fepolcro di Crifto , & i Luoghi Santi della Paleftina . Laon- 
de prefo in fua compagnia un fuo fedele Enrico Cremonefe , uo- 
mo di molta bontà , & prudenza , che gli fu pofeia nell' A bazia di- 
gnifiìmo fucceflòre , & della fua vita accuratiflì mo fcrittore, s'in- 
viò alla volta diGerufàlemme; ma intendendo quei paeli eftere 
da fcorreric,& latrocinj gravemente infetti divertì verfo la Spa- 
gna il fuo camino :& vifitò il corpo di S.Giacomo di Galizia in 
Compoftclla; doppo la qual peregrinazione fé ne ritornò alla pa- 
tria. Indi non molto doppo, divifo col fratello il patrimonio, 
toccò per divina providenza in forte ad Alberto alcuni poderi in 
Pontita: luogo difeofto da Bergamo circa dieci miglia. Quivi 
Alberto fabricò prima un picciolo Oratorio: indi raccolta da 
molte divote perfone bona fomma de danari,in un ampio,& ono- 
rato Tempio lo ridufle; & all'onnipotente Iddio, in onore di 
S. Giacomo dedicollo:& v'applicò gran parte del ilio patrimo- 
nio : & quello che dal parco vivere gl'avanzava tutto diftribuiva a 
poveri di Crifto. Et avendo egli fabricata un umile cafetta con- 
tiguaaIlaChiefa,fe ne faceva quivi in compagnia del fuo fedel 
Enrico afpra penitenza . Mentre adunque fi va il B. Alberto nelle 
virtù , e ne meriti avanzando : molti illufori perfonaggi tratti dalla 
verace fama della fantità d' Alberto ne vennero a vifitarlo , & bra- 
mofi della beata folitudine,& falutar ritiramento lì rifolfero vi- 
vere quivi, & abitar con lui; per il che fu neceflario fabricarfi 
molte celle. Fra le Religioni da S. Benedetto inftituite, fioriva 
quella, che dall'Abazia di Cluni, la Congregazione Cluniacenfe 

Dd vien 



%\<* VITA DI S. ALBERTO. 

vien chiamata. Quefta il B. Alberto s'elefle per madre, per gui- 
da, & per maeftra cuiUgone primo Abate di tal nome, mandò 
umilmente fupplicato dal buon fervo di Dio , per le mani di Vito, 
& di Enrico Padri di fantiflìma vitata Regola , & l'abito della Re- 
ligione; nella quale viflè il Beato in fantiflìma oflervanza circa 
ottantanni: nel qual tempo Teberga,ò fecondo altri Tetberga 
moglie di Lotario Rè di Francia , Donna di ringoiar bontà, & va- 
lore, eflèndo fiata dal marito, per caulà diUldrada concubina, 
ingiuftamente repudiata: mofla dalla fama della fàntità del gran 
Padre Alberto , volle vifuarlo , dal quale ella rimafe molto confo- 
lata : laonde a fìia richieda , & divozione fabricò a Fontanella,luo- 
gononlongi da Pentita, una Chiefa ad onor di S. Egidio, & un 
Convento; ove con molta tranquillità, & quiete d'animo, infic- 
ine con molte altre onorate Donne, fi diede alla vita contempla- 
tiva, molto tempo: finche Beata fé ne pafsò alla felice vita. Et 
quivi in un belliffimo Avello di marmo volle efler fepolta : di cui 
ivi lì legge in fronte : B. Thetberga Lotarii Regis Francorum vxor. 
Quefta fece di già fabricare fopra il Brembo quel nobilifsimo 
Ponte ch'ora dal tempo, & dall'impeto del Fiume fi vede quafi 
dittamo affatto: del qual canta nella feconda parte del fuo Tea- 
tro A chille mio Padre . Fece quefto fedtl buon lervo del Signore 
in Roma tré Qiiadragefime, vifitando ogni giorno i Luoghi San- 
ti . Finalmente ritornato al fuo Monallerio pieno di buoni gior- 
ni^ ricco di molti meriti, in età di cent'anni, & più fé ne pafsò 
alla gloria de Beati circa gli anni del Signore 950.: fu f epolto nella 
fuaChiefaavantil'Altarmaggiore: indi perii fàcco,& incendio 
del Monafterio , & della Chiefa fatto da Barnabò Viiconte,fù nel- 
la Chiefa di S. Maria Maggiore traslatato infieme con gli olii de 
Beati Enrico, e Vito : i quali tienfi efler quelli appunto, che l'anno 
1 58o.furono dell' Aitar del Corpus Domini di efla Chiefa ritrova- 
ti, con alcuni pezzi di toniche, fcarpe, & corregge , fecondo Tufo 
de Padri Cluniacenfi: alla qual invenzione mi ritrovai per mia 
buona ventura anch'io preferite. Màeflendo quefte due Abazie 
d'Argon, cioè &diPontitapaflate in Commenda de particolari 
Tanno 1490. i Padri Caflinenlì della Congregazione di S. Giuftina 
di Padova n'ebbero da Monfig. Gio. Battifta Colleone libero , Se 
affòluto pofleflo;ove fin'ora vivono in fanta oflervanza della Mo- 
nadica difciplina. Di quefto B.Padre s'onorano in S.Pancrazio al- 
cune Reliquie, VITA 




VITA "' 

DEL B S ALBERTO 

DI VILLA D' O G N A. 

E da orride fpineveggiamo fpuntar leggiadre rofe f 
foaveodorfperanti,& molto grato: fé da vii arena 
raccorfì oro prezioio,& da nera conchiglia nafeer 
bianche perle ,& fare Iddio nelle cofe naturali per 
fervigio dell'uomo quefte,& altre meraviglie:che me- 
raviglia , fé egli n'ha fatto, & ne fa tuttavia, per gloria fua nelle fpi- 
rituali ancor, e aflai maggiori? come fi vede appunto fra gl'altri 
nel B. Alberto : il quale nato da vili Agricoltori , irà Torride mon- 
tagne di Villa d'Ogna, Terra della Valle Seriana; fùnulladimeno 
così caro a Dio , che li compiacque S. D. M. operare per mezo di 
lui a pròde molti, & adeiempio noftro grandi meraviglie. Per- 
cioche allevato da fuoi progenitori nel timor fanto di Dio , riufeì 
nelle Criftiane virtù molto efemplare. Pervenuto all'età matura 

{>refe moglie, né fi legge , che n'avefle figlj, forfè perche Iddio vo- 
eva tutto il (no cuore intiero al fuo fervizio . Era Alberto in lavo- 
rar i campi provido in vero, & molto diligente; ma in coltivarla 
vigna dell'anima fua molto più follecito , & gelofo: concioiìa che 
nei giorni di lavoro attendeva con ogni cura, & vigilanza agl'uf- 
fici di buon agricoltore, & ne feftivi agli efercizj di vero , & buon 
Crifìiano dei precetti di Dio,& delia Chiefà ottimo efecutore: 
occupandofi femprc doppo i Divini Offici in qualche opera della 
pietà Criftiana, or fpiri tuate, & talor corporale ancora . Et perche 
dalle prediche , & da buoni libri egli avea , fra l'altre cofe appref ò: 
che l'elemofina libera,munda,rifcatta da peccati : che quefta dife- 
& già Tobia dalla morte : che rifufeitò la vedova Tabita : che giu- 
flificò Zaccheo : che quefta è il balfàmo , che rifana le piaghe dell 5 
anima;I'oglio della Sunamite,che crefee neVafi: la farina della Se- 
raptana,che non vien mai meno .* il facco di Beniamino : il feme d' 
Iiaac, che produce frutto centefimo: l'onguento preziofo della 
Maddalena , gratiflìmo al Signore , il teforo afeofo nel campo ♦ di 
molto valore ; la ricchezza ficura dai Iadri„& dalle tarme,& l'ufura 
moritorra,cbe fi fa con Dio.Quindi è,che il pietofò Alberto fi die- 
de con gran fervor di fpirito adefèrcitarfi aflai per tempo in que- 
fta sì eroica virtù della carità: non tralafciando giorno, che delle 
iiie fatiche^ & facoltà non faceffe buona parte a poveridiCrifto; 

Dd % non 



212 VITA 

non ottanti l'ingiurìofi rimbrotti della riflbfa moglie : Laonde re- 
cando un giorno il buon' uomo il difmare a lavoranti , ne diede la 
metà ad un poverello,che gli chiefe elemofina per ftrada:il qual at- 
to di pietà fu a S.D.M.così gradito,& caro,che volle con un legna- 
talo miracolo onorarlo: percioche avendo con gran confidanza 
in Dio, portata l'altra metà a gl'operarj , fu per Divina virtù ritro- 
vato il tutto così intiero, e intatto, come era flato dalla moglie ap- 
parecchiato; anzi Ci può piamente credere, che ettèndo queftope- 
ra di Dio, fotte di meraviglio! ò gurto , & nudrimento a lavoranti : 
Per il che crefeendo nell'uomo di Dio maggior fervor di fpirito 
verfo Gesù Crifto, deliberò vifitare i f aerati Corpi de'gloriofì 
Principi del Mondo Pietro, & Paolo nell'alma Città di Roma: 
quindi fodisfatto, con incredibilguflo alla fu a divozione, fé ne 
paf so anco in Compoftella al corpo delPApoftoloS.Giacomo.Mà 
perche in quefta fama peregrinazione, non a vea il buon fervo di 
Dio negato mai a chi gli aveffe limofina eh ietto per amor di Dio •• 
quindi avvenne, che gli fu foventenecettario procacciare con le 
fatiche delle fwe mani il vivere quotidiano, & quello, che da i bifo- 
gni , & neceflità della vita gl'avanzava distribuiva a poveri di Cri- 
fto: Laonde veniva ben fpeflò favorito da Dio di qualche mira- 
colo: come fu quello appunto, che intravenne pure in quello 
viaggio: nel quale ritrovandoli un giorno in compagnia d'altri 
lavoratori à tagliar fieno, &i compagni motti da invidia, perche 
Alberto gl'avanzava nell'opera , & nei guadagno , avendogli nella 
parte , che gli toccava tagliare confitto l'Incudine , a di (legno eh* 
egli inavedutamente urtando entro con la falcemie .ne -rintuzza fle 
il filo: onde mentre egli attendere a tcmprarla,etfì fé ne patta fiero 
avanti ; ma egli non fapendo,che fra Perbe fé ne flava il f erro afeo- 
io, feguendo pur tuttavia gagliardamente il fuo lavoro, tagliò per 
divina virtù l'Incudine per mezzo, come fé fotti! gamba ditene- 
relia erbetta fotte flato, & fé ne pafsò allegramente avanti: il che 
veggendo i compagni rimafero tutti confiifi,&ttupefatti.Giunto 
finalmente doppo la lunga peregrinazione il B.Alberto al fiume 
Pò verfo Cremona, & non trovando chi per amor di Dio il tra- 
ghettata (percioche non aveva il poverello danari per pagar la 
barca ) diftefe, così infpirato da Dio, il ilio mantello fopra l 'acqua, 
& fattoli il fegno della S. Croce, & raccomandatoli con gran fede 
a Dio, fé ne fall fopra, & cosi fé ne pafsò ficuro alla ripa a piedi 

afeiutti: 



DI S. ALBERTO. aij 

afciuttkil qual miracolo veggendo alcuni Padri Eremiti,rimalero 
pieni di ftupore, & meraviglia, al quale di fubito corfero,per ono- 
rarlo come uomo Santo; ma Tumiliffimo fervo del Signore non 
volle a modo alcuno acconfcntire; anzi pregolli inftantemente, 
che a niuno in vita (copri (fero tal fatto. Arrivato il noftro Alberto 
in Cremona, recapitò alPalloggiamento,che per (crvigio de Pelle- 
grini teneva,& manteneva ben provifto:Uomobono Cittadino di 
efla Città molto onorato,& tale in fatti qual di nome buono:cui fi 
diede beniffimo a conofcere uomo diCriftianiflimi coftumi,& 
fanta vita: per il che Uomobono gì i prefc affettion particolare ; & 
fi compiaceva molto della divota fua pratica , & fpiritual conver- 
fazione : & gli offerfe molte volte agi, & denari , i quali il buon Al- 
berto ricusò fempre umilmente : contentandoli più tofto per 
amordi Crifto procacciarti con le fue fatiche il vitto, che goderli 
molte commodità con gli altri pellegrini. Laonde ferviva a chi 
che il richiedeva a portar vino; per il che accade, che portando 
egli un giorno non so che vino aduna Donnicciola, fi lparfe, ef- 
fendo rotta la botte, tutto il vino : il che veggendo l'uomo di Dio 
mo{roapietà,accommodatoto(loilvaflello,raccolfemiraeolo- 
fàmente il vino congelato, & con le proprie mani tutto entro la 
Botte lo ripofè. Aveva quello buon fervo di Dio di già fpefa tutta 
la fua innocentiflìma vita in fervigio del fuo Signore,& in foccor- 
fò quanto ei più poteva de poveri diCrifto, quando finalmente 
per permiflion di Dio, cade in grave infirmi tà mortaltyper la qua- 
le conofcendo egli divinamente doverfene in breve pailar da que- 
fta mifera alla beata eterna vita, preparofli con una generale, & ot- 
tima confeffione,pcr ricever degnamente il facro Viatico del San- 
tiffimoCorpo del Signore,per pattartene poi felicemente alia glo- 
ria de Beathnel che anco volle Iddio fcuoprire di nuovo la fantità 
del fuo buon fervo: percioche tardando il Sacerdote con il San- 
tifs. Sacramento : <& eflendo il B. Alberto ormai vicino a render il 
felice fpirito al fuo Creatore , fi legge, che fu veduta una candidif- 
lima Colomba, che piamente fi crede fofle io Spirito Santo , (ten- 
der dal Cielo con grandiflimo fplendore,& pQrgere col roftro una 
particola d'Oftia in bocca al Santo moribondo , con gran ftupore 
di tutti i circondanti , i quali mentre rendono di tanto miracolo a 
Dio grazie, & lodi fenza fine : il buon, & fedel fervo del Signore fc 
n'entrò a goder l'eterno gaudio in Paradifo Tanno di noftra falutc 

ii 90., 



ai* VITA DI S. ALBERTO. 

1 1 9o.,& quivi in legno dell'allegrezza, che in Cielo,per il glorioso 
arrivo di cotefto trionfante Cittadino fi faceva, ecco all'improvi- 
fo s'odono le Campane della Città fuonare per se fteffe a!la ga- 
gliarda:al qua! maravigliofo fuano corfe molto popolo alla Ghie- 
là Parochiale, per intendere di novità cotanta la cagione, ove ri- 
trovarono alcuni, che con zapponi,& altri fienili inftromenti s'af 
faticavano,mà in darno,in cavare per fare una fepoltura fuori del- 
la Chiefà,comeeffi dicevano,al Bergamafco (che così era chiama- 
to dal nome della fua Patria, il B. Alberto) percioche per quanto 
eglino s'afFaticafiero non poterono giarnai rompere quivi il ter- 
reno : per il che fianchi ormai dalla vana fatica , dimifero l'impre- 
fa:& entrati in Chiefa, viddero in mezzo il pavimento un affai 
commoda fofla , per minifterio de gli A ngeli , come fi può crede- 
re, a quel facrato Corpo preparata; Alla qua! altra nuova mera- 
viglia tutta la Città concerie :& intendendo eflèr morto il Ber- 
gamafco, fi diede, per tanti miracololifegni, gloria a Dio: onde 
te fingolar fantità del B. Alberto chiaro fi conobbe: il cui Vene- 
rando Corpo, non nelCimiterio,mà per entro la Chiefa iftefla 
eflfer dovea fepolto : ove da gran moltitudine di gente con pieto- 
se lagrime, & preghiere accompagnato, fu con nuovi fegni,& 
teftimonj de fuoi gloriofi meriti , degnamente nella Chiefa di San 
Mattia fepellito: ove pur anco tuttavia molto riverito fi ripofà. 
Et le tavolette , le crocciole, l'immagini , & altri quali infiniti voti 
quivi ad onor fuo appefi rendono delle molto , & fegnalate grazie 
da Dio, per i meriti, & interceflioni di quefto fuo buon fervo 
concefTe a molti, chiaro teftimonio • Per il che gl'uomini di Villa 
cTOgna, per opera, & favore di Mondino de Caffi nobile Cremo- 
nefe ottennero un braccio del lor Compatriotto : che fin'ora è te- 
nuto nella Chiefa Parochiale, non folo da quel popolo, ma da 
tutti i lor circonvicini, in grandiflima ftima , & riverenza ; & l'ac- 
qua con queftafacra Reliquia benedetta, opera intorno diverte 
infermità meravigliofi effetti . La Fefta di quefto Santo fi celebra 
allÌ7.diMaggio: nel qual giorno dagli abitanti della Terra ti fo~ 
gliono dire tré Pater nofter,&trè Ave Maria per l'anima di quel- 
lo , in grazia di cui fu loro la (aera Reliquia conceflk: la quale un 
giorno , riunita all'altre membra , gloriofa , & immortale , goderà 
col fuo Beato fpirito in Cielo eterna pace . 

Di cui pur rif bona tuttora nellafeconda parte del PaternoTea- 
tro la memoria • DEL* 




DELLA VENUTA DE' SANTI 

DOMENICO. 
FRANCESCO 

A BERGAMO. 

A fèliciflìma venuta de 1 gloriofi Santi Patriarchi Do- 
menico^ Francefco a Bergamo, di quanto ben ca- 
gione fiaftata,le beate, &illuftri memorie ch'hanno 
di loro nella Patria noftra lafciato,dimoftrano chia- 
ramente . Pcrcioche (come il B. Pinamonte , il Bena- 
glio , il Guarnerio , il Pellegrino , il Paterno Teatro , & altri hanno 
fcritto)non pure il monte di S. Vigilio, & il colle ivi contiguo, 
detto la Capella alla felice Peccatrice Maddalena dedicata , con il 
beato ofpiziolor fantificorno,& non pur furono in grazia loro f 
& dipoi anco ad onor fuo fabbricati i due celeberrimi Tempi , & 
Conventi di S.Domcnico, & di S. Francefco ; ma fu la noftra Città 
d'avvantaggio fatta degna di goderli per fpazio di due anni,& do- 
pò ancor per molto tempori frutto delle fue frequenti,& ferventi 
predicazioni : per mezzo de quali molti de noftri Cittadini , fpre- 
giate le vanità, & le commodità di quefta vitafi rifolferodarde 
calci al mondo , & entrare al ferviggio del Signore , altri nella Do- 
menicana, altri nella Francefcana Religione: ove, come nelle fe- 
guenti Iftorie loro , fi comprende con la fantità della vita, s'acqui- 
ftornoTimmortal gloria de Beati: fra quali hecci reftata ibi d'al- 
cuni pochi la memoria, come di Gualla,di Pinamonte, & di Pa- 
gano; & molti anni doppo,di Venturino, di Luigi, di Pietro, & 
di CriftofForo della Domenicana Religione : di Damiano , di Da- 
niele, di Cherubino, & di Bartolomeo della Francefcana: le cui 
gloriole, & (ante operazioni abbiamo or qui dalla feconda Parte 
di quefta facra Iftoria , Rampata pur in Bergamo Panno 1614. con 
quelle infìeme d'altri noftri Beati d'altre Religioni fommaria- 
mente eftratte ; percioche ivi fi veggono più diflfufamente ferine, 
& nel Paterno Teatro celebrate. 

DEL 



DEL BEATO GUALLA* 

FU 1 il Beato Gualla onorato Cittadino di Bergamo, della no- 
bile non men ? che antica famiglia deRomononi,ora affat- 
to eftinta: uomo di molta integrità, & dottrina: il quale alle fer- 
venti, & frequenti predicazioni di S. Domenico, dopò moki r Sc 
gagliardi contratti delfenfo,& de parenti, ti riflTolvè porto final- 
mente da canto ogni rifpetto , ogni amor del mondo , darli tutto 
a Dio,& al fuo ianto fervigio:& a quefto effetto prefe l'Abito 
Domenicano, dalle mani appunto dell' Inftitutore medelìmo 
dell'Ordine , nella Chiefa di S. Stefano , infieme con il E. Ifnardo 
Vicentino, & il P.F.Pietro Tofcalla Veronefe, uomini preftan* 
tiflìmi. Et fu quefto noftro buon Padre, per la (ingoiar fua bon- 
tà , & prudenza così caro a S. Domenico , che lo flimò degno del 
governo della novella famiglia di Brefcia, nel qual tempo appun- 
to volle Iddio revelargli ilgloriofotrantito del fuo gran Patriar- 
ca, con tal mirabile vifione. Se ne flava il B. Gualla un giorno in 
orazione, quando fopraprefo daunfoave,& ftraordinario fon- 
no,viddenelCieloun'apertura grande, dalla quale pendevano 
due fcale, che arrivavano fino a terra: una di quefte pareva, che 
tenefle Crifto , l'altra la Madre (ùa Santiflìma , per le quali defeen- 
devano , & afeendevano Angeli molto rifplendenti : al pie di que- 
fte fcale flava aflifo in un bel Seggio un Frate dell'Abita Domeni- 
cano, con la faccia coperta /indi vidde Crifto ? & la Madre tirare 
asèapocoapocoIefcale,&parimenteilfeggio, ove era ilFrate 
aflìfo;& feco falirfene molti Angeli, che àavano gloria a Dio. 
Suegliatofi il buon Gualla, mentre va penfando, che cofa dinoti 
quella tal vifione: eccovien avifato della morte del fuoSantifli- 
mo Maeftro : laonde fenza dimora fé ne va alla volta di Bologna : 
& quivi raccontando a Padri la vifione , conobbe che in quell'ora 
appunto era paflato diqueftavita il Santo Padre. Per il che non 
folamenteeiritrovoffi prefente alle facre efequie del Santo, ma 
con molte , & molto pietofe lagrime fece ( pregato da Padri ) l'uf- 
ficio, e'ifermone funerale alli 6. d'Agofto l'anno di noftralàlute 
1223., nel qual tempo appunto furono traslatati i facri Corpi de 
SS. Fauftino,&Giovita Martiri, alla cui folenne traslazione ri- 
trovoffi prefente ancora il noftro Gualla, come Priore dignifli- 
sno di quel Monaftero, come confta in un inftromento di efla 

trasla- 



VITA DEL B. GUALLA. 217 

traslazione . Per ìa quai mera vigliofà apparizione volle il Signo- 
re non (olo avifàre il ilio buon fervo del felice paifaggio di quefta 
vita del B. Patriarca, ma inlieme ancor maniieftare al mondo la 
molta fantità, & gloria fua, & confermar la lua Religione, & ap- 
provare la fingolar divozione del Sacratiflìmo Rofario, dal Santo 
poco avanti in onore della Madre fua Santiflìmainftituito. Fu il 
B. Gualla con temporaneo, & amico cariflìmo del gran Tomaio 
d'Aquino: viflfe in molta aufterità,& fantità (ino alla morte, & 
per la fingolar (uà bontà, autorità, e prudenza fu non pur appo 
tutta la fiia Religione, ma anco apprefTo il Sommo Pontefice 
Gregorio il Nono, in molta ftima: il quale a prieghi della Città 
l'elefle Vefcovo di Brefcia, in luogo d'Alberto pattato a miglior 
vita , & indi lo fpedì Legato Apoftolico di tutta Lombardia , nel- 
la qualnobiliflimaLegatione li portò con tanta gravità, & pru- 
denza : che per opra , & mezzo fiio i Trevigiani , e i Padovani non 
pur fi racconcigliorno,màinfteme contratterò anco parentele, 
Fanno 1228.: dalla quai felice, & gloriola imprefa riportò Guaita 
gran nome di prudente, & faggio; indi ritornato al governo della 
fua Cbiefa,dopo averla ottimamente governatala inftituita 
quattordeci anni, vinto dal tedio de negozi, ò per dir meglio, 
nioffbdadefideriodidarfi alla contemplazione, & cclefte filofo- 
fia ,rinonziatoil Vefcovato,fe ne ritornò a Bergamo fua Patria t 
indi bramando egli fommamente, per quel tempo di vitagl'av- 
vanzava (percioche era di età molto provetta)attendere con mag- 
gior affetto al fpirito , ricoveroflì nell'Abbazia di S* Sepolcro 
d'Aftino :di cui parliamo nella terza parte: quivi nel breve fpazio 
di cinque anni s'efercitò il buon Prelato in continui digiuni , ora- 
zioni,^ contemplazioni delle divine cofe :& fu a quei Padri chia- 
nffimo,& cariflìmo fpecchio d'umiltà, di povertà, di carità, & 
di pazienza . Quefti, mentre fu fuffraganeo di Alberto Terzi Ve£ 
covo di Bergamo, confacrò l'Altare della Madonna nella Cate- 
drale di S,Aleffandro:& un'altro all' Abbazia dedicato a S.Nicolò 
Vefcovo di Mirra.* & benedì una beiliffima Croce d'argento in 
grazia di Don A leflandro Cittadino di Bergamo allora Abbate 
di quel luogo . Et mife la prima pietra ne'nuovi fondamenti della 
ChiefadiS. Stefano, che fu pofeia di S.Domenico, indipuocbi 
giorni dopo con gran nome di fantità alli 3. di Settembre l'anno 
1244. della faiutenoftra fc n'andò a ricevere la mercede delle fue 

Ee fa- 



Qtì8 VITA 

fatiche .-alla cui depofiziorre ritrovoffi preferite tutto il Clero, 8c 
popolo di Bergamo, & fu riporto avanti l'Altare di S. Martino 
nelPiftcflà Chiefa : & di qui pofeia fu collocato entro l'ideilo Ai- 
tare: nella cui Ancona fi leggono quelle parole appunto : Beatus 
Guai /a Epìfcopus , cujus Offe hac araquìtjctint. Donò all' Abazia 
novecento e lei libre d'argento, & tutti i fiioi ricchi paramenti 
Pontificali . Fu prefènte , come narra il Razzi , in compagnia del 
B.Reginaldo,& del B.Rodolfo da Faenza: quando la Beata Diana 
fondatrice delMonaftero diS. Agneie in Bologna promife nelle 
mani di S. Domenico di fervira Dio nella Religione de Predica- 
tori Tanno del Signore 12 1 8. , cui fìa onor, e gloria ne'fuoi fervi • 

DEL BEATO PINAMONTE. 

QUefti, fecondo la carne , fu figliuolo di Giacomo Pellegrino 
Brembate nobile, & doviziofo Cittadino di Bergamo :& 
- fecondo lo fpirito, figliuolo, & diletto difcepolo del gran 
Patriarca S.Domenico: fu eccellentiflìmo nella ragion canonica, 
& civile: & nelle facre lettere peritiflìmo,iI quale avvanzandofi 
ogni dì più nell'ubbidienza, nell'umiltà, & nelPoflervanza della 
Regola , fu per i fiioi molti meriti dalPifteflb S. Domenico , dalle 
cui mani avea ricevuto l'abito, eletto Priore di S. Stefano, & fu 
il primo Priore di quel luogo, da lui in affai maggior, &meglior 
forma che prima fabbricato : che fu pofeia da S forza Pallavicino 
Panno 1 561 . fin da fondamenti atterrato affatto . Conftituito con- 
tra ogni fuo penfiero Inquifitore , non perdonò a qual fi fìiffe fa- 
tica , non temè alcun pericolo per la di tefa , & mantenimento del- 
la Criftiana verità, & Religione. Et fu altretanto verfo i poveri 
mifericordiofo, e pio, quanto dclPonor di Crifto, & della fua 
Chiefa follecito,&gelofò. Per il che là ove non poteva il buon 
Padre arrivare con la mano, fiippliva con Paffettuo fé, & efficaci 
^fonazioni. Laonde effendofi per opera di Erboldo Ongaro 
Domenicano Vefcovo di Bergamo, l'anno dinoflrafalute 1265. 
raccolta di già buona iomma de danari per dar principio al nobi- 
liffimo,& Venerando Conforzio della Mifericordia nella noftra 
Città in foccorfo de poveri Cittadini , & Luoghi Pii , volle anch' 
egli aver parte inquefta si onorata, & fanta i*~nprefà. Onde non 
folamente ci fcriffe,& preferire gli ordini da oflervarfi da Re- 



genti, 



DEL B. P1NAM0NTE. 219 

genti, -& Prefidenti di quel Pio Luogo, per l'ottimo fuo gover- 
no^ augmento , ma gli donò eziandio molto del fuo : i quali ian- 
tiffimi Ordini, & ftaniti iònoance pur tuttavia inviolabilmente 
oftervati: & a quello effetto appunto or dati in luce, con l'ag- 
giunta d'altre cole al buon regimento del Collegio , & della Glie- 
la appartenenti, della quale nella terza Parte parliamo affai diffu- 
famente: fcrifle quefto buon Padre con molta pietà, & purità di 
ftile le vite de Santi Aleifandro, Grata, Fermo, & Rultico fuoi 
divoti, & governò la Famiglia Domenicana di S.Stefano circa 
quarantanni con tanta prudenza, carità, & vigilanza, che non 
fu gran meraviglia, che egli ritrovafie,& appretto Iddio, & ap- 
prettò gli uomini molta grazia , onde la fua fanta memoria durarà 
qui fra noi fin che duri il Mondo, & Pimmortal fua gloria fra Bea- 
ti, fin che duri il tempo, PafsòilB.Pinamonte di quella a vera 
vita l'ultimo di Gennaro 1266. otto anni avanti il gloriofo pa£ 
faggio del gran Tomaio d'Acquinoci cui egli fu molto fami- 
gliare. La verace fama della fantità di quefto noitro Beato Padre, 
non pure ftabili,& illuftrò mirabilmente la fua Religione, & la 
noftra Città , ma anco la Lombardia tutta , la quale egli con la fua 
divina eloquenza , & fanti efempj in gran parte riduce nella vera , 
& ficura via della falute . Il fuo facro Corpo fi ripofa a Bergamo 
fono l'Aitar maggiore di S.Bartolomeo, quivi per la total rovi- 
na di S. Domenico trasferito, finche riflbrga gloriofo, & im- 
mortale. 

DEL BEATO PAGANO MARTIRE. 

NOn men caro al fuo buon Padre, e Maeftro S.Domenico 
peri fuoi molti meriti, anzi d'avantaggio favorito da Dio 
fu il B. Pagano , poiché dal Santiflimo Patriarca eletto Inquifito- 
re, fu per difefa della verità fatto degno della gloriofa corona, & 
vittonofa palma del martirio . Traefle quefto B. Padre origine ò 
da Lecco, già del Territorio di Bergamo, ora del Ducato di Mi- 
lano, ò dalla famiglia de Leuci, quefto poco rileva alla gloria del 
Beato : bafta che egli fu onorato Cittadino di Bergamo , & or del 
Cielo . Vifle con fingolar integrità , & oflervanza nella Religione 
più di cinquantanni , & quaranta vi lefle con molta fua lode , e al- 
trui profitto tutte le feienze. Ritrovoflì per fua gran ventura al 

Ee z tem- 



220 VITA 

tempo del gloriofo martire S.Pietro, di cui non pur fuamanti£ 
jfrrno compagno nelle predicazioni ,& viaggi, ma emulo, & imi- 
taforezelantiflìmodeltefiie divine virtù, & fanti eièmpj,& fece 
ni ITofTervanza della Regola, nell'integrità della vita, & nel Audio 
delie facre lettere, Se maffime ne dogmi della Cattolica fede, Se 
religione talprogreflTo, che meritò effer Inquifitore digniffimo 
di Como. Quivi tutto accefo dell'amor di Dio, & della fallite 
delle anime , non perdonava a qual fatica , periglio, ò rif chio anco 
della vita egli fi folle, purché il campo delia Chiefa reftaflè dalla 
zizania delle erefie purgato, & mondo, & ridufle molti eretici 
ne! grembo della Chiefa . Si ritrovava a quei tempo nel territorio 
di Como un certo erefiarca , detto per nome Conrado Venofta, 
il quale moflbda fpirito diabolico , non potendo più fopportare, 
che il B, Pagano abbaffafle tanto la f«a infame fetta, & cotanto 
efaltaflè la Criftiana Chiefa, gli fece da certi luoi empj feguaci, 
mentre egli le ne flava in orazione in un certo luogo appreffo Co- 
tenna Terra della Valle Tellina,dare molte pugnalate, per le quali 
le ne pafsò a ricevere in Cielo la Corona del martirio , & della glo- 
ria il giorno del Protomartire S.Stefano Tanno del Signore 1277* 
fecondo il Razzi , e'1 Lufitano , ò fecondo altri tré anni prima . Et 
volle Iddio, che per maggior gloria del luo buon fervo foife dal 
compagno Frate Crifloftòro,& da due NotaridclTUfficio in vk- 
toriofo trionfo accompagnato , né quivi finì de manigoldi la bar- 
bara fierezza , perche un di loro più crudele, con una lancia palsò 
al già eftinto il petto ; Fu il luo facrato corpo con molta lolenni- 
tà,& riverenza portato a Como, & fepolto in S.Giovanni, po- 
fciaripoftonelPAltar Maggiore: è per Santo tenuto, & riverito. 
Dicefi, che nelPentrar il Santo Corpo in Chiefa, mandorno le 
ferite, & maffime quella del coftatofangue così bello, che d'uo- 
mo vivo più tofto parea , che di morto . Sette giorni flette a divo- 
zione del popolo nella Barra , mandando fempre vivo fangue non 
pure fenza livore , ò puzza , ma con foave più tofto , & grato odo- 
re. Per il che fu determinato nel Capitolo Generale celebrato in 
Milano Tanno feguente dopo il fuo martirio , che da Predicatori 
fofTe la làntità dì Pagano a popoli intimata, &publicati ifuoi mi- 
racoli, regiftrati negl'Annali della Religione. Et i molti voti a 
lui offertilono chiariffimi teftimonj ,& della molta fantità di que- 
llo B» Mar tire, & della lingolar divozione de popoli a luiricorfi, 

& 



DEL B. PAGANO. in 

& delle grazie, & favori per li fuoi meriti, & preghiere ricevuti 
dal Signore, mirabile ne'fooi Santi* 

DEL BEATO VENTURINA 

N Acque il bene avventurato Venturino in Bergamo (uà Pa- 
tria , dell'antica , & nobile famiglia de Cerefoli l'anno 1 302, , 
dio Padre, che Lorenzo fi chiamava, leffe pubblicamente in Ber- 
gamo Grammatica, Dialettica, & altre feienze. Sotto la cui di- 
sciplina fece Venturino in breve sì onorato progreffò,che ben 
averebbe, ancor giovine, potuto efequire l'ufficio del Padre egre- 
giamente^ Fin da fanciullo fu molto amator de poverelli; Laon- 
de incontrandolo un giorno il Padre nell'ufcir di cafa , gli diman- 
dò , che cofa avea in feno : egli rifpofe con molta modeftia , Pomi, 
chéporto a miei cari compagni: noti ofando per tema confèflar 
ch'erano pezzi di pane per dar a poverelli: per il che facendogli 
il Padre aprir il feno, gl'apparvero, cofa in vero mirabile, & di- 
vina , non quali erano in verità pezzi di pane , ma pomi, come det- 
to avea Venturino, per il qual ftupendo miracolo s'accefe di mo- 
do il buon Giovine dell'amor di Dio , & di defiderio di fervi? 
S. D. IVI., che rifolveffi entrare nella Religione de Predicatori: ove 
fi diede con sì mirabile fervore all'offcrvanza della Regola, all' 
orazione, & mortificazione, & al ftudio delle facre lettere, che a 
Padri era di molta ammirazione, & di confolazione infieme; a 
fuoi uguali d'efempio, & fanta emulazione, & a tutto il Convento 
di grande cfpettazione,umile,modefto,affabile con timi. Ordi- 
nato Sacerdote , celebrava ogni giorno con tanta riverenza , & di- 
vozione , che dolcemente rapiva i circoftanti anco tal'ora in eftafi 
confeco. Se alcuno andava a lui per qualche infermità,congran- 
diflìma umiltà a S. Domenico perciò lo rimandava , chiamandoli 
peccatore di tanta grazia indegno : tuttavia molti , toccando con 
fede le fue veftimenta , erano fatti mirabilmente limi . Fra quali (i 
legge d'una nobil Matrona Bologne(e,che fpafmiando di dolor 
di teda per una percofla d'un occhio, ricevuta dal Beato Padre 
la benedizione, fubito fi fentì libera dal dolore. Amava il buon 
Servo di Dio la volontaria povertà fingolarmente , & perciò vefti 
viliffime tifava, & quando gli n'erano date delle buone, con altre 
le permutava aflai men buone : nulla egli di proprio ritcneva,& fé 

gl'era 



api VITA 

gì Vra donata alcuna eofa, ò la ricurva , od accettandola, la diftri- 
buivaa'bifognofi: dormiva vefìito, cavate fol lefcarpe:in viag- 
gio viveva d'demofinc (blamente: onde ritrovandoli un giorno 
a Francolino Porto di Ferrara per andare a Venezia, & non aven- 
do da pagarla barca, raccomandatofi il buon Padre con gran fi- 
ducia a Dio: indi a poco fu miracolofatnente da un Angelo, in 
forma dunbelliffimo giovine, prima riftorato,pofciafopra una 
velociffima barchetta in breviffimo fpazio d'ora traghettato a 
Chioza: & quivi (parve in un baleno, & il legno, & il divin Noc- 
chiero infìeme. Et fimile miracolo gli occorfe al fiume Rodano 
parimente, per andartene in Avignone, In Bologna fu veduto 
innalzato tanto da terra, quanto era l'altezza delllmagine della 
B. Vergine , avanti la quale egli faceva orazione , mentre un certo 
maligno era andato per accularlo di certe ingiutte querele: & qui- 
vi udì la Vergine, che parlava feco: per il che tutto ftupefatto (1 
compunfe,& l'ebbe poi fempre in gran venerazione. Ebbe ar- 
dentiffimo defiderio d'andar nell'Oriente, per ridurre quelle gen 
ti al vero culto, ma per Divin volere mandato a Venezia, non 
puotèqueftofiiobuonpenfieroefequire. Faceva con tanto fer- 
yor di (pi rito orazione,chc rimanendo egli fovente come morto, 
il corpo da terra in aria infìeme con la mente fi levava . In yicenza 
dimorando egli dopo il Matutino una notte in orazione, fu vedu- 
to con una corona in capo tanto rifplendente , che illuftrava tutto 
quel luogo intorno . Et nel medefimo luogo facendo il B. Padre 
un'altra volta orazione avanti l'immagine d'un Crocifiilb, fu ve- 
duto ufeire da piedi d'eflb Crocififlb un raggio chiariffìmo, che 
percuoteva nella faccia di Venturino . Celebrava con sì fervente 
fpirito Meda ogni giorno , che nell'entrar a dir le fecrete , vedeva- 
no i circonftanti nel volto del Santo Padre un sì meravigliofo 
fplendore , che refiavano abbagliati . Ufeire taKora dalla (uà boc- 
ca fu veduta, mentre leggeva l'È vangelo, una chiariffima luce, 
che fembrava un lampo ; & un candido augelletto anco fovente . 
Nell'atto della confecrazione veniva da una rifplendente nuvo- 
letta ingombrato, & ad ogni parola che proferiva della confe- 
crazione , pareva che dalla nuvola ufeifle un bel raggio di fuoco . 
Nella elevazione dell'Odia Santifiima fu molte volte veduto un 
bellifìimo fanciullo nelle fue mani , & eflb elevato in aria pari men- 
te : Et quefto accade in inaiti Luoghi , & maffime in Bologna nell 7 

Altare 



DEL B. VENTURINO. iftf 

Altare di San Domenico; & in Bologna pure celebrando egli & 
S. Maria Maddalena, una delle Venerande Madri di quel Mona- 
fiero, vidde nel levarli POftia il volto del B. Venturino di tanta 
luce accefo , che fembrava il Sole ; & una voce udì , che dir parca : 
tal era la faccia di Mosè, quando con Dio parlava. Et tutte que- 
fìe meraviglie, ancorché foflero di già palefi,&manifefte, alcuni 
tuttavia non le credevano totalmente: fra quali fu una Matrona 
Bolognefe detta Mina, la quale a quefto effetto appunto fé ne ven- 
ne un giorno alla Mefladel B. Padre, per vedere fé tante cofe il 
andavano di lui dicendo erano vere: lequalico'proprjocchjelia 
fcuoperfe chiaramente : percioche ftando elfa alla fiia Mefla, ncIP 
elevazione dell'Odia , vidde f tender una rilucentiffima nuvoletta, 
che di modo il B. Celebrante ricoperfe , che la curiofa Donna noi 
puotèpiù vedere fin dopo la communione, quando falutò il po- 
polo: per il che rimafe Mina ftupcfatta,& chiara: laonde andava 
dicendo: Ecce Sacerdos magnus, qui in diebus fùis placuit Dea . 
NelPentrare il Beato Venturino in, qualche Città, ò Terra, i po- 
poli a garra con grande allegrezza l'andavano ad incontrare: 
& beato colui fi riputava, che gli poteva Porlo folo toccar 
delle fue vefti • Mentre egli predicava , fi vedevano ora quafi 
raggi di fuoco ufeir dalla fua faccia , ora una fplendidiflima 
colonna fopra il capo : quando una candidiffima colomba an- 
dar , fènza mover Pali , (òpra il popolo volando : & talvolta 
ancora apparvero le fùe vefti , a guifa d'un notturno feren dì 
ftelle adorno . L'anno di noftra falute 1355. , prefo per com- 
pagno Fra Nicolò da Favenza fi trasferì a Bergamo fua Patria, 
& il giorno di S. Mattia incominciò con tanta grazia , & con- 
corfo di gente a predicare , che non baftarono le Chiefè, né le 
piazze a capirla : & qui gli fu veduta mentre ei predicava l'imagi - 
ne della Santiffirra Trinità fopra la tefta,& un'altra fiata Gesù 
Crifto accompagn ito da molti Angeli ,& da due Rati dell'Ordi- 
ne, i quali uno alia deftra,& l'altro alla finiftra pareano tener un 
libro aperto, nel qual il B. P. leggeffe quello che diceva. Et in 
quei giorni appunto convertì un certo capo d'aflaffini detto Ga£ 
parino, & molti defuoi compagni ancora, nel qual tempo fu ve- 
duto un terribile fquadrone di Demonj , che con impeto , e furo- 
re fé ne fuggivano dalla noftra Città , cacciati (come effi gridando 
affermavano) dalla virtù di Venturino. Dicefi che in Urgnano 

Ca- 



n\ y i t a 

Cartello illuftre perla felice memoria del Cardinale Albano, & fu* 
Famiglia, difputandofi della fantità di Venturino, un tuo divoto, 
così ispirato da Dio , in testimonio della verità, tenne buona pez- 
za il piede nel fuoco, fenza pur abbruggiarfi ne anco tantin la 
fcarpa,&fenzafentir un minimo dolore; per il che fùpofeia te- 
nuto anco in maggior fìinia* Predille al fratello Giacomo per 
nome, la morte d'un fuo figliuolo per il troppo grand'amor che 
gli portava, Conduflè proceffionalmente a Roma a vìiitare i 
Corpi de SS. Pietro, & Paolo, & d'altri Santi, molti fuoi devoti 
penitenti in abito di pellegrini , 8c nell'entrare nelle Città , & nelle 
Terre gridavano tutti aduna voce : Pace, Penitenza, & Mifèri- 
cordia : battendoti con certe corde fatte a nodi, mentre dicevano 
cinque Pater nofter,& cinque Ave Maria. Et prima che giuri- 
geflero in Fiorenza una divota gentildonna chiamata Thora, 
ftando in oraziane vidde inaria, come in un cerchio d'oro una 
Imagine della Madonna col fuo Figlio in bracchio, che parea fa- 
vellafle con un Frate Domenicano , che avanti gli flava in genoc- 
chioni,&cheaqueftofpettacoloconcorrcfle tutto il popolo di 
Fiorenza. Giunto non molto doppo quivi con le compagnie il 
Padre, conobbe la di vota Donna , che quefti era quegli appunto , 
che nella mirabile viiìonc l'era apparta. Anzi un Eremita di farc- 
ia vita in Fiorenza prediffe molti giorni avanti la venuta di que- 
ftoB, P* manifeftando le fue virtù mera vigliofe. InSiena predi- 
cando furono vedute ardentiffi me fiamme ufeir dalla fua fèccia. 
Arrivato con le numerofe , & di vote compagnie in Roma , viiitò 
con loro i fanti Corpi, & predicò in molte Chiefe,& maffime in 
Campidoglio, per non poter la gente capir in altro luogo, ove 
avendo un certo temerario al B. Padre i mpofto lìlenzio , non pri- 
ma fu fornita la predica, che fu portato con ecceflìvo dolor di 
tefta a cafa mezzo morto, per giudo giudizio di Dio . Ritornato 
il fanto Padre a Bergamo , fi diede fra se fteflb a penfere alla vera- 
mente eroica imprefa dell'acquilo di Terra Santa inOriente,la 
qual da Benedetto Duodecimo proibita, gli fu da Clemente Serto 
conceflTa finalmente s drtta quale fu eletto Umberto Delfino di 
Vienna, uomo di (ingoiar bontà, Se valore, amiciflìmo del B.P. 
Capitano Generale, il quale con un groflfo,& valorofo efercito 
s'inviò verta PAchaja, indi trattenendo^ egli nell'Itala di Ne- 
groponte per afpettare il rimanente delle compagnie : il tanto Pa- 
dre 



DEL % VENTURINO. 22$ 

drefopraprefo dai malagevoli, & longhi viaggi, & dalle conti- 
nue, & graviftime fatiche, cadde in una infirmjtà mortale. Per 
la quale etìfendo egli di già fatto vecchio, fé ne pafsò felice, & fa- 
cilmente all'etèrna gloria allÌ28.di Marzo Panno 1546., nel cui 
gloriofotranfito fi legge, che apparve il fuo volto tanto rifplen- 
dente, che ben fu chiaro teftimonio della gloria, che godeva 
quell'anima beata in Paradifò. Molte grazie concefle Iddio per 
i meriti di quefto gloriofo Padre in vita,& molte doppo morte a 
fuoi divoti . Liberò vivendo con le fue orazioni una povera gio- 
vine dall'infamia, ad un'altra con tal mezzo in Bologna grave- 
mente tentata ottenne la vittoria. Il fìidetto Principe Umberto 
atteftò, che quéfto fanto Padre in Francia avea rifufeitato un 
morto. La Priora di S. Maria Maddalena in Bologna ritrovan- 
doli da graviffime febri afflitta , ricorfe per ajuto al B. Venturino, 
già di quefta mortai vita ufeito , il quale apparendole , & con l'ac- 
qua benedetta afpergendole la faccia, fi fentì fubko libera affat- 
to^ in memoria di ciò volle che Pimagine del gloriofo Padre 
fofle nel Monafterio dipinta, & dalle Monache onorata. Et i 
molti voti offerti inSmirna nella Chiefa dell'Ordine al fanto Pa- 
dre quivi fepolto , non lafciano occaiìone alcuna di dubitare del- 
la fua molta fantità,& grazia appreflb Dio: fcriffe egli molte, Se 
molto divote lettere a divertì, che pur fi trovano anco tuttavia. 
A Bergamo dia Patria fondò il Monatìero, & la Chiefa delle Ven* 
Monache di S. Marta fua di vota, ove veftì unafuaforella con al- 
tre fue compagne, il fantifììmoefcmpio delle quali hanno pof eia 
feguito,& feguitano anco tuttavia tutte l'altre, come diciamo 
nella terza parte , & canta il Paterno Teatro parimente . 

DEL BEATO LUIGI VESCOVO DI MANTOVA. 

SE queldivin oracolo della ragion Canonica, e Civile Alberi- 
co gran Giurila , di cui parliamo più diffufamente nella terza 
parte, ha con Peccellentiffitmfua dottrina illustrata l'antica flia 
famiglia di Rofciate , & Bergamo fua Patria parimente : ha molto 
più refa d'immortal gloria degna e l'una , e l'altra, & d'avantaggio 
alla fua Religione recato g£anfplendore con la molta fantità del* 
la vita,& col meritato grado Epifcopale HB. Luigi ,Vefcovodi 
Mantova, il quale da giovine prefo IWbito Domenicano in S.Ste- 

Ff fano 



ia6 VITA 

fano Panno 1439, fi diede con tanto fcrvor di fpirito all'imitazio- 
ne delibo gran Patriarca S.Domenico, all'inviolabile offervan- 
za della Regola , all'orazione , alla mortificazione, & al ftudio del- 
le più degne feienze , che in breve acquiftofli , & appo Dio , & ap- 
po gli uomini grazia, & merito (ingoiare. Percioche da Padri 
mandato a Padova al dottoratola per molto (uo valore giu- 
dicato degno Lettore di Teologia, & Filofofia di quella Città 
con molto fuo , e altrui profitto , & quindi Predicatore a Manto- 
va \ ove datoli in mille iiluftri prove , & occafioni a cono! cere Pa- 
dre di gran borita , prudenza , & valore , con indicibil , & univer- 
fal allegrezza di tutta iManto va , ne fu eletto , ancorché renitente , 
in luogo del B. Giacomo pur Domenicano , digniffimo Paftore . 
Nel qeal ufficio portofli con tanta prudenza , carità , & vigilanza 
, vedo il Clero , la Nobiltà , & la Plebe , che riufeì amabile , & am- 
mirabile appretto tutti, caro a buoni formidabile a cattivi, pia- 
cevole ad ogn'uno , fuori che a sé fteffb . Trentanni vifle il B.Lui- 
gi nella Religione Tempre ingranftima di fingolar integrità ap- 

}3reflb i Padri, & nove nella cura,& dignità Epifcopale, nella qu3« 
e doppo aver con dupplicato fi atto tantamente trafficato iluoi 
talenti, ammaeftrando con ogni pazienza, & dottrina il fuo di- 
letto grege, correggendolo con carità, caligandolo con pru- 
denza, amminiftrandogli con diligenza i Santi Sacramenti, & 
largamente difpenfàndo a poveri l'entrate per amor di Dio alli 
10. d'Aprile Tanno del Signore 1469. terminò la fua mortai vita, 
& diede alTimmortal alto principio, & nelTufcir quell'anima bea> 
?a, fu veduto un meravigìiofofplendore intorno il letto, ove già 
cea , & udita Angelica voce , che dicea : tuge ferve bone , &fide- 
lis intra ingaudìum Domini tui : indi fi fparfe la camera d'un ioa* 
viffimo'odore, Fùfepellito con onorata pompa in S. Luca, ora 
ti chiama S.Domenico : chiaro per molte grazie , che li compiace 
iddio operare per iglorioii meriti, & pie interceflìoni di quello 
^uo sì buon fervo fedele anco tutt" ora . 

DEL BEATO PIETRO- 

HA' la nofìra Città partorito molto , & molti degni figliuoli a 
diverte Religioni , & maflime alla Domenicana in varj tem- 
pi , uà quali è anco , oltre i fudetti il B. Pietro deli'an tica , & nobi- 
le 



DEL B. PIETRO. 227 

le famiglia de Malduri . Quelli refle, & riformò il ftudio di Eolo- 
gnaegregiamente,& per faina (ingoiar bontà, & dottrina fu (li- 
mato e in vita, &doppo morte un Santo. Laonde felice ogn'un 
fi riputava, cui foffe (lato con ceffo poter avere ne'luoi travaglj 
qualche fuo confèglio, per ii che concorrevano a lui perfone 
d'ogni intorno, chi per confeflTarfi, chi per confolarfi, chi per 
consigliarli , & altri per altri lor Spirituali affari . Quindi fi legge , 
che liberò dall'onde impetuofe della Trebbia , un certo Contadi- 
no, il quale moffo dalla fama della fantità del B. Pietro , fé n'anda- 
va a lui per conleglio a Piacenza, cui eflendo apparfo un Frate 
dell'Ordine di S. Domenico , il buon uomo entrato in S. Giovan- 
ni in Canali, incontrò il Beato, & conobbe chiaramente efler quel 
Frate appunto , che l'avea dal pericolo del fiume liberato , & non 
avendo il Contadino raccontato ancor il fuobifogno,gli fu dal 
Beato Padre Maldnra narrato quanto nel viaggio gli foffe acca- 
duto^ la cagione della fua venuta, onde informato beniffimo 
d'ogni colà , fé ne ritornò lieto , e contento a caia . Del qual mira- 
bil fatto fparfàfi la fama , fu tenuto perciò anco in maggior (lima , 
laonde era chiamato oracolo de dubioii, rifugio de tribolati, 
conforto de gli afflitti . In Piacenza parimente alcuni poveri in- 
fermi fuoi divoti , mangiato il pane da elTo benedetto, ricuperor- 
tìo la fanità intieramente. Molte altre grazie fi può credere eh* 
abbia fatte il Signore ad interceffione di quello fuo buon fervo in 
vita,che non fono pervenute alla notizia noiìra. Compofe que- 
fio gran Padre in Piacenza la meraviglìofa Tavola, & le dottifli- 
me Concordanze di tutte l'Opere di S. Tomaio con sì mirabile 
ordine, & regiftro , che può ogn'uno qualsivoglia materia da eflb 
trattata faciliflimamente ritrovare, oltre quello ch'ha fcritto fo- 
pra molti libri della Scrittura Sacra , ove fi vede chiaro Teccellen- 
za deiringegno, & valor fuo , le quali fatiche fi ritrovano nelle Li- 
brarie della Religione* Dormì nel Signore gli anni di noflra fa- 
Iute 1470. alti 15. Ottobre» Dicefi, che nella barra ei fudò fan- 
gue,& in teflimoniodi ciò fi vedea dipinto nel Convento, & nel 
Duomo di Piacenza con la faccia di color fanguigno, la quale 
afeiugata con un panno di lino vi redo odore foaviflimo col farr- 
gue,la Città di Piacenza in teflimonio della fantità del B. Padre, 
& della molta riverenza, che ella portava al fuo gran .merito , Se 
valore il fece afpefe pubbliche inun' onorato depofìto,netl& dei- 

Ff % ta 



218 VITA 

taChiefa di S.Giovanni in Canali degnamente fepcllirc. Vivo fu 
caro a Dio, & morto altresì : il che dimoftrano chiaramente i voti, 
& le tavolette al fuo fepolcro affifle in molta copia . Nella Capella 
di S. Tomaio d'Aquino, di cui il B. Padre era flato in particolare 
niolro divnto, fi vedeva l'effigie fua di rilievo nella pietra fopra 
P Arca fcolpita nobilmente , & (òpra ella Pimagine pure deÌPiftef- 
fo B. Padre dipinta nel muro , con un Crocififlò nella finiftra ma- 
no^ nella defìra un libro con un giglio, & fottofcritte quefte 
parole appunto : B e atus Petrus de Bergomo Magìfter inTheolo- 
già 1484. <//> i6.Apri/is : il qual numero dinota più tofto il tempo 
della invenzione, che della oddornizione del Beato: poiché egli 
pafsò allabeatavita Panno 1470. alli 15. Ottobre, come abbiamo 
detto, & affermano quelli, eh 1 hanno di lui fatto mentione,&aI 
rimpetto delPimagine del Beato era parimente dipinto un Frate 
detP Ordine medetìmo de Predicatori, cui fotto fi leggeva: 
Fr. A meri cu s de Zi li ano de Piacenti a Magifier Generalis: & fra 
Pun , & Paltro , la figura d'un uomo con le ginocchia piegate, & le 
man giunte verio il B.Pietro , che rapprdentava eflere al B. Padre, 
dal fudetto Generale apprefentato, il cui nome txzjoannes di 
Lieto. Ma quinci per occafìone della fabbrica della Chiefa, anzi 
per maggior riverenza di sì gloriofo Padre , fu con m olta folenni- 
tà 9 & divozione nelPAltar maggiore Panno 1585. alli 14. di Mag- 
gio trafportato : per la cui traslazione eflendofi aperta P Arca , fu- 
rono le vefti dei B. Padre inconfonte , & così fode ritrovate , come 
fé nome gli folfero fiate parte indotio allora : chiarillimo tefiimo- 
nio dell'integrità del buonMaldura: che il Signore ci faccia de- 
gni di veder in Cielo» 

DEL BEATO CRISTOFFORO. 

ERano pochi giorni prima molti de noflri Cittadini, dando de 
buoni calci al mondo , entrati a fervir di tutto cuore a Dio in 
diverte Religioni ; quando il (aggio Alzano (che della nobil fami- 
glia Alzana era il E. CriftofToro appunto ) moflb da interna infpi- 
razione, & dal novello, &fanto efempiodefuoi compatriotti,{ì 
riiolvè,con Pajuto della Divina grazia, entrare finalmente anch' 
egli nella Domenicana Religione: ntlla quale ci ville tempre in 
ianta,& inviolabile offervanza degli ordini, & de voti, de quali 

in 



DEL B. CRISTOFFORO. 229 

in vita non tralafciò un jota. Laonde a prova bcniffinio cono- 
sciuto il luo molto merito , & valore , fu eletto Priore a Bergamo 
fua Patria : nel qual' ufficio non ingannò punto l'ottima fperanza, 
ch'aveano di lui concettai Padri: pofciache nelle occorrenze, & 
affari del Convento , & maffime neile colè all'oflervanza della Re- 
gola^ al culto di Dio appartenenti fu cosìprovido,follecito f 
& zelante, che non perdonava a qual fi fofle travaglio, ò fatica, 
affine che & la Chiefa fofle degnamente officiata , & i decreti della 
Religione compitamente oflervati , & la Famiglia fedelmente 
provifta ne'bflogni. Fornito il tempo del fuo Priorato, & certo 
con fua fomma lode, & bene altrui: fu latto Inquilitore, il quai 
fanto ufficio efercitò con tanta carità , prudenza, & vigilanza, che 
defiderare non fi poteva una maggiore . Et finalmente dopo mol- 
te fatiche fofiferte per amordi Crifto,& per onor della (uà Santa 
Chiefa, fé n'andò a riceverne la condegna mercede inParadifo 
alli i6.di Maggio l'anno 1 499., & fu fepolto in Ferrara agl'Angeli, 
Chiefa dell'Ordine : chiaro per molte grazie da Dio conceffe a fue 
preghiere a molti. Et di queflo parimente fra gl'altri Beati della 
Religione , fi vedeva al vivo efprefla la divotaimaginenelChio- 
ftro di S. Domenico, ove ei prefe l'abito: con un Crocififlb in 
mano a dinotare, che fi come iì gran martire Criftofforo, fu per- 
che portò, come fi dice, oltre ilmarefoprale fpalle, Grido , così 
detto: così il noftroF. Alzano, perche portò mai fempre, non su 
le fpalle , ma (colpito nel cuore il ino Signore in Croce , avea & tal 
nome , & tal falutifero contrafegno meritato . 

DEL BEATO FRANCESCO TERTIARIO. 

Vide alcun tempo queft'uomo di Dio con grande aufterità vi- 
ta eremitica ne' iolitarj bofehi di Cenate.onde ei traffe l'ori- 
gine, e'1 cognome, & ove foftenne molte afpre battaglie dal com- 
mun nemico, ma finalmente per la commodi tà di frequentar le 
Chiefe,&i Santi Sacramenti, fi ridufle alla Città, & prefe ftanza 
vìcinaalla Chiefa di S. Domenico , della cui regola ,& inftituto fu 
il B.Francefco fempre di votiffimo,& perciò prefeanco l'Abito 
de Tertiarii della Religione , per il che datoli più che mai il buon 
fervo di Dio allo fpirito , alla mortificazione , & all'opere di pietà 
ipirituali , & corporali , con gran carità , & fervore , i giorni di la- 
voro attendendo a procacciarli con la fua induflria il vitto elve- 

Aito, 



2?o VITA DEL B. FRANCESCO. 

ftito , & quello , che da nceeììàrj bifogni gTavanzava \ diftr ibni va 
apoveridiCrifto, la feda ttìtta (pendeva in fervizio dei Signore, 
& de fratelli, non era nojofò, od importuno ad alcuno, ma pa- 
ziente, & benigno verfo tutti. AvcvajComes'èdettoJaliia abi- 
tazione preflb alla Chicfà de Predicatori, laonde ogni giorno, & 
certo con mirabile divozione, & attenzione udiva la Santa Mef- 
ia ,& fovente anco i Divini Offici , «5: maffime i giorni feftivi , & le 
prediche, recitando con gran fervor difpirito invece delle Ore 
Canoniche la Corona, ò il Rofario della Madonna, della quale 
era egli in particolar divoto fopra modo,& levandofi a meza not- 
te al legno del Maturino s'occupava tutto quel tempo in orazio- 
ni , in meditazioni, e in difcipline ,ogni fettimana faceva con grati 
preparazione, & riverenza la SantiiììmaCommunìone, ogni me- 
te viihava con indicibile affetto di carità, quando gli Qf pitali, Se 
quando le prigioni, donando quelli alla pazienza, <k quelli ali* 
emendazione de coflumi , ogni anno peregrinava con molto (èrc- 
timento di religione a qualche luogo di divozione particolare, 
per i quali, & altri molti efercizj di carità, & pietà Cnftiana egli 
meritò riceverne dal Signore la copiofa , & condegna mercede i n 
Paradifo l'ultimo di Maggio Panno 1596., i cui glorioii meriti 
quanto fiano Tempre (iati cari a Dio , atteftano chiaramente i voti, 
& le Tavolette, che dalla Chiefa di S. Domenico, ove fu fepolto 
furono per la total mina del Tempio, & del Convento», infume 
con il Beato Corpo transferte parte in S. Bartolomeo, & parte ir* 
S* Marta , ove al prefente ripof a v tenuto da quelle Reverende Ma- 
dri in molta riverenza ; Ma fra l'altre grazie, rifanò un figliuolo 
nella contrata di Colognoìada una infermità mortale Tanno 1540» 
come fi legge in una Tavoletta nella Chiefe diS. Bartptomeo,li- 
bero dal fpafimoun Matteo CerefbFo,peréfirerglì ftata cavata una 
pietra L'annoi 545.111 testimonio della qua! ottenuta grazia fece di- 
pingereTXmaginedel B. Frarreefco in nn^ tavoletta in S» Marta» 
Et un EccelfcmifkFifico della nofìra Città, di cui fi tace per buon 
rifpetto il nome , avotatofi a qne^o Santo fu Tanno 1605. dal mal 
della Pietra liberato nel nome del Signore* 

Nella prima impresone dique(}a feconda parte de Beati faflì 
gloriola memoria di molte molto dilette fpofe di Crifto del v^en* 
Monaflero di Matris Domini dì .quefta Domenicana Religione, 
ove rimettiamo il pio Lettore % che leggerla fia bramofo * 

DELr 



DELLA VENUTA DI S. BERNARDINO 
A BERGAMO- 

Glunfe il gloriofo P. S. Bernardino nella noftra Città Tanno di 
noftra ialute 1 41 1 . , cioè ailor' appunto , che ella lì ritrovava 
in mille calamità miferamente involta, percioche per cagione 
dello Scifma, ch'era durato quarantanni continui nella Chiefa, 
& per molte peftilenze, guerre, & mutazion de Stati, era sì fatta- 
mente fvenuta , che or mai non pareva quali più quella , che in bo- 
niffimo (lato iafeiata avevano molti antepaiiàti fuoi ottimi Parto- 
rì, & Cittadini: Percioche la maggior parte di efli, così nobili, 
come popolari s'èrano dati a briglia fciolta, lenza timor, fenza 
rifpetto alcuno -, ad ogni tòrte di (tetraggine , & di vizio . Le ftra- 
de eranof>rene d'a trattini , le terre di latrocini ,& violenze : le cofe 
della Religione, &divin culto diipregiate,i giorni feftivinonli 
conofeevano dai giorni di lavoro, fé non per li flettaceli, che lì 
celebravano, & fi frequentavano invece de Divini Uffici. S'ag- 
giungeva a quefti,& altri mah la contraria, & maladetta fattione 
de Guelfi , & Gibellini , che di già aveano porta tutta la mifera Ita- 
lia in e(terminio,conciofiache non v'era atto di crudeltà, & bar- 
baro coftume, che dairun,& l'altra parte non s'efercitafiè fiera- 
mente, la cui inviperita rabbia, & infernal diicordia, Pautorità, 
& grazia del B. Bernardino , non folamente acquetò , & eftinfe, ma 
de capitaliflimi nemici ch'erano i nofìri fra di loro, divennero per 
opera di que fio f amo Padre cordialiffimi amici, onde fi contrat- 
terò anco molte parentele. Ventiquattro anni in circa dimorò 
fra noi quefto gran fervo di Dio, nel qual fpacio di tempo, oltre 
la converlione de moki oftinati peccatori , & altre imprefe di ni- 
ni ort al memoria , fabricò eflendo egli Guardiano in S.Francefco 
Tanno 1425. la Chiefa,& il Convento delle Grazie, che perciò il 
chiama S. Maria delle Grazie, ove conftituì una buonaFamiglia 
de Padri Zoccolanti , di cui egli fu primo cuftode , & mentre il B. 
Pad re , infìeme col Vefcovo , & con tutto il Clero , & il Popolo di 
Bergamo fé ne va proceffionalmente a mettere la prima pietra , fu 
veduto in aria un gran fplendorefopra il capo del Santo Padre in 
teflìrnonio che la Madre di Dio, Madre delle grazie aggradiva 
Peperà, & l 'affetto del fuo di voto fervo, & molto fi compiaceva 
efier quivi fèrvita,& onorata: il che ci vieni in un'antica pittura^ 

& 



a?* VITA 

& fottofcrittura , quivi fuori della Chiefa a man deftra per entrare 
rapprefentato chiaramente. Pietro Alzano donò al Tanto Padre 
cortefementc il tuo: & Francetco degl'Aregazzi Minorità Gre- 
monefe Vefcovo di Bergamo due anni dopò confacrò la Chiefa . 
In oltre s'hà per antica tradizione , che il Signore a prieghi di que- 
fto fuo buon iervo , fece miracolofamente (caturire quivi apprei- 
fo il Cafalino un fonte di cinque bocche d'acqua per abbeverare 
una gran moltitudine di gente , che lìtibonda, ièguiva il buon 
Santo per udire la parola di Dio , che egli andava per le ftrade , 8c 
peri campi predicando: overo,corne altri vogliono, in memo- 
ria della caduta di efio Santo ; ma fia come li voglia , quefto è cer- 
to , che quell'acqua ha mirabile virtù per cftinguere agP infermi , 
fenza alcun nocumento, la nojoià fete : anzi bevuta con pura fede, 
& divozione fa nelle febbri meravigliofe prove. Et poco dopo la 
fudetta fabbrica , diede alle Rever. Madri di Rofate , della cui ori- 
gine parliamo altrove in longo , la Regola , & la Riforma . A Clu- 
fone Terra onorata della Valle Seriana ^liberò con la fua prefenza, 
& orazione una cafa da un maligno fpirito infernale, che fingeva 
efiere l'anima d'un certo Montanaro, che prometteva fcuoprir 
un gran teforo, fé voleva il patron feguir il fuo configlio. Onde 
la noftra Città non ingrata de fegnalati favori , & benefici da que- 
fto gloriofo Padre ricevuti gli ha , dopo la fila Canonizazione , da 
Nicolò il Quinto l'anno 1450. celebrata, & Altari,&Tempj fab- 
bricato, & nella Città, & ne'Borghi,& altrove ancora in molte 
Terre, chiari, &illuftriteftimonj della molta divozione, & grata 
rimembranza noftra verfo il tanto benemerito fknto Padre • 

DEL BEATO DAMIANO. 

VIfle il buon Damiano della nobilifiìma famiglia de Carrari 
nei calamitofi tempi de Guelfi, e Gibellini ; ma quefto buon 
Gentiluomo non feguì però mai né quefta , ne quella fazion parti- 
colare , ma at tende va egli più tofto con molta prudenza , & carità 
a rappacificare ,& racconcigliare gl'animi difeordi, & mal affetti, 
& porgere continovi, & ardenti prieghi a Dio, che fi degnarle 
provedere a tanti mali; ma veggendo che le cofe andavano tutta- 
via di mal in peggio , fi riiol ve fuggirtene dal mondo , & andarte- 
ne a fervir Dio in qualche Religione . Rifplendeva allora per fru- 
golar 



DEL B. DAMIANO. a?3 

gelar fantità, & perfetta olservanza quafi luminofa ftella nel ftabi* 
te firmamento della Chicta la Religione Serafica fra l'altre; della 
cui bontà , Si dottrina la noftra Città altamente godeva ,& fi glo* 
riava. Et quefta s'elefle appunto Damiano per fermo, &ficuro 
porto della (ùa falute,ove ìkcz sì meravigliofo profitto, &nelP 
ofiervanzadepromeflfovoti,& in convertire anime aCrifto,che 
mandato a predicare in molte Città d'Italia, ne riportò &gran 
merito per sè r & frutto copiofo anco per altri, & maflìme in Cre- 
mona,ove raeconcigliò le difpietate,& difperate fazioni de Guel- 
fi , & Gibellini . Et quivi dopo aver quefto buon fedel fervo pru- 
dente de! Signore difpenfati ottimamente ifuoi talenti, pieno di 
buoni giorni, & ricco di molti meriti fé ne pafsò alla mercede in 
Cielo l'anno 1401,, & chiaro per miracoli, fu giudicato degno 
d'eftere frale gloriole, & innumerabili fchiere de Beati annovera- 
to : il Corpo in CremonanellaChieladeirQrdine r tenuto in molta 
ftima fi ripofa ~ 

DEL B. DANIELE MINOR OSSERVANTE. 

FU, come puoffi agevolmente congetturare dal tempo che 
vifle quefto Beato Padre r uno di quei primi ben avventurati 
figliuoli , che partorì con le faconde , & feconde lue predicazioni 
alla Religione de Minori OflTcrvanti il P.3. Bernardino, mentre 
con indicibil frutto predicò in molte Terre della Valle Seriana , & 
maffime in Nembro, Patria appunto del B.Daniele. Queftideli* 
ozio capitaliffimo nemico s'occupava tèmpre ò negl'uffici della 
Chiefà,òne'carichi del Convento, Ònegl'efercizj della propria 
cella : vifitava volentieri gì' infermi, e i carcerati , & con gran 
frutto: femplice,& prudente infieme nel parlare,^ operare: be* 
nignoin ammonire, & correggere i peccatori ,&affiduo in pre- 
gar anco per loro. Il che veggendo i Padri, con certa fperanza 
d'ottimo profitto, lo deputorno ad udir le Confeffioni, ancorché 
fichiamaffedi tal ufficio indegno, nel qual fantiflìmoefercizio 
s'adoprò con molto fuo merito ,.& bene altrui fin' all'ultima fua 
vecchiaia. Giace inficme con un'altro Beato Padre, di cui non 
fi sa il nome, nella Capella dell'Immacolata Concezzione della 
Madonna , che prima fu di S. Bernardino , ove era l'immagine dei 
Beato, & per entro il Chioftro maggiore fi vede un'altra fu a etti- 

Gg gic, 



*H VITA 

gic,& un'altra parimente neirOratorio di S. Margherita conti- 
guo alla Chiefa , & diceiì che fu dell' onoratiffima famiglia <k 
Tirabofchi . 

DEL BEATO CHERUBINO. 

Giace quefto Beato Padre in Campo Eaflb in San Giovanni $ 
Chidà de Padri, tenuto da tutta la Puglia, anzi da tutta k 
Religione, per le molte grazie ch'ei fa , in gran venerazione. 
Quelli non {blamente fu apprefib tutti i Padri molto chiaro ira 
vìnti 9 e in fantuà^ ma appo molti Principi , e Signori ancora. 
Perciochè nella terza parte delle Croniche Francefcane fi rac- 
conta, che eflendo egli Guardiano di Nocera^ Provincia di Sant* 
Angelo nella Puglia , la Moglie del ViceRè, per nome Betta, im- 
petrò da Dio , per i meriti ,& prieghi di quefto fuo buon Servo la 
miracolola ianità ad un fuo figliuolo, che abbandonatola Me- 
dici flava per fpirar Palma d'ora in ora, per il che il B. Padre per 
efler molto vecchio, & macerato da i digiuni, fattoli da effa Si- 
gnora lèrvire d'una mula, fé n'andò al Convento di Campo Baffo, 
ove dille, che per la iàlute del figliuolo dovea morire, & così fu 
appunto. Perciocheben dif polio, & preparato fenza perturba- 
zione alcuna ? fe ne pafsò quietamente , quali dormendo , alla bea- 
ta vita. Per i cui meriti concede il Signore a fuoi divoti molte 
grazie. Et fu, dicefi, de'Machafoli appunto. 

DEL VEN. F. BARTOLOMEO. 

LEggcfi nella quarta parte delle Croniche di S. Francefco , che 
a Mantova nella Chiefa di effo Santo è fepolto quello in vero 
Venerando Padre, fopra la cui fèpoltura li legge quefto breve sì, 
ma illuftre Elogio ; Bartholornao Bergomenfì Homini Dei. Qui 
obtit annoile, die ultima Ju/ii. Dal quale puofli chiaramente 
comprendere quanto quefto buon Servo del Signore foffe caro 
a Dio, avendo meritato chiamarfi Uomo di S.D.M, , del qual 
illuftre titolo fono flati anco molti altri amici famigliari di Dio, 
per divede loro fegnaiate virtù , così nell'antico, come'ncl nuovo 
Teftamento onoriti : come Mosè per il zelo delPonor di Dio: 
Daniele per la tua manfuetudine, & pazienza: Semea per la fua 

ubbi- 



DFl FEN. F. BARTOLOMEO. 235 
obbidienza : Sant'Andrea Apoftoio per ia (uà innocenza : S. Bar- 
tolomeo per la lua fortezza ; & altri ancora per altre Divine qua- 
lità, & perièzzioni , perche fommamente cari a Dio, così detti: 
come il noftro Beato Bartolomeo per la gran (uà carità, umiltà, 
& fofferenza parimente chiamato Uomo di Dio . 

Et di quefte Serafica Religione fi leggono parimente nella pri- 
ma impresone di quefta feconda parte, molte Serafiche Serve 
del Signore nel Ven. Monaftero di Rofate. 

DEL BEATO GHERARDO EREMITANO 
VESCOVO DI SAVONA. 

FU 1 il B.Gherardo deirilluftre famiglia de'Carrarr, come atte- 
fta la confante fama, & affermano quelli di Serioalta, Terra 
onorata della Valle Brerabana fìiperiore, ond'ebbe egli t'amica 
fua origine, in età di circa viti timi' anno prete t'abito dell'Ordine 
Eremitano neffa Chiefa de SS. Filippo, eGiacoma, ora diSant* 
Agoftino* Novizio, amò fingolarmente la caitità, V umiltà , 8c 
l'ubbidienza . Studente y attefe con meravigliofo ardore all'urna- 
na,& alla Divina filofofia : né tralafciò però giamai l'cftrcizio dell 1 
orazione , & mortificazione quotidiana. Mandato ai ffaftio di 
Parigi, non pur vi fu con gran dia riputazione dottorato, ma 
eletto pubfico Tenore univerfale: nel qual tempo efpofe divina- 
mente il M adiro delle fentenze,&finl due colibetti. Indi man- 
dato a Savona, Ielle publicameme r & interpretò egregiamente ì 
Decretali . Quivi efiendofi il buon Padre, leggendo, Se predican- 
do con gran fua lode, & b€ne altrui trattenuto molti giorni ;vi ne 
fu, oltre ogni fuo penfiero eletto digniffimo Pafiore, Nel cui 
officio non tralafciò' cofa, che ad ottimo Prelato, & Padre ap- 
partenere, a prò della ina cara greggia . Et perche era egli molto 
caro a Dio, i mpetrò da S. D. M. al fuo diletto popolo la liberazio- 
ne d'una crudeliffima pefiilenza . Riduffe a miglior forma a fue 
proprie fpefe un certo antico, & dirupato Monaftero fuori di 
Savona : & vi pofe una buona famiglia de Padri della fua Religio- 
ne. Efpofe eccellèntemente l'Epiftola di S. Paolo agli Ebrei , e i 
Cantici di Salomone: compoie altresì unTrattatodi Religione^ 
& altre opere di lui degne , che fin'oi'a non fon venute alla notizia» 
»»©*&a 9 Bramofo di riveder ramata fua Patria ,fe ne venne a Bar- 



tp6 VITA 

gamo , & fi compiacque alloggiare nel fuo Monaftero : ove poca 
dopo finì li fiioi buoni giorni Panno 1355. con chiari legni d'efiTer 
caro a Dio : Per il che Raffael Volaterano nel 20Jib.de Commenta 
dell'Ordine Eremitano affcrmaeilèrefrà Beati del Cielannorera- 
tò. Fanno in oltredi luionoratiflìma menzione F. Giacomo Fi- 
lippo nel 13.lib.del fìiofupplimento: Artemano AJemano nella 
fualftoria: Giovati Abase Sipano nel lib. degli Eccl. Scrittori.: 
F. Giufeppe Panfilo Veicolo di Segna nella Cronica dell'Ordine: 
& il Paterno Teatro : ma aflai più degna il Chorode Beati. Giace 
il ino corpo per entro il Choro dellaìbdetta Chiefa di S. Agoftino 
ove ei prefe l'abito , & fece profeflìone , & ivi li vede la fua 
propria effigie* 

DEL Bo MARTINO CANONICO REGOLARE. 

DEgno, & onorato Cittadino di Bergamo, ancorché non fi 
fappia di che famiglia, fu il B. Martino: il quale quali altro 
Martino di Sabaria, attefe ne'primi anni della fua gioventù alla 
milizia. Amò,&ofTervòfempre il dcfideriodelPonefto, la tem- 
peranza ,la continenza, la candidezza dell'animo, la benignità, 
la moddlia,la religione,, & ad efèmpio del Santo del fuo nome, 
s'efercitò cjuanto ei più poteva nelle opef-e^ offici della pietà, 
& carità Criftiana f pecialmente . Percioche quello, che dal parco 
vivere ,& moderato veftire gPavvanzava , tutto diftribuiva a po- 
deri di Crifto . Laonde meritò che il Signore al fuo fàntofèrvizio 
si chiamaflc. Andavanoduc fanti Padri delPOrdinede Canonici 
Regolari, Bartolomeo Colonna Gentiluomo Romano, & Gia- 
como degl'Avogadri,od Advocati nobile Cittadino di Berga- 
mo, già Lettore publico di Padova, con gran fpirito,& fervore 
predicando per le Città di Lombardia la verità Evangelica, la va- 
rietà , & inftabilità delle colè umane , & la vanità , e '1 difpregio del 
mondo: quando il buon Martino ritrovandoti un giorno, per 
buona fiia ventura, ad un publico ragionamento del Padre Avo- 
gadro,nei quale con meravigliofa grazia,&manièradi dire discor- 
reva della Criftiana milizia , & dell'eccellenza c^lla Religione, 
s'accefein guifa didefideriodilèrvir a Dio, che con prudente, 
& matura deliberazione, fi rifolvè entrare nella loro Religione, 
& di qui prefe appunto l'abito Canonicale dalle mani del Ven. P. 

Co- 



DEL B. MARTINO. 137 

Colonna,nellaChiefadiS.Mariadi Frigionaja appreflb Lucca, 
nel giorno feftivo del Santo del Tuo nome Tanno 1410. Ndqual 
Monafterovifie in perfetta, &fantiflima ofiervanza della nuova 
Riforma molti anni: la quale, eliefido egli Visitatore generale di 
tutta Lombardia , l'anno 1476. infiltrò in tutti i Monafterj,chc 
per umiltà vifitava fèmpre a piedi: & Tanno ifteflb vifitò anco 
quello di S. Spirito di Bergamo fua Patria; ove, mentre ei con 
molto frutto li trattenne, non pure ottimamente riformò ifuoi 
Canonici, ma informò parimente ifuoi Concittadini delle cofè, 
che a fuggir lagiuft'ira di Dio, & ad acquiftare,&confcrvarek 
Divina grazia vagliono alfaifiìmo ; & mamme gl'aecefe nel timor 
di Dio mirabilmente: conciofiaehe in tutti i faoipublici,& pri- 
vati ragionamenti erafolko raccordarlo fpeffè volte, & infinuar- 
4o negT snimi degli afcoltanti alla gagliarda ; & quindi è , che 
nella Sacrifìia di S. Spirito di Bergamo viene quefto Beato Vec- 
chio, con bella maniera, fra gli altri Santi della Religione, con 
<jiKfto motto, Timetc Deum, raffigurato. Quivi fi legge ^ che 
impetrò da Dio la fanità a molti infermi: indi partendo alla volta 
*di Pavia , viflc nel Monaftero di S. Epifanio in gran fantità , & ati- 
fterità di vita fin'all'ultima decrepità: per il che Iddio fi compiac- 
que a molti conceder anco in vita molte grazie, fra le quali Rileg- 
gono le feguenti : Franchina Beccaria nobiliffima Matrona di 
Pavia ottenne per mezzo dell'orazione, &benedizzione dì que- 
fto Santo Padre la fanità a due fìioi figliuoli. Mondò con la be- 
nedizzione parimente un'altro figliuolo dalla lepra , ch'aveva 
portato dal ventre della madre. Due volte liberò dal pericolo 
della morte la madre d'unSig. Bartolomeo da Oleno. A Padova 
eflTendo egli Priore di S.Giovanni liberò un de fuoi Padri dalla 
pefte. Oltre molti altri infermi rifanati,& liberati daDemonj» 
Et doppo morte altresì , una certa Donna , che per tre anni conti* 
nui eraftata di maniera china, che non poteva alzarti pur tantino* 
toccato con molta fede,& divozione il Corpo del Beato, risoffi 
incontanente. Un'altra per nome Rofa, ch'aveva molti anni 
portato un braccio infermo, rimafe nel medefimo modo rifatta- 
la . Un giovine in una fua certa graviflima infirmità > che per ver- 
gogna aveva tenuta celata molto tempo, raccomandatoli a lui 
con gran fiducia, ne fu mirabilmente liberato. Il Conte Guido 
Torello di Pavia avotatofi al B, Martino impetrò a fua moglie la 

fanità 



22* VITA 

fanità d'una grave , & langa infermità . Rifanò eziandio moki al- 
tri , chi dal dolor di capo , chi degl'o echi , chi de denti ,. chi di fé- 
bre , & d'altri mali . Stando il buon fervo di Dio nella Tua Celta in 
orazione fu più volte veduta il fuo capo da un chiari (Timo fplen- 
dore circondato, Se udito il Demonio lamentarli di lui incotaì 
guifa.» AhahMartinaccio,Martinaccio fin quando di me farai 
tu erudelftrazio ? cui rifpondeva il S.Padre> vattene maladettoal 
fuoco dell'Inferno, & ivi ftàconBelzabu in eterno. Dormì nel 
Signore il B. Martino pieno di longhi giorni, & ricco dimolti 
meriti alli 18. Novembre Tanno 1478. in età d'anni novanta in 
circa, & quivi fu nella predetta Chiefa di S.Epifanio fepellito, 
©vefivedelafuadivota,& veneranda effigie in molti luoghi ef- 
prefla,t moki voti quivi al S. Padre offerti, atteftano quanto i 
fuoi meriti vagliono appretto Dio chiaramente, anzi di più il fuo 
Badane t cot quale il B. Vecchio già decrepito lì fomentava ( gran 
pane di cui s'odora a Bergamoìn S* Spirito) opera per divina 
virtù a prò de Panurien ti meravigliofi eflètti » Di quefto gloriofo 
Padre hanno fatto illuffre memoria Gio. Maria Mitanefe nelle fuc 
Croniche ,Gio. Filippo Novarefeambidue Canonici Regolasi,, 
mio Padre nel Teatro ,& Pietro Apollonio iti quelli verii* 

Offa Papìa tentt yfuJgent miracela pajJÌM 

Martini fupeta fpiritu arce niUt* 

DEL BEATO BARTOLOMEO SERVITA. 

TRaflTe ifcB. Bartolomeo Savoldi dal Foareffola foa origine nel 
Secolo, & dalla Religione de Servi , il merito della gloria in 
Paradifo» Qiiefli in età di quatordeci anni defiderofo fomma^ 
snente di fervire alla granMadre diDio,di cui eraegli divotiflimo 
Copra modo r entrò neirOrdine r e prefe l'Abito appunto de fnoi 
Servi r il giorno feftiiro del Santo del fuo nome; & ancorché be- 
ne, & onoratamente avrebbe potuto efercitare i più degni ufficj r 
& carichi del Convento r tuttavia volle egli feguirTattiva Marta 
più tofto, che la contemplante Maddalena. Laonde fuppHcò* 
con molta umiltà i Padri, che gli conccdefTcro l'ufficio più vile 
della Cucina , cui era congiunto la cura anco dell'orto, i quali ufc 
ficj efercitòil buon Comifib con prò fondiffrma umiltà, & arderti 
tàlÉma carità^coa incredibile pazienza ^& mirabile ubidienza r 

CQ& 



DEL B. BARTOLOMEO. 139 

con rara fcbrietà, & fomma vigilanza , fin al fin delia fua tanaceti» 
tiffima vita, nella quale, & fervo perpetua caftità,& oITèrvò per- 
fettamente i voti 9 <k gl'ordini della Religione, Pcrilche raccon- 
tava il P.F. Lucrezio, uomo di molta fede,& autorità perlafua 
antichità, & fama vita, aver per {incera relazioned'un Padre, che 
ritrovoffi a quel tempo, come furono più volte veduti per le fi£ 
iure dell ufeio alcuni belliflimi,&riiplendentigiovini,i quali fi 
può credere piamente , che fufliro Angeli di Dio, i quali con me- 
ravigliofa grazia, & preftezza apparecchiavano ìe tavole del Re- 
fettorio, mentre il B. Bartolomeo, eflendofi quella mattina ap- 
punto communicato,s'era ritirato a far orazione in una certa Ca« 
pelletta della Madonna { forfè come foieva fovente ) in eftafi rapi- 
to , ove poi volle anco efler depofto , & ora fi vedeeffigiato dal vi- 
vo in un bel Quadro, con molti voti, & tavolette intorno, tefti- 
monio de fìioi gran meriti , manifefto . ViiTe nella Religione l'età 
di Gesù Crifto qua giù in terra, trentatrè anni appunto in mirabi- 
le fàntità,& auflerità di vita. Rifanò, fra molte altre grazie con- 
celfe a fiioidivoti,d"unagraviffimarottura,unFratedel fuoOr- 
dine,per nome Aleflandro con una mirabile vifione di Crifto 
Crocififlb,in forma d'un fanciullo, che dalle mani, dai piedi, & 
dal coftato mandava molto fangue, perilche ricuperata la fanità 
adempì il voto di digiunar invita la fua vigilia, come fi vede, Se 
fi legge ivi in una tavoletta efprelìò, fotto il decimo giorno di 
Novembre , f èi anni doppo Toddormitione del Beato , che feguì 
l'anno del Signore 1483. alti 23, d'Agofto la vigilia, cioè del Santo 
del fuo nome , nel cui giorno appunto ei morie al mondo, & rina- 
cque a Dio, avendo tré giorni avanti predetta la fua morte. Ri- 
pofa aBrefcia inS. Aleffandro Chiefa dell'Ordine de Servi nella 
detta Capella delia Madonna tenuto in molta ftinia . 

DEL BEATO TOMASO SERVITA ". 

DI queftoVen, Padre, ancorché non s'abbia finora, che del 
nome della famiglia , della patria, della religione, & del luo- 
go ov'èfepolto altra memoria/ l'eflcre tuttavia da Scrittori deli* 
Ordine fra Beati della Religione de Servi celebrato, & da Padri 
nella Sacriftia di Bergamo,& nella nobiliffima facciata della Chie- 
fa % con raggi di gloria, gigij, libro, & teda di morto fopra effi- 
giato, 



*40 F T T A 

giato , affai chiaro dimoftra elTcrfi quefto buon Padre con- la pi> 
rità della vita, con L'oflèrvanza della divina legge, & della Rego- 
la r & con la mortificazione, & altre divine virtù, acquiftato la 
chiara luce, & l'eterna gloria de Beati; percioche & i giglj , per la 
fragranza, & candidezza loro fonadiodoroià(àntuà v & innocen- 
za, a gli occhi, .&■ alle narici di Dio, & degliuomini gratiflima, 
geroglifico perfetto, & il libro appunto delPEvangielijo^dal qua- 
le egli imparò prima ad ubidire, che a commandare, prima ad 
operare, cheadefòrtare,& latefta di morto, la continua>,& uti- 
li (lima memoria della morte,, per non cader in peccato, & ap- 
prendere la vera fiiofbfia Criftianaxapprefènta, pitie la mondez- 
za delcuore, perlaquale ti meritò veder Jddìo,olae il fervente 
efercizio dell'orazione ,.& ii Audio della divina f cri ttu&a, per fuo 
proprio , & altrui bene ,.&. oltre la macerazione della carne , & a£ 

f>rezza del vivere ,& veftire , & altre virtù di vero ,& perfetto Re- 
igiofo , che lo refèro ,& deli-amicizia di Dio r & della compagnia 
degno de Beati e Quanto al refto fu Tomaio de Vitallonorato 
Gittadinodi Bergamo, ove nella.ChiefadiS^Grottardo, infieme 
col Beato Bartolomeo Foretto, .prefe dalle mani del ILP.F.À nto- 
nioBeretta Vicario Generale della fua Congregazione, l'Abito* 
de Servi della B. Vergine , di cui fu tèmpre anco nel fecolo divo* 
liffimo. Et ben Tom^fo Vitale eidimoftr:offi,cioèabiflb di pro- 
fondiffima.umiltà, ove Iddio avea nafeofto i tefori de fuoi altifli- 
mi giudizj , della fj^a divina fàpienza , & vera vita . Laonde fi può 
credere., che Abijfus aby/fummuocet ,che cioèunabiffb di me- 
riti chiami un^oiffo di gloria in Cielo. Ove doppo aver con du- 
plicato guadagno trafficati i fuoi celefti talenti, fu dal Signore 
chiamato a riceverne copiofà la mercede Panno 1490. il giorno 
appunto del Santo fiio nome. Ripofa il corpo di quefto Santo 
Padre à Pefaro in S. Maria de Servi di Monte Granaro molto ri- 
verito da Padri ,.& graziofo a fuoi divoti ., 

DEL BEATO CEDONIO SERVITA-. 

NAcqueilF.Cedonio d'onorati progenitori de Muzzi nobi- 
le famiglia di Pergamo , corre attefla il P. Calottini nel Ca- 
talogo de Santi , & Beati dell'Ordine de Servi . Quefto noftro glo- 
riofo , & Santo Padre , perche convivi , & lucidiflimi raggi de fuoi 

meriti, 



DEL B. CE DON IO: 4*» 

meriti, Srefcmpt, con l'eminente cognizione, & contcmplazio- 
ne delle divine cofè , fi lece fra l'altre chiare, & maturine ftelle de 
Beati Servi della Regina de Cieli , nel bel fèreno dell'Ordine, illu- 
Are luogo, & perche qual fedcl fervo prudente fu a lodar ilfuo 
Signor, & la fuaMadre fvegìtato,e pronto, & dalla perfetta of- 
fervanza deHa Regola non deviò tantino, & finalmente perche 
nell'ofcura,& perigliosa notte de peccati fidata fcoria, & ben 
ficura guida fcuoprifii a peccatori, & con l'efempio,& efficaci 
fue paterne ammonizioni felicemente al porto gli conduffe dì fa- 
Iute: quindi è, che nelle facre iftorie della Religione, & maflimc 
dal Padre Maeftro Michele Fiorentino , lucida (Iella nel Virgineo 
Cielo npvamcnte apparta, vien chiamato. Quefli ancor giovi- 
netto dando de calciai mondo , prete 1' Abito de Servi della gran 
MadredìDio,dicui era divotiflimo in Fiorenza, quindi man- 
dato a Bologna fece quivi delta fea mirabile fantit&,& dottrina , 
così gloriofe , & così iUuftri prove , che peri fuoi molti , & fegna^ 
lati meriti , & fanti prieghì , concefie iddio in vita , e in morte, co- 
me dal qui fotto regiftrato degn0 Elogio chiaro lì comprende , a 
foni devoti molte grazie , Percioche il buon Beato Padre doppo 
molte, & gravi fatiche animofementefofferte peramor,& onor 
di Ges&Crifto , & della Madre faa Santiflima in età dicent'anni , 
€ più , avendo a molti molto avanti predetta l'ora di fua morte , 
pafsò qusfi dormendo alla Beata vita alli x di Luglio Tanno del 
Signore 1 3 26. con chiarrffimateftimonianza della fua fantità,& 
grazia appreflb Dio, conciofiacheafiaiflimi infermi d'ogni for- 
te a votandoli a queflogloriof© Padre ottennero* la fanit&defidc- 
rata , del che (parfafi la fama per Bologna, mentre fono al buon 
fervo di Dio l'efequie celebrate , gran moltitudine di gente ft ne 
vengono dà ogni parte ad offerirle preghi, fofpiri, tavolette, e 
voti , & felice fitiene chi può tantino aver delle fue vefti , che por- 
tate con fede diffendono tutt'or da molti mali . Perilche la Città 
di Bologna in chiaro teftimonio della molta fantità di sì gloriofo 
Padre, & ad eterna memoria della verfo lui (ingoiar fua riverenza 
ha voluto con il feguenteilluftre Epigramma l'Arca fua nobilif- 
fima onorare, che tuttavia nella Chiefa dell'Ordine fi legge in 
quefto modo : 

JESTJ Dei veri lau datar 

StrenuuS)& indifenfus Cedbnìus jacetbk 

Hh Lori- 



*4* VITA 

Longanus magis in Religione fervorum $ 

Quam in mundo fuit. 

lnjubriaOrtum^ Fior enfia mundi contemptutn^ 

Vere vitam Bono ni a dedit. 

Atteftantihus agris plurimi s , & affli Eli $ 

Sanitari reflitutis. 

Vixit annis fupra centunt , mortempravidens , 

Et in Aternum viviti 
Piaccia al Signore, che fi come fé ne va la noftra Famiglia de* 
meriti di quello gran Padre altiera, e lieta ; così lìa fatta, & quagiù 
in terra della fua interceffione degna , & su nel Cid partecipe 
della gloria . 

DEL BEATO DOMENICO SERVITA. 

SE non a cafo,mà con altiffima fàpienza,&providcnza fono 
da Dio a fuoi fervi, & nell'antico, & nel nuovo Teff amento a 
molti Santi i nomi importi, come nella Vita di S. Viatore,& di 
Santa Grata abbiamo detto, non è da dubitare, che ancoquefto 
fuo,& della Madre fùaSantiflìma buon fervo, non abbia voluto 
Iddio, che Domenico fofle chiamato appunto, quali del Signo- 
re: percioche,sì come il Pater nofter, perche Phà comporto, & 
inlegnato con la fua Santiflìma bocca a' fuoi Santi Apoftoli il 
Signore, & per loro a noi, Orazione Dominica, ò Dominicale 
vien chiamato : & il primo giorno della fettimana , Dominica 
parimente, perche dedicato, & confecrato in vece delSabbato 
al Signore ; & porzione Dominica , la parte de frutti del Patrone, 
così queftogloriofo Padre, perche lo voleva il Signore tutto in 
tutto al fuofantofervizio, perche feguì,&infegnò la via del Si- 
gnore, perche gli confacrò tutt'il fuo cuore , & fu parte della 
eredità, & divina porzione nella terra de viventi: volle Domeni- 
co appunto efler chiamato, & tale in vero di moftroffi quale ad 
un buon fedel fervo , e prudente convieni! del Signore : onde ben 
meritò efler fra'l gloriofoChoro annoverato de Beati, come at- 
teftano il P.Eallottino , il P. Gio. Maria Buzellio, & altri nelle Ifto- 
ric,& Croniche della Religione. Dormì nel Signore Panno 1505. 
ripofa a Erefcia nella Chiefa diS. Aleflandro: chiaro per molte 
grazie concefle a fuoi divoti, di cui fi vede nella facciata della 
Chiefa di S. Gottardo la fua divota effigie parimente. 

DEL 



»4J 
DEL BEATO GIUSTINIANO, 

& d'altri noftri Venerandi Padri dell'Ordine 

Camaldolese . 

7 

CÀmaldoIo fu già luogo d'un certo nobile Aretino , chiamato 
Maldulo , lilveftre , e incolto , pofto nella fommità del mon- 
te Apennino , tra i confini d'Arezzo , e gl'alti colli , che dividono 
la Tolcana dalla Romagna : il cui fito è molto dilettevole, & ame- 
no , & d'ogn' intorno di verdeggianti abeti circondato ; ha molti 
rufcell»,che irrigano & la pianura, el montecove queftobuon 
Gentiluomo foleva ben fpeflb ritirarficon alcuni fuoi confiden- 
ti , per attendere allo fpirito , & orare in un certo picciolo Orato- 
rio, che egli quivi perciò fabbricato aveva . Quello luogo al gran 
Padre Romualdo benignamente conceflb,fù da lui per l'amenità, 
& qualità dei fito , anzi per Divina difpoiizione eletto per fabbri- 
carvi un'Eremitork^&anco un Monaftero, come riferifee Pie- 
tro Damiano , nella narrazione del miracolo occorfo in quefto 
luogo: ove il B. Padre Panno della noftra redenzione mille e do- 
deci,& della fua età centefimo quinto diede alla fabbrica della 
cafa di Dio, delPEremitorio,& dopo anco del Monaftero alto 
principio, & quefti luoghi volle Romualdo, che per grata me- 
moria del cortefe dono , fofiero chiamati di Camaldole , & la 
Congregazione lor Camaldolcfè . Molti Santi , & Venerandi 
Padri in vero , & molto cari a Dio , ha partorito quefta Reli- 
gione , de quali il Padre Don Luca Ifpano fa aflai copiofa , e 
onoratiflima menzione nella fua Iftoria: & tra quefti annovera 
anco tre noflri Bergamafchi D.Gregorio, che fu compagno di- 
lettiflimo del B. D.Paolo Giuftiniano , & più volte Maggiore del- 
la Congregazione, anzi eftendo meritiflimo Generale concede 
all'Eremitica Religione il Monte della Rhua , D. Manfueto , Se il 
B. Padre Giuftiniano di cui ora maflìme parliamo, che fu il più 
celebre fra quefti. Percioche leggefi nel terzo, & quarto libro 
della predetta Romualdina Iftoria, che ftando l'unione fra i Padri 
Eremiti, e i Camaldolefi,era lecito paflare dal Sacro Eremo ai 
Monaftero di Camaldole, & di qui al Sacro Eremo parimente, 
onde alcuni Camaldolefi fi trasferirono al B.P. D.Paolo Giufti- 
niano nella Marca d" Ancona ,& il più fegnalato di quefti fu il no- 
ftroP.Don Giuftiniano, uomo di fingoiar dottrina, di rara elo* 

Hh % quenza, 



244 VITA 

quenza,di naturai viiraceìngegno chiaro, ornato di bei coftumi, 
e molta religione • Quelli nato di fangue nobile , fu per fantità , e 
per virtù affai più illuftrc; conciofiache impiegatoli fin dalla (uà 
gioventù t-OKO nello ftudio delle lettere in breve divenne nella 
Filologa., & nella Teólogiaeccxllcntiffimo . Arricchitoli di me* 
riti , e di dottrinafubito perla porta della Religione, cheè ftimata 
la pia ficura via della falute, entrò al fcrviggio di Dio . I/eferct- 
xio Tuo di lettere fu principalmente in Padova , ove con gran fo- 
disfazione di tutto il ftudio leflfe pubicamente Fiiofofia, e Teolo- 
gia; ove anco prefe l'abito della Religione di S. Benedetto nel 
MonafterodiS.Giuftina. Indi caminando anco a più alto grado 
di perfezzionc, d'età di vintidueanni fifecedi Monaco, Romito 
in Camaldole, ove circa otto anni con odor fbaviffimodi fantità 
conversò mirabilmente. Laonde il gran Padre Don Pietro Dol- 
finofoleva dire, quando gl'accadeva del noftro Giuftiniano ra- 
gionare; Et chi penfi tu, che diverrà, fé perfèvera , quello gio- 
vine? xjuafi dir voleflfe, grande apprettò il Signore, come divenne 
appunto. Et fu in tal concetto apprettò il medefimo Delfino 
quello Padre , che non fi trova lettera da lui fcritta (che pure fé ne 
leggono molte nel duodecimo libro inferte)ove ronfia lodato 
fommamente. Contraile eoo Paoio Giuftiniano in Camaldole 
fantiflìma, & ftrettilfima famigliarità, & amicizia ; Laonde, tofto 
che egli conobbe efiere da lui fondata, & {labilità la nuova Socie- 
fa di Monte Corona, feguit olio; dopò la cui morte fa degnamen- 
te eletto Generale, ò come eili dicono Maggiore . Ville quivi il 
noftro buon Giuftiniano quali lucerna ardente in fcrviggio , e 
chiariflimolpecchio di tutti quei Padri con mirabile progreflo, 
& efempio di perfètta difeipiina quarantanni 5 ne 1 quali non fi 
trova, che anendefiè ad amplificare i campi, & accrefeere Pen- 
nate; ma che eg!ifùefatti(lìmo,ediligentiflimo adempitore,& 
confervatore della Regolare Eremitica oflèrvanza : pofeiache 
quanto più egli ebbe in odio i negozi fecolari,& i ftrepiti del foro, 
tanto più iì vede, che egli amò la fama lòlitudine,&refercizio 
della pietà, e làntimonia; & tanto in tutta la fua vita aborrì le ter- 
rene ricchezze , e le delizie, quanto egli (limò la Criftiana povertà 
veroteforo? tenendo fempre, e in ogni luogo fenzaintermiflìo- 
ne quali, per dir così, co 'denti il retto viaggio della perfezione. 
Di modo che fatto fetmagenario, mai non rallentò pure un tanti- 
no 



DEL B. GIUSTINIANO. &tf 

no (il che tuttavìa fi fuole a più vecchj indulgentemente concede* 
re ) della ftretta oflèrvanza del fuo Ordine . Percioche li dice che 
egli a Padri, che di ciò alle volte lo pregavano, desiderando efii 
per il bifogno della Congregazione goderlo longamente, diede 
tal rifpoftaiche tanto tempofarebbe loro di utile,quanto Paveflfe- 
ro avutodella folitaria vitaEremitica oflervatore . Dalla Congre- 
gazione di Monte Corena ottenne finalmente la Reelufionc,la 
quale egli già un pezzo fa aveafommamente bramata, & più volte 
conumUiflimainftanzaaddimandata: fé bene ne fu poi anco per 
pubblico bifogno, tratto, come diremo appreflo; né altro è ap~ 
preflo i Camatdolefi Reclufionc , che il rinchiuderfi, & rinferrarfì 
in cena cella a quefto effetto in vita, overo per certo limitata 
tempo preparata: ove il Padre che fi deve rinchiudercvienpro- 
cefikmalmente dagli altri Padri con Inni, e Salmi funerali, come 
fé foflc morto, accompagnato^ onde rcon è lecito ufeirefe noa 
dopo fornitoli tempolimitato . In molte cofe fu quefto gran Pa- 
dre {ingoiare , ma in quattro a meraviglia eccellente : nello ftudic* 
Eri vato delle lettere , neiladivozione de Divini Ufficj , nella mira- 
ile oiTervanza della folitaria quiete , & del fìlenzio i & nelfindefì- 
cientc fervore delie Divine contemplazioni . Percioche in quefta 
Religione non fumai alcuno né più di lui ftudiofo, né più delle 
feienze defiderofo. Poiché in tutto il corfo della vita dia con 
lemma diligenza attefe alle facre,epielezzioni; ne furono le fiic 
fatiche infruttuofe, ancorché non s'abbino (in'ora potuto racco- 
gliere tutti i frutti d'elle , avendoci Iddio , come indegni , voluto 
tofto privar delia radice. Scriiìè queft'uomo dottiamo molte 
operette, delle quali poche ora ci reftano, perche pochiffimi anni 
avant UHa fua morte s'abbruociò la dia cella, ove erano tutti i fuoi 
ferini di fortuito incendio, mentre il buon Padre in Chiefa alle 
coramunr vigilie aflifteva.; & così (oh dolor grande) i (udori, e i 
freddi , e le diurne, &le notturne fatiche di cotefto ottimo Padre 
perirono in un tratto, & quanto egli in longhiflìmo fpazio di tem- 
po aveva apparecchiato, tutto in un momento reftò incenerito? 
le quali falubei rime fatiche averebbono gran lume alla Chiefa di 
Dio apportato, e deteftato le tenebre de moderni eretici . Di tan- 
te, & tanto uriti operette, rimafero nondimeno tré , ò quattro 
d'arte, e di dottrina mirabile. Una delia vera, e falfa amicizia; 
urTal trt del difpregio del mondo: amendue degne d'eflcr nel cuo- 
re 



*tf VITA 

tt con lettere d'oro fcritte . Et quelle furono da lui compofte in 
Padova, mentre ancor giovine era Monaco Caffincntè di Santa 
Giuftina. Furono inoltre ritrovati due trattati, uno dclladifFe- 
renza de peccati, e l'altro dello fcandalo; tutti due allecofcienze 
de fedeli utili, e neceirarj: &un libretto intitolato, Modo di far 
orazione , in certa arte ridotto . Non s'è però ancora veduto al- 
cuna di queft'opere alle ftampe, ma folo fcritte a penna; s'hàper 
teftimonj degni di fede, che fra Popere,le quali fi brugiarono, 
v'era una, il cui titolo era, Elucidazione de luoghi difficili della 
Scrittura Sacra, ove chiaramente rifplendeva tutta la dottrina, 
e tutto l'ingegno dell'Autore . Leggeva tanto attenta , & divota- 
mente le vite de'Santi Padri, che foleva dire: vorrei che quefto 
volume fotfe inlieme meco fepolto , per fentirne anco dopo mor- 
te conforto, &gufto. Era tanta Paffezzionedel tuo cuore verfo 
il fervizio di Dio, che mentre era nell'Eremo, mai né notte, né 
giorno intermelìe l'andare in Coro,ove ftando con le mani giunte 
dritto , con tanto decoro a Dio le laudi rendeva , che mentre altri 
a ciò fare anco induceva, né pure una minima iìllaba tralafciava. 
Quando era eletto Maggiore, ò Priore (che tempre, ancorché 
contrafila voglia orl'una,or l'altra dignità aveva) foleva drena- 
mente commandare al Portinaro , che mentre egli rendeva in Co- 
ro le laudi al Signore, non gli riferiflTecofa alcuna di qual fi folle 
importanza, ò perfonaggio . Par cofa certo incredibile, tanto ar- 
dentemente alla folitaria vita attendeva, che molti giorni fé ne 
flette nella privata fua cella fecondo l'Eremitica ufanza chiufo, 
& volontieri vi farebbe tutto il tempo di fua vita reftato,fe i Padri, 
conofcendolo utile , & neceflario alla Religione, non gliel'ave fe- 
ro proibito, &maffime quando neli'eftremo farore della crude- 
liffima pestilenza, che eftinfe la maggior parte de Padri Eremiti, 
& deferto molti Eremitorjd'Italia,l'anno i$29.fù creato Maggio- 
re. Ma non poteva accadergli cofa di maggior (uogu-ìo, che di 
continuo, fenza alcun difturbo, alzar la mente, e l'anima a Dio. 
Molte volte nelle Divine meditazioni occupato , pafsò fenz'alcun 
cibo il giorno, & anco molte volte fenza fonno la notte: perche 
foleva dire: molto più tardi de^arfi in una mente bene in Dio 
elevatala memoria del cibo, e d'I forno, che dell'amor di Dio; 
perche egli aveva per lunga efperienza imparato , che l'uomo 
non di folo pane vive , ma della meditazione delle Diuine lodi . 

Final- 



DEL B. GIUSTINIANO. 247 

Finalmente Tanno 1 563. mentre egli nella reclusione fé ne tìavt 
allora che i Padri celebravano il Capitolo generale,parve che fot 
fé fommamente utile alla Religione eleggerlo Maggiore; il che 
avendo prefentito Pumiliffimo fervo di Dio,fcrifle a'Padri Diffi- 
nitori una lettera , come ultimo teftamento della (uà vita, ove con 
ogni umiltà li pregava , che non fi fdegnaffero di mutar opinione, 
perche la cola non averebbe avuto fucceffo a'voti loro conforme; 
non perche egli voleffe ò ricufar l'obbedienza , ò fuggir la fatica , 
ina perche s'approflimava il fine dilùa vita; aggiongendo,chc 
per tale elezzione potrebbe intervenire TDfruttuolò finedefuoi 
nudj,e vana accelerazione del defidcrio de Padri, Ma non ac- 
conlèntendo a ciò il Capitolo, fu tratto di cella, & creato Mag- 
giore . Il terzo mefe dopo tale elezzione,tocco di febbre, fi gettò 
a letto , e divenendo fempre più il mal crudele , fi conduffe in arti- 
colo di morte . Gli erano fempre al capo i più vecchj deTadri , & 
mentre quefti , come in tal cafo s'ufa, l'efortavano a fopportare di 
buon'animo la morte, fi dice che diede loro tal rifpofta : Io ? Padri, 
fé bene non per li miei meriti , fidatomi però nella non dubia fede, 
nella fermiffima fperanza , & nella milericordia dell' Altiffimo, 
così afpetto la morte, come la fpofa il fuo diletto fpofo . Et quivi 
rivolto agl'altri Padri circondanti, con gran fervore di cantagli 
efortava alTindefelfa offervanza degli ordini, & fanti inftituti del- 
la Religione. Molte cofe degne in vero di perpetua memoria, e 
d'effettiva offervanza diffe quello gran fervo di Dio vicino a 
mortela quale feliciffimamente feguì, quando alli io.d'Agofto 
riposò Beato nel Signore d'anni 70. in circa, gl'anni dopo il Parto 
della Vergine 1565. nell'Eremo di Monte Corona, ove con infi- 
nite lagrime fùfepolto . Potrebbonfi oltre ciò raccontare molti, 
e certi indizj della perfezzione di queft' uomo di Dio , & maffimc 
della fua pazienza , in che non ebbe fimile al ino tempo . Percio- 
che nel furibondo incendio , che dicemmo, appena nioftrò fegno 
dimeftìzia,mànfpofe a Padri che alla pazienza Tefortavano con 
voce affabile, e cuor tranquillo , che avendo veduto una sì in- 
faufta perdita delle fue faticherà carne certo aveva fentito qual- 
che afflizzione, s'era alquanto per Pardordiquell'improvifo in- 
cendio accefà^mà chelofpiritofuoda talrovina in niuna parte 
(mercè della Divina grazia) offefo , dentro faceva fetta, & allegrez- 
za , fapendo che quefla perdita temporale gì i arrecherebbe mag- 
gior 



24$ VITA 

gior merito di grazia nell'eterna gloria. Per il che il Cardinal 
Colonna , che fu appunto una ialdiiS-ma colonna di Santa Chiefa, 
cui era il nofìro buon Giuftiniano molto caro, Iblea tal'ora dke , 
& congemitianco fovente: Dehpiaceflea Dio^ch'io poteffi con- 
cambiare Panimi mia con quella dell'Eremita Bergamafco. Le 
quali, & altre cofe mirabili ancora così ftando,fìpuòque(tono- 
ftro Ven.Padre, perla firn fomtna dottrina, & integrità di vita , fe- 
conda Colonna deirEremitìcaReligione,dopo il B. Paolo, di cui 
icrifle anco la vita, con verità chiamare . Fu molto divoto , & fa 
migliare del B.P.D.Michele da Fiorenza inftitutore della corona 
del Signore , del cui S.Corpo baciandogli con gran divozione le 
mani fubito fu liberato per fcmpredairecceflivo dolor de denti, 
come fi legge neltranfonto delle indulgenze, & origine di eflà co- 
rona ftampato in Venezia ..Ma chi dehdera anco più copiofa no- 
tizia,^ informazione deU'au-fterità,& iantitàdi quefto gran fervo 
di Dio, e d'altre fu e mirabili virtù ,,& fanti eièrcizj, legga, oltre 
lafopra allegata I(ioriaRomualdina,Paffettuofe lettere del Con- 
fino: Agoftino Fiorentino Iftorieo Caaialdoìefe : & gì 1 Annali 
della Congregazione di Monte Corona , ove il noflro Beato Gii> 
fliniano terminò i fuoi felici , e buoni giorni, nel Rome del Signor 
K, cui fia onor,e gloria in fempiterno . 

DEL BEATO GIOVANNI TEATINO. 

PUoffi degnamente tra noftri Beati il Ven. P. Don Giovanni 
Teatino oriondo da Bergamo dell'onorata famiglia de Mari- 
noni, nato nell'Inclita Città di Venezia, annoverare: pcrcioche 
in Napoli , doppo molte grazie ottenute dal Signore a fuoi divo* 
ti , & dòppo -chiaritimi testimoni della fùa (àntità ,come riferifee 
nella (uà vita ftampata in Modena ilP.Caftaldo>,& attefta il me- 
defimo negl'Annali della Religione alli 15. di Decembre l'anno 
del Signore 1562. pafsò con gran nome,& odore di fatuità alla 
Beata vita , le parole negl'Annali regiftrates fono quefte appunto . 
Neapo/i xiìi.Decemb. 1 562. Rev.P. D.Joannes Marinonus^ui de- 
$em die bus decubueratagrotus magni s febribus, obdormivitin Do- 
tninojàmincredibUi omnium mctrore^ebcommune^privatumq; cu» 
jufq; damnum , tàm magna admiratione ob fìngularem ipfius fan* 
8it#tem> magna jq; virtutes, quibus ab ineunte aiate ufq; ad extre- 

tnarn 



DEL B. GIOVANNI. *49 

wam vìt<z fua boram maxima claruit^utnemo illum nonfleverìt^ 
nemo nopZaudarit, dixeritq\ Beatum , omnes illum apudfe habcre 
fofcereÀt, om&es illius vitam imitavi , illius vita tevminum affèquì 
maxime cuperent . Deo auttm gloria cujus funi hac omnia dona • 
Utinam, fy m$ moriamur morte juflorum . Di quello B. P, fi vede 
in S. Agata Chiefa de Padri il vivo, & naturai Ritratto di molta 
divozione, 

DEL B, P. D. GIQ, ANDREA GESUITA. 

DI non minor fantità in vero fu anco quello noftro buon Pa- 
dre della Compagnia di Gesù, fratello già di Monlignor 
Teologo Gio.Battifta Terzo Canonico, & Lettore del Duomo, 
rei cui onorato luogo è il Molto IIL,&Reverendifs. Monlignor 
Orazio Federici Vicario Generale liiccelFo degnamente. Viflc 
il E. P. in fommaoffervanza della Regola roolt'anni,& con gran 
fervordi fpiritoattefe tempre al fervigiodi S, D. M. ,& alla fallite 
delle anime, né di ciò egli contento^pregava di più con grandi!^ 
fima umiltà il Signoresche gHfaceffe grazia di patir prima ch'ei 
partiATe di quella vita per amor fuo qualche eofa,& ne fu per di- 
vin favore efaudito , percioche molti meli avanti la fìia morte gli 
mandò Iddiouna gravidi ma lepra , che gli dava grandiffimo tra- 
vaglio^ dolore , la quale fopportòcon indicibile pazienza ,& ne 
refe molte grazie al Signore,di cui rimafe doppo il fuo felice tran- 
sito libero di maniera , & così mondo, che la (ha carne parve quali 
di molle, & tenero fanciullo, fpirandofoaviffimoodorev Riposò 
nei Siguorealli 25, di Novembre l'anno 1613,. nella CafaProfcflk 
di Napoli » 

DEL B* BARTOLOMEO MINORE OSSERVANTE 
RIFORMATO MARTIRE. 

N Acque il B„ Bartolomeo nella Terra di Ponte Santo Pietro 
della Famiglia di Dalmafoni, il quale perla difefa della Cat- 
tolica fede f & dell'autorità appunto del Sommo Pontefice fuc- 
ceflbre di S. Pietro, dalle terrene fé ne pafsò perii ponte del mar- 
lirioaireternemanfioni della gloria; Percioche in Praga fùin- 
iìeme con altri Padri dei Convento di S,Mai?ia adNives. y da gli 

li Ei'e- 



Eretici, mentrcegli con gran fpirito,& fervore celebrava il Di viti 
Sacrifizio della Meflaalli i^diFebraroi'anno 1611, per amor, & 
onordiGe.sùCrifto,& della fua Chiefa crudelmente uccifo, & 
s'hàpcrfedel relazione de Padri, & de Mercanti di quei Paefi, 
che per molti giorni doppo la crude! flrage , furono voci come di 
iàlmeggianti in Coro quivi udite, & le Campane fuonare perse 
fteffè gl'Uffici Divini alla gagliarda: Chiariffimoieftimonio del- 
la fantità,& della gloria di quefti gloriola Martiri diCrifto: Per 
il che Paolo V* Sommo Pontefice ha concedo à Padri di quella 
Provincia di poterne far Commemorazione , & l'Ufficio* 

DEL B, BERNARDO DELLO SPIRITO SANTO 
AGOSTINIANO SCALZO RIFORMATO. 

HA l'onorata Terra di Serinalta partoriti in diverfi tempi 
molti figliuoli d'immortal gloria degni, come & nella vita 
del Beato Gherardo,& nel fin della terza parte di quella facra Ifto- 
ria abbiamo detto, a quali, & altri il R„ Bernardo nonèpuntodi 
meriti inferiore. Quefti fu figliuolo di Viviano Donati, & di SaT 
vina Valle, in età di 24. anni prefè a Roma l'Abito de Padri Ago-r 
fliniani Scalzi Riformatila quali a molte prove buon fedel fervo 
prudente del Signore beniffimo conclamo, fu mandato aCo-: 
lènza Città della Calabria per fabricar nella Terra di Lago un 
Monaftero, ove avendo ilB.P, in grande aufterità,& fantità di 
vita, & inviolabile oflervanza delia Riforma fèrvito fedelmente 
a Dio nella Religione ottoanni,fè ne pafsò nella Terra di Lago 
felice,, & facilmente alla gloria de Beati aììi 25. di Novembre Tan- 
no 1Ó14. avendo molti giorni prima ad una R. Monaca Agofti- 
niana in Cattigliene predetta la Ina morte, nel cui ponto gPap- 
parve N, Signore con la fua Santi fi] ma Madre , S. Agoftino , & al- 
tri Santi fuoi di voti^& fu da molti udita in aria unaCeìefte foa- 
viflima armonia d'iftromenti, e voci , fu portato a S.Nicola Chic- 
fa Parochiale a fepellirfiyda tutta la Terra con divotiffime lagri- 
me accompagnato ,o\te a mezza notte fu veduto per fpazio d'un' 
ora un chianffimo fpl^ndore, & udita parimente un'Angelica 
mufica,comeaduech(jfri intorno il Beato Corpo, che quattro 
giorni fu tenuto fopra^erra incorrotto, e bello più che prima, 
fiorando Tempre foavifliùio odore c0n gran flupor di tutti i vifi* 

tanti. 



DEL B. BERNARDO. *$t 

flantf , onde per i molti meriti, & preghi di quello Tua- buon 'fervo,, 
iicompiacque il Signore concedere e invitale in morte di lui, & 
doppo morte ancora a molti molte ,& fegnalate grazie , alle quali 
in gran parte m'attefto in ferino ilSig. Fabricio Longo famiglia- 
riflimodelB. P.eflTcrfi con altri infieme ritrovata egli prefentc, 
teftimonia di vifia, digniffimo di fede. Onde ben può dirli di 
lui, quelladella Sapienza al quarto t Jufìus fìmorte praoccupatus 
fìierityin refrigerio erit. Placens Dea fadim dìle6lus\ ) & vivens 
inter peceatorestramlatm refi \ Raptus efi ne ma/itia mutar et in- 
ielleftum ejus , aui ne fiffifodeciperet animami! lìus • Confumatus 
in brevi explevit tempora multa , Placifa enim erat Dea anima il- 
fius:pr&pter hoc properavit e ducere illum de medio iniquitatum & 
Mirabilia Deus in Sandlìs fuiszcuilaus i & gloria in fa 
forum Amen. Molti altri Venv Padri figliuoli de noftri Conventi, 
&noftri Cittadini, hanno con^ la bóntà,& dottrina loro {ingoia- 
re la Patria r & la fua Religione ilraftratovde quali parliamo* nsife 
serzagartev 



F I K E 



I£ v 



DELLE 

R E L I QJJ I E 

INSIGNI. 

E d' altre cofc degne di memoria , che nelle Chiefè 
di Bergamo dentro , e fuori fi ritrovano . 

PARTE TERZA 

DELLA SACRA ISTORIA 

DI MARIO MUTIO. 




M 



- 











AL PIO LETTORE. 

? On v'ha dubio alcuno , Cri fu ano Lettore , the fé con roc- 
chio del fenfo efleriore f blamente , le Sacre Reliquie 
de Santi fi rimirano, offa aride, nude , fenz' anima t 
\$ fenzaufo dì ragione ,& ' fenza alcuno fentimento^ co* 
me Pai tre rafiembrano , de profani; ma fé con rocchio 
dell'intelletto 9 & della fede s'entra a confìderare , che le Reliquie 
de Santi hanno quafìla mcdefima virtù ,che i Santi ifleffì con pietà 
fi mirano, con (ìupore s'ammirano, con magnificenza s'onorano \ 
con riverenza $ "adorano <> & come preziofi, & cari te fori fi ri/ferva- 
no , &> fo fervano con gran air a . Et tutto che la virtù de Santi ve- 
ramente,^ propriamente confi fia nell'anima ,& dall'ottima dif 
pofizione de IT animo levirtuofi loro operazioni dipendano: egli e 
nondimeno anco veriffimo, che il corpo , come organo , & iflromenté 
partecipa de Ih virtù , & ottime qualità dell'anima ,vnde acqui fi a- 
no le Sacre Reliquie il loro merito, & valore ; // che volle il Re gal 
Profeta accennare con quella topiofa, & mi fieri o fa unzione di 
Aronne , la quale dal capo dif ce fé nella barba , & dalla barba alP 
orlo del/a ve/le; per ciò che , come bene e f pongono i fa cri Dottori, 
dal capo , cioè da Crifìo ,fo7ite inefaufto d'ogni bene , fi diffonde il 
preziofo liquore delle grazie , nell'anime de Santi ^lignificati per la 
barba, & quinci nel corpo ,fgnificato perilveflimento . Et che per 
l'unguento fparfo s intenda l'abbondanza delle grazie, e delle vir- 
tù de Santi , communicata alle Reliquie loro , il gran Dama fieno lo 
dimoflra nel trattato de fide ortodoxa, con quefle parole chiara* 
mente < Fomes nobis falutares Dominator Chriftus reliquit* 
Sanctorum Reliquias m ultinioda beneficia fcaturiemes, unguen- 
timi fuavitatis ernanantes. E i minuti fragmenti del vaf odi fìnif- 
fimo alabafìro, che per fempre con ferv orno l'odore foaviffìmo del 
preziofo liquore , che fparfegià (opra il facratiffimo capo del Signo- 
re la penitente Maddalena , non rapprefentemv eglino al vivo delle 
Sacre Reliquie il molto merito, & rinefiimahile valore, che già 
tanf anni gode, e onora Santa Chic fa , e onorarli , e goderà fin tanto^ 
che riunite a lor Corpi glorio fi, riforgeranno a maggior giuria loro ì 
Or fi come la barba a bella faccia d'uomo , & a preziofà vefle accre- 
fee molto ornamento un nobil fregio : così le divine virtù, & Reli- 
quie de Santi , & altre co fé , the gli fono fiate cagione di merito , e 

di 



di glori a , arrecano fé ma dubbio gran bene ,fplendore , e pregio af- 
ta Chiefa di Dio . M à quanta grazia , e virtù abbia Iddìo conce ffa 
alle Sacre Reliquie , quinti puoffi agevolmente argomentare, che 
fé {oltre gl'infiniti voti loro offerti , che ciò attefiam ) le vefti , / fis- 
tiar j , le cinte , & fino P ombre de gP Apofioli , come fi legge ne gP 
atti loto, avevano virtù diri fanar gP infermi , di quanta aobbiamo 
noi credere effer fiati dotati da Dio i facn Corpi, & le Reliquie 
i fi effe ì laonde leggiamo , che un defunto per aver egli toccato il fé- 
polcro di Eh feo Profeta ,fcioltì i legami della morte ,fen ut ornò 
mirabilmente in vita. Et fé ciò accade ne IP antica legge, molto 
maggiormente opera Iddio co fé tali nella nuova, ne Ha quale ab- 
bonda la grazia più copio fa , & la virtù de Santi ha maggior forza « 
Onde racconta S. jfìgofiino nel vige fimo fecondo libro aella Città di 
Dio .che in una Città delP Africa , avvenne che un certo per nome 
chiamato Marziale infedele uomo per altro principale de Ha Città 
s'infermò a morte , riè perche fi ve de ff è vicino al fine dì fua vita , ni 
fi (enti f fé dal genero, & dalla figlia ambì fedeli, con pie to fé la- 
grime , e vive ragioni efòrtato a convertirfi alla vera fede , & Cri» 
fiiana religione , diede loro perciò gì amai Pofìinato orecchio , per il 
che eglino così if pirati da Dio , fecero umilmente ricorfo al glorio fa 
Protomartire S. Stefano , &> pigliando coti gran fede , & divozione 
alcuni fiori dalP Altare, eff avevano toccate alcune Reliquie del 
Santo , gli pò fero fecretamente fotta il capo delPìnfermo mentre 
egli dormiva , il quale fvegliato fi incominciò con grande ìnflanza , 
& ammirazione de circondanti dimandare P acqua del Batte fimo, 
& ricevutala con indicibile umiltà, & * contrizione ■, indi a poco lieto 
fé ne p a fiso a vera vita , & mentre moriva , replicava tutfora quelle 
parole: Domine Jcfufulcipe ipirifnrn meum, non J apendo egli 
che quefie fu (fero Pultime , che diffegìà il Santo nel fuo martirio . 
Ne men virtuofi e miracolofi furono quei fiori già divinamente 
prodotti dalle gocciole dei facrato Sangue del glorio fa no firn Pro- 
tettore S* AlefTandro,per mezzo de quali operò iddio la fa Iute non 
filo del Principe S. Lupo , & d\Aleida fua moglie ,mà &de molti 
de nofiri Cittadini ancora , come dicemmo nelle Ifiorie loro , onde fi 
vede chiaro quanta fila la forza delle Reliquie fiacre ,poìche anco le 
co fé toccate da loro operano per divina virtù così meravigliofi effet- 
ti* Ma che diremo del P acqua fanti ficata dal P Arca , ove già ripo^ 
forno ì facrati Corpi de nofiri SS* Fermo *Ruftko - y & P^'oculoì di 

q&elP 



queir altre sì, che con fa fa era Reliquia 'di S* Pietra Martire , d* 
S.Alberto Carmelitana^ di S.Alberto dì ] Villa d'Ognavien ne 
far giorni fefiivi benedetta ì quante grazie ha conce ffe , & tutfora 
concede Iddio, col mezzo di quefP acque afuoi divoti infermi ì Dal' 
te quali cof e tutte fi panno quattro confiderazioni utìliffime racor- 
re . Prima quanto Iddio abbia voluto anco per quefla vìa onorare ? 
& e fatture la fua Santa Chi* fa r poiché non fol amente ha conce ffò 
alle beate anime defiuoi Santi la fua divina grazia, & P eterna glo- 
ria, ma eivuole ancora, che una mìnima particella de f corpo loro 7 
& altra cofa dependente ,& toccata da effó partecipi delle grazie v 
& benedizioni de IP anima ^ che le loro Reliquie fìano riverite r 
&> onorate qua giù in terra, finche di ntiovo riunite al proprio corpo 
glorio fa , godano infieme con Inanima in Cielo il fiamma bene, nel 
qua tpropofìtoS.Bafilio e fponendo quelle parole : Pretiofa in con** 
fpeQu Domini rnorsSanQoriTtii ejus; dice, tanto fi compiace Id- 
dio ne IP onore de fuoi Santi, che là dove egli ne IT antica legge co- 
mandava, che il Sacerdote , non eontamimretur fuper mortilo r 
& che fi q lì is tet i gi (Te t cadaver i m mundus efTet .• ora vuole , & or- 
dina nella nuova r che fé alcuno muore per amor ,. & onorfuo , la luì 
morte fiapreziofia , &preziofe fìano le Reliquie , & che, chi tocca 
degnamente l'offa de Santi, fi fàccia in un certo modopartecipe del- 
ta lor fanti ficazione,& grazia \&> la ragione dì quefla differenza 
dice egli effère perche o?a Punirne de Santi fruifeono una chiara vi- 
fìone y dopo la glorificazione di Griffa T che non godevano allora* 
Secondariamente dobbiamo confederare quanto grande fia PoblìgO' 
noftro ver fio Dio f & quanto ìmmenfe grazie rendergli dobbiamo 
per averci in iantacopta conceffe gioje sìprezto fé , fregi cosìillufiri, 
sì cari pegni, dichiari fegni,& teflimonjdel fiuo ver fo noi immenfo 
amore :perilehe,fie come afferma S. Ambrogio, gioifeono, & fi ripu- 
tano felici quei popoli , che vengono dì quale he p articolar Reliquia 
d'un fot Santo, ò Santa favoriti, & fatti degni : quanto dovrà rat- 
tegrarfi, & fiefleggìare quella 'Città ,£r quella Terra ,& render 
fomme grazie a S*D. M., che non d'un fola, ma d'infiniti quafi 
Santi gode le Reliquie ì Terza, con quanta riverenza , & divozio- 
ne dobbiamo onorare , & adorare quelle fiacre Reliquie y le quali fi 
degna\& tanto fi compiace Iddìo ifiejfò favorire , & con quanta 
confidanza vifìtar le ,& a loro ricorrere r & raccomandarci nebìfo^ 
gninofirij aonde entrato in alcuna di quefie nofìre Chiefe quìno- 

Kk- foie , 



tate , overo in altra, ovefiano Reliquie, & muffirne ìnjpgni {perciò 
che in qualfivogtia Altare confettato fono altre minori ) potrai dire 
con divoto affetto , a quefio effetto quefia Orazione tolta dai MìJTa- 
le; Oranms te Domine per merita Sanctoratn tuorum, quorum 
Relìquia: hsx flint, & omnium Sanctorum,iu indulgere digneris 
omnia peccata niea : cioè, ti preghiamo signore peri meriti de tuoi 
Santi ., le cui Reliquie fono in quefia Chi e fa , & per i meriti ancor 
degl'altri Santi \ che ti degni aver pietà de miei peccati* Ma perche 
non b afta , che noi [appi amo robJigo no fero d'onorare, & riverir e le 
fante Reliquie , ma e neceffario anco papere ilmodo d'onorarle con- 
veniente \ potremo finalmente confederare , che la vera ,& conde- 
gna maniera di ' prejlar le il dovuto onore ^ & riverenza e quella , che 
la Santa Chiefà ammaefirata, ^guidata dallo Spirito Santo ha per 
antico , & lodevole coftume ufare per onorarie, & maffime nelle 
fe tenni loroiraslazioni , come {per tra la fetore le più antiche ) nella 
fio tenne ,& miracolo fa traslazione diSMrataftn quella non men 
tagrimevole,che degna de no (tri Corpi Santi : ; in quelle fatte già 
du Ila glorio fa memoria di S.Carlo , & dalgrand'emulo filo , dignìf- 
Jìmo attinente Federico Borromeo firn quelle de SS. Fermo ^ Rufii- 
co,& Pro cu lo sì ìlluflre fatta con l'autorità ,& affi/lenza d'effò 
Carlo Santo ; & in quella 'della Beata S. Maria Romana tanto ce- 
lebre , e pompo fa ; oltre quella magnificenti filma del cuore del me- 
defimo S.Carlo a Roma*,nelle quali tutte, £r altre ancor a, & da 
Dio a maggior gloria de fuoi Santi , & a prò de fuoi devoti , fono 
fiati dimoftraft nuovi ,&> meravigliofi fiegni d'onore ^fr da popoli 
d'incredìbile riverenza , & divozione ; fapendo effibeniffimo , che i 
Corpi , & le Reliquie de Santi fimo le fintine Ile , i propugnacoli , i 
baio ardi , & le guardie delie Città , iprefidj de popoli , Pornamento^ 
il de coro, e il fplendore delle Chie fé, dell'o?2ore ,& adorazione de 
quali , che Dulia fi chiama , parlando S. Ambrogio , così ferive ; Si 
dicasmihiqnidhonoras in carne jam refoluta,atq;confumpta, 
refpondeo, honoro in carne Martyris exceptas proChrifti no- 
mine cicatrices: honoro per confeflìone Domini facratas: ho- 
noro in cineribus (èminaseternitatis : honoro corpus, quod rnihi 
Dominunimeumoftendit diligere: quod daemonesreverentur: 
quod Chriftushonoravit in gladio: quod cumChrifto regnabit, 
in Caelo. Quinci le fiacre Reliquie fi cu opro no d'argento, e d'oro 
s 'adornano di preziofe gemme , & ricchi fregi-, quindi fi 'con fervano 

in 



ànnobilìjfimtr cujloJie ; quinti ' s 'o varano, s^ adorano j $*ìncenfano,fi^ 

tacciano , fi 'portano nelle piti folenniproceffioni ;fi fcuoprono , j V/- 

pongono inocoafìom di nociva fiatiti, o d'* import una pìoggia,ò d^im- 

minetyte tempefia,fifabrìcano loraAltari,Capelle,eChiefe;ove s*of- 

ferifcù^a voti, preghi, &* fiacri fitj; le quali cofie tutte in vero ci dirne* 

ftrano chiaramente con quali degne maniere le [acre Relìquie s^o no- 

r ino da Fedeli. Ma $uello,chefenza dubio fommamentedefiderano 

da noi li Santi loro , & quella, onde & eglino rimangono maggior - 

mente onorati , (jrcbe a noi torna indicibiJmente a conto e, che noi fi 

sforziamo imitare quanto piàpojfiamo le torofantìffime vhtù,e ìl»u- 

priefempj', Pumiltà/a pazienza/a carità,l*ubbidienza,la cafiità,la 

continenza ^lapietU,raftinenza ,(^ Tardentezelo delVonor di Oìo r 

& mille altre loro perfezioni*, il che afferma S'.Agofiino chiaramen- 

te quando dice, che AbeisSanflornm Martyrum inventate fefliva 

gaudia celebranuir r qiTÌ ipforum Martyrum exempla fequuntur, 

peroche y Solem ni tates Martyrum exhortationes martyriorurn 

font ;acciocbe Imitar i non frigeat ,. qixod celebrare deledat ; & che 

colui, il quale SanQos Martyres, vel in quantum potuerit, no- 

lucrit imitari ad corum besrtitudinem non poterir pervenire* 

Noi dunque , che fiàP altre Ctitàfiamo flati fatti degni di tante r 

& *ì i/lufiri Reliquie dobbiamo con ogni fiudio guardarfi di non 

renderfene con * la nofira irriverenza, & 'poca divozione, & con la 

tepidezza nelPimìtare li Santi loro , indegni; ondene fiamo da Die 

gravemente puniti, & forfè anco privati giù (lamente. Refia ora 

perfine avi far il Pio Lettore , che in nominando le Chiefie, abbiamo 

per i/ più feguito l'ordine de tempi \non avendo riguardo ad altra 

dignità ', àprecedenzac 




KX % Aratoli 



Autori fcguiti in quefta Terza Parte $ oltre i citati 

nell'Opera* 

Annali) PriariUgi , {efr altre memorie delle Chic fé 9 Monafterj f 

e Luoghi Pii nominati* 

FAma conftantc , Se tradizioni antiche * 
Francefco Bellafino delle cote di Bergamo* 
Gio. Antonio Guarntrio de SS, di Bergamo. 
Iftorie Serafiche del Gonzaga » 
Jftoria de gPjftroaient i delia Paffione di ELSig. di Gio.Francefco 

Befozzo, 
Marmi , & Epitaf j antichi . 
Pietro Natale nel Catalogo de Santi * 
Scritture , & Pitture antiche . 
Teatro di Bergamo di Achille mio Padre, 
Trattato della Sacra Sindone del Cardinal Paleotto. 
Vita diS, Evafiodel Balliano . 
Vigna di Bergamo del Beilegrin© % 




DEL- 



DELLE 

RELI Q^U I E 

INSIGNI. 

Che nelle Chiefe di Bergamo dentro, e fuori 

fi ritrovano. 




NELLA CHIESA CATEDRALE. 

A Chiefa Catedrale, che fu giàParochia diSant* 
Agnefe, il B, S. Adalberto Vefcovo di Berga- 
mo, come dicemmo nella fua lftoria , riedificò , 
&riduflein migliore, & più ampia forma infic- 
ine con una Canonica l'anno 908.; Et a pre- 
ghiere di Berengario Imperatore il vecchio, la 
dedicò airinvitto martire S.Vincenzo: Et aven- 
do lafciato il Prevofto con diecifette Canonici alla refidenza del- 
la Catedrale di S. Aleflandro,traduflTe i'Archidiacono col refto 
de'Canonici (ch'erano quaranta in tutto) alla nuova Chiefa, che 
volle lì chiamatine anch'elìa Catedrale, Et Azo da Variate, che 
ottimamente governo la noftra Chiefa trent'anni, fu il primo, che 
dopo il Beato Sant'Adalberto donò di molti beni aquefta Chiefa. 
L'anno di nofìra fallite 1027. Ambrogio Martinengo , il fecondo 
di tal nome, Vefcovo, & Cittadino di Bergamo benemeritiffimo, 
la riconterò, per eficr fiata dagli Ongarì atterrata: ove pofeia 
Tanno i48j.GiovanniBarotio nobile Veneziano, che degnamen- 
te tenne la Sedia Epifcopale di Bergamo fedici anni,e più, celebrò 
una folenne Si nodo , e riduffe la Chiefa alla forma appunto , quale 
«1 prefente fi vede, della Porta Episcopale a fronte : fabbricata 
non pure fono il titolo di S.Vincenzo, ma & di Sant'AleflTandro 
ancora. Quivi, oltre il ricchiffimo,& preziofiffimo teforo de* 
Corpi dc'SS.Àlefiandro , Narno , Viatore , Giovanni , Giacomo , 

Pro- 



2 Delle Reliquia 

Profettìzio 5 & Efteria ,cfoe dalia Gatedrale di S. Ateffaudro Mag- 
giore trasferti nell' A Itare , che per ciò ii chiama de' Corpi Santi , 
fi ripofano : & oltre i Corpi de' SS.Fermo , Rnftico, ,& Inoculo ^ 
dalla loro antica Cfaiefa, quivi nell' Aitar maggiore deportati,, 
come dicemmo nelle loro Mlorie* Sono anco moke nobiliftìfoe 
Reliquie d'altri §aM« quivi dai indetto VefcovoMartiiifengo ri- 
pofte, & parte dalia diihutta Ciucia di Sant'AlefiTandro trasfèrte. 
Sono canonicamente iondate inquefta Chiefà due onorùciflìime^ 
& divotiflime Compagnie,una del Santiflìmo Sacramento^ l'altra 
della Dottrina Criiìiana, dalla quale, come da Matrice, tutte le 
altre della Diocefi dipendono T d'ampli(limi tefori d'Indulgenze 
ambedue arricchite,^ da molti RR.Cauonici, & altri divoti Cit- 
tadini ottimamente governate ; alle quali uovamente Raggiunge 
la terza di SXarlo , da Paolo Quinto Sommo Pontefice, non pure 
di grandifiirae Indulgenze favorita,, tua di più anco d'Aitar pri- 
vilegiato tré giorni la leniniana per i morti fatta degna: grazia, 
chefolo a pochi fi concede. Quivi fopra l'Aitar maggiore ii ve- 
de una Cuftodia , ò Tabernacolo per il Santiffima Sacramento di 
finiflìme pietre di vari colori fabbricato, opera in vero & per ri£ 
petto della materia ifteffa, & per l'artifizio mirabile, & di gran 
prezzo . Quella Chiefa è di molta argentarla , di Calici, di Croci, 
^Candelieri ,& due Pai] d'argento a figure di riglie vo, & di mol- 
le gioie fregiate d'ogn' intorno , & d'altri facri Vafi r & ricchi Pa- 
ramenti nobilmente adorna, & di beiQuadri de Pittori egregi* 
Ma Puna,& l'altra onoratiflima Congregazione de molta RR.Ca- 
n@nici la rendono di qual' altro degno ornamenta affai più illu- 
ftre. Ha molte onorate Capellanie , da di verfi inflittine y &addo- 
tate: come quella della Santiflìma Trinità, dai B.S. Adalberto: 
quella di S.Benedetto , dalla noftra Città, nella cui fefta vifi canta 
fòiennemente Mefla , & vi fi predica, per la cagione che ti sa pu- 
blicamcnte : quella del Ven.Ofpital Maggiore di S. Silveftro : due 
di Giufpatronato di Cafa noflra , una (òtto l'invocazione di Sant* 
Efieria , Faltra di S. Gio. Battifta, giufpatronato anco della nobile 
Famiglia Bucellena parimente, come fi legge fopra V Ancona a 
lettere d'oro ; ove fi vede altresì il nobiliflimo fepolcro di marmo 
diGiovanniBucelleno Vefcovo diGrifopoli r di cui fi legge in 
Ironte quefto Elogio : 

Joannes Bmettems ChrìfopHtanus pQ&tìfex.V. F. Quodah 

bujut 



de Stimi , 3 

hujus Templi Arehipresbyteratu ad Ponti d a Pnoratum, deinde ad 
Cbrijòpo/ita&am fedem adcitus^hìc mihi fepukrum curavi . J^ix. 
ann.XC* men^VIIh dtes XX. Cui (òtto in una faafla è il nome del 
fculto-re, cioè Jacobus Philippus de Conforti* de Brixiafculpfit 
1468.; Sotto ieLoggie della Canonica è un divotiffimo Orato- 
rio alla gran Madre di Dio Regina de Cieli confècrato , di molte 
grazie a molti concede favorito, come atteftanole tavolette, & 
altri voti ivi offerti chiaramente* Quivi nella muraglia fuori ver- 
fo quefto Oratorio leggonfi in tm marmo quelle parole appunto : 
PUPI A. MF. SECONDA- UF.Q. SULPICIO. Q.R RUFO. 
IIILVIR.<^SULPICIO.Q ? F-SEDATO.IHLVIR.LaFlLIO* 
■Et quinci, & quindi attorno giaciono moki pezzi di marmo 
con lettere majulcQÌe alla Romana, le quali, parte per efler corro- 
fe , & parte infrante, leggere non fi panno agevolmente; ma ben, 
che quivi forte irobil òPalaggio,ò Tempio antico de Romani, 
danno indizio* Vicino alla Canonica fu di già un' Of pitale da 
Cartellano Rampazetto Canonico di quefta Chiefa fondato, & 
dotato ran;io 1^23., come confìa neirinftromento dell'Inflitti- 
zinne di elfo Pio Luogo, Or piaccia a Dio, il quale con fomma 
foavità,e fapienza dit'pone il tutto, che reggiamo a giorni noftri 
la tanto bramata, &dovuta fabbrica delia Chiefa a maggioi glo- 
ria fua, & de iiioi Santi* 




NEL- 




Beile Refifwe 

NELLA CHIESA DI SANTA MARIA 
MAGGIORE- 

Ontigua alla Catedrale s'erge lagran Mole dell'antica** 
&n0biliffimaChie(àdiS.Maria,la quale a maggior 
gloria di lei ,& forfè anco a diftinzione d'altre Chiefe 
ad onorino nella Città 5 & Diocefi fabricate,iìchia- 
ma con parti colar , & degno titolo la Maggiore* 
Quivi, come nel ilio Teatro canta mio Padre, fu dalla non mere 
religiofa , che cieca gentilità de noiìn antichi , alla gran- Dea Cle- 
menza già fabbricato un fontuofòTempuVin mezzo quaftla Cit- 
tà , qua» voleflero eglino inferire, che quefta divina virtù por- 
tavano eflì feolpka in mezzo il cuore, che perciò è reflata poi 
fèrnpre infèrta nella natura ifteflade veriBergarnafchi . Aveva 
quefto Tempioda principio tré Altari iolamente r uno neHa Nic- 
chia, ò Captila di mezzo alla Dea Clemenza, gli altri due nell'altre 
due minori a par te , unoalla Dea Speranza^ & Taltro al Dio Timo- 
re conlecrato. Ma eifendo pofeia dallavera,&Criftianapietà> 
& religione de noftri maggiori, con affai più felici aufpicjftata 
alla gran Madre dd vero, folo,& vivo Iddio y Maria Vergine Ma- 
dre di grazia 9 & di mifericordia^ Madre della vera dilezzione r & 
del fanto timore , vita , dolcezza r & gran fperanza nolìra in occa- 
{ione già d'orribile peftilenza -, & careftia per voto puhìico , fènz& 
paragone affai più degnamente dedicato : è di poi fempre andato 
via maggiormente aumentando, &crcfcendo in devozione fab- 
briche,^ ornamenti della Chiefa: Et delle etemoftne,& legati 
de pii,& buoni Cittadini, furono pofeia introdotti Sacerdoti^ 
i quali celebraCeroMefie, & offeriffero Sacrifici a S.D.M. per 
l'anima de benefattori, ,& ne fu fiero foccerfi anco ipovertCitta- 
dini ; indi aume ntandofi anco maggiormente il capitale fondoffi 
un Luogo Pio,ii quale per antica inftituzione, forfè alludendo 
alla primiera antica dedicazione del Tempio, fu chiamato Mifè- 
ricordia i culi! Beato PTnamomede Pellegrini Domenicano die- 
de , come detto abbiamo nella fua Vita, gli ordini r & Te regole del 
governo Tanno 1265. Et Erboldo Ongaro dell'Ordine medefi- 
mo,Vefcovo benemeritiffimo di Bergamo il titolo di Conforzio, 
cotanto dai gjoriofo San Carlo nella fua felice vifita celebrato. 

Or 



de Santi . 5 

Or ritornando alla Chiefa di cui è il noftropnncipal intento v& 
gionare, dico, che ella fu fondata fotto Gregorio ottimo noftro 
Pallore Monaco Aftincnie gPanni del Signore 1 1 37., ancorché fi 
legge fopra Parco del Portico della Porta Magiftrale verfo mezzo 
giorno Rogerio in quefto modo: 

IN CHRIST1 NOMINE AMEN IN LIMINE SUPE- 
RIORI ECCLESIA B. MAR1JE VIRGIN Is CIVII A- 
TIS PERGAMI CONTINEBATUR QUOD DTCTA EC- 
CLESIA FUNDATA FUIT ANNO DOMINICI IN- 
CARNA TIONIS MC XXXVII. SUB DOMINO PAPA 
INNOCENTIO SECUNDO: SUB EPISCOPO ROGERIO. 
REGNANTE REGE LOTARIO, PER MAGISTRUM 
MAIFREDUM; II qual Arco fu da Maftro Giovanni de Cam- 
pioni di finiffimo marmo, & con mirabile artificio fabbricato, 
come ivi fi legge in un Quadretto appretto , Panno 1 360. Sono in 
quefta Chiefa molte cole riguardevoli in vero, & degne d'ammi- 
razione , & di memoria, le quali andaremo con brev i tà accennan- 
do : Et prima nelP Aitar maggiore da Carlo Bofello Vefcovodi 
Aria Canonico, & Cittadino di Bergamo Panno 1479. confecra- 
to , molte , & molto fegnalate Reliquie , come del Latte della Ma- 
dre di Dio, una noce, ove fi confervano alcune gocciole di fan- 
gue di N. Sig. , alcuni pezzetti della fua fantiflìma Croce , & molti 
offi de divedi Santi , i cui nomi , oltre che fono regiftrati nel libro 
della vita , fi leggono anche ne' proprj bolettini , artificiofamente 
in tré bei ricchi Reliquiari d'argento accomodati. NelP Aitar 
del Corpus Domini ripofano, come attefta nella Vigna il Pelle- 
grino , i corpi di tré Beati Padri Cluniacenfi , cioè del B. Alberto 
primo fondatore del Monaftcro di Pontita , del B.Vito,& del 
B.Enrico, qui vi dalla Chiefa di etto Monaftero Panno 1372. per 
caufa della rovina del Monaftero, & della Chiefa transterti, & 
Tanno 1 580. ritrovati in detto Altare , & riconofeiuti , riportivi di 
novo,della cuilnvenzione abbiamo parlato nella leggenda di etto 
K. Alberto, & quefto batti aver detto delle facre Reliquie dico- 
tefta Chiefa . Quanto pofeia alPaltre cofe, che per tutto il mondo 
famofa la rendono , illuftre , e chiara , degne in vero di ftupore , & 
meraviglia. Sonovi quei Quadretti di mirabile interfia,conbel- 
liffimo ordine , & artificio nel circonfeflbrio delP Aitar maggiore 
accomodati , ne'quali con proporzionati , & vivi colori fi veggo- 

Ll no 



6 De ile Reliquie 

no le principali miileriofe iliade deli 1 antico Tcftamemo, divi- 
namente rappreientate in Segno , opera di Gio. Francefco Ca- 
podiferro noftro Cittadino d'ineftimabil valore, di cui fono pa- 
rimente quei quattro celeberrimi, e maggior quadri, che feo- 
peri iriiplendono d'incredibile vaghezza , entro i due balauftri di 
belliffimo marmo in fronte ai Coro , i quali con rariflima fattura, 
nuovo artificio , & meravigliofa interna , quinci la gloriofa vitto- 
ria^ bel trionfo deli'animofo giovanetto Oavidde contra il fu- 
perbo Golìa: quindi la coraggiofa imprefa della viril Giuditta, 
per la morte dei ferociffimo Oloferne : quivi la grand 1 Arca di 
Noè con infinite quafi fpecie d'animali aerei, e terreftri: & ivi 
appreflb il fiupendo, & miracoloib tranfito del popolo Ebreo, 
& 1 infelice fotnmerfionc delì'oftinato Faraone col fuo efercito 
nel marRoflbrapprefentano, opera, a giudizio de periti, fenza 
pari ; onde chi li mira , gl'ammira , ne l'occhio di mirarli , né di lo- 
darli la lingua mai fi fazia; rimaglio che adorna così ilcircon- 
fcfibrio,eomelefediedelCoro,ovein vece di quadretti delTe- 
flamento novo , che Pifteflb Capodiferro , dall'acerba morte pre- 
venuto, non puotè egli finire, fono accomodati d'intorno itim- 
bolici geroglifici , che dovevano fervire per coperture , & fignifi- 
cazioni de quadretti delcirconfeffbrio,è opera dell' ingegnofo 
IV! aeflxo Aleifandro Belli intagliatore eccellente de fuoi tempi. 
Quinci, equindi tu vedialleCapel!e,& Nicchie maggiori para- 
petti,^ balauftri di marmo di varj colori , Quadri di eccellentiffi- 
mi Pittori, del Tentoretto f del Cavagna, del Salmezza, dell'Olmo, 
& d'altri; Stucchi molto vaghi meffi a oro, &maflìme del Coro: 
due Pulpiti di finiflimo marmo, fopra uno de quali iì canta da 
Diacono nelle folennità il facroEvangelio,& da più famofi Evan- 
gelici Oratori s'efpone nell'altro non folo laQuadragefìma,mà 
ancora tutto l' Advento , & tutte ie Domeniche, Se Fefte dell'anno 
con molto frutto dell'anime . Due Organi fuperbiflìmi di ottima 
confonanza, & foaviffima armonia : L'alta Cubba novaaientc 
di artificio!} ftucchi,&belliflimi quadri riccamente adorna: li 
pavimento è tutto a quadretti di marmo bianco , e azurro ofeuro 
[affricato; le colonne, che foftentanolagran machina del Tem- 
pio di candidiflimo marmo incroftate ; le pareti nelle maggior 
ioknnità di Sniffimi razzi ornate, i quali con vi vacillimi colori, 
&vaghiflkne maniere la vita,& fatti mirabili della gran Madre 

di 



de Santi . 7 

di Dio raffigurano in eccellenza. Non parlo de ricefaiflìmi, & 
nòbiliflìrni vali d'argento , & d'oro , de Calici , de Croci , de Can- 
delieri, d'Incenfieri, & d'altre cole tali per il minifterio, & or- 
namento dell'Altare. Ma chi brama vedere cofa di vaghezza 
mirabile, & di gran prezzo, miri, che ammirarà la Croce mag- 
giore , il Calice , & la Piflide oftenforia di rara , & notabile 
grandezza, cofe tutte di fodo argento, & oro, a minutiflìme,& 
belliflìme figure lavorate : I paramenti di drappo d'argento, & 
d'oro, ad ogni gran Prelato convenienti: tralascio il gran Lam- 
padario capace di tanti lumi, quanti appunto fono i giorni dell] 
anno,i quali tutti s'accendono avanti il SantiflìmoSacramento gli 
ultimi tre giorni della Santa Settimana, in memoria della facra- 
tiffirna Paflione , e gloriofa fepoltura, che quivi fi rapprefenta del 
noftro Salvatore, là ove appunto fi vede raffigurato quel mifte- 
riofogrand'AlberodiS. Bonaventura, che già fece quivi dipìn- 
gere un Sig. Guido Suardo, come dalla memoria , che (òtto detto 
Albero fi puolcggere, chiaro fi comprede«Le parole fono quefte. 
Venerabìlis vir Dominus Bonaventura de Baiarlo Romanus , de 
Ordine Fratrum Minorum Generali* Magifler , & egr egius in fal- 
era pagina DoSlor, maxima fanffiitatis , qui poflea fuit Epifcopus 
Albanenfis SanEla Romana Ecclefìa Cardinali* , Inter alia mira- 
bilia opera fua compofuit Librum d* Bono Je fu , in quo pulchre , & 
devofè declaravit SanBam, & decoram Arboremvita in Sacra 
Scriptura Jfeteris Te/lamenti praflguratam , quatti Dominus Gui- 
dus deSuardisvir nobilìs ,ac fìngulari pie tate omatus^fua deve- 
tìone ,fuifq\expenfìshìcdepingere fecit Anno Domini no/hi 1342. 
Pittura veramente degna di mirarli , & d'ammirarfi infieme : Indi 
rivolgendo gli occhi verfo la parte inferiore della Chiefa, tùfeor- 
gerai labelliffima,& devotirfima Espella di S.Giufeppe, ove è 
fondata, & eretta un' onorata Confraternita fotto il Patrocinio 
d'effò Santo, & dirimpetto il fuperbiffimo Battifterio tutto di 
vari, & fini marmi, dal fudetto Gio. Campioni, con maeftrevol 
mano fabricato , & di vaghi , & mifteriofe ftatue ornato d'ogn' in- 
torno, l'anno del Signore 1340., come fi legge fcolpito in una 
pietra di detto Battifterio , il cui gran vafo , & ufo nella Catedrale 
al prefente fi riferva . Sotto la Cornice del primo colonnato in un 
quadretto di eflb Battifterio, verfo la portetla del Vefcovato fi 
vede una Bifcia a lumaca , quivi dalla natura inferta , & nel fegare 

LI 2 il 



8 Dei/e Reliquie 

il marmo comparia a cafo,cofa invero mirabile da vederli . Or 
quinci ufeito dalla gran Porta maeftra verfo mezzo giorno, in 
alzando gl'occhi , vedrai il fudetto bell'arco con la memoria del- 
la fabrica della Chiefa , & lopra cflb una gran Statua marmorea di 
N. Signoresche in un bcU'alto trono in maeftà qui fiede: l'altra 
Porta maeftra verfo la Piazza vecchia , vedrai di belliffime Statue 
parimente di marmo, che rapprefentano alcuni de noftri Santi f 
nobilmente adorna, percioche ha due ordini di mirabile archi- 
tettura , nel primo de quali fi veggono tré Statue , una deli'Imma- 
culata Madre di Dio col Tuo Bambino in braccio: l'altre, una a 
man deftra diS. Efteria Vergine Martire , l'altra di S. Grata a man 
finiftra amendiit-gleriofe noftre Cittadine , & Principefle , nel fe- 
condo ordine tré altre, una è quella di S. Alefiandro noftro Pro- 
tettore, pofta in mezzo fra quella di S.Barnaba, & quella di S.Pro- 
jettitio, come nelle loro iftorie abbiamo detto. E' quella Chiefa 
al di fuori di figura quadra, & di dentro rapprefenta una gran 
Croce. Contiguo a quella porta fi vede il nobiliffimo Oratorio 
del famofiffimo , & invitto Capitan Bartolomeo Coglione , la lui 
facciala maggiore è di finiflìmi marmi , & di belliffime figure 
adorna , ad onore de gloriofi Santi Gio. Battifta , Bartolomeo , & 
Marco Evangelifta, de quali fi veggono Statue di candidiffimo 
alabaftro nell'Ancona eccellcntiffime fabricato, ove l'ifteflb gran 
Capitano in età d'anni lettantacinque dopò aver pagato il corn- 
mun tributo a morte, volle in un marmoreo, & nobiliffimo De- 
pofito , che a guifa di caro Maufoleo , s'a vea in vita apparecchia- 
to , efler fepolto l'anno 1 473. , & che in ri medio , & fufFragio dell' 
anima (uà fo fiero quivi, (oltre molti altri pii Legati) Mcffe,& 
altri Divini Offic) celebrati ogni giorno, fopra il cui fepolcro fi 
vede Tequeflre egregia fua ftatua mefla a oro , la quale elfer dove* 
di Bronzo, quando l'Arca di fono, atta a foftenerla fofie fiata; 
Quivi fi veggono le rilucenti di lui finiffime, e impenetrabili ar- 
mature, con le fue gloriole infegne,&imprefe a canto all'Arci 
affi Ife , ove in due bei quadretti di marmo leggonii a lettere d'oro 
quelle parole appunto: 

Bartbolomaus Colleo de Andegavia virtute ìmmortalitatem 
adeptus^in re militari fuit illuflris,ut non modo tunc viventium 
gloriam longe excefferit ,fed etiam pofieris fpem eum imitandi 
ademerit: mattone s e nini à diverjis Principiò, deinde ab lllujìrifs* 

Vene- 



de Santi 9 

Venetorum Senatum accepto Imperio : tandem totius Chriftiano- 
rum exercitus fub Paulo IL Pont. Max. deleffius e(ì lmperator: 
cuj us aciesXillI. annos ab ejus obitu Jub foto jafn defungi Im- 
peratori* tanquamvivi nomihe mi Ut ante s ju/fà cujusfcumq;alte- 
rius contempferunt : & in bis qua glorio fé in pace fiunt , nequc 
Principibus tpfìs conce ffit : fi quidem per id temporis aquas ad 
publicos ufus derivavit : balnea reflituìt: arias adificavit Cwno- 
bia , ac Tempia magnifice extruxit , fplendideq; dotavit : atquc 
imperpetuum lo candì s virginibus pauperibus pecuniam confiituit . 
Obiitanno Domini MCCCCLXXfS. Non. Novemb. uthic juffèrat 
fepultus efi. Quivi levando gii occhi anco più in alto fcorgera* 
l'effigie de noftri Santi, & ne' quattro lati rapprefentate in quattro 
belliflimi compartiti d'eccellentiflìme pitture ridona de quattro 
Generalati ch'ebbe egii, della Chicfa, della Rep. Veneziana, di 
Francia, & di Spagna: in (omnia è coteftaCapclla,ò per dir me- 
glio facro Trofeo, così riguardevole dentro, & fuori, che & la 
Criftiana magnanimità , & la iingolar pietà dell'autore, & l'eccel- 
lente magiftero dell'architetto , Se del fcultorc Gio. Antonia 
Aniadeo altamente dimoftra , & rapprelènta • 




NELLA 




io Delle Relìquie 

NELLA CHIESA DI S. ALESSANDRO 
IN COLONNA. 

5 ' Quefta quella Chiefa , che nobilmente rapprefenta 
quella , che dalla iftefla noftra fantiffima Principefia 
Grata fu ad onore deli' inclito Martirio del gloriofò 
noftro Protettore S. Aieiìandro di già mille trecento 
anni e più edificata; percioche sì come quella già contigua al 
Borgo Canale in memoria della fepoltura del Santo : & quella 
nelBorgo Pignolo in memoria del miracolo de fiori ivi accadu- 
to : così quefta nel Borgo di Crotazio , ora di S. Leonardo in 
memoria deirilluftre ,& gloriofò Martirio , che quivi per il nome 
di Gesù Crifto egli (offrì animofamente , fece fabbricare : ove fo- 
pragl'ifteffiquafì primi fondamenti dell'antica fi vede oralapre- 
fente, dalla lingolar pietà del Borgo magnificamente eretta, & 
rinovata. Et sì come altresì quella del Borgo Canale, per la di- 
gnità , & titolo di Catedrale, S. Aleflàndro maggiore fi chiamava, 
& quella di Pignolo, per l'incrociate vie , della Croce ; così quefta 
dalla gran Colonna, cui foprafù già la ftatua di Crotazio, come 
dicemmo altrove, S. Aleflàndro incolonna vien chiamata. Or 
quivi , ancorché non fiano, che fi fappia, Reliquie infigni, fogget- 
toprincipale di quefta terza Parte, s'onorano nondimeno alcuni 
facri o (Tetti, Se alcune cofe deih di vota Santa Francefca Romana: 
oltre che l'iftefla terra, & fondamento della Chiefa bagnato, & 
fàntificato col facrato , & copiofo fangue del Santo , ferve per no- 
bilifiìma reliquia, degnamente illnftrano quefta Chiefa, prima la 
di lei fantiffima Fondatrice, & il titolo del Santo, ad onordicui 
cdificolla: di poi la Ven. Confraternità del Sacratiflìmo Corpo 
del Signore, Pefercizio dell'Orazione mentale,che quivi con mol- 
to fpirito, e fervore vien da buon numero de di voti Confratelli, 
e Conforelle ogni Domenica frequentato : la qual Scola , & Com- 
pagnia, l'anno di noftra falute 1507. inftituita,è di poi ftata da 
molti Sommi Pontefici di molte grazie, & Indulgenze favorita: 
il novo, &nobiliffimo in vero, &digniffimo Tabernacolo: il fu- 
perbo , & buoniffimo Organo da una buoniffima mufica , & ono- 
rata Cantoria accompagnato: il bel Pulpito di finiflimo marmo, 
onde tutte le fefte dell'anno s'ode, per legato, chi '! facro Vangelo 

de- 



de Santi . it 

degnamente efpone : il Balauftro di nobiìiffimo marmo Geno- 
vele , all'Altare del Santifsimo Sacramento,! quadri de valentie 
fimi Pittori, come quello dell'Adonta, quello de Santi Pietro, 
e Paolo, quello de Santi Anna,Francefca,e Carlo, oltre quelli dell* 
Oratorio delta Compagnia , & i ricchi paramenti , & molte argen- 
terie. Lodovico Donato digniffimo Vefcovo di Bergamo, Tan- 
no i474.confacròlaChiefa,rimpetto alla quale fono le ftanzedi 
quel Venerando antichiffimo Conforzio , che da alcuni buoni 
Cittadini, maflime del Borgo, modi dalPefempio della (ingoiar 
pietà di S. Grata inftituito,& delle proprie loro facoltà dotato, 
fùpofeia da Lanfranco Salverà almo Paftore confermato. Que- 
fto Borgo, perche fu prima caro,&deliziofo giardino di Crota- 
lo , ove egli ebbe , & regie danze , & egregia dama , & fepoltura, 
gl'Orti di Crotazio,ò come altri malamente hanno ferino, di 
Plotazio,era chiamato : indi dalla Chiefa di S. Stefano , che fu poi 
di S.Domenico, Borgo di S.Stefano: & ora da quella dei buon 
Padre de Prigionieri di S. Leonardo s'addimanda. 




NEL- 




1% Delle Reliquie 

NELLA CHIESA PREPOSITUR ALE 

DI SANT'ALESSANDRO 

DALLA CROCE. 

Erche di quefta Chiefa abbiamo affai difFufamcnte par- 
lato nella Vita di S. A leflandro , & di Santa Grata , però 
rimettendo là il pio lettore, quanto appartiene al refto, 
diremo ora (blamente, che sì come ella degnamente 
rapprefenta quella , che di già quivi non lungi , fu dalla 
fàcra memoria di efla iantiffima noftra Principefla fabbricata; 
così ella è anco d'onorati paramenti nobilmente adobbata, ricca 
d'argenterie, & da Sommi Pontefici di molte grazie, & Indul- 
genze alla Ven. Confraternità del Santiffìmo Sacramento concef- 
iè, favorita; & per l'ordinario divoto efercizio dell'Orazion 
mentale molto frequentato. Quivi, per venire al principal in» 
tento noftro, infigni Reliquie s'onorano di S. Gereone martire 
Tebeo, parte del Cranio di Santa Pudenziana,& di Santa Eme- 
renziana,& la vefta d'una delle Beate Vergini, & man. Orfoline, 
dalla molta pietà dei Sig. Girolamo Ficieno , inlieme con altre 
degne Reliquie, già donata, che la rendono in vero all'altre non 
punto inferiore . Mail nobiliffìmo,& cariflìmo teforo del Corpo 
della Beatiffìma Santa Maria Romana vergine, & martire, che per 
fegnalato,& particolar favore di Sua Divina Maeftà principal- 
mente, & pof eia per fomma benignità del molto Magnif.Sig.Ge- 
rolamo Rofolino onorato, & benemerito noftro Cittadino no- 
vellamente acquiftato,el!a felice or gode, la fa fenza dubbio sì 
chiara , & così illuftre comparire , che dalla Catedrale in poi , non 
invidia di dignità, & fplendore a quale della Diocefi altra fi fia. 
Nacque quefla gloriola Santa (per dirne & qui anch'io adonor 
fuo, & a confolazione de fuoi devoti qualche cofa) nell'alma Città 
di Roma da ricchi sì, ma infedeli genitori, Adria, & Paolina, 
fotto il felice Pontificato di Sebaftiano, eflendo Gordiano, il gio- 
vine , Imperatore, l'anno doppo il falutifero Natale ducentefimo 
quarantefimofefto. Qiiefta in età di tredici anni in circa, con- 
vertita da Ippolito fuo zio materno alla Criftiana fede , 8c religio- 
ne , & da Stefano Santiffìmo Pontefice , di tal nome il primo, rige- 
nerata con l'acqua del tanto Battefimo , ricevè la bramata duppli- 

cata 



de Santi . i 3 

cata corona del martirio , cioè & della verginità nella fiera perfe- 
cuzione di Valeriane Imperatore, eflendo Confoli Mafficno,.& 
Acrlio Glabrione, fono Piftcflb Sommo Pontefice Tanno ducen- 
tefimo quinqnagdìroo nono, infieme con Neone iùo fratello, 
alli ventifette d Ottobre, ancorché laChiela allÌ2.di Decembrc 
ne celebri la fetta. Et pochi giorni doppo furono fottoj'ifìefib 
Imperatore martirizati anco i fuoi felici progenitori , & Ippolito 
con loro. Et quefto batti aver fommariamente detto di quefta 
diletta fpoia di Griffo, dr cui legga , chi defidera làper più minu- 
tamente la mirabile convcrfione,& gloriofo martirio, littoria 
del Rev^ig.DonOdoardo Mrcheìi,di quefta Chiefa già dignifii- 
mo Preposto ,defcritta nobilmente, Per il che a noi tocca dire 
folamente & come, & quando fia fiato quefto sì belTeforo tra£- 
ferto in quefta Chiefa,& con quanta foknnità>& apparato fi fa- 
cefle sì degna transazione: perciochèpalsòla cofa in cotal mo- 
do; Glie avendo TAmbafciatrice di Spagna CatterinaMoncada 
impetrato dalla Santità di noftro Sig.Papa Paolo V. di poter leva- 
re da qualfi fòlFeChiefa,&Cirniterio,co$ì dentro,come fuori 
di Roma quali (acre Reliquie le fofiero più a grado ^come confta 
per un Breve di Sua Santità fotta il 21. d'Aprile ranno 16&7*, 5c 
avendo di ciò ella dato il carico al M.R.P.F.G10. Battitta Cava- 
gno Novarefe Francefcano,con facoltà di farne anco parte a'fuoi 
più cari ,ebbe grazia il Sig, Rofolini fuo amiciflimo d'averne per 
fegnalato favore il Corpo di S. Maria Romana fudetta; le cui fa- 
era te Offa degna y & condecenteraentein una ben guernita d'oro, 
& ficura caffetta accomodate infierrte col fuo Breve, & autentico 
inftrumento, inviò per buono, & fede! mezzo, con molte altre 
facre Reliquie alla volta di Bergamo (uà diletta Patria, cui già un 
pezzo fa aveva ardentiflimodeiideriodifareunfimildono: ove 
finalmente giunte t fu alta ventura, & gran favore delnoftroSig. 
Giorgio Mutio, che al primo arrivo alloggiaflero, conforme all' 
ordine cfpreffò di efibSìg-Rofolinifuo cariffimo,incafafua,dal 
quale ella fu con indicibile allegrezza ricevuta T & con fomma ri- 
verenza ,& divozione pofta fopra un'Altarino con molti fumi at- 
torno; ove flette fin che per maggior decenza, & riverenza di così 
facrofanto,& venerando teforo,& anco per la gran frequenza del 
popolo, che intefe la defiata venuta di etto, concorreva quafi in- 
finito a vifitarlo,& riverirlo giorno, e notte; fu riverentemente 

Mai por- 



f4 Del/e Reliquie 

portato, ma fccrctamentc alla Chiefa delle Caj3uccine,& corife- 
gnato a quelle RR. Madri , con incredibile Ilio contento. Et 
quindi dato di ciò avvilo a Monfig. Illuftrifs., & Reverendifs. 
Giovanni Emo noftro vigilantiffimoPaftore, diede ordine, che 
dal molto Illuftre , & molto Rcv. Monfig* Orazio Federici fuo di- 
gniflimo Vicario Generale, fufle il detto facro Corpo con le de- 
bite circoftanze, & cauzioni riconofeiuto : il che da eflb con ogni 
prontezza, & diligenza efequito, quivi alla prefenza di Monfig. 
Prevofto , & altri Signori Canonici del Duomo , & del M. R. Sig. 
Odoardo Micheli Prevofto, & Rettore digniflìmo già di quefta 
Chiefa, & di molti altri & della Città, & del Borgo, fu aperta la 
cafletta , & letto il Breve ApoftoIieo,& rinftrumento ivi rinchiu- 
fo; & fatta la ricognizione di eflb facro Corpo con ogni dovuta 
riverenza fu di nuovo chiufà la cafletta , & come era prima alli Si- 
gnori Regenti della Scola del Santiflìmo Sacramento , & della 
Chiefa ivi prefenti,cui era data quefta facra gioia del Sig.Rofolini 
donata , & da efli parimente ,& fono altre chiavi, & figlili , alle Ili- 
elette RR. Madri confignata : fin che fufle con folenne proceflìo- 
neportataquivi,oveun pezzo fa era deftinata. Et eflendo flato 
bifogno, per divina difpenfazione, differire più di quello, che fi 
era difegnato quefta traslazione: fu finalmente da Monfig. Illu- 
ftrifs. terminato , che ad efempio del gloriofò S. Carlo , & del Ne- 
potè, & fucceflbre fuo digniflìmo Federico Borromeo , fufle 
queftofanto corpo, con opportunifsimaoccafione della lui pri- 
ma Sinodo felicemente celebrata Panno 1613, traslatato a quefta 
Chiefa. Perii che eflendo ftato il Sig. Rettore, & li Signori Re- 
genti della Scuola , & della Chiefa avifati , che alti 23. di Maggio , 
il dovea fare la folenne traslazione della Santa, ne fu fubito dato 
a vifo , prima a tutto il Clero della Diocefe , congregato per la Si- 
nodo in Duomo, &pofcia anco a tutti i Regolari della Città, & 
de Borghi, a fine che fi ritrovaflero la mattina per tempo di detto 
giorno, nella Catedrale perlaproceflìone dafarfi aquefto eflet- 
to, & fra tanto furono fra efsi Regenti, deputati alcuni faggi 
Gentiluomini,! quali con ogni prudenza, & diligenza ebbero 
cura , che per tal dì , & effetto , follerò accommodate , & coperte 
le ftrade,& quanto più nobilmente fufle pofsibile ornate di feta, 
ò razzi, & di bei divoti quadri le contrade, per do ve la longa,& 
onorata proccfsione dovea paffare, il che fu da ogn'uno con 

ogni 



de Santi « ì 5 

ogni prontezza, & giubilo di cuore, tofto etequ;to, perciò che 
riputandoli ognuno a (ingoiar graziale favore, che sì fòlenne 
procefsione le ne paflTaiìe perla iua contrada, &periìi)dendoi* 
anco di più, che la fua cafa doveile dall'ombra (aera di quella 
fanto,& benedetto Corpo reftar lenza men benedetta, ramificata, 
&da ogni mal difelà, andava ciafehedunoagarrachi meglio ap- 
paracela fua,&Padoriiafle, non perdonando afpefa,od a fatica 
alcuna, affine che quefta gloriola Spola, & Martire di Cfiflo fufie, 
fé men fecondo * meriti, almen fecondo le forze a ciafeheduno 
poflìbili, onorata: laonde furono anche a maggior gloria di lei 
fabbricati, & eretti cinque bei grand'Archi,& porte trionfali, 
una fopra la Piazza del Borgo Pignolo, ad onore dell'Angelica 
foa virginità, l'altra vicino alla Chiefa di S, Bernardino ad onore 
delPardentiffimo amore verfo il fuo buon SpofoCr irto, il terza 
rimpetto quaft FaChiefa della SantifiimaTrinità ad onore della 
virile, & invitta fua fortezza nel martirio,la quarta al Ponte dell' 
Àmorla ad onore della gloria effenziale , che ella or gode in Ciclo, 
& goderà in eterno, il quinto nel Borgo di S^Tomafo ad onore 
della gloria di lei accidentale de voti, e prieghi,e fregi a lei fatti 
quaggiùdafuoi divoti: tutti fregiati, e adorni egregia mente, & 
da ingegnofe,e indulriofe mani cliipofti in varie guife con (latiie,, 
figure, eFogj , geroglifici , imprefe , e moti : che altri le divine alte 
virtù della gloriola Santa; altri la divozione, & l'allegrezza del 
felice, & nobil Borgo lignificavano efprefla,& nobilmente; ne 
quivi mancarono verfi latini, &tofchi d'eccellenti ingegni in lo- 
de della Santa, né altri degni frcgi,& bei corredi per com pi mento 
dell'apparato illufire. Orla mattina per tempo del terminato, & 
defiato giorno , raunato tutto il Clero fecolare , Se regolare in 
Duomo,così della Città, come della Diocefi, mentre (i cantava 
la Mefla ordinaria fu dato principio alla proceflione, & fra tanto 
s'appara Monfig. llluftrifs. di Pontificai Manto, & Mitra d'oro,, 
con fuoi Affittenti, altri con puviali, altri con tonicelle di brocca- 
to, & damafeo di color cremefe di gran prezzo: i quali finita la 
Mefla s'inviorno con la Croce dietro la longa proceflione, ac- 
compagnando gì' ìlluftrifs. Signori Rettori tutta la Nobiltà, & 
infinito popolo di voto :& giunta con •bell'ordine, divoto filenzio 
la proceflione alla Chiefa , tutta di bel damafeo cremefe nobile 
mane guarnita, & d'altri ricchiflìmi ornamenti, fùa tutto il ' mi- 

Mm % snerofo 



i6 Delle Reliquie 

nierofo Clero dato aduno per uno un torchio dibuonpefo,(c- 
guendo pur tuttavia il lor camino: & all'arrivo diMoniìg.IIlu- 
ftriffìmo alla Chiefa delle Reverende Madri Capuccine di bei 
fregi adorna , furono tutti i lumi acceli , & quivi di nuovo ri- 
conofeiuto : indi fatta da Sua Signoria IHuftriffima breve, ma 
affettuofa orazione , & adorato , & incenfato il iànto Corpo, 
fu a fon di trombe , a ftrepito di mortari , & di archibuggi, 
levata dall' Altare la facrata Cadetta , & pofta in altra mag- 
giore, & affai più adorna, cui fopra flava eretta una bellifiioia 
ffatua della Santa, che in una man teneva la palma, & nell'altra 
la vittoriosi corona del martirio , fopra una ben guarnita, & ono- 
rata barra accommodata, la quale fono un beliiffimoBaldachino 
di broccato, prima da gldiluftriflìmi Signori Rettori , Camerlen- 
go, & Governatore portato buona pezza , indi da principali gen- 
tiluomini delia Città, & del Borgo, era da quattro de Signori Ca- 
nonici di ricchiflimctoniceileveftiti,foftenuta a vicenda. Que- 
fta accompagnavano quattro incenlkri d'argento, due avanti, 
&duea latialla barra, chefpiravanoprezio(i(Ii-no,& gratiffìaio 
odore, vintiquattro gran torci di notabiliflimo pelò,& di gran 
prezzo, che rendevano divozione, & magnificenza infieme rin- 
goiare, & Monlig.IIIuftrHs.in Abito Pontificale a canto. Neil 1 
inviarli la proceffione fu con maggior legni d'allegrezza da 
trombe, & falve d'archibuggi , & mofehettoni falutata , come 
tratto tratto anche veniva : la quale con bell'ordine da fopraftanti 
deputati regolata , & con molta gravità procedeva, in quefto mo- 
do andavano avanti i Padri Regolari, le Religioni tutte al Ilio 
luogo: indi feguivano le Chicfe Collegiate ; a quefte venivano 
appreflo le Pievi della Diocefi , tutte , & le Parochiali della Città, 
tutte con Stole, &PuviaIi, fecondo la dignità, & del colore con- 
forme al Santo, ò Santa della Chiefà loro: di poi la Croce della 
Catedralecon li Signori Canonici, & Preiati con la loro Mufica 
a due Cori, tutti conilfuolumeaccefo in mano, cantando altri 
Inni, altri S«Jini,& altri Letanie . Rendeva in vero l'ordinanza mi- 
rabile della pompofà Proceffione gran decoro, & divozione ; & il 
fuperbiffimo, & convenientiflìmo apparato degl' archi, & delle 
ftrade , rcgal magnificenza , & ipìendore, ma l'infinito divoto po- 
polo, che per confeguire il teforo dell'Indulgenza plenaria dai 
Sommo Pontefice per quello effetto a preghiere del medefimo 

Sig. 



de Santi . 17 

Sig.RofoliniconcefiTa, era concorfo,tuttociòcon infinita alle- 
grezza, & tenerezza d'animo mirando, & ammirando, pareva che 
non fi potefle faziar di lodare, magnificare , & ringraziare S.D.M. 
di tanto favore , & grazia (ingoiare , né contener le lagrime di dol- 
cezza anco tal'ora: non v'era chi non bramaffe d'aver maggior 
petto per capir maggior gioja, d'aver più d'un cuore per lèntir 
più contenti, di fnodar mille lingue, per efprimere mille gioje, 
di trovar nuovi, e inulitati modi di palefare il giubilo, che fentiva 
ogn'unoper l'acquiftodisìgran teforo: non v'era grado, feflb, 
ordine , ò etade, che non giungefie palma a palma , che non diflc- 
rafie le labbra , che non levafie gl'occhj al Ciclo pieni d'immenfo 
gaudio, moftrando al di fuor quell'allegrezza, che entro Paccefò 
cuor , colmo di gioja capir più non potea . Or fra tanto fi termi- 
na la (bienne procefflone : & entrano finalrìiente i felici portatori 
con il preziofo,&facro teforo in Chiefa,&lp ripongono fopra 
t'Aitare a ciò conftituito,& alla Santa dedicalo, tutto d'infiniti 
lumi lampeggiante , & de broccati , & altri nobiliflicni ornamenti 
adorno: accompagnando l'affettuofà orazione di Monfig.IUu- 
ftrifs. di tutto il Clero, & popolo che poteva capir la Chiefa , con 
cenfi fuavifiimi di voci, organi, e iftrumenthindi s'appara Sua 
Signoria Hluftrifs. per celebrar la folenne MeflTa,pur feguendo 
tutt'ora l'angelica armonia con eftremo gaudio di tutti i circon- 
ftanti: fornito l'Evangelo, Monfig.Prevofto prefa la benedizione 
dall' llkiftriffimo Celebrante , & (alito il Pergamo, fece in lode 
della Santa un divoti(fimo,&dottiflimo ragionamento. Forni- 
ta la Mefla, tutto il Clero, & Popolo, con la Pontificale benedi- 
zione, & indulgenza di quaranta giorni, partirti tutto sì contento, 
e lieto, che pur ne fente ancor gioja, e diletto. Et fu in vero sì 
folcnne,sìpompofa,&così lieta, & favorita quefta traslazione, 
che né a memoria de viventi è fiata fin'ora veduta giamai , né forfii 
vedraflì da Porteria Pergamo la maggiore. Tré giorni continui 
flette quefto facro Corpo fopra il detto Altare, ne' quali furono 
fatti da diverfi Reverendi Padri nobiliflimi difcorli in lode di 
efia Santa Molte altre cofe degne in vero d'eterna memoria , 
e immortai lode dire fi potrebbono intorno la translazione 
di quefto caro preziofiflìmo teforo , del cui cortefè dono ri- 
marrà la noftra Città al Sig. Rofolini onorato , & ottimo fiio 
Cittadino in perpetuo tenuta, & obligata, la quale per non te- 
diar 



i8 Def/e Reliquie 

diar troppo il benigno lettore lì tralasciano, con fperanza>che 
altro più felice ingegno ne tratti affai megho,& più diiìuf amenità 
non tralafciando però di dire , che Iddio ii compiace per i ineriti , 
Se interceflioni di quefta Tua diletta fpofa fare del continuo a 
molti fuoi di voti molte grazie. Per il che quivi fi liberano moki 
indemoniati, fi raddrizzano molti attrattile zoppi, & ii riiànano 
molti altri infermi, come da i molti voti offertivi li fa chiaro. 
ISTè contento di ciò il Sig»Roiòtini„hà di più impetrato dalla San- 
tità di N*Sig*Papa Paolo V* ottimo Pontefice l'indulto dell'Alta- 
re privilegiato per la liberazione dell'Anime dal Purgatorio ogni 
lunedì all'Altare dell'Orazione» In oltre il nuovo belltffiiK> r & 
buoniffimo Organo; gl'eccellenti quadri, la mirabile effigie di 
S+ Aleflandro fopra la porta maggiore , con i due quadretti a can- 
to, che il bel miracolo de fiariquivi dai fangue del Santo divina- 
mente prodotti ,ondc la Chiefa ebbe alto principio , come di- 
cemmo nella fua iftoria, egregiamente rappreientano', la rendo* 
no pur tuttavia anco più riguardevole, &illu(lre. Il Ven*,&:pia 
Conforzio Tanno 1 562. da alcuni caritativi inftituito,& ben do~ 
tato,apporta a poveri della vicinanza(mercela fingolarprndenza 
de Signori Regenti) molto benefìcio . Et ft come dallacopia de 
Pini, ch'erano quivi ,Pineto ,ò Pignolo vien chiamato il Borgo,, 
così dal (ito delle tré incrociate vie,ò pur anche dalla gran Croce* 
che icrive iiB.Pinamonte,aver quivi erettala fama Fondatrice 
della Chiefa % San t' Aleflandro ù chiama dalla Croce» 




BEI* 




de Santi « 19 

NELLA CHIESA, ET MONASTERO 
DI SANTA GRATA. 

Uanto la fantifiìma , & nobiliflìma Religione di S. Bene- 
detto fia mai fempre fiata da noftri maggiori Rimata^ 
& riverita , di qui fi può comprendere chiaramente: 
pofeiache dieciotto onorati Monafterjdi effa fi ritro- 
vano eiìèr flati da noftri fin'ora fabbricati , quello cioè 
di S. Giacomo di Pontiu Tanno 1005. , come dicemmo nella Vita 
del £>• A Iberto primo Abate , & Fondatore di quel luogo : quello 
di S. Sepolcro cPAftino, di cui parlaremoappreflo, Panno 1070.S 
quello di S- Benedetto di Valotta Panno 11 36. : quello di S. Paolo 
d'Argo Panno 1 198. : quello di S. Maria di Scanzo Panno 1319. s 
due de Padri Celeftini , & quattro di Umiliati , & altri fette di Mo- 
nache, quello di S.Egidio di Fontanella dalla Regina Toperga 
edificato Panno ioti.: quello de'Santi Fermo , Ruftico ,e Procu- 
lo Panno 11 50.: quello diS. Margarita di Brembate inferiore, di 
San Giuliano di Bonate inferiore , & di S. Maria diValmarina: 
i quali ultimi quattro fono flati con Àpoftolica autorità in quello 
di S. Benedetto , di cui parleremo al luogo fuo ? ridotti : & quello 
di cui ora trattiamo , la cui Chiefa a diflinzione di quella del 
Borgo Canale, detta Inter Vites, fi chiama Santa Grata inCo- 
lumnellis. Or quivi dunque, per venir al particolare noftro in- 
tento , fu prima da S. Alleida moglie di S. Lupo , & madre di 
Santa Grata eretta una Chiefa , & inflituito un Monaflero ad 
onore della gran Madre dtlJtk^^d^t^^anta Maria Vecchia 
Panno del Signore 50Q. Pofcia da Carto ilMagno Imperatore, 
fono Agino Vefcovo diBergamo Panno éo8. riflorata, alla cui 
relidenza pofe alcune Monache dubitò morello , come riferifee 
il Benaglio nelle fue Iftorie , indi fono il felice Pontificato di Am- 
brogio Martincngo ottiqK) v noflioPaftore,& Padre gli anni di 
noflra falute 1026. Fabncara^ri 1 altra contigua, & dalPiftelfo 
Vefcovo confecrata , & dedicata a S. Grata : la folenne translazio- 
ne del cui gloriofo corpo fu dal medefimo fatta Panno feguente, 
il primo di Maggio, come diffufamente nella vita delle fante Ma- 
dre, & Figlia abbiamo detto , al cui Monaflero fu da Leone No- 
no Sommo Pontefice concedo PAbito,& la Regola di S. Pene- 
detto, 



fio Def/e Relìquie 

detto, come appare nel privilegio di effe. Ma dopò centinaia 
d'anni, minacciando, per cagione della nuova cinta della Città 9 
l'antica Chieià precipizio , fu Panno 1600» fabricatavifopra que- 
fta nuova, come orali vederla quale ancorché di già non iìa an- 
cor fornita, ella è nondimeno così bene ordita, e ornata, che il 
devotiflìmo ,& generofo affetto di effe RR. Madri ,verfocoteftc 
loro fantiflìme Maeftre,e Madri, chiarifiimo dirooftra. Quivi 
oltre i due facrati corpi delle Beate fpoiè di Crifto Alleida , e Gra- 
ta, in un bel marmo, or aliai meglio, che prima accomodato, & 
altre facre Reliquie ancora, fono le Tefte di due Verginelle mar- 
tiri di S. Ori ola, da Montig. Morando Canonico , allllluftrifs. , & 
Reverendifs. Milani benemerit iffìrno noftro Paftor , & Padre of- 
ferte in dono, & da fua Reverendiffima Signoria polcia donate a 
quefta Chiefa , per maggior ornamento dell'Altare, & merito deU 
le Madri , il pavimento dei nuovo Coro, che ferve d i Cielo al vec- 
cbioètuttodifiniffimo,&lucidiffimo marmo di far) bei colorì 
laftricato,& la Capella maggiore d'artificiofi, & vaghi (biechi 
adorna, & le Capeile inferiori parimente, laonde da quello che 
pur tuttora vedefi al prefente, poffi agevolmente, qual nobil 
Chiefà ellafia per riufeire in breve, argomentare. Nella Paro- 
diale d'Albenio, ragione di queflo Monaftero è gran parte 
d'una Mafcella di S.Biagio * 




NEL- 




de Santi • ai 

NELLA CHIESA DI SANT'ANDREA 

APOSTOLO. 

Ome dal Beatifiìmo noftro Padre Narno fu ad onore del 
Principe degl' Apoftoli S.Pietro fabricata quella divora 
Chiefa, od Oratorio già contigua alla Catedrale di Sant' 
Alefiandro Maggiore, ove poi volle anco efler fepolto, 
come nella fua iftoria abbiamo detto; così parimente,& piamente 
fi crede, che quefta in onore del FratelloS. Andrea fiaftata da quei 
gloriofi noftri Cittadini Domno,Domneone , & Eufebia , là fin da 
principio della loro conversione edificata,nellaquale vollero anco 
perciò cfler fepolti,come fi legge nelle Vite lòfio, il che anco fi con- 
gettura dalla immemorabile prima fondazione ,&confècrazione 
della Chiela , la quale efiendo ftata da Pagani , & Barbari diffama, 
fu dal pio Carlo il Magno, infieme con molte altre di Bergamo, 
come diraflì appreifo , Tanno di noftra fallite 808 riftorata ; quan- 
do appunto fotto il Pontificato di Agino , che dopò il B. Antoni- 
no refle la noftra Chiefa circa 50. anni ottimamente vilitò i glo- 
riofi corpi de noftri Santi. Or in quefta Chiefaoltre ifacri Corpi 
destre predetti Santi fondatori, fono.anco molte altre Reliquie 
d'altri Santi , & maffime un Braccio di S. Marina Vergine infieme 
con la Mano, & Dita, con la Cartilagine, Nervi, Vene,& Un- 
ghie (cofa in vero mirabile da vederfi) il cui iàcrato Corpo fi ri 
pofà nell'inclita Città di Venezia , nella dia propria Chiefa , onde 
per (ingoiar divin favore s'hà avuto quefta sì preziofa , & fègnala- 
ta Reliquia, la quale con molte altre infieme fi veggono per ope- 
ra del M. Rev. DonGiofeppe Arigone, Rettore digniffimo di 
quefta Chiefa in due belliflìmi Reliquiari d'argento degnamente 
accommodate. Ha quefta Chiefa tré Altari, parimente di tré 
Ancone adorni , fra quali quella dell'Aitar maggiore non cede di 
vaghezza, & eccellenza a qua! altra fi fia del paefe, ove fi veggono, 
oltre le belliflìme figure della Madre di Dio, con il Bambino in 
braccio , ifpirante fembiante delPApoftoIo titulare della Chiefa , 
& di S. Eufebia da una parte, & de SS. Domnone, & Domneone 
in abito antico equeftredivinamente effigiate dall'altra; la quale 
dovendo Tanno 1 610. per ragion naturale reftare da un tcrribilif- 
fimo folgore incenerita, ne rimafe miracololamente affumicata 

Nn apena, 



it De/U Relìquie 

apena,comepoffi anco vedere tuttavia* Quel pezzo quadrata 
dì marmo, che pur anche fi vede fuori dellarChiefa avanti la por- 
ta, che fembra vermicolato di fangue pure appunto, è quello cui 
fopra posò, come fi crede, la veneranda tefta fpiccata dal bufto il 
buon vecchio Domneone. Ma perche per cagione delia nuova 
cintadeUa Città, minò quafi affatto laChiefa vecchia, recando 
miracolofamente l'Arca de Corpi Santi nelfuo luogo ir^iera, e 
iàlva ; fu di nuovo Tanno 1 592. rcedificata in bella form^, come fi 
vede, & Tanno 1612. furono i tré fanti Corpi dall'Arca antica in 
unbelIifTimo Avello di marmo, che da una vaga Crate melfa a 
oro, beniflimo fi fcuopre per opera del fudetto zelàntifsimo 
Rettore ripofti degnamente. Sono quivi due molte divine com- 
pagnie , una del Santifsimo Sacramento , l'altra de Difciplini (ot- 
to l'invocazione della Madonna della Pace, ambedue ahtichif. 
fime ,& da molti Sommi Pontefici di molte grazie, & Indulgen- 
ze dotate , & arricchite» 




NEL 




Se Santi * 23 

NELLA CHIESA DI S. MICHELE 
AL POZZO BIANCO. 

A rio Imperatore , che per la fua gran pietà , & gran va- 
lore vien chiamata ilMagno,anzi comeattefta Pietra 
Natale nel i ulibra del fuo Catalogo de Santi,da tutta 
la Francia con titolo di Santo riverito, rifefifeono le 
Iftorie,chc dopò aver tre volte debellata la Saiìonia,& 
finalmente ridotta alla Criftiana fede , invitato da Adriano Primo 
Sommo Pontefice, iene venne in Lombardia contFaDefìderio f 
anzi tiranno,che Rè de Longobardici quale fieramente travaglia- 
va la Chiefa di Dio: & dopò averlo vinto y & condotto prigione a 
Pav ia , fi diede con gran fpirito , & fervore , fecondo il f ànt ifsi ma 
fuo inftituto a rifforar Chiefe, & a &bri carne anco di nuovo . Et 
fra l'avventurate Città,, che di qua dall'Alpi rimafero d^ quello 
felicifsimo Imperatore altamente fevorite r fu anche la noilra di 
Bergamo r ove governando Agino fudetto la Chiefa l'anno di 
noftra falute $o8. nel fpatio di due anni, che ei dimorò fra noi, 
riftorò molte Ch iefè, parte dall'ant i chità 9 parte dal furore de bar- 
bari .dittarne, fra le quali fono nominate le tegnenti, la Chiefa di 
S, Pietro* già contigua a S. Aleffandro Maggiore, di S. Grata In- 
tervites, di S, Maria vecchia, or fra ifacrati chioftri di S, Grata, 
laChiefadi S.Salvatore,diS. Andrea,diS. Michel dall'Arco, & 
Irà le fabricate anco di nuovo, queffeapponto,la ChiefadiS.Gio~ 
vanni E vangelifta vicina a quella di S. Matteo da Turpino Arci- 
vefeovo di Pranza, che venne in compagnia dell'Imperatore alli 
a6. Gennaro confecrata, quella diS, Lorenzo fuori delle mura, 
diftrutta affatto, quella di S. Aleflandro,oltra la Moria, ora de 
Padri Capuccìni, & quefla di cui ora parliamo, che a differenza di 
guelfa dell'Arco , fi chiama S. Michel al Pozzo Bianco, dal quai 
celeffe fpirito TinviRcritriperatore, le vittoriofe fue divine im- 
prefe ricouofce va doppo Dio . Queffa ha fot to il Coro un feuro- 
k), inditio chiaro dell'antichità, & divozione della Chiefa. Or 
qui fra m olt e ah re no tabilifsime Reliquie, che tì confervano ridi 1 
Aitar maggiore r è un Dente di S. Donnino, il quale (orto Matsi- 
miano Imperatore, di cui fu prima fecreto cameriero, meritò, 
gelida conftantifsimaconfefsione del nome diCrifto,lagìoriofa 



*4 Belle Reliquie 

corona del martirio , appreiìo Seltrione fiume del Parmefkno ali* 
9. di Ottobre, di cui fi racconta quello, che fi legge anco del no- 
ftroS.Domneone, che cioè portò con le fue proprie mani la iua 
propria tefta, oltre il fiume ludetto al luogo, ove ora appontolì 
ripofà. Vedefiquefto dente entro una ricca tazza d'argento le- 
gato nobilmente , & il vino benedetto , ch'indi con fede , & di vo- 
zionevien bevuto vale contra il fiero modo d'arrabbiato cane 
mirabilmente, del che rendono la copia de voti quivi offerti , & 
Peiperienza quafi quotidiana chiaro tclìimonio . E' d'aliai vaghi 
quadri, & paramenti adorna. Ha il vicinato diqutftaChicfaun 
pio ,& onorato Conforzio, che fu un de primi della noftra Città f 
da alcuni uomini pii di detta Parodila Panno 1266. inftituito,& 
pofeiada VifcardodeSuardi ottimo noftro Pallore Panno 1272 
confermato,& inabilito, il quale mercè il buon governo deMi- 
niflri,và pur tuttavia a prò de poveri d'efla cura migliorando, 
Qiiivi ne 1 fondamenti della Chicfa fu ritrovato un faifo , nel quale 
era fcolpito JO VI , come che vi foife già qualche tempio a qucfP 
idolo facro , di cui fa menzione nella prima parte del Teatro mie 
Padre. 




NEL 




de Santi . 25 

NELLA CHIESA DI S. PANCRATIO. MÀRTIRE. 

~5*5K* I quefta Chiefa fuuata in mezzo la Città, ancorché 
,^| non dfappia chiaramente il tempo d Ha prima fon- 
k jl dazione; la fabrica tuttavia dieifa la veneranda fua 
è antichità dirnoftra facilmente: Quivi oltre la Con- 
'»»*^w* fraternità del Santifiìmo Sacramento , è parimente il 
divoto efercizio dell'orazione mentale , che ogni Domenica faflì 
all'Altare di ella Compagnia , con molta frequenza , & divozione 
Panno di noftra ialute j^óy.fcec quefta Chieia per opera del M.R. 
Don Criftofforo terzo (no benemerito Rettore caro , & legitimo 
acquifto della tefta d'uno de dieci milla Martiri Crocififlì.che 
tienfi eflere del gloriolo , & invitto Capitano generale di così in- 
clita milizia, Acazio, uno de quindeci Aufiliatori, la qual prc- 
ziofa gioja iniìeme con molte altre infigni,& notabili Reliquie 
nell'Altare di eflìgloriofi Martiri fi conferva, & daunbelcriftal- 
lo fi vede anco tal' ora , & maffime il giorno della fefta loro , che (1 
celebra alli 22. Giugno , ad onor de quali fu già inftituita quivi un 
onorata, & di vota Compagnia, favorita da Paolo Secondo di 
molte grazie, & Indulgenze, effendo Lodovico Donato dignif. 
fimo Vefcovo di Bergamo. Furono quefti feliciffìmi foldati di 
Crifto fotto Adriano, & Antonino Imperatori martirizzati per la 
fede,& nome di Crifto, con quella medefima forte de tormenti, 
che Piftefio Gesù Crifto Signor noftro fopportò nel tempo della 
fua acerbiflìma Paflìone , percioche eflendo eglino mandati con- 
tra alcuni ribelli dell'Imperio, non volendo effi , come gl'altri , fà- 
critìcare a gl'Idoli, furono d'ordine degl'Imperatori prima cru- 
delmente flagellati, pofeia con ghirlande d'acutiffime fpine in- 
coronati, indi iopra croci inchiodati nel monte Ararath vicino 
ad Aleflandria d'Egitto, la cui invitta, & mirabile pazienza confì- 
derando un Capitano di mille fanti al pietoio Spettacolo prefente 
chiamato Teodoro fi convertì con tutta la fua gente a Crifto, & 
così fu compito il nurnero di dieci milla Crocefiffi : ( percioche 
furono rprimi nove mille (blamente ) Or quefta Chiefa è ridotta 
iti affai miglior forma , & d'onorate Capelle de particolari molto 
adorna, 

NEL- 




$.6 Dei/e Relìquie 

NELLA CHIESA DI S. ALESSANDRO 
DE RR. PADRI CAPUCCINL 

* Quefia Chiefa di quelle felici, Se bene avventurate di 
digniftìma memoria , che come accennammo di fo- 
li pra , furono dai Griftianiffimo Carlo il Magno di 
j nuovo fabricate ad onore de fuoi particolari , & 
più divoti Santi , fra quali fu anca il gloriofo no- 
firo Protettore eretta in memoria della fua cattura, che come 
dicemmo nella fua leggenda, dicefi efferfeguita quivi appunto, 
ove in un bofehetto iolea ricorrerli il Santo a far orazione, il qual 
luogo per eflere allaMorgola vicino > S. Aleflandro trans Mur- 
gulam lì chiama . Et la noftra Città ebbe 1 ottimamente a grado , 
che quivi anco foflè maggiormente il Tutelare de PadriGapuc- 
cini onorato, airinftitutore,à fondatore delta cui Serafica Reli- 
gione ella fi tiene indicibilmente obligata. Perilchefabricatc 
quivi alcune celuccie de gradoni, incominciorono alcuni puo- 
chi Padrini divini uffici a celebrarvi, indi accrefeendoeflì in me- 
rito,& in numero , col favore., & aiutodel Molto ItluftreCavalier 
Domenico Taflb,& delMagnif.Sig.Lorenxo Battainode Gavaz- 
zi, divotiffimi benemeriti ambidue di quefta Religione, fi diede 
felice principio alla fàbrica della nuova Chielà , & dei Convento. 
Quivi, oltre molte fegnalate altre Reliquie,fono due tefte delle 
wndecìmilla Vergini ,& Martiri di S. Orfola , donate dal Sig* Ge- 
rolamoFicieno,comeconflanell , iftromento di effa donazione, 
te quali da quei Vener* Padri fono tenute in quella venerazione, 
che li deve * E*l r Altar maggiore d'un nobiliffimo quadro ador- 
no , ma la lanuta, della vita , il gran fervore di fpirito ,& l'eccellen- 
za della dottrina demolti de cotefii Padri T & fra quelli de molti 
noftriBergamafchi,ehegià fiorirono, &fiorifconoanofiritem^ 
pi, i quali, & rumiliffima modeftialoro,& la dovuta ubidienzai 
mia non mi permette nominare, rendono & la Religione, & la 
Patria affai più ^^^^ 

r ra,ilRF.Remigio,ir RF.TeodoroFore(l:o,& altri. Quefia 
Chiefa ècontigua al Porgo Palladio detto Palazzo volgarmente, 
òperche foffè già a Pall'ade eoniccrato , ò perche vi avelie ,fecon- 
é® altri, il Magno Imperatore Cario il fuo Palazzo • 

NEL- 




de Santi. 27 

NELLA CHIESA DI S. SEPOLCRO D'ASTINO 
DE MONACI VALLOMBROSANI. 

Iaccnonlongi dalla noftra Città una gioconda Valle , 
da primi iuoi abitatori d'Afti detta Aftina,la quale 
inamenapianura,fràlietecoHine,&delizioiì monti, 
fra domeniche felve , & chiari fonti, ha già molto fèr- 
vito, & ferve , & a buoni Religiofi di fanto ritiramen- 
to, 5r alla noftra Città d'onefta ricreazione, & divoto efercizio 
anco tuttora. Quivi ibvra un'alquanto elevata pianuretta no- 
bilmente rifiede Pantichiflìmo, & religiofiflimo Monaflero, il 
quale infieme conlaChiefà dalnoftro Ambrogio Mutio Vefco- 
vodi Bergamo al gloriofo fepolcro diCrifto confecrata, fu da 
Bertorio uno de primi, & degni difcepoli di S.Gio. Gualberto 
Tanno del Signore 1 070. fin da fondamenti ed ificato , & da lui per 
fpatio di vint'anni, e più fintamente governato. Indi queft' Ab- 
bazia , è di poi fempre ftata di tempo in tempo da più celebri della 
Religione, non meno che quella di Fierenze abitata, & frequen- 
tata . Perciò che fé in quella prendono i giovanetti gl'Abiti Mo- 
nacali , in quefta ottengono gii adulti gli onori , & gradi della Re- 
ligione, fé ivi ne primi principi quelli fi trattengono, quivi ne 
gravi, & principali ftudj quefti s'incaminano : fé colà acquiftano 
gl'uni, per dir così, il fempliceeflere, coftì fono fatti gl'altri par- 
tecipi del perfetto edere: fé quella è la felice Madre, quefta è ap- 
punto la cariflìma Nudrice de giudiziofi Scrivani, & Camerlen- 
ghi , de Venerandi Decani , & d igniffimi Priori , de famofì Predi- 
catori, e Maeftri,de Reverendils. Abbati, Vifitatori, Generali, 
Vefcovi,& Beati, de quali altri conifquifita diligenza, altri con 
regolari olfervanze, altri con mirabile dottrina, altri con emi- 
nenti Prelature, altri conchiariflimi efempj de fantiflìmi corta- 
mi hanno quell'Abbazia, & tutta la Religione mirabilmente 
arricchita,ornata,&d'eternofplendoreilluftrata:dicui chi de- 
fidera faper altre memorie antiche, legga la Vigna di Bergamo 
del Pellegrino in molti luoghi della feconda parte • E' quefta di- 
vota Chiefa ricca di molte Indulgenze, & Sacratiflìme Reliquie 
da molti Reverendiflìmi funi Prelati ,& maflìme del Beato Guai- 
la , quivi aell'Altar di S. Martino , cerne dicemmo nella f uà Ifio* 

ria 



8,8 De/k Reliquie 

ria fepellito:& dal Beato Atto di quefta Religione Vefcovo di 
Piftoja , donatele , in gran copia . Qin vi è una di vota Imagine del- 
la Madre di Dio col Tuo Fambino in braccio di riglievo, la quale , 
come s'hà per antica tradizione attaccata già nell'aiTedio da Bar- 
bari alle corde delie Campane non celarono mai di fonare mira- 
colofamcnte da sé ftcile \ finche non fu da un di quei foldati fciol- 
ta : della quale con moki belliilìmi quadretti, il Padre D.Severino 
Pighetti n'ha il fiio Altare quivi per la liberazione di una fua gra- 
ve infermità eretto, fatto adorna • Molti de noitri Cittadini han- 
no ottimamente governata non pur queir Abazia, ma & la no- 
fìra Chiefà ancora, come Don Ambrogio Mutio fudetto,Don 
Atto , Don Guido Carrara, Don Gregorio [de quali abbiamo fat- 
ta menzione nel Catalogo de'noftri Vefcovi nella feconda parte ) 
& altri altre Chiefe, come Don Giovanni quella di Egraponte, 
Don Silveftro Ambi vere quella di Caftore nell'Africa, il quale 
ricevuta L'Abazia dal Cardinal Niceno, la rinonziò poi libera- 
mente allaReligione Panno r49i.,aumentò di molti poderi P Aba- 
zia, rarricchì,&riftaurò di molte fianze,rinovò l'antica elemo- 
sina, che fi difpenfavagià la Domenica di Lazaro: edificò laCa- 
pelladi S. Sepolcro, & l'ornò di belle figure di riglievo: inftituì, 
& dottò il Ven. Consorzio del Borgo Canale Panno i504.,& Pan- 
no i5ii.pafsò a miglior vita, 

DonLatanzioMedoIaco,Don Califfo Solari, Don Angelico 
Grafsi, Don Onorio Cadetti, Don Emilio Acerbi, & altri fono 
degni pur efli ancora d'efiere nel Tempio della Fama celebrati 
fra Teologi eccellentiflìmi , & benemeritiflìmi della Religione • 



£>*!' 




NEL- 



de Santi ♦ ^9 

NELLA CHIESA DI S. FRANCESCO 
DE FRATI MINORI CONVENTUALI. 

J^felT quefta Chiefà da principio un picciolo Oratoria 
|j^%|: al gran Precurfor di Crifto Gto.Battiila dedicato: 
ÙjL indi pofeia dalla rroftra Città al gran Padre S.Fran- 
S&gi? cefco,da cui ella in gran parte riconofee la fua fallite, 
^W?n donato di buon cuore Panno 1220. , come nella fe- 
conda parte di quefta fatralftoria abbiamo detto, quando par- 
lammo della fua felice venuta a Bergamo ; ove dovendoli fabbri- 
care un Convento alla fua Religione, & ampliar laChiefa,la ge- 
nerofa famiglia de Bonghi, & de Scardigli concetterò benigna- 
mente il fito a queffo effetto, cui fìi,dopo ilfuo glorioiotranììto, 
il Tempio dedicato. Et in proceflo di tempo di tré gran navi, 
come ora fi vede y ornato,& accreiciuto; onde la magnificenza 
della Chiefa,& del Convento è chiariffimo indizio,& teftimonio 
della fingolar divozione de noftri antichi verfo quefto Santo, 
della cui Serafica Religione abbiamo iin'ora 2 5.famiglie tra Con- 
venti, e Monafterj, oltre che da un lato della Chiefa verfo il pri mo 
Chioftrofi veggono molti onorati depoiìti di diverfe nobili fa- 
miglie^ dall'altro belIifiimeCupelie de particolari: fra quali è 
quella della noftra Città alla facra , & grata memoria di S. Bernar- 
dino confecrata, che prima fu Padre di quc(VGrdine,& Guardia- 
no di quefìo Monafiero , & benemeritiffimo di tutto il Berga- 
niafco: quella di S.Antonio da Padova, ove è V Aitar privilegia- 
to per i Morti: quella diS*NicolòVefcovo di già poco men di 
trecento anni dalPIHuftrifs.Cardinal de Longhi , or detti Aleflan- 
dri fabbricata, ove in un'Arca nobiliffima di marmo volle efler 
fepolto: il che attefta Ponorevoliffimo Epitafio fcolpitovi con 
quefte parole in fronte : 

Hicquiefcit corpus pia memori $ Gu lì e Imi de Longhi s de Adraria 
S. Nicolai in carcere Tuliano Diaconi Cardinalis Viri utriq; in 
Theologicis dodli ,in utroq; jure providi , in morali bus ,& cr onici s 
peritìffimì, in confi Hi s maturi , in mori bus gravi s , in agi bili bus 
circumfpeÈii , in cujus vita nitorem , aliaq; dona virtutum atten- 
dens Beatus Petrus Confeffòr, tuncCeleftìnus Papa quìntus ipfum 
ad Cardinalatus honorem ajfumpfìt : in quo vigìntiquinqi annìs 

Oo i)eo 9 



3<3 Delle Relìquie 

Deo^ Ecclejta cornine ndabiliter militavit : fabrìcavit enirAmìri 
operi s Ecclefìam Sanali Jacobi de Pont ita, ejufdemq; Apofìoli Bra- 
chi o decoravit : hanc Capellam , & aliamfub v oca buio dìcii Con fé f- 
forisin Ecclefa novaPradicatorumfundavìt: Monafterium S an- 
eti Nicolai de Plozano, & Hofpitale SanSìi Spiriius erexit, atq; 
dotavit: & demttm preferiti* fa cu li agone percurfo , cum bravio 
properans ad triumphum: dum Avinìone degeret,feliciter mìgra- 
vit adChriftum in craflino Nativitatis B. Maria Virginis glortofa 
fub anno Domini MCCCXIX. 

La Capella di S. Pietro Martire , ove fi veggono i nobiliffimi Mo- 
numenti , & Elogi de Signori Grumelli fedeliffimi, & prudentiffi- 
mi Economi della Patria • Dalla fabrica delle quali, & altre Capel- 
le ancora , chiaramen te fi comprende in quanta ftima,& in quanti 
divedi tempi Ila fiata la Chiefa fabricata. Qtìivi fono ducVen., 
& devote Compagnie, una dell'Immacolata Concezzionc della 
Madre Samiffima di Dio, la cui beiliflìma Capella è di Sniffimi 
mar mi , & di eccellentiffimi quadri egregiamente adorna ; l'altra 
del Cordone diS.Francefco, ambedue d'Indulgenze, privilegi 
ricchiflime , & di grazie . Molte in vero , & fegnalatc Reliquie de 
Santis'onoranoinqueftaChiefa,icuinomi fi leggano in un' an- 
tica tavoletta, ma fra quefte la teda d'una delle undeci milla Ver- 
gini , & Martiri Orfoline ottiene il primo luogo , la qualeaflai ric- 
camente legata in argento, & di diverte gioie ornata è tenuta in 
fòmma venerazione, & portata nelle folenni proceflioni con 
gran pompa. Et fra le care, & preziofe Reliquie, che fono in 
quefta Chiefa ponno anco i due bclliifimi quadretti annoverarfi: 
inunodequaìififeuopre la vera, & efprdfalnjagine di S.Fran- 
cefeo, cavata felicemente da quella, che prima fu fatta dal Mc- 
lorma in Fiorenza, ove ritrovandoli un giorno il fanto Padre in 
cafa de' Signori Conti di Monte Acuto l'anno 1212. rapito in 
efiafi , fu da una fiffura dell'ufcio della camera , non accorgendo- 
iene, ritratto al naturale d'età d'anni trenta, come fi può leggere 
per entro il quadro ifteffo : nell'altro è il vivo fembiante di S. Car- 
lo Borromeo, quivi in memoria del feliciffimoofpizio, che egli 
fra quefti facri Chioftri eleggere fi compiacque l'anno 1 575. Vifi- 
tatore Apoflolico digniffimo collocato, fin che gli fia edificata 
una Capella, & ben certo conveniva, che fbggiornaflc in Con- 
vento di S. Francefco quegli , che della Serafica fua Religione era 

flato 



de Santi . Jt 

flato zelantiffimo Protettore . Al iìniftro Iato del Coro fi leggo- 
no in un candido marmo quivi eretto gTilluftri titoli di molti uo- 
mini fegnalati di caia Carrara, & maflime di Guido, «che fu Ve£ 
covo di Bergamo l'anno 1281. ,& di due Micheli Filici eccellen- 
tiflimi, Roberto Bongo ottimo noftro Parto re confacròlanu,*- 
vaChiefa,e gli Altari Tanno 1292., & Francefeo Aregazzi Gre- 
monefe Vefcovo di Bergamo gTuni laParochiale di s. Eufemìa 
della Rocca Tanno 1407. Molti Ven. Padri di quella Serafica Re- 
ligionenoftri Cittadini, hanno & conlabontà,& con la dottri- 
na, & la Patria, & la Religione illustrata egregiamente, fra quali 
fono molto celebri tre della Famiglia de Terzi (percioche del B. 
Damiano Carrara a baftanza s'è detto nella feconda Parte ) cioè, 
il Padre Maeftro Girolamo, iopra I3 cui (èpoltura (i vede icolpita 
la lua viva effigie in bianco marmo, con quello onorato hlogio 
apprefib. 

Hìeronymi Tertii Firipietate infignis Minorità : domi fori (q; c/a- 
rifflmi, artium^ & Theologid DoSlorìs profundifjìmi verbi Dei 
prteonis eloqueniiffimi : hujus Cwnobii magna ex parte r epurato- 
ri* •, diUgentiffimi Provincia Medio/ani Provincia fis; Magifiri 
ócfuiffimi ; omnibus cifra fupremum fui ordini s ho novi bus integer- 
rime fundìi ; emiffo adDeum ,fpiritu , illuflriq; virtutum fama ad 
Mundi plagas , pars corruptibiles ad diem u(7/\ novi (fìmum hoc 
mar more tegitur ; Fixitadannos oBoginta ; oh Ut pridie Cai. Sept. 
ann.MDXLL 

Teftimonioinverochiariflimo del molto fuo merito, Se valore, 
oltre quello , che ne fcrive il Pellegrino nella feconda Parte della 
fua Vigna, & nel fuo Teatro mio Padre. IIP. Maeftro Giovanni 
Teologo cccellentiflimolefle in Padoa,& poi in Pavia pubica- 
mente tutte le feienze , & efpofe divinamente molti libri della Sa- 
cra Scrittura, & cafi di confeienza nella noftra Catedrale con 
gran fua lode, & altrui profitto ; andò due volte al Sacro Concilio 
di Trento: una volta a nome del Senato di Milano, & l'altra a no- 
me dellTHuftrifs. Vefcovo Cornaro, di cui fu digniffimo Teolo- 
go^ Penitenziere, fu Provinciale, & Regente della Provincia 
di Milano vigilantiffimo ; nelle più importanti occafioni fu man- 
dato dalla fua Religione a trattare con Sommi Pontefici : & final- 
mente Tanno di noftra falute 1 572. fé ne pafsò a miglior vita , & fu 
da tutto il Clero della Città con onorate efèquie , & pietofe lagri- 

Oo 2 me 



32 Delle Reliquie 

me alla fèpoltura accompagnato, & da un dotto Padre Domeni- 
cano con un latino Panegirico eccellentemente, & degnamente 
celebrato , giace al P. Girolamo a canto . 

Il terzo de Terzi fùilP.Maeftro Agoftino Teologo anch'egli 
Lettore, & Predicatore sìfamofo, quanto molte Città d'Italia 
potino far fede: fu di vita innocentiflìma, & di profondiffima 
dottrina : refle molti Conventi egregiamente ,& nel fuo Provin- 
cialato lafciò illuftri efempj d'ottimo Prelato , & Padre; & alla 
Religione gran defiderio di sé fteflb. 

Il P. Maeftro Matteo Durello , & il P. Maeftro Benedetto San- 
galio hanno & alla Religione, & alla Patria con la lorofingolar 
integrità,& dottrina recato molto merito, & fplendore. Màdi 
quefti ,& d'altri ancora parlaremo nel Tempio della Fama più 
dif Fusamente , 




NEL- 




de SamL jj 

NELLA CHIESA DI S. BARTOLOMEO APOSTOLO 
DE PADRI PREDICATORI. 

Uefta Chiefa, che prima fu de Padri Umiliati, fu d* 
Cremofano Crema nobile Cittadino di Bergamo 
fondata , inflette col Convento l'anno di noftra fallite 
i22i.,& l'anno medelimo da Giovanni Torneilo No- 
varefe confecrata , il quale per fiia alta ventura rkro- 
vofiì allora appunto Vefcovo di Bergamo , quando quei due 
gran Capitani della Chiefa Domenico, & Francefco vennero a 
Bergamo, come nelle vite de Beati abbiamo detto. Ma eflèndo 
flato perla nuova fabrica della Città diftrutto il nobiliffitnoTcm- 
pio,& Monafterodi S. Domenico Tanno 1561. Pio Quinto di 
fama memoria concede a quelli Padri della lua Religione quefta 
luogo , da Padri Umiliati poco avanti abbandonato . La nuova , 
& certo magnifica fabrica non lafcia occasione ad alcuno di du- 
bitare dell'ardente zelo di quefti buoni Padri, verfo la Chieia lo- 
ro, nella quale fono due fantifìì me Compagnie della Croce, cioè 
& del Rofario d'infinite Indulgenze, & privilegi ricchiflìmi do* 
tate. Quivi in unbelvafo d'argento èuri Braccio del gloriofò 
Protomartire S* Stefano , & il Deto di S. Pietro Martire , col qua- 
le fcrifle col fuo proprio fangue , Credo in Deum Patrem omnipo- 
tentem* Et in altri finifiìmìcriftalli altre Reliquie, & rnaflìmeun 
buon pezzo della Tonica di S.Domenico, dal B.Gualla donate 
alla Chiefà^ Neil' Aitar Maggiore , ove fi vede quella nobiliffima 
Palla del Lotto , che non ha pari nell'Italia tutta , è il Corpo del B„ 
Pinamonte, Padre di quefta Religione per ifuoi gran meriti illu* 
ftre. Quivi rifiede,come in proprio luogo l'Ufficio della Santa 
Inquifizione. I Padri, che uf citi da i lumbi de noftri maggiori, 
ha partorito a Crifto quefta Religione, fono oltre il B.Gualla, il 
B.Pinamonte, il B. Pagano martire, il B. Venturino,il B. Luigi 
Vefcovo di Mantovani B.Pietro, il B.Criftoffbro,& il B. Fran- 
cefco Cenate, dequali abbiamo parlato aflai diffufàmente nella 
feconda Parte delle Vite de Beati. Il P. Luigi Rofciate grand' 
emulo, & attinente del Beato, il P.Erboldo degli Ongari, il P. 
Lafranco de gli Amici, il P.Matteo Berva, che fondò il Mona- 
ftero di Matris Domini , il P, Giacomo Urio , che fu uno di quei 

zelati- 



34 Delle Reliquie 

zelantiflimi Padri, che con mirabile efficacia, Se molto frutto 
parlò alla prefenza di più de lèdici milla perfòne nel Monte della 
Fara, in favore della Pace tra Guelfi, & Gì bellini, il P.Giovanni 
Olmo , contemporaneo del B. CriftofForo , il quale dopò aver più 
volte , & fopra le Catedre , & fo pra i Pulpiti della fua (ingoiar dot- 
trina^ nel governo de molti Priorati, della fua prudenza, & vi- 
gilanza fatto onorata prova, fu con mirabile applaufo de Padri 
eletto Vicario Generale di tutta Lombardia, il P.Matteo pari- 
mente de gl'Olmi, che per il molto fuo merito, & valore fu da 
Giulio Secondo creato Vefcovo di Lodi , il P.Tomafo Cattaneo, 
che fu uomo di tanta integrità di vita, & eccellenza di dottrina, 
che Giuli© Secondo fudetto lo giudicò di Cervia digniflimo Pa- 
llore . Il P. Lorenzo Ghirardi , che ebbe particolar dono , & gra- 
zia nel predicar la parola di Dio, onde convertì molti publici pec- 
catori, & peccatrici a penitenza * 




NEL 




de Santi . jy 

NELLA CHIESA DI S. LEONARDO 
DE PADRI CROSACHIERI. 

2^*§> Bbe quefta Religione origine, & principio, fecondo 
lapiùcommune opinione da S.Cleto fecondo Pon- 
tefice doppo S. Pietro , quando per divina rivelazio- 
^*2§^ ne inftituì nel proprio fuo palaggio un'onorato al- 
1J§^ bergo per i Pellegrini , che altri per voto , altri per di- 
vozione , & altri per penitenza fé ne andavano a Roma per vifita- 
re i Corpi de SS. Pietro , e Paolo , & altri Santi , & gli drizzò una 
gran Croce avanti, ad onor della quale egli aveva eretto quefto 
Albergo , & Ofpitale , al governo, & minifterio di cui pofe alcuni 
nobili Romani, & altre perfoneReligiofe,i quali perche fuflero 
da gl'altri conofeiuti, ordinò, che portafiero una Crocetta in 
mano , onde furono pofeia Cruciferi , ò Crucigeri , & ora Crofa- 
chieri nominati. Molti Santi Pontefici hanno non pur confer- 
mati , snà accrefeiuti ancora i privilegi di quefta Congregazione, 
percioche da Aleflandro Terzo ebbe regola particolare. Et fi 
come il Pio fecondo Pontefice di tal nome nel Concilio genera- 
le, che per l'acquifto di Terra Santa celebrò in Mantova, diede a 
queft 'Ordine P Abito, ch'ora portano di color azurro: così il 
Quinto , & di nome, & di fant 'opre giufto, & pio ottimamente in- 
formato de Santi inftituti di quefti buoni Padri l'anno 1568. gli 
confermò, & arricchì di molte grazie, e indulti. Ebbe di già 
quefta Religione più di ducento Monafteri in diverfe Provincie, 
fra quali quello di Bergamo non è degl'inferiori, che ha avuto 
fempre buoni, & onorati Padri, nobili per il più, & di valore: il 
P. Aronne unifico eccellentiflì mo , & il P. Giulio Poeta nobiliffi- 
mo ambidue nel Paterno Teatro degnamente celebrati, hanno 
alla Patria , al Convento , & a tutta la Religione recato gran fplen- 
dore , oltre il R. P. Donato Fenerolo Priore benemeritiflìmo del- 
la Chiefa,& del Convento, che con fomma lode reife il Genera* 
lato due volte . La fabrica della Chiefa , & del Monaftero infieme 
ch'ebbe principio l'anno 1 3 io. dimoftra chiaro la loro antichità , 
Bartolomeo Aflbnica Vefcovo di Giuftinopoli l'anno feguente 
131 1. confacrò l'Aitar maggiore , & Franchino Befutio noftro 
buon Paftore l'anno 1397. confermogli i privilegi» In quefta 

Chic- 



56 Delle Relìquie 

Chiefa fi trattenne in orazione il B. S. Carlo , finche fu dalla folen- 
niffima Proceffione quinci , come Visitatore Apoftotico dignifiì- 
rno levato . Quivi fra l'altre i acre Reliquie è un Piede di S. Giro- 
lamo legato in argento, cui fopra li vede anco gran parte della 
cartilagine , che nel giorno fuo fedivo lì porta in proceffione , ac- 
compagnato da Fratelli, & Sorelle deila Compagnia d'elfo Santo, 
&da altri fuoi divoti: evvi anco di più una Tibia, cioè l'oflb di 
una gamba di S. Eufemia : l'una >& l'altra donata da un R.P. Gio- 
vanni di Grandi Canonico di Nicoiìa ad un Padre F. Sebaftiano 
Priore di S. Giuliano in detta Città di quell'Ordine Tanno 1438., 
& quivi, per la perdita di Cipra,&d'efia Città, infieme con altre 
Reliquie trafportatc,come appare neirinftrumento loro. E' fiata 
quefta Chiefa gran tempo quali derelitta; ma la diligenza de Pa- 
dri ,& la molta divozione del Borgo y che dal titolo della Chiefa fi 
chiama di S. Leonardo^protettore de prigionieri (percioche , co- 
me dicemmo nella vita di S. Aleflandro, prima Borgo di Crotatio 
Avolo di S. Grata era chiamato) ha refo quefto gran Tempio di 
molti bei quadri,& d'altri ancor vaghi ornamenti adorno; oltre la 
divotiffimalmagine della Madre di Dioiche quivi del continuo 
concede molte grazie f come da i molti voti offerti fi comprende • 



NEL- 




de Santi . 37 

NELLA CHIESA DI S. NICOLO* VESCOVO 
DE PADRI CELESTINI. 

Eleflino il Quinto di tal nome Santiflìmo Pontefice 
Romano, che prima fu Frate Eremita detto Pietro 
del Morone,uomo di fingolar integrità, & innocen- 
za : & perciò aflfonto quafi per forza al fommo grado 
del Pontificato, inftituì la Religione deCeleftini nel 
Monte Magella di Salmona : avendo dopo fei meli per divina ira- 
fpirazione rinunziato il Papato : nel qual tempo creò dodeci Car- 
dinali, fra quali fu Guglielmo deLonghi,ora Aleflandri,di cui 
s'è detto parlando della Chiefa di 3, Francefco, ove è fcpolto. 
Quefti fra Paltre fabbricò a Bergamo due Chiefe , quefta di S.Ni- 
colò Vefcovo nel Borgo Plozano, ora di S. Canarina, in memo- 
ria del fuo titolo Cardinalizio l'anno 1 3 1 1 . , & quella infieme con 
l'Ofpitale di S. Spirito a riverenza dello Spirito Santo , che più 
volte apparve in forma di Colomba fopra la tefta del Beato San 
Pietro, mentre ei celebrava Mefla, come fi legge nella fua Vita: 
fabbricò parimente due onorati Monafterj,ne'quali pofe alcuni 
buoni Padri Celeftini, che fi riduflero pofeia in quefto folo , di 
cui ora parliamo . Quivi in due bei Reliquiari fono molti facrati 
ofietti,onde s'adorna l'Aitar maggiore mirabilmente: & una di- 
vota Confraternità della Madonna delSpafimo. Nella Sacriftia 
giace quelfatnofo, & celeberrimo Giureconfulto Alberico Ro- 
teiate , che tu chiamato, & a ragione l'Oracolo dell'una, & l'altra 
legge , entro un Arca di marmo , ove fono feoipiti quefti verfi in 
fronte: 

Hacjacet in arca legutn qui fuit arca: 

Clarct /e£luris quas fecit corpore juris. 
Atq\ aliis multis,quibus in fir sbendo re fu /feti 
Hìc de Roxiate Albericus gloria morum: 
Tempore non parvo mijeros re lev are magifiransz 
Fìrginis obfequio prece cujus cwlìca fumpfit. 

Anno 1554. r 

Vicina a quefto Monaftero è la divotiffima Chiefa della Madon- 
na , la quale per le molte , & fegnalate gra zie , che quivi fi fono ot- 
tenute, & fi ottengono anco tutt'ora è frcqucntatifiima in ogni 

Pp tera- 



3 8 Delle Relìquie 

tempo, non pur -daterrazani., ma ancor da foraftieri ,il che atte- 
ftano imoltiyoti offerti^ rdemofine, onde & fi mantengono 
Meffe ordinarie ,& quotidiane, & fi fabrica laChiefa,& fi pro- 
veggono le cofe al divin culto neceflarie. Ebbe principio queft' 
Oratorio Panno 1602. per caufa, che effapietofa Madre di grazie 
fi compiacque effer quivi innna£uadivotaImagineonorata,nel 
giorno appunto, cheella tré giorni dopò la fua gloriofa Aflbn- 
zioneaidieciottod'Agofto fu in animai in corpo riaflìinta in 
Cielo, con una fegnalata grazia fatta quivi ad unaiua divota in- 
ferma, avanti effa Imagine^adonor di cui fi vede quivi una bel- 
liflìma colonna di marmo con una ftatna d'efla pietofa Madre in 
cima,rimpetto alia Chiefa eretta, che da gli uomini della vici- 
nanza, e lotto Ja felice tutela^, & patrocinio di Monfignor Conte 
Priico Benaglio Arcidiacono governata^ come fi legge in un 
marmo fuori della Oiicla* 




NEL- 




de Santi . $ 9 

N E L L A CHIESA DI S. SPIRITO 
DE CANONICI REGOLARI LATERANENSI. 

Olte in vero, & molte ìlfdftri memorie delta fua (ingo- 
iar pietà, & criftiana magnificenza ha lafciata nella 
noftra Città la pia memoria delTIHuftriflirno -Cardi- 
nal Longhi degl'Àlefiandri Gancelliero digniffinao 
delSerenififimo Rè Carlo , creato per la fègnala-ta fa a 
integrità , & dottrina Diacono di Santa Chiefa da Celeflino-Quin* 
to,chefùdipoi il B.Pietro Celebrato, nella cui Cardinalizia di- 
gnità s'adoprò in fervigio di Dio,& della Chiefa per fpacio di 
vinticinque anni egregiamente y di cui abbiamo fatto menzione 
anco di (òpraparlando della Chiefa de Padri Francefcani ,& Ce- 
leftini,mà fra l'altre onoratiffime fabriche diChiefe,& Luoghi 
Pii , è anco quefta nobiliffima di S. Spirito , con TOfpitale appref- 
fo, che l'anno 13 f^erefleda fondamen ti, & dottò delle lue pro- 
prie entrate , & vi pofe i Padri Celeftini , come di fopra abbiamo 
detto , indi trasfertifi nel Monaftero predetto di S. Nicolò del 
BorgodiS.Catterina>fu dalla noftra Città Tanno 1476. a Reve- 
rendi Canonici -.Regolari conceflb cortefèmente il luogo. L'al- 
to , & nobiliffimo principio della cui nuova Chiefa di moftra -affai 
ben chiaro, a qual onorata perfezione ella fia per riufeireun gior- 
no, percioche il colonnato (colpito in pietra viva è perse folo 
d'un gran fuperbo Tempio illuftreinditio: piaccia a quel Santo 
Spirito, al cui onore, e gloria è confccrato accendere a fornirlo 
de Padri, & de fedeli il cuore . Fra l'alte Nicchie dell'uno , & l'al- 
tro colonnato, fonoper ordine accommodate nobili Capelle di 
vaghi quadriadorne , fra le quali fi vede quella de gloriofi Princi- 

!3i dei mondo Pietro, e Paolo de Signori Taflì. Qtiella diS.Car- 
o , ove fi vede un naturalifiimo ritratto di lui, in un bel quadro , 
con fuoi miracoli d'intorno, quella del Santiflimo Crocififlb, 
ove ( come al fuo primiero ,& proprio luogo ) Tanno 1 607. fu con 
gran folennità , & concorfo di gente riportata la miracolofa Ima- 
gine della gran Madre di Dio. Fu quefta devotiflìma figura da 
principio nelle Cafe de Signori Roti poffe nella contrata di S. 
Giovanni, tenuta in grandiflima venerazione, per cagione d'un 
certo divino splendore , che fovente dalla di lei divina faccia ufei- 

Pp % va- 



4o Belle Reliquie 

va: Etquinci doppo alcun tempo continuando pur tuttavia il 
detto maravigliofo fplendore, & accrefeendo perciò, & per le 
grazie, che ella faceva a molti, la divozione del Borgo fu per mag- 
gior decenza, & riverenza d'effa figura, & maggior gloria della 
Figurata trasferta in quefta Chiefa (opra il detto Aitar del Croci- 
litro , come luogo cotnmune al Figlio, & alla Madre, ove efla Ma- 
dre di grazie, & di mifericordia s'è compiaciuta, & tuttavia pur 
anche fi compiace favorire, & onorare cotcftafua divota Imagi- 
ne con molte grazie, & (ingoiar favori concedi a molti fuoi de- 
voti , come dalle molte tavolette , & altri voti quivi appefi fi com- 
prende, fra quali due mirabili ne racconta il P. Don Valeriane* 
Colleone da Martine ngo Canonico digniflimo di quefta Chiefa 
in una fua Predica, ch'ei fece in occafione appunto della folenne 
traslazionedi detta facralmagine, della cognizione di Dio, ove 
afferma, che un Molinaio paflando fopra certe tavole, che aura- 
verfavano i canali , che portano l'acqua alle ruote del molino , per 
romper il giaccio, a cafo gli fdrucciolò un piede, & cade nel ca- 
nale, che immediatamente porta Pacqua al molino. 

Laonde in tanto pericolo fatto voto a quefta fantiflima Imagi- 
ne , non arrivò col piede alla ruota corrente, che la ruota termofli, 
& per grazia di Dio , & della Madre (iia fantiflima fi falvò dalPi m- 
minente pericolo, del che rende buonteftimonio una tavoletta 
quivi in fede di ciò dal Molinaio appefa, Paino è, che correndo 
a briglia (cioita una carozza tirata da quattro ferocìflìrni cavalli, 
a cafo urtò in una Donnei, che non ebbe tempo di poterli guar- 
dare, la qualeancorchefuflecalpeftrata da cavalli, & dalle ruote, 
tuttavia avvotatafi a quefta gloriofalmagine, non ricevè perciò 
lefione alcuna , come n'appare quivi una tavoletta in teftimonio . 
Et ben volle Iddio per i meriti della fuadolciflima Madre, fcuo- 
prirelafua infinita pietà in pericoli di ruote, poiché da ruoti era 
ufeita quefta di lei digniflima Figura. Or nella Capella vicina al- 
la porta della Chiefa a man deftra per entrare fono ripofte molte 
facre Reliquie donate alla Chiela da molti Reverendifs. Abbati, 
& altri Padri, ma fra Paltre fono intigni quefte: Una Mafcella 
intiera con dentro alcuni denti di S. Corona Martire, & un pezzo 
delPoffò della fchenadelPiftefla, di cui alli 24. di Maggio li cele- 
bra Pufficio ; & certi ofli ancora d'altri Santi con iiioi nomi . Qui- 
vi fono tré nobilifiìmi depofiti di marmo de Signori Taffi, di 

que- 



de Santi. 41 

quefta Chìefa, & del Convento benemeritiflìmi Tutori: uno a 
man fmiftra dell'Aitar maggiore del Molto Illuftre Sig. Agoftino 
uomo di iingolar prudenza, & gran valore, & Padre di Monfig. 
Luigi , del Sig. Domenico, & del Sig.Pier Andrea , il che attefta il 
nobiliflimo Elogio fcolpito in fronte all'Arca dì lui in queflo 
modo: 

Summa fi dei , fammi officii; apud Summum Ponti ficem, morta- 
le fq\ cunElos Augufìinus Taffus folers genti litia dignitatis cara- 
tar : Filiis , opibus , mori bus , &> ci ari s in (igniti* honoribus : filia- 
bufq\ honefte locati s : Patria non immemor dulciffima , Roma mo- 
rienshuc cineres deportandos mandavit: caffo pulveri Catherine 
conjugis rariffime cum qua (ine querela vixit an. 43. cum amplius 
heu , non parcant Parca maritandos . Aloyfius Pont. Parentinus . 
F. Pienti (fimus Parenti : domi fori (q;gloriam B.M.& viva Mairi 
F. C. Vixit ann.LXlX. adSept. uf'q; Cal.Mart. ann.falutis MDX. 
Julio IL Poni. Max. 

L'altro al lato deftro dell' ifteflb Altare di Monfig. Illuftrifs, 
Lui gi fudetto , pri ma Vefcovo di Parenzo , & poi di Recanati , & 
di Macerata , cui fopra fono fcolpite quefte parole appunto . 
Aloyfìo Taffojureconf. Parent. Prìmum , de inde Recanat, Mace- 
ratq\ Pont, quempofìquam Bergomi Urbemrevififfet ,à latronibus 
vita , & fortunis fpoliatum . tàm univerfa deflevit Patrem Civitas 
quam Dei manifefìa ulta e fi ira : Domini cu s Equesfplend.,& Pe- 
trus Andreas frater pienti fs. & Sacer. Can. Berg. or do b enem eri- 
ti fs. P. an. à par tu Virgìnis 1524. Non. Sept. vixit an.51. men. XI. 
die XIX. 

Il terzo è del fudetto III. Cavaglier Domenico , nella prenomi* 
nata Capella de SS. Pietro , & Paolo , cui fopra fi leggono fcolpiti 
quefti verlì . 

Splendida quem virtù s Equitem decoraverat auro 9 

Cui Taffò indiderat nomen avita Domus . 
Domini cu s jacethicjacet &> fidiffima confòrt 
Edita nobilibus LlifabettaRoiis . 
Ben degni, & onorati Figi) diqueftoMonaftero fono flati fra 
molti altri noftri Cittadini: Quei due gran lumi dell'Ordine, & 
della Patria Don Rafilio,& Don Gio.Grifòffomo Zanchi dilet- 
tinomi fratelli, non men nella bontà, & profeflione limili, & ne* 
ftudj, che d'amor congiontiiìimi,& di iangue, cantò Bafilio, m 

verfi 



4^ Bette Reliquie 

vcrfi eroici lefegnalateimprefedi Cafa Medici , tanti altamente,, 
che s'acquiftò,& nell'arte Poetica gran nome, & appo Cafa Me- 
dici grazia, merito, & favore (ingoiare, & malli me dalPIUaftrifs.. 
Cardinale , il qualeeflendopoco dopòla morte di Bafilio , creato 
Sommo Pontefice detto Pio Quarto, fpeffe volte chiamandolo, 
ò Bafilio , diceva , dove fei : quali augurandogli gran bene , fé fot 
fé fopravifliito fin allora. Leggonii di Gio. Grifodomo molte 
opere ben degne in vero del fuo divin ingegno, e mafiìme dell' 
origine de grOrobj,òCenomani;& molte antiche memorie de 
Romani fcolpite in marmi di di vertì luoghi fparfi -.del noftro Ter- 
ritorio , con tanta acuratezza , & eloquenza ,. che ben fi moftra nel 
dir graziofo , bocca d'or, conforme al nome» 

Don Valeariano Bordogna vien degnamente celebrato da mio 
Padre nel Teatro di Bergamo, anzi da tutta la Religione, predi- 
catore famofo del filo tempo,& Padre di bontà molto efemplare. 

Tralafcioquì i viventi per non offendere la {ingoiar modeftia 
loro, & per non parer dispregiar del favio l'ottimo confeglio, 
che m'avifa : Ne/audaveris homìnemin vita fua ; quali voglia in - 
ferire. Lauda poft mortem, magnìfica pofi confumationem. Per 
il che gli flà apparecchiato nel Tempio dellaFama il loro prò* 
prio ,e ben condegno luogo • 




HEL- 




de Santi, 45 

NELLA CHIESA DI S. AGOSTINO 
DE PADRI EREMITANI. 

A Congregazione di quefti Padri, la quale a diffcren* 
m zadellalllicetanadiTofcana, di quella di S,Giovan- 
| ni in terradi lavoro, di quella di Perofa nell'Umbria, 
^ di quella di Venezia, di quella di Genova, di quella 
y ~^ di Puglia , di quelladi Calabria , di quella di Dalma- 
zia , di quella di S. Andrea nella Germania : & di quella di S, Paolo 
primo Eremita in Italia, e in Spagna, per aver ella avuto il Tuo 
primo ,& felice principio in quell'alma Provincia, la Congrega- 
zione di Lombardia ti chiama, contiene, & abbraccia ottanta 
Conventi in punto, che perciòla Grande, & la Maggior s'appel- 
la , fra quali s'annovera anco il noftro di Bergamo, che è il quinto 
in ordine appunto : ( percioche il primo fu quel di Crema da To- 
maio Vkomercato nobile Cremafco di quefta Religione divo- 
tiffimo, fabricato) di già prima a gloriofi Apoftoli Filippo, e 
Giacomo, gli anni dinoftra falute i549.indi al gran Padre S. Ago- 
ftino dedicato. Penemeritiflimo di quefta Chiefa, & del Con- 
vento, fu tra gli altri buoni Padri il Ven.P. Fra Giovanni Nova- 
refe , fecondo riformatore dell'Ordine, Filofo fo , & Teologo ec- 
cellentiflimo, uomo di molta autorità, & prudenza: il quale, li- 
cenziati i Conventuali l'anno del Signore 1441. invitato dalla no- 
flra Città prete, &riftaurò il Convento, & l'arricchì di molte co- 
mode, & onorate ftanze,ivi introduflTe una buona Famiglia de 
Padri oflervanti , fra quali furono anco molti de noftri Cittadini, 
de quali parlammo appreflb . Or l'ampiezza, & la magnificenza 
di quefta Chiefa rende chiariffimateftimonianza della riverenza 
della noftra Città verfo cotefta fempre augufta Religione, & in 
quanta ftima ella abbia mai fempre avuto ì Padri diquefto almo 
Convento • La gran pala dell'Aitar maggiore fatta a belliffime 
figure di riglievo: il nobiliffimó Tabernacolo, cui fopra fa grand' 
alaunpompofo padiglione: il nuovo, &belliflimo organo, che 
non pur l'orecchio con la foaviflìma melodia , ma gl'occhi anco- 
ra con la fua vaghezza diletta infieme,& mirabilmente pafee: i 
molti, &illuftri quadri, & mafiime di S.Orfola, della Santiflima 
Trinità , deli' A flbnta , le facre velli % i ricchiffimi paramenti , l'ar- 
genterie,. 



44 Delle Reliquie 

genterie, il nuovo, &onoratiflìmo guarnimento di (èta,che ol- 
tre il Tabernacolo, & anticoro, tutta iaChiefavefte,&orna no- 
bilmente, dono della iiberaliflì ma mano del Molto R.P, Giaco- 
mo Albrici, le due onorate, & divote Compagnie di S.Orfola, 
cioè & della Cinta* ricche ambedue d'infinite grazie, & Indulgen- 
ze^ altre cole ancora di valore rendono fenza dubio quefta 
Chiefa al par d'ogn*aitrailluftre,e chiara; ma il ricchiffimo, Se 
digniffimoteforodi fante, &fegnalate Reliquie, che in due bel- 
liffimi Reliquiari adornano mirabilmente l'Aitar maggiore, & 
maflìme la Ven. Teda , che tienfi eifere della gloriofa Imperatrice 
S.Orfola, che tutta ornata di preziofegioje,& d'altri ricchi fre- 
gi fi porta nelle piùfoienniProcetlioni con gran pompa, & un 
Braccio di S. Sebastiano Martire la fanno a dirne il vero amilPal- 
tre onorate Chieiè fuperiore. 

Sono della Famiglia di quefto Convento , come da feliciflima , 
& fecondifsima Madre molti degni Figlj,noftri Cittadini fem- 
pre ufeiti , de quali per efempio porremo quivi alcuni (blamente, 
paflati a miglior vita, come 

Il Beato Gherardo Carrara Vefcovo di Savona, di cui abbia- 
mo ferina la vita nella feconda parte . 

11 P.F. Ambrogio Calepio, & il P.F.Giacomo Filippo Foretto, 
ambiduo veftiti dal fudetto P. Novarefe Tanno 1451. d'uno de 
quali compofe il Dittionario della lingua latina, che fi chiama 
perciò il Calepino: l'altro ilfupplemento delle Croniche, la cui 
autorità è appo iftorici famofi , in molta ftima . 

Il P. F. Paolo Olmo , che per i fùoi molti meriti fu tre volte Vi- 
cario Generale, & molto famigliare a Sifto Quarto, che lo chia- 
mava fempre l'uomo fanto. 

HP.F.Bafilio di Ripa daSolto Teologo, & Predicatore cele- 
berrimo. 

II P. F.Clemente Vertoa, che per la (ingoiar bontà , & fanta vita 
meritò il Generalato quattro volte . 

Il P.F.Pietro Nicola Mutio, Lettore, & Predicatore di gran 
nome, che finalmente (dopò il felice corfo di tutti gl'altri gradi 
terminò in Roma i fuoi molti , & virtuofi giorni , con perdita no- 
tabile, & gran pianto di tutta la Congregazione, di cui pochi 
giorni avanti era flato la terza volta eletto Vicario Generale l'an- 
no 1596. fu molto caro a Clemente Ottavo, di cui meritò la vifita 
alletto. H 



de Santi . 45 

Il P.F. Ludovico Parile, che fcriffe un copiofo Qyadragefi- 
tnaie lai» no air Ambroiiana , pieno di varia, & profondiffima dot- 
trina, dedicato allllluftriflìmo GafparcVifconte,Àrcivefcovo 
di Milano , di cui fu principaliflimo Teologo , & Confultore. 

11 P. F. Serafino Ferrari , nelle divine , & umane lettere verfàtifc 
fimo efpofe divinamente i Cantici di Salomone , & compofe altre 
opere ben degne invero del fu© bell'intelletto, ma dall'acerba 
morte prevenuto non puotc darle alla dovuta, e defiata luce. 

Il P. F. Giacomo Albrici due volte fu Vicario Generale, di cui 
fi leggono littoria della Chicfa di S. Maria del Popolo : la Vita di 
S. Chiara di Monte Falco, la Vita di S. Nicolò da Tolentino, & 
altre compofìzioni, dalle quali la (ingoiar, & varia iiia dottrina 
chiaro fi comprende . 

Molti altri onorati noftri Padri fi potriano in oltre nominare, 
che il Signore a maggior gloria fiia , èc a fàlute de popoli pur tut- 
tavia anco mantiene in vita, acquali è riferbato fra gl'altri nel 
Tempio della Fama affai illnftrc , & onorato luogo • 



Qg HEL- 




46 Belle Relìquie 

NELLA CHIESA DELL'OSPITALE 
DI S. MARIA MADDALENA. 

L granvafo di quefta antica Chiefa è chiaro indizio, 
& argomento della gran divozione de noftri maggio- 
ri veri© quefta gran Santa felice peccatrice. Poicia- 
chefùfabricata infieme conTOfpitale da una pia, & 
Ven. Compagnia de Battuti , cui interpofe la iua au- 
torità, & confènfo Cipriano Longo Vefcovo di Bergamo Pan- 
no 1336. i cui privilegi furono pofcia da Bernardo de Bernardi 
parimente noftro buon Paftore Tanno 1 344. confermati . Si con- 
fervano, & s'onorano degnamente in quefta Chiefa molte facra- 
tiflìme Reliquie de diverfi Santi, Se maflime della Santa cui è la 
Chiefa confecrata, & come appunto all'Ofpita di Crifto dedicato 
rofpitale , le quali da un chiariffimo criftallo in una belliflima cu- 
flodia s , efp° n g° no a vedere, & riverire da Fedeli. Et di quefta 
Santa parimente fi ritrova nella Parochiale di Rumano un oflb 
notabile, &infigne donatole dal gran Capitano Coleone. Quivi 
il buon Padre Girolamo Meani, di cui parlaremo più diffufa- 
mente altrove, ridufie,& congregò prima gli Orfanelli raccolti 
da tutto HBergamafco Panno i532.,& raccomandolli a quefto 
Ofpitale, ove fletterò alcun tempo; quivi fi ricevono ,& fi pro- 
veggono di tutte le cofe neceflarie al vivere 9 & veftire,con gran 
carità, & diligenza i lunatici, & mentecati,& altri dicorpo de- 
boli^ di cervello, per il qualpietofo effetto fu principalmente 
fondato , & dotato quefto Pio Luogo , 






NEL- 



de Santi • 



47 




NELLA CHIESA, ET MONASTERO DI S. MARTA 
DELL' ORDINE DI S. DOMENICO . 

IT quefta Chiefa dal Beato VenturinoCerefolo Dome- 
nicano, di cui abbiamo parlato al longo nella feconda 
parte, Panno 1340. infieme col Monaftero fabbricata, 
ove pofe molte Reverende Madri del fuo Ordine : & da 
Lafranco Salverti Minorità Vefcovo,& Cittadino di Bergamo 
l'anno 1 357. confecrata Tanno fettimo del fuo Pontificato. Quivi 
oltre il corpo del B.Francefco da Cenate, dalla Chielà di S. Do- 
menico trasferto , come dicemmo nella fiia iftoria,li veggono in 
una gran cafla condecentemente adorna, prer ordine affettate Re- 
liquie innumerabili, che in vero, &: alla Chiefa rendono gran de- 
coro^ a pii riguardanti molta divozione, come i quadri altresì 
mcravigliofi ,& maffime quello dell'Aitar maggiore. 

Per entro i Chioftri del Monaftero èuna veneranda imagine di 
Santa Marta, la quale al tempo che riceverono te Madri ToflTer- 
vanza, hanno per antica tradizione, che inchinò la tefta, quali 
accennando, che ella molto di ciò fi compiaceva: ondeintefti- 
monio di tal miracoiofa effetto vi fi tiene del continuo una 
lampada accefa » 




Oa * 



NEL- 




4§ Delle Reliquie 

NELLA CHIESA DI S. GOTTARDO 
DE PADRI SERVITI. 

là che nella Vita dei Beato Bartolomeo Foretto ab- 
biamo a baftanza parlato dell'Ordine de Servi delta 
B. Vergine: reftaorache trattiamo in particolare di 
S. Gottardo , Chiefa onorata di quefta Religione. 
Quefta infieme col Monaftero,& FOfpitale furono 
di già da Pietro Bergontio Canonico, & Cittadino di Bergamo 
Tanno 1 371. fondati, & dotati de fuoibeni: & la diede ad officia- 
re ad alcuni Frati della Colombina fuori della Porta già detta 
Colombina, ora per la nuova cinta della Città diftrutta affatto: 
onde S. Gottardo dalla Porta Colombina era chiamata , due anni 
dopo la fua fondazione daLafrancoSalverticonfecrata: ottant* 
anni in circa oflìciorono i Colombini quefta Chiefa, fin che gli 
anni del Signorei45o. i Padri Serviti dell'oflervanza ne prefero le- 
gitirno poffèfTo : ore il R.P.F. Antonio Beretta Vicario Generale 
di ella Congregazione conftituìdodeci Frati fotto la difciplina, 
& obbedienza del P.F.Benedetto da Bergamo , primo digniflimo 
Priere di queftoMonaftcro, fotto il cui felice Priorato prefero 
l'abito, oltre molti altri noftri Cittadini, il B.Bartolomeo fudetto, 
& il B.Tomafo deVitali,come nelle iftorie loro abbiamo detto, fo- 
no in queftaChicfa due belliflìmiRelìquiarj,i quali a maggior glo- 
ria di Dio , & de fuoi Santi s'efpongono nelle folennità fopra l'Ai- 
tar maggiore : & una diveta Confraternità de Legnajoli,& Mura- 
tori fotto l'invocazione, & patrocinio diS.Giufeppc, la cui Ca- 
ptila è d'una nobiliffima Ancona adorna : Il vafo di quefta Chiefa 
fé bene non è molto grande è nondimeno aflaigraziofo,c vago, 
Se tirato con ordine bellifiìmo di Capelle ornate d'eccellenti 
quadri : E' molto frequentata non pur da Cittadini , ma ancor da 
Terrazzani , & maflimc nella fefta del Santo , che fi celebra alli 4. di 
Maggio, che per le gotte, & catarri impetra da Dio molte gra- 
zie , come dalle croeciole , & altri voti quivi appetì fi comprende. 
Negl'annali del Convento fi ritrova memoria d'un' altra confc- 
crazionc della Chiefa fatta da Giovanni da Ferrara VefcovoTi- 
beriacenfe di quefta Religione l'anno 1 524. Nella Sacrcftia fono 
fra l'altre de Beati, & Santi dcirOrdinerimmagini de' Beati Bar- 
tolomeo, 



de Santi. 49 

toIomeo,&Tomafofudctti. Contigua a qucfta Chiefa a mezza 
ftrada del Monte S. Vigilio è una dirotiflìma Capclletta della Ma- 
donna del Spafmo arricchita non ha molto di molte Reliquie no- 
tate in una tavoletta , dalla qual gran Madre di grazie ne impetrò 
già il mio buon Padre la liberazione d'una mia infermità perico- 
lofa,& inteftimoniovi lafciò una imagine d'argento, fra quali 
infinite altre quivi in memoria delle ricevute grazie offerte. 

Hanno onorato fra gì 'altri noftri Padri quefta Religione, & Pa- 
tria fua il R. P. M. Onorio , che per i fuoi molti meriti fu tré volte 
Vicario Generale. 

Il R. P, Maeftro Gaudiofo fu digniffimo Vicario Generale; Se 
fé Pinvida morte no'l rapiva,era per falire a certo maggior grado. 

Il R. P. Maeftro Graziofo fu due volte Vicario Generale , Se fu 
in vero così graziofo , e caro , che era da tutta la Religione ftima- 
to , e amato iòmmamente . 

Il R.P. Maeftro Abondio, abbondò di tanta virtù, e pruden- 
za , che con fua fomma lode , & commun fodisfazione refle il fiio 
Generalato degnamente . 




NEL* 




5$ Velie Rs li. luì e 

NELLA CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE 
DE PADRI ZOCCOLANTI REFORMATL 

A quello, che della venuta di S. Bernardino a Berga- 
mo li lesse nella feconda Parte della noftra (aera I'to- 
ria chiaramente ti raccoglie, che queftaChiefa infie- 
JS&| me co'l Convento fu di già da elfo B.Padre fin da pri- 
^WW<ém% mi fondamenti edificata Tanno dopò il Parto della 
Vergine 1422. (avendoli Pietro Alzano nobile Cittadino di Ber- 
gamo fatto del (ito già corte(è dono ) che vi pofe eglHa prima pie- 
tra di fua propria mano , che Tanno medefimo Francefco Arega- 
cio Cremonefc Vefcovo di Bergamo ad inftanza , & alla prefenza 
delTiftefib Beato fondatore, della Città, & del Clero ad onore 
della Gran Madre di Dio confecrolla, & a differenza delTaltrc 
Chie(e all'ideila dedicate, Santa Maria delle Grazie nominolla, 
evero forfè anco per dir meglio in perpetuo teftimonio ,e in ren- 
dimento di grazie del frutto, & profitto mirabile da lui fatto in 
convertire molti peccatori , & peccatrici a penitenza , & a flato di 
falute,in partorire moki degni figliuoli alla fua novella Religio- 
ne , & di più in estinguere in gran parte l'incendio miferabile dell* 
empie due fattioni Guelfi, & Gibellini per fingolar favore, & 
grazia della Madre di grazie , & di mifericordia , la memoria del- 
la cui primiera, & felice fondazione ci viene efpreflamente nella 
facciata fuori della Chie(a al lato deftro , in un' antica , non ingra- 
ta pittura rappreièntata, con lettere che lacofa accennano bre- 
vemente. Ma in procedo di tempo è di poi flato & il Tempio, e 
il Convento dalle pietofe mani de noftri maggiori in più fiate, & 
in divertì tempi ampliato ,& accrefeiuto nobilmente, & nel flato, 
& forma ridotto ch'or fi vede. Sono in queftaChiefa affai divo- 
te ,& onorate Capelle , ornate de bei quadri : quella di S. Frances- 
co , quella di S. Diego , quella dello Spirito Santo , quella di S.An- 
tonio di Padoa , quella di S. Bernardino per la (uà antichità molto 
veneranda , ove giaciono i corpi di due Beati Padri , del B.Danie- 
ìedaNembro, cioè & d'un 1 altro di cui non fi sa il nome; Ma 
quella delia Ven. Confraternità della Concezzione da Lodovico 
Donato Vefcovo di Bergamo fottoSifto Quarto eretta, & indi- 
tutta Tanno 1476* accrcfce a queftaChiefa gran decoro, & divo- 
zione 



de Santi . 51 

ziene per il teforo delle moke grazie, & Indulgenze da moki 
Sommi Pontefici concefleà Confratelli. Neilepareti dell'Aitar 
Maggiore fi confervano, & s'onorano moke Reliquie infigni, 
quinci il berettino di S. Bernardino, con molti facri oifetti , quin- 
di una preziola fpina della lacratiffirna Corona del Signore, la 
quale, come li crede, fu tellina informa d'un cimiero, cTun cer- 
to arbofcello molto fpinofo,cheRhamnus chiamano i Latini, 
iTofcani altri Macerata, & altri Spinafanta: il che afferma pari- 
mente Pietro Bellonio nel fecondò libro delle fueoflervazioni al 
cap.88., allegando che di queft'alhero appunto erano per il più 
lefiepidiGerufalemme,la natura del cui fpino deferi vendo San 
Girolamo , dice che quanto egli tocca , trattien , ferifee , e lacera , 
quafidi fangue fitibondo,evago. Gli Arabi chiamano Tarbo- 
fcello del quale fu tefiuta quefta Corona Albranfigi,che s'inter- 
preta fpinea corona . Et Celio Rodegino parlando del Rhamno, 
dice eflerepiù fpinofa dell'altre di fimil fpecie,&chedi quefta 
appunto fu coronato il Signore. Gregorio Niffolo efponendo 
quel verfetto del Salmo einquantefimo fettimo: Primquam in- 
telligerent fpina veflr& Rhamnum , dice che il Profeta apporta 
quefta forte di fpineperetìere la più afpra, come quella che ha le 
punte più acute, più lunghe, più dritte dell'altre ,& di più anco 
più velenofe , & fpefte ; & il medefimo afferma parimente S. A go- 
ftino fopra Pifteflb luogo . Et quefto è appunto quell'umile arbo- 
fcello,al qual non fenza prefigurazione del futuro Miftero fu dato 
il Prencipato,e'l Regno fopra l'altre piante: quando (come fi 
legge nel libro de Giudici al nono capo) volendo gli alberi confti- 
tuire un Principe, che regnale fopra di loro,&commandaffe a 
tutta la fpeciedi legni, né volendo l'Oli va, ne il Fico, né la Vite 
accettare quefto Principato , diftero finalmente al Rhamno : 
Veni,& impera fuper nos , a quali egli rifpofe : Si veri me regem 
vobis confìituìiìs ' : venite, &fub umbra me a requiefeite; fi autem 
non vultis ,egrediatur ignis de Rhamno, & devoret cedros Iibani % 
quali volendo eglino fignificare,che di quefta fpecie difpinefì 
dovea teflere la corona di Crifto Rè de Rè, & Signor de Signori, 
la quale fu la più gloriofa,& vittoriofa di quante ne furono, ò ne 
faranno ai mondo giamai: fotto la cui ombra felice godono, & 
ripofarioi veri, & fedeli fervi del Signore nelle lor tribulazioni. 
Fu quefta facratiflìma corona tefsuta de molti fpeffi giri , che non 

folo 



$2 Delle Relìquie 

folo circondavano , ma andavano continuando per tutto la divi- 
na tefta finoallafommità,a modo di cimiero chela copriva, & 
la cingeva tutta , & non ne reftava feoperta parte alcuna : dal 
che chiaramente fi raccoglie, che le fpinedi effa corona furono 
affaifiune : cowie altresì oìlerva benifiimo PIHuftrifs.Cardinal Pa- 
leotti nell'Opera iopra la fàcra Sindone, ò lenzuolo di Turino, 
ove dice , che chi mira attentamente il capo del Signore impreflb 
in efla facra Sindone , affai chiaro comprende le punture delle 
fpine effere fiate afiàiflime,pcrcioche occupano d'ognMntorno 
il capo fino alla cima ; & S. Bernardo nel Sermone de Pajjione Do- 
mini afferma a quello propofitoilmedefimo con quefte parole: 
Sed ipfa etiam ejus Corona crutiatm ejì UH , & mille puntu- 
ti* Jfieciofum ejus caput divulnerat , & altri Padri ancora atte- 
ftano Pifteflb , ma levano ogni dubbio Sant'Anfelmo nel fer- 
mone \ 5. dicendo , Mille pun&uris verticem ejus fpetiofìffimutn 
valneraverunt , & Santa Brigida nelle fuc Rivelazioni parlan- 
do di quefta facratiffima Corona in perfona del Signore, che le 
parlò in Croce, dice in quello modo : Inde vertex meus^& ca- 
put meumpunEluris fpinarum lacerabantur ,& in un'altro luogo, 
Cumq\ caput meum undiq\ e/fet corona cruentatum , & undiqtfan- 
guìs plueret . Laonde non è maraviglia fé in molte Città fi ritro- 
vano fpine di sì folta corona, la quale, come piamente va medi- 
tando il detto devotifiimo Cardinale, deporto il Signore dalla 
Croce, fùdalPafflitta Aladre levata di capo al figlio, congegnata 
nelle mani di S. Giovanni, & da lui pofeia donata a S.Giacomo 
liio fratello , che fu il primo Vefcovo , & Patriarca di Gcrufalem- 
me,&doppolui venne in mano di Simeone, fecondo Patriarca 
Gerofoiimitano,& quinci di man in mano, in cuftodia de gl'al- 
tri Patriarchi fin al tempo di Coftantino Imperatore , il quale ne 
mandò parte a Roma, parte aCoftantinopoli,& parte ne lafciò 
nella Chicfa di S. Croce ÌBGerufalemme,di cui fu donata gran 
pane a Carlo il Magno, per aver egli liberata la Città diGcrufa- 
lemme ,& tutta la Paleftina dalle mani degP Infedeli, come rac- 
conta nei fuo gran Catalogo de Santi Pietro Natale nel fettimo 
libro ,x)ve riferifee il miracolo, che fiiccefle a quel tempo , Se i mi- 
racoli, che occorfero pofeia nel fcuoprirfi la fàcratiflima Coro- 
na , Se nel trasferirli in Francia , le quali cofe per brevità noi trala- 
fciaino . Or di quefte prezigfc fpine fi ritrovano in Roma in molte 

Chiefe; 



de Santi. 53 

Chìefc; in Parigi in S.Crocc\e in S.Vincenzo; in Venezia in S.Mar- 
co , in S. Ekna, e in altre Chicle ; in Milano nei Duomo , in S. Bar- 
naba ,& alta Madonna de! Monte fopra Varelìo ; à Bergamo oltre 
quefta delle Grazie in S. Benedetto , come diremo al 1 ùo luogo , & 
quella nella Parochiale di S. Giovan Bianco, della quale parlare- 
mo al iuo luogo. Riferifce Gregorio Turonefe,che a fuoi tem- 
pi molte di quelle (acre Spine erano ancora come verdi , & fé pure 
parevano fecche, che alla giornata nondimeno, per divina virtù 
li riverdivano : il che fi racconta anco parimente delle noftre , che 
fpirano tuttora Celefte odore ; le quali come, & quando iìano ca- 
pitate in quefte Chiefe non s'hà ferma notizia, ma quello ben Tap- 
piamo certamente , che come vere Spine della Corona del Signo- 
re iòno (late da noftri Revercndiftimi Pallori riconofciute,& per 
tali da tutti tenute in gran venerazione . Or quefta Chiefa,& que- 
llo Convento (per ritornar finalmente onde partimmo) è la dolce, 
& fama ricreazione della Città, & de Borghi parimente, lotto la 
cui antica , & buona cuftodia è 1 Oratorio del Gesù , & TEremito- 
rio della Madonna del Sepolcro detto commanementeS. Maria 
di Sotto , entrambi luoghi di molta frequenza , & divozione , per 
le quafi infinite grazie, che fi compiace il Signore concedere alla 
giornata a divoti del lùo fanto Nome ,& della fua diletta Madre , 
come da gPinnumerabili voti quivi* offerti li comprende , del 
qual divotiffimo Oratorio parlando il Gonzaga nella feconda 
Parte delle fìie Serafiche Iftorie ferire, che eflendofi al fuotem* 
pò di pie elemofìne , & offerte fabricato quefta Capelletta del Ge- 
sù^ per le molte grazie, che quivi ogni giorno s'impetravano 
molto frequentato; occorfe,che Panno 1575. da quella pietofa 
ImaginediGesùCrifto portante la Croce infpalla,fùvedutada 
un certo giovine, che quivi per fuà divozione era venuto mira- 
colofamentc , uieir gran copia di fangue, onde incominciò il 
buon giovine tutto pien di ftupore gridare ad alta voce miraco- 
lo , miracolo , mifericordia , mifericordia , a la cui voce correndo 
i circonvicini , videro chiaramente la faccia d'elfo Gesù tutta di 
fangueafperfa, ondefifparfedifùbitolafama del miracolo per 
tutto, il che andato all'orecchio delPilluftrifs. Cardinale Carlo 
Borromeo Arcivefcovo di Milano , allora Vifitatore Apoftolico 
digniffimo,& or dichiarato meritiamo Cittadino del Cielo, du- 
bitando egli faggiamente, che ciò non fufife qualche occulto in- 

Rr ganno 



54 Delle Relìquie 

ganno del demonio, & che lòtto il bel manto di divozione, qual- 
che fupcrftiziofà illuiìone non s'afeondefle, ordinò che fi ftrug- 
ge(Te l'Oratorio, ma fra che fi delibera refequir lacommiffione: 
ecco una povera donna, che effendoftata quindeci anni zoppa, 
s'era finalmente ridotta all'Ofpitale , e fra gPincurabiii collocata , 
dopo udita quivi con molta divozione la MciTa,& di cuore rac- 
comandatali al rapprefentante quefta facra effigie , tu in un (libito 
fatta intieramente fana , alla vifta di tutti i circoftanti, & in chiaro, 
& evidente teftimonio della ricevuta grazia, lafciò ella le croccio- 
le con un voto quivi, il qual mirabil fatto dall' ifteflbllluftrils. 
Borromeo con acurata inquifizione,& diligente eterne, veriflimo 
riconofeiuto , & ritrovato , non folamente abrogò il decreto , ma 
volle anch'egli vifnare il luogo, & umilmente riverir la miraco- 
lofa imago. Et di più ancora Paolo V. Sommo Pontefice infor- 
mato^ afficurato della (ingoiar divozione verfo quefta facra- 
tiflìma figura, concede in perpetuo cento giorni d'Indulgenza 
aFedelidiCriftoviiitanti ogni Venerdì quefto divotiflimo Ora- 
torio , perilche è accrefeiuta affai , & va anche tutt'ora accrefccn- 
do la frequentiffima (uà divozione, come teftificanoi molti voti 
chiaramente. La fingolar(antità,& dottrina de molti de cotefti 
Padri noftri Cittadini , accrefee alla fkntiffima Reforma anco 
viemaggior merito, e fplendore. 




NEL- 



de Santi + 55 

NELLA CHIESA Dì S. MARIA ANNONZIATA 
DE CARMELITANI OSSERVANTI. 

^S^ Uattro onorati Conventi hàlanoftraDiocefi di Bcr- 
Tjjì gamo della Congregazione Carmelitana offervante i 
,% uno nella Terra d'Albino detto la Madonna della Ri- 
pa , la qual ha due belliflìme Chiefe , una fabricata ib- 
pra l'altra, ambedue ricehiffime de voti,& di palle 
cccellentiffime adorne: una alla Natività, l'altra all'Annonzia- 
zione della gran Madre di Dio conièerata ; nelle quali due (blenni 
fefte concorre infinito numero di gente d'ognintorno , con gran 
pompa, & allegrezza; nelt' Aharmaggiore fi confervano con 
molta divozione, in teftìmonio del miracolo, le facrate bende y 
con le quali fu legata la gamba di quella povera inferma da Difen- 
zano detta per nome/& per fiia gran ventura, Venturina, alla 
quale dovendofi la mattina feguente rilegare fa gamba, per caufa 
d'una piaga incurabile infiftolita, apparve nella mezza notte la 
Samtfiìma Vergine, & perfettamente in un fubito rifànolla,come 
confta nel procetlo fopra ciò formato . Quello di Gorlago air 
ifleffa Regina degl'Angeli confecrato, ad onore dell' eccella fua 
Aflonzione al Cielo: quefta era prima una dirupata, e angufia 
Chiefa , ora , mercè la molta diligenza , & liberalità del noftro 
R. P.Maefixo Zaccaria Bergomefli, fi vede da fondamenti tutta 
rinovata, & in ampliflima,&"belliflima forma ridotta in fette meli, 
cflendo il detto Padre digniflTmo Priore di quel luogo. Quello 
di Pariano, dettoS. Maria deNeveri, così chiamato il Tempio 
dalla Regina de Neveri,che di già a fuoi falli Dei confacrollo: 
quivi fi veggono molte antiche memoriede Romani .. Il quarto 
è queftodell'Ànnonziata,di cui or appunto parliamo, vicino alla 
Piazza nuova : Convento in vero,fe ben non molto antico, molto 
tuttavia per molti degni rifpetti,come diremo apprelfo, onorato. 
Perciochc fu quefta Chiefa da principio un piccioloOratorio , & 
Monaftero, già da Carmelitani Conventuali dal capello nero pò t 
feduto: finche l'anno 1482. quelli licenziati, furonvi con più feli- 
ci aufpicj quefti deH'OiTervanza,che alprefente confomma,& 
univerfal fodisfazione rileggono , dalla Magnifica Città intro- 
dotti y de quali il R J\F. Martino Averaria Cittadino di Bergamo 

Rr a fu 



<6 DeJ/e Relìquie 

fu H primo digniflìmo Priore, che tré volte fu Vicario Generale. 
JVJà dovendoli quivi fabbricare una nuova Chiefa in maggior ,& 
miglior forma, come ora fi vede, Giovanni Barotio Vefcovodi 
Pergamo Panno di noftra (alme 1450. vi pofe la prima pietra, & 
due anni dopo alli 8. di Giugno confacrolla . Sono in quella 
Clisefa , fra l'altre cofe degne da vederli , un Coro con bclliflìnia f 
Se adorna profpettiva: bei candelieri d'argento dono del R.P. 
Gio, Maria Patino, & altri facri Vafì,&nobiliffimi paramenti di 
valore : divotiflìme,& onoratili! me Capelle, come quella di Sant 1 
Alberto, ove è una notabiliffima Reliquia d'elio Santo, con la 
quale nel fuo giorno felli vo, che alli7.fi celebra d'Agofto, lì be- 
nedice acqua, che bevuta con fede, & divozione , ha mirabile 
virtù cont ra le febbri , & altri mali . Quivi celebrandoli da quaili- 
voglia Sacerdote, e in qualfi voglia giorno Meflà, fi liberano Ani- 
me dal Purgatorio: privilegio fegnalato concedo da Gregorio 
Decimoterzo aU'Illuftrifs.Cardinal Albano,comeattefta il Breve. 
Nell'Altare di S.Apollonia è un Dente d'effa Santa, Relìquia in 
vero di molta divozione . Nella Capella di S.Catterina fono entro 
un'onorata cuftodia notabiliflime Reliquie de Santi, i cui nomi 
lì puonno leggere ivi notati , bel teforo recato da Roma , & dona- 
to a quella Chiefa dal fudettoR.P.Bergornelli, concefibgli da 
Clemente Ottavo, mentre era Procuratore Generale di tutta la 
Congregazione, come conila nel Breve fopra ciòifpedito. Ac- 
crefee gran fplendore a quella Chiefa la nuova Capella della Veti. 
Confraternità dell'abito Carmelitano detto della Pazienza,di no- 
biliflìmi fregi adorna, eilluftri quadri: la Capella de Bombardie- 
ri , fono l'invocazione di S.Barbara : quella de Sarti : & a rimpetto 
quella di S. Carlo , con mille voti intorno , & altre ancora . 

Hanno quefta Famiglia, & Congregazion Carmelitana molti 
de noftri Padri illuftrata maggiormente oltre ifudetti. 

Il P.Maeftro Lucrezio Tirabofco, che fopra rApocaliffi,& fo- 
pra i Salmi ha ferino in eccellenza . 

11 P.Maeftro Angelo de Roffi Teologo famofo , che con molta 
altrui tòdisfazione,& lodefua Ielle molti meli pubicamente in 
Duomo. 

Il P. Maeftro Placido de Marini Vicario Generale Padre di 
gran bontà , & valore . 

Et fé mi fufle conceflb parlare de viventi , potrei fra Padri be- 
nemeriti, 



de Santi. 57 

nemeriti,& di valore nominare anco degnamente 

Il P. Maeftro Zaccaria Bcrgomelli fopradetto, efpofitore dili- 
gcntiflimo de fette Salmi Penitenziali, & benemeritiffimo noti 
pur di quefto Convento , ma di tutta la f uà Congregazione anco- 
ra, percioche con Pelemofine delle fruttuofe fue predicazioni di 
trentanni continui ha non pur riftorati 5 & ampliati molti Con- 
venti , ma raccolta di più una sì ricca, & copiofà Libraria, à pu- 
blico commodo de Padri , & de ftudiofi , che non cede a qual al- 
tra fi fia delia fua oflervantc Religione , 




NEL- 




5§ Delle Relìquie 

NELLA CHIESA , ET MONASTERO 

DI S. BENEDETTO 

DELL'ORDINE DELL' ISTESSO SANTO . 

Uivi, come fi legge in certe antiche memorie, fu di 
già una picciol Chiefa,& un certo Monaftero d'ai cu* 
ne puoche Suore , che fi chiamava S.Maria N oy ella , 
ove dopò alcun tempo,dal Monaftero di S. Giuliano 
diBonatc inferiore, & da quello di S. Margarita di 
Brembate inferiore , & di Val Marina ultimamente , come attefta 
una pietra nella muraglia fuori della Chiefa,fi riduifero alcune 
Reverende Madri dell'Ordine di S. Benedetto , come accennam- 
mo di (opra ; Or quefta è di poi ftata & onorata fabf ica , & di fon- 
tuofiChioftri,& d'altra numerofa,& ottima Famiglia, come al 
preferite fi vede, nobilmente accrefciuta,& arricchita, ove per 
maggior decoro furono parimente dalla beata, & cara memoria 
di S.Carlo Panno 1 575. le Ven. Madri trasferte di S.Fermo . Que- 
fta è principalmente alia gloriofa Aflbhzipnc della gran Madre di 
Dio confecrata, & di due belliffim i Reliquiari arricchita, ne quali 
fono fra l'altre facre offa un Deto di S. Maria Maddalena ^un'offb 
infigne di S. Lorenzo , & un' altro di S. Stefano : & Reliquie nota- 
bili de SS. Fermo, Ruftico, & Proculo , qui vi dall'iddio S. Carlo , 
per conforto delle Madri di quel Monaftero lafciate , & fra l 'altre 
degnamente accommodate: evvi anco una delle facrate Spine 
della Corona di N.Signore, della cui materia, forma, invenzione, 
& traslazione abbiamo fommariamente trattato di fopra, parlan- 
do della Chiefa di S. Maria delle Grazie, ove parimente fé ne ri- 
trova un' altra: fono quivi ancora altri ottetti d'altri Santi, i cui 
nomi fono in una tavoletta , ma affai più degnamente defer itti su 
nelCielo. L'Altarmaggioreèd'una grande ,&bellidìma Anco- 
na dell'Adonta ,& di ricche argenterie adorno, & la Chiefa di 
fpaliere di feta di mirabile artificio, & gran valore nobilmente 
guarnita, & addobbata. 

NEL- 




> de Santi , 59 

NELLA CHIESA DI SAN BERNARDINO. 

<?UeftaChiefa fu fabricata da nofiri maggiori, alla grata 
memoria di S.Bernardino, Padre benemeritiflìmo del- 



la noftra Città, & Diocelì, e onorato membro delia 
PrepofituralediS. AleiTànclro dalla Croce, da una di- 
vota^ nobile Compagnia de Difciplini dell' Archi- 
confraternità del Gonfalone di Rotili ottimamente governata, 
& di tutte le cofe al culto , & fervigio di Dio neceflarie ben provi- 
fta : a i cui Fratelli , & Sorelle fono da molti Sommi Pontefici con- 
cefi e infinite grazie , & Indulgenze , come dal Sommario di effe fi 
può chiaramente vedere. FùqueftaChiefada MoniìgnorReve- 
re ndifs. Milani di già noftro buon Paftore confecrata, nella quale 
fi con(èrvano,& o (fervano molte fàcre Reliquie, & maflìme la 
Tefta d'una delle undeci mila Vergimi , e Martiri Orfoline , la Te- 
fia di S.Emcrenziana, un odo di S.Barnaba, di S. Andrea, di 
S. Dionifio, de SS. Innocenti, di S. Gajo, dì S. Barbara, & di 
S. Profettizio, teforodineftimabile valore per la maggior parte 
dalla pia, & liber^lifiìma mano del Sig. Girolamo Ficieno a que- 
fla Chielà donate, cóme confta per publico inftromento, TAnco- 
na dell'Aitar maggiore è opera del Lotto, Pittore , come fi sa , ec- 
cellentifiimo . A man deftra della porta maggiore è una nobiliflì- 
ma,& devotiflìma Capella alla gran Madre di Dio confecrata, 
ove per ogni lato veggonii molti, & vari voti appefi, chiariffimi 
teftimonj delle grazie da molti quivi ricevute, & che fi ricevono 
pur anche tuttavia. Riferifcono i vecchi della vicinanza aver 
per tradizione, che nelcavarfi i fondamenti di queftaChieià fu- 
rono quivi ritrovati molti gran pezzi de marmi intagliati, alcuni 
de quali fi veggono anco ai pie della muraglia, e altrove, onde 
poflì agevolmente congetturare, efler quivi di già fiato qualche 
nobil Palaggio , ò Tempio de Romani . Di quella Chicfa fi trova 
fatta menzione in una fcrittura dell'anno 1332., ma io crederei, 
che f ufie anco più antica . 

«SI* «8fc 

NEL- 




óo Delle Relìquie 

NELLA CHIESA DI SAN DEFENDO. 

UeftaChiefa (fecondo un'autentica fcrittura) fu fa- 
ticatagli anni di noftrafalutc 1464. ad onore di San 
Defendo, ò per dir meglio S. Defendente, uno di 
quei feliciflìmi foldati della Sacra LegionTebea, che 
per il nome di Crifto invitti fopportarono in Agauno 
il martirio, come afferma nella fuaiacralftoriaTebea ilBaldefa- 
no , onde la dia effìgie fi vede in abito militare quivi in un bel qua- 
dro di mano del Moroned'Albino^iligentiflìmo Pittore. Qui- 
vi in un finifsimo criftallofi mira,& fi ammira fra le altre inti- 
gni Reliquie un'oflb intiero d'un Braccio d un Soldato della glo- 
riofa Compagnia di San Gereone , Capitano de principali di det- 
ta facra Legione, il che attefta il foprapoftovi bollettino, che 
dice, Ex focìetattGereonis mart.^W che mi fa credere, che'l pre- 
detto Oflofia di San Defendente, foldato appunto d'efla Com- 
pagnia. Evvi parimente un'olio di SLEuicrenziana martire, & 
gaverna egregiamente queftaGhiefa un'onorata Confraternità 
deDifciplini,fottolavhtoriofa,e trionfante Infegna delSantif- 
(ìmo Crocifiifo militanti , di celefti , & copiofi tefori d'Indulgen- 
ze molto ricca, per eflere a quella di S.Marcello di Roma aggre- 
gata. Quivi fono due eccellenti quadriamo del Moronefudetto, 
l'altro del Cavagna, non folo fuo degno allievo , ma fuperiorc 
ancora, di cui fono altresì vaghe pitture a guazzo f & fotto il 
Coro , e fuori della Chiefa . 






NEL- 




de Santi . 61 

NELLA CHIESA DI S. MARIA MADDALENA 
DELLE CONVERTITE. 

Oltc in vero , & molto pie , & onorate memorie degne 
d'eterna memoria ha lafciato dopo sé nella noltra 
Città, & Diocefe il Ven. Padre Don Girolamo Meani 
Nobile Veneziano, che fpero un dì peri liioi menti 
efler chiamato Santo : & fra quefte POfpitale degli 
Orfanelli, &Orfanelle ottiene il primo luogo: indi quefto Colle- 
gio delle Donne convertite, de quali la Ven. Congregazione de 
RR. Preti Regolari di Somafca , dal detto buon Padre fondata , e 
inftituita, ha propria,e particolar cura,e governo . Et quefti furo- 
no i primi luoghi dal pietofo Meani inftituiti, quando ritrovan- 
doli egli a Bergamo Panno 1 532. motto à gran pietà de' figliuoli, 
che per le gran calamità de tempi erano rimarti lènza padre , e fen- 
za madre poveri orfanelli, ne congregò un buon numero, & gl'in- 
dufle prima ali Ofpitale della Maddalena : indi nel luogo (otto 
S. Domenico, ove fono ftati molti anni, che tuttavia vanno perfè- 
▼erando in buona oflervanza della Regola. Né minor compaffio- 
ne avendo il buon zelante Padre al miserando flato d'alcune infe- 
lici Donne , che (edotte dal Demonio , s'erano date alla lafcivia in 
preda , con le paterne , & efficaci fue esortazioni molte ne ridufle 
finalmente al porto di fallite, nella Contrada di Pelabroco,oye 
pentite de commefsi errori, & convertite veramente aDio,vifc 
fero alcun tempo, fin che parte da Monsignor Pighetto il vec- 
chio , & parte dal Sig. Ottolino Ruota , le fu concetto il fito di po- 
ter fabricare il luogo , ove fi ritrovano al prelènte in buon nume- 
ro , & inviolabile oflervanza . Felici , & fedelifsimi compagni , & 
zelantifsimi cooperatori furono al P.P. Meani, in quefte pie,& 
fante imprefe Irà gl'altri, li Molto RR.PP.Don Mario Lanzi, 
Don Agoftino, & Don Simone Barilli, Don Baldeflar Ruota, 
Don ÀleflandroBefozzo, Don Antonio Locatello, tutti nobili 
Cittadini di Pergamo, & onorati Sacerdoti ,& benemeriti della 
Congregazione, oltre Giovanni Cattaneo Laico, che fu il primo 
fondatore del luogo degl'Orfanelli di Roma,& di Napoli; de 
quali tutti fa onorata menzione il P. Don A ndrea Stella nella Vita 
del Venerabile Meani, ferina da lui copiofa,& degnamente. Gia- 

Sf ce 



6x Belle Reliquie 

ce il Corpo di quefto B. Padre nella Chiefa della Congregazione 
di Somaica Terra de! Territorio di Bergamo chiaro per molti 
miracoli invita, in morte, & dopò morte ancora. Quella Chiefa 
delle Convertite è dedicata alla Penitente Maddalena, & a ragio- 
ne, ellendo ii luogoappunto di Donne convertite a penitenza* 
Quivi oltrealcune Reliquie delia Santa Titulare della Chiefa, & 
altri facriOflètti è una Tcftadelle undeci milla Vergini,& Martiri 
Orfoline, donatele infiemecon altre Ven. Reliquie dalla (ingoiar 
pietà del Sig. Gerolamo Ficieno r le quali fono tenute in molta 
riverenza* 




NEL. 




de Santi* 67 

NELLA CHIESA FKEPOSITUR ALE 
DI S. LORENZO DI GH1SALBA. 

Vendo fin qnìy eoi divi-ri- favore, parlato delle Chicle' 
della Città, & de Borghi , nelle quali fi riti o vano me- 
morie r &' Relìquie notabili de Santi, reifaoray che 
conl'iftefio favore ,tEattiamo di quelle s'onorano in 
diverfe Chiefefiiori in molr<! Terre. Etdov ndo fe- 
guitare^come abbiami fatto fio'ora L'ordine de tempi ,f a di me- 
ftieri, che noi incominciamo dall' anrichiflfrna, & nobiliflìrDa 
Chieià Prepofitui'ale di Ghifàlba^della quale fé bene nella Vita 
di S.Giovanni Vefcovo 9 À Mart.di Bergamo accennaormo alcu- 
ne cofe degne di memoria ; ora nondimeno venendo anco più al 
particolare di e Ha , { diciamo che quella è una delle prime ,,che fu- 
rono alculto dei vero r vivo,&folo Iddio conlècrate in quei con- 
torni ( percioche r come da uuantieo marmo,, ove ti legge Jovi 
Pluvio^ chiaro lì comprende y fu prima- a Giove Dio della piog- 
gia fabricata Y indi dal gionoiò martire S. A mandò Conte, & Si- 
gnore di Ghifalba , ad onore dell'inclito martire S. Lorenzo de- 
dica tay&dall'ifteflo di molti poderi ,& rendite arricchita , il che 
atteftàno alcune parole fcolpite in una pietra, in quefto modo: 
AtinoàNativ itale Bbmitiicurrenle 51 ékdie (y.AprilisS.Amandus 
tnartyr debitum folvìt humuna naturar Hic fuìt Comes Gifa/ba r 
& ibi edificare fé cip EcciefiamS»Laureniii y quamaM^ pof- 

fieJfionibusdo$avit,$L non folàmente egli l'arricchì d'ampliflìmi 
poderi , ma volle anco illuftrarla con titolo di Prepofitura , & di 
Contea ;anzi( il che fenza paragone affai più importa) fantiticarla 
col fuo proprio corpo, delche rendono indubitata fede le parole, 
che feguono immediatamente alle fudcn^ciocGujus Corpus jacet 
in EiclefìaS, Maria inmedìo duorùm Altarium . Due altre anti- 
che Chiefe, oltre la Pàrochiale r & là fude tra di S. Maria in Caftel- 
16 , godè queffa felice ,& onorata Terra di Ghifalba una all'invit- 
to martire S. Vincenzo r ove il corpo di S; Viridina vergine ripo- 
(à,& vi s'àcquiffanodà pii vifitanti molte Indulgenze, come dal 
Breve chiaro fi comprende , & l'altra allagran Madre di Dio con- 
ftcrata , Chiefa campeftre , che dal ftupendò miracolo, che qui vi 
osGorfe r per il qualfu fabricata, la Madonna del Miracolo s'api- 



64 Delle Reliquie 

peila, il qual Miracolo nella facciata fuori della Chiefa vcdefi di- 
pinto Tanno 1494. con la narrazione di eflb , che racconta , come 
quivi una Vigilia della Madonna apparve la Santiflima Vergine 
Madre di Dio ad una certa divota Donna detta Tonola di Ghiial- 
ba , & che le diflc , che andafle , Se dicefie agl'uomini di Ghifalba , 
che faceflero edificare in quefto luogo appemto una Capella a 
Dio , in odor fuo , & che in teftimonio , & contrafegno della veri- 
tà eflfà Santiflima Vergine le mife un coltello nella gola, lènza of- 
fesa alcuna della di vota Donna, il quale non fùpoflìbile levargli 
fuori, finche non fu deliberato edificarfi quivi la Capella, anzi 
un' onorata Chiefa, ove fùpofeia inftituita una divota Compa- 
gnia della Madonna . Quivi fi veggono diverti quafi infiniti voti, 
chiariflìmi teftimonj delle molte , &: fegnalate grazie, che del con- 
tinuo fi compiace etìa Madre di grazie concedere a tutti quelli, 
che con fede , & purità di cuore fanno umil ricorfo a lei in quefta 
Chiefa. Ma ritornando alla Parochiale diciamo appreflb,che 
quivi ripofano i Corpi di due Santi Diaconi Lucio, & Leonzio, 
& il Corpo ancora del loro (antiflìmoVefcovo Luciano, & che 
vi fono grandiffime Indulgenze, che il Prepofito di quefta Chiefii 
ha molti privilegi , come atteftano l'antiche fue fcritture: &che 
effendo Monfignor Paolo Giuftiniani fuo digniflìmo Rettore 
ella fu nobilmente riftorata Tanno 1569. 




NEL- 




de Santi , 65 

NELLA CHIESA ARCHIPRESBITERALE 

DI S, GRISOGONO MARTIRE 

DI SERIATE. 

E da un ricco, & preziofo teforo di (acre, & vene- 
rande Reliquie , da onorati titoli di Preminenza , od 
anco da antica, & nobile fondazione riceyono,comc 
fenza dubbio ricevono, le Chieiè onorevoìezza, pre- 
gio, & ornamento , fenza meno quella di Sedate, me- 
rita effere per tutti quelti rifpetti fra l'onorate, & principali Chic- 
fé di tutta la noftraDioccfi annoverata; percioche né d'infigni 
Reliquie, né di pregiato titolo, né d'antica fondazione invidia 
a qualahrafi iìadelPaefe. E'inveroSeriate,chedigiàfù nobil 
Borgo, & membro di Bergamo, & per la continua vicinanza della 
Città , & anco per il bel Ponte fopra il Serio, dal quale appunto fi 
nomi na la Terra, ornato dalle Communità circonvicine d'un ma- 
gnifico in vero,& nobil Arco trionfale erettoad eterna, & grata 
memoria dell'Illuftrifs.gran BernardoNani Capitano vigilantifli- 
mo diBergamo,dicui fi legge nel frontifpicio di efib onoratiffima 
infcrizione,Terra onorata. Ma molto più per effer ella (tata Patria 
di S.Zanolino fra quei feiici,& gloriofi foldati diCrifto annovera- 
to,che nella fiera perfecuzione d'Adriano meritorno la vittoriofa 
corona del Martirio, nella Città diBrefcia,& nella fottoChiefà 
di S. Salvatore de RR. Canonici Regolari, nel Pozzo di S. Afra 
fon fepolti, infieme con molti altri Martiri Bergamafchi, de quali 
abbiamo fatta menzione nelle Vite de Santi . Ha quefta Terra due 
antiche Chiefe, una a S.Criftofforo di là, l'altra di qua dal Ponte 
a S. Grifogono martire confecrata , che è la propria , & antica Pa- 
rochiale di titolo di Arcipretura , ò Primiceriato , & capo di Pie- 
ve onorata . Anzi nella muraglia della fabrica nuova della Chiefà 
in un pezzo di marmo riquadrato, quefte parole fi leggono feoi- 
pite,cioè SS. Primo ,&Crefentiano Cura Primitiva , dalle quali 
poffi congetturare agevolmente , che quivi foife prima la Chiefà, 
&Chiefa principale aqueftiSanti nobilmente fabricata,delchc 
fono anche indizj manifefti molti , & varj pezzi de marmi lavora- 
ti^ di già pofti in opera, de quali parte pur tuttavia fi veggono 
nelle pareti vecchie fuori della Chiefa, parte in diverfi luoghi 

fparfi 



§& Ti elle Relìquie* 

fpariiperla terra. Or in quatta Chielà fra le molte altre ^(egira- 
late Reliquie ,ripofa gran parte de facrati Corpi de glori oli. Santi 
Martiri Canzio,, Ganzi ano, & Canzianilia de gli Anicj Nobili 
Romani ,.& ho detta gran parte ,, percioche nella Metropolitana 
di Milano fé ne ritrovano pur anche molte offa loro, de quali fa 
menzione S. Ambrogio inunferraone, ove racconta Lincli tolor 
Martirio r cheaninioÉamenteeffifo(lenneEope!;iinome .-di Criiio 
fottoDioeleziano in Aquilea^d'ondrin proceflb di tempo da aU 
cuni divoti Mercanti Bergamafehi furono* quivi l'anno 1467.. 
trasfèrti, & cotroccafione di' cavarli una fepoltura per divin vo- 
fcreritrGvativ&da Ludovico Donato Vefcóvadi Bergamo con^ 
molta folennità r & riverenza riporti inun Altare toro dedicato v 
&l di qui potcianeir Aitar maggiore,& finalmente nella naova ci** 
ftodia, ove fi ritrovano, & s'onorano aiprelerxte collocati. 

La memoria ddife. quali traslazioni li legge in un. betmarmo» 
fcolpita factaefla cuflodia 5 in quefto modoc. 

i€: * XC 

Jm/itìs MartyriSus Quorum Hic o/B/ìta JunP Ankiu 

Cantìo r Canti a no, & CantìaniJfa ,. Germanist 

Ditata Anno MCCCCLXVIK 

Ludovico Domato Font. Ber gomenfì ., 

Georgia s Novarenfii PrimkerìmF.CuK. 
Alle quali parole feguono immediatamente quell'altre.- 
SS.Cantii, Cantiamo Cantìantil^ oJB de Altari. Major* Xìn hoc 
^rafenti loco afporfatafuerunt Reverendi fi. D.D.Joanne Buptifia 
Milano BergomiEpifc, pr&fente r &- regente M. R.D> Nkelao de 
Advocatìs Bergomi Cwe.. Di* x^Sept.AnJ}. MDCVÌIL 

Dalle quali tutte illuftre memorie fi fcuopre chiaramente l'an- 
tichità ^nobiltà ideila Chicfayla quale dopò e(Ter (lata più volte 
fifkbricata,& riftorata^ora fi vede quali del doppio ampliata, & 
accrefeiut a , & dfunbeiliffìmo Tabernacolo adornata : è Capo , & 
Matrice di venti Chiefe Parochiali, fra le quali è anco quella dL 
F^trcugOidi cui parlaremo immediatamente quivi appreilb>.* 



KEL- 




de Santi . 67 

I 
NELLA CHIESA PAROCHIÀLE DI S. EVASIO 
DI PETREISGO. 

R che abbiamo trattato dell 1 A rch-ipresbiterale di Se- 
riate, farà bene chefuflcguentemente parliamo della 
Parochialedi Petrengo, per efler non folamente, co- 
me dicemmo, una ddìe Chiefe d'elfa Pieve, ma con- 
à/'(f&^0% tigna,& la più vicina ancora, della cui fondazione, ò 
contrazione {è bene non s'hà memoria efprefla,da molti chiari 
indizj nondimeno puoflì fare aliai ragionevole congettura ella 
cfTerefenzadubio ami chiffirna, come dal fito, dalla fìruttura,& 
architettura, & da alcune Pitture, & altri fegni, percioche con 
l'occafìone della nuova fabrica del Coro fi icuoprironoveftig) 
de profondi fondamenti di fortiflìme muraglie, & pavimenti, 
altri di pietra viva, & altri di laftricoduriffimo l'un fopra l'altro, 
& due profonde Nicchie, ò Capelletteunaa man deftra, & l'altra 
a man finiftra della maggior Capella, con alcune pitture, & lette- 
re, che perla loro antichità non fi potevano ben leggere, ò figu- 
rare. 11 Coro vecchio fatto a nicchia in volto era di quattro man 
di tenaciflìma calcina incroftato,& nella prima fi feoperfero al- 
cune figure fmari te pofte a torno in fila in vefte longa, che furono 
giudicate dellidodeci Apoftoli, nella feconda fi vedevano alcu- 
ne puoche figure guafte dalla lòvrapofta terza incroftata, nella 
quale fra l'altre pitture antiche ve n'era una della Santifiirna Tri- 
nità , la quale s'era mirabilmente conservata molto vivace , & bel* 
la, & un'altra di S.Evafio, con il millefimo lòtto, che dinotava 
l'anno 1336. quando fu dipinta, nella quarta, & ultima facevano 
vaga fpaliera varj Santi . Dalle quali ottime congetture fi può a£ 
fai probabilmente argomentare effere queftaChiela molto anti- 
ca, &eflendo a S. E vafio Vefcovo,& Protettore di Cafale dedi- 
cata, eflere fiata da qualche nobile, & divotoCafalefco,nel ca- 
lamitofotempo,chefùdagi'Alefiandrini Cafale arfo,e distrut- 
to l'anno i2i5.fabricata,nonefiendo in quefti noftri paefi altra 
Chielà,chequefta,a quefto glorìofo Santo dedicata. Delle cui 
facre, e venerande Reliquie, avanti che trattiamo, diremo fotn- 
mariamente prima alcune poche cole della lui fantifiima Vita, 
Miracoli, & Martirio . Nacque S.E vafio in Benevento Città del- 

la 



6$ Velie Reliquie 

la Puglia , gl'anni di noftra falute 682. di fedeli , & nobili genitori, 
come racconta Gio.Maria Balliano da Odalengo , & per panico- 
lar divina vocazione chiamato al governo Episcopale della Città 
d' Afti , & di Cafàle , nel cui ben degno ufficio Paftorale li portò il 
fpazio di vent'otto anni, che governò la fiia diletta greggia da 
vero,& ottimo Padre, & zelantifiimoPaftore, maffime in tener 
lontani dal fuo grege gPAriani , i quali a guifà di lupi rapaciffimi f: 
& crudeli , allora appunto infestavano tutto quel pacie , onde non 
cefsò il coraggiofo f òldato diCrifto di perfeguitarli finche non 
ne riportò la vittoriofa corona del martirio dall'empio Attubale 
Capo della loro infame fetta , il quale , infìeme con molti altri Fe- 
deli di Crifto , fece il primo giorno di Decembre Panno doppo la 
nafcita del Signore 741. doppo molti flrazj decapitare, avanti la 
Chiefa di S. Lorenzo da lui edificata , & confecrata in quel luogo 
appunto, ove nel Duomo di Cafale fi vede piantato un pezzo di 
colonna avanti V Altare d'eflò Santo compagni a S. Evalìo non 
pur delle fue fante azioni , & peregrinazioni , ma anco nel Marti- 
rio furono Natale, & Proietto, quefti Diacono, & quegli Sacer- 
doti , i cui facrati Corpi ripofano nella medefima Catedrale iniie- 
me col corpo del fimtiflìmo lorMaeftro,e Padre. 

Molti certo , & fegnalati miracoli ha operato Iddio per i meri- 
ti, & prèghi di quello fuo diietto fervo apròdefiioi di voti, e in 
vita , e in morte , & doppo morte ancora , tra i quali fi raccontano 
ifeguenti. Un certo Corriere de Sabini, detto Eugenio di Bene- 
vento, effèndovifitato dal Santo ricuperò prima la fanità deli* 
anima,percioehe fi convertì con tutta lafuanumerofà famiglia 
alla Criftiana Religione , & pofeia anco quel la del corpo , efiendo 
egli fiato per fpazio di tremoti anni gravemente, & incurabil- 
mente infermo, In Sedula Città ora difirutta,in luogo di cui è 
flato pofeia fabricato Cafàle , rifanò fpiritualmente , & corporal- 
mente un certo Diogene , & Projetta fua figliuola con tutta cafa 
iiia . Effendofì il buon Santo ricoverato un giorno a ripofarfi ap- 
pretto un certo fonte, che fi crede efier appunto quello ch'ora 
Fontana Pavcfe è detto , non longi da Cafale , fopraprefo dal fon- 
ilo, fi mife a dormir quivi, onde Svegliato, & feguendo il fuo ca- 
mino, s'accorfe aver lai ciato a dietro il fuo baffone, che fu dal fuo 
Diacono, che mandò a ripigliarlo, tutto verdeggiante, & di bei 
vermiglj fiori adorno ritrovato, il che denotava il bel vermiglio 

fan- 



de Santi. 69 

(àngue , che dovea il buon Paftore fpargere per il nome di Crii! a , 
&quèndivien col fiorito Paftoral rapprefentato . Attabale, che 
per giufto giudizio di Dio , era reftato cieco per la morte dei San- 
to, poco doppo ravvedutoli, & pentito del grave errore, & em- 
pio iàcrilegiocommeflòcontra l'innocente fervo di Dio,& fuoi 
fedeli, bacciando con gran contrizione de fuoi falìi, umilmente 
la terra bagnata ancor dell'innocente (angue del Martire, & con 
efia toccandofi con gran fede gl'occhi , ricuperò la perduta vifta, 
&lalorfanitàiiuoifoldati,anzi molti della Città di Seduta, che 
furono al numero di mille trecento feflanta veduto quefto grati 
miracolo fi convertirno a Crifto. Etdoppo il fuogloriolo tran- 
Ino al Cielo ottenne da Dio al fuofedeliflìmo Lucitprando,che 
fu il decimo ottavo Rè de Longobardi, una miracolota vittoria 
contra un certo Caunio, Capo della fetta Ariana, in memoria 
della quale fece riftorare la Catedrale, e dedicata «ìì Santo, & la Ca- 
nonica di Ca(àle,& gli donò molti poderi, & concelfe moit? pri- 
vilegi . In oltre liberò dalla morte tré poveri innocenti prigionie- 
ri. 'Et gli uomini di Borgo Leporale, luogo tra Vercelli, & No- 
vara furono per gli molti meriti, & interceffioni di quello glo- 
riofo Santo da una crudeliflima peftilenza liberali, pei -il che of- 
ferifeono ogn'anno due grofii ceri di meraviglioià grandezza, 
molti de quali fi veggono anco tuttavia nella fudettaCapella di 
S.Lorenzo. Màchidefidera più copiofa,& maggior informa- 
zione di quefto Santo, legga littoria (critta dal fudetto Balliano 
ftampata in Trino Tanno 1 566., ò meglio quella del Rtverendifs. 
VefcovodiCafale, fé pur è in luce, come mi ditte già che ditte- 
gnava mandarla . Ma ritornando ài trattato delle preziofe , & co- 
piofc Reliquie della già noftra Parochiale di Petrengo , principal 
noftro intento : diciamo , che eflendofi determinate per maggior 
ònor,& riverenza delle nuove (acre Reliquie del Santo titillare 
della Chiefarifabricare alla moderna il Coro, & dovendofi per- 
ciòtrafportar V Aitar maggiore, quivi ritrovammo in un certo 
vafetto di terra coperto quefte Reliquie appunto, due denti , cioè 
di S. Giovanni Vefcovo , & martire di Bergamo , un pezzetto del- 
la mafceìla di S. Giacomo martire A rchidiacono della nottra Ca- 
tedrale^ una piceiola Reliquia di S.Efteria vergine, e martire 
di Bergamo parimente ;.le quali Reliquie , fornita la fabrica, ripo- 
neffimo meglio accomodate nel nuovo Aitar maggiore a! luogo 

Tt fuo* 



jo Vette Reiiquic 

fuu . Ma venendo alle Rei iquie apparenti , che nelle Fede (blenni 
s'elpongono a maggior gloria de Santi , & divozione del popolo, 
& a maggior decoro, & ornamento anco dell'Altare, dico che 
quivi fono quattro nobili Reliquiarj duo ovati, & duo rotondi, 
ove da chiariflìmi criftalli li fcuoprono Reliquie de diverti Santi f 
& in particolare de SS. Fermo , Ruftico , & Proculo dallllluft. , & 
EccelIentils.Sig. LettanzioMarchefe donate alla Chiela, come 
confta per una memoria di Tua mano; un Dente di S. Andrea Apo- 
fìolo donato infìeme con altre Reliquie dall'Ili. Sig.Ottavio Mar- 
chele, come egli afferma nella nota di eflefacre Reliquie: quivi è 
parimente una Crocetta del battone di S. Francelco donata col 
contènto del Tuo Superiore dal P. F, Cirino Capuccino, nella 
quale fono accomodate Reliquie de molti Santi , con li fuoi nomi 
appreflo,di gran virtù contra la tempefta: due altri piccioli Re- 
liquia rj parimente in forma d'Agnus Dei. Ma frasi ricco, &pre- 
ziofo teforo rifplendono ducprezioliffimc,& nobiliffmegioje 
à maraviglia Poflo^cioèd'una gamba, & un oflb d un piede del 
gtaiiofo Titillare della Chiefa, & Tutelare della Terra S. Evalìo 
avute per particolar grazia , & gran favor di Dio, & del Santo dal- 
le cortefe mani del medefimo ìlluftre , & Molto Rever. Capitolo 
della Catedralt di Cafale , & con l'intervento di Monfig.llluftrifs. 
Vefcovo Careni, nel modo, come appare nel Breve Apoftolico 
fopra ciò conce fio alla Community di Petrengo, lòtto il giorno 
ottavo di Febraro Tanno 1 6o9.regiftrato neUlftromento publico 
deU'e(ibizione,& coniègnazione di elle facre Reliquie, rogato 
per il Spettabile Sig. Gio. Giacomo dalla Chiefa Notaro publico 
diCafà!e,& Cancelliere di detto Molto Rever. Capitolo lotto il 
dì quinto di Maggio del predetto anno, inerendo alla procura 
della Communità per caufa di effe Ven. Reliquie; Delle quali fi 
celebra ogn'anno alli dieci di Maggio la Traslazione, la quale dal- 
le mani depofitarie del Molto Rev. Sig, Giacomo Prigienti Ret- 
tore digniffimo di Colognola , fu fatta con molta lolennità , & di* 
vozione, accompagnando la Proceflione non pur tutto il popo- 
lo di Petrengo, ma molti ancora delle circonvicine Terre, & Bor- 
ghi per cui pafsò la proceffione , che davano var j fegni di riveren- 
za, ^divozione, col fuono delle campane, con Tingenocchiarli, 
bacciar la caffetta , ovVrano le facre Reliquie , & far toccar coro- 
ne^ maffimc nella Chiefa delle RR. Madri di S. Lucia, ove fu 

pofa- 



de Santi. 71 

pofiu alq riamo per ragion .telPimpor tuna pioggia , la quale non 
può re con lutto ciò impedire, che non concorreilcro tuttavia 
moltiffimeperfone a farle riverenza. Una Donna in particolare 
del Borgo di S.Catterina, la quale effendo ftata lonzamente, & 
gravemente inferma, (emendo il fuotio delle trombe, le voci de 
mufici , cantori , 8c il rimbombo delle campane, & il ftrepito d'ar- 
chibugi, &inte(a di tal novità, & rumore la cagione, (i fece por- 
tare alla fineft ra , & raccomandandoli con gran fede , & divozione 
a quefteVen. Reliquie, ricuperò la fanità di Uà poco. Onde ella 
in rendimento del voto, & delle grazie volle con le proprie mani 

f>ortare una buona quantità d'oglio per illuminare eflc fante Re- 
iquie . Le quali nobilmente accomodate in una Statua, che vi va- 
mente rapprefènta il Santo in abito, & feggioEpifcopale, con il 
fiorito paftorale , fi veggiono a fùoi proprj luoghi , & con (bruma 
cura , & diligenza fi confervano entrquna Nicchia, ò Cuftodia di 
marmo , con quefte (òtto fcolpite parole appunto . 

S. Eva/ii Epìfc, & Mart. Offa a Cathedra/i Ecclefìa Cafalenfi 
Apofìolicaauftoritate ,acritufolemni translata . Hoc face Ilo con- 
duntur. Die x.Maji anno 1609. 

Conilnotne,& cognomedel Rettore della Chiefa,& Autore 
dell'acquifto di sì preziofo teforo,per i cui meriti è ftata quefla 
Terra molte volte da fiera tempefta , & dalla rabbia d'inumani Lu- 
pi prefervata, oltre molte altre grazie particolari ricevute. Et 
abbiamo detto Vefcovo , e Martire a differenza d'un altro S.Eva- 
fio Vefcovo folamente,& Vefcovo di Brefcia,& quivi fèpolto 
nella Chiefa di S. Pietro in Oliveto : La cui fetta fi celebra il gior- 
no > che immediatamente doppo ilnoftrofiegue. 



J£& M&, 



Tt * KEL- 




7^ Delle Relìquie 

NELLA CHIESA PAROCH.DI S.MARTINO VESCOVO 
DI ALZANO MAGGIORE. 

E rifpetto alla magnificenza, alla nobiltà, alle ric- 
chezze, & all'abbondanza di tutte le cole, la Terra 
5? d'Alzano Maggiore può à ragione fra le principali 
del Territorio di Bergamo onorata, & nobilmente 
comparire ; perche non potrà ella , & per la nuova, & 
nobiliflìma fabrica della Chiefa Parochiale, & per i vaghiflìmi 
Quadri, &perledivoteCapelIe,& Ven. Compagnie del Santifli. 
mo Sacramento, & del Roiario , & per i molti , & ricchi paramen- 
ti , e argenterie , & per il buon numero d'onorati Sacerdoti , & per 
rifpetto maffìme delfacro,& preziofo teforo delle molte, & le- 
gnalate Reliquie , che quivi fi veggono , à molte altre di effe anco 
precedere maggiormente? Ha quefta Terra tre affai di vote, & 
onorate Chiele : la Parochiale di cui ora parliamo, al gran pietofo 
Veicovo Martino dedicata, ove come il legge in una tavoletta, 
fono in belliilìm i Reliquiari Offa di di vedi Santi , che & alla Chie- 
fa molto decoro, & ornamento , & alia terra recano gran pretìdio, 
& divozione: Quella de Padri Zoccolanti Reformati, all'Imma-, 
colata Vergine dal Celefte Meffaggero della Pace Annonziatar 
Chiefa in vero , che può ftare di qualfivoglia altra di Città onora- 
ta al pari; ricca di molte illuftri Reliquie, & molto adorna d'ec- 
cellenti quadri ; & quella parimente di S. Pietro Martire gloriofò, 
altretanto per la numerofa,& divota Confraternità, quanto per 
il iìto, fabrica, & vaghezza di pitture riguardevole, & polita* 
IUuftradipiùconfuoicelefti raggi egregiamente quefta Terra la 
fingolar fantità , & dottrina del Beato Criftofforo Alzano Dome- 
nicano, la cui gloriofa Vita abbiamo deferitta ne Ha feconda Par- 
te; onde non è ben chiaro, fé ò la chiara, & illuftre Famiglia Al- 
zana , da coteffa terra , ò pur la Terra da efla Famiglia avuto abbia 
origine, & principio. 

iti* m® 



NEL 




de Santi* 75 ■ 

NELLA CHIESA PAROCHIALE 
DI S. PANCRAZIO MART. DI GORLAGO . 

Orlago,che altramente, & meglio fi chiama Gorgo- 
tago, quafi gorgo di Iago,che forfè fu già quivi, è Ter- 
ra nobile d* ila Valle di Trafcorre, celebre per i famofi 
J^ Bagni primadaFrancefi giàinftituiti, indi dal gran 
#W^ Bartolomeo Coglione riftaurati gli anni dinoilra ia- 
lute 1470., &pofciadallllufirifs.SiIvan Capello riformati, & da 
JVlpniìgnor Ragazzoni, mentre fu quegli vigiiantiffimoPodeftà 
di Bergamo , & quefti noftro buon Paftore . Ha G orlago tal Chie- 
fa Parochiale al (amo giovanetto martire Pancrazio dedicata,che 
(mercè la fingolar liberalità , & diligenza dell'ottimo fùo Paftore, 
& Padre Don Giorgio Afperti) df fegnalate Reliquie, di ricchi 
paramenti, di nobili argenterie, & quadri eccellentiffimi non in- 
vidia ad altra qualsivoglia della Valle. Percioche la tetta d'una 
delle undeci milla vergini , e martiri Orfoline legata, in fino argen- 
to fin al petto, di vaghe, & preziofe gioie adorna: alcune ofla de 
duo Santi Pancrazj , Martire lìmo , & Paltro Confeffbre , Se molte 
altre infigni Reliquie venerande, entro una beiliffima custodia 
d'argento accomodate , la rendono , per così dire, un terreftre Pa- 
radilb; gPaccref cono oltre ciò molto di fpiendore , & di vaghez- 
za quattro nobiliffi me Capelle, quella delP Aitar maggiore al San- 
to Titillare, & Tutelare dedicata, ove fi vede tui gran quadro dei 
famofò Lotto, il quale, il tremendo univerfal Giudizio in guila 
rapprefenta , che rende à chi bene lo rimira alto fpavento , & me- 
raviglia infieme: l'Altare è nelle maggiori folennità di ricchi, & 
copiofivafi,&candeglieri d'argento tuttorifplcndente,e ador- 
no: la Capella della Vcn. Scuola del Santiffimo Sacramento di 
molto vaghe, & di vote figure ornata : quella delia Beatiffi ma Ver- 
gine /quella di S. Gottardo tutte confiioi parapetti, & balauftri 
di bel marmo chiufe: nella Capelletta dcinobiiifiìmoBattifterio 
fi vede un beliifBmo quadro di S. Gio. Battifta battezzante Crifto 
nel Giordano; Altri onoratiffirni quadri d'eccellentiflìmi Pit- 
tori di S.Orfola con le fueundeci milla Vergini ,& Martiri: della 
Madonna col fuo eflinto Figlio in grembo : & ?mo de Santi parti* 
colari divoti di elfo Pvlonfignor Rettore, che fervono invece di 

Tt 3 fpa- 



y6 Delle Reliquie 

fpaliere perpetue, oltre alcuni altri di minor grandezza, ma non 
di minor vaghezza. Ma gli ornamenti di quella illuflre Chieia 
iono infommatali,che ponnoiì meglio vedere, che descrivere 
degnamente Giovanni, che fàuno di quei felici, & valoroli ioi* 
dati di Crillo, che nella crudeliflìma ilragt, che fece l'empio 
Adriano de Criftiani nella Città di Brefcia, mei ito ti a moki altri 
noftriBergamafchi la gloriofa corona del martino, accreke in- 
comparabile dignità, gloria, &fplendore a quella Terra, pud ha 
quello glorioio Martire l'origine, e il cognome: giace nel Sacro 
Pozzo di S. Afra,àBrelcia, tra un quali infinito numero d'altri 
SantiJV art iri, ivi notati in una tavoletta, de quali abbiamo fatto 
iscrizione nella prima Parte* 




NEL- 




de 'Sa^ti, yy 

NELLA CHIESA P A R O C HI A I, E 
DI S. MARIA ASSONI A DI ENDENNA. 

•Innalza rimpetto la nobit Terra diZognoCapo,& 
relidenza del Magiftrato delia V-ìlle Brembana infe- 
riore, topra un erto, ma dilette voi, & fi uttuofo col- 
le la Parochuledi End nna, onde ebbe felice origi 
ne il Peate Tomaio de Vitali deli Ordine de Servi, di 
cui parlammo nella (esonda Pane.- la Chiefa è delP Abbazia di 
Pontita,alla gran M idre di Dìo in onore della gloriola fba Ai- 
fonzione al Girilo d /dicara ; da Steffano Crivelli Vefcovo di Can- 
furia Panno di no Ira (aline 1424. confecrata. Sono nelP Aitar 
maggiore le Tette di due felici compagne di S.OrfoIa,& un Odo 
parimente de SS. Simeone, e Giuda, le quali famiflime Reliquie 
eftraffe con autorità Apottolica dal luogo di SanQaSanSorum 
di Roma, da Luca d Cartello Vefcovo di Lodi dell'Ordine de 
Minori, furono dal Padre CrefcinodelPitteffb Ordine, fuo fami- 
gliare, donate à quetta Chiefa, come contta per autentico inttru- 
mento . NelP Altare di S. Rocco è la Tetta di $. Barnaba Apotto- 
lo, quivi di Cipro, da certi di voti Mercanti della Terra, che ivi 
praticavano trasferta, ove iòno anco moltv altre venerande, & 
intigni Reliquie, in ceni antichi vali dicnttailo ripotte confilo! 
no m, onde à ragione fi gloria altre tante ìacre Reliquie godei ì 
quetta fòla, di quante l'altre Chiefe fi vantane della Valle. T^è 
perciò neghiamo, che à Milano nella Chiefa de Padri Minori, 
nomila buona pane della Tetta delmedefimo Apottolo: nel mo- 
do, che fi dice eflere il corpo d'un iol Santo in due luoghi. Alle 
rad* idei colle, in riva al Brembo è un Monattero de Padri Zoc- 
colanti Riformati: per l'ampiezza, & commodità fiia,di qualfi- 
voglia numero! a Famiglia aliai capace, detto forfè Romacolo, 
quali Romano colle, ò fabricatodachiabitafl'e àRoma. Uvafo 
ci ìia Chiefa per edere di notabile grandezza, & d'una nave (ola 
rieice mirabile, & ficuro: fono quivi molte Reliquie, & moki 
quadri in eccellenza v^hi . 



NEL- 




78 De/fe Reliquie 

NELLA CHIESA PAROCHIALE 

DI S. GIACOMO APOSTOLO 

DI LEPRENE IN SER1JNALTA. 

UeftaChiefa,febene non ha Reliquie intigni, che fi 
fappia, (oggetto proprio di quella Terza Pane, fi 
gloria nondimeno d'una divota imagine del luo san- 
to Titillare , la quale percotfa già da un empio Solda- 
to mandò miracolofo (àngue in gran copiala me- 
moria del cui meravigliofo fatto fi legge nel muro tuori della 
Chie(a, ove fommariamente fi racconta, come Tanno din >ftra 
ialutei292. Avendo Antonio dalla Torre nemico crudeliflimo 
di tutta quefta Valle mandato daMitano il iùo campo, che col 
foccorfo de Frcfciani erano dodeci milla foldati , per dare il gua- 
ito à tutta Serinaha,& mandar tutti à fuoco, % à fil di fpada, un 
Antonio Ccroneanimofofoldato,& ingegfiofo, di notte tempo 
feceaccendere molti lumi alla bofchaja,& gridar tutti 1 compa- 
gni ad alta voce, dal qual improvifo ftrepito,& notturno fplen- 
dore atterrito, &fpaventato il Campo de nemici, fi miièro tutti 
m fuga correndo precipitofamente per quelle Valli , & Monti , & 
dandofi anco la rotta fra di loro, mettendo à fuoco, e à fiamma 
Terre, & Ville: & un malvaggio foldato beftemmiando orribil- 
mente Iddio , diede una crude! lanciata nell'Ima j;ine di S. Giaco- 
mo, dalia quale miracolofamente ufcì fubito fangue, come di 
corpo vivo , & di fubito fi fentirono (bnare le Campane da fé ftef- 
ie pila gagliarda , & una lebre bianca dalla quale è forfè la terra no- 
minata, correndo per mezzo Pefercitoconfufo, cagionò fra lor 
si gran (pavento , che molti cadendo daìPalte rupi , & precipitofe 
paUe riempirono di lor corpi morti quelle Valli , il che veggendo 
il corraggiofo Cerone ufcì dal Cartello con alcuni puochi foldati, 
& pigliando li paffi , fece gran ftrage del refio de nemici , onde di 
dodeci miSia foldati pochi fi fàlvorono , Sudò permife Iddio per 
gitala vendetta dell'ingiuria à lui fatta , & al fiio Santo , il qual mi- 
i'abil cafo è regiilrato al longo nella Cronica della Famiglia de 
Ceroni, & da Girolamo Cerone compendiato in un fiio manu- 
Icritto,di cui per maggior tefiificazione del vero abbiamo por- 
tata di pefo qui la copia in qtiefto mede : 



de Santi . 79 

Ceronus de Serina alta Bergami Diocefis Civitatis Lombardia 
duxit originem à magnanimi s , & fpeSlabilibus l/iris u omini s Ce- 
rano, & Carario fr atri bus, qui adificaverunt Serinam ipiam, oriun- 
di* de Al emania , Civitatis Ifpruco Ducts Auftrìa : & dominaban* 
tur Serina , actoti Inaili Brembana : tempore quo Uomini a Turre 
Ambra xius , & Fratres domìnabantur Me dio lana . Et tunc qui- 
dam Magni ficus , & Magnanimus Dominus sìntonìus de Ceroni- 
bus, in armis acerrimus, & expertiffìmus, qui magnusfuit,& robu- 
fius, armata manu proclamans voce multum finora adverjus boftesx 
£cce vexillum brufatorum cum Brìxìanis : fiatimq; congregati s 
quibufdam paucioribus viris armati s , & accenfis pluribus in noffie 
luminaribus , percufioq; utre vini , loco timpani , ante diem pr offra* 
vitexercitum illorum de turre dejcendentem per l^allemJSogiam 
ho/li lem ad defirudlionem Serina , acp^allis Brembana : divini tu s 
albo lepore apparente , & campani s Ecclefia SanSli Jacobi Majoris 
ab hoftibus comò ufi a, & à Domino Cerono quondam adi ficai a in 
contrai a Lepre ni per Je pui fanti bus toto die admartellum,quofono 
tot us exercitus in fugampracipìtabatur e/axis in valle s, hominibus 
mortuis cadenti bus , & altis pracipitiis , & mutui s vulneri bus : ut 
ufq\hodie offa mortuorum tefiificantur , in vai li bus illis apparen- 
ti a , & fepulcra tn colli bus \ vallibus, & monticulis eminenti a . Et 
bocà Deo permiffiim eft , quia unus ex illis hofiibus Deum impiè 
blafphemans, Sancii Jacobi imaginem lance a laceffìvit \ qua mira- 
tulose fanguinem effudit . Fuitautem hujufmodifirages hominum 
fere duodecim millium . 

Molte altre onorate memorie di quefta nobile Famiglia de Ce- 
roni fi leggono in tale antica Iftoria, le quali perche non fanno qui 
al propoiito noftro tralalciamo, ma non tralafciarno però di dire , 
che del miracolofo (àngue fu allor raccolto un vafo, & confèrvato 
longo tempo nella Chiefa, che pofcia ò per la calam ita de tempi, ò 
per altro accidente s'è fmarrito. Hanno in oltre altamente illu- 
fìrata quefta Valle Gherardo, & Paolo Carrari , quefti Vefcovo di 
Venola, &ottimo Padre, & Paftore quegli diSavona, di cui ab- 
biamo defcritta nella feconda Parte la Beata Vi ta . 

Ordiquefte,& d'altre noftreChiefc ancora, molte altre co(e 
dire in vero (ì potevano , le quali per non tediar il benigno lettore, 
abbiamo à bel ftudio tralafciate : prefuppofto che altri meglio ne 
tratti, & più al longo* 

NEL* 




8o Del/e Reliquie de Santi • 

NELLA CHIESA DI S. GIOVAN BIANCO. 

A Fabrica di quefta Chiefa dimoftra chiaramente 
l'antica fùa fondazione. Quivi fra molte altre facre 
Reliquie è una Spina della Corona di Noftro Signore, 
della cui materia, forma ,& invenzione abbiamo a t 
WW9 j^j difFufamente parlato nel trattato di quella, che 
s'onora nella Chiefa di S.Maria delle Grazie de Padri Zoccolanti; 
or quefta, di cui ora parliamo, foleva il Venerdì Santo (come atte- 
sane quelli,che ciò hanno veduto)produr miracolo!! fiorhprima 
che ella fofle da facrilega mano,violata percioche fra i molti facri 
vali d'argento, e d'oro , che già furono da quel temerario involati 
I quefta Chiefa, fu anco la d'oro belliflimaPiffide, ove ficonler- 
vava, Se da un chiariffimo criftallo li vedea ella facratiffima Spina, 
&confefsò il federato involatore nelfìioconftituto,percui fùà 
meritata morte condannato, non aver in tutta quella notte, che 
commiiè l'empio facrilegio , faputo ritrovar l'uicita della Chiela, 
prima che non lafciò la Sacra Spina adietro , il che fi giuftifica per 
il proceflb fòpra ciò formato à Bergamo, & à Milano , ove fu pre- 
fo . La Chiefa è al diletto Apoftolo di Crifto Giovanni Evange- 
ìifta dedicata , dalla candida fopravefte che portava , (imbolo del- 
la fua verginità, detto S.Giovan Bianco, & daefloanco la Terra 
parimente. 



IL FIKE. 



Chiefe 



Chiefe nominate nell'Opera. 

La Chi e fa Cathedra le pag. i 

di S. Maria Maggiore 4 

di S. Alejfandro in Colonna io 

di $. Alejfandro della Croce iz 

di S. Grata in Columnellh 19 

dì S. Andrea ai 

di S. Michele al Pozzo bianco %% 

di S. Pancrazio dentro 25 

di S. Alejfandro de Capuccim 2.6 

di S. Sepolcro d'Aflim %J 

di S, Francefco 39 

di S. Bartolomeo 33 

di S. Leonardo 25 

di S. Nicolò 37 

di S. Spirito 39 

di S. 4gofiino 43 

di S. Maddalena deli' Ofpitah 46 

di S. Marta 47 

di S. Gottardo 48 

di S. Maria delle Grazie 50 

di S. Maria de Carmini $$ 

di S. Benedetto 58 

di S. Bernardino 59 

di S. De fendo 00 

di S. Maddalena delle Convertite 61 

di S. Lorenzo di Ghi falba 63 

di S. Grifogono di Seriate 6$ 

di S. Eva fio di Petrengo 67 

dì S. Martino d* Alzano yz 

di S. Pancrazio di Gorlago 75 

di S. Maria d'Endenna 77 

di S. Giacomo di Leprene 78 

di S. Giovan Bianco 80 

F I N E. 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 



3 0112 107559566 



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